mercoledì 30 novembre 2016

Indice degli Argomenti - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
Siamo infine giunti al termine del nostro percorso creativo. La quello della scrittura è un mondo tanto vasto e complesso che il mio corso non può che essere visto come una breve infarinatura sui concetti basilari, giusto per partire, giusto per avere uno spunto da cui approfondire. In rete potrete sicuramente trovare numerosi portali da cui attingere informazioni, e aiuto; portali come Writer's Dream, che da sempre appoggia gli esordienti dagli squali che navigano tra le acque degli autori esordienti.
Tornando però a questo mio breve corso, vi riporto qui di seguito l'elenco completo dei post, ovviamente linkati, dei vari capitoli in cui ho suddiviso il corso di scrittura appena terminato.

L'ordine degli articoli è stato pensato come al giusto percorso da seguire per arrivare al traguardo nel modo più corretto, per lo meno in base alla mia esperienza, e alla mia personalissima opinione.

Va sottolineato che gli argomenti trattati sono tutt'altro che esaustivi, che online potrete trovare siti molto più ricchi di informazioni, e siti che vi offriranno maggiori strumenti per raggiungere i vostri scopi. Ciò non toglie che quanto trovate qui possa fungere da rampa di lancio, o per lo meno da infarinatura sugli argomenti, così che i vostri successivi, e più professionali, studi, possano avere basi - spero - solide su cui poggiare.

Buona lettura e buon lavoro.

  1. Introduzione
  2. Perché scrivere?
  3. L'idea
  4. Racconto o Romanzo?
  5. Struttura
  6. L'incipit
  7. Svolgimento e Conclusione
  8. Tecniche narrative:
    1. Narrare in Prima Persona
    2. Narrare in Terza Persona
    3. La Voce Narrante
  9. I personaggi
  10. Le ambientazioni
  11. Tecniche storytelling (parte 1): Show, don't tell
  12. Tecniche storytelling (parte 2): Ostacoli
  13. Tecniche storytelling (parte 3): Coerenza
  14. Tecniche storytelling (parte 4): Ritmo narrativo
  15. Tecniche storytelling (parte 5): Infodump
  16. Tecniche storytelling (parte 6): Archetipi
  17. Tecniche storytelling (parte 7): Effetto sorpresa
  18. Tecniche storytelling (parte 8): Linguaggio naturale
  19. Tecniche storytelling (parte 9): Usare elementi umani
  20. Tecniche storytelling (parte 10): Non esagerare (Principio di Sospensione della Credulità)
  21. Scegliere il Titolo
  22. Editing (parte 1): Il Testo
  23. Editing (parte 2): Grammatica
  24. Editing (parte 3): Uso di collaboratori
  25. La Pubblicazione
  26. La Promozione
  27. Infine...




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martedì 29 novembre 2016

La mente s’esprime in millesimi di secondo

Glauco Silvestri
La mente s’esprime in millesimi di secondo, al corpo occorre più tempo per evacuare: le due attività unite si compensano.

La tana del camaleonte: Dietro mura di sogno (Italian Edition) (Bonicelli della Vite, Vincenzo)
Posizione 772-773

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lunedì 28 novembre 2016

Un Miliardo di donne come Eva - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Torno a parlare di Robert Reed per recensire l'opera che forse l'ha portato sotto la luce dei riflettori, ovvero Un miliardo di donne come Eva. Di questo storia mi ha incuriosito il metodo narrativo deciso dall'autore, piuttosto che la trama. 

Difatti la vicenda è semplice: Reed ci vuole raccontare di un futuro non molto lontano dal nostro, in cui un fisico quantistico scopre la tecnologia per saltare da una alternativa temporale all'altra attraverso un complesso meccanismo chiamato Ripper. Questo fisico, però, decide di usare questa macchina per i propri scopi personali, per cui si piazza nel parcheggio di una scuola femminile, attiva la macchina, e in un lampo ecco che lui, due camion carichi di scorte alimentari e quant'altro, e l'intero dormitorio del collage, svaniscono dalla Terra che noi tutti conosciamo per ricomparire su una Terra alternativa.
Ed è ovvio che lui è l'unico uomo, ed è ovvio ciò che lui vuole dalle ragazze del collage, ma non è altrettanto ovvio ciò che invece ottiene. Qualunque sia comunque il destino di questo folle scienziato, sul pianeta alternativo si sviluppa una società parallela della razza umana, da cui, dopo diverse generazioni, cominciano a partire altre missioni analoghe per colonizzare altre Terre alternative. Il fatto è che la cultura umana sulla Terra alternativa di origine è parecchio distorta da diverse sette religiose che vedono il Ripper al loro centro. Se alcune vedono nell'uomo il 'Padre' delle comunità future, e spediscono un unico uomo con un harem al seguito, altre preferiscono invece mandare giovani coppie appena sposate, altre ancora coppie decise a tavolino per via delle loro qualità, eccetera eccetera.
Ma non tutti vogliono partire, e non tutti sono destinati a partire. E la storia si focalizza su fratello e sorella. Lei è bella, intelligente, e intraprendente, e non vuole assolutamente finire in un harem, o sposata a un uomo, e comunque essere 'usata' solo per fare figli nel nuovo mondo in cui dovrebbe essere spedita. Lui invece vorrebbe essere un 'Padre', ma per il fatto che è un personaggio tosto, e che è persino finito in prigione per aver difeso la sorella da un rapimento (ovviamente un Padre non autorizzato ufficialmente che, entrato in possesso in modo illegale di un Ripper, aveva deciso di farsi un harem rapendo le ragazze più belle a disposizione), gli è negata tale possibilità.
Insomma, i due crescono assieme incatenati da un destino che li costringe a vivere sul filo della società, entrambi reietti ma per motivi opposti e...

E quello che accade dopo non ve lo racconto perché altrimenti finisce il divertimento. A ogni modo la lettura è piacevole, per quanto non generi mai guizzi di stupore o quant'altro. Anzi, dopo un po' comincia a essere prevedibile in quanto i personaggi sono ben costruiti, ma limitati dai medesimi confini che l'autore definisce all'inizio dell'opera, per cui c'è davvero poco margine di manovra o spazio per la fantasia. E' evidente che si va a parare su un finale scontato e preannunciato... Ciò non toglie che non si tratti di un ottimo racconto, che sia alimentato da una idea interessante, valevole addirittura del Premio Hugo 2007.

Insomma, non eccezionale, ma molto ma molto carino!


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domenica 27 novembre 2016

Absolution Gap - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Quanto tempo era che cercavo un romanzo di fantascienza 'alla vecchia maniera', con astronavi e ambientazione nel cosmo? Una vita ormai. E' giusto che la fantascienza abbia avuto una evoluzione e che abbia cominciato ad affrontare temi che non fossero sempre quelli triti e ritriti dei grandi classici, ma io sono nato negli anni settanta, e mi son visto l'allunaggio di Armstrong su un filmino 8mm che mio padre ha registrato dalla tv in bianco e nero, e per di più sono cresciuto a pane, burro e astronavi.
Per cui, Absolution Gap mi è stra-piaciuto, mi ha fatto tornare ai bei vecchi tempi e, per di più, è un romanzo davvero godibilissimo anche per chi non ha vissuto sulla propria pelle la narrativa classica della fantascienza.

L'unico difetto? E' il capitolo finale di una trilogia (qui i due Urania relativi al secondo e terzo capitolo, il primo è ormai introvabile in questo formato, e bisogna leggerlo in inglese). E ovviamente io ho letto solo questo. Ma è un libro a sé stante, con inizio e fine, e connesso agli altri due in modo sublime, tanto che ora mi trovo costretto a recuperare anche gli altri due, e li voglio assolutamente!

Premessa al romanzo: La razza umana ha colonizzato una bella fetta della galassia. Si è evoluta, e con lei anche altre specie terrestri si sono evolute, come i maiali, ora intelligenti, bipedi, e 'conviventi' nelle umane avventure al pari degli umani stessi. Il volo spaziale è cosa di tutti i giorni in questi romanzi, ma non è possibile superare la velocità della luce. Per cui ci vogliono decenni per andare da un pianeta all'altro, si è costretti all'ibernazione, e le navi più veloci sono chiamate 'sfioraluce. 

