giovedì 21 settembre 2017

Vulcano del Monte Busca

Glauco Silvestri
Nelle vicinanze di Forlì, tra le colline dell'area Tosco-Romagnola, è presente - sulla cima del Monte Busca - una Fontana Ardente che all'inizio del XVI secolo fu erroneamente definita come Vulcano. Da quel giorno il 'Vulcano del Monte Busca' è considerato il più piccolo vulcano italiano - forse europeo - ed un punto di ritrovo per i giovani del luogo, dove si fermano volentieri a fare delle chiacchiere, godere dello splendido panorama, e rimanere al calduccio della fiamma spontanea.

Il "Vulcano"

Ma com'è possibile che escano delle fiamme dal sottosuolo senza che ci sia nulla di ultraterreno?
A questo punto mi piacerebbe raccontare qualche legenda, qualche storia di spiriti, di demoni, o addirittura raccontare che si tratti della vera e propria porta che conduce dritto dritto all'Inferno, visto che la località in cui è situato si chiama per l'appunto 'Inferno', Ma non è così.

Burning Sky

Detta in soldoni, il 'vulcano' non è altro che un 'buco' nel suolo da cui fuoriesce metano, e che a contatto con l'aria si incendia spontaneamente. In pratica è una fiammella sempre accesa che arde in cima a questo colle, tra i campi coltivati della zona.
E' sicuramente affascinante, ma non si tratta di un fenomeno raro, tutt'altro, in Emilia Romagna - ma anche in Medio Oriente - e forse ovunque è noto siano presenti dei giacimenti sotterranei di gas metano, si possono trovare abbastanza facilmente. E in effetti qui, sul Monte Busca, per un breve periodo negli anni trenta, fu costruito un metanodotto che 'rubò' il gas alla fiamma eterna, per rifornire la macchina bellica italiana impegnata nella seconda guerra mondiale, spegnendola.

This must be the Place
I resti della struttura da cui partiva il metanodotto
Dopo la guerra, quando il metanodotto cadde in disuso, la fiamma si riaccese spontaneamente. Nessuno più si interessò della zona (n.d.r. In realtà alcune società petrolifere fecero qualche scavo per sondare il giacimento, ma fu considerato di scarso interesse e dalla fine degli anni settanta la fiamma è accesa e nessuno la disturba più), tanto che ormai è diventata una sorta di meta turistica, o per lo meno un luogo dove passare del tempo a godere della natura circostante.

Fiamma all'orizzonte
Alcuni ragazzi immortalati a distanza mentre osservano il vulcano
Come avrete intuito, il weekend scorso ho avuto l'occasione di andare a curiosare in quelle zone. Qui sopra avete osservato alcune delle foto scattate nella zona (n.d.r. Non molte). E' stata una bella escursione, anche se ci siamo un po' lasciati andare con i tempi, e alla fine abbiamo raggiunto il nostro obiettivo solamente a sera inoltrata e con il tramonto alle porte.

Se siete interessati a guardare anche il resto dell'album dedicato al vulcano, cliccate qui, e - come al solito - buona visione.




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mercoledì 20 settembre 2017

Niente - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Devo ancora capire se questo libro mi sia piaciuto o meno. Di sicuro mi ha lasciato un vuoto, e dopo la lettura di Niente, mi rimane la sensazione di essere stato gabbato, e che le mie aspettative siano state tradite.

La vicenda è totalmente adolescenziale, siamo in Danimarca se ho capito bene, in un paesino di campagna dove i giovani crescono in modo piuttosto... Diciamo innocente. In un qualche modo il libro mi ha ricordato Il Signore delle Mosche, ma una sua versione all'acqua di rose. 

Ebbene, è l'ultimo anno di scuola, prima di passare alle superiori. Pierre Anthon, uno degli studenti - tredici anni - decide di mollare tutto e di andare a trascorrere le sue giornate sui rami di un albero. I suoi genitori, degli hippy, non hanno nulla in contrario perché il ragazzo si è convinto che non valga la pena studiare, perché niente ha significato, e tutto ciò che si fa nella vita, in un modo o nell'altro, finisce in niente, e anche tutto ciò a cui normalmente si da valore, alla fine dei conti non vale nulla, e prima o poi viene dimenticato, o sostituito da altri valori, i quali pure questi finiranno per non valere niente, ed essere sostituiti da quelli che vengono dopo... E la vita stessa non conta niente, perché si nasce per morire, e di conseguenza, perché sbattersi per realizzare qualcosa, che un giorno tornerà a essere niente?
I suoi compagni di classe sono ovviamente sconcertati dal comportamento di Pierre, e decidono di dimostrargli che si sbaglia, sfruttando una vecchia segheria in disuso, e cercando di radunare lì tutto ciò che ha veramente un valore 'assoluto'.
L'iniziativa inizia con ogni buona intenzione, e così vengono raccolte le scarpe preferite di una delle bambine, la bicicletta di uno dei ragazzi, le treccine colorate di un'altra ragazzina... Ma poi l'accumulo diventa un'escalation, e nella raccolta vanno ad accumularsi un tappeto da preghiera, la bandiera danese che sventola da sempre davanti a casa di uno dei ragazzi, il crocefisso della chiesa del padre di uno di loro... E poi addirittura il corpo del fratellino morto, il criceto di una bambina, la testa di un cane randagio a cui tutti erano affezionati, la... verginità di una delle ragazze... il dito medio di un ragazzo bravissimo con la chitarra...
E per fortuna che questa attività viene scoperta, altrimenti chissà dove sarebbero giunti. Ma Pierre rimane sull'albero, e li denigra, e li fa ingastrire ancora di più, e li spinge ancora di più sull'orlo del baratro...

