sabato 30 aprile 2016

Countdown Dimensione Zero - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Questo film ce l'ho da parecchio tempo. E' un riversamento da VHS su DVD, e poi in Digitale, di una registrazione televisiva fatta su TMC2... Rendetevi conto! La qualità visiva è scarsissima e forse dovrei pensare a 'rinfrescare' la cosa acquistando il DVD (sempre che lo trovo), ma devo ammettere che... L'aria vintage della registrazione mi piace.

Parlo ovviamente di Countdown Dimensione Zero. Un film vecchiotto, realizzato in piena guerra fredda per mostrare un po' i muscoli a quelli che stavano oltre cortina... Quando ancora la superiorità tecnologica statunitense era una certezza (n.d.r. Mentre oggi...ehm!). Qui sono messe in mostra la nuovissima portaerei Nimitz, e il caccia da supremazia in volo F14 Tomcat. Ovviamente parliamo di tecnologie del 1980!

L'idea è quella dello storm-movie. La Nimitz è al suo viaggio inaugurale, e sta navigando per una missione di addestramento nelle acque antistanti a Pearl Harbor. A bordo c'è un rappresentante civile del ministero della sicurezza. Tutto sembra andare come da piani concordati quando una improvvisa tempesta elettromagnetica proietta la nave indietro nel tempo, il 6 dicembre 1941, ovvero il giorno prima dell'attacco giapponese alla base navale di Pearl Harbor.
L'equipaggio è confuso. Le navi appoggio sono scomparse, i ricognitori mostrano fotografie del porto navale dove la Arizona è ancora a galla e perfettamente in ordine, e alla radio trasmettono Stanlio e Ollio. Poi due F14 in volo di ricognizione intercettano due caccia Zero in in perlustrazione. Il comandante della nave è indeciso su cosa fare... E' evidente ciò che è accaduto, ma si trova combattuto tra il dovere di militare (n.d.r. Difendere gli Stati Uniti d'America in qualunque luogo e tempo) e la logica (n.d.r. Evitare gli eventuali paradossi temporali che un suo intervento potrebbe causare). Prevale la saggezza e il non intervento... Viene ordinato agli F14 di non intervenire, e così gli Zero finiscono per attaccare un piccolo yacht non troppo lontano, e affondarlo. All'aggressione gli F14 non possono che reagire, gli Zero vengono abbattuti in un istante. Una volta salvati i superstiti dello yacht affondato, si scopre che tra essi è presente un senatore degli Stati Uniti. E la questione si complica ulteriormente...

Non so... Il film ha tanti limiti. Forse è per affetto, forse perché l'F14 è un caccia che ho sempre adorato e che tutt'ora adoro, forse perché il film risveglia una passione che avevo da ragazzino, o forse perché alla fine - nonostante tutto - il film è ben costruito e funziona... Chissà, a me questo film piace parecchio. C'è un giovanissimo Charlie Sheen, un ancora in gamba Kirk Douglas... E il finale è diverso da quello che ci si potrebbe aspettare.

Insomma, lo guardo sempre molto volentieri.


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venerdì 29 aprile 2016

Le fontane del Paradiso - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era parecchio tempo che non leggevo qualcosa di Clarke. Le fontane del Paradiso mi ha incuriosito perché parla di una cosa che, nel mondo della fantascienza, e non solo, si è sempre parlato: l'ascensore orbitale.
Ogni anno, per motivi di ogni tipo, decollano decine e decine di razzi con lo scopo di portare qualche satellite in orbita, per rifornire la ISS, o per lanciare nello spazio delle sonde esplorative.
Questi lanci sono molto costosi, molto inquinanti, e molto rischiosi, per quanto gli incidenti si contino sulla punta delle dita di una mano. L'idea dell'ascensore orbitale è piuttosto vecchia, e immagina una struttura ancorata sulla Terra che, come un ascensore, sia in grado di portare in orbita persone, oggetti, eccetera eccetera eccetera. Una struttura di questo tipo, una volta realizzata, potrebbe aprirci le porte verso il sistema solare, perché non si dovrebbe più lottare contro all'attrazione gravitazionale per lanciare sonde o astronavi. La cima dell'ascensore potrebbe diventare una sorta di porto spaziale, e l'ascensore stesso diverrebbe un ponte verso le stelle.
Ovviamente, per costruire una struttura del genere è necessario possedere una tecnologia che ancora oggi è al di fuori delle nostre capacità, per ora...

Clarke ci vuole raccontare la storia dell'ingegnere che oserà cimentarsi nell'impresa. La storia è ambientata più di un secolo avanti rispetto ai giorni nostri. L'ingegnere Morgan, reduce dalla recente costruzione del ponte sullo Stretto di Gibilterra, ha in mente un'idea folle, ovvero quella di costruire un elevatore spaziale. Secondo i suoi calcoli la struttura sarebbe possibile grazie a un nuovo materiale scoperto di recente, prodotto nel vuoto assoluto, e che già ha potuto utilizzare nella costruzione del ponte di Gibilterra. Si tratta di microfilamenti resistentissimi, molto flessibili, capaci di sostenere il peso dell'intera architettura dell'elevatore. Unico problema: L'elevatore dovrebbe mettere in comunicazione il suolo terrestre con un corpo in orbita geostazionaria. Per fare ciò, la costruzione dovrebbe stare proprio sull'equatore, e per motivi misteriosi, il luogo ideale per costruire è su una piccola isola, dove da 3000 anni vive una comunità di monaci, in cima a un monte altissimo, in un monastero che millenni prima era il palazzo di un imperatore, che per un certo periodo aveva dominato in tutta l'Asia, e che aveva fatto costruire giardini bellissimi, quasi inaccessibili, proprio sulla cima del monte. I giardini del Paradiso, con le sue fontane, i fiori, e le piante esotiche, dovevano rappresentare il paradiso vero e proprio, in quanto l'imperatore si credeva un Dio... 

Clarke è molto abile nel raccontare la storia degli uomini nella prospettiva di mostrare una vicenda di fantascienza. L'alibi è quello di raccontare le vicende che portarono alla costruzione del tempio, alla particolarità di questa montagna, e alle difficoltà personali degli uomini nel tentativo di raggiungere i propri scopi. Sono storie di uomini. La fantascienza è collaterale, e aggiunge quel pizzico di fascino in più che fa la differenza.
A ciò aggiunge ingredienti stuzzicanti, come la sonda proveniente da un sistema solare anni luce dalla Terra. E a ciò aggiunge una 'malattia' del Sole che minaccia il pianeta di una nuova glaciazione. Questi sono solo indizi, se ne parla durante il libro, ma come fossero notizie ascoltate distrattamente da un notiziario, perché tutti gli sforzi sono concentrati su Morgan, sulla sua equipe, e sul suo sogno di costruire la torre, l'ascensore, e di immaginare, un giorno, una sorta di anello orbitale, sostenuto da più torri, capace di diventare una struttura stabile e il punto di partenza per una esplorazione dello spazio profondo, e per la colonizzazione del nostro sistema solare.

Libro che si legge velocemente, che appassiona, che incuriosisce. Lo stile di Clarke è immutato dai suoi primi capolavori, e per quanto questo non rientri da essi, è comunque un'ottimo romanzo, una vicenda capace di intrattenere, e di far sognare. 
Attenzione: Non è iperbolico. E' scientifico. Il romanzo mantiene il lettore con i piedi per terra, e allo stesso tempo lo spinge a sognare un futuro molto, ma molto interessante.