La trama: Nello spazio la razza umana non ha avuto incontri ravvicinati con altre forme viventi intelligenti. Però ne ha trovato i resti. Civiltà anche più evolute che hanno lasciato alle loro spalle segni di tecnologia molto più avanzata di quella umana, o meno avanzata, o differentemente avanzata, a seconda dei casi. C'è un nemico implacabile, noto come 'i lupi', che ha l'unico scopo di eliminare dall'universo ogni razza intelligente capace del volo spaziale. I lupi sono macchine. Non si sa chi le abbia create. Si pensa siano una forma di difesa di una qualche razza intelligente che temeva il contatto con altre specie, magari più o meno evolute, magari più o meno aggressive. Uno strumento di cui ha comunque perso il controllo, e che sicuramente stata la causa della fine delle civiltà di cui gli umani hanno solamente trovato i resti. Sono macchine estremamente intelligenti a livello complessivo, e molto semplici a livello unitario. Dei cubetti attratti da forme di energia chimica e/o di altro tipo. Questi si assemblano tra loro formando navi spaziali, meccanismi complessi. Quando aggrediscono un loro bersaglio lo destrutturano completamente, ne assimilano ogni informazione, sia che sia di tipo tecnico, sia di tipo biologico. E' per questo che sono imbattibili. Qualunque arma venga scagliata contro di loro, le prime volte ha effetto, poi non più. E così, lentamente, anche la razza umana viene annientata. Mondi su mondi vengono attaccati dai lupi e sconfitti. Qualche battaglia è vinta, ma nello scontro successivo le stesse armi, e le stesse tattiche non funzionano più. E' solo questione di tempo, forse secoli, ma anche gli umani volgono alla estinzione.
In questo contesto c'è una speranza. Una bambina che, mentre è in grembo alla propria madre, una sorta di mercenaria, viene in contatto simbiotico con un supercomputer di origine aliena. Questo breve contatto da alla bimba conoscenze superiori, nuove armi, e una speranza, che potrebbero, se non portare alla sconfitta dei lupi, prolungare la sopravvivenza della specie, nella speranza di trovare qualcosa di veramente definitivo. Il problema è che questa bambina è contesa dalle tre fazioni umane: gli umani standard, i Co-joiners, e gli Ultra. Le tre 'specie' per quanto collaborino tra loro, hanno interessi differenti, e a quanto si legge solamente umani e Co-joiners sono davvero impensieriti dalla presenza dei lupi, mentre gli Ultra, che praticamente possiedono in esclusiva la tecnologia degli sfioraluce, si limitano a starsene lontani dai lupi, e ad avere solamente brevi contatti commerciali con gli altri due ceppi della razza umana.
La bambina guida un piccolo gruppo di umani verso una luna, Hela, ove si è avuto una sorta di 'primo contatto' con una specie proveniente da un universo parallelo, nota come le Ombre. Queste vorrebbero venire nel nostro universo perché il loro è diventato invivibile a causa di una loro tecnologia di cui hanno perso il controllo, una tecnologia di terraformazione che, automaticamente, avrebbe dovuto riconfigurare la chimica di stelle e pianeti per renderli vivibili, ma che ha cominciato ad aggredire anche i pianeti già abitati. Le Ombre dicono di avere la tecnologia per sconfiggere i lupi, e sarebbero disposti a donarla agli umani in cambio dell'apertura di un portale tra i due universi, che per l'appunto è possibile solo attraverso un macchinario costruito da una razza estinta, e situato sul pianeta di cui Hela è la luna...

Bello, complicato, e costruito su tempi lunghi dovuti alla lentezza dei viaggi interplanetari. I personaggi sono complessi, elaborati fino al dettaglio, e che si rivelano piano piano durante la lettura. Si strizza l'occhio al cyberpunk, e non potrebbe essere altrimenti, perché non ci si può fossilizzare su stilemi ormai vetusti, e i lupi ricordano un po' i Borg, più per la forma che per come ce li ha mostrati Star Trek, visto che la loro intelligenza non è cognitiva.

Per chi ama il genere, lo consiglio!




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sabato 26 novembre 2016

Star Trek - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tutti questi reboot di vecchie glorie cinematografiche sono difficili da digerire, e quando poi sono fatti male, be', ci si domanda che diavolo stia facendo hollywood, se sia in crisi di idee, o se stia solamente cercando soldi 'facili' giocando sui sentimenti di chi ha una certa età... Ma ogni tanto ci beccano, e con Star Trek devo dire che hanno fatto davvero un buon lavoro... Anche se, oggi, io vi voglio parlare del Motion Picture Originale, quello in cui l'uomo, dopo tanti secoli trascorsi, torna ad avere un contatto con [spoiler] la vecchia sonda Voyager, ritornata per entrare in contatto col creatore e, raccontargli cos'ha visto nel suo lungo, lunghissimo, viaggio [fine spoiler].

La missione quinquennale della 'serie classica' è finita da un paio d'anni. Kirk, per meriti sul campo, è diventato ammiraglio, e fa una vita da burocrate a Star Fleet, il centro controllo della federazione. Nel frattempo la vecchia Enterprise è stata portata nel bacino di carenaggio per un aggiornamento completo dei suoi sistemi, e il lavoro è lungo e impegnativo, durante il quale Kirk si deve occupare anche della scelta di alcuni nuovi membri dell'equipaggio, tra cui - ovviamente - il capitano della nave.
Però una grave minaccia incombe sulla Terra. Una strana nebulosa avanza verso il nostro pianeta. Ha attraversato i confini del regno dei Klingon e distrutto tutto ciò che aveva trovato sul suo percorso, e ha persino distrutto una stazione orbitante terrestre sull'orlo dei confini della federazione. Ormai, di questo passo, mancano poco più di 50 giorni prima che giunga sulla Terra e la distrugga, per cui l'Enterprise viene incaricata di andare a stabilire un contatto, e cercare di trovare il modo di far deviare dal suo percorso questo strano oggetto spaziale.
Kirk coglie la palla al balzo per tornare in azione. Entrerà subito in conflitto con il nuovo comandante della nave, e renderà complessa la collaborazione tra vecchi membri e nuovi membri dell'equipaggio. Ma la missione è prioritaria, la Terra è in pericolo, e così - quando la nave si troverà di fronte all'oggetto in avvicinamento - tutti i rancori saranno messi da parte per fare ciò che deve essere fatto.

Molto bello. Sono ormai passati decenni da quando fu realizzato, e si nota che gli effetti speciali sono realizzati alla vecchia maniera, ma è un film del 1979, ed è ancora gradevole anche dal punto di vista visivo. E' ovviamente molto lento... Non si tratta di un action movie come quelli che vanno di moda oggi, e sia i dialoghi, sia la colonna sonora, sono ridotti al minimo così che tutto giri intorno all'idea filosofica che si vuole raccontare. Del resto, tra i collaboratori per la realizzazione di questa pellicola ci fu un tal Isaac Asimov.

Da vedere!


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venerdì 25 novembre 2016

Startrek Beyond - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Il reboot di questa saga non mi dispiace per nulla, l'ho già detto in passato e lo ripeto anche oggi, per quanto è evidente che si è persa molta della filosofia sci-fi che la serie classica di Startrek aveva. Sin dal primo film si era notata una deviazione verso ciò che oggi cerca il pubblico, ovvero la spettacolarità, le esplosioni, le emozioni forti. Non c'è più spazio per la riflessione, lo abbiamo visto qui, e lo abbiamo visto anche in altri sequel o reboot di altre saghe famose. 
Non sempre questa scelta paga, e per certi versi, Star Trek è una brutta gatta da pelare per i 'Signori di Hollywood'. 
Se il primo film ha sorpreso un po' tutti, ed è stato accettato in un modo o nell'altro, nel secondo c'è stato un fuoco intenso ad alzo zero su una pellicola piena di 'problemi', a partire dalla fantomatica valigetta che permette di teletrasportare chiunque su un pianeta qualunque (n.d.r. A questo punto a che serve costruire astronavi?), passando per la nave militare nascosta nell'asteroide, una copia spudorata dell'Enterprise ma più grossa e nera, che fa più paura, e con l'equipaggio vestito di nero, che strizza un po' l'occhio a Star Wars... Ma quella è un'altra storia no? Eccetera, eccetera, eccetera.

