giovedì 31 marzo 2016

Cobra - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
L'altra sera avevo voglia di fare un salto indietro agli anni 80, e quale occasione migliore per guardare un classico action di quel periodo? Cobra è un must per i polizieschi sfasciacarrozze. Battute sagaci, primi piani, un cattivo dalla faccia da cattivo, una bellona da salvare, l'eroe senza macchia, tante auto che si accartocciano tra loro, sparatorie, e scazzottate in vecchio stile.

In pratica ho già detto tutto di Cobra. Ma vediamo di andare nel dettaglio comunque. Stallone è Marion Cobretti, detto Cobra. Fa parte del reparto gasati, ovvero del reparto che si occupa degli psicopatici folli e maniaci. Tutto comincia da una serie di violenti omicidi senza spiegazioni valide. Soprattutto donne, ma anche i casuali testimoni, specie se simboli della società... corrotta. Ovviamente la polizia brancola nel buio, per cui viene chiamato Cobra. Ingrid passa per caso davanti a uno di questi omicidi, rallenta per curiosità, non sapendo esattamente cosa accade, e vede in faccia l'assassino. Da quel momento diventa un morto che cammina, il bersaglio dell'intera banda, che ancora ben non si capisce cosa vogliano ottenere, se non seminare il caos e il terrore. Grazie a Cobra, Ingrid si salva da un paio di tentativi di ucciderla, ma ancora le indagini sono a un punto morto. E' per questo che il poliziotto, convinto che ci sia una talpa, decide di usare la ragazza come esca, di allontanarsi dalla città, e 'fare a modo suo'.

Film che sente tutti gli anni che porta sulle spalle. Ma è ancora efficace e divertente. A sostenerlo è, a mio parere, il personaggio interpretato da Stallone, con sguardo languido e lingua tagliente. 

Battuta indimenticabile numero 1: Tu sei il male, io sono la cura.
Battuta indimenticabile numero 2: Qui finisce la legge, comincio io.

Da vedere, ovviamente, assolutamente.

Angel of the City (con photoshot di Brigitte Nielsen al top della sua forma)


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mercoledì 30 marzo 2016

Come Fotografare i Paesaggi (parte 2): Paesaggi Urbani - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Dopo aver introdotto l'argomento relativo ai paesaggi nella scorsa lezione, oggi andiamo nel dettaglio e proviamo ad affrontare la Street Photography, e i Paesaggi Urbani. Le città sono molto affascinanti e offrono moltissimi spunti per la fotografia artistica, sia essa architettonica, sia essa proiettata verso la società umana.
Per ottenere risultati interessanti è però necessario un certo addestramento.
Bisogna imparare a osservare, non basta guardare. 
Ogni componente delle immagini che si desidera riprodurre ha degli elementi che focalizzano l'attenzione ed è su questi ultimi che bisogna concentrarsi, per evitare di disperdere gli sforzi in scatti che, una volta stampati su carta, risultano insignificanti.

Partiamo dalle basi. 

Ferrara: Palazzo dei diamanti. Si tratta di una costruzione storica, con una bellissima corte interna, e sede attuale di un museo molto attivo. Il palazzo è soprattutto noto per la sua struttura, per i muri che lo definiscono, che - per l'appunto - assomigliano a diamanti. E' difficile fotografare l'intero palazzo. Il grand'angolo lo distorcerebbe, il teleobiettivo non potrebbe catturarlo tutto. Non ci si può allontanare perché la strada è stretta... E non possiamo permetterci neppure un obiettivo Tilt-Shift.
Se andate poi a vedere i dati EXIF, scoprirete che neppure avevo a disposizione la mia reflex. Lo scatto è stato fatto con uno smartphone, ma ciò non va a inificiare l'effetto.
L'inquadratura, come si nota, è concentrata sul dettaglio principale del palazzo, ovvero dalla struttura che ricorda i diamanti, il suo muro singolare e forse unico al mondo. La foto funziona per via della ripetizione delle figure piramidali, dalla tridimensionalità, e dalla prospettiva che fornisce all'occhio dell'osservatore, ove delle linee guida lo conducono fin'oltre l'orizzonte dell'immagine.
Il dettaglio diventa quindi fondamentale.
Ricordiamoci inoltre che il tessuto urbano nasce dalla necessità di mantenere attive le comunità umane. Per cui è di sicuro l'elemento umano quello più efficace per rappresentare il tessuto urbano.