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giovedì 28 aprile 2016

Stardust - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da una favola di Neil Gaiman, Stardust è davvero un film dalle mille prospettive. Il cast è stellare. Si va da Rupert Everett, alla sempre meravigliosa Michelle Pfieiffer, al buffo Robert De Niro, fino all'ottimo Peter O'Toole. La vicenda è una fiaba di quelle che non si scrivono più. E' allegra, gira attorno all'amore, è ricca di fantasia, e per quanto sia cruda e violenta, ha sempre quell'aria di leggerezza che fa sì da non trasformare la vicenda in un thriller, un horror, un film non adatto a tutti.

Da qualche parte, in Inghilterra, c'è un muro che separa il mondo reale da quello fantastico. Questo muro ha una breccia, e ogni tanto qualcuno tenta di varcarlo per andare a vedere cosa c'è dall'altra parte. E' per questo che il muro, o meglio la breccia, è guardata a vista da un insospettabile guardiano. Siamo in epoca vittoriana. Di qua dal muro c'è un piccolo villaggio di nome Wall; di là dal muro c'è Stormhold, un regno governato da un sovrano malvagio - morente - che pretende di lasciare il regno al sopravvissuto tra i suoi sette figli - tutti malvagi e intenti a uccidersi l'un l'altro per rimanere gli unici ad avere diritto al trono - così che la tradizione di una successione sanguinaria sia rispettata. A Wall vive il giovane - ma goffo - Tristan (nato da una relazione tra l'unica figlia del re di Stormhold e suo padre, che da giovane era riuscito a scavalcare il muro ingannando il guardiano), innamoratissimo della bella del paese, che ovviamente lo tratta come un lacchè, mettendolo spesso in ridicolo. 
Pensate che questa è solo la premessa.
La storia vera comincia quando, vedendo che i propri figli sono inetti nel uccidersi tra loro, il re morente di Stormhold decide di imporre loro una sorta di caccia al gioiello magico. Così, grazie a una magia, il gioiello si proietta fuori dalla finestra, e va a schiantarsi contro una stella, che precipita sulla Terra, e si tramuta in una bellissima ragazza di nome Yvaine. E qui comincia il film perché...
  • Tristan promette di riportare la Stella alla bella del paese come pegno del suo amore.
  • I principi rimasti partono alla ricerca del gioiello, ora al collo di Yvaine, per ottenere il trono paterno.
  • La strega Lamia brama il cuore di Yvaine perché le donerebbe immortalità, e nuovo vigore magico.
Per ciò il destino dei principi, di Tristan, e di Lamia si incontreranno carambolescamente e la vicenda si complicherà ulteriormente, come in tutte le belle fiabe. Ma non temete, il lieto fine è assicurato.

Come tutte le fiabe che si rispettino, anche questa sta in piedi grazie ai paradossi. E' divertente, è simpatica, è avventurosa, ed è ben recitata. La fotografia, gli effetti speciali, tutto è realizzato con cura. Il cast promette faville e le mantiene. E' un film che difficilmente delude, per quanto è evidente che sia una storia dai buoni sentimenti, e che di conseguenza i destini sono segnati - come già vi avevo anticipato - verso il lieto fine. Ed è per questo motivo che questo film regge negli anni. Se avesse avuto un finale a sorpresa, lontano dal solito e vissero felici e contenti, forse avrebbe sbancato ai botteghini, ma poi sarebbe caduto nell'oblio perché l'effetto sorpresa del finale non avrebbe più funzionato... Che è poi il problema di film come Il Sesto Senso, Seven, American Beauty e I soliti Sospetti.

E' davvero un ottimo film. Sorprende e diverte; è romantico; è avventuroso. Ha tutti gli ingredienti che possono attrarre, ed è adatto a tutta la famiglia. Difficile che qualcuno rimanga deluso da questa bella favola.

Guardatelo!


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mercoledì 27 aprile 2016

Come Fotografare le Stelle (parte 2) - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
La fotografia digitale è stata una bella rivoluzione, siete d'accordo? Con una fotocamera digitale è possibile verificare immediatamente il risultato, non si hanno limiti pratici al numero di foto che si possono scattare, per lo meno in confronto alla pellicola, e si può cambiare la sensibilità (n.d.r. ovvero gli ISO) tra uno scatto e l'altro... Senza contare la maggiore risoluzione delle immagini, e la praticità con cui si possono gestire le immagini, elaborarle, e stamparle.

La molto discussa Canon EOS 60Da
Di contro, e qui veniamo all'affermazione con cui ho concluso la prima parte di questo argomento, i sensori digitali sono più sensibili al mosso, e non è possibile fare una fotografia con tempi di esposizione superiore ai 5 minuti (circa) senza compromettere l'immagine. Difatti i sensori CMOS sono troppo sensibili, e soggetti a interferenze (n.d.r. che di solito vengono considerate come Rumore Elettronico). Con tempi di esposizione molto lunghi è sufficiente la luminosità del cielo per accecare la foto (n.d.r. ricordate com'era chiaro lo scatto ottenuto con tempi pari a 90 secondi?), e a ciò si aggiunge il calore prodotto dai componenti elettronici della fotocamera stessa, che può andare a interferire e a ingannare il sensore). Non è un caso che in astrofotografia, nei telescopi, di solito si usino sensori CCD. E' per certi versi una tecnologia obsoleta, con minore risoluzione, ma è totalmente immune ai problemi descritti qui sopra.

Cosa bisogna fare allora? Si può acquistare una Canon EOS 60Da, progettata appositamente da Canon per la astrofotografia? Oppure far modificare la reflex, applicarvi un filtro Baader BCF-1 o, forse meglio, un IR-cut, e magari anche predisporla agli scatti prolungati con un sistema di raffreddamento?
Forse no!
Un ipotetico Dark Frame.
I puntini chiari sono dovuti
al rumore rilevato dal sensore
C'è una tecnica che vi potrebbe essere d'aiuto senza spendere cifre esorbitanti, e senza modificare artigianalmente la vostra fotocamera.
Se poi la passione per l'astrofotografia vi prenderà, potrete pensare a comprare un bel telescopio dotato di fotocamera CCD, e non avrete più alcun problema.
La tecnica è semplice, ma allo stesso tempo richiede molto lavoro. 
Si tratta di scattare, oltre alla foto che volete, anche un Dark Frame, e un Flat Field. 
Un ipotetico Flat Field.
Se il sensore non avesse difetti
l'immagine sarebbe bianca uniforme
Il primo ci mostrerà il rumore prodotto dal sensore della fotocamera.
Il secondo serve a compensare una errata lettura dell'informazione luminosa, che di solito è generata da micro imperfezioni delle ottiche, del sensore, della fotocamera in generale.

Il Dark Frame si ottiene scattando una foto con l'obiettivo coperto.
Il Flat Field si ottiene scattando una foto a un soggetto uniformemente illuminato, meglio se è bianco.

Ok... ho omesso un dettaglio: La procedura è un po' più complessa di quello che sembra. Tutto va fatto sul campo, al momento in cui si decide di fotografare un soggetto astronomico. Il principio è quello di eliminare il rumore elettronico dalla vostra fotocamera, per cui, per essere sicuri che ciò avvenga al meglio, bisogna fare diversi scatti (n.d.r. Di solito una decina), sia del soggetto, sia del Dark Frame, sia del Flat Field.

Ne capirete il motivo mano quando osserverete le vostre prime foto. I Dark Frame non appariranno tutti uguali, così anche i Flat Field, e... Persino le foto al vostro soggetto.