Con Startrek Beyond si tenta di raddrizzare il tiro, e per certi versi ci si riesce, anche se goffamente. Una mossa coraggiosa è stata quella di staccarsi dal vecchio Spock in modo estremamente delicato, questo mi è piaciuto molto. E se da un lato si sono staccati da ciò che ha fatto amare il primo film di questo reboot, dall'altro hanno tessuto un nuovo legame riprendendone la roboante colonna sonora (n.d.r. Sabotage, dei Beastie Boys), e per fortuna al brano di Rihanna non ci si fa caso proprio.
Poi c'è l'esplorazione spaziale, e questo è un bel ritorno ai temi classici, ci sono minacce imprevedibili, c'è suspense... non solo azione, azione, e azione. L'ironia, un punto forte del primo film, qui torna ad essere presente, e anche questo è un bene. Ottimo il sistema usato per dire addio a Pavel Cecov, morto nel mondo reale in modo un po' imbarazzante...  Rimane il cliché dell'Enterprise distrutta. La federazione dovrebbe farne una scorta visto che in ogni film la nave non torna mai a casa (n.d.r. Ok, nel secondo sulla Terra ci torna, ma in quali condizioni?), anzi, fossi in loro comincerei a produrre in serie le valigette del secondo film, e dimenticare le navi stellari.
La trama ci sta tutta. Dopo tre anni di missione dove ormai tutti a bordo non ce la fanno più a sopportare la routine quotidiana, l'Enterprise viene incaricata del salvataggio di una nave aliena precipitata su un pianeta sconosciuto in una zona inesplorata dello spazio. Si tratta però di una trappola e... Qui abbiamo un ottimo 'nemico' da sconfiggere, una sotto-trama interessante, e nuovi personaggi su cui varrebbe la pena approfondire. In più si rinsalda il legame tra i nostri eroi, forse ognuno stanco di sé e di chi gli sta attorno, tanto che in pratica tutti hanno chiesto di cambiare incarico senza confidare la cosa agl'altri - evviva l'amicizia!
Ok. L'Enterprise viene distrutta come da copione, l'equipaggio è catturato, solo Kirk, Spok, Bones, e Scotty sono liberi, per quanto feriti sia nell'orgoglio, sia nel corpo, e tenteranno di tutto per sistemare la faccenda. Un classico, quindi!

Tutto ok, a parte la moto... Che nel 23° secolo stona parecchio, specie perché viene trovata su una nave stellare, e mi domando perché, e mi domando dove abbiano trovato il carburante per fare il pieno, e mi domando come faccia a funzionare dopo secoli e secoli di immobilità, e mi domando... Ma non c'era proprio altro modo? Il regista è quello di Fast and Furious, ciò spiega tutto.

Da vedere? Si, dai... Qui si torna in carreggiata!



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giovedì 24 novembre 2016

Il Prequel di #Rambo

Glauco Silvestri
La copertina del primo ebook
Su questo blog ho già parlato di Rambo in diverse occasioni, sia per quanto riguarda i films, sia per quanto riguarda il romanzo che ispirò la creazione hollywoodiana di uno dei personaggi più inossidabili del cinema (n.d.r. E pare che a breve arriverà un reboot senza Stallone, sigh!). 

Oggi torno sull'argomento per segnalare un paio di ebook gratuiti - che poi sta diventando una sorta di saga - scritti da un autore italiano che si presenta con lo pseudonimo di Wallace Lee, dedicati a John Rambo e alla sua giovinezza. 
Già! Sono un prequel della saga. Già! Sono delle Fan Fiction!
Però... Però questi due ebook hanno avuto un notevole successo, Ma la cosa più interessante è che sono stati approvati dall'autore di First Blood, ovvero Primo Sangue, che poi è David Morrell, autore molto prolifico negli States, ma qui non molto 'pubblicato'. 

Io me li sono scaricati, sono curioso, e in un prossimo futuro, probabilmente, troverete la recensione pubblicata qui su questo blog. Nel frattempo bisogna dire alcune cose al riguardo:
  • La copertina è abbastanza curata, ma il font del titolo, e le sue dimensioni, fanno storcere un po' il naso.
  • Gli ebook sono disponibili in italiano, in inglese, e in tedesco, cosa ottima, ma sono solamente in formato Pdf... Che nel 2016 è un po' anacronistico. Per lo meno il formato ePub dovrebbe essere d'obbligo, ma anche un Mobi per chi possiede il Kindle... E che caspita! Sono ebook, dovrebbero essere in un formato compatibile con i più venduti e-reader in commercio, no?
  • Il sito non è male, semplice ma completo.
Link alla pagina del download: qui.

Fonte della segnalazione: qui.



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mercoledì 23 novembre 2016

E Infine... - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
E infine... Non dimenticate di continuare a scrivere. Non arenatevi al 'primo libro', e neppure dovete aggrapparvi all'idea di dedicare tutto il vostro tempo alla promozione del libro già pubblicato. I lettori, se affezionati, pretendono di leggere nuovi testi, e se questi non arrivano in tempi ragionevoli, vi abbandonano come un cucciolo in autostrada durante le ferie estive. 
Forse esagero un pochino, ma smettere di scrivere è un errore. 
Finito un libro se ne fa un altro. 
Anche l'editore vedrà in questa vostra scelta un segno di serietà, di professionalità, di voglia di crescere, e magari vi vorrà nella sua scuderia a tempo pieno e in un men che si dica vi potrete dire 'scrittori di professione'... Chissà! Nel frattempo continuate a scrivere. 
Scrivere aiuta a crescere, anche se si tratta di racconti, anche se si tratta di un'idea che non vi convince al 100%. 
Scrivete, scrivete, scrivete.
Scrivete e approfondite la vostra conoscenza della lingua. Qui potete trovare diversi manuali che possono esservi d'aiuto, ma anche un buon libro di grammatica potrebbe essere d'aiuto per rinfrescare un pochino ciò che si è studiato a scuola.

E se volete divertirvi mentre leggete un buon manuale di scrittura, non posso che consigliarvi il sempre verde Io Scrivo, di Simone Navarra, che molto tempo fa era un esordiente come me, e che ha raccolto le sue esperienze prima su un blog, poi in questa pubblicazione, che sono sicuro apprezzerete.
L'importante è non temere di cadere nella sindrome del foglio bianco. 
Fa paura il mettersi davanti a un foglio bianco e... Non avere nulla da scrivere. In quei casi usate quel foglio come valvola di sfogo, raccontando la vostra quotidianità come se foste il personaggio di un romanzo. Usate le tecniche che conoscete e la vostra vita come fonte di ispirazione. Quelle pagine non verranno mai pubblicate, non diventeranno mai un romanzo, ma vi saranno utili per superare la crisi e ritrovare la voglia di comunicare, di scrivere, di inventare nuove storie. 

Come si diceva "una volta", quando si cade da cavallo, la prima cosa da fare è risalirci subito in groppa. 

Altrimenti cresce la paura, e la paura congela le azioni, e si finisce per non salire mai più sul cavallo. Idem per qualunque altra attività umana, compresa la scrittura. Per cui, lo scrivo un'ultima volta e poi non vi annoio più, continuate a scrivere.


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martedì 22 novembre 2016

Ma non è neanche detto che ci sia bisogno di fuggire.

Glauco Silvestri
Ho imparato che il gioco si fa pesante, prima o poi, e non sempre c’è una via di fuga. Ma non è neanche detto che ci sia bisogno di fuggire.

La tana del camaleonte: Dietro mura di sogno (Italian Edition) (Bonicelli della Vite, Vincenzo)
Posizione 695-696

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lunedì 21 novembre 2016

#BlackFriday is here (too)

Glauco Silvestri
Ogni tanto mi ricordo delle mie creature. E' passato parecchio tempo dall'ultima volta che ho scritto qualcosa al di fuori di ciò che leggete su questo blog. Non si tratta di una crisi da pagina bianca, bensì di una crisi di comunicatività... Che parolona, eh? Ma diciamocelo francamente: Che ve lo dico a fare? (cit. Donnie Brasco).

A ogni modo non so se vi siete accorti che questo venerdì che viene è il Black Friday. Si tratta del venerdì seguente al Giorno del Ringraziamento, festa americana e canadese (n.d.r. Per quanto cadano in date molto differenti), in cui tutti i negozi fanno degli super sconti... A tal punto che la gente si azzuffa all'ingresso dei vari mega-store per accaparrarsi le offerte migliori. Ovviamente anche Amazon fa sconti a go-go, e ha già cominciato la settimana scorsa a solleticare le carte di credito di ognuno di noi.

E chi sono io per esimermi da questo iter consumistico figlio di quest'epoca buia?

