martedì 31 gennaio 2017

L’unica performance che funziona

Glauco Silvestri
L’unica performance che funziona, che funziona dav-ve-ro, che funziona fino in fondo, è quella che porta alla follia.

Mick Jagger (Le scie) (Italian Edition) (Norman, Philip)
Posizione 5562-5563

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lunedì 30 gennaio 2017

Il Petroliere - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ritmo blando ne Il Petroliere. La storia di un uomo, Daniel Plainview, che da povero minatore d'argento nella California all'inizio del secolo scorso, diventa un tycoon del petrolio. E' l'uomo giusto al momento giusto. E' l'inizio della corsa all'oro nero e la sua esperienza di minatore è fondamentale per riuscire in questo business. Dal primo pozzo a un impero... Una vicenda che trascende la storia della caccia all'oro nero, bensì scava nell'animo umano, che spesso si fa dominare dall'avidità, e non trova più freno alla sua ricerca di soddisfazione, né morale, né scrupolo.

Daniel è giovane quando riesce a trovare abbastanza argento da cominciare la sua attività. Il petrolio gli sgorga tra i piedi nel suo primo scavo di successo, scavo che però condanna a morte il suo giovane socio, e padre adottivo da pochi mesi, a causa di un incidente. Daniel si tiene il piccolo bambino, e lo alleva come fosse suo, più che altro per far leva nelle comunità contadine della zona così che collaborino e gli permettano di scavare nelle loro terre. E così da un solo pozzo Plainview acquisisce capitali e capacità per aprirne altri, e poi ancora altri, e di seguito, cominciare a girare per il paese in cerca di altri giacimenti.
L'incontro con Eli Abel è però l'evento scatenante della vera ricchezza di Daniel Plainview. Il terreno è ricchissimo di petrolio, ma Eli Abel vuole che parte di queste ricchezze vadano alla sua chiesa, Ottengono un accordo: 5000 dollari subito, e altri 5000 quando il giacimento viene trovato. Questi ultimi però non verranno mai pagati, e il rapporto tra il petroliere e il predicatore si spezza rapidamente. Nonostante ciò, grazie alla ricchezza portata dalle attività di Plainview, anche Eli acquisisce sempre più potere carismatico come predicatore della zona. Entrambi hanno successo, e seppur continuando a odiarsi a distanza, collaboreranno a denti stretti per far sì che tutto prosegua per il meglio. Solo la crisi del '29 spingerà nuovamente i due uomini al confronto, e se in passato Eli aveva sempre avuto la meglio 'per il bene dei pozzi', in questa occasione sarà Daniel Plainview a fare la parte del leone, un vecchio leone ferito e straripante di orgoglio, che approfitterà della situazione per scaricare sull'avversario tutta la sua rabbia e la sua frustrazione.

Una vicenda drammatica, corposa, che traccia un dipinto fondamentale dell'America agli albori del suo grande potere economico e politico. La storia di due uomini che allo specchio può essere vista come lo scontro titanico tra religione e pragmatico ateismo, nonché tra l'economia del consumo e quella dello spirito. Entrambe corrotte, con più difetti che pregi, sfruttano le menti semplici per ottenere il proprio scopo. Ovviamente la ricchezza. Ovviamente la popolarità. Ovviamente la soddisfazione del proprio ego personale. 
E' un film lento, che procede per piccoli passi, piccoli eventi, come del resto potrebbe essere la vita di ognuno di noi. E' un film intenso, dove i dialoghi sono funzionali, mai in eccesso, e si lascia alle immagini il compito di narrare la vicenda. Basti pensare che nei primi dieci minuti di film non si pronuncia neppure una parola. E' un film tosto, interpretato alla perfezione, attento ai dettagli, curato con maniacale precisione.

Liberamente tratto dal romanzo Petrolio!, di Upton Sinclair, il film ha vinto un paio di Oscar, un Golden Globe, un Bafta, eccetera eccetera eccetera.
E' tosto; è bello!


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domenica 29 gennaio 2017

Frantic - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Adoro questo film. Lo vidi per la prima volta che ero ancora un ragazzino... Era un'altra epoca, la fine degl'anni ottanta, e per certi versi si era tutti più ingenui, meno avvezzi a complotti e a situazioni difficili. Frantic è forse un film che tende a rompere questa ingenuità, e che mostra cosa può accadere quando i bagagli vengono scambiati al terminal di un aeroporto.

Richard Walker è un medico chirurgo. Deve recarsi a Parigi per un congresso a cui deve partecipare e coglie l'attimo per trascorrere qualche giorno di vacanza romantica con la moglie Sondra. Quando però i due arrivano in albergo si accorgono che il bagaglio della moglie è stato confuso con quello di un altro passeggero. Nessun problema, una telefonata alla TWA e in una giornata lo scambio dovrebbe essere risolto. Così si ordina la colazione in camera, e lui va sotto la doccia. Solo che quando esce dalla doccia sua moglie non è più in camera.
Allarmato, Walker scende nella hall e chiede aiuto alla sicurezza dell'albergo. Dopo una breve indagine salta fuori che la donna è uscita assieme a un uomo, e che questo la teneva abbracciata. Solita storia romantica a Parigi, lei con l'amante, lui che cade dalle nuvole. Però Richard conosce sua moglie, e non ci crede. Decide di investigare da solo, di chiedere all'ambasciata, nessuno gli crede, ma le indagini lo portano a una ragazza Michelle, la proprietaria della valigia scambiata... E si scopre che questa ragazza aveva contrabbandato qualcosa dagli States.
Storia complessa, con ritmi claustrofobici per gli anni 80, ma che oggi può apparire addirittura lenta e riflessiva. 
Il comportamento della polizia, dell'ambasciata, appaiono quasi ridicoli ai nostri occhi abituati a detective super-attivi e con intelligenza sopraffina. Ahimè da questo punto di vista il film perde molto del suo fascino, ma se ci fermiamo un attimo, è possibile rendersi conto che ciò a cui siamo abituati oggi è una frenesia artificiale, e che invece la vita reale è fatta di incomprensioni, lungaggini, errori, situazioni goffe, eccetera eccetera. E in questo ambito Frantic torna a essere interessante... Senza contare che la fotografia, e le interpretazioni funzionano egregiamente. Del resto il direttore d'orchestra è Roman Polanski.

Molto bello!



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sabato 28 gennaio 2017

L'Erba di Grace - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quand'è stata l'ultima volta che ho visto l'Erba di Grace? Non lo ricordo neppure più da tanto che è passato. E dire che è una commedia geniale, delicata, e divertente. Certo... Forse è un pochino fuori dalle righe, ma così devono essere le commedie, no?

Grace è vedova. Suo marito si è buttato giù da un aereo senza paracadute senza lasciare molte spiegazioni, ma lasciando parecchi debiti e un conto corrente in rosso. La vedova, una donna dolcissima amata da tutti quanti in paese, non sa proprio come fare a superare la situazione, e la banca, i debitori, eccetera eccetera stanno per portarle via anche la casa. Siamo in Cornovaglia, molto lontani dalla city, in un paesino che sembra il classico paese delle fiabe. E la salvezza economica di Grace arriva magicamente dal suo giardiniere... Che di nascosto coltiva Marjuana, ma che non è molto bravo a mantenere in vita le preziose, quanto illegali, piantine. Grace, del resto, per hobby, coltiva con ottimo successo delle bellissime orchidee... Ed è per questo che il giardiniere le chiede aiuto, e le propone un accordo: Salvare le piante, coltivarle in serra, e dai profitti avrebbe avuto tutto ciò che serve per pagare i debiti e salvare la casa dal pignoramento.