E qui mi fermo perché altrimenti non ci sarebbe più motivo di leggere il libro. Testo che per certi versi è una sfida verso il lettore a ritrovare la propria innocenza di quando era ragazzino, e la brutalità che l'ingenuità può produrre se non è guidata da persone con equilibrio. Qui ci sono dei ragazzini capaci di tutto, privi di una guida adulta, che decidono di fare di testa propria per ricondurre alla ragione uno di loro che ha deciso di uscire dal gruppo. E ovviamente la vicenda va a finire male, davvero male. Peccato però che la narrazione, in prima persona, sia necessariamente piatta - visto che i ragazzi non vedono nulla di male in ciò che stanno facendo - e di conseguenza sia priva del pathos necessario ad amplificarne la gravità.
E' per questo motivo che le mie aspettative sono state tradite. L'intero racconto avviene con un tono per certi versi asettico, come se il narratore non fosse coinvolto nel dramma, bensì fosse un freddo osservatore esterno. 
Di sicuro questo libro è un esperimento interessante, ma non graffia, e tiene il lettore a una certa distanza, e non ottiene - a mio personale parere - l'effetto desiderato. 




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martedì 19 settembre 2017

Buongustaio

Glauco Silvestri
Scrive Brillat-Savarin: «Poiché tutto quanto è mangiabile è sottoposto al suo vasto appetito, l’apparato del gusto raggiunge, nell’uomo, una perfezione rara, facendone l’unico buongustaio del mondo naturale».

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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domenica 17 settembre 2017

Logan - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Prima di tutto alcune domande:

  1. Perché c'è Xavier? Non era morto nel terzo capitolo degli  men per mano di Jean?
  2. Perché Xavier ha delle ciocche di capelli in testa?
  3. Perché un proiettile di Adamantio - ora - può uccidere un Xmen con le caratteristiche di Logan, mentre ne Le Origini gli causò una forte amnesia?
  4. Perché Wolverine ha gli artigli di Adamantio quando invece gli son stati rimossi in Wolverine L'immortale

Diciamo che l'intera saga cinematografica degli Xmen ha qualche problema di continuity, ma è evidente che in Logan, tutti i nodi vengono al pettine visto che - per lo meno io - la considero una sorta di epilogo della "saga classica", e forse il più bel film in assoluto costruito sulle vicende dei mutanti.

Siamo nel 2029. I mutanti sono pressoché estinti a causa di un incidente avvenuto per causa di Xavier, ormai segnato da una grave malattia celebrale. Son rimasti solo in tre: Xavier, Wolverine, e Calibano. Vivono nascosti in Messico, e Logan lavora come autista di limousine per procurarsi il denaro per le medicine con cui tenere sotto controllo Xavier. Ovviamente la loro vita non è tutta rose e fiori. Wolverine sta male, è dedito all'alcool e ai rimorsi, e Xavier salta tra momenti di lucidità e momenti di demenza senile. Nel mezzo tra i due c'è Calibano a fare da bilancia e paciere... Ma si tratta di una convivenza davvero difficile... E ci mancava poi una bambina Laura, perseguitata da vecchi nemici, sempre in cerca del soldato perfetto, gli stessi che fecero esperimenti su Logan, e lo trasformarono in Wolverine.
Insomma, i tre Xmen sono nascosti, in fuga, e ora devono occuparsi di una ragazzina che ha poteri mutanti, la prima dopo decine di anni che non si vedeva più nessuno con queste caratteristiche. E' vero... Lei è stata creata in laboratorio, usando i geni di Logan, e allevata come un cane da combattimento... Ma è sempre una bambina che ha bisogno di una famiglia, e di una speranza.
Per questo i tre partono per un viaggio che ha dell'impossibile, cercando Eden, un rifugio Xmen citato in un fumetto... E solo la piccola Laura sembra veramente credere a questo luogo, mentre gli altri, be' per loro quel viaggio è l'epilogo dell'epopea in cui hanno vissuto, un modo per affrontare i propri incubi, il proprio passato, e cercare di redimersi.

E' un film amaro, Logan, ma è un film carico di significati, di emozioni, di passione. E' probabilmente la pellicola più completa dell'intera trilogia dedicata a Wolverine, e per ciò si dimentica volentieri che la continuity sia stata spezzata in più punti, e ignorata in altrettante situazioni. Del resto a noi interessa Wolverine, che è sempre stato il personaggio più umano del gruppo, quello con delle pulsioni emotive, quello che sapeva amare, che sapeva affrontare il dolore, che si arrabbiava, che si disperava, che sapeva cos'è il sacrificio, e che sempre è stato bistrattato, torturato, temuto, forse più di tutti gli altri Xmen, perché pressoché immortale, e si sa che l'immortalità produce un peso enorme sulla coscienza (n.d.r. Highlander insegna).

Logan è una pellicola completa, cupa, affascinante. La regia è congegnale alle tematiche, e per quanto non manchi l'azione, la suspense, e la tensione, sono le emozioni a tenere le briglie dello scorrere degli eventi. E' un road movie, è un film di supereroi... Nella mia classifica personale, devo dire, si piazza molto in alto, a fianco di Umbreakable, altro film coraggioso, diverso dai canoni classici di questo genere cinematografico.

Molto bello.


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sabato 16 settembre 2017

Il mio grosso grasso matrimonio greco - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Son passati tanti anni da quando uscì al cinema Il mio grosso grasso matrimonio greco. Molti di voi l'avranno visto, l'avranno amato, e con gli anni, magari l'avranno persino dimenticato. Del resto è così che funziona con le commedie, o diventano immortali, o piano piano scompaiono, e tutto ciò anche se sono ben fatte.