Appunto! Per cui oggi mi son svegliato in buona e ho messo tutti i miei ebook in promozione. Era una vita che non lo facevo! A ogni modo:

Da domani 22 Novembre 2016, fino a sabato 26 Novembre compreso, i miei ebook saranno tutti in sconto. Molti saranno addirittura gratis, gli altri avranno una scontistica che andrà a calare mano a mano che si raggiunge la data di scadenza (attorno alle 8 di sera di sabato, ma non ho ancora capito bene come funziona l'orologio di Amazon, temo sia sul fuso orario americano... Per cui non aspettate l'ultimo minuto).

Trovate tutti i miei ebook qui, in formato ebook per il kindle. Sono privi di DRM - per lo meno così li ho impostati - per cui dovreste essere in grado di riconvertirli in ePub, se vi è necessario, grazie a Calibre
Se poi cliccate qui, oltre a trovare i miei ebook pubblicati su Amazon, trovate anche quelli 'storici', che poi son sempre gratis, e che non metto in vendita perché si tratta di fan-novels.

Buona Lettura!


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domenica 20 novembre 2016

Atlantis, l'impero perduto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco un altro capolavoro Disney: Atlantis, l'impero perduto. Assieme a Il Pianeta del Tesoro, di cui ho parlato qualche giorno fa, questo film va un po' fuori dai canoni standard della Disney di 'quegl'anni'. Parliamo di una Disney che faceva cartoni per i più piccoli, spesso cantati, spesso con trame molto semplici, per quanto fossero piacevoli. Qui si denota il desiderio di maturare, e di voler raccogliere - senza mai dimenticare i più piccini - anche una fetta del pubblico adulto.

Il nostro eroe è Milo James, esperto linguista e cartografo col sogno di svelare il mistero del mondo perduto di Atlantide. L'unica freccia al suo arco è il diario di nonno Taddeus, e un libro da lui rinvenuto ove è indicata una mappa per raggiungere il mondo perduto. Siamo nel 1914, e Milo vorrebbe che il museo per cui lavora gli sponsorizzasse la ricerca. Ovviamente ciò non avviene, per cui si appoggia al filantropo - e amico di suo nonno - Preston B. Whitmore, che si offre di pagare tutte le spese, e di accompagnarlo nel suo viaggio, in onore della vecchia amicizia con il nonno Taddeus.
Parte la spedizione, e salvo qualche breve complicazione, il gruppo di ricerca riesce a scoprire Atlantide, che non è un mondo morto, bensì è ancora abitato, per quanto non più capace di vivere dei grandi fasti del passato. La scoperta però alimenta comunque la cupidigia di alcuni membri dell'equipaggio, i quali sono lì per i tesori perduti, e soprattutto, per una fantomatica fonte di energia capace di risolvere tutti i problemi energetici della società umana, una fonte illimitata, pulita, ma estremamente pericolosa. E così si passa alle armi e...

Essendo un film Disney, state tranquilli che c'è il lieto fine, ma non ve lo svelo. Del resto la trama non è molto dissimile a quella vista in Il Pianeta del Tesoro, e altre pellicole Disney... Ma di umana avventura si tratta, e certe linee narrative finiscono sempre per l'intrecciarsi. 
Avidità, amore, viaggio, e scoperta sono sempre stati gli argomenti principe di questo tipo di vicende.

Detto ciò, e per evitare di divagare filosofeggiando sulle storie d'avventura, non posso che sottolineare che i disegni sono di una qualità notevole. La storia intrattiene e diverte. Cosa si può desiderare in più per una serata di relax?

Da vedere!



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sabato 19 novembre 2016

Il Popolo Migratore - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Non l'avevo mai visto prima, Il Popolo Migratore. L'altra sera ho avuto modo di guardarlo, e sono rimasto estasiato, sia per la fotografia, sia per la varietà e peculiarità di specie migratorie, sia per la purezza delle immagini.

Il filo logico del 'racconto' è un'oca, che al momento di partire per il suo lungo viaggio, rimane incastrata in una rete da pesca. Un bambino la libera, ma un brandello di rete rimane incastrato nella zampa perché l'oca di dibatte e il bimbo non riesce a finire il lavoro per bene. 
Così, per tutto il viaggio, quest'oca è riconoscibile... Ma non sarà sempre lei la protagonista, tutt'altro. Oche, anatre, fenicotteri, tutte le specie migratrici sono prese ad esame e mostrate durante il loro volo, durante i momenti di pericolo, durante le difficoltà, ma anche nei momenti di riposo, di aggregazione, eccetera eccetera. Piccole creature, ai nostri occhi, che compiono due volte l'anno dei viaggi di oltre mille chilometri, e a volte molto di più, per andare da nord a sud e viceversa, attraversando montagne, oceani, deserti, città, ghiacciai... Guidati dal Sole, dalle stelle, dal loro istinto.
Si potranno ammirare nei loro rituali d'accoppiamento, mentre covano, mentre si prendono cura dei loro piccoli, mentre lottano per difendersi dai predatori.

Un viaggio davvero affascinante, dalla fotografia incantata, accompagnato da qualche raro sottotitolo, da una voce narrante quasi assente, e da protagonisti alati dal fascino incontestabile. 

Novanta minuti che non annoiano mai. E' da vedere assolutamente.



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venerdì 18 novembre 2016

A proposito di Henry - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi andiamo indietro nel tempo, con un film che è dei primi anni 90. A proposito di Henry è un film che mescola le carte, ha sprazzi da commedia, elementi drammatici, e anche un pizzico di 'film da famiglia' che non fa mai male. L'interprete principale è Harrison Ford, davvero bravo a calzare panni sempre differenti nelle pellicole in cui è presente.

Il film ci parla di Henry Turner, avvocato di successo, cinico, più attaccato al lavoro e alla propria carriera che alla famiglia e a una eventuale coscienza. Ha appena concluso una causa difficile, vincendola, a difesa di medici, e un ospedale, contro un povero malato che voleva un risarcimento danni a causa di un grave errore terapeutico. Dopo la festa per la vittoria, Henry torna a casa, ma ci rimane poco, visto che ha finito le sigarette. Per cui esce per andare dal tabaccaio all'angolo, che proprio in quel momento viene rapinato. Henry si becca due pallottole, una in fronte, una ai polmone. Si salva, ma ne rimane gravemente danneggiato. Ha perso la memoria, fatica a riprendersi, a riconoscere i suoi cari, ed è costretto a ricominciare tutto da capo. Sarà sua figlia Rachel, e il fisioterapista Bradley, a rimettere in carreggiata l'uomo, a farlo tornare al lavoro, e a riscaldare un focolare domestico che ormai da molto tempo era tiepidino. E il nuovo Harry, costretto a imparare nuovamente tutto da capo, scoprirà di non essere più l'uomo di un tempo, e non appena ne ha la possibilità, tenterà di sistemare i danni provocati dalla sua vita precedente.

E' una storia drammatica, di una famiglia spezzata, di un uomo che ha perso la sua identità, inframmezzata da sprazzi ilari dovuti al nuovo Harry sorto dalle ceneri del vecchio, molto più pacato, rigido, e freddo rispetto al nuovo. E' una storia che parla di esame di coscienza, e allo stesso tempo di affetti. E' una storia con risvolti sempre diversi, non banale, e che rivela ogni dettaglio poco alla volta, attraverso indizi peculiari, come i quadri che ritraggono i crackers salati della Ritz. Bravissimo Ford, e degni del suo livello sono i comprimari, molti dei quali di primissimo ordine.

Davvero un gran bel film.



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giovedì 17 novembre 2016

Un Ragazzo - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco, quando leggi un libro di cui conosci a memoria la trama del film, nasce un problema esistenziale: meglio il libro o il film? Di solito vale la prima, ma qualche volta ci si stupisce del fatto che la risposta corretta sia la seconda. Parlando di Un Ragazzo, ovvero di About a Boy, mi trovo in una situazione ancora più peculiare, perché sia il libro che il film sono ottimi, e per di più sono pure molto simili, tanto da pensare che la sceneggiatura del film sia pari pari il testo del libro, a parte il finale, dove nessuno viene umiliato davanti a un pubblico di teenager mentre canta Killing Me Softly with his song, ma... be', accade qualcos'altro.

E devo dire che il finale del film mi piace di più!