Ho già detto tutto: La commedia è in classico stile inglese. Diverte senza mai strafare. E' delicata e ottimamente recitata. Forse il finale esagera con il romanticismo, l'amore, e i buoni sentimenti, però nell'insieme funziona a meraviglia. 

Un film anticonformista che strizza l'occhio alle sempre più rare comunità hippy. Perfetto per una seratina rilassante.





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venerdì 27 gennaio 2017

Jason Bourne - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Premessa: Al cinema non l'ho visto, ma non potevo esimermi dal vedere Jason Bourne in casa, specie dopo essermi assaporato l'intera saga con i suoi alti e bassi.

La storia è più semplice del previsto: L'ex agente CIA Nicky Parson si infiltra in un ritrovo di hacker a Reykjavik per penetrare nei segreti dell'intelligence statunitense... Tutto ciò per recuperare quello che forse è il tassello mancante nella ricostruzione delle origini di Jason Bourne. Ovviamente, i dati recuperati vengono dati a Jason, che ormai vive al limite della civiltà guadagnandosi il pane lottando in incontri clandestini.
I dati relativi al reclutamento di Bourne sono contraddittori, a ogni modo è poco importante, visto che il loro furto risveglia l'interesse CIA verso di lui, e scatena nuovamente una caccia all'uomo tanto violenta quanto inconcludente. La cosa buffa è che tutto 'sto casino finisce per svelare i motivi per cui la CIA ce l'ha tanto con Bourne dopo così tanto tempo: Ci stanno riprovando... You can't teach new tricks to an old dog, dicono gli inglesi. E da qui inseguimenti, esplosioni, morti, violenza, eccetera eccetera, con la novità che una analista informatica arrembante riesce a fare le scarpe al capo esecutivo della CIA. Lei è - o per lo meno sembra - convinta che Bourne sia recuperabile perché il suo è uno spirito patriota. 

Che dire? Avete anche voi il sentore del 'già visto' e 'già sentito'? In effetti è così. Poca trama, poco mistero, tanta azione, attori invecchiati, fine.

Si guarda volentieri solo se piace l'action senza troppa riflessione. Ma quanta nostalgia del primo Bourne...




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giovedì 26 gennaio 2017

Harry Potter and the cursed child - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Come tutti gli altri volumi di questa saga, ho letto Harry Potter e la maledizione dell'erede in inglese, ovvero Harry Potter and the Cursed Child.

Premesso che: non capisco tutte le recensioni negative al riguardo di questa pubblicazione. O chi ha comprato il libro lo ha fatto alla cieca senza neppure informarsi - e dire che era facile informarsi al riguardo, visto che alla sua uscita se ne è parlato pareccchio - o non ha capito proprio nulla punto e basta. 
Non è un romanzo. 
E' la sceneggiatura di uno spettacolo teatrale.
E se chi ha letto il libro sapendolo si è comunque lamentato, allora è un ignorante e basta, perché le sceneggiature sono fatte così, punto!

Detto questo... E' stupendo! Ero titubante al riguardo. Secondo me la vicenda era già stata sviscerata in toto e forse persino già allungata un pochino troppo all'epoca dei libri ufficiali. Ora cosa potevano inventarsi per portare a teatro una vicenda originale? Avevo paura di avere per le mani un libro che non mi sarebbe piaciuto. E invece è stato fatto centro. Coinvolgere i figli di Harry e Draco, che proprio proprio delle cime non sono, e far sì che rimescolino le carte in modo da far risorgere addirittura Voldemort, è davvero una scelta vincente.
E mi piacerebbe poter vedete il tutto a teatro... Speriamo che arrivi anche qui da noi!

La trama è semplice: Sono passati 19 anni dalla sconfitta di Voldemort. Harry è sposato con Ginny, e ha 2 figli. Il maggiore, James, è bravo e Griffindoro come ci si sarebbe aspettato. Il minore Albus-Severus, non è proprio una cima, ed è un Sempreverde. In più, sin dal primo giorno di scuola è amico di Scorpius, il figlio di Draco Malfoy... Il che la dice tutta, vero? Ma i due sono compagnoni, e sono pure buoni, anche se non eccellono né in magia, né nel Quiddich. Solo che tra Albus e Harry corre cattivo sangue perché non si riescono a intendere, e probabilmente le aspettative sul figlio minore sono tante per via di James, che è praticamente un Potter perfetto. Un bel giorno Albus viene a scoprire che il padre di Cedric (n.d.r. morto al Yorneo Tremaghi al posto di Harry) chiede quotidianamente a Harry di riportare in vita il figlio, specie da quando il ministero della magia ha trovato un dispositivo per muoversi nel tempo. E' ovvio che Harry non voglia - suo malgrado - accontentare il vecchio padre di Cedric, ma Albus decide che Cedric deve essere salvato, e chiede aiuto a Scorpius per rubare il dispositivo magico, e agire di conseguenza.
Ovviamente le azioni goffe dei due ragazzi portano a effetti disastrosi...

L'ho già detto: E' bello!
E' una sceneggiatura, per cui lo scritto è schietto, solo dialoghi, pochissime descrizioni e solo rivolte a focalizzare la scena. Il lavoro va fatto tutto d'immaginazione. Se non siete pronti a questo, allora lasciate perdere, altrimenti fa al caso vostro.




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mercoledì 25 gennaio 2017

X-Men Apocalisse - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che X-Men Apocalisse mi ha lasciato un po' basito. La sensazione è che non si sappia più cosa raccontare, per cui arrivano i reboot con storie che alla fine lasciano il tempo che trovano, che non hanno solidità, e che se solamente qualcuno volesse ragionarci sopra, non hanno neppure una logica che sappia stare in piedi. Rimangono solamente gli effetti speciali - una cosa di cui ho già parlato spesso in passato e per cui rischio di diventare ripetitivo - che son perfetti, iperbolici, ma non stupiscono più... Per lo meno a me, mi annoiano e non ci trovo nulla di spettacolare.

Ok, forse sto diventando vecchio, uno di quelli che 'era meglio quando si stava peggio' e balle del genere, ma io mi son fatto le ossa guardando film che, non potendo appoggiarsi a una CGI strepitosa, dovevano sostenere la visione con trame corpose. Oggi le cose sono un po' diverse, e mi pare che i produttori si siano proprio dimenticati che è possibile fare intrattenimento raccontando belle storie, e magari non a puntate, che di serie interminabili - sinceramente - non se ne può più. 
Ad allungare troppo il brodo si ottiene solo acqua sporca, anche se è in 3D, è sempre acqua sporca. 
Ma torniamo al film, Apocalisse è il mutante più potente di sempre. E' in grado di assorbire il potere degl'altri mutanti e di usarlo a proprio piacimento. E' praticamente invincibile e immortale. E se nel passato si era riusciti a 'metterlo fuori gioco' in un qualche modo, costringendolo al sonno eterno, nel 1983 qualcuno riesce furbescamente a risvegliare questo mostro di potere. E ovviamente nel 1983 i mutanti non sono più considerati entità divine, tutt'altro, e si arrabbia di brutto. Mette sù una cricca di mutanti ribelli, tra cui ovviamente un giovane Magneto, e comincia a tramare per ricostituire l'ordine 'giusto per lui' delle cose.
Nel frattempo Xavier sta organizzando la sua scuola, e addestrando i primi X-Men, ma non ha molto tempo a disposizione perché Apocalisse sta per mettere in atto i suoi piani.

