martedì 28 febbraio 2017

Non era una bella cosa

Glauco Silvestri
Inoltre licenziarsi il primo giorno di lavoro non era una bella cosa.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Vintage) (Italian Edition) (Jonasson, Jonas)


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lunedì 27 febbraio 2017

Sergio Vacchi e la figura Femminile - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri

Una piccola esposizione, quella dedicata dalla 'sua' Castenaso a Sergio Vacchi, a un anno dalla sua dipartita. 39 opere focalizzate sulla figura femminile, che si assaporano velocemente, ma che - proprio per via del piccolo numero - possono essere studiate con più calma e attenzione.

L'esposizione è organizzata dal comune di Castenaso, dove l'artista nacque e visse per un certo periodo della sua vita, ed è ospitata nel palazzo del comune, in tre ambienti particolarmente adatti a regalare il giusto spazio a ogni pittura. Opere che attraversano un lungo periodo storico, leggibile anche attraverso il mutare dello stile del pittore, che abbraccia gli anni tra il 1948 e il 2005.

La figura femminile è rappresentata in astratto, ma anche in modo più convenzionale. La figura della ballerina compare spesso, come simbolo di grazia, e come simbolo di attrazione. Non mancano tavole in cui essa è corteggiata, osservata, ammirata da uomini posti sempre in secondo piano, o perché lontani e nell'ombra, o perché 'piccoli' fisicamente rispetto alle donne.


La sensualità è quasi nascosta, seppur gridata. I corpi sono longilinei e poco generosi, spesso fasciati in modo da non dare spazio alle grazie femminili. Rimane comunque lei, la donna, a dare il ritmo della vita, e così il suo volto viene riproposto - in modo differente - ogni mese dell'anno, attraverso il grigio inverno, la brillantezza della primavera, e la solarità estiva, e i colori tenui dell'autunno.
Non mancano omaggi a personaggi illustri, come Greta GarboAnna Magnani, nonché la scrittrice Virginia Wolf

Come ho detto, una piccola esposizione ma molto ricca, e altrettanto ricca anche grazie alla serie di conferenze che l'accompagnano, e che aiutano a comprendere sia l'artista, sia l'epoca storica in cui lui era in attività.

Una breve introduzione all'evento è visibile qui di seguito. L'esposizione rimarrà accessibile al pubblico fino al 12 marzo prossimo, gratuitamente.



Maggiori Info: qui, qui e qui.



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domenica 26 febbraio 2017

Carnevale, alcuni scatti

Glauco Silvestri
Carnevale: I carri sfilano tra le vie dei paesi; i coriandoli cadono dal cielo; caramelle e regali per i bambini volano tra la folla dai carri in sfilata; la gente gira mascherata; tutti si divertono, ridono, e per qualche giorno nessuno più pensa ai problemi quotidiani.

Carnevale: è l'occasione per fare qualche scatto interessante, stare allegria, mischiarsi tra la folla festante.

Si immortalano le ballerine come la ragazza brasiliana qui di seguito, che sprizza gioia da tutti i pori, e indossa un costume colorato tanto quanto è piumato.

She Dance

Si ammirano i pirati mentre suonano i tamburi, con improbabili pappagalli di peluche appollaiati sugli strumenti.

Musica per Pappagalli di Pezza

Ci si sorprende nel veder spuntare gli omini di Minecraft tra le mura dei palazzi.

MineCraft nella Pieve

Ci si spaventa nell'incrociare fantasmi e piccoli dinosauri in groppa al papà...

Fantasma


Godzilla Jr.


E sinceramente si diffiderebbe anche di Biancaneve, specie se vi sorride mentre state scattando la foto...

Biancaneve?


E giustamente, vi sentirete osservati. Per cui va alzato lo sguardo ogni tanto, per controllare cosa accade alle finestre dei palazzi circostanti... e scoprire che da fotografi, si finisce per essere fotografati.

Sniper

Questo è il Carnevale. E forse il Carnevale è anche molto di più.

Le foto sono solo un assaggio di quanto ho scattato in una delle prime giornate di festa a Pieve di Cento. Se vi sono piaciute, se vi è venuta voglia di vedere altre foto di questo bell'evento, potete cliccare qui e avrete accesso a tutte quante le foto scattate in quella bella occasione. 


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sabato 25 febbraio 2017

Lara Croft, Tomb Raider La culla della Vita - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che il secondo film di questa saga è deludente. Bella la Jolie, al top della forma; buona la CGI, dove però si osa troppo e si vede l'artificiosità in alcune scene; scarsa la costruzione dei personaggi; trama da videogioco, dove a ogni problema c'è una soluzione senza troppo penare.

Tomb Raider la Culla della vita è un tentativo di ripetere il successo della prima pellicola, che devo dire trovai divertente e ben fatta. Qui il divertimento non arriva, e il plot della trama è talmente da videogame che durante il film ci si annoia (n.d.r. Almeno io mi sono annoiato) perché non si ha il joypad per giocare. Le scene con lo squalo sono l'esempio lampante di quanto dico... Ma non voglio rovinare la visione a chi - magari - non ha mai visto questo film e avesse voglia di vederlo.

La trama è semplice: Un terremoto in Grecia riporta alla luce un antico tempio costruito da Alessandro Magno. All'interno di esso vi era custodita una mappa capace di condurre al luogo in cui fu nascosto il vaso di Pandora, solo che mentre Lara cerca di recuperare questo manufatto, un gruppo armato appare all'improvviso e le mette i bastoni tra le ruote. Dopo essere salvata prontamente da un sottomarino che passava da quelle parti, Lara si mette sulle tracce dei suoi assalitori, intenzionati a usare Pandora come arma biologica, e a venderla al miglior offerente.

Avventura, sì, ce n'è parecchia. Si va da Hong Kong, alla Grecia, passando per l'Africa e altri luoghi davvero meravigliosi. La fotografia di questa pellicola è eccezionale, e l'azione non manca... Anzi, è pressoché un continuo di azione e reazione, c'è poco spazio per costruire i personaggi, per raccontarli... Qui sono sagome animate che seguono delle sequenze prefissate. I dialoghi sono brillanti, sfacciati, diretti. E'... E' uguale al videogioco che l'ha ispirato. Ma tra film e videogame ci dovrebbe essere qualche differenza, no?

Non è nelle mie corde ma, a ogni modo, con un bel cestone di popcorn sulle ginocchia, si guarda.


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venerdì 24 febbraio 2017

#AppleTV vs #CromeCast vs #TVBox #Android

Glauco Silvestri
Qualche tempo fa ho pubblicato su questo blog un breve corso su come imbastire un Media Center partendo da un TVBox Android e Kodi. Premettendo che a mio parere Kodi è ancora la piattaforma migliore su cui basare un Media Center (n.d.r. Sì, lo so, quasi tutti preferiscono Plex, ma Kodi mi sembra più semplice da gestire, e non richiede una registrazione online), l'esperienza personale mi ha portato a cercare vie alternative.