Qui sopra è rappresentata la scalinata in marmo di San Petronio, in Piazza Maggiore, a Bologna. E' uno scorcio della piazza principale della città. Ci sono molti elementi fondamentali, dalla torre con l'orologio del palazzo comunale, ai marmi appena restaurati della basilica petroniana.
La foto è però resa più viva e invitante dal fattore umano. 
In primo piano troviamo una coppia che si rilassa osservando il via vai di fronte a sé, e proprio a lato della scalinata, ombre indistinte si muovono tra i due soggetti architettonici che ci interessano, aiutando così l'osservatore a muoversi verso ciò che desideriamo.

E' possibile inoltre giocare col tessuto urbano animale. Dare all'immagine un osservatore privilegiato, che dall'interno della foto guarda la città. E' il caso dello scatto qui a fianco, ottenuto in Piazza del Campo, a Siena.
La piazza, che dovrebbe essere il nostro soggetto, in realtà appare fuori fuoco, e funge da sfondo. Il nostro osservatore privilegiato è il piccione, che in questo caso è perfettamente a fuoco. Dettaglio fortuito, è l'uomo in piedi proprio di fronte al piccione, sembra avere una fotocamera in mano, e apprestarsi a scattare una foto, proprio al nostro osservatore privilegiato.

Usiamo i filtri. Specie quando ci troviamo in un punto d'osservazione elevato. 
La foto che segue è stata scattata dalla torre dell'orologio di Lucca. Il filtro Polarizzatore è stato d'obbligo per eliminare la foschia, non troppo però, altrimenti il blu dominante oltre la città sarebbe scomparso. E' ovvio che il contrasto ha fatto la sua parte, e la città è in ombra, quasi attendesse il tramonto, e il sopraggiungere della notte.


Contentratevi sui dettagli, costruite l'inquadratura con attenzione, non scattare a casaccio. Non smetterò mai di ripeterlo. Ogni cosa deve essere al suo posto. Come nella foto che segue, dove è rappresentata la Mole Antonelliana (Torino). Domandatevi: La foto avrebbe la stessa efficacia se non ci fosse l'insegna a guidare lo sguardo verso la cima della torre?


E per concludere, cercate punti di vista creativi. Come avviene a Venezia, nello scatto che segue. Siamo in uno dei tanti canali, un piccolo ponticello pedonale è proiettato sullo specchio applicato a un muro. E' uno di quegli specchi usati per guidare il traffico navale quando ci sono angoli ciechi, per evitare che i motoscafi veneziani vadano a scontrarsi tra loro nei labirintici canali della laguna. In questo caso, però, ecco che abbiamo immortalato delle persone che attraversano il ponte, in modo originale.


Note Pratiche: Non dimenticate mai l'elemento umano, e allo stesso tempo non dimenticate mai che certe persone non amano essere fotografate da estranei. Siate sempre discreti, nell'eventualità chiedete il permesso. Soprattutto cercate di inquadrare la quotidianità, e di non fare foto in posa in stile 'ritratto di famiglia'.

Per osservare qualche foto di Paesaggio Urbano posso indirizzarvi al mio album su Flickr, o sul sito di Vivian Maier, una vera regina in quest'arte.



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martedì 29 marzo 2016

Se lo guardi di profilo è solo uno schermo piatto.

Glauco Silvestri
Il pc è muto, perché quello schermo, così profondo da averci dentro il mondo intero, se lo guardi di profilo è solo uno schermo piatto.

Bianca come il latte, rossa come il sangue (Alessandro D'Avenia)
Evidenziazione a pagina 73 | Pos. 1114-15  | Aggiunta il venerdì 7 giugno 13 11:38:02 GMT+02:00


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lunedì 28 marzo 2016

Star Wars Saga - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo aver visto,all'inizio di quest'anno, il settimo episodio di Star Wars, mi son convinto a rispolverare la vecchia saga, che non vedevo da lungo tempo, e che sinceramente aveva smesso di entusiasmarmi già molto, ma molto, tempo fa, e non in una galassia lontana. Così mi son 'costretto' a una sorta di maratona, guardando tutti e sei i film in sequenza comedovrebbeessere e non comesonouscitialcinema.