La trama è nota a tutti, vero? Will è benestante. Non lavora. I suoi guadagni derivano dai diritti d'autore su una canzone di natale che suo padre scrisse quando Will era ancora un bambino. Vive le sue giornate dividendole in mezz'ore a cui dedicare varie attività: fare shopping, ascoltare musica, fare sport, eccetera eccetera. Will è anche un donnaiolo, ma non riesce a sistemarsi perché sta bene da solo, e soprattutto perché dopo poche sere diventa una persona poco interessante per l'altro sesso, visto che non fa nulla dalla mattina alla sera. Ed è per questo che Will decide di cambiare strategia, di inventarsi un figlio, e di provarci con mamme single. E visto che gli va bene in un paio di occasioni, ecco che si trova invischiato con una mamma single davvero bellissima, amica di Fiona, depressa cronica con un figlio - Marcus - dal carattere molto peculiare. E a causa di questa avventura di solo sesso che finisce per salvare la vita a Fiona, e a entrare nella vita di questo teenager disagiato, che viene schivato anche da quelli che normalmente subiscono maltrattamenti dai bulli, perché lui è ancora peggio... E per un qualche motivo Marcus si affeziona a Will, e non lo molla più, tanto poi che Will comincia ad avere a cuore il destino di Marcus, e di conseguenza di sua madre Fiona.

La differenza principale tra film e libro, a parte il finale (n.d.r. No, tranquilli, Fiona e Will non si mettono assieme), nasce dal rapporto tra Ellie e Marcus. Ellie è la ragazza tosta della scuola, che per un motivo strano prende in simpatia Marcus. Qui il rapporto tra i due diventa sempre più importante e centrale nella storia, mentre nel film rimane una trama secondaria non fondamentale. Ed è per questo che preferisco il film al libro, perché all'improvviso Will diventa un personaggio secondario, mentre Marcus ed Ellie diventano una chiave centrale della vicenda. In pratica il libro è come se si spezzasse in due parti: nella prima tutto orbita attorno al rapporto tra Will e Marcus; nella seconda tutto ruota attorno a Ellie e Marcus. E visto che Will viene presentato come il personaggio principale, colui che narra la vicenda, raccontando pure come funziona la sua vita, appare strano che all'improvviso questo personaggio venga messo, non dico in disparte, ma quasi...
E' evidente che l'autore vuole sottolineare l'evoluzione caratteriale di Marcus, la sua crescita emotiva, e la sua crescita sociale, ma per fare ciò sacrifica la struttura del libro, e mette a disagio il lettore attento, che vede scomparire un personaggio chiave in favore di un altro... Che non avrà vita molto lunga, visto poi che sul finire della storia Marcus saprà stare in piedi sulle sue gambe, e si sarà fatto una teoria tutta sua su come stare al mondo.

Quindi? Il libro è comunque piacevolissimo da leggere, ha un linguaggio lineare, pulito, con riflessioni profonde e interessanti. Lo stile è sicuramente ottimo. E' il primo di Hornby che leggo per cui non posso dire se sia sempre così, o se sia dovuto al tema che l'autore ha deciso di trattare, ma è sicuramente una lettura leggera e distensiva, con spunti curiosi, e qualcosa su cui pensare.



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mercoledì 16 novembre 2016

La Promozione - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
Complimenti! Avete appena pubblicato il vostro libro. L'editore ha già cominciato a distribuire in modo capillare la vostra pubblicazione, sia nelle librerie, sia negli store online, e tutto va a meraviglia. Siete soddisfatti, euforici, e... E ora?
Ora bisogna pensare alla promozione.
Bisogna premettere che di sicuro il vostro editore si sarà già adoperato in questo senso. Avrà prodotto un kit-press degno di questo nome, avrà già contattato le testate giornalistiche principali, i siti dedicati alla narrativa, radio, televisioni, e quant'altro, in base al budget che ha a disposizione per questo tipo di attività. Vi avrà sicuramente detto che dovrete partecipare a delle presentazioni del libro, magari in più luoghi, e non solo nella vostra città.
Ciò non toglie che non possiate darvi da fare anche da soli. 
C'è un mondo vastissimo, fuori, che è pronto a dialogare con voi, e si chiama web 2.0. Per cui bisogna rimboccarsi le maniche. Ecco le attività che si possono fare:
  • Creare un Blog, che andrà curato quotidianamente, o comunque con scadenze fisse, in modo che la sua indicizzazione 'veda' che si tratta di un sito attivo. Il blog potrebbe essere personale, quindi orientato più sull'autore che sul libro. Vi si potrebbe raccontare la vostra esperienza come scrittore, pubblicare annunci sulle prossime presentazioni, raccontare gli eventi, anche con fotografie e brevi filmati, dialogare con i vostri lettori, parlare del futuro, delle prossime pubblicazioni... In pratica diventerebbe il vostro portale, la vostra faccia ufficiale in rete, il vostro sito, il luogo dove tutti sanno di potervi trovare. Esistono molte piattaforme da cui si può partire: Blogger è forse la più semplice; Wordpress è la più completa; magari sarà il vostro stesso editore a darvi uno spazio sul suo portale...
  • Creare una pagina Facebook dell'autore, che dovrà essere curata con dovizia, magari collegata al blog, in modo che quanto scrivete sul blog appaia anche lì. E' il front-end ufficiale tra personaggi e gente comune, ormai lo sanno anche i sassi. Non si può iniziare una attività pubblica senza avere poi una pagina su Facebook.
  • Creare una pagina Facebook dedicata al libro. In teoria dovrebbe pensarci la casa editrice, ma nell'eventualità non lo faccia, ci potete pensare voi. A differenza della pagina dell'autore, qui dovranno comparire solo notizie relative al vostro libro, e di conseguenza: le varie recensioni della stampa, della radio, della tv; un resoconto degli incontri effettuati; un calendario dei futuri eventi dedicati alla promozione del libro. Eventualmente potreste anche raccogliere foto dei lettori con il vostro libro e... Come ho già detto, qualunque cosa che riguardi il vostro libro e solo quello.
  • Non dimenticare gli altri social, Twitter in primis (che può essere linkato a Facebook per far sì da ottenere una doppia cassa di risonanza), ma anche quelli dedicati alla narrativa, come Goodreads e aNobii.
Fatto ciò è necessario indossare la miglior faccia di bronzo che avete, e provare a contattare i blog privati che si occupano di narrativa. 
Molti sono disposti a promuovere le nuove uscite, e se avete qualche copia a disposizione da regalare, a recensire con onestà i libri che ricevono. In questo caso valgono le medesime regole su cui abbiamo discusso nelle precedenti lezioni: molta umiltà, essere cordiali, prima chiedere e poi, se la risposta è affermativa, inviare 'il pacchetto promozionale'. E in caso di risposta negativa, o di nessuna risposta, evitare di assillare l'interlocutore non disponibile, meglio provare con qualcun altro.

Soprattutto: Siate creativi. Potete eventualmente lanciare dei mini concorsi narrativi, con il vostro libro in palio, o ancora chiedere ai lettori di fare disegni legati a quanto raccontato nel vostro libro, eccetera eccetera eccetera.


Questo libro lo trovate qui.
Per quanto riguarda il 'mondo reale', di solito è l'editore che se ne occupa, e di solito lo fa piuttosto bene, ciò non toglie che anche voi non possiate darvi da fare. Se magari l'editore è in grado di farvi partecipare ai grandi eventi, voi potreste provare a organizzare piccoli eventi, come incontri nelle librerie locali, con gruppi di lettura, e perché no - se i temi da voi trattati lo permettono - anche con le scuole. L'editore sarà ben lieto di appoggiarvi, di aiutarvi nel pubblicizzare questi eventi locali, e di aiutarvi nell'organizzazione.

Siate disponibili a viaggiare. Se c'è l'occasione di promuovere il libro sul territorio, fatelo. Qualche sacrificio è necessario. 

Imparate a dialogare con gli estranei, siate affabili, gentili, disponibili ad affrontare argomenti che per voi potrebbero essere banali, triti e ritriti, o già discussi mille volte. Stringete mani, fate foto, firmate copie del libro, e cercate di indurre le persone con cui avete un contatto a lasciar traccia della loro esperienza, e di ciò che pensano del vostro libro, magari online, col link alla vostra pagina Facebook, blog, eccetera eccetera.

Siate mercanti di voi stessi. Avete scelto una attività che necessità di contatti con il pubblico per funzionare, per cui dovete dimenticare la timidezza, e imparare ad avere una parola per tutti, a simpatizzare con tutti, a dimenticare i pregiudizi... In pratica, a essere diplomatici.



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martedì 15 novembre 2016

Invece si tratta di sensibilità!