Ma andiamo con ordine... Sto per affrontare un confronto epico e, bisogna parlare di ogni singolo dispositivo con il giusto rigore.
Cos'è successo al mio TVBox?
Il mio vecchio TVbox Android
Ha funzionato bene per un annetto buono. 
Poi il wi-fi ha cominciato a fare le bizze. A volte si connetteva alla mia rete casalinga, a volte no, a volte si connetteva e poi perdeva il segnale. La conseguenza era l'incapacità di vedere completamente un contenuto multimediale senza qualche intoppo (n.d.r. E se sul lavoro sono abituato ad affrontare intoppi 'elettronici', a casa vorrei che tutto funzionasse perché preferirei trascorrere il tempo libero rilassandomi piuttosto che lottare con macchine ostinate che non vogliono fare il loro lavoro). 
Visto che la soluzione più semplice era quella di spegnere e riaccendere il dispositivo, per un po' ho tenuto duro... Ma sono arrivati altri malfunzionamenti, reset improvvisi, blocchi completi del sistema, e a un certo punto ho capito che la resistenza era inutile.
L'ho cestinato!

Note: C'è poco da fare, io con android ci provo, ma alla fine rimango sempre deluso. Per chi volesse comunque fare un tentativo, consiglio - visto che ora è possibile senza sforzi - acquistare direttamente da qui una tvbox basata su Raspberry PI, magari avrà più fortuna.

Ho acquistato una Apple TV di quarta generazione (refurbisced da sito Apple).
La AppleTV di quarta Generazione
Chi mi conosce da parecchio tempo sa che ero in possesso di una Apple TV di terza generazione, e che l'avevo trovata pressoché inutile per le mie necessità (n.d.r. Non era possibile vedere contenuti personali se non attraverso Airplay da un Mac, o un altro dispositivo Apple, e io non volevo tenere acceso il Mac, per accedere al disco di rete, avviare la visualizzazione di un mio contenuto per poi farne il mirror sulla tv... Mi sembrava poco coerente).
L'Apple TV di quarta generazione è un'altra cosa! 
Si possono installare applicazioni a bordo, e già con il classico VLC diventa possibile fare ciò di cui ho bisogno senza dover tenere acceso un computer, o sfruttare un dispositivo mobile per fare il mirroring sulla televisione.
Devo dire che dopo qualche mese di utilizzo mi trovo molto soddisfatto. Il prezzo della versione refurbished si avvicinava molto a quello che avevo pagato per il tvbox Android (n.d.r. Che all'epoca non era proprio un entry level).
Insomma, sono molto soddisfatto!
E per quanto riguarda la ChromeCast?
La ChromeCast
L'ho avuta in omaggio quando ho cambiato contratto telefonico, per cui ho potuto giocarci un po' per capire se poteva diventare una alternativa valida alla AppleTV.
La risposta è No!
La Chromecast nasce per fare il casting di contenuti multimediali provenienti dal web. Lavora in simbiosi con lo smartphone e non può essere usata stand-alone come la Apple TV. Nasce per il web, e di conseguenza supporta pochissimi formati audio e video. E' studiata per lavorare alla massima potenza con l'ambiente Android, per cui se viene inserita nel mondo Apple diverrà un dispositivo castrato.
Cosa si può fare con una Chromecast se si ha un ambiente Apple.
Vedere le foto del cellulare sullo schermo tv. Vedere Youtube e poche altre applicazioni compatibili. Vedere contenuti multimediali presenti nella vostra rete attraverso il mirroring dello schermo (n.d.r. Come facevo con la AppleTV di terza generazione), sempre che si scarichino delle App di terze parti dallo store, e sempre che siano codificate con i codec che la Chromecast riconosce. Basta così!
Ho persino acquistato per pochi euro un player per iPhone che promette la conversione in tempo reale in modo da vedere qualunque formato video e audio sulla Chromecast, e funziona... Ma ogni tanto va in buffering, e c'è poco da fare. Si può tentare anche facendo un mirroring attraverso il Mac. Ma bisogna usare il browser Chrome con una estensione installata appositamente. E di nuovo si cade sul limite dei formati compatibili.
Non c'è niente da fare, è la sua natura, la Chromecast è nata per vedere sul tv i contenuti del web, e non può essere usata per altri scopi se non accettando parecchi compromessi!
Risultato finale?
Per ciò che riguarda le mie necessità, vince la AppleTV su tutti i fronti.



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giovedì 23 febbraio 2017

Lara Croft, Tomb Raider - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
L'altra sera avevo voglia di un film fracassone. L'altra sera avevo voglia di un film da vedere col cervello spento. Sì, lo so. A molti di voi non piace l'espressione 'cervello spento', ma cosa c'è di male in una pellicola che non istighi alla riflessione, ma sia semplicemente dedicata all'intrattenimento? Io credo nulla. A ogni modo, l'altra sera mi son visto nuovamente Tomb Raider.

Si tratta di un film con parecchi anni sulle spalle, è del 2001, ed è ispirato a un videogame che di anni ne ha ancora di più... So che di recente è stato rivitalizzato con un design tutto nuovo, ma io rimarrò sempre fedele all'originale, con una Lara Croft dagli zigomi spigolosi, il seno pronunciato, i pantaloncini corti, e due semiautomatiche nella fondina. A proposito... Lo sapete, vero, che quel seno enorme saltò fuori da un errore di design del personaggio, ma che poi fu deciso di lasciarlo così? Oddio... Era una legenda metropolitana che girava ai miei tempi, e devo dire che non ho mai avuto la voglia di verificarla davvero (n.d.r. forse Wikipedia potrebbe dipanare eventuali dubbi, chissà), ma a me piace pensare che sia realmente accaduto in questo modo, perché è bello credere nelle legende metropolitane se non fa male a nessuno (n.d.r. Sempre meglio che credere nelle scie chimiche, no?).

A ogni modo, in questo film Lara deve salvare il mondo da una setta fantasiosamente chiamata 'Gli illuminati'. Questi stanno aspettando da più di 5000 anni che tutti i pianeti del sistema solare siano perfettamente allineati, momento in cui viene rivelato il nascondiglio di due manufatti, che uniti assieme, permettono di ricostruire un gingillo capace di far viaggiare indietro nel tempo chi lo possiede. Il papà di Lara aveva lavorato alla ricerca di questi manufatti, e aveva lasciato alla figlia una serie di indizi per il loro ritrovamento... Indizi che fanno gola agli Illuminati, ovviamente. Per ciò ecco che la ragazza si trova coinvolta in una caccia al tesoro che la porterà dalle foreste in Cambogia fino ai ghiacci polari. La ricerca non sarà proprio proprio tranquilla. Sparatorie, e trabocchetti alla Indiana Jones, saranno all'ordine del giorno. E alla fine...

Non vi svelo come andrà a finire. Sappiate solamente che il film è divertente e ben fatto. La Jolie veste bene i panni di Lara, sembra proprio lei in tutto e per tutto. C'è anche un giovanissimo Daniel Craig, ci credete? All'epoca era un belloccio tra i tanti che faceva parti di secondo piano in film d'azione. E guarda tu che carriera ha fatto! La regia funziona bene, così come la CGI, che nonostante l'età regge ancora bene il confronto con le nuove tecnologie.