Devo dire che, visti da questo punto di vista, i sei film filano che è una meraviglia, e persino i primi tre mi son piaciuti perché nell'insieme hanno senso, e hanno spessore, visto che c'è un contesto politico militare, c'è un contesto storico, c'è molto più contenuto di quanto mi ricordassi. I film, pur nel limite dei loro difetti, visti nell'interezza della storia, funzionano molto bene, e mi sono piaciuti molto di più - tutti assieme - che nella visione singola, per di più mescolata, che fu proposta al cinema.

Breve (insomma...) riassunto della vicenda. La galassia è governata da millenni attraverso un sistema in stile repubblica democratica, dove ogni sistema planetario è rappresentato dai suoi ministri in un senato, a cui fa capo un cancelliere eletto democraticamente dai senatori, e il cui mandato è piuttosto breve, e limitato nei poteri. Per certi versi è una organizzazione simile all'Europa Unita, dove ogni stato mantiene una sua indipendenza politica ed economica, ma tutti quanti si coordinano in base a un governo super partes costituito da rappresentanti di ogni stato. La storia comincia con una sorta di ribellione della casta dei commercianti. I dazi, le tasse, i balzelli sono troppo elevati, e visto che la politica sta vivendo un momento di debolezza, la casta - istigata da poteri 'oscuri' - decide di forzare gli eventi e schierare la sua flotta... che non sarà una vera e propria flotta militare, ma è piuttosto grande, e armata.
La debolezza del senato è tale che i commercianti rischiano di vincere il conflitto senza sparare un colpo, e di esporre la politica della galassia a possibili ricatti provenienti da ogni organizzazione esistente, e al contempo di minare la solidità stessa della repubblica. Per questo, coraggiosamente, ed esponendo il suo pianeta a un possibile attacco militare, la principessa Padme Amidala si espone, e si oppone coraggiosamente. Il suo pianeta viene messo sotto assedio, e di seguito invaso. A difendere la causa di Padme è solo la casta dei cavalieri Jedi, da sempre attivi nel tentativo di mantenere la pace in tutta la galassia. Le trattative sono però inutili, e si giunge allo scontro, che vede cadere il pianeta di Padme, e costringe la principessa a fuggire.
Gli Jedi, però, non si arrendono, e grazie agli aiuti provenienti dai Drudi, un popolo pressoché ignorato che vive sul fondo degli oceani del pianeta di Padme, riescono a riprendere il governo del pianeta, sconfiggere la casta dei commercianti, e imporre maggior forza politica al senato... Che decide di destituire il cancelliere vigente, e sostituirlo con un giovane arrembante Palpatine.
Durante queste vicende gli Jedi incappano in un giovane umano, un ragazzino di nome Anakin Skywalker. E' uno schiavo, è molto abile in tutte le discipline, e per quanto ne sia ancora inconsapevole, la Forza (n.d.r. Sappiamo tutti cos'è la Forza, vero?) è molto potente in lui. Il maestro Jedi Obi-Wan Kenobi riesce a farlo liberare dalla schiavitù, e lo convince a seguire la via della Forza, per diventare un giorno cavaliere Jedi. Il piccolo accetta e lascia la madre, sola, in lacrime, ma felice per il futuro destino del suo figliolo.
Nel frattempo Palpatine appare convinto che la repubblica debba riconquistare la sua forza, e spinge affinché venga formato un esercito da utilizzare solo per difesa. Difatti molti pianeti si stanno ribellando alle politiche della repubblica, e hanno fondato una Federazione dei pianeti Indipendenti. Piccola, ma bene armata, questa federazione appare molto agguerrita e vuole far valere le sue opinioni sul senato. Alle spalle di questa rivolta permane una guida oscura, che per la prima volta mostra il volto di un suo discepolo, il temibile Darth Maul.
Visto che Padme, assieme al cancelliere Palpatine, sono i due punti fermi di un senato debole e arrendevole, cominciano gli attentati nei confronti della principessa. Per questo viene fatta allontanare dalla capitale, di nascosto, sotto la protezione di Anakin, ormai cresciuto e apprendista Jedi a tutti gli effetti. Obi-Wan, intanto, indaga sulle origini degli attentati, e scopre l'intero complotto per far crollare la repubblica. Scopre inoltre che in un pianeta ai confini della galassia, un Jedi ormai morto da un decennio ha dato ordine di far 'costruire' un esercito di cloni... a immagine e somiglianza di un cacciatore di taglie piuttosto ambiguo, visto che è quest'ultimo il mandante degli attentati nei confronti di Padme. Il doppio gioco è evidente. Se da un lato l'esercito è effettivamente pronto ad entrare in azione, dall'altro chi avrebbe dovuto esserne la fonte è un traditore della repubblica. 