Non spaventatevi, quando sarete a casa, attraverso software appositi (n.d.r. Ne esistono di molto validi, gratuiti, specie nella galassia Windows, su Mac sono più difficili da trovare... Ma vanno bene anche software di fotoritocco come Photoshop e concorrenti, per quanto non siano stati pensati per questi scopi. Qui ce n'è uno che potrebbe fare al caso vostro... Giusto per dare un punto di partenza), riuscirete velocemente a ottenere la foto che desiderate.

In pratica bisognerà comporre tre immagini. Un Master Dark Frame ottenuto dalla sovrapposizione di tutti i Dark Frame scattati subito dopo alle foto vere e proprie. Un Master Flat Field, anch'esso ottenuto dalla sovrapposizione dei Flat Field presi sul campo, e infine una Master Picture ottenuta dalla sovrapposizione dei vari scatti al vostro soggetto.
Fatto ciò, bisognerà sottrarre dalla Master Picture il Master Dark Frame, e di seguito aggiungere il Master Flat Field. E' più complicato da dire che da fare, i software faranno tutto il lavoro sporco, voi dovrete solo valutare i risultati... Che potrebbero essere come la foto sottostante, che mostra la Galassia di Andromeda, la M31, e che non è mia perché è impossibile da ottenere senza un inseguitore astronomico, e io non ce l'ho. E' presa da un manuale di astrofotografia che ho scaricato dalla rete (n.d.r. Troverete tutti i riferimenti nella Bibliografia, nell'ultimo post di questo corso).



L'immagine è stata ottenuta componendo vari scatti, in questo caso ottenuti persino con setup differenti con una Canon D350 non modificata. La tabella qui sotto mostra cosa ha fatto il fotografo per ottenere l'immagine.


A tutto ciò, ovviamente, vanno aggiunti una decina di Dark Frame e altrettanti Flat Field... Un lavoro duro, ma il risultato è allettante, non trovate anche voi?

E se volessimo fotografare i pianeti, o addirittura il Sole? Ne parleremo nella terza e ultima parte di questo capitolo.



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martedì 26 aprile 2016

Cassie Wright sa che qualsiasi uomo...

Glauco Silvestri
Cassie Wright sa che qualsiasi uomo, nell’istante in cui tu ti rendi disponibile, comincia a darti per scontata. Forse, la primissima volta che lo incontrerà, suo figlio le vorrà bene. Ma già la seconda comincerà a chiederle soldi. La terza, un lavoro, un’auto, una dose. La incolperà di tutto ciò che gli è andato storto nella vita. La farà a pezzi, le rinfaccerà ogni errore che lei abbia mai commesso. Se non otterrà ciò che vuole, le darà della puttana.

Gang Bang (Chuck Palahniuk)
Evidenziazione a pagina 78 | Pos. 1192-95 | Aggiunta il mercoledì 19 giugno 13 14:12:54 GMT+02:00


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lunedì 25 aprile 2016

20 Sigarette - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto dal libro 20 sigarette a Nassirya, a sua volta una storia vera scritta e raccontata da chi effettivamente ha vissuto quell'esperienza, nonché curato la regia del film, 20 sigarette è un film che ti spezza, e che ti fa riflettere.

La storia è quella di Aureliano Amadei, 28 anni, anarchico, antimilitarista, precario nel lavoro e nei sentimenti. Così si definisce lui stesso a quell'età. Il suo sogno è lavorare nel cinema, come attore, come regista. E gli capita una grande occasione, una di quelle irripetibili... Siamo nel 2003. Al ragazzo viene offerto un ruolo da aiuto regista sul campo per un film che si svolge in Iraq, al seguito della 'missione di pace' italiana. Aureliano decide di partire, e non fa neppure in tempo a finire il pacchetto di sigarette che ha con sé, che finisce al centro dell'attentato alla caserma dei Carabinieri di Nassirya, il 12 Novembre 2003

E' un film che ti cattura e non ti molla. Tutto parte in maniera scherzosa, divertente, leggera. Sembra un'avventura come tante, un'esperienza nuova, e magari l'occasione per crescere, e per capire sé stessi. Aureliano è un giovane pieno di vita, con convinzioni politiche ben precise, ma anche ambizioni personali. Ha una ragazza brasiliana, e una amica italiana con cui, ogni tanto, capita che vada a letto. Ha come amico un regista, e questi gli propone di seguirlo in Iraq. E' l'occasione per vedere ciò che accade veramente laggiù, lontano dalla propaganda politica e dalle bugie dei media. E' l'occasione per cominciare a fare sul serio riguardo le sue ambizioni nel cinema. Però capita in mezzo all'attentato... E da quel momento il film ha una brusca deriva. Inquadrature in prima persona, grida, dolore, incomprensione, spari, i medici, la morfina, la confusione. Sembra di essere vittime noi stessi di quell'attentato. E quando torna in Italia, unico sopravvissuto civile alla vicenda, ecco che di nuovo la storia vira. La degenza in ospedale, le visite di giornalisti, politici, avvoltoi della notorietà, amici, parenti, e genitori di altre vittime, di ragazzi - militari - che Amadei aveva appena conosciuto, e con cui subito aveva legato in modo molto profondo. E poi il gran finale... Quello del testimone che non viene creduto dagli amici anarchici, antimilitaristi, con cui un tempo faceva comunella.

E' una vita intera condensata attorno a una esperienza tragica. E' lo specchio della società italiana, occidentale, e della vita così come viene vissuta da ognuno di noi. Per certi versi il film ci racconta quanto sia vero che la realtà è soggettiva, e non oggettiva, per quanto, in una sua eccezione in termini, sia sempre oggettiva. E' un film che fa riflettere. E' girato in stile mockumentary. Fa sorridere, fa saltare dalla sedia, e come ho già detto, fa riflettere su molte cose, e non solo sulla singola vicenda di Nassirya.
Sullo stesso tema uscì anche questo film, assolutamente dignitoso, ma diverso... Diciamo che visti entrambi, si può comprendere ancor meglio il messaggio di 20 Sigarette.

Molto bello. 