E' un bel Pop-Corn movie. Ve lo consiglio.




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mercoledì 22 febbraio 2017

Sliding Doors - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Non so voi, ma spesso capita - a me - di sentire citato questo film quando si parla di eventi che avrebbero potuto accadere se solo si avesse preso una decisione invece che un'altra. Sliding Doors è una commedia sentimentale del 1998, e come tale affronta il rapporto di coppia, i tradimenti, eccetera eccetera; in questo caso però, lo sceneggiatore propone due vite parallele, due probabilità, che si verificano per una casualità: nella prima opzione lei prende la metro, nella seconda lei perde la metro. Da qui il titolo della pellicola, ovvero 'porte scorrevoli'.

Helen è una PR di una grossa società londinese. Una mattina arriva in ritardo in ufficio e, con una motivazione piuttosto superficiale, viene licenziata. Affranta, decide di tornarsene a casa per farsi consolare da Gerry, il suo uomo, che lavora a un romanzo da ormai tre anni (n.d.r. Mantenuto da lei). Scende alla metro, e corre verso il treno che sta arrivando. La sua vita si divide in due proprio in quel momento, quando in un mondo probabilistico lei riesce a salire sul treno, arrivare a casa velocemente, e trovare Gerry a letto con una sua ex (Lydia); e un secondo mondo probabilistico dove lei perde il treno, decide di prendere un taxi, viene aggredita, passa diverse ore all'ospedale, e non scopre il tradimento.
Le due Helen, da quel momento, vivranno vite parallele molto differenti. Se la prima si ricostruirà la vita, cambiando look, trovando un nuovo uomo (James), aprendo una agenzia tutta sua, e vivendo un periodo di grande successo; l'altra si ritrova a preparare panini di giorno, e a fare la cameriera di notte, e ingrara di convivere con un uomo che la tradisce.
Le due vite non possono però proseguire parallelamente e per sempre. Un incidente andrà a fondere nuovamente i percorsi, portando Helen su un nuovo sentiero ancora diverso, in cui le esperienze delle 'due' vite la porteranno a scelte ancora differenti.

Storia carina. La Paltrow, in questo film era magrissima, e per quanto con un viso d'angelo, davvero poco sexy. Bravi John Hannah e John Lynch nei panni di James e Gerry rispettivamente. Jeanne Tripplehorn, di cui ho già parlato di recente durante la recensione de Il Socio, è convincente nel suo ruolo di amante gelosa e crudele. Buona la regia di Peter Howitt, tradizionale e ben congegnata. 

Nonostante gli anni è ancora una commedia piuttosto piacevole. Merita!




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martedì 21 febbraio 2017

Volgarità!

Glauco Silvestri
La volgarità sulle labbra di quella donna suonava come un rogito notarile.

Per una cipolla di Tropea (Italian Edition) (Defilippi, Alessandro)



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lunedì 20 febbraio 2017

Ya, la battaglia di Campocarne - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Era da parecchio - ma parecchio - tempo che non leggevo un libro di pura avventura. Forse dai tempi delle scuole... medie! Già! Perché crescendo si viene attratti da trame più complesse, da storie che facciano lavorare il cervello, o magari da romanzi storici, o dalla fantascienza più contorta che... Va be', quando poi ho incrociato la Trilogia di Valis, son tornato un po' indietro perché quella trilogia era un po' troppo anche per me.
Forse è colpa di Roberto Recchioni se son tornato a questo tipo di letture. E' forse una sorta di innamoramento letterario. Asso mi stupì, Mater Morbi mi affascinò, e riguardo agli altri suoi lavori, ne ho recensiti parecchi su questo blog, ultimamente, per cui non è necessario che mi dilunghi al riguardo.

Ya, la battaglia di CampoCarne era nella mia wishlist su Amazon, e a Natale qualcuno ha fatto man bassa da quella lista per preparare i regali che avrei trovato sotto l'albero, per cui me lo sono letto tutto d'un fiato.

Una storia semplice, ve l'ho detto. Un ragazzino magro che vive in un villaggio sperduto e sogna di diventare un soldato di ventura. Un grande soldato di ventura che gira tra i paesi a raccontare le sue storie, a chiedere un obolo per queste, sia in danaro, sia in carne fresca da addestrare alla guerra. Il ragazzino - Stecco - sentendo le storie decide di seguire il soldato di ventura, noto come Granduomo. Ma il padre gli vieta questa follia, per lo meno finché c'è bisogno delle sue braccia per coltivare i campi. E poi dove potrebbe trovare la moneta d'oro per pagare il suo addestramento? Ma alla fine Stecco riesce a convincere il padre, il quale gli offre anche una moneta d'oro, prendendola dai pochi risparmi di una vita. Stecco parte, incontra Marta la Brutta, che diventerà la sua compagna, e si dirige verso DorsoDuro, il castello dove Granduomo addestra i suoi soldati. Non è un cammino facile, e l'avventura diventerà parte della vita di Stecco e Marta prima ancora di arrivare al castello, ma ciò li forgerà in carattere e vigore, e li preparerà alla battaglia. Già! Perché i due giovani, quand'anche saranno entrati nelle fila di Granduomo, non avranno molto tempo per addestrarsi che - subito - dovranno scendere in battaglia nella vallata di Campocarne, dove vedranno la morte da molto molto vicino.

Lettura agile, veloce, coinvolgente. I personaggi hanno carisma, e non sono i soliti eroi senza macchia. Tutt'altro, di macchie gli eroi ne hanno tante, e forse le storie che raccontano non sono proprio così vere come tutti credono. Ma cosa cambia? L'avventura è l'avventura, e i giovani amano l'avventura. Stecco, Marta, e il giovane iettatore sono un trio male assortito che però funziona davvero bene in questo romanzo. E la figura iconica di Granduomo è come Batman, un'ombra intoccabile e integerrima se vista da lontano, ma un semplice uomo con pregi, difetti, e vulnerabilità, se visto da vicino.

Davvero un bel libro. Lo consiglio.



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domenica 19 febbraio 2017

Il Socio - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
C'è stato un periodo in cui i legal thriller la facevano da padroni a Hollywood. Grisham, ovviamente, era una fonte inesauribile di idee, e Il Socio non è l'unico tra i suoi romanzi che abbia ispirato la realizzazione di una pellicola cinematografica. E be'... Devo dire che difficilmente hollywood sbagliava nella produzione di questi film.