Il film è quasi godibile. Ok, dai, come pop-corn movie ci sta tutto. Però fa acqua da tutte le parti, non trovate anche voi? Esagerare con le iperboli tipo immortale e/o invincibile porta a dei controsensi che ovviamente fanno fatica ad essere spiegati col senno di poi. Se è tanto potente perché viene sconfitto? Perché ha bisogno di un esercito? Perché non assorbe il potere di tutti i mutanti e chiude la partita subito? E la risposta è semplice, altrimenti non ci sarebbe il film. E' il medesimo problema presente in Star Trek Into Darkness... Se hanno la tecnologia per teletrasportare chiunque su un pianeta qualunque, e quella tecnologia sta in una valigetta, che senso ha continuare a costruire navi stellari? Perché altrimenti non ci sarebbe più un film sulle avventure dell'Enterprise, no? Ed è lo stesso problema di una qualunque vicenda con Superman, ove essendo lui invincibile, il finale risulta scontato nonostante i più mirabolanti complotti che possano essere orditi contro di lui (n.d.r. Per di più, dargli un solo punto debole rende pure i complotti piuttosto ripetitivi...).
Però ha senso?
Ok, i film fatti così sono divertenti... Ma lo sono veramente? No perché io ho sbadigliato parecchio. Si passa dal già visto all'assurdo, per poi tornare verso il prevedibile, e il lieto fine che ci si aspetta tutti quanti. E ovviamente, pur 'lottando per il bene dell'umanità' alla fine gli umani sono delle macchiette che servono solo a riempire gli spazi vuoti, comparse sacrificabili e sacrificate, sempre, in ogni occasione. Ma qui si butta via quel po' che si era fatto bene con L'Inizio, e un po' meno bene con Giorni di un Futuro Passato. Assurdo il risveglio di Apocalisse, per di più senza spiegazioni. Inconsistente il resto, con un pizzico di già visto. E pure gli effetti speciali non sono poi così speciali, nonostante quanto sia stato speso per la pellicola (n.d.r. Se non ricordo male si sono sfiorati i 150 milioni di dollari).

Ma non c'è proprio nulla da salvare? Be' ormai guardo questi film solo per trovare il cameo di Stan Lee, che visto su Youtube non è la stessa cosa.

Detta tra noi: è da guardare a cervello spento e cesto di popcorn sulle ginocchia.



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martedì 24 gennaio 2017

L’unico momento in cui non è possibile imbrogliare la vita

Glauco Silvestri
L’orgasmo è l’unico momento in cui non è possibile imbrogliare la vita.

Mick Jagger (Le scie) (Italian Edition) (Norman, Philip)
Posizione 5254-5255

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lunedì 23 gennaio 2017

L'Era Glaciale

Glauco Silvestri
Questo franchise è oramai giunto al quinto episodio e, lo devo ammettere, io mi sono fermato molto tempo prima di quest'ultimo, se non ricordo male fu il terzo, quello che vidi per ultimo e uscii dal cinema annoiato. Come al solito si cerca di allungare troppo il brodo... E uffa, ma perché non lo capiscono? C'è così tanta crisi di idee?

A ogni modo il primo film de L'Era Glaciale fu, ed ancora è, veramente strepitoso. La storia è semplice e suppongo già la conoscano tutti quanti. L'ambientazione è quella di ventimila anni fa. Si sta per scatenare una terribile glaciazione e tutte le specie animali hanno cominciato una lenta migrazione verso le terre a sud, quelle più calde, per scampare al pericolo imminente. 
Controcorrente va solo il Mammoth Manfred, detto Manny, e il bradipo Sid, che - quest'ultimo - è stato abbandonato da tutta la sua famiglia e si è ritrovato da solo a percorrere il lento cammino verso la salvezza. Manny e Sid si incontrano fortuitamente, mentre Sid è in fuga da due rinoceronti imbizzarriti. Il Mammoth salva Sid, ma poi non riesce più a toglierselo da torno... Ed è durante uno dei loro battibecchi che incontrano una donna umana morente, con un bambino.
I due non riescono proprio a ignorare il visino rotondo del bimbo, per ciò decidono di seguire gli uomini per riportare loro la creaturina. Nel loro viaggio saranno accompagnati da una tigre dai denti a sciabola, Diego, che vorrebbe donare il bimbo al suo capo-branco ma che non ha il coraggio di sfidare il Mammoth da solo. Per ciò decide di fare il doppio gioco nella speranza di condurre i suoi compagni di viaggio in una vera e propria trappola. Durante il cammino, però, Diego scoprirà di avere un cuore e...

Per quanto ormai questo cartoon abbia molti anni sulle spalle, è ancora splendido. Diverte, la CGI è ancora all'altezza della situazione, e la storia ha un lieto fine commuovente. Cosa si può volere di più?

Da vedere!




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domenica 22 gennaio 2017

007 Spectre - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E' passato parecchio tempo da quando pubblicai su questo blog le recensioni dei primi tre film di 007 con Daniel Craig. Spectre è l'episodio conclusivo... E c'è un motivo per cui ho aspettato tanto: Il film è una vera e propria delusione.

No, non fraintendetemi. Gli ingredienti ci sono tutti e la pellicola è degna di tutta la saga di 007. Il problema è nascosto nel villain, in come è stato concepito, e nel modo in cui è rappresentato. Ma andiamo con ordine e parliamo della trama.

Dopo i recenti attacchi all'MI6 i servizi segreti anglosassoni sono al punto di svolta. Le nuove generazioni premono per un servizio più moderno ed efficiente, per una intelligence che veda connessi tutti i servizi segreti mondiali, e che non si basi più sull'iniziativa degli agenti 'doppio-zero', bensì su una coordinazione globale in cui elettronica, intelligence, e cooperazione vadano tutte di pari passo. Il problema è che con la morte di M Bond viene messo di fronte a un bivio. Da un lato deve obbedire ai suoi nuovi superiori, dall'altro vorrebbe rispondere all'ultimo appello di M, che di nascosto lo mette sulle tracce di una nuova organizzazione criminale che scoprirà essere chiamata Spectre. Tralasciando i dettagli, Bond viene sospeso dal proprio lavoro, e in forma privata prosegue la sua investigazione, grazie anche alla compiacenza di Miss Moneypenny e da Q. Ciò lo conduce a una scoperta sorprendente: A capo della Spectre c'è il suo fratellastro creduto morto da piccolo, assieme al patrigno, durante una valanga.

E qui cominciano i problemi: La Spectre è una incredibile associazione criminale in procinto di controllare praticamente l'intero pianeta. Credere che sia stata creata solo per far soffrire Bond è un po' al di sopra della credulità di un qualunque spettatore. Eppure è così che ci viene spiegata dal suo stesso capo, nonché fondatore. La gelosia del fratellastro verso Bond ha spinto quest'ultimo a costruire una istituzione totalmente incentrata a far soffrire Bond: Uccidere le sue donne, far fallire il suo lavoro e tutto ciò in cui crede, farlo isolare dal mondo e da tutto ciò che egli vede come importante attorno a sé. E' un po' eccessivo, e addirittura troppo anche paragonandolo alla trama di un qualunque Avenger e/o membro della Justice League.
Ma a tutto ciò si aggiunge il paradossale, con tanto di spiegoni del villain durante i quali Bond trova il tempo per riprendersi dalle batoste e vincere gli scontri, con tanto di cattivo che si mette a guardare la fine del suo nemico, esponendosi direttamente, e alla fine perdendo mestamente il conflitto... roba da fumetti anni sessanta, e che già negli anni ottanta erano dimenticati, e che poi cominciarono a essere usati per costruire storie di spionaggio comiche come Johnny English.

