lunedì 31 ottobre 2016

Veloce come il Vento - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Facciamola breve: Veloce come il Vento è bellissimo!

Intanto c'è la parlata emiliana, che con il mondo dei motori va a nozze. Poi è ispirato a una storia vera, con tutti i compromessi del caso per rendere la vicenda più 'cinematografica', ovviamente. Poi c'è un accorsi sublime, e c'è quel bimbo sempre serio, che viene soprannominato 'Allegria', che è motore di battutine sottili che strappano un sorriso nei momenti più inaspettati. E' una storia di motori. E' una storia di famiglia. E' una storia che parla dei problemi legati alla droga. Poi c'è un po' di Remember su bolidi dei 'miei vecchi tempi'. 
Insomma... Tanta carne al fuoco, e il risultato è succulento!
Trama: Giulia ha diciassette anni, corre nel campionato GT nel team di suo padre. Durante una gara il padre muore d'infarto, e lei improvvisamente scopre quanto sia dura diventare adulti. Scopre che il padre era pieno di debiti, e che nel caso non avesse vinto il campionato, avrebbe perso la casa. E ora che lui è morto, nel caso Giulia non vincesse il campionato, oltre alla casa, finirebbe per perdere il fratellino, che verrebbe dato in affidamento. Senza contare l'altro fratello, Loris, tossico e lontano da casa da quando la madre aveva abbandonato la famiglia. Ex pilota, con una vita complicata, Loris si ritrova a dover fare da padre a una sorella che non lo vuole, e a un fratellino che neppure aveva mai conosciuto. Ma come spesso accade, le cose prendono la piega giusta quando Giulia capisce che l'aiuto di Loris potrebbe portarla alla vittoria del campionato, e alla soluzione di tutti i suoi problemi. Per cui si fa buon viso a cattivo gioco... Per lo meno finché ci si riesce!

Un film tosto, divertente, appassionante, con tanti temi ben mixati l'uno con l'altro. Da vedere assolutamente.



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domenica 30 ottobre 2016

Gigolò per Caso - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Qui bisogna fare una precisazione: In questo film recita Woody Allen, ma non è un film di Woody Allen. E' un film di John Turturro, e pure lui recita nel film. Difatti Allen e Turturro sono co-protagonisti di questa commedia amara dal ritmo blando e la delicatezza necessaria a... Ad affrontare il tema del fondamentalismo ebraico.

Gigolò per Caso è difatti un film che parla di fondamentalismo. Ci racconta le vicende di Fioravante e Murray, amici di lungo corso, quando sono costretti a chiudere la libreria in cui lavoravano. Se Fioravante ha comunque una seconda attività, come fioraio, Murray è disoccupato. E' quest'ultimo ad avere l'idea di convincere l'amico a diventare un gigolò quando, durante una visita da una dottoressa, questa confessa a Murray che vorrebbe fare 'una cosa a tre' con una sua amica. Da cosa nasce cosa, i due cominciano a farsi chiamare Virgil e Bongo, e i dollari piovono dal cielo come fossero gocce di pioggia durante un temporale. Tutto sembra andare per il meglio, finché Fioravante non incontra Avigal, vedova di un rispettato Rabbino della comunità ebraica locale, rimasta sola con sei figli, e soffocata da ricordi di una vita vissuta tra le catene di un mondo chiuso, e col disperato bisogno di scoprire nuove cose. Tra i due scatta uno strano sentimento. Fioravante si innamora di lei, mentre la donna vede nell'uomo una sorta di martire salvatore. In tutto ciò si immischia Dovi, un ragazzo della comunità di Avigal, da sempre innamorato di lei, e impiegato nella sicurezza di quartiere...

Può sembrare un film lento, noioso, dai contenuti superficiali, però se si sta attenti, è possibile notare un messaggio ben nascosto. Ecco, io non amo i fondamentalismi, che siano violenti o meno, la libertà di pensiero e di azione, nei limiti del rispetto reciproco, deve essere sacrosanta. Qui si parla proprio di questo, di una donna sotto il giogo di una tradizione che non le permette neppure di mostrare i propri capelli in pubblico, o di farsi toccare - persino pudicamente - da altre persone. Nel film si usa la dialettica, la mimica del corpo, l'agilità linguistica, per sviscerare la questione senza offendere nessuno. Il finale difatti rientra nei canoni della pecorella smarrita che torna all'ovile, e un po' delude, come del resto il mondo reale, la vita reale, spesso deludono le aspettative dei sognatori.

Ottima colonna sonora, bellissima fotografia, interpretazioni di livello. La commedia può o non può piacere, ma qualche contenuto interessante ce l'ha. 



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sabato 29 ottobre 2016

Inception - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Vi dirò la verità: Inception non mi convinse così tanto quando lo vidi al cinema. Tutti lo lodavano, io ho sempre pensato che fosse una occasione persa. Già! Perché il viaggio onirico, la possibilità di rubare i ricordi, e/o di instillare idee nel subconscio era davvero emozionante. Quando apparvero i primi rumors su questa pellicola speravo in un qualcosa che giocasse con la destrezza, con la trama, con uno studio approfondito dei caratteri dei personaggi. E probabilmente è così per la prima mezz'ora, o per i primi tre quarti d'ora... Poi diventa una sparatoria continua, con effetti alla Matrix... Effetti straordinari, eh? Ma ormai quali effetti speciali non sono straordinari? Ormai l'effetto wow è perduto per sempre e - per lo meno io - non mi stupisco più.

Ok! C'è la storia di Dom Cobb, che ci viene raccontata centellinando le informazioni col contagocce. E' l'unica cosa che davvero tiene in piedi l'attenzione. Per il resto è un film action camuffato da film di fantascienza.

La vicenda è sin troppo semplice. Cobb è un ladro di segreti industriali. Lui però non va a svaligiare i caveau fortificati delle aziende, delle banche, e/o le casseforti nascoste nelle ville del magnate di turno. Lui ruba le informazioni dalla testa delle persone, intromettendosi nei loro sogni, e guidandoli dove vuole lui, fino all'informazione di cui ha bisogno.  Cobb fa questo mestiere perché è accusato di aver ucciso la moglie. Prima era uno scienziato, studiava le tecniche di addestramento tramite il sogno, tecniche commissionate dall'esercito. In privato esplorava i mondi onirici con la moglie, creava mondi virtuali, si costruiva una vita diversa da quella che aveva nel mondo reale. Dopo la morte della moglie, suicidatasi perché non distingueva più la realtà dal sogno, Cobb si trova costretto a fuggire e a nascondersi, oltre a sfruttare le sue capacità per guadagnarsi da vivere in un modo o nell'altro. Ed ecco che trova l'occasione del secolo. Un cliente gli propone di pulirgli la fedina penale e di farlo rientrare negli Stati Uniti, così che possa ricongiungersi con i suoi due figli, se instilla l'idea di scindere la compagnia del padre nella testa del futuro erede di quest'ultimo. 
La missione sembra complessa ma non impossibile, solo che quando si trovano nella testa dell'erede, questo ha un 'sistema di protezione' che neppure Rambo e Commando - assieme - sarebbero in grado di scardinare. La pioggia di fuoco è incredibile, e l'intera missione diventa il plot di un videogioco per Playstation.