Il socio vede un giovanissimo Tom Cruise nei panni di Mitch McDeere, giovane avvocato (n.d.r. Squattrinato) in cerca di lavoro. Dopo diversi colloqui, diverse offerte da parte di importanti studi legali americani, decide di andare a lavorare per una piccola società di Memphis. Un ottimo stipendio, diversi benefit, un rapporto amicale, se non addirittura famigliare... Quella piccola società sembra la panacea di tutti i mali, per cui si trasferisce assieme a sua moglie, e all'inizio - a parte gli orari da stacanovista a cui lo costringono per vedere quanto vale veramente - tutto sembra andare a meraviglia. Poi... All'improvviso una coppia di avvocati della piccola società muoiono in uno strano incidente durante una escursione subacquea, un paio di agenti dell'FBI cominciano a perseguitarlo, e i sospetti cominciano a infiltrarsi nella mente del ragazzo. Scoprirà che la società per cui lavora è strettamente legata a una famiglia malavitosa di Chicago, che si occupa di ripulire i traffici della famiglia, e che non è tutto oro quello che luccica.

Bella storia. Ricorda Pinocchio, dove Mitch McDeere è un ingenuo 'burattino' che viene manipolato dal gatto e la volpe per i loro scopi. E quando è ormai legato nelle briglie dei due delinquenti, arrivano i gendarmi a scoprire tutti i giochi, e a metterlo nella situazione in cui scegliere il male minore è davvero difficile. Stare con il gatto e la volpe gli potrebbe dare ricchezza nel breve periodo, ma prima o poi lo condurrebbe in prigione. Aiutare i gendarmi lo metterebbe in una situazione altrettanto terribile, perché violando il segreto cliente-avvocato, il giovane pinocchio non potrebbe più lavorare, e dovrebbe vivere con il continuo terrore che - un giorno - mettendo in moto la propria auto potrebbe saltare in aria. Il colpo di genio arriva verso la fine, quando pinocchio riesce a salvare capra e cavoli con un trucco da vero avvocato... Trucco che però non andrò a svelare.

Bravo Tom Cruise, attore che è davvero spigliato nell'indossare i panni di ogni carattere che gli viene proposto. Bravo Gene Hackman, e forse non è neppure necessario sottolinearlo, visto che è davvero un fuoriclasse. Bravo Ed Harris. Bravissimo Gary Busey, una figura che ho sempre apprezzato nel cinema americano, attore molto versatile. Bravi tutti, davvero... Del resto il film ha un cast davvero ricco. Jeanne Tripplehorn è forse la figura meno disinvolta nei panni della moglie di Cruise. Del resto al momento in cui fu girato Il Socio era alla sua seconda pellicola della carriera, e forse doveva ancora trovare il mood giusto per presentarsi davanti alle telecamere.

Nel complesso è un ottimo film. Non risente degl'anni, e intrattiene bene tenendo sempre la suspense sul filo del rasoio. Lo consiglio.



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sabato 18 febbraio 2017

Il ponte delle Spie - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E' il 1957. Siamo in piena guerra fredda. Rudolf Abel viene arrestato dall'FBI per spionaggio. Viene processato, e visto che gli USA sono simbolo di democrazia, ha diritto a un avvocato... Ehm! E questo avvocato deve essere un buon avvocato, un ottimo avvocato. Sarà James Donovan, legale assicurativo con poca esperienza in casi di questo genere, ad occuparsi della difesa di Abel. I due, durante il periodo del processo - il cui esito è scontato nonostante tutto il bla bla sui diritti umani etc etc - diventano amici, tanto che Donovan si convincerà a battersi fino in fondo per i diritti di questa spia sovietica. Riuscirà a salvarlo dalla forca, e convincerà le istituzioni che la sua vita potrebbe diventare importante nel momento in cui una spia americana finisca nelle mani della giustizia sovietica. Guarda caso, proprio mentre tutto ciò avviene negli Stati Uniti, un U2 viene abbattuto sopra i cieli sovietici, e il pilota viene catturato...

Il Ponte delle Spie è ispirato a una storia vera, e probabilmente per questo sono pochi gli effetti speciali, i colpi di scena, eccetera eccetera. Nella vita reale non esistono i colpi di scena. Gli eventi si formano un passo alla volta, secondo una struttura complessa, ma lineare (n.d.r. Per certi versi). E il film è lineare, ben interpretato, con una regia di prim'ordine. Tutto fila come deve, e per quanto vi sembri un film sulla guerra fredda, in realtà è la storia di James Donovan, avvocato assicurativo, bravo negoziatore, che in quegl'anni salverà parecchie persone, non solo il pilota dell'U2 Gary Powers, ma anche moltissimi uomini e donne durante la crisi cubana, e solo CIA ed FBI sanno quanto questo avvocato abbia fatto davvero in quegl'anni davvero terribili. 
Insomma, è la storia di un uomo pacato, retto, con dei principi. Tom Hanks lo interpreta a meraviglia, sia nei piccoli gesti, sia nei momenti fatidici. Acquisisce il volto dell'uomo fuori-posto che vuole fare la sua parte. Lui non è una spia, non è un agente dei servizi, è solo un avvocato... Eppure sarà lui a fare la differenza. E la regia di Spielberg si nota in sordina. Gli effetti speciali, la fotografia, tutto è curato nei minimi termini e con maestria. E' un tocco magistrale che mai sopravanza alla storia, la quale deve rimanere il fuoco della vicenda. Davvero bravo! E ancora più bravo è Mark Rylance, inglese, che se non sbaglio ha pure ricevuto un Oscar per l'interpretazione pacata di Rudolf Abel.

Bel film, si guarda volentieri.



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venerdì 17 febbraio 2017

Erin Brockovich, Forte Come la Verità - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Erin è divorziata, ha tre figli, avuti da due mariti, e non ha lavoro. E' giovane, appariscente, dal carattere esuberante, non la manda a dire a nessuno, e ha un grande senso della giustizia. In un modo rocambolesco riesce a trovare lavoro come assistente in un piccolo studio legale, e - per caso - seguendo una pratica immobiliare, scopre che un colosso dell'energia sta inquinando le acque di un paese lì vicino, e che sta cercando di comprare tutte le proprietà circostanti per far sì che tutto quanto non salti fuori e dia scandalo. Una volta convinto l'avvocato a intraprendere una dispendiosa causa contro la PG&E, Erin vede improvvisamente mutare la sua vita.

La storia (vera) di Erin Brockovich ormai la conosciamo tutti quanti. Il film ci ha appassionato quando uscì nelle sale, e il personaggio di Erin ci ha conquistato sia per le sue gambe lunghissime, sia per la sua verve e il suo carattere forte ed espansivo.
E' una storia toccante, ma raccontata con gli occhi di Erin, le lacrime si sostituiscono al sorriso, perché il personaggio riesce a catalizzare e a trasmettere emozioni forti, e allo stesso tempo cariche di energia, e perché no, anche allegria. Il rapporto tra lei e l'avvocato Ed Masry è il fulcro attorno a cui ruota tutto quanto. Bravissima e bellissima è Julia Roberts, che in questo film è davvero al massimo del suo fulgore. Ottimo anche Albert Finney nel ruolo dell'avvocato Ed Masry. Bravi anche tutti gli altri...

C'è davvero poco da dire su questo film: è memorabile, e da vedere assolutamente.