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domenica 24 aprile 2016

Unidentified Flying Object (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Un boato assordante svegliò Umon da un sonno agitato. Si girò tra le coperte, nervoso. Il suo sonno era dominato dai problemi che si stavano rivelando lentamente, a mano a mano che il progetto dell'istituto per le ricerche astronomiche andava avanti. Aveva ottenuto le sovvenzioni dal governo solo grazie a uno stratagemma. L'istituto avrebbe fatto parte di un complesso più ampio, una centrale idroelettrica su uno dei tanti corsi d'acqua che affiancavano il monte Fuji. Una centrale in grado di fornire energia a tutte le comunità della zona e tale da renderle indipendenti dalla lontana città di Tokyo. 
Umon era stato entusiasta del progetto sin dall'inizio. La centrale idroelettrica avrebbe fornito anche tutta l'energia necessaria alle sue ricerche, e grazie a essa, avrebbe potuto utilizzare strumenti più potenti di quelli che aveva sperato all'inizio. 
I problemi erano stati molti. Aveva dovuto difendersi dagli aguzzini e dagli opportunisti. Aveva tentato di appaltare il lavoro a grosse aziende giapponesi, ma subito si era accorto che queste miravano solo a incassare il denaro offertogli dallo stato e che non avevano alcuna intenzione di seguire le sue indicazioni, i suoi progetti. 
Così aveva provato a mettersi in società con dei privati, ma anche in quel caso il progetto aveva preso una piega sbagliata. 
Ora era solo, con i suoi sogni, i suoi progetti, i suoi disegni. Viveva in una baracca di legno in mezzo a una foresta. Veniva aiutato solo dai contadini della zona, come quel cowboy della fattoria Makiba. Era giovane e forte, ma la sua risolutezza stava cominciando a perdere colpi. 
Si alzò dal letto, sudato. Sollevò due listelli dalla veneziana che teneva serrata sull'unica finestra del suo capanno. Un bagliore accecante colpì i suoi occhi «Che diamine!». esclamò lasciando immediatamente i listelli che teneva tra le dita. 
Un secondo boato investì nuovamente la foresta. 
Umon si gettò a terra istintivamente. Al suo fianco cadde il calendario appeso al muro con una semplice puntina. I suoi occhi si fissarono sulla data. Febbraio 1953. Per un istante i suoi pensieri tornarono alla seconda guerra mondiale. Era ancora un bambino ma le immagini di Hiroshima e Nagasaki non lo avevano lasciato indifferente. Quella esplosione, sembrava essere uguale a quella di una grossa bomba atomica. 
Attese qualche minuto, con il cuore che batteva come un indemoniato, quindi cominciò nuovamente a respirare. Se fosse stata una bomba atomica l'onda d'urto lo avrebbe già spazzato via da tempo. 
Si vestì con la prima cosa che trovò, e impugnò la vecchia Type 26 di suo padre. La pistola che aveva usato durante la guerra. Raccolse anche la torcia elettrica, e uscì dalla baracca di legno che ormai chiamava casa. 

*

Il bosco tutto attorno alla baracca di legno era illuminato da una strana luce artificiale. Una luce potente e allo stesso tempo delicata. Umon spense la torcia ma la tenne in mano, come strumento di difesa. Non si fidava troppo della vecchia Type 26. Non sparava da oltre quindici anni, e già ai tempi della guerra mondiale era considerata un cimelio storico. 
Avanzò nella neve, lentamente, attento a non fare rumore. I suoni sembravano tutti ovattati, forse a causa della recente nevicata, ma in ogni caso lontani dalla normalità della foresta. Sentiva lo scorrere del fiume, non troppo distante dalla baracca. Ma non udiva gli animali. 
Il vento soffiava tra le fronde, in alto, tra le cime degli alberi. Umon si guardava attorno con attenzione. Aveva una strana sensazione. Come se una minaccia fosse nascosta tra quegl'alberi. 
Avanzò, lento, circospetto, fino a giungere in un largo spiazzo circolare. Non ricordava quello spiazzo, però. Viveva nel bosco già da diversi mesi. Era sicuro che quello spiazzo non era mai esistito. Girò sul limitare della foresta, seguendo il raggio di quella radura circolare. 



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sabato 23 aprile 2016

The Truman Show - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Un film geniale, irripetibile. The Truman Show è davvero una bella creatura cinematografica, che un po' condanna il comportamento dello spettatore medio, e un po' condanna i media per la loro... Intraprendenza. Ma alla fine è la storia di Truman che conta, e tutti fanno il tifo per lui, che... In un modo o nell'altro, capisce che la sua vita non è proprio normale. Lui è la star dello show, ma ovviamente non lo sa. La tranquilla cittadina in cui vive e' un gigantesco palcoscenico controllato da un visionario produttore/regista/creatore, le persone che vi vivono e lavorano nella cittadina sono attori di Hollywood, e persino la sua effervescente mogliettina e' un'artista a contratto. Truman Burbank vive la sua vita come se fosse la vita di uno qualunque di noi, con amici, moglie, madre, il padre morto in un incidente in mare, e un lavoro che probabilmente non ama alla follia. Ha anche rimpianti Truman, per non aver fatto di più per la ragazza, che al liceo, lo aveva stregato... E quando lei è partita per le Fiji... Truman Burbank è proprio una persona normale, ma è anche una persona speciale, perché è brillante, intelligente, simpatica, e segretamente vorrebbe scappare via dal mondo che gli sta stretto.
Ovvio che non può scappare via... Ovvio che il mondo gli stia stretto.

Film geniale, l'ho già detto. Bravissimo Carrey, bravissimo Noah Emmerich nelle veci del migliore amico di Truman, una figura sempre presente. Temo che ad andare avanti così mi sprecherei in complimenti, perché anche la comparsa più comparsa, il bassotto che cammina senza padrona, col guinzaglio che striscia sull'asfalto, è bravissima. La regia di Ed Erris... ehm... Di Peter Weir è fantastica. La sceneggiatura è perfetta. Il film è divertente e allo stesso tempo serio, ha un briciolo di drammaticità che viene svaporato costantemente da gag intelligenti e idee brillanti.

Difetti? Nessuno. E' davvero un gran bel film.


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venerdì 22 aprile 2016

Enrico Fermi, la mostra - #EnricoFermi

Glauco Silvestri
E' una cosa bella scoprire che una mostra dedicata a una delle menti più geniali del ventesimo secolo sia riuscita a prorogare l'esposizione (n.d.r. Fino al 22 maggio), ciò vuol dire che c'è ancora molta gente interessata alla scienza, quella vera, e che non dedica le sue giornate a snocciolare dati tecnici di un cellulare come fossero frutto della propria genialità, così come altri che passano il tempo a ipotizzare tecnologie iperboliche e si stupiscono sul fatto che ancora non esistano, o che ci mettano troppo tempo per realizzarle (n.d.r. Magari ipotizzando complotti delle lobby e chissà cos'altro).

Enrico Fermi è - a mio parere - il Leonardo da Vinci del '900. Un uomo che amava la goliardia, e che amava la fisica sopra ogni cosa. Le sue ricerche furono ad ampio spettro. Scoprì il comportamento dei bosoni, e una particella nuova nuova che mostrava un comportamento opposto a quello dei succitati (n.d.r. Che poi fu battezzata fermione). Assieme alla sua equipe riuscì per primo a ottenere una fissione nucleare stabile, scoprì che determinati elementi rallentavano i fenomeni radioattivi (n.d.r. Tipo l'acqua, o la grafite). Fu grazie a lui che si cominciò a studiare le particelle beta, e fu lui a intuire il comportamento dei raggi cosmici. E ancora... Fu lui a realizzare il primo acceleratore di particelle. 
Visse poco. Morì a 56 anni - se non ricordo male - per un tumore, ma diede tanto all'umanità con le sue ricerche. E sfortunatamente parte della sua vita fu concentrata sul progetto Manhattan, come tutti sappiamo, per via della Seconda Guerra Mondiale, e per via che anche la Germania stava facendo i suoi studi per poter sfruttare la fissione in campo militare (n.d.r. E ringraziamo il cielo che furono peggio organizzati degli americani, e non arrivarono a risultati prima dell'attacco in Normandia, perché altrimenti oggi vivremmo in un mondo molto diverso). Ebbe comunque il tempo di vincere un nobel, e fondare una scuola da cui, fino a oggi, sono usciti ben altri sei premi nobel.