Ecco... Il film dura due ore e mezza. Un'ora e tre quarti sono di sparatorie, effetti speciali, e poco altro. Ho voluto rivederlo per cercare di capire se la prima volta fossi stato prevenuto e avessi espresso un giudizio troppo duro. Be', no. E' un'occasione persa.



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venerdì 28 ottobre 2016

Felsina Sempre Pittrice - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri
Eccomi all'ingresso della mostra
Quando c'è modo di andare a una mostra di artisti bolognesi, io non me la faccio mancare. In particolare questa occasione, Felsina sempre Pittrice, dove le 30 opere esposte, per una volta, non strizzano l'occhio ai soliti Carracci, Morandi, Reni, Guercino... Qui sono rappresentati artisti 'minori' che di rado trovano spazio nelle grandi kermesse, ma che meritano tantissimo di essere goduti, e bisogna ringraziare la Fondazione Carisbo se ciò è possibile, per di più con ingresso gratuito.

Le opere sono tutte comprese tra il Cinquecento e il Settecento, è curata da Angelo Mazza, e raccoglie opere recuperate attraverso acquisizioni e donazioni avvenute nel biennio tra il 2014 e il 2016.
Come al solito, l'esposizione è gratuita e ha luogo nella galleria di Casa Saraceni, sede della Fondazione Carisbo (via Farini 15).

Salvator Mundi
(E. Sirani 1658)
Le trenta opere proposte offrono la possibilità di vedere un'opera di Elisabetta Sirani, Salvator Mundi, mai esposta al pubblico prima d'ora. Una artista davvero notevole che visse solamente fino all'età di 27, avvelenata forse per questioni di cuore, per quanto le dichiarazioni ufficiali indicarono come causa un'ulcera perforante.

Anche il dipinto 'Rebecca ed Eleazaro al pozzo', realizzato tra il 1730 e il 1735 da Ercole Graziani, allievo di Donato Creti, è un'opera che lascia di stucco per la bellezza, ed è da condiderare un ritrovamento inaspettato: è stato infatti riscoperto in una galleria privata parigina, dove era stato impropriamente attribuito al pittore Francesco Fernandi detto l’Imperiali. 
Non sono poche le pitture ritrovate dagli esperti della Fondazione, e la cui ricerca ha tanto fascino quanto la qualità delle opere stesse.

Bellissima anche la "Incoronazione della Madonna Immacolata", del 1727, di Gian Domenico Ferretti, ove le indagini effettuate dopo il ritrovamento dell'opera hanno confermato essere l’Immacolata che, ancora nel 1816, si trovava nella cappella del Palazzo Vescovile di Imola.

Ritratto di Ippolita Lambertini Gozzadini
(A. Tiarini 1610)
Ovviamente non posso mostrare qui foto di ogni opera vista, così come citare ogni artista presente in mostra. Per ciò vi lascio in fondo all'articolo alcune info per raggiungere la mostra e poterne godere direttamente, ma non posso esimermi dal sottolineare anche la bellezza del  "Ritratto di Ippolita Lambertini Gozzadini, realizzato nel 1610 da Tiarini. Un'opera davvero ben realizzata, che quasi dà l'idea di tridimensionalità se la si osserva da angolazioni differenti.. e anche lui con una storia davvero interessante in quanto, scomparso nel 1906 al momento della vendita della collezione Gozzadini, il quadro sembrava irrimediabilmente perduto. E’ invece ricomparso nel 2015 a Vienna durante un’asta ed è stato prontamente riconosciuto e acquistato dalla Fondazione.

Ahimè una esposizione stupenda ma davvero di breve durata. Trenta opere volano via come il vento, ma allo stesso tempo offrono l'occasione di sostare più a lungo su ogni singola pittura per poterne ammirare ogni dettaglio. Ma al riguardo della mostra, non posso esimermi da indicare un paio di opere presenti in una sala al di fuori dell'esposizione ufficiale. In essa sono contenute tre opere contemporanee, di cui due mi hanno conquistato al primo sguardo. Le propongo qui di seguito, con l'unica colpa di non essermi segnato i nomi degli autori (a cui porgo le mie più profonde scuse):

Compianto su Cristo Morto
(Omaggio a Nicolò dell'Arca)
Omaggio a Lucio Dalla

Vi lascio infine alcuni riferimenti: qui e qui, e anche qui.
Il comunicato stampa è scaricabile da qui.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 27 di novembre.



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giovedì 27 ottobre 2016

Piazze Europee - #ReportageFotografico

Glauco Silvestri
Sulla scia del Reportage dedicato alle Piazze Italiane, proposto la settimana scorsa, nasce anche quest'altro reportage. 
In questo caso la collezione è maggiormente improntata sulla rappresentazione dei luoghi, piuttosto che delle attività che vi si svolgono.
E' importante sottolinearlo per non creare confusione con quanto già visto e analizzato. Il motivo di questa scelta è dovuta al desiderio di differenziare i progetti e di evitare che essi si somiglino troppo. Anche in questo caso, comunque, mi sono limitato a uno scatto per ogni location. Alcune foto sono state realizzate su pellicola e poi digitalizzate da negativo - ovvero le meno recenti - altre invece con una fotocamera digitale.

Amsterdam, Piazza Dam. Ciò che mi ha colpito di questa piazza è l'intensa vita che la alimenta. Tra turisti, artisti di strada, e passanti, è difficile poterne ottenere uno scatto completamente libero da persone. Per questo motivo ho voluto rappresentarla con un folto capannello di persone che circondava un giocoliere, scena abbastanza comune da vedere in questa piazza.

Amsterdam - Piazza Dam - 2015

Brasov, Piazza del Consiglio. Si tratta di una piazza molto ampia e dall'architettura geometrica. Le linee che la intersecano formano dei quadrati perfetti, al cui interno sono presenti quadrati più piccoli. Nella foto ho voluto evidenziarli in modo che la loro regolarità venisse a confronto con l'architettura delle case che la circoscrivono.

Brasov, Piazza del Consiglio - 2004

Non molto differente è Piazza degli Eroi, a Budapest. Ovviamente mi sono accorto della somiglianza solo in un secondo momento. Della piazza ricordo le due costruzioni che si fronteggiano, uguali tra loro. Qui se ne può vedere uno, palazzo in cui era ospitata una mostra dedicata a Mirò.

Budapest - Piazza degli eroi - 2004

Lisbona, Piazza del Commercio. Questo scatto la immortala in un raro momento in cui è quasi perfettamente deserta. In questo caso ho voluto spingere un po' il bianco e nero per evidenziare i contrasti tra l'ampio spazio dedicato alla piazza, e il palazzo che la circoscrive.

Lisbona - Piazza del Mercato - 2001


Trafalgar Square, a Londra è invece proposta con un bianco e nero dai toni nebbiosi. Scatto realizzato su pellicola in Bianco e Nero, tanti anni fa, che immortala un altro simbolo della capitale londinese, il mitico Taxi Cab nero.

Londra - Trafalgar Square - 2003

Parigi, Place de la Concorde. Lo scatto vira quasi al bianco e nero ma non lo è. Si gioca tutto sull'umidità dell'aria, dovuta alla fontana, che porta ad ammorbidire i dettagli in lontananza. Scattare in controsole ha fatto il resto. Qui c'è tutta Parigi. Le fontane, la Torre Eiffel, i tipici lampioni parigini, e i turisti.