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giovedì 16 febbraio 2017

Indian, la grande Sfida - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma quant'è bravo Hopkins in Indian? Certo si tratta di un film per appassionati di velocità e motociclismo, ma anche per chi ama le 'avventure umane', per chi ama le sfide, e per chi ama le storie tratte dalla realtà. Già! Perché Burt Munro è esistito davvero, e la sua passione per la velocità può essere considerata una fonte di ispirazione per chiunque ami l'agonismo.

Nel film Burt ha già una veneranda età. Lavora da una vita sulla sua Indian Twin Scout del 1920, e sogna di partire per l'America, per correre sulla pista di Bonneville, e magari riuscire a stabilire un record di velocità su due ruote... E tenete conto che Burt Munro vive in Nuova Zelanda!
Il film è semplice, prima ci descrive l'uomo, poi il luogo in cui vive, poi ancora il viaggio verso Bonneville, e infine la corsa vera e propria. Tutto avviene senza troppe difficoltà, eppure il film affascina per il carattere semplice e diretto dell'uomo, per la sua capacità di credere in sé stesso, di conquistare gli altri, di essere amico di tutti, di andare dritto per la sua strada senza dar troppo ascolto a chi lo sconsiglia. E' uno che non molla, ma che non lo fa con arroganza, bensì con una aplomb davvero affascinante. E Hopkins è perfetto per trasmettere questo fascino.

Non c'è molto da dire su questo film se non che fotografia, interpretazioni, e storia sono delicate, e forse un po' distanti dalle solite e roboanti rappresentazioni di vicende sportive. E' un film costruito con tatto, molto piacevole da guardare.

Lo consiglio. 


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mercoledì 15 febbraio 2017

Lumiére, l'invenzione del cinematografo - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri
Un appassionato come me non poteva evitare di cogliere l'occasione, e visto che a Bologna è avvenuta la prima assoluta di questa mostra, come potevo evitare di visitarla?

Una Lanterna Magica
La mostra è stata organizzata negli spazi del vecchio sottopasso cittadino, quello che permetteva di attraversare via Rizzoli passando sottoterra, un'area dove erano previste anche attività commerciali, servizi igenici, eccetera eccetera. Furono chiusi ormai un paio di decenni fa per molti motivi, tra cui il problema della microcriminalità crescente, che sfruttava queste aree poco in vista per svolgere le sue attività, e in questi ultimi anni sono stati ristrutturati per un utilizzo espositivo, come in questa occasione.

Un Prassinoscopio
Si tratta di un'ampia esposizione, ricca di oggetti, lastre fotografiche, macchine precedenti ai proiettori cinematografici, e materiale appartenente alla famiglia Lumiére (n.d.r. Quadri e foto di famiglia, filmini, eccetera eccetera). Il percorso è costruito in modo da capire i passi compiuti per giungere al cinematografo vero e proprio. Partendo dalle Lanterne Magiche, passando per il Kinetoscopio, il Zootropio, il Prassinoscopio, il Teatro ottico di Raynaud e... per finire il cinematografo vero e proprio.
Macchine affascinanti che ancora oggi stupiscono per la loro complessità ed efficacia.

Un proiettore cinematografico
La storia della famiglia Lumiére è davvero esaltante, una famiglia dalla genialità incredibile, e dal desiderio immodesto di innovare e migliorare gli ambiti in cui eccellevano. E se da un lato migliorarono le lastre fotografiche, svilupparono diverse tecnologie per ottenere foto a colori, inventarono il cinematografo, e giunsero persino ai primi esperimenti di 3D e di immagini a 360 gradi, da un altro si applicarono anche in campo medico, in prospettiva del primo conflitto bellico mondiale, sviluppando delle garze di medicamento capaci di velocizzare la cicatrizzazione delle ferite; garze che fino a qualche anno fa erano ancora utilizzate, e solo di recente sono state sostituite con prodotti più performanti.

Un Kinetoscopio
L'invenzione del cinematografo arrivò come un fulmine a ciel sereno, mentre in America stava prendendo piede il Kinetoscopio di Edison. Questa macchina permetteva di vedere un filmato in movimento, proprio come avviene al cinematografo, ma stando in piedi, piegati sulla macchina e appoggiando gli occhi su un visore. Ovviamente il cinematografo dei fratelli Lumiére sbaragliò la tecnologia di Edison. Il marchio Lumiére combatté e vinse molte battaglie contro il colosso americano Kodak, che proprio in quegl'anni cercava di sbarcare nel mercato europeo, e solo a metà degli anni ottanta scomparve dal mercato, lasciando spazio a marchi associati quali ilFord per le pellicole, e Pathé per il cinema.

Durante il percorso è possibile vedere moltissime proiezioni dei film originali prodotti dai Lumiére. Questi avevano mandato molti cineoperatori in giro per il mondo per creare filmati, solitamente della durata di una ventina di minuti, che potessero affascinare gli spettatori con cose che normalmente non avrebbero mai potuto vedere. C'è persino una piccola saletta cinematografica dove è possibile assistere al primo film proiettato per il pubblico.


Qui sopra potete osservare una galleria dove venivano proiettati tutti i film prodotti dai Lumiére, in fondo, ovviamente, la famosa proiezione dell'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, che in un'altra zona della mostra è riproposto in 3D con le tecnologie brevettate dai fratelli Lumiére stessi, assieme a George Méliès, e che scatenò la famosa reazione del pubblico, che alla prima visione del filmato si scansò pensando che il treno stesse veramente venendo loro incontro.

Parte di una immagine a 360 gradi realizzata a Roma (il Foro Romano) dai Lumiére
La Photorama (fotocamera a 360 gradi)
All'interno dell'esposizione è presente persino un piccolo angolino dedicato a Bologna, dove è mostrato il filmato realizzato da uno dei cineoperatori che lavorava per i Lumiére, alcuni documenti fotografici dell'apertura del cinema Lumière, che ahimé chiuse dopo soli sei mesi, ma che poi risorse come Cinema Modernissimo, qualche anno più tardi. 

Un percorso davvero emozionante e ricco di storia. Un Must to Visit per un appassionato di cinema, ma anche per uno che è curioso, e che vuole scoprire com'è nata una tecnologia che è stata pioniera dell'intrattenimento come oggi lo intendiamo.

L'esposizione rimarrà aperta fino al 3 marzo di quest'anno. L'ingresso costa 10 euro, e li vale tutti, ve l'assicuro.

Qui di seguito vi lascio un breve filmato che promuove l'esposizione.



Info: qui e qui.
Il catalogo della mostra: qui.


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martedì 14 febbraio 2017

Questione di orecchie

Glauco Silvestri
Solo le orecchie riuscirono a fermare il largo sorriso del maresciallo.