La mostra è impegnativa. Ricca di elementi interattivi, mescolati a reperti storici, come alcuni strumenti di misura, la scrivania su cui Fermi lavorava, e persino un suo taccuino originale. Ci sono filmati che raccontano la vita dell'uomo, e dello scienziato. I pannelli informativi sono tantissimi, ci sono video che offrono una infarinatura più 'semplice', e pannelli touch screen con pagine e pagine sulle sue teorie, scoperte, e ricerche. Molte delle sue scoperte sono rappresentate in modo visuale, o sperimentale, così che uno si possa rendere conto di ciò che aveva intuito, dimostrato, e scoperto.
Però è una mostra complicata, non mancano formule, grafici, strutture atomiche e molecolari. Non basta una infarinata di fisica per comprendere al 100% la mostra, ma è sufficiente affrontare il breve percorso per comprendere quanto ricco sia stato il suo contributo alla ricerca, e non solo. Perché grazie ai suoi studi oggi possiamo utilizzare strumenti di medicina diagnostica  molto sofisticati, abbiamo una maggiore comprensione di come sia fatto il nostro corpo, e di come sia fatta la materia, e soprattutto, il suo lavoro ha spalancato porte che ancora oggi non siamo in grado di comprendere dove ci porteranno, ma che di sicuro ci hanno spalancato gli occhi e permesso di vedere là dove prima eravamo completamente ciechi.

E' piccolina, e pienissima! Molti che la visiteranno faranno fatica a comprenderne più di un buon 10%. E' comunque un omaggio importante, e visitarla offre l'opportunità di capire qualcosa di ciò che ci circonda, e magari di avere un po' meno timore di cose che - per principio - spaventano.

La visita è gratuita. Assieme al biglietto d'ingresso viene data una brochure molto ricca di informazioni, così come molto ricco è il sito dedicato a questa esposizione. Viene regalato anche un piccolo taccuino, simbolico, a ricordo del fatto che lo scienziato ne aveva sempre uno con sé.

Info: Qui.

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giovedì 21 aprile 2016

L'Amicizia e i Sentimenti - #ebook #Letture

Glauco Silvestri
Quando ero ancora un ragazzino, a scuola, mentre si studiava il periodo storico a cavallo della seconda guerra mondiale, ci fu proposto di leggere un romanzo di Fred Uhlman, l'Amico Ritrovato. In quel periodo non ci feci molto caso, ma oggi credo con stupore - e non so se a torto o a ragione - di essere uno dei pochi a cui, in periodo scolastico, parlando del nazismo, non fu detto di leggere il Diario di Anna Frank, bensì di leggere quest'altra, toccante, vicenda. 
Il romanzo di Uhlman racconta la storia di due bambini iscritti a una scuola esclusiva di Berlino. Siamo negli anni trenta del secolo scorso. Uno dei due bambini è ebreo, l'altro è ariano. I due sono molto amici e nessuno può immaginare che il loro fatale destino sia di essere separati, e soprattutto di essere messi l'uno contro l'altro.

L'Amico ritrovato è solo uno dei tanti esempi che la narrativa offre, ai lettori, quando si parla di amicizia. Mi salta in mente anche la Storia della Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare, di Sepulveda; tanti altri invece, in questo momento non mi sovvengono. 
Il fatto è, comunque, che l'amicizia è spesso un motore determinante nella narrativa contemporanea, così come in quella classica, e persino in quella che un giorno verrà.
Gli amori vanno e vengono, mentre gli amici no.
Senza scomodare la musica leggera nazionale, anch'essa molto impegnata negli anni a descrivere questo argomento, appare evidente che i rapporti umani, e di conseguenza anche le storie umane, sono tutte legate a rapporti amichevoli tra individui, o nel loro esatto opposto... Come avviene nella raccolta di racconti della Munro Nemico, amico, amante; o come accade in Non Lasciarmi, dove vengono allevati dei cloni con il solo scopo di avere una banca degl'organi per ricchi e facoltosi cagionevoli di salute, e in cui viene raccontata una storia d'amore tra due cloni, vicenda ricca di intimità e gelido terrore, se non addirittura dolore.

E' in questo contesto che mi son sentito istigato ad affrontare questo tema, con un racconto per bambini sul quale ho lavorato a lungo, anche con l'aiuto di una insegnante delle elementari. 

Parlo di Le Mirabolanti avventure di Icaro e Cecilia, la storia d'amore tra i passerotti Icaro e Cecilia, l'amicizia con i più strani animali della città, senza scordare i pericoli da affrontare, e superare, prima di riuscire a trovare il perfetto nido per il loro amore.

Il tema dell'amicizia ritorna nel fantascientifico, con contaminazioni fantasy, Dopo la Polvere. In questo caso siamo in un futuro prossimo ove la Terra ha subito un grave cataclisma naturale, tanto grave da costringere l'uomo ad abbandonare il pianeta, per sopravvivere. Sulla Terra però la vita non si è sopita, e a fatica ha dato origine a una nuova forma intelligente. La storia ci racconta l'amicizia tra un gruppo di fuggiaschi, gente senza dimora, con un passato da dimenticare, o contro cui combattere. Fuggiaschi che divengono guerrieri, soldati al soldo della libertà, contro un nemico troppo forte per essere sconfitto.

Justice ci porta invece indietro nel tempo. Ci racconta le vicende drammatiche di una famiglia inglese separata dalla guerra contro gli spagnoli. Lui è comandante di vascello, è costretto a partire per combattere, moglie e figlie rimangono a terra con la promessa - disattesa - di essere protette dall'ammiragliato britannico. Fiducia, sentimenti, rispetto, amicizia, amore, sono gli ingredienti fondamentali di questa terribile vicenda che ahimè non può sfociare in un lieto fine.

L'amicizia viene messa alla prova ne Il Clan delle Penne, un horror dove il legame d'affetto viene tradito per sfamare la sete di potere, e soprattutto il desiderio di sangue fresco. E' alla prova anche ne La Taverna di Dioniso, luogo di ritrovo delle divinità greche sfuggite al dominio di Zeus sull'Olimpo, e in cerca di una vita libera, simile a quella degli umani.

In Catene ci propone i sentimenti traditi, amicizia, amore, da parte di una ragazzina che vuole tagliare ogni tipo di legame emotivo con chi la circonda, a partire dai genitori, fino a chi sarebbe disposto a offrirle il proprio cuore su un piatto d'argento. Questo vuoto finirà per far pagare un amaro scotto alla ragazza, e a segnare la sua vita in modo forse indelebile.

Gli Uomini in Bianco parla di amicizia? Forse no! Ma la sua scrittura fu ispirata da un legame di amicizia tra me ed alcuni blogger, in un epoca in cui possedere un blog faceva diventare l'internauta come una sorta di precursore dei tempi. 
E' per questo che vi segnalo questo ebook, dove alcuni dei personaggi incorporano le peculiarità dei miei blog amici di quegl'anni, per il fatto che quando lo rileggo, mi commuovo, e mi domando cosa stiano facendo ora quelle persone, che sfortunatamente ho perso di vista da tanto tempo.

L'ultimo titolo che vorrei segnalare è La Guerra di Linda. Si tratta di un romanzo di fantascienza ambientato durante lo svolgimento della terza guerra mondiale. Qui affrontiamo lo scotto di un amore disatteso, o forse tradito, o forse solo illuso. Amore che si trasforma in un sentimento antagonista, per poi divenire rispetto, amicizia, e chissà, tornare là da dove era partito. Anche questa è una storia tragica, per certi versi, ma piena di speranza e di emozioni.