C'è da dire che questo film si basa molto sugli stereotipi di un popolo molto chiuso nel proprio passato. Il popolo greco ha un grosso peso sulle spalle, fu la culla della civiltà occidentale, e molto di ciò che oggi diamo per scontato arriva proprio da quei tempi lontanissimi. Spesso però i greci fanno fatica a distaccarsi da tutto ciò, e così si sposano tra loro, vivono in case che ricordano il Partenone, sono legatissimi alle loro tradizioni... Ma sono anche un popolo allegro, che mangia sempre, che fa tanti figli e tanta confusione. Ed è su tutto ciò che si basa questo film, dove Toula Portokalos - trent'anni, single, e insofferenze alle tradizioni di famiglia - trova finalmente l'amore, ma l'uomo che ama non è greco. Se il rapporto tra Ian e Toula è idilliaco, di sicuro l'inserimento di lui nella famiglia di lei è tutt'altro che semplice, e ovviamente viceversa. I due mondi sono talmente distanti l'uno dall'altro che le due famiglie troveranno un punto d'incontro solo attraverso l'Ouzo (n.d.r. Chi non ama l'Ouzo?). La commedia è un continuo intreccio di paradossi, gag divertenti, "scontri tra civiltà", che producono scenette da comicità demenziale, e che riescono sempre a strappare una risata.

C'è ovviamente il lieto fine, ma ciò che conta principalmente è il lasciarsi trascinare dagli eventi, e di ridere dei momenti surreali che vengono proposti, perché qui si cammina sempre su un filo sottile sospeso in aria, e il gioco è quello di accettare dei personaggi che sembrano macchiette da teatrino delle marionette, perché altrimenti il film finisce per deludere le aspettative.

Carino! 


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venerdì 15 settembre 2017

Noi e la Giulia - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che il nuovo corso del cinema italiano, sempre più spesso, produce delle pellicole interessanti, e soprattutto, in qualche verso fuori dalle righe, c'è una rinascita della commedia all'italiana che... Ci voleva proprio!

Noi e la Giulia è una di queste belle sorprese. Il cast è ottimo, la storia funziona bene (n.d.r. Tratta da un racconto contenuto in questo libro) perché parla di noi quarantenni mai cresciuti veramente, delusi dalla vita che abbiamo cominciato, stretti tra le maglie di una società che non da libertà di respirare e - soprattutto - che sogna di fuggire da tutto ciò, di farsi valere, di ricominciare... E se per ricominciare un tempo tutti sognavano di aprire un Bar, oggi il sogno è quello di aprire un agriturismo; e non ditemi che non ci avete mai pensato, voi, di mollare tutto e aprire un agriturismo, perché io - ogni tanto - ci penso!

Nel film ci sono i classici quarantenni che hanno perso fiducia nel loro futuro, nei valori che gli sono stati insegnati, nella vita che stanno facendo. Diego vende auto senza una vera passione; Claudio ha appena fatto fallire la gastronomia della sua famiglia, aperta sin dal 1910; Fausto è un piazzista televisivo inseguito dai creditori. Tutti e tre sono in fuga dalla loro vita, cercano un 'piano B', e la soluzione li porta a conoscersi, e a mettersi in società per aprire l'agriturismo dei loro sogni. Solo che tra sogno e realtà c'è una discreta differenza. Problemi pratici e burocratici, la camorra che esige il pizzo, e i creditori che non mollano mai. E così in quest'avventura viene coinvolto anche Sergio, militante comunista rimasto fermo al '68, che per l'appunto ha un credito bello pesante con Fausto, e che accetterà come pagamento una quota dell'attività, o la giovane Elisa, incinta di non si sa chi, che compare da un luogo qualunque del mondo per occuparsi della cucina e delle stanze dell'agriturismo. E infine c'è anche Vito, arrivato lì per chiedere il pizzo, rapito e ficcato in cantina da Sergio, che pian piano troverà nell'agriturismo un modo per uscire dal tunnel della malavita. E la Giulia? Quella è la macchina di Vito, con un difetto all'autoradio, che viene seppellita in giardino, e ogni tanto la radio si accende diffondendo musica come fosse un coro d'angeli venuto a battezzare la folle impresa di questo gruppo di amici.

Molto bello!



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giovedì 14 settembre 2017

Taccuino di un vecchio sporcaccione - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Bukowski può essere amato o odiato, ma non ci sono mai vie di mezzo quando si parla di lui. La sua scrittura è ai confini con il buon gusto, la sua crudezza è come uno schiaffo che risveglia da un sogno incantato, la sua sciatteria è tale che pare difficile da accettare come vera... Soprattutto, il suo modo di scrivere, senza capo ne coda, senza maiuscole o punti, senza ordine, non viene visto di buon occhio da chi ama le lettere in quanto tali. Eppure Bukowski ha bucato l'immaginario collettivo, perché era una persona veramente libera, faceva ciò che voleva - nel bene e nel male - non dando peso al pensiero altrui, al conformismo della società, a valori effimeri... Viveva come il vento gli diceva di vivere. Passava da una città all'altra, da una donna all'altra, da una bottiglia all'altra, rischiando la propria vita, sperando forse di perdere la propria vita, senza però trovare mai il coraggio di togliersela veramente, e rapidamente, perché il suo modus vivendi non era certo raccomandato da medici e dietologi.

Taccuino di un vecchio sporcaccione è un testo che va al di là delle poesie di Bukowski, o dei suoi racconti. E' una raccolta di articoli che scrisse per un giornale - Open City, se non ricordo male - che affrontava la quotidianità in modo trasversale rispetto alla stampa blasonata. E sulle pagine di questo quotidiano Bukowski aveva carta bianca, nessuna censura, nulla... Per cui in questi scritti c'è lo sfogo di un autore che difficilmente si conteneva nella propria narrazione. Certo... La sua visione del mondo è forse distorta da una mentalità autodistruttiva, e sicuramente dalla bottiglia, eppure la sua crudezza affascina, e se da un lato le parolacce, il sesso, la pessima opinione al riguardo delle donne, il suo modo di vivere privo di preoccupazioni, di coscienza civica, di contegno, sono elementi che disturbano e 'non piacciono', è evidente che non si riesce mai a smettere di leggere. Perché è così che funziona Bukowski. Lui è un magnete, e tra le righe si trovano sempre delle perle di saggezza, la saggezza della strada, la saggezza che raggiungono solamente coloro che toccano il fondo, e magari ci stanno pure bene là sotto.