Per una cipolla di Tropea (Italian Edition) (Defilippi, Alessandro)



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lunedì 13 febbraio 2017

Caruso Pascoski, di padre polacco - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ogni tanto viene voglia di revival... Ogni tanto viene voglia di vecchi film... Ogni tanto viene voglia di ripensare al cinema italiano che è stato, e che forse non tornerà mai più (n.d.r. Per quanto quello di oggi sia altrettanto bello, seppure in modo differente). L'altra sera ci siamo rivisti Caruso Pascoski, un vero gioiellino del cinema italiano, una commedia capace di strappare delle risate con un umorismo semplice, con una storia d'amore in crisi, con personaggi che calzano perfettamente nei loro ruoli. e situazioni al limite del surreale.

Trama: Caruso Pascoski è innamorato di Giulia sin da bambino. E' sposato con lei. La sua vita è ricca di passione, d'amore, e a entrambi garba molto fare l'amore più volte al giorno. Caruso è un giovane psicanalista, è felice, e la sua vita pare perfetta finché, all'improvviso, Giulia lascia la casa e chiede il divorzio, senza spiegazioni.
Da quel momento nel mondo di Caruso cade la confusione più totale. Lui vuole capire, lui vuole sapere, ma Giulia diventa algida e distante, e neppure vuole più rivolgergli la parola. Scopre in breve tempo che lei ha una relazione con un suo paziente, e riguardando la cartella clinica di quest'ultimo, a Caruso cade l'ultima tegola in testa, perché l'uomo è un gay che ancora non è riuscito a riconoscere in toto le sue reali pulsioni sessuali.

E se la storia potrebbe essere quella di un film strappalacrime alla Kramer contro Kramer, nella realtà dei fatti è l'esatto contrario. Complice delle risate sono il mestiere di Caruso, psicologo, e soprattutto i suoi folli clienti: da colui che non dorme perché quando dorme russa, e dormendo sogna sé stesso che dorme e russa ancora più forte, e questo sé stesso sogna un altro sé stesso che dorme e russa tanto forte da svegliare tutti e tre; a quello che entra e senza dire nulla si butta dalla finestra; la donna che si crede Marilyn Monroe nella scena della metropolitana del film Quando la moglie è in vacanza; e che dire del bambino con la pistola che lo aggredisce? Il film cita anche mostri sacri del cinema americano, come Taxi Driver, giusto per citarne uno. Bravi Tognazzi (figlio) e Nuti, bellissima la Burt, e una menzione speciale per Novello Novelli, da sempre inimitabile. 

Bellissimo, e da tenere nella propria collezione privata.


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domenica 12 febbraio 2017

Smetto quando voglio - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Visto che in questi giorni è uscito al cinema il secondo capitolo di questa 'serie*' (n.d.r. Ovvero: Smetto quando Voglio Masterclass), mi è venuta voglia di rivedere il primo film, per farmi due risate, e per rinfrescare un poco la memoria.

In Smetto quando Voglio abbiamo un gruppo di ricercatori universitari che decidono di sfruttare le proprie capacità per risolvere i propri problemi in modo un po' fuori dalle righe. Si sa, l'Italia è il paese dei cervelli in fuga, e di quelli che non sono fuggiti e fanno una vita da precari nonostante abbiano un curriculum di tutto rispetto. A ciò Pietro Zinni, 37 anni, si ribella. Dopo aver perso i finanziamenti per la sua ricerca scientifica, decide di mettere su una banda criminale e cominciare a vendere nelle discoteche una nuova droga di sua invenzione. Il successo di questa iniziativa è folgorante. Finalmente arrivano soldi, potere, donne... Ma anche problemi, e soprattutto, scontri con un clan malavitoso che fino a poco prima aveva dominato il mercato romano degli stupefacenti.

Che dire? All'inizio è esilarante. Le scene sono davvero surreali, e allo stesso tempo, non molto distanti da una realtà mestamente e puramente italiana. Vedere antropologi riconosciuti in tutto il mondo per i loro studi che mendicano un lavoro allo sfasciacarrozze, o linguisti che lavorano alla pompa di benzina, o ancora archeologi che si occupano di manutenzione del fondo stradale è... triste! Del resto chi di noi non conosce qualche universitario che ormai ha rinunciato alla propria laurea e ha intrapreso la carriera di cassiere in un supermercato? Questo è il nostro bel paese, luogo dove abbassano la media di ammissione agli esami di maturità e alzano l'età per andare in pensione. Luogo dove esistono ben 36 contratti di lavoro differenti ma quelli che vanno per la maggiore sono i voucher... C'è poco da fare, l'Italia è il paese dei balocchi, il paese delle grandi promesse disattese, il paese che arranca e che tutti noi ben conosciamo. Per ciò il film di cui parlo, per quanto lo faccia con il sorriso, descrive una situazione mesta come del resto faceva un altro film di cui ho parlato sempre tra queste pagine.

Bravo Edoardo Leo, nei panni di Pietro Zinni, così come Valeria Solarino nei panni della sua morosa. Sempre ottimo è Marcoré nei panni del Murena. Son bravi tutti, e la prima mezz'ora di film è davvero scoppiettante. Poi però si perde la verve iniziale, e per quanto il film non sia mai privo di ritmo, si smette di ridere, cosa che capita in molte commedie all'italiana, specie in quelle dove si desidera raccontare una mesta realtà quotidiana usando l'ironia.

Buona la fotografia, idem per la regia. In generale un film che si guarda davvero volentieri.




*Ci sarà anche un terzo film: Smetto quando voglio, Revolution.

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sabato 11 febbraio 2017

U-boot 96 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quand'ero piccolo ero appassionato di sottomarini, e non volevo mai perdermi un film in cui questi mezzi erano protagonisti. In quegl'anni i film di guerra erano tanti, e U-boot 96 fu uno di quei film che ho sempre ricordato con affetto.

La storia è complessa. Siamo nella seconda metà del secondo conflitto mondiale. I sottomarini non sono più così pericolosi come alla loro comparsa. Da un lato i convogli sono meglio protetti; dall'altro le strategie per trasportare merci e mezzi dagli Stati Uniti alla vecchia Europa si sono raffinate; e dall'altro lato ancora la Germania sta cominciando ad avere carenza di risorse umane e tecniche. Si calcola che su 40000 persone imbarcate sugli U-boot tedeschi solo 10000 siano riuscite a vedere la fine del conflitto... La vita sugli U-boot era complessa, e la fratellanza tra i membri dell'equipaggio, che erano costretti a vivere costantemente a stretto contatto, era fondamentale per il perfetto funzionamento di quelle eccezionali macchine da guerra.
U-boot 96 ci parla proprio di questo, della fratellanza tra i membri dell'equipaggio, dello spirito di sacrificio, del coraggio, e dell'avventatezza necessarie per vivere e combattere su un sottomarino della seconda guerra mondiale. Per raccontare tutto ciò ci si affida alla trama del romanzo omonimo, di Lothar-Günther Buchheim, che racconta vicende accadute realmente all'U-96 tedesco.