Glauco Silvestri
Invece si tratta di sensibilità, quando ne hai tanta le ferite del mondo e del tempo alla tua integrità psichica aumentano senza possibilità di riparo.

La tana del camaleonte: Dietro mura di sogno (Italian Edition) (Bonicelli della Vite, Vincenzo)
Posizione 501-502

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lunedì 14 novembre 2016

Il pianeta del Tesoro - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Forse ha qualche anno sulle spalle, ma è forse uno dei più bei film in animazione prodotti da Disney. Ok. Il pianeta del Tesoro ricorda molto Titan A.E., ma non così tanto da da far storcere il naso al punto da interrompere la visione perché è una 'storia già vista' (n.d.r. Quest'ultimo uscì 2 anni prima di questo film disney). 

La vicenda è quella di un ragazzino del futuro, figlio di una locandiera, che sogna di diventare capitano di una nave interstellare. Ottima l'idea di disegnare le astronavi come velieri, spinte da una tecnologia che già oggi si sta studiando, quella delle vele solari. Ciò fa sì che si possa mescolare la fantascienza con la fama dei pirati del 1700/1800. Storia e fantascienza ben mescolate, con una storia tutta disney, ove un giovane 'scapestrato' si redime andando in cerca di un tesoro preziosissimo, quello del più pericoloso pirata spaziale di tutti i tempi. Una sorta di idea steam-scifi per tutte le età, ben disegnata e caratterizzata.

Nel dettaglio: Jim Hawkins è il ragazzo scavezzacollo di cui parlavo qui sopra. Vive sul pianeta minerario Montressor, e sua mamma gestisce una piccola locanda. Una sera arriva alla locanda uno strano viaggiatore, è in fin di vita, e ha con sé un forziere, al cui interno è nascosta la mappa per raggiungere il tesoro del Capitano Flint, un temibile e leggendario pirata. Alla morte del viaggiatore, il ragazzo e sua madre non hanno molto tempo per riflettere, la locanda viene attaccata dai pirati, e loro riescono a fuggire solo grazie a un cliente abituale, infatuato della madre di Jim, specializzato in astrofisica e... molto timido (n.d.r. Il Dott. Doppler). E' quest'ultimo a convincere la madre a lasciar partire il figlio in cerca del tesoro. Assieme prenderanno in affitto il galeone R.L.S. Legacy, comandato dal Capitan Amelia, e con un equipaggio assoldato al momento, composto per lo più da marinai e soldati di ventura. Tra loro, però, si nasconde un'insidia, e per quanto il pianeta sarà raggiunto senza troppi problemi, l'ammutinamento dell'equipaggio metterà in pericolo l'intera ricerca del tesoro, e la vita di Jim, di Doppler, e persino del capitano della nave.

Storia d'avventura, quindi, con il solito lieto fine Disney e un disegno un po' fuori da ciò che Disney produceva in quegl'anni - prima che si prendesse Pixar - e che passasse completamente al digitale, e di seguito al 3D. In Italia la colonna sonora è di Max Pezzali, il ché mi fa tornare giovane al solo ascoltarla. I richiami con il famoso romanzo di Stevenson non mancano... 


Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per una bella serata fatta di popcorn e tv. Da vedere.





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domenica 13 novembre 2016

Fuga di Mezzanotte - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi voglio parlarvi di un film che prendeva la polvere da troppo tempo (n.d.r. Nella mia videoteca, ovviamente!). Fuga di Mezzanotte racconta una storia vera accaduta tra il 1970 e il 1975. E' la storia di un ragazzo americano che cerca di far passare un certo quantitativo di hashish alla dogana di Istanbul... E ovviamente viene colto sul fatto!

Il 1970 è un brutto periodo in Turchia e in generale nel mondo occidentale. Il terrorismo è in pieno fermento. Palestinesi, IRA, chi più ne ha, più ne metta... In effetti, non era molto diverso dai giorni nostri, ma probabilmente si era più ingenui, chi lo sa! A ogni modo, Billy Hayes, ci prova. L'aeroporto è controllatissimo ma ci prova. E quasi non si fa ammazzare quando - per un istante - i controlli confondono i panetti che si era nascosto addosso con tavolette di esplosivo al plastico. Tant'è... Mentre la sua morosa torna a casa indisturbata e non a conoscenza di quanto il ragazzo aveva tentato di fare, lui viene portato in una caserma della polizia. Qui viene perquisito a fondo, interrogato, e - capendo che si tratta di una 'bravata' - lo convincono a indicare chi gli ha venduto la merce con la promessa di lasciarlo tornare negli Stati Uniti. Hayes accetta, ma quando conduce la polizia nel bar dove aveva contattato il venditore capisce che è praticamente impossibile che riesca a trovarlo nei tempi che la polizia vorrebbe. Per cui indica una persona qualunque, e mentre i poliziotti la fermano, lui scappa. Ed è la sua seconda mossa poco furba.
Al processo riesce a spuntare una pena detentiva di 4 anni per trasporto di stupefacenti. L'avvocato dell'accusa voleva l'ergastolo per traffico di droga e minaccia il ricorso. Nel frattempo il ragazzo viene portato in carcere e comincia il suo periodo detentivo. Viene percosso, viene maltrattato... Gli ci vuole un po' per capire come funziona, però ci riesce. A 53 giorni della scarcerazione, però, arriva il fulmine a ciel sereno. Il ricorso viene accettato, si va a un nuovo processo, e la sua pena si trasforma in ergastolo. A questo punto la situazione degenera. Tenta la fuga ripetutamente, aggredisce un delatore, viene spostato in un'area detentiva riservata agli squilibrati e pericolosi, tenta di nuovo la fuga... E come va a finire non ve lo dico!

Bello, potente, drammatico e... Certo, si nota che è un film del 1978, e le scene violente sembrano un po' finte per come siamo abituati oggi, e anche il carcere duro Turco non sembra poi così duro per come viene mostrato. Però l'angoscia del ragazzo è palpabile, la regia e la fotografia è davvero ben fatta, così come la colonna sonora. Due Oscar, un Golden Globe... Nonostante gli apprezzamenti c'è comunque chi dice che la pellicola non sia fedelissima al libro scritto da Hayes dopo il suo ritorno in patria. Libro che non ho letto, e di conseguenza non posso dire la mia sulla questione. Da quanto ho letto su Wikipedia, il finale è completamente diverso da come lo raccontò Hayes. Difatti nel film la fuga non avviene neppure di notte... Ma va bene lo stesso, perché è davvero un ottimo film, ben costruito, e recitato con grande maestria.

Lo consiglio vivamente!




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sabato 12 novembre 2016

Sky High - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Film facile, da famiglia, per certi versi divertente, e dalla trama prevedibile, questo Sky High. Eppure è un buon punto di partenza per divertirsi in stile Disney, a cervello spento, nelle serate stanche in cui i neuroni dichiarano bandiera bianca. Il cast c'è. Abbiamo Kurt Russell che fa il supereroe, Kelly Preston come co-protagonista, e niente di meno che Lynda Carter a fare la preside della scuola per supereroi.

La Trama: Will Stronghold, figlio dei supereroi The Commander e Jetstream, è al primo anno al college Sky High, liceo per supereroi in cui saranno forgiati gli eroi di domani (ma anche i supercattivi!). Il problema è che i suoi super poteri non si sono ancora rivelati, mentre tutti i suoi coetanei li riescono già ad usare, anche se ancora in modo maldestro. Per ciò, pur essendo figlio dei due difensori della Terra, finisce nel gruppo delle 'spalle', ovvero i super con poteri tali da non poter combattere, ma comunque utili per aiutare chi sta in prima linea. Ovviamente al liceo accadono cose da liceo, i bulli perseguitano i deboli, gli insegnanti ingenui vengono continuamente presi in giro, eccetera eccetera, tanto che la più bella della scuola sta organizzando persino il ballo di fine anno. E ovviamente questa fa una corte spietata a Will, forse per la sua fama, forse per il suo bel faccino, o forse per altri motivi che... Si riveleranno più avanti.
Insomma, tutto sembra essere come deve quando, al ballo, un supercattivo svela le sue carte. Con l'inganno riesce a mettere fuori combattimento i genitori di Will, e di conseguenza solo lui, assieme ai suoi amici 'spalle', possono fare qualcosa per fermare il disastro... Ovvero la distruzione della scuola, e la morte di tutte le giovani leve, con la conseguente vittoria assoluta dei supercattivi.