Obi-Wan cerca di comunicare le sue scoperte al tempio Jedi, ma viene intercettato e catturato. Del resto Anakin è distratto da altre faccende. Lasciato solo con Padme, se ne innamora follemente. Il loro amore è vietato dai fondamenti dei cavalieri Jedi, ma lui decide di ignorarli, del resto è continuamente tormentatoda terribili incubi. La madre sta per morire e soffre molto. Alla fine decide di partire per Tatooine, lascia Padme in un luogo sicuro, e va in cerca della madre. Scopre che ella è stata liberata dalla schiavitù, che ha sposato un uomo giusto, e ha avuto altri figli. Scopre inoltre che è stata rapita da dei predoni, che il marito ha perso l'uso delle gambe nel tentativo di difenderla, e che ormai sono mesi che è scomparsa. Il Jedi, preda all'ira, segue le tracce dei predoni, e li trova. Forse è tardi per salvare la madre, già in fin di vita, ma è in tempo per la sua terribile vendetta. Uccide tutti, compresi i bambini e le donne, e il suo spirito cade, definitivamente, dalla parte del lato oscuro della Forza.
Il legame con Obi-Wan comunque resiste, e quando scopre che è stato fatto prigioniero, organizza una missione di salvataggio... Che non riesce proprio benissimo, visto che sia lui che Padme vengono catturati. Fortuna vuole che gli altri Jedi non sono rimasti con le mani in mano. Usando l'esercito dei cloni attaccano la base segreta della Federazione, liberano i Jedi catturati, e vincono la guerra.
E' un momento di gioia per tutti, ma in realtà la Repubblica è sull'orlo del tracollo. Palpatine ha ormai il controllo su tutto il senato, la Repubblica è divenuta una forza militare, il più potente degli Jedi è preda del lato oscuro, e i grandi maestri non sono in grado di percepire la minaccia in agguato, troppo preoccupati del crescente potere di Palpatine, e che si rivela in breve tempo, quando Anakin comincia ad avere nuovi incubi... Questa volta è la sua amata Padme che rischia di morire, a causa del parto. Il cavaliere Jedi diventa impermeabile alle richieste del consiglio Jedi. E' amico di Palpatine e si rifiuta di tradirlo. Comincia a non credere neppure più all'amicizia di Obi-Wan, e a diffidare di chiunque gli stia attorno. Quando i tempi sono maturi, Palpatine si rivela per ciò che è realmente, ovvero ul Maestro Sith. Promette ad Anakin di salvare la bella Padme (n.d.r. Promessa di pulcinella) e lo convince a diventare suo discepolo col nome di Darth Vader. Quest'ultimo attacca il tempio Jedi, uccide tutti i cavalieri, e i giovani aspiranti. Nel frattempo, al fronte, l'esercito di cloni si rivolta contro gli Jedi. E' strage. Colti di sorpresa, si salvano in pochi, che fuggono, portando con sé anche Padme, partoriente, e preoccupatissima per il destino del suo amato.
Lo scontro tra Obi-Wan e Darth Vader è inevitabile. La Repubblica è ormai nelle mani del lato oscuro. Gli Jedi sono decimati, il lato oscuro ha vinto. Maestro e discepolo si scontrano drammaticamente, è l'ultimo tentativo di Obi-Wan di portare Anakin dalla sua parte, ma tutto è inutile. L'inesperienza di Anakin volge a favore del maestro, che lo lascia morente al suo destino. Padme muore mentre partorisce due gemelli, Luke e Leia, che verranno separati alla nascita per far sì che i Sith non li trovino, poi gli Jedi scompaiono nel nulla, mentre Palpatine dichiara che la Repubblica è finita, e che diverrà un Impero sotto la sua guida.
Passano gli anni, l'Impero ha ormai imbrigliato quasi tutti i pianeti ribellatisi alla nuova politica assolutista di Palpatine. Luke è un ragazzo esuberante, vive con gli zii su Tatooine. Leia è invece principessa su un pianeta braccato dall'Impero. Viene catturata da Darth Vader mentre cerca di raggiungere una base ribelle. Ha con sé i piani di costruzione di una nuova, micidiale, arma imperiale. Per far sì che i ribelli mantengano una speranza di vittoria, la principessa nasconde i piani nei suoi droidi, e li lancia nello spazio in una capsula di salvataggio, prima di essere catturata. I droidi cadono su Tatooine, e fortuitamente finiscono proprio in casa di Luke, che scopre il messaggio, e va in cerca del vecchio Obi-Wan. Le forze imperiali, ovviamente, non ci mettono molto a trovare le tracce dei droidi, e Luke si trova costretto a fuggire dal pianeta assieme al vecchio e ai droidi, a bordo di un mercantile del contrabbandiere Han Solo. Durante la fuga Luke scopre di essere figlio di un cavaliere Jedi ucciso da Darth Vader, e che lui stesso potrebbe diventare un Jedi, se volesse seguire gli insegnamenti di Obi-Wan. Sfortunatamente gli eventi precipitano in fretta. Vengono catturati dalle forze imperiali e condotti sulla Morte Nera, dove Darth Vader li attende. Fortunatamente Han Solo è pieno di risorse e grazie a qualche colpo di genio riescono, per quanto intrappolati sulla base militare, a non finire nelle mani dei soldati. Ciò permette loro di trovare la Principessa Leia, e di salvarla. Salvataggio che però avviene col sacrificio di Obi-Wan, che si trova di nuovo costretto a combattere con Darth Vader. Ormai vecchio, non può competere con il discepolo dell'imperatore, per cui si lascia uccidere in modo tale da dare agl'altri il tempo di fuggire.