La Trama? L'U-96 è pronto a salpare per la sua missione nell'atlantico. A bordo, oltre agli ufficiali e ai marinai, è presente un corrispondente di guerra incaricato di documentare la vita a bordo dei sottomarini. Il mezzo lascia il porto tra i festanti, operai, alte cariche del partito, vecchi marinai, amici e parenti, e subito affronta la violenza del mare aperto, sperimentando le proprie capacità, e la reattività dell'equipaggio. Dovrà affrontare nemici, e affondare convogli di navi mercantili, ma soprattutto i pericoli del mare e della vita rinchiusi in spazi ristretti, nonché la frustrazione di non riuscire a compiere alla perfezione il proprio dovere per via della scarsità di risorse a loro disposizione.
Una missione lunga, pericolosa, snervante, ove addirittura si dovrà scegliere tra salvare naufraghi del convoglio appena colpito (e dover rientrare in anticipo per sbarcarli, rischiando così la corte marziale) o abbandonarli al loro destino... Ma quando il periodo in mare sembra concludersi, ed è tempo di tornare alla base per riposare, fare rifornimento, riparare l'u-boot, ecco che arrivano nuovi ordini: Devono dirigersi alla base navale di La Spezia al più presto. Questi ordini costringono l'equipaggio all'ennesimo sacrificio, e ad affrontare le difese britanniche nello stretto di Gibilterra. Lo scontro è terribile, l'U-96 viene danneggiato gravemente, e per sopravvivere il capitano è costretto a ordinare l'immersione nonostante il sottomarino non sia più in grado di manovrare...

Come va a finire non ve lo dico! Sappiate solamente che il film è lungo più di 200 minuti, che è intenso, e recitato con precisione (n.d.r. Gli attori sono stati addestrati appositamente per agire come fossero veri soldati della marina tedesca). Tutto è fedele alla realtà, per quanto possibile, tanto che per girare la pellicola ci sono voluti tre anni (n.d.r. Dal 1979 al 1981), 
Di questo film esistono varie versioni. La prima edizione cinematografica durava 150 minuti, tagliata parecchio rispetto alla Director's Cut. Ci fu anche una versione tagliata a puntate per realizzare una miniserie televisiva. Il film costò parecchio: 35 milioni di marchi, ma ne fruttò molti di più, si contano più 180 milioni di euro nel 2015. 

Un cult movie, un film davvero coinvolgente, e tosto. Forse chi è abituato ai film d'azione moderni non sarà molto d'accordo con questo giudizio, ma tra realtà ed effetti speciali ed esagerazioni c'è parecchia differenza. Questo è un film storico, fedele alla realtà, e non un action movie con la trama di un videogame.


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venerdì 10 febbraio 2017

In Silenzio - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
In Silenzio è stato un regalo alla mia morosa. In effetti, mentre giravamo per una libreria, entrambi siamo rimasti affascinati dalla grafica di questo fumetto, o meglio, dall'arte pittorica usata per realizzare questo fumetto, per cui l'abbiamo preso... E quando la mia morosa l'ha finito, subito ho voluto leggerlo pure io.

Trama semplice: E' estate. Tra Juliette e Louis c'è una storia d'amore tentennante. Lui è troppo preso dal proprio lavoro (lavora nel cinema), lei si è appena laureata e ancora non sa quale sarà il suo futuro. Anche la differenza d'età è importante. Lui ha 33 anni, lei appena 24. Nove anni non sono uno scherzo... E così i due passano tra un litigio e un fare pace senza mai trovare il giusto equilibrio. E forse una possibilità per la coppia è quella di un vero e proprio svago, lontani dalla routine, lontani da tutto quanto, per ricostruire la tela che li aveva legati assieme. L'idea è di Louis, fare canyoning nel bel mezzo della natura incontaminata, con la giusta guida, lasciandosi alle spalle tutto quanto. Lei non ha mai fatto nulla del genere, ma accetta comunque, consapevole che la 'gita' potrebbe essere l'occasione tanto cercata per fare chiarezza nella coppia.
L'avventura inizia assieme a un'altra famiglia, con due bambini, già scafati in questo tipo di vacanza, e già amici della loro guida. Dopo il primo tuffo in acqua per Juliette inizia una avventura che si divide in due percorsi: Quello nella natura, durante il quale si perderà un paio di volte, dove si lascerà prendere dal panico, dove aiuterà una bambina in difficoltà, e dove crescerà anche come carattere; e quello interiore, un viaggio altrettanto ricco di ostacoli tra pensieri, preoccupazioni, ricordi... E così l'avventura che avrebbe dovuto ricongiungere la coppia diventa in realtà un viaggio intimo per la sola Juliette, una crescita personale, e probabilmente una esperienza che la farà maturare al punto da mollare gli ormeggi, e decidere di chiudere con una vita che oscillava costantemente tra bisogno e disperazione.

Una pagina del fumetto
Diciamocelo: La storia è carina, ben narrata, molto semplice, dove una ragazza riflette sul proprio futuro e sulla sua vita di coppia. L'occasione è un viaggio nella natura, un viaggio per certi versi estremo, e per altri capace di rivelare a sé stessi le proprie capacità.

Ciò che più colpisce sono i disegni. Ma non sono disegni. Ogni riquadro è una vera opera pittorica. L'autrice, Audrey Spiry, si ispira a Gauguin, Cézanne, e anche Van Gogh per ogni singola tavola. I colori avvolgono, prendono forma, danno volume a oggetti e persone, fino a renderli tridimensionali e vividi, se non addirittura vivi. 

Il viaggio diventa quindi quadruplice, perché se Juliette compie questo viaggio col suo moroso, con un'altra famiglia, ma soprattutto con sé stessa, il lettore si immergerà totalmente in quell'ambiente al punto di divenire parte viva all'interno di quella avventura, e compagno di viaggio della ragazza nella sua presa di coscienza. 

Davvero eccezionale. Non avevo mai visto nulla di simile prima di oggi. 
L'autrice ha impiegato più di due anni per realizzare questo fumetto e, se ho capito bene, è il suo primo lavoro nel mondo dei comics. Lei è una illustratrice, un'artista, merita davvero un'occhiata al suo sito. E mi spiace proprio averla scoperta così tardi, perché pochi mesi fa era a Bologna per il BilBloBul... Peccato davvero! Mi sarebbe piaciuto incontrarla, o vedere dal vivo delle tavole originali.

Da leggere assolutamente!



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giovedì 9 febbraio 2017

Ricordando il 2009...

Glauco Silvestri
Era Febbraio, proprio come oggi, il 9 febbraio del 2009. Quel giorno preparai alcuni disegni per un progetto narrativo che mi era stato commissionato, e che per vari motivi non ebbe modo di partire. 
Doveva essere una sci-fi opera...
Ecco, qualche tempo fa, rimettendo a posto un po' di email, mi è capitata sotto gli occhi una mail con un file zip all'interno. Il file zip conteneva tutto lo studio preliminare relativo a questo lavoro. Documenti con una descrizione delle tecnologie che sarebbero state citate, documenti in cui si descrivevano i personaggi, un antefatto dell'intera vicenda, una descrizione delle navi, la nomenclatura che sarebbe stata usata per fare riferimento alle questioni tecniche del futuro, una serie di documenti, e filmati, in cui erano descritte le tecnologie alla base della scienza di quest'opera, e qualche disegno digitale, realizzato da me, per immaginare meglio l'intero scenario.