Parigi - Place de la Concorde - 2006

Dalla Francia passiamo al Portogallo. Siamo a Porto, la piazza davanti al municipio. La costruzione risalta a causa della sua architettura piuttosto complessa. La natura, il traffico, i piccioni che circondano i turisti sono gli elementi tipici di questo luogo.

Porto - Municipio - 2001

L'Ermitage, la Piazza del Palazzo d'Inverno, San Pietroburgo. L'arco è sicuramente uno degli elementi che più colpisce, tanto che ci si dimentica che al centro della piazza è presente una colonna altissima. Qui si notano entrambi gli elementi, e la vastità di questo luogo.

San Pietroburgo - Ermitage - 1997

A Timisoara, Piazza Unirii colpisce per tanti motivi, ma soprattutto per una piccola mattonella che riporta la mappa della città medievale. E' davvero interessante, ed è facile non accorgersi di questo piccolo dettaglio quando si ammira la piazza. E' per questo motivo che l'ho voluta immortalare.

Timisoara, Piazza Unirii - 2004





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mercoledì 26 ottobre 2016

Editing (parte 2): La Grammatica - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
Dal Dizionario
In passato mi è capitato che degli autori esordienti mi chiedessero una valutazione ai loro scritti. Non mi veniva chiesto di fare l'editing di quanto mi proponevano, ma spesso e volentieri quei testi necessitavano di un esame attento dal punto di vista grammaticale. La coniugazione dei verbi, i segni di interpunzione, la struttura delle frasi, questi erano i problemi che più spesso incontravo in quei romanzi... E di sicuro potete immaginare l'imbarazzo che provavo quando, abbandonata la lettura, mi trovavo costretto a scrivere qualcosa all'autore per... Fornire il giudizio promesso.

E' per questo motivo che, qui, ora, devo sottolineare l'importanza di questa fase di editing. 
E' importante la trama, è importante la struttura, ma se manca il linguaggio, il romanzo è rovinato.
Affrontiamo quindi gli elementi fondamentali che un testo deve rispettare:

  • I Verbi;
  • La Punteggiatura;
  • La sintassi, il lessico, l'ortografia...
Per quanto riguarda i verbi, le varie forme verbali, è evidente che si debba coniugare correttamente ogni frase scritta nel romanzo, e magari che ci sia una certa coerenza tra frase e frase, così che il testo sia comprensibile e non un complesso giro di giostra tra le moltissime possibilità verbali che la lingua italiana offre. Se c'è bisogno di un ripassino, non dovete vergognarvi di ciò, piuttosto che nascondere la cosa (n.d.r. Difficile da nascondere il fatto che non sappiate coniugare un verbo se avete intenzione di fare gli scrittori), acquistate qualche libro e cercare di colmare le vostre lacune. 
Non ci si può improvvisare scrittori senza saper scrivere correttamente.
E no! Proprio no! Il correttore automatico del vostro word processor non basta.

La Punteggiatura è un altro punto dolente. Le virgole hanno uno scopo. I punti e virgola hanno uno scopo. I punti hanno uno scopo. I puntini di sospensione sono tre, solo tre, non più di tre, e neppure meno di tre. I punti interrogativi, e quelli esclamativi, stanno sempre da soli, non devono essere più di uno, mai e poi mai più di uno. Non potete scrivere un romanzo come fosse una chat. Tre punti interrogativi non enfatizzano la domanda, semplicemente sono un errore. Per enfatizzare la domanda dovete usare il testo, la vostra capacità espressiva, e non il numero di punti interrogativi. Questi sono solo alcuni suggerimenti. Il più importante da indicare è quello relativo al legame stretto tra la punteggiatura e la respirazione. 
Vorrei che leggeste il testo qui sotto ad alta voce, seguendola alla lettera:
John fissò negl'occhi il suo avversario e gli puntò contro il suo miglior sorriso mentre la mano andava a prepararsi sul fianco in attesa di estrarre l'arma da fuoco. Era veloce con la pistola ma non sapeva esattamente con chi aveva a che fare per cui voleva sminuirlo e umiliarlo e distrarlo sfruttando qualsiasi mezzo a sua disposizione. Ciò gli avrebbe permesso di coglierlo alla sprovvista allo scoccare del mezzogiorno e sparare per primo.
Ci siete riusciti? Avete trattenuto il fiato? Siete stati costretti a interrompere la lettura per respirare?

Mappa della Grammatica (click per ingrandire)
Presa da qui
I segni di interpunzione vanno sfruttati proprio per dare ritmo al testo, per regolare il respiro del lettore... e per non farlo stramazzare al suolo colto da improvvisa asfissia. Una frase lunga senza virgole può dare un ritmo concitato all'evento che descrive, ma allo stesso tempo deve essere ben calibrata. Se proprio non si vuole mettere una virgola, allora la frase va portata alla giusta lunghezza e chiusa con un punto.
In generale, la virgola indica una pausa breve, il punto e virgola una pausa lunga, il punto è invece a rappresentanza della chiusura della frase, e prendersi una pausa ancora più lunga. In terzi, potete pensare a 1/3 per la virgola, 2/3 per il punto e virgola, 3/3 per il punto. Occhio che dopo il punto non si deve per forza andare a capo. Si va a capo se nella frase successiva viene cambiato l'argomento. Si rimane in linea se la frase successiva è ancora connessa con quella appena terminata. C'è infatti differenza tra la chiusura di una frase e la chiusura di un periodo.
Tornando al testo di esempio, una sua forma corretta potrebbe essere la seguente:
John fissò negl'occhi il suo avversario; gli puntò contro il suo miglior sorriso mentre la mano andava a prepararsi sul fianco, in attesa di estrarre l'arma da fuoco. Era veloce con la pistola, ma non sapeva esattamente con chi aveva a che fare; per cui voleva sminuirlo, umiliarlo, e distrarlo sfruttando qualsiasi mezzo a sua disposizione. Ciò gli avrebbe permesso di coglierlo alla sprovvista allo scoccare del mezzogiorno, e sparare per primo.
La sintassi è una questione altrettanto importante, così come lo sono l'ortografia, e il lessico.
Troppi sono gli argomenti da trattare per un singolo post, ma ricordatevi che, fondamentalmente: Una frase è composta da soggetto, verbo, e complemento oggetto. In pratica deve rispondere a poche domande, ovvero:
  • Chi?
  • Cosa fa?
  • A che cosa?
Che nella frase:
John uccide Peter
Diventa:
  • Chi = John (soggetto)
  • Cosa fa= uccide (verbo)
  • A che cosa= Peter (complemento oggetto)
Queste sono le basi dette in soldoni. Poi tutto va a complicarsi con le frasi complesse, ma non sarò certo io a darvi lezioni di grammatica. Ciò che conta è che abbiate compreso i fondamenti e che nello scrivere vi poniate le domande corrette, evitando così di mettere su carta dei testi senza capo né coda.
Vi rimando a questo link per comprendere meglio quali errori si possono compiere nel scrivere una frase. La pagina che propongo riassume ottimamente ciò che dovete evitare nella stesura del vostro romanzo.