Ma la minaccia non è conclusa. La Morte Nera è operativa, ed è a tiro della luna del pianeta Yarvin, dove si nasconde la resistenza. Bisogna distruggerla, ma è una missione disperata, e solo Luke, usando la Forza, per quanto alle prime armi con essa, riesce nell'incredibile impresa.
Ovviamente l'Impero non è sconfitto, tutt'altro, e Darth Vader è sulle tracce di Luke, che sta riorganizzando la ribellione su un nuovo pianeta. L'attacco è imminente. Le forze della ribellione hanno il fiato sul collo, e le speranze sono davvero deboli. Quando gli incrociatori stellari compaiono nell'orbita del pianeta Hoth, è il panico. L'attacco è brutale, feroce, e difficile da respingere. La fuga è obbligata. Luke, però, decide di non dirigersi al successivo punto d'incontro della ribellione. Segue i consigli dello spirito di Obi-Wan, e si dirige sul paludoso Dagobah, dove si nasconde il Maestro Yoda, e riprendere gli insegnamenti Jedi. Anche Han Solo e Leia sono costretti a deviare dalla rotta, e dopo una fuga a rotta di collo, finiscono sulla città volante di un vecchio amico di Han, a Bespin. Solo che è una trappola di Darth Vader, che ovviamente vuole stanare Luke e... Condurlo al suo fianco, al lato oscuro della Forza. 
Han e Leia si innamorano, ma hanno giusto il tempo di un bacio prima che le vicende precipitano nuovamente. Han viene intrappolato nella grafite e inviato a Jabba the Hutt, col quale aveva grossi debiti prima di entrare nella resistenza. Leia viene tenuta come ostaggio. Luke percepisce il pericolo in cui si trovano i suoi amici, e decide di interrompere nuovamente l'addestramento. Yoda è preoccupato, perché vede nel ragazzo le stesse caratteristiche del padre. Lo lascia partire, ma a malincuore.
Su Cloud City Luke si scontra per la prima volta con Darth Vader, e ha la peggio. E' Lando Carlissian, l'amico di Han Solo, che salverà la situazione liberando Leia e Luke. E sarà lui a condurre i tre verso Tatooine, dove vive Jabba the Hutt, e dove si trova Han Solo, per salvarlo dal suo destino.
Quando finalmente tutto è risolto, Luke torna da Yoda per terminare il proprio addestramento. Lo trova invecchiato, debole, morente. Non c'è tempo per l'addestramento, solo per l'addio, e per una rivelazione. Yoda rivela a Luke che Leia è sua sorella gemella, e che anche lei è in grado di usare la Forza. Ovviamente è un segreto che deve tenere per sé a tutti i costi... Ma che non potrà trattenere a lungo. Difatti Darth Vader è già pronto per una nuova offensiva. Una seconda Morte Nera è in costruzione nell'orbita del pianeta Endor, dove vivono gli Ewok. E' una occasione d'oro per la ribellione. La Morte Nera non è ancora operativa e può essere distrutta facilmente, se solo fosse possibile spegnere lo scudo che la protegge, e che è generato sulla superficie del pianeta. Si tratta però della trappola delle trappole. In realtà la Morte Nera è operativa. A bordo c'è sia Palpatine che Darth Vader, e non vedono l'ora che i ribelli compaiano nel loro raggio d'azione. Per di più... Luke è atteso da entrambi i Sith per la sua conversione, o uccisione.
Mentre le navi della ribellione hanno la peggio, mentre Han Solo e Leia combattono sul suolo di Endor per cercare di distruggere lo scudo, Luke sale sulla Morte Nera per affrontare suo padre, e il suo Maestro. Lo scontro è ancora impari, e Luke pare subire i colpi di Darth Vader. Le sue emozioni crescono, ha paura per i suoi amici, per sé stesso, per... Sua sorella. Palpatine percepisce queste preoccupazioni e preme su di esse per spingere Luke al lato oscuro. Ci riesce, in parte. Un nuovo vigore, la rabbia, la disperazione, nuova forza lo riportano a duellare con Darth Vader, e a schiacciarlo al suolo. E' il momento cruciale... Se ucciderà il padre, Luke cadrà nelle mani del lato oscuro, altrimenti... Altrimenti. Ciò fa infuriare Palpatine, che decide di uccidere Luke usando le sue capacità. Mossa che spinge Darth Vader al rinsavimento, tanto che in un ultimo gesto eroico afferra il suo maestro e lo scaglia nel vuoto.
Con la morte di Palpatine l'Impero è sconfitto. Darth Vader stesso è morente. Luke non può far nulla per salvarlo, per cui fugge dalla Morte Nera, che nel frattempo è divenuta vulnerabile, visto che su Endor gli Ewok si son fatti coraggio e si sono uniti alla lotta, permettendo ai ribelli di entrare nelle installazioni imperiali, e distruggere lo scudo.
E' vittoria assoluta. L'imperatore è morto, Darth Vader è morto, gli Jedi sono risorti, la principessa Leia è salva. E' festa grande e tutti sono felici... Ma c'è ancora molto da fare, ovviamente. La macchina di morte dell'Impero esiste ancora, e per quanto sia allo sbando, ancora governa sui singoli sistemi planetari... Ma questo è l'incipit de Il Risveglio della Forza, giunto al cinema il Natale appena trascorso. 