E' evidente che i poteri di Will si rivelano quando serve. Tutto il film è una commedia in cui il figlio dell'eroe finisce per essere prima trattato come una mezza tacca, poi diventa una sorta di celebrità e si allontana dai vecchi amici per quelli che lo inneggiano a loro simbolo, per poi pentirsi di questa scelta, scelta che scatena eventi terribili, e che dimostra la sua ingenuità, e chiedere perdono ai vecchi amici e compagni per poi risolvere la situazione, e - alla fine - ovviamente, tutti vissero felici e contenti (tranne il supercattivo sconfitto).

Però... Però è carino. Ovvio che è pensato per essere una cosa easy, ma gli effetti speciali, la sceneggiatura, tutto quanto è fatto con molta cura. E non mancano alcune citazioni interessanti. L'uso di Mr Iena Plinsky e di Mrs Wonder Woman è un tocco da maestri in questa pellicola, e qualche frase gettata qua e là fa illuminare gli occhi di chi, come me, è cresciuto con i film e telefilm anni 80... Per esempio la scena in cui la preside mette in punizione alcuni studenti in una stanza dove i superpoteri sono inibiti e, uscendo stizzita, dice una frase del tipo "sono stanca di farvi da balia in ogni momento, non sono mica Wonder Woman", e ovviamente Lynda Carter era Wonder Woman :-)

Ok. Dai... Non sarà un truce film della DC Comics, e neppure un roboante film della Marvel, ma si guarda volentieri, se si tiene conto del target d'età per cui è pensato, e se si tiene conto che una strizzatina d'occhio la fa anche a chi bambino non lo è più.



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venerdì 11 novembre 2016

Educazione Siberiana - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo aver visto il film, ormai parecchio tempo fa, mi venne subito voglia di approfondire il discorso leggendo il libro - che poi è una trilogia (n.d.r. Ma l'ho scoperto solo molto tempo dopo) - e, per farla breve, eccomi qui a parlarne.
Ovviamente ho lasciato passare un po' di tempo prima della sua lettura, così da non confondermi le idee con quanto già avevo in testa a causa del film. Scoprire che il romanzo è stato scritto in italiano, che il suo autore vive qui, ma ha riscaldato parecchio... Voglio dire, non capita spesso che in Italia si scrivano romanzi di questo tipo, no?

Ma torniamo a Bomba! Avrete capito che sto parlando di Educazione Siberiana, romanzo autobiografico, e d'esordio, di Nicolai Lilin. E' il primo libro di una trilogia in cui si racconta la gioventù di Nicolai. E' un ragazzo siberiano, cresciuto ed educato all'interno di una comunità criminale capace di seguire regole molto precise, tanto che la sua educazione era proiettata a farlo diventare un - come dicono loro - criminale onesto.
Sono le sue avventure di strada, i suoi crimini da minorenne, le sue giornate al fiume con gli amici, le risse, i primi scontri con le forze dell'ordine, la prigione minorile, i momenti trascorsi con gli adulti, l'esperienza dei vecchi, che portano la loro esistenza tatuata sulla pelle, il rigore di una vita che sta crescendo in un ambiente tutt'altro che fatato.
Vicenda narrata con un certo ritmo e un buon stile. Ferita solo dai continui salti narrativi, ove nel bel mezzo di un racconto, si diverge per raccontare un'altra storia da cui sorge un dettaglio per comprendere meglio la prima, e così si va da un intreccio all'altro, da una storia all'altra, da una esperienza alla successiva, mescolando eventi, aggiungendo aneddoti, e via andare fino alle ultime pagine, quando viene arruolato nell'esercito.

Non è facile da leggere, questo libro, ha un ritmo incostante, e a volte si ripete, ma di sicuro è capace di catturare l'attenzione, se non altro, perché racconta l'epopea di una cultura ormai scomparsa, rasa al suolo dalla modernità e dalle contaminazioni dovute alla globalizzazione, e alla diffusione di stereotipi, e nuovi stili di vita.



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giovedì 10 novembre 2016

Hugo Pratt e Corto Maltese - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri

Non sono mai stato un grande amante di Corto Maltese, lo devo ammettere, però devo riconoscere la bravura di Hugo Pratt nella realizzazione di questo personaggio. Del resto si tratta di un personaggio con cinquant'anni sulle spalle, e a cui - sicuramente - bisogna attribuire parecchi meriti sia nella qualità delle storie, sia nella sua solidità.

Hugo Pratt con alcuni amici sui tetti di Venezia
Corto Maltese è riflessivo, è un viaggiatore, e mai è il protagonista delle sue vicende. E' l'osservatore, l'accompagnatore, colui che vive vicende perché vi ci capita dentro. La storia di questo marinaio di origini maltesi non si discosta molto da quella del suo autore. Figlio di un militare, nella sua vita ha viaggiato in lungo e in largo seguendo il padre. Da ricordare la vicenda che, all'età di nove anni, quando una chiromante gli disse che non aveva la linea della vita sulla mano, se la incise da solo con un coltello. Questo è Hugo Pratt... Colui che ha vissuto nella sua Venezia stando più sui tetti che per le calli. Il suo sogno era di percorrere l'intera città di tetto in tetto... Un visionario, un avventuriero, trovare voi l'aggettivo giusto per questo uomo capace di disegnare tanto bene da diventare quello che è senza aver fatto scuole e/o quant'altro. 

Una delle innumerevoli tavole esposte
La mostra è ricca di tavole originali, tra cui, per intero, l'ultimissima avventura disegnata da Pratt (n.d.r. L'autore volle che Corto Maltese non morisse con lui, per cui nel 2015 è uscita la prima avventura di Maltese non disegnata da Pratt, bensì da due artisti spagnoli che hanno accettato la sfida, e a giudicare dalle tavole esposte in mostra, si sono meritati l'onere e l'onore a pieno titolo).

Ciò che però attira maggiormente l'attenzione, specie per uno come me, che proprio proprio non è interessato al personaggio di Corto Maltese, sono le sue bozze realizzate in acquerello.
Già! Hugo Pratt, oltre a essere un bravo fumettista, era un bravo pittore, e anche un bravo chitarrista... Ma questa è un'altra storia. La mostra offre ovviamente un'ampia collezione di disegni da lui realizzati. 
Alcuni studi dei personaggi realizzati in acquerello
Ovviamente sono tutti legati al suo personaggio più famoso, alle sue avventure, e ai personaggi che il marinaio incontra nelle sue avventure. C'è da rimanere conquistati dai disegni, che se si osservano con attenzione, mostrano una sorta di evoluzione nello stile rappresentativo.
Con gli anni il suo tratto diventa sempre meno dettagliato e più armonioso. E' come se la china tenda ad avvicinarsi all'arte pittorica dell'acquerello. Lo si nota bene nei suoi amati gabbiani - onnipresenti - che verso col passare del tempo diventano sempre più indefiniti, come se Pratt volesse catturare la velocità, il movimento, il volo. E devo dire che questa sua sperimentazione, questa sua evoluzione è tangibile, ed efficace. Tanto che un briciolo di curiosità verso Corto Maltese, e le sue storie, mi è venuta (n.d.r. Mi sa che ruberò i fumetti alla mia morosa per leggere qualcosa di Pratt).

Un altro acquerello di Hugo Pratt
Ma non c'è solo Corto Maltese in questa mostra. E' curioso vedere le tavole e i fumetti originali di Asso di Picche, una sorta di eroe mascherato disegnato da Pratt, ambientato nell'America degli anni 50. E' affascinante Anna della Giungla (1959), Ernie Pike del 1961, Sg.t Kirk del 1955, e altre opere non connesse all'alter ego di Hugo Pratt.
Il percorso espositivo, oltre a raccontare la storia dell'autore, anche con audiovisivi molto interessanti, ci mostrano il legame tra le storie di questo autore e la 'storia', e i personaggi storici, nonché i rimandi letterari che spesso animano le sue avventure, tra cui Jack London, Conrad, la poesia di Yeats, fino a Borges, senza dimenticare il dialogo serrato con famosi fumettisti americani, quali Milton Caniff e Héctor Oesterheld

Insomma, c'è tantissima carne al fuoco e l'intera esposizione non può essere visitata in meno di un paio d'ore - sempre che si sia veramente interessati all'argomento, ovviamente - visto che il numero di tavole è davvero impressionante, e anche i complementi multimediali meritano di essere guardati con calma.