Insomma: Ottimo film fintanto che non vengono rivelate le trame dei cattivi... Per il resto, tutto perfetto. Fotografia, effetti speciali, glacialità di Daniel Craig, e persino la sigla del film.



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sabato 21 gennaio 2017

Scusate se Esisto! - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
A volte si ha voglia di svagarsi, di non pensare a nulla, di staccare un po' la spina, di guardare un film che distragga dalla quotidianità. In questi casi ci vuole una commedia all'italiana, di quelle fatte con cura, e non le volgari ritrite produzioni che valgono meno di quanto costa realizzarle (n.d.r. Solitamente note ai più come cine-panettoni). Ci vuole un film come Scusate se Esisto, che potrebbe rientrare nella categoria dei film che citavo, anche se proprio proprio non permette di staccarsi totalmente dalla quotidianità...

La storia è quella di Serena Bruno, architetto di successo all'estero, con una grande nostalgia per il bel-paese. E così, ignorando tutti gli amici che le consigliavano di desistere da questa folle idea, lei torna in Italia, e ovviamente non riesce più a trovare lavoro, a parte un posto part-time come arredatrice d'interni in un mega-store di camere per bambini, e un posto come cameriera in un ristorante. A ogni modo non desiste dall'impresa, e continua a fare colloqui, e a rifiutare offerte di lavoro con clausole sessiste e vessatorie, eccetera eccetera.
Per fortuna c'è Francesco, bellissimo, affascinante, proprietario del ristorante in cui lei fa la cameriera, che la sprona a continuare a fare colloqui, e la prende in simpatia... E Serena pensa pure che ci sia qualcosa di più, finché non capisce in maniera piuttosto esplicita che lui è gay.
Ed ecco che capita l'occasione, a un colloquio scambiano il suo nome come quello di un uomo. Invece che Serena Bruno, Bruno Serena... E lei, stanca dei continui rifiuti, decide di stare al gioco, e di proporsi come l'assistente del Dott. Bruno Serena, attualmente impegnato in Giappone per la costruzione di non so cosa.
Ottiene il lavoro. Ma il problema diventa quello di tenere in piedi la farsa, visto che i datori di lavoro vogliono conoscere di persona il Dott. Bruno Serena. Per ciò lei decide di coinvolgere Francesco nel suo folle piano e...

Situazioni surreali, divertenti, ma mai volgari. Anzi... C'è sempre un tocco delicato in ogni scena, e non si è mai offensivi nei confronti di una qualunque categoria presentata nella pellicola. E' però una commedia agrodolce, perché mostra pregi e difetti del nostro paese. La grande forza di volontà degli italiani, i meccanismi assurdi su come funziona il mondo del lavoro, la pari-diversità tra uomo e donna (n.d.r. Se una giovane donna architetto può aspirare solo a diventare assistente, i giovani uomini architetto finiscono col fare le fotocopie), i contratti capestro, eccetera eccetera eccetera. Commedia che tocca anche la realtà, perché  oltre a ciò che già ho descritto fin qui, la vicenda, per quanto molto estremizzata, si ispira a una storia vera (n.d.r. qui), 
Commedia davvero ben realizzata, ben recitata, anche dalla Cortellesi, che devo dire solo di rado trovo nelle mie corde nonostante ne riconosco le doti artistiche. Bravissimo anche Bova, molto convincente nel suo essere gay. Bravi tutti, davvero.

Una commedia che strappa più di un sorriso, di una risata, e col giusto lieto fine... Forse (n.d.r. Perché cercando su internet non son riuscito mica a capire se il famoso chilometro verde è stato realizzato). 


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venerdì 20 gennaio 2017

Maya, il linguaggio della Bellezza - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri

Non so voi, ma io non avevo mai visto dal vivo l'arte precolombiana. Avere una mostra dedicata ai Maya, a Verona, è stata un'occasione ghiotta per colmare questa lacuna, e per immergermi in un mondo molto differente da quello studiato e da quello vissuto. Niente Egizi, quindi, e niente Babilonesi, Assiri, Romani, Greci, e quant'altro. Qui si va nelle americhe, e non nelle americhe che conosciamo tutti quanti...


L'esposizione durerà fino al 5 marzo, per cui c'è ancora tempo per andarla a visitare con calma, ed è ospitata dal bellissimo Palazzo della Guardia, proprio di fronte all'Arena, in Piazza Brà. Un percorso affascinante diviso in sei sale tematiche in cui si viene introdotti nella loro cultura, e nel loro modo di vivere. Opere che ci mostrano come decoravano i loro corpi, come vestivano, quali attrezzi usavano nella quotidianità, com'era organizzata la loro società, e ovviamente la loro complessa religione, e la loro quasi intraducibile scrittura.


Sculture a forma di animali, a forma umana, o ibrida tra le due; oggetti d'uso comune; maschere cerimoniali; urne funerarie; fregi e gioielli; tutto ciò ci farà immergere in un mondo che potremo assaporare anche attraverso alcuni resti della loro architettura.

Scopriremo che i maya deformavano il cranio dei loro bambini appena nati, che si limavano i denti, che intervenivano sul proprio corpo con pitture permanenti, o elaborati tatuaggi, o ancora cicatrici superficiali.

Attraverso le oltre 250 opere scopriremo che la loro visione del cosmo era strettamente legata alla religione, e alla loro visione della natura. Che gli animali erano parte integrante della loro vita, e ne simboleggiavano il cammino quotidiano, o i credi religiosi. Impareremo a interpretare la loro scrittura, o per lo meno a distinguere i numeri dalle parole e tanto tanto altro ancora.

E' stata un'esperienza davvero interessante, che consiglio a tutti, se non altro per avere un'idea di come si fosse evoluta la cultura umana in paesi molto lontani dal nostro. Comprendere le analogie, e le incredibili differenze, aiuta anche a capire quanto malleabile sia l'essere umano, e quali potenzialità abbia quando non è costretto entro certi binari come invece avviene oggi, dove tutta la popolazione del pianeta, a parte qualche nicchia isolata, è ormai divenuta preda della globalizzazione.

Qui di seguito un video che ho trovato su youtube in cui è possibile vedere qualche scorcio dell'esposizione.



Il sito della Mostra: qui.
Il catalogo della mostra: qui.
I biglietti della mostra sono disponibili qui.
Altre info: qui e qui.


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giovedì 19 gennaio 2017

Chanbara - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Altra presenza nella mia wishlist natalizia era Chanbara, storia di Roberto Recchioni, disegni di Andrea Accardi. Si tratta di una pubblicazione a colori prodotta da Bao e relativa a una miniserie di Recchioni uscita qualche tempo fa, in bianco e nero, credo con Bonelli.

Il volume racchiude tutte le uscite della versione "bonelliana", ovviamente. 
Personaggio chiave di vicende differenti è il vecchio Ichi, cieco, povero mendicante, ma che la sa molto lunga. Due storie vengono raccontate con crudezza e una strizzatina d'occhio a Zatoichi di Takeshi Kitano (n.d.r. Omaggio tra l'altro voluto dagli autori).