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mercoledì 13 settembre 2017

Synchronicity - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Torniamo nuovamente a parlare di viaggi nel tempo? Forse! 

In Synchronicity scopriamo che il fisico Jim Beale ha costruito una macchina in grado di piegare lo spazio-tempo. Il suo scopo è proprio quello di viaggiare nel tempo, e per quanto la macchina paia funzionare, ci sono ancora dettagli nella sua ricerca che sfuggono alla sua comprensione, e che cominciano a innervosire i suoi finanziatori, o meglio, il suo finanziatore, il tycoon di una grande corporation che ovviamente vuole avere un tornaconto da questa scoperta, altrimenti - come si suol dire - i rubinetti verrebbero chiusi. 
Per Jim è evidente che la sua scoperta, un giorno, potrebbe cambiare la vita a tutti quanti, ed è così anche per Abby, la donna di Klaus Meisner (n.d.r. Il tycoon), che vede nello scienziato un nuovo Nikola Tesla. Così gli esperimenti procedono, e un bel giorno, dalla macchina fuoriesce 'dal futuro' una Dalia rarissima.
Jim Beale è a tanto così dal successo... Deve solo avere un riscontro nel presente che dimostri che la Dalia provenga realmente dal futuro e: Possibile? La Dalia esiste, ed è conservata nell'appartamento della bella Abby.
Il rapporto da Jim ed Abby si approfondisce e si contorce tra passione, fiducia e sospetti. Difatti Jim non riesce a spiegarsi il perché sia apparsa proprio la Dalia di Abby quando è la stessa Abby ad aver convinto il suo 'uomo' a continuare con i finanziamenti. La cospirazione è dietro l'angolo, e le prove sembrano evidenti quando Jim scova un taccuino in cui sono annotate tutte le cose, anche dettagli tecnici e fisici, che lui ha raccontato a lei in momenti di intimità.
Cosa fare a questo punto? Usare la macchina per tornare indietro e suggerire a sé stesso di non fidarsi di Abby? Perché no? E da quel momento tutto si complica in modo assurdo e contorto, tanto che ripristinare la linea temporale degli eventi pare davvero impossibile.

La colonna sonora omaggia platealmente Blade Runner. La fotografia e le ambientazioni omaggiano platealmente Gattaca. La situazione contorta in cui Jim si barcamena ricorda esplicitamente Memento, e la vicenda ricorda per certi versi Il Tredicesimo Piano.
Il film si guarda volentieri dal primo minuto all'ultimo, specie per cercare di capire dove voglia andare a parare, ma non è sicuramente perfetto. Aiutano molto i due occhi chiari di Brianne Davis, che bucano lo schermo, si guardano sempre volentieri, e confondono ancora di più le acque, ma... C'è qualcosa sotto sotto che non convince. Il film è sicuramente un buon prodotto dal punto di vista estetico, ma alla fine lascia un po' l'amaro in bocca perché sembra un qualcosa di già visto. 



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martedì 12 settembre 2017

La natura onnivora della nostra specie

Glauco Silvestri
La natura onnivora della nostra specie è impressa in modo indelebile nel nostro organismo, che la selezione naturale ha attrezzato per consentire un’alimentazione estremamente variata. Abbiamo denti universali, progettati per strappare la carne degli animali e per macinare i semi dei vegetali. Universali sono anche le nostre mascelle, che a seconda di ciò che stiamo mangiando si muovono come quelle di un carnivoro, di un roditore o di un erbivoro. Il nostro apparato digerente produce un enzima che ci consente di rompere l’elastina, una proteina che si trova esclusivamente nella carne. Il nostro metabolismo richiede la presenza di sostanze specifiche, che in natura si possono ricavare solo dalle piante (come la vitamina C) o solo dagli animali (come la vitamina B12). La varietà non è solo il piacere della vita, ma una vera e propria necessità biologica.

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lunedì 11 settembre 2017

Mamma o Papà - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sapevo che sarebbe andata così, ma volevo comunque tentare con questo titolo che - almeno sulla carta - proponeva una commedia agrodolce capace di strappare belle risate. Ebbene, ciò che stava sulla carta è rimasto sulla carta, e Mamma o Papà non mi ha convinto per nulla.

Quindici anni di matrimonio. Valeria (ingegnere) e Nicola (medico) hanno deciso di divorziare in maniera civile. Hanno tre figli, Mattia (una specie di black block all'acqua di rose), Viola (una teenager sempre incollata al cellulare), e il piccolo Giulio (campione di scacchi); ciò non è però un'ostacolo. I due genitori sono d'accordo su tutto, dagli alimenti, passando per il denaro, la casa, e infine l'affidamento congiunto dei tre figli. Però... Quando ormai è giunto il momento di firmare le carte, ecco che arriva un'opportunità di lavoro all'estero, sia per lui, sia per lei. E ovviamente uno dei due deve rinunciare per badare ai figli, no? Da questo momento è guerra... Non per avere i figli con sé, bensì per appiopparli all'altro genitore.