Il tema dedicato ai sentimenti, all'amicizia, all'amore è sicuramente un tema capace di offrire percorsi di lettura sempre nuovi e inaspettati. Ogni vicenda umana, del resto, finisce per coinvolgere individui, legami amicali, o emozionali, che non possono esimersi dal comparire nei racconti. E' difficile trovare storie in cui i rapporti umani siano tanto superficiali dal dimenticare le emozioni basilari di una vita sociale.
E' per questo motivo che vi invito a leggere gli ebook che vi ho segnalato esplicitamente, ma anche quelli presenti nella mia ebookoteca che qui non sono citati, e magari ancora di rileggere libri presenti nelle vostre librerie, di farlo con occhi nuovi, o con una attenzione differente verso i rapporti intessuti tra i personaggi, che scoprirete, non tanto distanti dalle vostre esperienze personali.
L'idea fondamentale è quella di guardare ai personaggi con occhi differenti, più empatici del solito, così da coglierne le sfumature più nascoste, e carpirne elementi che magari erano sfuggiti in passato, e che potrebbero davvero rendere più profonda la vostra esperienza, e le vostre emozioni, mentre tenete tra le mani il libro con cui avete deciso di trascorrere ore piacevoli.

Come sempre, buona lettura.



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mercoledì 20 aprile 2016

Come Fotografare le Stelle (parte 1) - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Affrontare l'argomento Astrofotografia non è come affrontare un qualunque altro argomento tra quelli visti fino ad adesso. Comprendo che, non appena si ha in mano una fotocamera reflex di buon livello, per quanto ancora nella scala delle prosumer, vien voglia di scattare qualche foto al cielo.
Il problema è che la fotografia astronomica non va presa sottogamba. Fotografare una stella non è come fotografare un albero.
Qui di seguito cercherò di spiegare quali sono i problemi che si incontrano quando si intraprende questa tipologia di arte fotografica, quali strumenti sono necessari, e cosa bisognerebbe fare per ottenere foto all'altezza di quelle che siete abituati a vedere online. Cercherò di farlo andando per gradi, percorrendo i passi che probabilmente percorrereste da soli, così da cercare di risolvere ogni questione un passo alla volta.

La Luna! 

F/00 ISO1600 1/25" 1000mm
Appena si ha in mano una fotocamera e un teleobiettivo potente, si pensa subito alla Luna. La Luna è facile da fotografare, è molto vicina e ben illuminata. Soprattutto, ai nostri occhi, è ferma; non ruota su sé stessa, e il suo moto nella sfera celeste è 'lento' rispetto a una qualsiasi stella, che trovandosi molto più lontana, appare estremamente più veloce ai nostri occhi.
Lo scatto qui a fianco l'avete già visto in passato. Ne ho parlato qui, per cui non tornerò a descriverlo nei dettagli. 
Realizzare una foto di questo tipo è abbastanza semplice, tant'è che l'ho realizzata dal terrazzo di casa, ma al primo tentativo capirete di aver bisogno di alcuni attrezzi fondamentali, ovvero un treppiede bello stabile, e un comando remoto
Le vibrazioni sono il vostro principale avversario, e dovete evitarle il più possibile, sempre!
Fatta la Luna, si pensa ai pianeti, alle stelle, alle galassie, alle costellazioni, al Sole. E son dolori. La prima cosa che si fa è puntare la fotocamera al cielo e scattare la foto. Solo che il risultato è deludente. Proprio come la foto che segue:

F/4 ISO1600 90" 50mm
Ho realizzato questa foto con un obiettivo molto luminoso, il 50mm F/1.8 della Canon di cui vi ho già parlato in passato. L'immagine inquadra la costellazione del Cigno, ma riconoscerla è davvero difficile. Sono stati compiuti diversi errori, e qui sotto ve li elenco.
  1. Ho scattato la foto dalla finestra di casa. Tempi lunghi e le luci del mio quartiere, per quando di fronte a me ci sia un parco, hanno fatto sì che la foto sia estremamente sovraesposta. Questo tipo di fotografia pretende location prive il più possibile di inquinamento luminoso. Anche l'atmosfera ci mette del suo, per cui è sempre necessario valutare il cielo prima di decidere cosa fotografare. Se la serata è ventosa, probabilmente l'aria sarà trasparente, ma il seening sarà pessimo (n.d.r. le turbolenze atmosferiche portano a immagini sfuocate) per cui converrà fotografare soggetti poco luminosi. Se invece la serata sarà calma, l'atmosfera sarà meno pulita per via dello smog, delle polveri sospese, e ciò bloccherà parte della luce proveniente dagli astri, e favorirà l'inquinamento luminoso perché rifletterà le luci provenienti dal basso; in questi casi sarà meglio dedicarsi agli oggetti più luminosi del cielo.
    In generale, sarà sempre meglio allontanarsi dalle città, e scegliere location meno illuminate possibile.
  2. Ho scattato in Jpeg. Ciò mi impedisce di andare a correggere l'immagine in post-produzione. Bisogna scattare in formato Raw.
  3. La foto è mossa. Non è colpa mia (n.d.r. O meglio... l'ho fatto a posta per farvi notare cosa accade). Ho scattato usando sia il treppiede, sia il telecomando. Il problema è che la Terra ruota, e lo fa velocemente. Un minuto e mezzo di esposizione è davvero troppo. Senza gli strumenti giusti è meglio non superare i 15 secondi di esposizione.

Questa foto ci porta a prendere in esame l'acquisto di un inseguitore equatoriale, ovvero di uno strumento che segue la volta celeste, e che di conseguenza ci permetterà di ottenere foto che non siano mosse. Ne esistono molti sul mercato, il Vixen si adatta al treppiede che già possedete e può risultare comodo da trasportare rispetto a un treppiede con inseguitore astronomico. Alcuni di questi, però, hanno il vantaggio di essere dotati di un mini computer con una mappa stellare integrata. Usando questi strumenti è possibile puntare con precisione la fotocamera al corpo celeste che si desidera riprendere, cosa che invece il Vixen non permette, se non manualmente, attraverso una discreta conoscenza del cielo, o il possesso di una mappa stellare, o ancora di un software con le mappe stellari (n.d.r. Ce ne sono molti in commercio, e molti anche gratuiti, anche installabili su Smartphone e Tablet).

Proviamo allora a stare sotto i 15 secondi, così non dobbiamo spendere cifre esorbitanti, per lo meno finché siamo agli inizi e ancora non sappiamo se questa curiosità iniziale diventerà passione o meno.

F/1.8 ISO800 4" 50mm
Questa volta sono stato bravo. Ho scattato in Raw, così da poter correggere l'esposizione ed eliminare  l'inquinamento luminoso, in questo mi ha aiutato anche il tempo di scatto più breve, e la sensibilità meno elevata. 
Ho perso qualche stella di contorno, ma mi interessava il Cigno, ricordate? Lo vedete qui a fianco.
La foto, per questioni di inquadratura dalla finestra e di larghezza focale dell'obiettivo usato, mostra solo una parte della costellazione.
Se osservate le due immagini noterete sicuramente Etamin, che è giallina, poco sopra il centro dell'immagine. Rastaban è davvero poco luminosa, quasi invisibile rispetto alle sue compagne. E' facile da identificare anche il Dragone... Insomma, sono quasi sicuro di aver inquadrato bene la costellazione ma ciò - in questo momento - è di importanza secondaria.

Dobbiamo invece concentrarci sulla fotografia, che in questo caso appare nitida, per lo meno molto più nitida, e ferma, della precedente.

In realtà, ingrandendola di molte volte, scopriremo che ogni stella sarà avvolta da una sorta di nebbiolina colorata. Si tratta di aberrazioni cromatiche a cui difficilmente potremo ovviare, se non in post-produzione, e dopo aver scattato le foto con alcuni accorgimenti importanti, se non fondamentali.

Del resto, il problema, è la vostra fotocamera!
Ma di questo parleremo nella seconda parte dell'articolo, la prossima settimana.