La prima delle due storie ci racconta le peregrinazioni di un giovane samurai alla ricerca del proprio maestro, fuggito al cospetto della morte, per far sì che questo torni a palazzo per ripristinare il proprio onore e accettare il proprio destino. La seconda vicenda parla invece di vendetta, di una figlia destinata in sposa che vede il proprio padre morire schernito dalle risa del suo futuro marito. In questo caso la ragazza verrà addestrata alla lotta, e userà le proprie armi per dissetare il suo bisogno di... giustizia?
In entrambe le vicende è il vecchio Ichi a fungere da collante, guida spirituale, e guida per il lettore in vicende che si discostano parecchio dalla cultura di noi occidentali.



La narrazione è cruda, sanguinaria, come del resto era l'oriente del XVII secolo. I disegni sono davvero ben realizzati, e le storie sono ben costruite. I personaggi sono curati in ogni dettaglio, e affascinanti per la grande profondità dei loro caratteri. 
Il volume si legge velocemente, conquista il lettore e non si fa più lasciare. E' di una qualità davvero degna dei migliori prodotti della Bao. Un tocco di classe è la sovra-copertina in pergamena. Non mancano ovviamente, nelle ultime pagine del volume, alcune bozze dei disegni originali, e alcuni studi dei personaggi...

Davvero un ottimo prodotto!







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mercoledì 18 gennaio 2017

Rio 2, missione Amazzonia - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma quanto ho riso guardando questo cartone animato... E che coreografie... Rio 2 è più un musical che un film d'animazione. E' davvero spettacolare, e mi sono divertito parecchio davanti allo schermo, guardandolo, l'altra sera.

Con il finale del primo film avevamo visto nascere l'amore tra Blue e Jewel, dal cui frutto, in questo film, facciamo conoscenza di tre vispi pulcini, ovvero Carla, Bia e Tiago. Tutti e cinque vivono armoniosamente a Rio de Janeiro mentre Linda e Tullio sono impegnati in una spedizione nel bel mezzo della giungla amazzonica per liberare alcuni animali che la loro associazione aveva curato. Durante questo viaggio Linda intravvede un altro pappagallo della stessa specie di Blu, che si riteneva essere l'ultimo del suo genere, e così i due si mettono alla ricerca di questa vera e priopria chimera. Guardando la TV, Blue scopre che Linda ha scoperto alcuni suoi simili e, su pressione di Jewel, decide di partire per l'Amazzonia, non senza la compagnia dei suoi fedeli amici.
In Amazzonia Jewel ritroverà suo padre, la sua famiglia, i suoi amici... e Blu sarà messo in disparte molto in fretta... Nel frattempo la nostalgia di Linda, e un gruppo di bracconieri, porterà zizzania, paura, terrore, e il ritorno di un vecchio avversario di Blu.

Come ho già detto, il meglio che questa pellicola può offrire sono momenti di risa appassionate, e di occhi spalancati di fronte a coreografie coloratissime, e a canzoni, balli, e musiche appassionanti. E' un vero e proprio musical con momenti di divertimento assicurato... Non ho davvero altre parole per esprimere quanto mi sia piaciuto questo film. Ve lo consiglio davvero.

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martedì 17 gennaio 2017

Un’oncia di azione

Glauco Silvestri
Un’oncia di azione vale quanto, una tonnellata di teoria

Mick Jagger (Le scie) (Italian Edition) (Norman, Philip)
Posizione 5214-5215

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lunedì 16 gennaio 2017

Suicide Squad - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quando Suicide Squad uscì al cinema reputai che non valesse la pena spendere i soldi del biglietto. Forse non sono più tanto attratto da questo genere di film, che diventano sempre più l'uno uguale all'altro, e sempre meno curiosi, ma di Suicide Squad mi piaceva il cast, e di conseguenza ho voluto dare alla pellicola una seconda possibilità, e me lo sono guardato a casa, in una fredda freddissima sera invernale.

Nota a margine: Il film va visto dopo aver visto - almeno - Batman vs Superman.

Dunque. Superman è morto (n.d.r. Forse), e Batman è considerato un mezzo delinquente (n.d.r. Per quanto stia organizzando la Justice League). Il governo statunitense è un po' preoccupato del fatto che esista ben più di un alieno (n.d.r. Superman), e ben più di un meta-umano (n.d.r. Wonder Woman),e di sicuro non crede che tutti quanti possano avere la moralità avuta da Superman. Di conseguenza qualcuno sta pensando di creare una Task Force capace di tenere testa ai cattivi con super poteri che prima o poi decideranno di minacciare la terra. Ma dove trovare gli elementi giusti per questo infausto compito? Ovviamente nelle peggiori prigioni del paese.
Si raccolgono quindi un serial killer dalla mira infallibile, una psicologa divenuta pazza dopo essere stata torturata da Joker, un ladro australiano amante degli unicorni di peluches, un meta-umano che maneggia il fuoco, un meta-umano mezzo rettile, e lo spirito di una strega che si è impossessata del corpo di una archeologa.
Risultato? Al primo problema la strega fugge, risveglia il proprio fratello, e comincia a costruire un esercito di 'mostri' con cui dominare il pianeta. E gli altri saranno costretti a combattere contro questo esercito, sconfiggere la strega, eccetera eccetera eccetera.

Che dire del film? La prima impressione rimane valida. Non vale i soldi del biglietto. Benché i personaggi siano ben interpretati e discretamente costruiti, manca una trama solida. E' un fumettone proiettato sullo schermo, punto!
Tanti effetti speciali, esplosioni, piroette, scene stroboscopiche, e finisce lì. 
E' il prequel di qualcosa che verrà, perché dopo i titoli di coda l'organizzatrice della Suicide Squad passa tutte le informazioni a Bruce Wayne... E suppongo che queste saranno molto utili a Batman. Ma ormai siamo abituati, no? Film senza capo ne coda, collegati l'uno all'altro, che ti costringono a seguire le gesta dei super eroi come se guardassi una serie TV, o leggessi un fumetto. 
Ma questo non è il genere di film che amo guardare al cinema.



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domenica 15 gennaio 2017

Salgado, Genesi - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri

Uno dei migliori fotografi naturalisti del mondo è di recente sbarcato a Forlì, e ha attirato tantissima attenzione, tanto da costringere gli organizzatori ad ampliare gli orari dell'esposizione per accontentare il numerosissimo pubblico presente.
Un iceberg chiamato 'la cattedrale'
per via della struttura cubica sulla sua cima

Parlo ovviamente di Salgado, con la sua esposizione dedicata al pianeta, e chiamata Genesi per richiamare l'attenzione sugli ecosistemi, sulle zone più estreme della nostra Terra, dall'Antartide, passando per i deserti, per il Madagascar, fino alla Polinesia.
Indigeni su delle imbarcazioni
nella foresta amazzonica
(Brasile)

Un percorso che il fotografo ha compiuto per mesi e mesi, con immensi sacrifici, per raccogliere testimonianze di come era il mondo prima della tecnologia, e di come non lo sarà più, se noi umani non cominciamo a mettere la testa a posto.

Una balena che si immerge
Immagini che meravigliano e che fanno pensare... La speranza è che si riesca tutti quanti ad avere una coscienza e una conoscenza maggiore del luogo in cui abitiamo, e che si cominci tutti quanti assieme a rispettarlo, ad avere cura di lui, e a viverci come se noi fossimo ospiti, e non padroni.