E' evidente che il film vuole giocare sul paradosso, visto che generalmente le liti tra coniugi che si separano sono generate per motivi opposti a quelli presentati in questo film, eppure non funziona. I buoni sentimenti non si scollano mai veramente dalla storia. Non c'è la crudezza che uno si aspetterebbe, non ci si trova di fronte a una Guerra dei Roses all'italiana. Manca persino la spontaneità nella narrazione, e soprattutto degli interpreti. Forse si salva Albanese, che dimostra una certa disinvoltura nel ruolo che ricopre, ma non mi ha convinto la Cortellesi, bravissima ma troppo teatrale e poco istintiva, specie nelle scene con il topolino (n.d.r. Ma non solo). I figli sono bidimensionali, privi di profondità, messi lì solo perché servivano... E non mi son parsi neppure tanto pestiferi come li racconta il film, capaci di far scappare ogni tata veniva assunta dai genitori per badare loro quando erano fuori per lavoro. Gli amici, poi... C'è forse stato un blando tentativo di imitare il rapporto raccontato in Harry ti presento Sally?

E il finale non è altro che il giusto epitaffio per la vicenda, che no... Non funziona proprio.



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domenica 10 settembre 2017

Immagini dalle Ferie (parte 6): Quel che resta del viaggio

Glauco Silvestri
Eccoci alla fine del viaggio in Norvegia. Come vi avevo preannunciato nei precedenti post, il rientro dai Fiordi ha visto uno stop in Germania, a Bremerhaven, e la definitiva discesa a terra in terra Olandese. 

Bremerhaven è una città portuale che profuma di nuovo. In effetti fu completamente rasa al suolo durante la seconda Guerra Mondiale, visto che era un punto strategico della marina tedesca e che non poteva essere ignorato dalle forze alleate. Per ciò le costruzioni sono tutte moderne, la sua struttura è ordinata e funzionale... manca il profumo della storia che si respira solitamente nelle città europee. 

Fontana dedicata ai navigatori

Gli elementi che richiamano in questo piccolo centro sono un museo dedicato al mare, all'immigrazione, ma soprattutto all'emigrazione post bellica verso gli Stati Uniti. Non mancano monumenti alla navigazione, è possibile visitare una ricostruzione 'funzionante' di un Drakkar Vichingo, di alcuni vecchi battelli a vapore, e... Qui potete osservare alcuni scatti ottenuti in questa curiosa cittadina.

L'Olanda è invece patria dei mulini a vento, e il villaggio di Zaanse Shans è un luogo 'costruito ad hoc' per ricordare come fosse questo paese nell'ottocento, durante il suo pieno sviluppo, e durante il suo espansionismo 'verso il mare'. I mulini venivano usati per tanti scopi, oltre che come macchine per macinare cibo e/o materiali da cui estrarre i pigmenti per le vernici. In particolare, erano usati per pompare via l'acqua di mare dalle terre che si volevano sfruttare. Ogni appezzamento di terra veniva 'asciugato' in circa due anni grazie a questi strumenti prodigiosi. Ovviamente - oggi - i terreni olandesi sono tenuti all'asciutto con l'ausilio di potenti pompe elettriche e i mulini sono divenuti un retaggio del passato, ma è comunque possibile visitarli, e vederli, per quanto ne siano rimasti pochi rispetto agli oltre 15000 (n.d.r. Se non ricordo male) che operavano due secoli fa.

Pale sopra l'acqua

In questa foto si possono vedere tre mulini in linea su una diga artificiale. Oggi il loro compito è solo didattico, ma nell'ottocento venivano davvero impiegati per impedire all'acqua di invadere i terreni alle loro spalle, che venivano coltivati, o usati per l'allevamento, ed erano preziosissimi perché estremamente fertili.
Una bella carrellata di foto di Zaanse Shans è visitabile cliccando qui, sul mio spazio Flickr dedicato a questo angolo di Olanda.

Mentre se siete curiosi di vedere cosa accade a un villaggio di pescatori quando il mare in cui lavoravano viene 'chiuso' per far sì che - a causa delle maree - vada ad allagare i terreni rubati con tanta fatica e usati per scopi umani, vi presento Volendam. Ovviamente quando il mare fu chiuso e perse ogni attrattiva dal punto di vista ittico, i pescatori andarono in crisi e si impoverirono. Ci fu lavoro per loro nei campi, o in fabbrica, ma questi non riuscirono mai ad adattarsi... Finché non scoprirono il turismo. E ai pescatori il turismo piacque tantissimo. Tanto che Volendam tornò a crescere. Oggi il suo porto raccoglie per lo più piccole imbarcazioni private e mezzi per far fare dei tour ai turisti. Le casette in riva al mare si sono trasformate in attrazioni turistiche e/o a negozietti caratteristici per attirare il denaro dei turisti. Una San Marino sull'acqua, in pratica, dove per scoprire i luoghi 'reali' in cui i pescatori vivevano e vivono tutt'ora, è necessario entrare in un dedalo di piccole stradine chiamato Il Labirinto, un posto incantevole dove - però - si rischia davvero di perdersi.

Villaggio 
Lampione e Bici

Le due foto che avete appena visto sono state scattate rispettivamente nella via commerciale e nel labirinto. Cliccando qui potete raggiungere il mio album fotografico dedicato a Volendam, che vi potrà offrire un maggiore approfondimento sul piccolo villaggio, e vi permetterà di dare un'occhiata a un mare chiuso, e ormai composto da acqua dolce.

Rimane da affrontare il tema della vita a bordo di una nave da crociera. Magari molti di voi sono dei crocieristi affermati, altri invece non hanno mai provato a fare una crociera, io ero alla prima esperienza, e ne avrei da dire tante. Diciamo che il primo impatto, quando una volta imbarcato ti trovi al ponte 9, al ristorante self service, per il primo pasto (pranzo) dopo una lunga attesa al terminal del porto, è traumatizzante. Poi si scopre che la nave è abbastanza grande da poter offrire spazio a volontà a tutti, e mano a mano che ognuno comprende ciò che preferisce a ciò che invece non desidera, la vita a bordo diventa piacevole. 