Per concludere, anche da esperti conoscitori della lingua italiana, dobbiamo sempre riconoscere che qualche errore può scappare, anche involontariamente. Nel mio passato da scrittore mi ero fatto una piccola tabella con gli errori in cui incorrevo più spesso, e inconsciamente, visto alla prima rilettura li individuavo immediatamente. Grazie alla tabella, col 'cerca-e-sostituisci', potevo ovviare alle sviste in automatico, velocemente, così da potermi poi concentrare su errori più subdoli e/o non così immediati da individuare.
Anche in questo caso vale il consiglio di non correggere immediatamente il testo, bensì di lasciarlo decantare per qualche giorno, così che durante la lettura i vostri occhi seguano realmente quanto scritto, e non ciò che pensate di aver scritto.



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martedì 25 ottobre 2016

Accanto al suo corpo...

Glauco Silvestri
Accanto al suo corpo sodo, con quel bikini rosa, mi sentivo come un pacco di abiti vecchi lasciati nel vicolo per il camion dell’immondizia.

Il caso sbagliato (Einaudi. Stile libero. Noir) (Italian Edition) (Crumley, James)
Posizione 3684-3685

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lunedì 24 ottobre 2016

Fandango - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Certe volte penso che oggi non ci sia più spazio per film di questo tipo. Opere Fandango non le fanno più. Ci sono pellicole altrettanto belle, ma in modo differente. Non credo che ciò sia un male, e allo stesso tempo, da nostalgico, mi mancano film come Fandango. Ed è appunto di Fandango che voglio parlare.

Si tratta di un film che al primo sguardo potrebbe apparire superficiale: si ride parecchio, è spensierato, non è sguaiato come Animal House ma è sempre e comunque una vicenda di universitari selvaggi.
Se lo si guarda con un briciolo di attenzione in più si scopre che è la storia di quattro giovani che, per necessità, si riuniscono in una sorta di gruppo chiuso che chiamano The Groovers (n.d.r. Che poi è il titolo in inglese). Ragazzi molto diversi tra loro: Uno spirito libero e indomabile, uno innamorato, uno fiero e nazionalista, e uno pacato e che studia per diventare sacerdote. Per certi versi sembra un mix tra la combriccola di Peter Pan e quella di Robin Hood.
Scavando un po' di più c'è la paura di diventare grandi. Tutti e quattro ce l'hanno. E' per questo che all'inizio del college sono andati fino ai confini col Messico per seppellire Dom, con l'intento poi di tornare a riprenderlo alla laurea.
E un po' più nel profondo c'è la paura di andare in guerra, perché il film è ambientato nel 1971, e la guerra del Vietnam macina migliaia di vittime al giorno tra i giovani americani chiamati alle armi. E l'unico che vorrebbe andarci, a combattere, è l'unico che non può... Non è spiegato bene, ma è finito nei riservisti, ed è invidioso verso coloro che partono, e arrogante nei confronti di coloro che vogliono evitare di servire la patria.
E un po' più giù c'è pure l'amore. La paura di amare coinvolge due dei Groovers, entrambi legati in un certo qual modo alla medesima ragazza, che lasciata brutalmente dal primo, finisce per sposare il secondo.
Ed è comunque una storia di amicizia, di profonda amicizia, che però ha un inizio e una fine. E il dissotterramento di Dom fungerà da epilogo a questa amicizia, perché i Groovers, in un modo o nell'altro, dovranno lasciarsi e ognuno seguire il proprio destino.

Tutto questo è Fandango. Regia non banale. Personaggi non banali. Storia tutt'altro che banale. Risa a crepapelle, e momenti di riflessione. E a me piace un sacco!


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domenica 23 ottobre 2016

The Danish Girl - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The Danish Girl è un film impegnativo. Tratto da i diari di Lili Elbe, questa storia ci racconta di un pittore danese di successo che scopre emozioni represse per lungo tempo, e scopre di sentirsi donna, e di voler essere una donna a tutti gli effetti.

Siamo a Copenhagen, nei primi anni 20. L'artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna. Il tutto avviene per scherzo, per lo meno all'inizio. Lei era impegnata a dipingere il ritratto di una amica, ballerina, e visto che questa tardava a un appuntamento per mettersi in posa, la pittrice aveva convinto il marito a indossare gli abiti di lei per poter proseguire col lavoro. Quel giorno, scherzosamente, era nata Lili. Ma quello stesso giorno, nel marito Einar si risvegliano emozioni a lungo sopite dall'educazione, emozioni e ricordi, e finalmente una spiegazione del fatto che lui continuasse sempre a dipingere una palude che frequentava da ragazzo.
Il gioco tra marito e moglie prosegue, tanto che quest'ultima comincia a realizzare ritratti di Lili. Ritratti di enorme successo che la portano persino a esporre le sue opere a Parigi... Il fatto è che man mano che il tempo passa Einar si sente sempre più Lili, comincia addirittura a frequentare degli uomini, e la situazione diventa parecchio confusa. Vengono consultati medici, amici, persino un chirurgo plastico che... Il finale non lo rivelo, anche se probabilmente già lo conoscete. 

Il film è potente. La fotografia minimalista ne amplifica il messaggio. Le ambientazioni sono da favola. Le case hanno pareti spoglie, colori pastello, e l'arredo è ridotto all'osso per non distrarre mai lo spettatore dalla vicenda che sta seguendo. Sfortunatamente il ritmo della pellicola è spezzato, come avviene spesso in questo genere di film. La prima parte è allegra, spensierata, e persino un po' ironica. La seconda parte è drammatica, intensa, struggente. Il taglio tra le due parti è quasi netto, coincide più o meno con il trasferimento a Parigi della coppia. Taglio che ovviamente si sente dal punto di vista emotivo.
La recitazione - il cast è anch'esso ridotto all'osso per mantenere salda l'attenzione - è sublime, intensa, senza sbavature. Eddie Redmayne è... Incredibile (n.d.r. Nel senso della bravura) e Credibile come uomo che si sente donna. Il processo di crescita della consapevolezza è interpretato magistralmente. Bravissima anche Alicia Wikander, che per la sua interpretazione si è presa anche l'Oscar.

Be', che altro dire se non che questo film va visto? E' davvero ottimo!


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sabato 22 ottobre 2016

Loro Chi? - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Finalmente il cinema italiano dimostra di saper fare commedie di valore, come ai tempi che furono, quelli che 'quasi ci siamo dimenticati fossero esistiti' a causa della comicità farsesca dei cine-panettoni. Loro Chi? è un film che parla di truffe, truffe sagaci, truffe fatte con maestria. Per certi versi ricorda La Stangata. C'è ironia, eleganza, e niente viene svelato fino alla fine, per cui c'è persino il mistero.

Siamo a Trento. Una azienda chimica italiana sta per lanciare un prodotto rivoluzionario. David, 36 anni, col sogno di diventare scrittore, e con la pragmaticità di convertire la sua passione per la scrittura in un lavoro orientato alla promozione pubblicitaria, lavora per questa azienda, e il suo sogno è quello di diventare dirigente, e di ottenere un aumento di stipendio. Con il lancio di questo prodotto sembra che la sua grande occasione sia arrivata, ma qualcosa va storto. Dopo le prove generali del lancio, David incontra Marcello, un cameriere balbuziente con cui fa amicizia... E che lo imbroglia. Lo droga. E alla fine accade che il lancio del nuovo prodotto fallisce. 
David viene licenziato. Viene derubato di tutti i suoi averi. Viene denunciato dal suo ex datore di lavoro. Perde persino la moglie, che lo lascia dopo aver scoperto che, durante l'imbroglio, lui finisce a letto con una donna dell'est d'accordo con Marcello. E' per questo che si mette sulle sue tracce... Non solo per riavere il proprio denaro, ma anche per vendicarsi. E quando lo trova che succede? Succede che si fa sedurre dalla vita del truffatore, e comincia a collaborare con lui...