Visto che questa recensione è venuta un po' lunghina, in fondo si tratta di sei film tutti assieme, mi tratterrò dal fare troppi commenti. Visti singolarmente i film hanno molte lacune, e alcune scelte criticabili, specie quelli che fungono da prequel. Col senno di poi è possibile perdonare di più rispetto a quanto si fece alla loro uscita. I tre classici vanno in calando. Se il primo è pressoché perfetto, e il secondo ha l'unico problema di essere una pellicola di collegamento, il terzo soffre molto a causa della comicità indotta dai maldestri Ewok. Ovvio che se nei primi anni ottanta ci si era un po' lamentati per gli Ewok, lo scandalo che scoppiò alla presenza del Gungan Jar Jar Binks fu roboante. Oggi, dopo tanti anni, serenamente, devo dire che tutte quei lamenti furono un po' eccessivi. Ci sta tutto. Anche l'inserimento casuale di creature in digitale, all'interno dei tre film classici rimasterizzati, e - per quanto visibile - la sistemazione degli effetti speciali, che altrimenti oggi apparirebbero davvero posticci.
Meno piacevole, invece, è il doppiaggio, specialmente nei nomi dei personaggi, e dei droidi. Non si comprende perché nella serie classica si decise di rinominare R2D2 in C1P8, e D3PO in C3PO, e soprattutto perché Han Solo sia divenuto Ian Solo, e Leia sia divenuta Leila. Ovviamente... Non sarebbe stato un problema se fosse stata mantenuta la coerenza, e invece no... Ahimé i nuovi film usano i nomi originali e non quelli provenienti dal doppiaggio della trilogia classica, facendo quindi un po' di confusione. Pazienza!