Oggi vorrei condividere quei disegni perché... Anche a distanza di molti anni, mi piacciono davvero molto.

Gli Anelli

Un Avamposto

Le Navi (con il corretto fattore di scala)

Cosa ne dite?


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mercoledì 8 febbraio 2017

Snowden - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Avete già coperto la webcam del vostro computer? Avete messo il cellulare dentro il microonde? Avete spento la localizzazione di tutti i vostri dispositivi elettronici? Avete visto Snowden?

Se state attenti all'informazione, se vi informate, se siete preoccupati per ciò che accade attorno a voi, probabilmente già saprete tutto al riguardo di questa vicenda, narrata poi nel film che vi sto descrivendo, altrimenti è probabile che cadiate dalle nuvole, o magari è meglio che chiudete questo blog - per oggi - e dimentichiate l'accaduto per continuare a vivere felici e senza pensieri.

Già! Perché questo film non è altro che una sorta di racconto di ciò che accadde a questo ragazzo di 29 anni, che tutt'ora vive in Russia, ed è ricercato negli Stati Uniti per diversi reati... Ma perché questo ragazzo che è bravo con i computer si trova in questa situazione? Perché lavorava per la CIA, e a un certo punto si è reso conto che il sistema di Intelligence che veniva costruito all'interno dell'agenzia aveva potenziali ben maggiori rispetto al solo controllo di potenziali sospettati di crimini internazionali, nazionali, e/o di terrorismo... e non solo al controllo di tutti quanti (anche chi crede di non aver nulla da nascondere), ma anche alla manipolazione degli eventi, facendo sì che toccando le corde giuste si ottengano i risultati voluti, e anche a gesta estreme del tipo togliere l'energia a un paese se per qualche motivo diventa meno 'amico' degli USA...

Ok. Questo film parla proprio di questi eventi, li racconta attraverso l'intervista con cui Snowden giunse alla rivelazione di tutte le informazioni che aveva acquisito durante il suo lavoro. Tutto è accaduto a metà del 2013, e qui in Italia i media parlavano per lo più di altre faccende (n.d.r. C'erano le elezioni, si usciva dal governo Monti per passare a quello Bersani, Letta, e di seguito quello Renzi), avevamo i nostri problemi interni per cui a molti questa faccenda sarà passata davanti in un soffio e non ci avrà fatto molto caso... Ma se guardate il film, forse vi renderete conto che nel 2013 è successo qualcosa di importante (n.d.r. Più o meno come lo fu il Watergate).

Il film è da vedere, punto! E' ben costruito, con un ottimo cast, e persino Nicolas Cage torna a essere convincente come ai bei vecchi tempi. La storia è guidata dalla professionalità di Oliver Stone, per cui... Non ci sono scuse. Va visto, punto!

Riferimenti? Partite da qui, e qui.


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martedì 7 febbraio 2017

All’inizio degli anni Settanta eravamo giovani, belli e stupidi

Glauco Silvestri
«All’inizio degli anni Settanta eravamo giovani, belli e stupidi» ha detto. «Adesso siamo soltanto stupidi».

Mick Jagger (Le scie) (Italian Edition) (Norman, Philip)
Posizione 10404-10405

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lunedì 6 febbraio 2017

La Canzone che mi rappresenta

Glauco Silvestri
Di solito, quando si è una coppia, si ha una canzone significativa, quella che ha fatto scoccare la scintilla, quella che è stata la colonna sonora dei primi momenti, quella che ha solidificato il rapporto, e praticamente quella che rappresenta la coppia in tutto e per tutto. Di solito...

L'altro giorno, però, in radio, proponevano un dibattito con gli ascoltatori. Anche in questo caso si parlava della 'canzone significativa', ma in modo più personale. 

La domanda era: Qual è la 'tua canzone'? Qual è la canzone che fa venire i brividi lungo la schiena ogni volta che la si sente, anche se son passati anni e anni dalla prima volta che la si è ascoltata, e che in pratica ti rappresenta?

Ci ho riflettuto un po', lo ammetto, e per me è stato difficile evidenziare una singola canzone che mi rappresenti in tutto e per tutto. Non c'è una sola canzone, tra quelle che apprezzo, che mi fa venire i brividi lungo la schiena, ce ne sono diverse... 
E forse è un problema, oppure no.
In effetti, riflettendoci, io ho quasi 45 anni sulle spalle, ho vissuto tante esperienze, e spesso quelle esperienze erano accompagnate da brani musicali. E pure vero che i dj solitamente si rivolgono a un pubblico giovane, con magari la metà dei miei anni, e di conseguenza per questi ultimi è più facile identificare un solo brano da eleggere a rappresentante della loro intera esistenza.

Quindi? Mi son deciso di concedere alla mia persona una deroga al quesito e trovare i brani che davvero mi rappresentano, basandomi sul brivido lungo la schiena... Proprio come diceva il dj.
  • Parto con un brano dell'infanzia, la sigla di Goldrake. Ancora oggi, quando la canticchio, mi emoziona dal profondo. Ancora oggi, quando la sento, mi vengono i brividi. Poi ne è uscita una versione 'adulta', cantata da Caraturo, che è davvero splendida.
  • Segue Io Amo, di Leali. In questo caso ero 'quasi' un adolescente. Quella canzone mi ha proprio colpito al cuore, e non l'ho più dimenticata.
  • I want it All, dei Queen, è il terzo titolo in ordine cronologico. Fu un pugno nello stomaco. Il primo gruppo straniero che è riuscito a conquistarmi, il primo di cui ho voluto un album in casa.
  • Uomini Soli è arrivato da una raccolta dei Pooh. Oddio, solo a parlarne mi vengono i brividi. Il testo mi ha rappresentato per lungo tempo, e forse ancora oggi racconta un bel pezzetto di me.
  • La Flaca è il mio tormentone. E' di Jarabe De Palo, e ogni tanto - ancora oggi - mi ritrovo a cantarla senza accorgermene.
  • Creep, dei Radiohead, l'ho pure imparata a suonare con la chitarra, e poi sulle sue note ho scritto un testo ispirato a un romanzo scritto da una mia amica.
  • Mica Van Gogh di Caparezza è il brano più recente tra quelli che sono compresi nella lista.

Sette brani per 44 anni e tre quarti di vita vissuta. Dite che sono poche? 

A corollario di questo elenco devo aggiungere che molti altri brani hanno segnato momenti importanti della mia vita, brani che ricordo con affetto, e che ascolto sempre volentieri. Potrei citare Unforgivable Sinner (Lene Marlin), La mia Signorina (Neffa), Domani Smetto (Articolo 31), Quattro amici al Bar (Gino Paoli), Bring me to life (Evanescence), eccetera eccetera eccetera... Ma niente brividino lungo la schiena per questi brani...

E i vostri? Quali sono i vostri brani da brivido lungo la schiena?


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