Il film è costruito su più livelli. L'inganno è multiplo, ben costruito, e si rivela lentamente allo spettatore nonostante tutti gli indizi siano lì, in bella evidenza. Bravissimi gli interpreti, uno più bravo dell'altro. Ottimo il ritmo della narrazione. Carina la colonna sonora. Stupende le ambientazioni. E' stato tutto curato al punto giusto, nel modo giusto, e tutto gira come un ingranaggio ben oliato.

E' davvero un gioiellino. Da vedere!



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venerdì 21 ottobre 2016

Altri due grandi classici - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
"Suonala ancora Sam" è una battuta semplice, ma che nel contesto di un film davvero speciale, mi è rimasta impressa. 
Parlo ovviamente di Casablanca, con due i spettacolari Bogart e Bergman a interpretare il ruolo dei protagonisti. Una storia struggente, ambientata durante la seconda guerra mondiale, in un angolo di mondo dove la guerra è solo una notizia lontana. Siamo a Casablanca, ovviamente. In quel periodo la città è un protettorato francese, ed è anche una sorta di rifugio per tutti i fuggiaschi del nazismo. Una sorta di porto franco, per certi versi. Rick gestisce un locale notturno. Sam suona il piano nel locale. Rick ha un passato amoroso con la bella Ilsa, una storia finita male, per certi versi, che lo spinse a lasciare l'Europa per andare a cerca un angolo di tranquillità proprio a Casablanca... Ma il destino vuole che ciò non sia possibile, perché due anni dopo la fine della sua storia con Ilsa, eccola ricomparire, proprio a Casablanca, sposata con Laszlo, un patriota francese in fuga dai nazisti. L'amore per la donna metterà Rick in seria difficoltà con i tedeschi, con le autorità, e con sé stesso... Una vicenda struggente, per certi versi strappalacrime, dalle tonalità seppia,  ma anche un film di guerra. Molto bello davvero! 

Tratto dal meraviglioso, e omonimo, romanzo di Truman Capote, Colazione da Tiffany è uno di quei film che non può mancare in una collezione video. Certo, il film si distacca un pochino dalla trama del libro affinché la commedia abbia un lieto fine, ma a grandi linee la vicenda non è dissimile, ed è incredibilmente romantica.
Ok, io mi sento affine a Colazione da Tiffany perché mi son sempre visto nei panni dello scrittore che non riesce a sfondare, e per un certo periodo ho sognato di avere sopra di me un personaggio come Holly... Ma di certo mai mi son fatto mantenere da una ricca signora come Paul. A ogni modo Holly e Paul si incontrano perché abitano nello stesso edificio. Lei è abituata al lusso e alla assoluta libertà, lui sogna il successo come scrittore. L'amore è una scintilla che scocca senza preavviso, anche se è un'amore impossibile. Lui vive spesato da una ricca donna che lo tiene al guinzaglio. Lei vive grazie ai generosi versamenti di denaro che un detenuto gli offre affinché lei lo vada a trovare, e funga messaggera per i suoi emissari. In un tira e molla quasi surreale, sembra quasi che i due stiano per abbandonare le loro vite di comodo per iniziare una nuova avventura assieme. Ma Holly incontra improvvisamente un ricco magnate sudamericano e in brevissimo tempo accetta di sposarlo - ovviamente per interesse. E' solo per un caso fortuito che i due non si sposeranno, e Paul avrà un'ultima possibilità con la donna...
Film divertente, struggente, surreale, e comunque molto efficace. Bravissima la Hepburn, oltre che bellissima, ovviamente!





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giovedì 20 ottobre 2016

Piazze Italiane - #ReportageFotografico

Glauco Silvestri
La piazza, nelle città, è sempre stato un punto di raccolta fondamentale per i cittadini, per la popolazione. Era ed è tutt'oggi un punto di ritrovo, di condivisione, di diffusione delle idee... I greci la chiamavano Agorà, perché era il fulcro, il punto nevralgico di ogni centro abitato, sia culturale, sia economico, sia sociale. E' per questo motivo che, poche settimane fa, ho cominciato a elaborare l'idea di raccogliere le foto che in questi anni ho scattato nelle piazze delle città italiane, una per città, e di proporle attraverso una sorta di breve Reportage.
Le foto che ho scelto non sono focalizzate sulla piazza in quanto tale, piuttosto sulle attività che vi si svolgono.
Ciò va specificato perché altrimenti alcune immagini perderebbero di senso nel contesto che vi ho appena anticipato, e invece senso ce l'hanno, per lo meno per me, che sono il curatore di questo breve reportage.

Partiamo con Piazza San Francesco, ad Arezzo. E' giorno di mercato, il famoso mercato dell'antiquariato, e io sono in città per caso, durante una escursione fatta più che altro per ricordare i bei tempi del CAR.

Arezzo, piazza san francesco - 2007

La piazza è piena di vita, c'è chi guarda gli oggetti, chi osserva i visitatori gustandosi una breve pausa seduto su una scalinata, e chi invece passa attraverso, tutto preso dalle sue attività quotidiane.

Bari, piazza Umberto I. Lo scatto è stato preso durante un mio soggiorno nella città pugliese per fare visita a una cara amica. In primo piano c'è la fontana, ma l'occhio cade sull'uomo elegante che discute con un agente della municipale, attraverso il finestrino della vettura delle forze dell'ordine.

Bari, piazza umberto I - 2008

Saltiamo a Bologna, in Piazza Maggiore. E' un giorno qualunque. Sul "crescentone" ci sono musicisti di strada, persone che chiacchierano, persone che vanno per la loro strada. Non mancano le biciclette, che nella città turrita abbondano, non come a Ferrara, ma quasi.

Bologna, piazza maggiore - 2005

Faenza, Piazza del Popolo. L'inquadratura è presa da un terrazzone del palazzo comunale. La piazza è pressoché deserta, e le uniche forme di vita sono un ragazzino in bicicletta, e il suo cane.

Faenza, piazza del popolo - 2010

Lucca, Piazza del Popolo. A terra c'è del nevischio ma ciò non frena i ciclisti, che pedalano come se fosse un giorno qualunque, come se non avesse nevicato.

Lucca, piazza napoleone - 2007

Si prosegue visitando Perugia, Piazza Italia. E' primavera è casualmente sono incappato in un mercato di quartiere. Attorno a un grosso pino si possono notare le varie bancarelle, qualche pittore, molta vita e allegria.

Perugia, piazza italia - 2008

Piacenza, Piazza Cavalli è martellata da un Sole molto aggressivo. C'è solo un piccolo porticato, e sotto di esso le uniche bancarelle. Ammetto di non ricordare cosa offrissero, direi generi alimentari. Nello scatto ho voluto immortalare due passanti che hanno appena abbandonato l'ombra e paiono per certi versi spaesati, o confusi da tanta e improvvisa luce (e calura).