Da vedere? Tutta d'un fiato.


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domenica 27 marzo 2016

Storie con le Ali (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento soffiava forte sul volto di Icaro. Era colpa della velocità. Si era buttato ad ali spiegate verso il suolo lontano, con gli occhi stretti, attento alla giovane acacia che appariva in mezzo al boschetto di pioppi come una foglia di salvia su un piatto di pasta al burro. 
Su un ramo di quell’albero era appollaiata Cecilia. Una giovane, bella e colorata passerotta che era arrivata al parco poche settimane prima. 
Icaro si era innamorato di lei sin dal primo momento. Cecilia rideva sempre di lui: si divertiva ad ascoltare le spacconate che lui le raccontava per mettersi in mostra. Icaro amava la sua risata sincera. Se lei non avesse avuto un interesse per lui, in quel momento, non sarebbe stata a osservarlo mentre tentava di suicidarsi in quella folle impresa. 
Era colpa sua se, ora, stava sfrecciando a una velocità indicibile diritto contro il tronco dell’acacia. Aveva raccontato la solita panzana «Nessuno può farlo», aveva detto «salire fino alle stelle e lasciarsi cadere come un sasso. Però io l’ho fatto, chiedilo pure in giro, se non ci credi». 
Non poteva immaginare che Cecilia gli rispondesse, con uno sguardo ammirato e pieno di sentimento «Lo faresti per me?». 
Come poteva dire di no. 
L’unico problema era che lui, per quanto fosse bravo con le parole, non aveva mai tentato nessuna delle imprese di cui si vantava. Pensava in ogni caso di farla franca. Magari adducendo una scusa, rinviando a un giorno lontano, troppo lontano per rimanere a mente. 
Lei però era stata più furba di lui «Lo faresti anche adesso?», aveva chiesto innocentemente. 
Icaro si era guardato attorno. Il cielo era azzurro, nemmeno una nuvoletta bianca: quale scusa poteva inventare per rinviare l’impresa? 
«Certo», aveva detto con le spalle al muro.
Cecilia aveva battuto le ali con eccitazione «Dài, forza...». 
Così, poco convinto, Icaro aveva spiccato il volo. Era salito in alto, più di quanto non avesse mai fatto in vita sua. Sentiva il cuore scoppiargli per la fatica, le ali erano pesanti come piombo, era sicuro di essere vicino alla sua fine. Giunto al proprio limite si era chiuso in un piccolo batuffolo di piume e si era lasciato cadere. 

*

Da principio tutto era sembrato lento. Come se la sua impresa fosse ripresa da una telecamera e vista con la moviola. Poi, un po’ alla volta, il vento aveva cominciato a spingere sulla pelle come se volesse togliergli tutte le penne, una a una. 
Aveva aperto gli occhi, per un istante. La terra sembrava lontanissima. Gli alberi erano un puntino verde nel bel mezzo del grigio scuro del terreno. Desiderava essere in un altro luogo. Voleva aprire le ali, frenare, planare e scappare in un altro giardino. Questa volta l’aveva fatta veramente grossa. Però non voleva arrendersi di fronte agl’occhi pieni di ammirazione di Cecilia. Stoico, aveva continuato a cadere e cadere, fino a che gli alberi non diventarono più grandi e riconoscibili. A quel punto doveva aprire gli occhi, se voleva avere una speranza di sopravvivere. 
Cecilia era proprio sotto di lui. Si stava dimenando, come se volesse attirare la sua attenzione, poi, all’improvviso, un urto con qualcosa di molto grosso. Gli occhi si chiusero per l’impatto, perse l’orientamento, sentì il proprio corpo ruotare su sé stesso. Non sapeva più dove fosse il cielo e dove fosse la terra. Sentiva la testa pesante «È finita», pensò. 
Cadde al suolo malamente. Il suo corpo rimbalzò sulla terra umida di rugiada per tre o quattro volte. Cominciò a ruzzolare come una palla. Picchiò contro un albero e rimbalzò su di un sasso. 
Cecilia gridò spaventata. Icaro si era fermato contro una piccola montagna di terra e non si muoveva. Con un salto si era tuffata dal ramo e si era avvicinata a lui con piccoli balzi. 
Tentò di punzecchiarlo con il becco «Icaro, svegliati, ti prego». 
Il povero Icaro era svenuto. Era rimasto appallottolato come fosse una pallina da tennis. Tutti i tentativi della piccola Cecilia sembravano vani. Gli occhi della passerotta erano ormai colmi di lacrime, temeva il peggio. 



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sabato 26 marzo 2016

Shutter Island - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Mi spiace dirlo ma Shutter Island mi fa sempre dormire. Non ne riesco a capire il motivo, ma accade. Adoro questo film, è ben strutturato, ha una sottotrama intelligente, mostra tutto quanto come realmente non è, forse vi recita persino il miglior Di Caprio di sempre... Eppure non riesco ad arrivare in fondo alla storia.