Costa Magica

I ponti dedicati al divertimento (n.d.r. Quelli coperti, visto il clima norvegese, nel nostro caso, erano tre) sono più che sufficienti per tutti, e sembra di essere in una piccola Las Vegas: tra negozi di lusso, bar di ogni tipo, piste da ballo, teatro, locali con pianoforte, luoghi dove poter chiacchierare, casinò, ristoranti, gelateria, internet point, biblioteca, e persino una cappella dove pregare... C'è da perdersi, credetemi. E in un modo o nell'altro, si finisce sempre di fronte al Ristorante Portofino... Era una sorta di assioma assoluto:
Tutte le strade portano al Ristorante Portofino.
Sul mio album flickr dedicato alla Costa Magica - qui - troverete foto dedicate alla nave, ma che probabilmente raccontano poco della mia esperienza personale. Quest'ultima è meglio rappresentata dall'album di fotografie che ho creato su Facebook, e che di giorno in giorno ho arricchito di immagini e video non dico in tempo reale, ma quasi, per creare una sorta di 'cronaca della vacanza'.
Lo potete guardare cliccando qui. L'ordine delle foto è... 'più o meno cronologico', Facebook fa un po' di confusione da questo punto di vista.

E con questo è davvero tutto. Settembre è quasi a metà del suo cammino, e pensare alle ferie estive comincia a darmi qualche problemuccio di nostalgia. 



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sabato 9 settembre 2017

Quel Bravo Ragazzo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che Maccio Capatonda è stata una bella scoperta. Quel Bravo Ragazzo è il secondo film in cui lo trovo, assieme a parte del cast di Coliandro, e devo dire che anche in questa occasione ho passato una serata esilarante, rilassata, davvero un'esperienza che non provo più tanto spesso e così facilmente.

Anche in questo caso la Trama lavora col surreale. Un potente Boss della mala siciliana è in punto di morte e scopre di avere avuto un figlio da una prostituta. Il bambino ha sempre vissuto in un orfanotrofio, e ora che ha 30 anni, ancora collabora con il parroco del piccolo paese in cui vive per aiutare i bimbi senza famiglia. Ovviamente al boss non viene raccontato che suo figlio è un sempliciotto, anzi, gli viene detto che è uno che ci sa fare, e che si chiama Leone! Ed è così che Leone eredita l'impero del Boss, e deve imparare in fretta a come gestirlo, visto che a breve ci sarà una riunione importantissima per decidere chi guiderà la malavita nel Sud Italia, ovvero il Boss dei Boss. Tutto ciò, ovviamente, mentre la polizia indaga sulla 'famiglia' di Leone, e si interessa in modo sempre più insistente sul nuovo venuto, che pare l'anello debole della catena, come in effetti - a causa della sua eccessiva innocenza - è!

Film divertente, che in certi momenti ricorda Johnny Stecchino, e che gioca molto su incomprensioni e luoghi comuni, ma soprattutto prende un po' in giro tutti quanti, dal killer che mangia bacche di goji e litiga col suo compagno che invece mangia solo carne, all'applicazione per avere i pagamenti del pizzo comodamente da casa, senza bisogno di muoversi da un negozio all'altro, a... be' non vorrete che vi svelo tutto, no? 

Il film va gustato, è un gioiellino di commedia all'italiana, e non scade mai sul volgare. Anche per questo mi piace molto. 



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venerdì 8 settembre 2017

I guardiani della galassia Vol.2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Con I Guardiani della Galassia Vol.2 non c'è più la sorpresa. Si sa già cosa c'è da aspettarsi guardando il secondo capitolo di questa saga super-eroica, e di conseguenza l'effetto sorpresa viene a mancare. Ciò che invece non manca è la riconferma di una struttura che funziona, ma soprattutto, di una colonna sonora che fa il 50% del film. Togliendo la colonna sonora, ecco che la pellicola sarebbe una delle solite produzioni Marvel con tanti effetti speciali, un po' di ironia, piacevoli... ma a lungo andare con una trama abbastanza prevedibile.

Però qui si va sul sicuro: La musica è quella giusta. Il cast funziona ed è di altissimo livello, tanto che oltre all'affascinante Zoe Saldana, si aggiungono Kurt Russell e Sylvester Stallone... Senza dimenticare Chris Pratt, che con questa saga dimostra di poter reggere il ruolo di protagonista (dopo una lunga carriera di comprimario).

Il film si avvia dove si chiudeva il primo. I Guardiani della Galassia diventano un gruppo mercenario che si impegna a salvare i pianeti da eventuali minacce (n.d.r. E a qualche furtarello, tanto per cambiare). Ma il plot è incentrato sul padre di Peter, che qui si presenta in grande spolvero, ed è un vero e proprio Dio. Il suo nome è Ego, e già il nome è tutto un programma, ma ovviamente Peter è accecato dall'emozione, e per un attimo la pellicola vira sull'emotività, sui lacrimoni, sulle immagini di padre e figlio che si lanciano una palla, eccetera eccetera. La cecità di Peter è compensata dallo scetticismo di Gamora, la quale ovviamente riuscirà a far rinsavire Star Lord sul finire del film.
Ma l'emotività rimarrà sovrana, perché Tra Gamora e Peter finalmente si intuirà un vero scoccare di scintilla, e il rapporto tra la donna e sua sorella troverà finalmente un chiarimento, e la pace. Lo stesso Rocket troverà (forse) pace e diventerà un po' meno intrattabile. E ci sarà anche qualche sorpresa che non voglio annunciare. 
Vi basti sapere che qui, in questo film, tutti i nodi vengono al pettine e finalmente la parola famiglia, in molti sensi, acquista il valore che dovrebbe avere sempre.