Foto a dir poco incredibili! 

C'è poco da spiegare. C'è tanto da osservare: Le Balene; i pinguini; i Bufali; gli Iceberg; le dune del deserto; le popolazioni indigene del Madagascar, ancora legate alle loro origini e per niente influenzate dalla vita moderna; popolazioni indigene delle terre artiche, anch'esse ancora legate alle loro tradizioni; e ancora ghiaccio e natura incontaminata.
E' difficile descrivere questa esperienza, che si dipana nella navata centrale della chiesa di San Giacomo in San Domenico. Ed è per questo che, come al solito, vi invito a visitarla anche se non siete appassionati di Fotografia. Però bisogna sbrigarsi perché la mostra chiude il 29 gennaio!

Qui di seguito vi lascio un breve video in cui viene presentata la mostra:



Sito della Mostra: qui.
Il catalogo della Mostra: qui.
Il video documentario del viaggio del fotografo per ottenere questa raccolta fotografica: qui.
Altre info: qui.
Per prenotare i biglietti: qui.



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sabato 14 gennaio 2017

Rio - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Forse non molti di voi sanno che la mia morosa aveva un pappagallo. Si chiamava Loreto, e se ne è andato pochi mesi fa, all'improvviso, pensiamo perché il suo cuoricino era ormai tanto stanco. Aveva più di settant'anni, ormai... E, be' a parte i primi tempi in cui mi artigliava ogni volta che provavo ad avvicinarmi, una volta fatta amicizia, era davvero una creatura spettacolare.

A ogni modo, l'affetto per Loreto non poteva che rinnovarsi guardando un cartone animato di qualche anno fa, Rio, in cui è raccontata con allegria il problema del bracconaggio e del maltrattamento di queste creature incredibili.

Blu è un pappagallo che viene rapito dalla foresta Amazzonica prima ancora che impari a volare. Per via di varie peripezie, finisce con l'andare a vivere assieme a Linda, in Minnesota, che ne diventa non solo la padrona, ma anche la migliore amica. La vita di Linda e Blu è felice e serena finché non viene chiesto loro di recarsi a Rio per far accoppiare Blu con l'ultima femmina della sua specie, così da evitarne l'estinzione. Dopo un po' di tentennamenti, la coppia decide di partire... E qui cominciano i guai. Blu e Jewel - la femmina del pappagallo - vengono rapiti da un trafficante di volatili. Essendo gli ultimi della loro specie, valgono un sacco di soldi, e lui vuole approfittarne.
Tra la disperazione di Linda, e delle mirabolanti avventure, con animali di ogni tipo, il finale sarà ovviamente a lieto fine, ma le risate sono assicurate.

Bella, bellissima colonna sonora. Divertenti le battute, tanto che le risate sono all'ordine del giorno. Ottima la CGI. Film adatto ai grandi e ai piccini. Si sensibilizza lo spettatore il problema del bracconaggio in Brasile, il destino di queste splendide creature, e allo stesso tempo il divertimento non manca.

Da vedere assolutamente.


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venerdì 13 gennaio 2017

Moonfire, the epic journey of Apollo 11 - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
L'inverno scorso stavo facendo una passeggiata in libreria e mi sono fermato di fronte a questo piccolo (n.d.r. Per modo di dire) volume della Taschen dedicato alla missione Apollo 11. Riguardo a questa missione ho già molti documenti, tra cui anche la trascrizione completa dei dialoghi tra la navetta e il centro di controllo a Houston (n.d.r. Scaricabile gratuitamente dal sito della Nasa, qui), mi mancava però un bel volume fotografico che non fosse la solita raccolta di immagini a bassa qualità, o una edizione gigante che non avrei potuto tenere da nessuna parte nella mia libreria.
Insomma... Visto il libro, l'ho preso al volo. Solo di seguito mi sono reso conto che la Taschen ne ha realizzate due versioni: Una in italiano molto più grande, ma paradossalmente con meno pagine, e foto più piccole; e una in inglese, in formato A5, con foto a grandezza naturale, e il doppio delle pagine.
Ovviamente il contenuto è identico, a parte la 'questione' delle immagini che nel formato piccolo sono più grandi che nel formato grande, e tra le mie mani avevo il volume giusto... Preso però per caso.

Nulla da aggiungere sulla qualità delle immagini... A dir poco strepitose ed emozionanti. C'è invece da discutere sul testo, perché non è una normale descrizione di quanto avvenne, bensì una cronaca romanzata di Norman Mailer, che all'epoca fu scritta per la rivista Life. Il testo diviene quindi una specie di romanzo, ove il giornalista, che si fa chiamare Aquarius per non essere riconosciuto, assiste a tutte le fasi di pre-lancio, all'intero volo, e ovviamente ai festeggiamenti finali. Non mancano le riflessioni di Aquarius al riguardo dell'evento storico, i suoi dubbi, le sue visioni del futuro. Fu il pezzo più lungo mai pubblicato dalla rivista, ed è diviso in tre parti, ovvero - come già avevo anticipato - riguardano il 'prima', il 'durante' e il 'dopo'. La pubblicazione della Taschen riporta un estratto della versione ampliata che Mailer pubblicò nel volume Of a fire on the Moon

Cosa dire di questo testo?

Se da un lato mi è piaciuto, dall'altro l'ho trovato estremamente prolisso e riflessivo, e in certi momenti capace di appiattire le emozioni di questa epica missione con un riflettere eccessivo sui massimi sistemi, sulle future religioni, o sul futuro della religione, e/o sul futuro della nostra specie. E' ottima la prima parte, dove vengono studiati i tre eroi, i tre astronauti, i tre pionieri. Emozionante il viaggio, con le testimonianze non solo di ciò che accadde sulla luna, ma anche di ciò che accadde in contemporanea sul nostro pianeta, sia in sala stampa, sia in casa di amici di Aquarius. Meno accattivante il finale, con le feste e le riflessioni a flusso continuo... Che ho trovato davvero estenuanti.
E poi il ricordo... Lo stesso stile lo avevo incontrato in un altro libro, tanti anni prima... Possibile? E allora ho controllato la bibliografia dell'autore, ed eccolo lì: Il Fantasma di Harlot. Lo lessi nei primi anni 90 e ancora oggi guardo quel titolo con terrore... Fu il libro più difficile da leggere in assoluto, per me.

In generale: Foto inedite ad altissima qualità. Un resoconto epico della vicenda. Una pubblicazione di altissimo pregio, per quanto compatta. Merita tantissimo, specie se siete affascinati dallo spazio, specie se siete affascinati dall'umana avventura, specie se siete affascinati dalla tecnologia.




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giovedì 12 gennaio 2017

Capitan America, Civil War - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E con Civil War ho finito la mia collezione di Marvel nella videoteca personale. Uno strano film, non trovate? Dovrebbe essere un 'Capitan America', e invece è tutto incentrato sugli 'Avengers'. Dovrebbe parlare del rapporto di amicizia tra Bucky - divenuto vittima dell'Hydra - ed Evans, e invece finisce per mostrare la frattura tra 'due fazioni' degli Avengers. Dovrebbe affrontare i fantasmi interiori dei vari Super della Marvel, e invece ne mette in mostra solo lo spirito di vendetta (n.d.r. Trad. Avengers). Dovrebbe essere un approfondimento psicologico dei personaggi, e invece è uno scenario in CGI dove far combattere i buoni tra loro (n.d.r. Niente più avversari interessanti? Niente più idee?) come se ci si trovasse in un videogame...

