sabato 21 gennaio 2017

Scusate se Esisto! - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
A volte si ha voglia di svagarsi, di non pensare a nulla, di staccare un po' la spina, di guardare un film che distragga dalla quotidianità. In questi casi ci vuole una commedia all'italiana, di quelle fatte con cura, e non le volgari ritrite produzioni che valgono meno di quanto costa realizzarle (n.d.r. Solitamente note ai più come cine-panettoni). Ci vuole un film come Scusate se Esisto, che potrebbe rientrare nella categoria dei film che citavo, anche se proprio proprio non permette di staccarsi totalmente dalla quotidianità...

La storia è quella di Serena Bruno, architetto di successo all'estero, con una grande nostalgia per il bel-paese. E così, ignorando tutti gli amici che le consigliavano di desistere da questa folle idea, lei torna in Italia, e ovviamente non riesce più a trovare lavoro, a parte un posto part-time come arredatrice d'interni in un mega-store di camere per bambini, e un posto come cameriera in un ristorante. A ogni modo non desiste dall'impresa, e continua a fare colloqui, e a rifiutare offerte di lavoro con clausole sessiste e vessatorie, eccetera eccetera.
Per fortuna c'è Francesco, bellissimo, affascinante, proprietario del ristorante in cui lei fa la cameriera, che la sprona a continuare a fare colloqui, e la prende in simpatia... E Serena pensa pure che ci sia qualcosa di più, finché non capisce in maniera piuttosto esplicita che lui è gay.
Ed ecco che capita l'occasione, a un colloquio scambiano il suo nome come quello di un uomo. Invece che Serena Bruno, Bruno Serena... E lei, stanca dei continui rifiuti, decide di stare al gioco, e di proporsi come l'assistente del Dott. Bruno Serena, attualmente impegnato in Giappone per la costruzione di non so cosa.
Ottiene il lavoro. Ma il problema diventa quello di tenere in piedi la farsa, visto che i datori di lavoro vogliono conoscere di persona il Dott. Bruno Serena. Per ciò lei decide di coinvolgere Francesco nel suo folle piano e...

Situazioni surreali, divertenti, ma mai volgari. Anzi... C'è sempre un tocco delicato in ogni scena, e non si è mai offensivi nei confronti di una qualunque categoria presentata nella pellicola. E' però una commedia agrodolce, perché mostra pregi e difetti del nostro paese. La grande forza di volontà degli italiani, i meccanismi assurdi su come funziona il mondo del lavoro, la pari-diversità tra uomo e donna (n.d.r. Se una giovane donna architetto può aspirare solo a diventare assistente, i giovani uomini architetto finiscono col fare le fotocopie), i contratti capestro, eccetera eccetera eccetera. Commedia che tocca anche la realtà, perché  oltre a ciò che già ho descritto fin qui, la vicenda, per quanto molto estremizzata, si ispira a una storia vera (n.d.r. qui), 
Commedia davvero ben realizzata, ben recitata, anche dalla Cortellesi, che devo dire solo di rado trovo nelle mie corde nonostante ne riconosco le doti artistiche. Bravissimo anche Bova, molto convincente nel suo essere gay. Bravi tutti, davvero.

Una commedia che strappa più di un sorriso, di una risata, e col giusto lieto fine... Forse (n.d.r. Perché cercando su internet non son riuscito mica a capire se il famoso chilometro verde è stato realizzato). 


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venerdì 20 gennaio 2017

Maya, il linguaggio della Bellezza - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri

Non so voi, ma io non avevo mai visto dal vivo l'arte precolombiana. Avere una mostra dedicata ai Maya, a Verona, è stata un'occasione ghiotta per colmare questa lacuna, e per immergermi in un mondo molto differente da quello studiato e da quello vissuto. Niente Egizi, quindi, e niente Babilonesi, Assiri, Romani, Greci, e quant'altro. Qui si va nelle americhe, e non nelle americhe che conosciamo tutti quanti...


L'esposizione durerà fino al 5 marzo, per cui c'è ancora tempo per andarla a visitare con calma, ed è ospitata dal bellissimo Palazzo della Guardia, proprio di fronte all'Arena, in Piazza Brà. Un percorso affascinante diviso in sei sale tematiche in cui si viene introdotti nella loro cultura, e nel loro modo di vivere. Opere che ci mostrano come decoravano i loro corpi, come vestivano, quali attrezzi usavano nella quotidianità, com'era organizzata la loro società, e ovviamente la loro complessa religione, e la loro quasi intraducibile scrittura.


Sculture a forma di animali, a forma umana, o ibrida tra le due; oggetti d'uso comune; maschere cerimoniali; urne funerarie; fregi e gioielli; tutto ciò ci farà immergere in un mondo che potremo assaporare anche attraverso alcuni resti della loro architettura.

Scopriremo che i maya deformavano il cranio dei loro bambini appena nati, che si limavano i denti, che intervenivano sul proprio corpo con pitture permanenti, o elaborati tatuaggi, o ancora cicatrici superficiali.