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martedì 19 aprile 2016

Il congiuntivo

Glauco Silvestri
Certo, il congiuntivo non è necessario per vivere, ma grazie a lui si vive meglio: la vita si riempie di sfumature e possibilità.

Evidenziazione a pagina 130 | Pos. 1993-94  | Aggiunta il venerdì 7 giugno 13 15:50:22 GMT+02:00


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lunedì 18 aprile 2016

BraveHeart - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco un film che non vedevo da secoli, Braveheart, il cuore impavido, la storia di William Wallace. Pensate che non ricordavo neppure più che la principessa d'Inghilterra era interpretata dalla bellissima Sophie Marceau (n.d.r. Eh, sì! Son cresciuto a suon di Tempo delle Mele). E devo dire che visto in Full HD, la prima cosa che ho pensato è stata: Ma quanto sono pelose le braccia di Mel Gibson?

Immagino che tutti quanti conosciate la vicenda, ma vediamo di fare un ripassino veloce. Siamo alla fine del XIII secolo. Il trono di Scozia è occupato da Edoardo I Plantageneto, Re d'Inghilterra. La famiglia di Wallace è stata massacrata dagli inglesi perciò, lui, ancora bambino, viene affidato alle cure dello zio... Che lo istruisce sia nell'uso della spada, sia nell'uso del cervello. Quando ritorna al villaggio, ormai fattosi uomo, non è che le cose siano cambiate molto. Tutt'altro, le condizioni degli scozzesi sono peggiorate perché, per contenere la ribellione del popolo e dei nobili, il Plantageneto decide di ripristinare lo 'jus primae noctis'. Wallace è perdutamente innamorato della bella Murron, la sposa in gran segreto, e nonostante la situazione poco piacevole, è felice. Per lo meno è felice fino al giorno in cui un soldato tenta di stuprare Murron. Lui ovviamente la difende, e ciò scatena una serie di eventi incontrollabili. Murron viene uccisa in modo crudele e William decide di dare guerra, prima al signorotto locale, che ha permesso l'uccisione, poi al governo inglese. Wallace diventa quindi la guida degli scozzesi, e li risveglia dal torpore, sfidando in battaglia gli inglesi, e vincendo, al punto da conquistare York, e aprirsi la strada verso Londra.

E' una storia epica, raccontata con energia e forza. I tempi sono più che ottimi, non ci si annoia di certo, e allo stesso tempo non si assiste solamente a battaglie e a chiappe al vento (n.d.r. Usanza provocatoria scozzese, quella di mostrare gli attributi all'avversario, sollevandosi il Kilt, prima della battaglia). E' interessante seguire, oltre alle vicende personali di Wallace, lo sconforto della principessa Isabella, e il furore di Edoardo I. Interessante è anche la costruzione dei personaggi secondari, come i nobili di Scozia, ed è raro trovare personaggi bidimensionali utili solo al proseguo della sceneggiatura.
Ovviamente la vicenda narrata non va presa per le lettere. Molte cose che accadono nel film servono solamente a enfatizzare la storia, alcuni fatti sono stati probabilmente esasperati, altri aggiunti per infilare il dito nella piaga, e di altri ancora non si hanno prove certe. Del resto è un film... Ed è un film davvero ben fatto. Gibson è bravo, specie nella scena in cui viene torturato. Ottima la fotografia, e la regia non tradisce mai.


Molto bello!


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domenica 17 aprile 2016

Guerriero delle Stelle (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Documento Numero: AD2752/12/05 
Redattore: lt. Harada Yuchi 
Ufficiale Responsabile: Cpt. Yamanami Akira Capo 
Dipartimento: Col. Okida Kodai 

Il contenuto del seguente documento è stato rinvenuto in alcuni frammenti della memoria allo stato solido del computer secondario di cui era equipaggiata la Corazzata Spaziale Argo, nave madre della flotta terrestre, andata distrutta durante il salvataggio del pianeta Terra dall'impatto con il pianeta Aquarius nel XXIII secolo. 
I dati, recuperati dal troncone centrale del relitto (anch'esso recuperato e riportato sul suolo terrestre), contengono diversi frammenti di diario appartenuti a un membro dell'equipaggio. 

A causa delle pessime condizioni dell'apparato informatico, non è stato possibile risalire al nome e al grado del 'guerriero delle stelle' autore del diario. 
Dalle testimonianze qui riportate è possibile presumere con una certa approssimazione che egli fosse il vice-coordinatore agli armamenti, incarico all'epoca affidato al tenente Dash, assistente diretto di Derek Wildstar. 
La documentazione, inizialmente di tipo audio-video, è stata trascritta in questo documento per preservare le informazioni di carattere storico, tecnico e strategico. 
Il materiale originale è contenuto sotto stretta sorveglianza negli archivi del Primo Stormo di Difesa delle Forze Aero-Spaziali. 
Quanto contenuto in questo documento è da considerarsi strettamente confidenziale. 

*

Documento Numero: AD2752/12/05-01 
Redattore: lt. Harada Yuchi 
Ufficiale Responsabile: Cpt. Yamanami Akira 
Capo Dipartimento: Col. Okida Kodai 

Sono appena smontato da un interminabile turno di lavoro. Sono stanco morto. Ho lavorato per oltre dieci ore ai simulatori. Dei miei sottoposti non c'è alcuna traccia. A bordo ho notato solamente un incredibile via vai di tecnici e di operai. L'equipaggio sembra completamente assente. 
Spesso il capitano Avatar compie un giro di perlustrazione. Si ferma e osserva la taratura delle apparecchiature; fa qualche commento di circostanza e riprende la sua ispezione. Oltre a lui, solo Orion è sempre presente, ma è come non ci fosse. Lui neppure riposa un minuto. È sempre attaccato al nuovo motore e non esce mai dalla sala macchine. 
Io, sento un peso terribile sulle spalle. La sincronizzazione dei ‘Cannoni a Urto’ è impossibile. Sono dispositivi sofisticatissimi, e nonostante la mia esperienza sulle astronavi della flotta, non ho mai visto nulla di così evoluto. Sembra tecnologia aliena... 

...Data loss... 

Oggi ho conosciuto quello che sarà il mio superiore diretto. È molto giovane. Avrà al massimo diciotto anni. Li scelgono sempre più giovani... e inesperti. Mi chiedo perché affidare a un ragazzino un compito così importante. È venuto in plancia assieme al capitano. Ci siamo presentati, e devo ammettere che, per quanto sia ancora acerbo, ha una scintilla negl'occhi che convince. Credo sia un tipo in gamba, e lo ammetto, non riesco a provare rancore per il fatto che mi abbia scavalcato. 
Derek Wildstar. Il nome è conosciuto da tutti quanti. 



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sabato 16 aprile 2016

Prova a Prendermi - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quando la realtà è migliore della fantasia, allora ecco che si comprende quanto la vita sia bella e sorprendente. 

Prova a Prendermi ci racconta le vicende di Frank Abagnale Jr. Scappato di casa all'età di diciassette anni, alla separazione dei genitori, dopo il crollo di tutte le sue illusioni, il ragazzo cerca di sopravvivere con piccole truffe, prima falsificando assegni della propria banca, poi vestendo i panni di un pilota della Pan Am, quindi impersonando un medico, e persino un avvocato, imparando i mestieri dalle serie televisive, e accumulando una vera e propria fortuna.
Ovviamente, tutto ciò non è accaduto senza che nessuno gli desse la caccia, e in questo caso era l'agente FBI Carl Hanratty, che impiegherà quattro anni per incastrarlo, ma ci riuscirà grazie alla debolezza emotiva di Frank, che in un certo qual modo, a distanza, vedrà nell'agente una sorta di amico e confessore.
La cosa stupefacente di questa storia, ma poi non tanto, visto che ancora oggi accade - per quanto di rado - è che Abagnale non ha trascorso il resto dei suoi giorni in prigione. Dopo l'arresto, e una breve detenzione, l'uomo è stato assunto dall'FBI proprio per dare la caccia a truffatori come lui, per primo, era stato.