E difatti sono deluso da questo film, perché la saga di Capitan America era quella più umana tra le creature cinematografiche Marvel. Lui era l'eroe irreprensibile, quello buono e puro, che quasi era riuscito a sollevare il martello di Thor, capace di piangere per le vittime perdute in battaglia, di commuoversi di fronte a un passato che non c'è più, e di avere buoni sentimenti per tutti.
Qui è freddo, anzi glaciale, di fronte alla morte dei civili, di fronte agli amici che nella lotta vengono feriti gravemente, di fronte alle parole della gente che non vuole essere un semplice danno collaterale. E' un soldato freddo e spietato, che vede solo il proprio fine ultimo, e a cui poco importa di come riuscirà ad arrivare a compierlo. Di contro il battagliero Tony Stark appare debole, riflessivo, poco convinto. E lo si vede nella lotta contro Capitan America, perché in passato ha affrontato nemici ben più temibili, facendo pure battute da smargiasso, ed è sempre prevalso... Mentre in questo caso sembrava una macchinetta da caffè che viene demolita pugno dopo pugno, quasi desiderosa di essere demolita, perché ossessionata dal fantasma della morte del padre, della madre, e di tutte le vittime innocenti che - in teoria - grazie alla sua armatura doveva difendere.
Assurda è Wanda, che in Sokovia causa una strage per difendere Capitan America, che scoppia in lacrime per ciò che ha fatto, e però dopo una mezz'oretta è già lì che lancia auto in aria, crea campi di forza, distrugge di qua e di là. E per fortuna che Stark aveva preventivamente fatto evacuare la zona, ma chi pagherà i danni di un aeroporto completamente demolito?
E così pure è poco comprensibile il modo di agire delle due fazioni degli Avengers. Forse Rogers avrà ragione sul fatto che il suo amico Bucky sia stato manipolato, ma ciò non giustifica il suo operato nei confronti delle forze dell'ordine, dei governi, della popolazione... E soprattutto dei suoi 'amici'.

Diciamocelo: La trama è quella degli Incredibili.
E' fatto peggio perché non ci si diverte, non ci si affascina più nel vedere i combattimenti, e non ci si commuove per i drammi interiori di personaggi che ormai hanno perso tutto il loro spessore, e somigliano di più a sagome di cartone che si muovono in base a una regia predefinita. E persino i dialoghi... Son roba da ragazzini col testosterone fuori controllo, non di eroi adulti che ne hanno viste di tutti i colori e dovrebbero avere un po' di esperienza sulle spalle per non cadere nell'ira ogni tre per due.

Commento a freddo: Per fortuna è il terzo della trilogia su Capitan America, così chiudiamo in bruttezza, e da questo momento in avanti si parlerà solo degli Avengers.

Buona visione.




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mercoledì 11 gennaio 2017

Frida Kahlo, La Collezione Gelman - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri
Bologna sorprende sempre di più con la giunta Merola, ormai animatissima e sempre aperta a nuove mostre, e forme espressive, e in generale all'arte. Con una parte della Collezione Gelman ospitata a Palazzo Albergati in città giungono opere di Frida Kahlo, e di suo marito Diego Rivera, nonché di altri autori messicani di questo secolo, sempre appartenenti alla collezione succitata.

Riguardo alla vita di questa artista c'è poco da raccontare che già non si sappia. Una ragazza sfortunata che, nella sfortuna, ha comunque saputo lottare e costruire qualcosa di eterno.
Ancora giovanissima, Frida fu vittima di un terribile incidente. L'autobus su cui viaggiava fu preso in pieno da un tram. L'incidente generò parecchie vittime, e pure lei fu creduta morta in un primo momento. Una dei corrimano di legno dell'autobus l'aveva passata da parte a parte, entrando dalle scapole e uscendo dalla vagina. La spina dorsale fu spezzata in più punti, ebbe diverse altre fratture, danni ingenti agli organi interni compresi quelli riproduttivi... Insomma, un vero disastro. 
Una ricostruzione della camera di Frida
Ci vollero diversi interventi, tantissimi interventi, e la mano incredibile di un medico che fece sì che Frida potesse avere ancora una vita, per quanto molto limitata dall'uso di busti rigidissimi, e lunghissimi periodi distesi sul suo letto, ferma immobile, con la sola possibilità di guardare sé stessa attraverso uno specchio posizionato sopra di lei, grazie a un baldacchino.
Ad avvicinare Frida all'arte fu Diego Rivera, pittore messicano di grande successo, che invaghitosi della ragazza, nonostante tutti i suoi problemi, la spinse a proseguire il suo impegno con l'arte. Lei, difatti, durante i primi mesi di invalidità aveva cominciato a disegnare, riportando sul foglio bianco le proprie frustrazioni, le proprie sofferenze, e le proprie paure. Con l'aiuto del pittore, che diventerà suo marito, Frida comincerà a vivere una seconda vita, una vita luminosa, con sprazzi di gioia, momenti di durezza inaudita, e sofferenze continue.

Autoritratto con scimmie
L'esposizione offre l'opportunità di vedere i suoi primissimi lavori, alcuni tra i quadri più famosi, fotografie e filmati ripresi durante la sua breve vita (n.d.r. Morì a 47 anni a causa di complicazioni dovute all'uso eccessivo di antidolorifici, droghe, alcool e medicinali vari, nonché a causa del suo fisico menomato e stressato sin dalla giovane età), gli abiti da lei indossati, i gioielli, e persino alcune pagine tratte dal suo variopinto diario. Non mancano inoltre anche opere di altri, specialmente nel mondo della moda, chiaramente ispirate al lavoro e alla vita di questa incredibile donna.

L’abbraccio amorevole dell’universo
Tra le opere di Frida, ci sono le iconiche e note al mondo intero Autoritratto con collana (1933), Autoritratto seduta sul letto (1937), Autoritratto con scimmie (1943), Autoritratto come Tehuana (1943) e quelle indissolubilmente legate al suo amore per Diego, come L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl (1949); una “Naturaleza viva” (Natura vivente) di straordinario impatto, La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta (1943).


La mostra è interessante e capace di donare emozioni, che mai si piegano alla pietà per il crudele destino accaduto a questa donna, ma piuttosto ammirazione per la sua forza e il coraggio di vivere a pieno la sua vita. Una esposizione che merita di essere visitata, per quanto il numero di opere non sia grandissimo (n.d.r. Circa 100), offre una visione completa sia di Frida, sia del suo compagno di vita Diego.

Qui di seguito potete guardare un video dedicato all'esposizione.


Come ho già detto, la mostra è presente a Bologna, a Palazzo Albergati, dal 19 Novembre 2016 al 26 Marzo 2017.

Maggiori informazioni: qui e qui.
Sito ufficiale: qui.
Per prenotare i biglietti: qui.




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martedì 10 gennaio 2017

Meglio morto che...

Glauco Silvestri
Meglio morto che cantare ancora Satisfaction a quarantacinque anni».