Piacenza, piazza cavalli - 2010

Pisa. Campo dei Miracoli lo conosciamo tutti. In questa foto, più che mettere al centro la torre pendente, o il battistero, ho preferito immortalare dei turisti che cercano un po' di refrigerio all'ombra di una costruzione.

Pisa, campo dei miracoli - 2009

Roma, Piazza del Popolo. La città eterna appare inverosimilmente deserta in questa immagine, dove è immortalato uno studente seduto su una panchina. In realtà ho atteso a lungo per ottenere questo scatto, per evitare i passanti casuali. La mia intenzione era unire lo studio, la cultura, al punto di ritrovo, ovvero la piazza.

Roma, piazza del popolo - 2007

Siena, Piazza del Campo, e i suoi piccioni. Tutti quanti conosciamo la piazza per via del Palio, e probabilmente perché ognuno di noi ha visitato quella piazza almeno una volta nella vita. Ma il punto di vista del piccione l'avete mai preso in considerazione?

Siena, piazza del campo - 2009

A Torino, in Piazza Carlo Alberto, sono rimasto folgorato dalla parrucca (credo) rosso fuoco di questa donna. L'ho voluta immortalare in quanto simbolo di 'libertà di pensiero' in una città che per certi versi rappresenta il 'regno', l'austerità, la regalità del nostro paese.

Torino, piazza carlo alberto - 2012

Nel piazzale del Palazzo Ducale di Urbino mai ci si aspetterebbe il passaggio di un sidecar. La città è pressoché pedonale. E' vero che le restrizioni al traffico non sono assolute, ma è più facile vedere persone a piedi, in bici, e anche sui pattini... Ma il passaggio di un sidecar è quantomai raro.

Urbino, piazzale palazzo ducale - 2010

Ci sono due cose che mi hanno lasciato il segno, a Verona, in Piazza Bra: il pavé, le vibrazioni che crea sul fondo schiena visitando la città con il trenino, e i chioschi che vendono palloncini. Io ho voluto omaggiare questi due dettagli in questa foto, fortuita sì, ma poi non troppo.

Verona, piazza bra - 2009

L'ultimo scatto è stato catturato a Vicenza, in Piazza dei Signori. In attesa di poter entrare per visitare una mostra d'arte, ho immortalato questo cuoco, attraverso le finestrelle del ristorante presente sotto il portico del Basilica Palladiana, ove io ero in fila, poco distante.

Vicenza, piazza dei signori - 2015




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mercoledì 19 ottobre 2016

Editing (parte 1): Il Testo - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
Eccoci giunti al nodo cruciale del processo creativo. Bello scrivere a ruota libera, vero? Però poi ciò che avete scritto va anche corretto, e se non avete collaboratori/amici che vi aiutano, se non avete un editor professionista, se non avete ancora un editore, tocca a voi l'odiato fardello.

Per parlare di Editing con maggiore leggerezza ho deciso di dividere l'argomento in diverse parti, che verranno affrontate nelle prossime settimane. Oggi ci occupiamo della parte meno 'noiosa', ovvero quella che riguarda il controllo del testo dal punto di vista narrativo. Ci concentreremo quindi su tre punti fondamentali:

  • Il rasoio di Occam;
  • La coerenza del Testo;
  • La congruenza dei dettagli.

Il rasoio di Occam è una procedura che non viene usata solamente in ambito narrativo; tutt'altro, è uno dei principi base della ricerca scientifica moderna, per quanto esso sia stato pensato per la prima volta nel quattordicesimo secolo, proprio da Guglielmo di Occam.
Detta in soldoni: Va tolto il superfluo.
In pratica è l'operazione più dolorosa per lo scrittore. Dopo aver sudato sette camicie per realizzare il proprio romanzo, ora gli tocca tagliare tutto il tagliabile per rendere il testo davvero fluido, appetibile, moderno, e piacevole alla lettura. Ricordare quanto abbiamo detto in passato al riguardo dell'infodump? Non solo dovremo tagliare là dove si è esagerato in questo ambito, ma dovremo costringerci a tagliare anche elementi superflui alla trama che rischiano di appesantire la lettura senza dare nulla in cambio. Dovrebbero essere eliminate le scene inutili, quelle non connesse alla trama principale, e così pure alle sotto-trame che avete previsto. Scene che magari avete scritto per arricchire di dettagli la vicenda, o per dare più spessore ai personaggi. 
Bisogna creare un equilibrio stabile tra il dettaglio e la scorrevolezza. 
Oggi la narrativa non apprezza più le perifrasi, i voli pindarici, lo stile barocco, e il puro desiderio di sfoggiare la propria cultura usando un linguaggio ormai fuori dal tempo. Se Dante Alighieri decise di scrivere la sua Divina Commedia in 'volgare' c'è un perché, e nel 2016 quella motivazione e ancora più che valida. Lo scrittore deve seguire i tempi e utilizzare il linguaggio attuale... Il passato è passato, specie se vuoi scrivere, ma soprattutto - suppongo - vendere i libri che scrivi. Seguire l'esperienza dei grandi scrittori del passato non è mai un errore.

Dopo aver tagliato, tagliato, e tagliato ancora, è giunto il momento di dare una raddrizzata a quanto vi rimane tra le mani. Va controllato che il vostro testo sia coerente... E vi assicuro che, per quanto queste siano lezioni che vengono impartite sin dalle elementari, spesso gli adulti, troppo presi dal messaggio che desiderano trasmettere, dimenticano. Le colpe che scatenano un testo poco coerente sono fondamentalmente due:
  • La fretta;
  • L'autostima.

Lo scrittore spesso dimentica di dover scrivere per qualcun altro. Ha perfettamente chiaro ogni concetto che vuole trascrivere su carta, ma a volte ciò che scrive non corrisponde a quanto 'visualizza'. E' la fretta di comunicare, e l'eccessiva autostima che spinge a non mettere in dubbio il modo in cui comunica. E così un concetto semplice come una banale notizia quotidiana finisce per essere comunicata in modo 'sbagliato' (n.d.r. Vedi qui sotto).

Immagine presa in prestito da qui.
Quindi? Cosa bisogna fare? Molto semplice!
  • Verificare i rapporti logici elementari:
    • Causalità (causa-effetto);
    • Temporalità (prima-dopo):
  • Verificare la coerenza logica vera e propria:
    • Le contraddizioni;
  • Verificare la coerenza semantica e lessicale;
  • Verificare la coerenza stilistica.
Si tratta di un lavoro complesso che pretende diverse riletture del testo completo. Va fatto con calma e attenzione; ci vuole mente lucida; ci vuole pazienza, e soprattutto umiltà.