Ottime le interpretazioni. Gli effetti speciali sono un po' troppo invasivi durante le battaglie, che hanno un po' troppo l'aspetto di un videogame. La storia funziona. La colonna sonora è sempre di alto livello... Peccato per la caduta di stile sullo Zune (n.d.r. E la bugia clamorosa riguardo al suo uso sulla Terra, visto che non superò mai 11% delle quote di mercato, dove l'iPod copriva il 70%). Si alza nuovamente il livello nei brevi intermezzi durante i titoli di coda; ce ne sono tanti, per cui abbiate pazienza e guardateli tutti.

Insomma, per concludere, un bel film. 



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giovedì 7 settembre 2017

Immagini dalle Ferie (parte 5): #Stavanger #Norvegia

Glauco Silvestri
Come citare Stavanger e non parlare de 'Il Pulpito'? Eppure Stavanger offre molto di più di un pezzo di roccia che si affaccia su i fiordi da una altezza inaudita. 

Stiamo parlando di una città che è considerata la capitale del petrolio in Europa. Già! Perché la Norvegia era un paese piuttosto povero prima che venisse scoperto il petrolio nei suoi mari, e la sua economia è cambiata totalmente dopo la scoperta... E visto che le sue scorte non sono poi così ampie, si calcola un esaurimento dei pozzi entro il 2050, la Norvegia sta già pensando al 'dopo', e in Europa è forse la nazione che più si sta allontanando dai combustibili fossili. Nelle sue città - già da oggi - è premiato l'uso di auto elettriche e/o ibride (n.d.r. E ce ne sono moltissime), e in futuro (n.d.r. 2020/2024) sarà proprio vietato l'ingresso di veicoli che abbiano propulsori basati sui combustibili fossili. L'elettricità è prodotta sia da impianti eolici - e in mare se ne vedono davvero tanti (n.d.r. Li vedrete in un prossimo post) - sia da impianti idroelettrici (n.d.r. L'acqua non gli manca). In pratica estraggono e vendono petrolio, ma in casa cercano di sfruttare al massimo altre forme di energia, e di sviluppare questo campo di produzione energetica per poterla esportare, un giorno, agli altri paesi europei... Così da non rimanere al palo quando il loro petrolio si esaurirà, e non tornare a una economia di quasi sussistenza basata su Turismo, pesca, e l'allevamento.

Ma torniamo a ciò che sarebbe l'argomento principale, e torniamo alla fotografia.

Ho citato Il Pulpito, per cui partirò da lì anche se - in effetti - è l'ultima delle cose che ho visto a Stavanger. Dovete sapere che la città di Stavanger si affaccia su un fiordo davvero meraviglioso, il Lysenfjord. Le sue acque sono delimitate da pareti di roccia altissime che cadono a piombo sull'acqua. Ovviamente non mancano le cascate, e ogni tanto è visibile qualche isoletta, dove molti abitanti della città hanno costruito una casetta in cui recarsi durante le vacanze.

Rocce

Taglio Verticale

Case nascoste

Scampoli di pioggia

Il Pulpito

E tra queste rocce altissime, l'avrete notato nell'ultimo degli scatti qui sopra, sporge una sorta di gradino quadrato che sembra proprio un pulpito. Ovviamente può essere raggiunto anche a piedi, c'è una sorta di sentiero da seguire, e in circa 2 ore si può ammirare il fiordo da quel punto privilegiato. Ci si può sporgere e guardare giù senza remore, non ci sono protezioni, nulla... E' un pulpito e basta. E da lassù la vista deve essere spettacolare... Io però l'ho visto dal basso, per tanti motivi che non sto a spiegarvi, e non mi pento, perché vedere dal basso una cosa su cui tutti vogliono salire mi ha regalato il privilegio di avere un punto di vista differente rispetto a quello di chi è salito.

Il Pulpito

Sappiate inoltre che Il Pulpito è tagliato da una crepa nella roccia. Gli esperti dicono che è comunque solido e non ci sono pericoli, ma la tradizione norvegese afferma invece che un giorno esso cadrà nel fiordo, e l'onda che ne deriverà andrà a distruggere tutta Stavanger. Speriamo di no...

Nel frattempo, navigando nelle acque sottostanti al pulpito, ho avuto l'opportunità di assaggiare l'acqua di una cascata, di vedere un gruppo di capre che vivono isolate in un fazzoletto di terra fertile circoscritto dalle rocce, di vedere una grotta che era rifugio di briganti, e di godermi il fantastico clima dei fiordi norvegesi (n.d.r. Un attimo piove, un attimo c'è il sole, poi torna a piovere, poi c'è il sole...).

Catching the Water 

Capre sul Fiordo 

Grotta dei Briganti 

Ma come vi avevo anticipato, Stavanger è anche un centro abitato ricco di fascino e di vita. Come tutte le città sui fiordi norvegesi, la sua storia nasce vicino all'acqua, per cui la 'Vecchia Stavanger' non è nel centro dell'abitato, bensì sul suo confine, vicino al porto. Esso è costituito da un gruppo di case di legno, tutte in perfette condizioni, dove ancora ci abitano delle persone. E' una zona pedonale che spesso è invasa da turisti, ma per le strade si possono incontrare anche persone del luogo, magari con i bimbi, al parco, o in un pub, a bere qualcosa sedute a un tavolino mentre osservano l'orda di europei che scattano foto a ogni angolo.

Panorama sulla Città Vecchia

White House

Bandiera

Bandiera

E proseguendo lungo i confini delle acque, si può raggiungere una bella piazza, per noi era giorno di mercato, con una statua al suo centro, la cattedrale, e un laghetto invaso dai gabbiani.