Vi lascio qui di seguito un breve video dove Hugo Pratt descrive il proprio personaggio... E con una frase, in verità una riflessione, detta da Pratt in uno dei video mostrati all'esposizione. Ebbene, suo padre gli disse, prima di morire, di seguire il proprio sogno per essere felice, e gli regalò una copia de L'isola del Tesoro. Pratt, ormai adulto, si rese conto di aver fatto proprio ciò che gli aveva suggerito il padre, ovvero di seguire il proprio sogno e di non lasciarsi soggiogare dalla società. L'unico dubbio dell'autore, però, era la paura del fatto che - vivendo il proprio sogno - un giorno si dovesse svegliare, per scoprire di dover andare a lavorare in un ufficio del catasto veneziano.

Quanti di noi hanno seguito il percorso inverso a quello di Pratt?



Il Catalogo della Mostra: Qui.
Maggiori Info: Qui, qui e qui.


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mercoledì 9 novembre 2016

La Pubblicazione - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
Eccoci giunti al punto cruciale della vita di uno scrittore. Con il manoscritto pronto tra le mani, come contattiamo un editore?

Questo libro è disponibile qui.
Diciamo che al giorno d'oggi ci sono molte vie percorribili. Le più comode, immediate, senza rischi sono quelle che seguono:

  • Self-Publishing;
  • Print-On-Demand.
Le due vie si intersecano al punto tale che quasi potrebbero apparire la stessa strategia di pubblicazione. 
La sottile differenza nasce dal fatto che la prima, per come oggi è intesa, è solitamente rivolta ai titoli in formato elettronico, ovvero gli ebook. 
Amazon KDP, Kobo Writing Life, e Simplicissimus Book Farm sono alcune tra le più note piattaforme di pubblicazione elettronica. L'autore diventa praticamente editore di sé stesso. Sceglierà la copertina, il formato, la tipologia di mercato dove piazzare la propria pubblicazione, la promozione e persino la percentuale dei propri guadagni attraverso alcuni click e tutorial vari ed eventuali. Kobo e Amazon, ovviamente, propongono la diffusione attraverso i loro market di riferimento. Simplicissimus è invece multi-piattaforma, ovvero pubblica su più siti tra cui anche quelli già citati, pur offrendo percentuali di guadagno un po' diverse.
Il Print-On-Demand è invece inteso alla stampa dei vostri libri.
In questo caso il libro è visto come tutti lo conosciamo da sempre, di carta, ed è messo in vendita sia sugli store online, sia - in alcuni casi - in libreria. Portali come IlMioLibro e/o Lulu sono storici in questo settore, ma anche BookAbook può essere un punto di partenza, e pure Blurb...

Queste due strade sono facili, veloci, possono dare un po' di soddisfazione, ma... Non sono la via maestra, o per lo meno quella tradizionale. In questo cado dovrete contattare direttamente:
  • Gli editori;
  • Gli agenti letterari.
Contattare gli editori direttamente è un po' rischioso. Se si escludono i grossi nomi, si rischia di cadere nella trappola dei famigerati Editori A Pagamento. Bisogna essere un po' skilled per non cadere nella trappola perché gli editori a pagamento portano alla pubblicazione sicura. C'è chi vi chiederà di collaborare alle spese, chi vi chiederà di comprare un certo numero di copie, in cambio avrete l'ISBN, un po' di promozione su tv e radio locali, la promessa di una diffusione in tutte le librerie in Italia (spesso però solo su ordinazione), qualche presentazione dal vivo in librerie scelte da voi e/o dall'editore stesso. A volte non vi viene chiesto denaro, ma vi viene chiesto di rinunciare al diritto d'autore per un certo numero di copie vendute... Qualunque sia la promessa, in un modo o nell'altro vi verranno chiesti dei soldi in modo così convincente che probabilmente rischierete di farvi convincere.
Gli editori di altro stampo, invece, non si fanno pagare, ma sono molto ma molto più selettivi. Riuscire a entrare nelle grazie di un grosso editore è davvero difficile. Più facile sarà conquistare un piccolo editore. L'esperienza sarà comunque interessante, ma non farete grossi numeri, e probabilmente non diverrete ricchi e famosi. La strada dell'Agente Letterario è percorribile con altre difficoltà. Forse vi verrà chiesto un compenso, o forse una quota sui vostri guadagni. Di solito gli Agenti letterari sono in cerca di 'fenomeni' da proporre alle case editrici. Dovendo metterci la faccia, in genere sono molto seri sia nella selezione, sia nella scelta degli eventuali sbocchi che un testo può trovare nel mondo delle pubblicazioni. 
Il vantaggio di avere un Agente è sicuramente quello di avere un punto di riferimento unico, di non dover diventare 'matto' nel gestire varie richieste a più editori, e di demandare questi sforzi a un'altra persona, così da potervi concentrare su ciò che vi piace veramente, ovvero la scrittura.

Sia che si decida per la prima opzione, che per la seconda, ricordatevi di muovervi con la giusta umiltà. Tenete conto che l'editore, o l'agente, potrebbe non ritenere il vostro testo all'altezza. Alcuni di loro, in risposta a una vostra domanda di pubblicazione, potrebbero anche indicare pregi e difetti del vostro testo, o i motivi per cui è rifiutato, altri invece potrebbero liquidarvi con una breve frase di circostanza, altri ancora potrebbero non rispondere. Dovete tenere conto che editori ed agenti letterari sono subissati di richieste e domande, e di conseguenza spesso non hanno proprio il tempo materiale per rispondere a tutti quelli che propongono loro un testo. E questo è il motivo per cui in tanti cadono nella tentazione di un Editore a Pagamento... Questi ultimi rispondono sempre, e di rado dicono di no.

Tornando a bomba: umiltà! Ma non basta.

Una lettera di presentazione va fatta con criterio. Ci si presenta brevemente, raccontando le proprie esperienze e le proprie vocazioni. Poi va introdotto il testo che volete proporre, basta una breve descrizione, i punti salienti, stop! Il dono della sintesi è sempre ben apprezzato. 
Non inviate direttamente l'intero testo. 
E' inutile. Vi verrà chiesto se ci sarà interesse. E' sufficiente inviare l'incipit, o un breve estratto. Un paio di cartelle sono sufficienti di solito. Tenete conto che molti editori, ma anche molti agenti letterari, indicano sul loro sito come comportarsi per ottenere un primo contatto con loro. Nel caso sia spiegato come fare, seguite alla lettera le loro istruzioni, non serve a nulla fare i furbi.
Ricordatevi che i tempi di valutazione sono lunghi, e lunghi sono anche i tempi necessari per avere una risposta.
Ciò va detto per evitare che martelliate le redazioni nella speranza di ottenere una risposta velocemente e/o per far sì che il vostro testo sopravanzi sugli altri. Dovrete avere pazienza!

Quando e se deciderete di contattare un editore, o un agente letterario, ricordatevi di usare la testa. Informatevi sull'agenzia dell'agente, o sulla casa editrice nel vostro mirino. Guardare il loro catalogo, le loro iniziative, il loro target di lettori. 
Siate preparati, e soprattutto, non sparate nel mucchio alla cieca. 
Se avete scritto un horror è inutile contattare un editore che si occupa di narrativa classica. Oltre a perdere tempo, ci farete una pessima figura. Se un editore, o una Agenzia letteraria, si occupa di più collane, contattateli per capire quale sia il vostro punto di riferimento, quale redazione sia più corretta a cui mandare una mail. Essere cortesi, mostrare rispetto verso l'interlocutore, e dimostrare di voler fare le cose con cura, sarà un buon biglietto da visita per voi esordienti.

Non sparate nel mucchio, quindi. Informatevi, selezionate un certo numero di contatti, fate dei piccoli gruppi da gestire uno alla volta, così che il rischio di sovrapporsi di più risposte positive (se mai dovesse accadere) vi metta in una situazione di imbarazzo.

Un ultima cosa: Alcuni editori, e alcuni agenti letterari, gradiscono ancora che il manoscritto sia inviato in formato cartaceo. Di solito sul sito delle case editrici, e delle agenzie letterarie, è indicato anche il metodo da loro preferito.

E per finire: Nel caso vi venisse chiesto di inviare il manoscritto, non abbiate paura che ve lo rubino. La casa editrice non ci guadagna nulla dal rubare un testo. I suoi guadagni sarebbero analoghi sia che l'autore foste voi, sia che fosse un altro, per cui non fatevi venire dei dubbi ingiustificati.





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