Fatto ciò, rimane da controllare le sviste, e soprattutto le incongruenze. E' forse la parte più divertente, ma allo stesso tempo è la parte più difficile perché non bisogna trascurare nulla. Bisogna verificare che i personaggi non cambino colore di capelli, o vestiti, da una frase all'altra. Bisogna controllare che le vetture svoltino a sinistra nel caso in cui le strade vadano in quella direzione. Bisogna controllare che l'aereo atterri solo dopo aver decollato. Sciocchezze, direte voi, errori che non potete commettere, eppure... Capita anche nei romanzi di scrittori famosi. Per lo più sono banali refusi, o piccole distrazioni, ma in alcuni casi l'errore è davvero 'brutto' da notare. Insomma... Meno ce n'è, meglio è. E di conseguenza questo tipo di controllo va fatto. E se all'inizio vi parrà noioso, a lungo andare vi divertirete nello scovare questi piccoli sbagli come foste investigatori amanuensi in una abazia in pieno medioevo.


Queste tre fasi richiedono molta attenzione, molto tempo, e una lucidità totale. Ci vuole il tempo necessario, e la fretta, come sempre, è cattiva consigliera. Meglio leggere una volta in più il testo piuttosto che tralasciare qualcosa per via di un editing troppo superficiale. 
Il mio consiglio è di non eseguire subito l'editing del vostro romanzo, di lasciarlo decantare per qualche settimana, così che la vostra mente sia libera e non condizionata da ciò che avete appena finito di scrivere. 
Capita, difatti, che invece di leggere fisicamente ciò che è presente sulla carta, il cervello ricordi ciò che aveva intenzione di scrivere, e in questi casi il rischio è che si perda qualche errore per strada. Il periodo di decantazione è anche utile per mettere in discussione quanto scritto, e magari trovare vie migliori per giungere al medesimo risultato.
La prima versione di un romanzo non è mai quella perfetta.
Come in molti altri ambiti creativi - pur essendo quello che sto per citare un metodo matematico - il risultato migliore lo si ottiene per approssimazioni successive.




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martedì 18 ottobre 2016

Liscio e levigato come il manico di un’ascia

Glauco Silvestri
Il ricordo del corpo di Mindy, liscio e levigato come il manico di un’ascia, trovò subito un posto nella mia collezione di lividi e scalfitture.

Il caso sbagliato (Einaudi. Stile libero. Noir) (Italian Edition) (Crumley, James)
Posizione 3111-3112

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lunedì 17 ottobre 2016

Trilogia Millennium - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Stieg Larsson ha spopolato - tempo fa - con la sua trilogia 'gialla/thriller' che esordiva con Uomini che uccidono le donne. Sinceramente, leggendo questo primo libro, mi trovai a evitarlo in ogni modo, preferendo a esso altri libri che avevo iniziato, fumetti, riviste, e alla fine ho ceduto, l'ho abbandonato, e morta lì.
Poi mi hanno regalato la trilogia di film estratta da quella dei libri. E mi son costretto a guardarla...

No, niente da fare. Ritmo blando. Personaggi che si muovono come se fossero sul palco di un teatro. Suspance che genera sbadigli. Mi son addormentato, sia col primo, sia col secondo, sia col terzo. Mi spiace cassare in modo così brutale un trittico di film che ha spopolato ai botteghini, ma se non la si vede mai in tv un motivo ci sarà!

La Trama? E' scomparsa la nipote del potente industriale Henrik Vanger. E' parecchio che la si cerca, ma del cadavere nessuna traccia. Il padre, a ogni modo, ormai vecchio decide di abbandonare le ricerche quando un dono improvviso riapre la speranza, e incarica un noto giornalista investigativo, Mikael Blomkvist di ricostruire l'intera vicenda. Il giornalista si farà aiutare da una giovane hacker, e ciò che scopre rivela cose spaventose - dice il plot su Amazon - etc etc.
Una volta risolto il caso, il giornalista torna alla guida del suo giornale di inchiesta, che prima di allora rischiava il fallimento. La nuova inchiesta è dedicata allo sfruttamento della prostituzione, ove violenza, soprusi, non risparmiano le forze dell'ordine e le più alte cariche della giustizia. Prima di andare in stampa, però, un triplice omicidio lo convince a tornare sui propri passi. Già! Perché l'intero paese sta cercando l'hacker con cui aveva collaborato per risolvere i misteri della famiglia Vanger. Ovviamente Mikael non potrà lasciare la giovane Lisbeth al suo destino, ma...
Non potrà evitare che la ragazza si prenda un proiettile in testa. Bloccata in ospedale, la sua memoria contiene informazioni capaci di far crollare un sistema di inganni, truffe, sotterfugi, e segreti che potrebbero far tremare la stabilità dell'intero paese. Lei deve sparire, e mentre tutti attentano alla sua vita, Mikael scava nella vita della ragazza, scoprendone i segreti, e rivelandoli in uno scoop sulla sua rivista.

Fine! Ora, ditemi voi se è logico che un magnate dell'industria, per ritrovare la figlia, piuttosto che le forze dell'ordine, o servizi investigativi privati, si rivolga a un giornalista. Non riesco proprio a digerire questa storia... E l'intero castello di carte ha base su una struttura difficile da credere, così come mi pare difficile credere che tutto ciò che si nasconde nei tre libri orbiti sempre attorno alla stessa - unica - persona. E' una trama da telefilm, e non regge neppure a causa dei ritmi poco incisivi, e dallo stile troppo nordico. Colpa mia, eh... Non mi appassionano neppure i gialli più blasonati che provengono da quelle terre. No, proprio no. 



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domenica 16 ottobre 2016

Battlestar Galactica - #Film #Recensione #SerieTV

Glauco Silvestri
Era la fine degl'anni settanta... A Hollywood si cercava un'alternativa ai grandi cult di fantascienza che avevano spopolato in televisione (n.d.r. Star Trek) e al cinema (n.d.r. Star Wars). Il prodotto doveva essere innovativo, sfruttare le 'nuove' tecnologie, e avere una storia complessa, moderna. Nacque Battlestar Galactica, il cui titolo originale doveva essere L'Arca di Adamo.
Era un periodo molto florido per la fantascienza, oltre ai titoli già citati, in televisione appariva anche Buck Rogers, e altri titoli europei dal successo più o meno eclatante (Ufo, Spazio 1999, Astronave Orion).
La serie Classica
Tornando a Battlestar Galactica, la prima avventura televisiva di questo nuovo brand durò due stagioni, una prima stagione complessa, interessante, e avvincente, quella del 1978, e una seconda meno efficace, un po' troppo mistica, ma comunque conclusiva del 'prodotto', nel 1980.

La trama ci proiettava in una galassia lontana, dove in un sistema solare erano insediate dodici colonie umane. Queste colonie provenivano tutte da un pianeta d'origine distrutto durante una durissima guerra contro i Cylon, macchine intelligenti costruite dall'uomo e poi ribellatesi al suo volere. Su queste colonie l'uomo vive pacificamente, è in grado di voli spaziali, ma ha rinunciato alle tecnologie robotiche. La loro tradizione narra inoltre di una tredicesima colonia, persa in un'altra galassia, su un pianeta chiamato Terra.
Tutto ha inizio, in questo contesto, quando le colonie vengono improvvisamente attaccate da una armata Cylon. I pianeti vengono pressoché distrutti, così come la flotta militare a difesa delle colonie. Sopravvive solamente una corazzata, che invece di attaccare i nemici, decide di fungere da ultimo baluardo a protezione dei pochi superstiti, fuggendo nello spazio profondo, alla ricerca di una nuova patria, o magari della Terra.
La flotta in fuga è un mondo complesso. Le risorse sono limitate, e il potere non può essere tenuto solamente nelle mani della forza militare. Per cui l'esodo senza speranza di questi superstiti diventa una vera e propria avventura. Tra battaglie contro i Cylon inseguitori, i problemi interni alla flotta, e la disperata ricerca di una nuova patria, di carne al fuoco ce n'era tanta.
La seconda stagione ci porta sul pianeta Terra. La flotta orbita distante, intorno al Sole, e solamente pochi eletti possono scendere sul pianeta, che è tecnologicamente arretrato in confronto ai superstiti delle dodici colonie. E' desiderio di tutti scendere, integrarsi con la popolazione locale, e dimenticare le sofferenze, ma ancora la minaccia Cylon incombe, e inoltre... be' non devo svelare tutto.