Attraverso le oltre 250 opere scopriremo che la loro visione del cosmo era strettamente legata alla religione, e alla loro visione della natura. Che gli animali erano parte integrante della loro vita, e ne simboleggiavano il cammino quotidiano, o i credi religiosi. Impareremo a interpretare la loro scrittura, o per lo meno a distinguere i numeri dalle parole e tanto tanto altro ancora.

E' stata un'esperienza davvero interessante, che consiglio a tutti, se non altro per avere un'idea di come si fosse evoluta la cultura umana in paesi molto lontani dal nostro. Comprendere le analogie, e le incredibili differenze, aiuta anche a capire quanto malleabile sia l'essere umano, e quali potenzialità abbia quando non è costretto entro certi binari come invece avviene oggi, dove tutta la popolazione del pianeta, a parte qualche nicchia isolata, è ormai divenuta preda della globalizzazione.

Qui di seguito un video che ho trovato su youtube in cui è possibile vedere qualche scorcio dell'esposizione.



Il sito della Mostra: qui.
Il catalogo della mostra: qui.
I biglietti della mostra sono disponibili qui.
Altre info: qui e qui.


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giovedì 19 gennaio 2017

Chanbara - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Altra presenza nella mia wishlist natalizia era Chanbara, storia di Roberto Recchioni, disegni di Andrea Accardi. Si tratta di una pubblicazione a colori prodotta da Bao e relativa a una miniserie di Recchioni uscita qualche tempo fa, in bianco e nero, credo con Bonelli.

Il volume racchiude tutte le uscite della versione "bonelliana", ovviamente. 
Personaggio chiave di vicende differenti è il vecchio Ichi, cieco, povero mendicante, ma che la sa molto lunga. Due storie vengono raccontate con crudezza e una strizzatina d'occhio a Zatoichi di Takeshi Kitano (n.d.r. Omaggio tra l'altro voluto dagli autori).

La prima delle due storie ci racconta le peregrinazioni di un giovane samurai alla ricerca del proprio maestro, fuggito al cospetto della morte, per far sì che questo torni a palazzo per ripristinare il proprio onore e accettare il proprio destino. La seconda vicenda parla invece di vendetta, di una figlia destinata in sposa che vede il proprio padre morire schernito dalle risa del suo futuro marito. In questo caso la ragazza verrà addestrata alla lotta, e userà le proprie armi per dissetare il suo bisogno di... giustizia?
In entrambe le vicende è il vecchio Ichi a fungere da collante, guida spirituale, e guida per il lettore in vicende che si discostano parecchio dalla cultura di noi occidentali.



La narrazione è cruda, sanguinaria, come del resto era l'oriente del XVII secolo. I disegni sono davvero ben realizzati, e le storie sono ben costruite. I personaggi sono curati in ogni dettaglio, e affascinanti per la grande profondità dei loro caratteri. 
Il volume si legge velocemente, conquista il lettore e non si fa più lasciare. E' di una qualità davvero degna dei migliori prodotti della Bao. Un tocco di classe è la sovra-copertina in pergamena. Non mancano ovviamente, nelle ultime pagine del volume, alcune bozze dei disegni originali, e alcuni studi dei personaggi...

Davvero un ottimo prodotto!







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mercoledì 18 gennaio 2017

Rio 2, missione Amazzonia - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma quanto ho riso guardando questo cartone animato... E che coreografie... Rio 2 è più un musical che un film d'animazione. E' davvero spettacolare, e mi sono divertito parecchio davanti allo schermo, guardandolo, l'altra sera.

Con il finale del primo film avevamo visto nascere l'amore tra Blue e Jewel, dal cui frutto, in questo film, facciamo conoscenza di tre vispi pulcini, ovvero Carla, Bia e Tiago. Tutti e cinque vivono armoniosamente a Rio de Janeiro mentre Linda e Tullio sono impegnati in una spedizione nel bel mezzo della giungla amazzonica per liberare alcuni animali che la loro associazione aveva curato. Durante questo viaggio Linda intravvede un altro pappagallo della stessa specie di Blu, che si riteneva essere l'ultimo del suo genere, e così i due si mettono alla ricerca di questa vera e priopria chimera. Guardando la TV, Blue scopre che Linda ha scoperto alcuni suoi simili e, su pressione di Jewel, decide di partire per l'Amazzonia, non senza la compagnia dei suoi fedeli amici.
In Amazzonia Jewel ritroverà suo padre, la sua famiglia, i suoi amici... e Blu sarà messo in disparte molto in fretta... Nel frattempo la nostalgia di Linda, e un gruppo di bracconieri, porterà zizzania, paura, terrore, e il ritorno di un vecchio avversario di Blu.

Come ho già detto, il meglio che questa pellicola può offrire sono momenti di risa appassionate, e di occhi spalancati di fronte a coreografie coloratissime, e a canzoni, balli, e musiche appassionanti. E' un vero e proprio musical con momenti di divertimento assicurato... Non ho davvero altre parole per esprimere quanto mi sia piaciuto questo film. Ve lo consiglio davvero.

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