Storia vera, romanzata, interpretata da due ottime figure. Tom Hanks è perfetto nel ruolo, che calza a pennello col suo volto pacato e i suoi modi di fare molto british, da gentlemen. Abagnale non poteva che essere interpretato da Di Caprio, qui ancora giovane, snello, col volto sbarazzino, e la faccia da schiaffi (n.d.r. Io ce lo vedrei a interpretare Sberla dell'A-Team). Il contorno è fatto da belle ragazze, e attori di prim'ordine che in questo caso diventano comprimari. Regia e fotografia sono ottime. Soprattutto... Ho apprezzato la ricostruzione storica degli anni sessanta, sia nei costumi, che negli atteggiamenti, e nei dettagli. 
La scena in cui Abagnale incontra la modella in un corridoio d'albergo, con la sola inquadratura delle scarpe riesce a far intendere l'attrazione presente nell'aria. Davvero una bella scena. Del resto... E' di Spielberg che parliamo.

Risultato? Un ottimo film. Un po' lunghino, ma davvero bello. 
Lo consiglio.



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venerdì 15 aprile 2016

E' arrivato il nuovo #Kindle #Oasis

Glauco Silvestri
Ormai ne hanno parlato tutti in rete: Amazon ha lanciato il suo nuovo Kindle Oasis.
Parafrasando il famoso CEO di un brand sulla bocca di tutti, è il Kindle più potente di sempre; difatti lo si vede dal prezzo: 289,99 euro per il modello solo wi-fi non sono bruscolini, vero?

Ma cos'ha di tanto rivoluzionario? Nulla! O meglio, tanto, ma allo stesso tempo nulla. 
E' migliorato tecnologicamente, ma non ha novità eclatanti. 

Display 6", retroilluminazione, touch screen, ed è tornato il tasto per cambiare pagina. 

Questa roba è standard per tutti i Kindle. Giusto i tasti per cambiare pagina sono un lieto ritorno, a meno che non abbiate già un Kindle Voyage.

E' sottilissimo, 3,4mm, ma non è uniforme. Ha una sorta di impugnatura dove lo spessore sale a 8,5mm. Immagino che lì dentro ci stia la batteria e l'elettronica. E visto che ha una forma asimmetrica, per essere comodo nell'uso sia a destri che mancini, ha un sistema che rileva la rotazione del dispositivo, così che la pagina sia sempre orientata nel modo giusto in automatico.

Vista la sottigliezza, la batteria dura poco (n.d.r. Già il mio Paperwhite ha una autonomia ben più breve di quella dichiarata - parlano di settimane ma fa fatica a farne una - e ben più breve del mio vecchio Kindle 4, coi tasti - non più in vendita, e che durava veramente mesi - che però ho regalato alla mia morosa), meno degl'altri Kindle, in effetti. Però c'è una bazza... A differenza degl'altri lettori di Amazon, questo è venduto assieme a una cover, a cui si aggancia magneticamente, che contiene una seconda batteria, una batteria veramente generosa. In pratica, la cover si occupa di mantenere carico il Kindle Oasis, e ciò gli dà sufficiente energia per poter essere usato - dicono - per mesi con una sola ricarica.


Il nuovo Oasis è più leggero di ogni altro Kindle, e questo è un'altra novità. Si parla di una cinquantina di grammi in meno rispetto al Voyage, 80 grammi in meno rispetto al Paperwhite, è 70 in meno rispetto al Kindle Base. Ovviamente, per tutti e quattro, senza cover... Penso però che il vantaggio, anche se ridotto, persista anche nel caso si usi la cover, sia nell'Oasis, sia negl'altri.

Ma vale la pena comprarlo? Oddio, costa un botto e le novità, per quanto tecnologicamente interessanti (n.d.r. Carica della batteria a induzione magnetica attraverso una cover che funge da powerbank, retroilluminazione più furba e potente, tasti per voltare pagina, riduzione di peso...), non fanno davvero la differenza. 

Il Voyage è ancora - probabilmente - il lettore di Amazon con migliore rapporto features/prezzo. Ma anche con le due varianti ancor meno costose si può essere felici.

Nell'eventualità siate curiosi, tutta la famiglia Kindle è raggiungibile cliccando qui.




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giovedì 14 aprile 2016

La maledizione dello Scorpione di Giada - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
New York. Siamo nel 1940. C.W. Briggs è un investigatore assicurativo. Ha appena ritrovato un Picasso rubato da una collezione privata, e sta festeggiando il ritrovamento con i suoi colleghi, quando entra nell'ufficio e... Dov'è finito il suo archivio? Betty Ann Fitzgerald è neo-assunta. Il suo ruolo è quello di ammodernare l'agenzia assicurativa, e la sua prima decisione è stata quella di centralizzare l'archivio in modo che tutti possano accedervi comodamente. Ovviamente a Briggs questo non va a genio, perché lui - il migliore dell'agenzia - ha un suo metodo, e la novità lo mette parecchio in agitazione.
Tra Briggs e la Fitzgerald non corre buon sangue, eppure entrambi vanno alla festa di compleanno di un loro collega. In questa occasione un mago li invita a salire sul palco, li ipnotizza, e fa sì che l'uno sia innamorato dell'altra. Il gioco dura pochi minuti, ma alla fine - forse - non si tratta di un banale gioco.
Nuovi furti avvengono sin dal mattino successivo. L'agenzia brancola nel buio. I clienti vogliono risposte. Briggs crede che il furto sia avvenuto dall'interno, ma nessuno vuole dargli retta. Viene così incaricata una agenzia esterna - altra decisione della Fitzgerald - e questa scopre tracce dello stesso Briggs nei luoghi dei furti... Sarà stato lui?

La maledizione dello Scorpione di Giada è semplicemente geniale. I dialoghi sono all'altezza delle aspettative. Come avviene di solito nei film di Allen, è attorno a questi che si realizza la pellicola, e spesso la trama è molto semplice perché risulta essere funzionale ai dialoghi stessi. Qui però c'è qualcosa di più, e per quanto la vicenda sia all'acqua di rose, molto placida, e lontanissima dai ritmi moderni, il film cattura.
Ovviamente è una commedia, non un thriller. E' un film alla vecchia maniera, nonostante sia del 2001. Eppure è davvero ben fatto. Il cast è notevole. A partire da Allen, passando per Helen Hunt, Danny Aykroyd, la bellissima Charlize Theron (n.d.r. Che qui, di fronte ad Allen, appare quasi giunonica), e la dolce - ma sensuale - Elizabeth Berkley (n.d.r. Ok, adoro il suo sorriso).

Il film è davvero ben fatto, ben ambientato, ben costruito. Molto delicato, ricco di humor, e con un pizzico di giallo. Il finale, per lo meno la prima volta, è a sorpresa... Sorpresa che però non riguarda la risoluzione del caso, bensì qualcos'altro... Sorpresa che comunque non avviene inaspettata, visto che in fondo questa è una commedia, e di solito c'è l'happy ending, e tutti i nodi vengono al pettine.

Be', cosa aspettate? Guardatelo! 


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