Mick Jagger (Le scie) (Italian Edition) (Norman, Philip)
Posizione 18-18

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lunedì 9 gennaio 2017

Iron Man 3 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma che è 'sta roba'? Harry Ti Presento Sally in formato Marvel? Parto dalla fine per parlare di Iron Man 3, ovvero dal pezzettino di film dopo i titoli di coda, che ormai va tanto di moda, e che ancora non capisco se serve a generare hype per la pellicola successiva, o per costringere tutti gli spettatori a veder scorrere i nomi delle migliaia di persone che hanno lavorato alla realizzazione della pellicola, così da gratificarle almeno un pochettino.

Insomma: Abbiamo Stark che racconta a Banner gli eventi del film, perché questi sono stati momenti fondamentali per spingerlo verso gli Avengers, e smettere di essere un lupo solitario. Una confessione che mette in luce le sue crisi di panico, che ogni tanto si scatenano a causa dei ricordi dello scontro di New York (n.d.r. Avvenuto in The Avengers), della sua insonnia, della sua incapacità di analizzare coscientemente le situazioni in cui si metteva, e del rischio di perdere Pepper per sempre. Ovviamente Banner si addormenta quasi subito, e pure io ho chiuso le palpebre in parecchi momenti del film... Noioso, piatto, dove ormai si è persa ogni traccia degli ingredienti che avevano fatto grande la prima pellicola dedicata a Iron Man

Qui abbiamo Il Mandarino, un terrorista che attacca gli Stati Uniti come fosse un micidiale fantasma. Nessuno riesce a trovarlo/stanarlo/eliminarlo. Tony Stark decide di attaccarlo verbalmente in tv quando, durante un atto di terrorismo, il suo assistente finisce in ospedale e in pericolo di morte. Ovviamente le minacce di Stark vengono prese sul serio, e in un attimo la sua villa viene attaccata da tre elicotteri armati fino ai denti, cogliendo Tony in contropiede, perché in quel momento sta litigando con Pepper, e non ha l'armatura, e  anche quando riesce finalmente a indossarla si trova a usare un prototipo ancora in fase di collaudo (n.d.r. La Mark 42), E la domanda sorge spontanea: Perché non usare una delle varianti precedenti perfettamente funzionanti? Boh!
La villa viene rasa al suolo. Lui non riesce a difendersi e Jasper, in automatico, lo porta lontano dal conflitto. E il Mandarino vince su tutti i fronti, tanto che diventa più sfrontato e attacca direttamente il presidente degli Stati Uniti.
Lontano da tutto, con la Mark 42 pressoché demolita, Stark si fa aiutare da un bambino per ripararla (n.d.r. Ma diciamo sul serio? Nel secondo film si diceva che la tecnologia dell'armatura era 10 anni avanti rispetto a qualunque altra cosa e... Ora c'è un bambino che la aggiusta nel suo laboratorio in garage? MPF!). 
Nel frattempo si scopre che dietro al Mandarino c'è in realtà uno scienziato che 10 anni prima aveva chiesto aiuto a Stark per una sua ricerca, e Stark l'aveva mandato a spendere per poter andare a letto con una biologa... Tutto questo casino per una banale vendetta personale?
A ogni modo, a un certo punto, la trama si appiattisce ulteriormente, con un mega conflitto tra un centinaio di armature guidate da Jasper e l'esercito del Mandarino... Che è composto non da uomini normali, bensì da mutilati che grazie alle tecnologie di quest'ultimo hanno riavuto i propri arti, e qualche capacità extra davvero assurda.

E ancora una volta la trama è banale, e tutto conduce a scene da "sparatutto", con più robot, più superuomini, più esplosioni, più effetti speciali... E tanti saluti al vero significato di 'cinema', perché si assiste a un vero videogame.

Spettacolare, sì, tantissimo! Ma vuoto, davvero molto ma molto vuoto! Io cerco altro davanti al grande schermo, per fortuna che questo è il terzo capitolo della trilogia dedicata a Iron Man. Da questo momento solo Avengers a go-go (n.d.r. Che Dio ci aiuti).


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domenica 8 gennaio 2017

Iron Man 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era il lontano 2014 quando scrissi la recensione al primo Iron Man. Sugli altri due film ho sempre procrastinato perché... Perché come si dice dalle mie parti, li avevo trovati un po' loffi. Visto però che li avevo nella mia collezione, e che mi son promesso di recensire - e di conseguenza vedere - tutti i film della mia collezione, eccomi qui a parlare di Iron Man 2.

Il secondo film parte da dov'era finito il primo. Tony Stark dichiara al mondo di essere Iron Man, e il mondo va in giubilo per la notizia... tutto il mondo tranne Ivan Vanko, figlio di un collaboratore del padre di Tony, che fu cacciato dagli States quando - studiando il Reattore Stark - quest'ultimo manifestò di sfruttare l'idea per fare soldi, e non per aiutare l'umanità. Ivan Vanko, con una laurea in fisica, e i vecchi progetti del padre, riesce a costruire un Reattore Stark nella propria cantina, e a preparare un'arma che possa tenere testa a Iron Man. L'occasione per dare sfogo alla sua ira è al gran premio di Monaco riservato a vecchie auto da corsa, dove Tony ha deciso di competere con la sua vettura da competizione. Durante la gara Ivan entra i pista e semina il terrore. Lo stesso Tony è vittima della furia di Ivan, che - nonostante l'intervento di Pepper e della sua guardia del corpo, che gli procurano in tempi rapidi l'armatura - riesce a stento a fermare Vanko e la sua arma.
E' evidente che l'occasione è ghiotta per l'esercito americano, che da tempo vuole mettere le mani sulla tecnologia di Iron Man. E' evidente che l'occasione è ghiotta per la Hammer, diretta concorrente della Stark Industries (n.d.r. Quando ancora lavorava nel mondo degli armamenti) per le forniture all'esercito. E' evidente che la situazione è ghiotta anche per la S.h.i.e.l.d., che da tempo vorrebbe mettere Stark al proprio servizio. Ciò che nessuno sa è che Tony Stark sta lentamente morendo per avvelenamento da Polonio, elemento fondamentale per il funzionamento del reattore che lo tiene in vita.
Il risultato è un bailamme complicato, che si conclude con uno scontro tra titani nel bel mezzo dell'Expo Tecnologico organizzato da Stark stesso.

L'avvio del film è intrigante, e mantiene il ritmo della precedente pellicola. Anche il villain è di spessore, e ottimamente impersonato da Rourke. Perde grip nella seconda parte, quando interviene la S.h.i.e.l.d. a mescolare le carte, quando Stark si dà all'alcool, quando la Hammer costruisce i droni, quando tutto diventa effetti speciali e ci si dimentica della storia. Difatti lo sbilanciamento tra la prima parte e la seconda è tale da annoiare, perché il castello di carte costruito sapientemente per la vendetta di Vanko poi viene defraudato del proprio valore a causa della stupidità con cui Hammer si comporta, la stupidità di Stark nel modo di affrontare la faccenda, eccetera eccetera, tanto da diventare tutto inverosimile, sempre che questa parola possa essere usata in un film di questo genere. Non c'è niente da fare... Più gli scontri si fanno roboanti e spettacolari, più mi annoio e mi cala la palpebra. Io cerco altro, pathos, spessore, sofferenza, drammaticità, intensità... Non piatta grafica da videogame, per quanto eccellente, con trama da "sparatutto".
C'è da chiedersi perché questa deviazione dal primo film, che ottimo, quando il cast, i tecnici, la regia è la medesima. Non so... Forse la voglia di esagerare, di aumentare l'hype, di dare sempre di più... E alla fine si ottiene meno.

Quindi? Discreto popcorn movie, niente più.



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