La Mini Serie
Con la cancellazione prematura della seconda serie (n.d.r. Solo 10 episodi) si decretò la fine di un plot davvero interessante, a cui però in molti non volevano rinunciare. A Hollywood si tentò più e più volte di riprovare con Battlestar Galactica, ma solo nel 2003 si ebbe il giusto abbrivio con una mini-serie che doveva tastare il mercato.
Fu un vero botto! 
Un successo insperato e incredibile. Tanto che già l'anno successivo la Nuova serie era già disponibile sui canali tematici. Furono anni di fuoco, dal 2004 al 2009, con premi su premi, e ascolti senza precedenti. La trama pareva legare col passato, e allo stesso tempo strizzare l'occhio a un reboot. Tutto ciò era arricchito da una attenzione ai dettagli, compreso il fatto di eliminare qualunque rumore nelle battaglie, perché nello spazio, si sà, manca l'aria, e di conseguenza non è possibile udire dei suoni. La trama diveniva inoltre più complessa. I Cylon cercano un loro posto nell'evoluzione delle specie viventi, hanno una religione, hanno uno scopo ben più complesso del totale annientamento della razza umana. Loro si vedono come la sua diretta evoluzione, e per certi versi, vogliono inglobare gli umani, vogliono diventare umani. D'altro canto gli umani sono ancorati agli antichi valori, sono per certi versi 'fermi' nella loro ferma determinazione di sopravvivere al primo olocausto della specie. 


E da qui, la vecchia corazzata, la vecchia razza, in conflitto con il nuovo che avanza e pretende il suo spazio, fornisce una chiave di lettura multipla nelle vicende che vengono raccontate. Ovviamente sono vicende umane, ma anche vicende Cylon... Insomma, non è più una semplice guerra tra uomo e macchina, bensì una lotta di sopravvivenza tra nuove e vecchie specie provenienti dallo stesso ceppo 'genetico'. 
E' il figlio che si ribella al padre.
Il pilota di Caprica
Tema che si amplificherà maggiormente nella serie spin-off Caprica, il cui successo, ahimè, non ha replicato quello della serie principale, tanto che alla fine della prima stagione ne è stata decretata la fine. Di questa serie, notevole, l'episodio pilota fu proposto anche come film in dvd. Si guarda molto volentieri ed è forse il giusto prequel per Battlestar Galactica stesso. 

Sempre dalla stessa serie nasceranno altri film, come Razor e The Plan. Nel primo si sale in plancia della Pegasus, una corazzata di ultima generazione, sfuggita anch'essa al genocidio, ma che invece di proteggere i civili come la Galactica, non ha mai smesso di dare la caccia ai Cylon e ingaggiare battaglia. Si inserisce quindi tra la terza e la quarta stagione della serie regolare, e offre qualche spunto di riflessione in più rispetto agli eventi già visti in televisione.
Da piccolo giocavo con questo videogame.
Sarà un caso?
Il secondo film è sicuramente più criptico e interessante, in quanto è visto con gli occhi dei Cylon, e ci mostra scampoli del loro piano, e delle loro aspirazioni. Ovviamente il dubbio, il motore di questo film, e la domanda che i Cylon si pongono da sempre: Che fare con i superstiti umani rimasti sulle dodici colonie?

Sono poi stati distribuiti, durante la proiezione televisiva, anche una breve web-serie su youtube. Piccolissimi episodi che andavano a intrecciarsi con le vicende televisive, il cui scopo era quello di approfondire alcuni dettagli, incuriosire, aumentare l'hipe, eccetera eccetera eccetera...

E come avrete ben capito, tutto ciò mi è piaciuto tantissimo, mi ha regalato diversi anni di divertimento, e ha alimentato tantissimo la mia fantasia, la mia passione, il mio desiderio (nonché fame) di fantascienza e space-opera. Per cui, ovviamente, il mio consiglio spassionato è: recuperate tutto e guardatelo, che merita!



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sabato 15 ottobre 2016

Race - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Finalmente ho l'occasione di parlare di Race. Me lo sono visto nuovamente nei giorni scorsi, in due serate, perché di questi tempi sono parecchio impegnato e il film è lunghetto... Del resto si tratta di un film che ha molto da raccontare, ed è giusto che duri il tempo necessario.

Sono circa 35 anni che Jesse Owens è morto. Il film vuole omaggiare il suo coraggio, le sue capacità atletiche, attraverso le parole della figlia Marlene. Owens nasce nella povertà più assoluta. Era un pessimo periodo per gli Stati Uniti d'America. La grande depressione aveva fiaccato la loro economia, e Jesse Owens tirava avanti come poteva, per aiutare la famiglia, e per realizzare il suo sogno, di sposare la donna che amava, e di allevare come si deve la piccola Marlene. A Jesse piaceva correre, ed era veloce, dannatamente veloce, tanto che questa sua capacità gli permette di ottenere una borsa di studio per l'università. In un periodo in cui - in America - i neri sono davvero mal visti, Jesse sceglie di rimanere negli Stati del Sud, per poter essere allenato da Larry Snyder, che per un destino infausto non riuscì mai a partecipare alle olimpiadi di Parigi (1924) e fu costretto ad abbandonare le gare e diventare allenatore.
Il giovane campione sarà vessato da più fronti, sia dalla comunità nera, sia dalla comunità bianca. I neri non vorrebbero che Owens partecipi alle olimpiadi di Berlino, i bianchi non riescono - per lo meno inizialmente - ad accettare i suoi record. Ma alla fine a Berlino ci va, ed è il padre a convincerlo... Per fortuna! 
Perché dalle olimpiadi porterà a casa 4 medaglie d'oro: i 100 metri, il salto in lungo, i 200 metri, e la staffetta 4x10. Risultato che metterà in ombra il beniamino dei Reich, Luz Long, e metterà in ombra il mito della supremazia della razza ariana.

Film davvero ben realizzato. La ricostruzione storica, le ambientazioni, e la recitazione costituiscono un ingranaggio ben oliato che scorre dall'inizio alla fine della visione. Non "zoppica" mai e appassiona. Davvero un gran bel film. Menzione speciale per due comparse di primo piano, Jeremy Irons e William Hurt, davvero bravi nel loro ruolo di commissari per le olimpiadi, in lotta tra loro sulla questione se boicottare o meno Berlino per i giochi del 1936. Eccezionale - e voluto - il gioco di parole usato nel titolo, che può essere inteso sia come 'Razza' sia come 'Corsa'. 

Un film incentrato sullo sport, ma che ha risvolti storici, politici, e sociali. Da vedere assolutamente.


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