Uomo + Statua + Gabbiano 

Organo

Love Is... 

Rabbia 

Il Porto

Non mancano, come potete vedere dalle immagini, i locali dove pranzare, o godersi un bel drink approfittando del bel tempo. Bisogna però stare attenti al portafoglio... Non che lo scippo sia sempre in agguato, ma per via dei prezzi: Il nostro pranzo, due hamburger con acqua, caffè e un calice di vino, ha totalizzato 720 NOK, che son quasi 72 euro.

E con questa bella notizia si chiude il viaggio in mezzo ai fiordi, ma non le mie vacanze, perché ci aspetta ancora uno scalo tecnico a Bremerhaven (n.d.r. In Germania; qui trovate qualche foto della cittadina portuale), e poi il rientro ad Amsterdam, da cui siamo poi decollati per l'Italia, ma non prima di aver fatto una breve gita nell'interno, a visitare qualche mulino, e a vedere un villaggio di ex-pescatori in un mare chiuso sul territorio olandese. Ma di tutto ciò parleremo nei prossimi giorni.

Se Stavanger vi ha incuriosito, qui potete trovare l'album completo, come al solito, grazie a Flickr.




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mercoledì 6 settembre 2017

Immagini dalle Ferie (parte 4): #Olden #Norvegia

Glauco Silvestri
La cittadina di Olden per certi versi non differisce molto da quella di Andalsnes. Piccole fattorie sparse in un terriorio più o meno fasto sui margini del fiordo. Pulizia ovunque, poca gente in giro (n.d.r. A parte i turisti), e tanta tranquillità.

Fattoria

Tetti in Erba

Chiesetta

Olden ha due chiese. Quella che potete ammirare qui sopra è la vecchia chiesa del paese, e in teoria avrebbe dovuto essere distrutta per i motivi di cui vi ho già parlato in passato. Ma anche in questo caso la chiesa venne risparmiata, e poco distante da essa, ne fu costruita una più grande, rossa, e appariscente perché... Ancorata al suolo con dei tiranti. Sfortunatamente non ho foto decenti di quest'ultima chiesa, per cui fidatevi quando vi dico che, la chiesa rossa, fu fissata al suolo perché - essendo priva di fondamenta come tutte le chiese nei fiordi norvegesi - un giorno piuttosto ventoso questa si mosse, durante una messa e piena di gente, di diversi centimetri dalla sua posizione originale...

Ma olden è famosa soprattutto per i suoi laghi, limpidi e calmi come quello qui sotto rappresentato.

Lago Floen

Ed è famosa per il ghiacciaio che si vede in lontananza, il Briksdal, di cui siamo andati a vedere un lembo (n.d.r. Che termina in un laghetto, il Briksdalsbrevatnet, il quale alimenta un torrente impetuoso che vedrete ritratto nelle foto che seguono). Sfortunatamente anche questo ghiacciaio ha sofferto molto per i cambiamenti climatici, per cui non ci è stato possibile toccare con mano le sue nevi, ma ci siamo andati molto vicino.
Per raggiungerlo è però necessario fare una passeggiata di circa un'ora attraverso un parco naturale protetto davvero affascinante.

Water

Acque Selvagge

Falling

Durante il percorso sono ovviamente immancabili le capre, e le casette con il tetto ricoperto d'erba.

Erba sui tetti
Pasteggiando

E già in questi scatti si intravede il ghiacciaio, che qui di seguito potrete osservare in tutta la sua magnificenza.

Ghiacciaio Briksdal

Per osservare altri scatti di questa bellissima escursione, e della tranquillità di Olden, potete cliccare qui, sull'album completo presente nel mio spazio Flickr.



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martedì 5 settembre 2017

Come dice Woody Allen

Glauco Silvestri
Come dice Woody Allen in Amore e guerra, «la natura è un enorme ristorante». 

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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lunedì 4 settembre 2017

Immagini dalle Ferie (parte 3): #Andalsnes #Norvegia

Glauco Silvestri
Andalsnes è un altro ridente paesino nascosto tra i fiordi di Norvegia. In questo caso siamo scesi a terra senza aver organizzato escursioni particolari nell'entroterra perché... Perché era il 16 di agosto, e volevamo prendercela comoda per riprenderci dai bagordi della festa di ferragosto, a bordo della nave, avvenuta la sera prima.

Paesino tipico con le casette in legno nella zona vecchia, e casette più normali in cemento e mattoni nella zona più moderna. Paesino che sembra deserto dalle foto, e in effetti c'era davvero poca gente in giro... Chissà! Saranno fuggiti tutti al veder sopraggiungere la Costa Magica. Tremila turisti in un sol botto fanno paura, ve l'assicuro. E se contate che al nostro arrivo in porto era già ormeggiata un'altra nave da crociera...

Il Fiordo di Andalsnes

Visto che c'è poco da raccontare per questa tappa del nostro viaggio, vi voglio raccontare qualcosa che dovrebbe rispondere a una vostra silente curiosità: Perché nelle foto si vedono sia casette bianche, sia casette colorate?

Fattoria

Ebbene è una questione di ricchezza della famiglia. Il colore bianco, in Norvegia, era un colore molto difficile da ottenere, e per ciò era molto costoso. Chi non poteva permetterselo colorava la propria casa di un altro colore. Veniva scelto solitamente il colore di maggior costo che la famiglia poteva permettersi, così da mostrare quanto benestanti si era. E ovviamente c'era pure chi faceva il furbo, e dipingeva di bianco la facciata della casa, e di un altro colore tutte le altre facciate.

House and flowers

Bianco e Blu

Window

Altre immagini dedicate ad Andalsnes le potete trovare, come al solito, cliccando qui, sul mio album Flickr dedicato a questa cittadina.




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