Temo che il problema di questo film sia quello già evidenziato in passato, e che ho citato per pellicole come Seven, The Others, e The Game. Visto una volta, si perde il gusto perché già si sa dove si va a parare. Eppure questa pellicola ha molto di più... Le ambientazioni sono favolose, lo sviluppo della trama è intrigante, anche sapendo il finale, non dovrebbe... Eppure accade.

Ma bando alle ciance: la trama! Siamo su un'isola dove è stato istituito un manicomio criminale. Un detective - assieme al suo nuovo compagno di lavoro - indaga sulla scomparsa di un prigioniero. L'indagine sembra semplice, ma sotto sotto appare evidente che tutti quanti, compresi i prigionieri, stanno facendo ostruzionismo, o per lo meno non dicono tutta la verità. Scavando a fondo, il detective scopre informazioni inquietanti. Gli ospiti del manicomio criminale sono 67, ma il registro ne conta 66 (compreso quello scomparso), per ciò il mistero si infittisce. Per di più il detective è tormentato da strane visioni che si affollano nella sua mente, sempre più di frequente, e sempre più insistentemente. Rivede sua moglie, deceduta tempo prima, e sogna - anche ad occhi aperti - alcuni momenti vissuti quando era soldato durante la seconda guerra mondiale.
Lentamente perde il controllo, l'indagine diventa confusa, e il faro dell'isola si focalizza nella sua mente come fosse l'unico luogo dove trovare risposte.

Se le trova o no, non ve lo svelo... Sappiate che il finale vi stupirà, vi sorprenderà davvero, se non avete mai visto questo film.

Come ho detto, qui c'è un Di Caprio da Oscar, ma come ben sappiamo, Di Caprio di Oscar non ne ha mai vinto uno. Il film è intenso, la fotografia è perfetta, i comprimari sono davvero in gamba. Io di difetti non ne trovo proprio nessuno. E' un gran bel film... Però, ogni volta che lo guardo, mi addormento.



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venerdì 25 marzo 2016

Meglio ladro che fotografo - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri

Ma chi è Ando Gilardi? E' un fotografo, ovviamente, con un bel pedigree sulle spalle, e con una grande cultura, nonché una grande propensione al dialogo, e al dibattito. Non a caso questo libretto è pensato come un dialogo tra il fotografo e una sua giovane discepola. Due generazioni al confronto, tra chi ha visto nascere la fotografia, e l'ha vista mutare fino a raggiungere il digitale, e chi invece si è avvicinata al mondo delle foto solo di recente, col digitale.
Il libro è una sorgente su cui riflettere, soprattutto al riguardo della fotografia stessa, che per anni è sempre stata al servizio dell'arte, della cronaca, della documentazione, e raramente è stata considerata con convinzione vera e propria arte. E difatti lo stesso Gilardi afferma in queste pagine che è col digitale che la fotografia ha potuto emanciparsi a vera e propria forma d'arte, perché non più schiava dell'istantaneità, e aperta al fotoritocco, e soprattutto all'elaborazione dell'immagine immortalata.
Il libro non approfondisce mai i concetti espressi, essendo un dialogo minimo tra 'vecchio' e 'giovane', la fretta di quest'ultimo spesso impedisce all'altro di scavare nei meandri della sua esperienza, e di conseguenza si salta tra un input e l'altro, lasciando poi al lettore - e io immagino ciò sia voluto - di approfondire.
Lo dice lo stesso Gilardi. L'arte è - per certi versi - copiare. Un bravo artista è in grado di produrre opere che richiamino quanto gli artisti del passato hanno dato all'arte stessa, un grande artista è in grado, pur partendo dallo stesso background, di farlo suo, e di plasmarlo a suo piacimento, producendo qualcosa di nuovo, sviluppando qualcosa di personale, e proprio. E così questo libro va inteso. Come un pungolo che dovrebbe spingere il fotografo - amatore in primis - ad acquisire tecniche e occhio dei grandi fotografi a cui si ispira, a farle proprie, e a mutarle verso qualcosa che possa esprimere la sua personalità, e creare qualcosa di nuovo, di diverso. Per fare ciò il testo non fa altro che dare punti di riflessione, che il lettore si trova costretto ad approfondire autonomamente, facendo crescere una propria visione del concetto, e sviluppando una propria opinione sull'argomento.

Libro quindi di un certo spessore, per quanto sottile, che accompagna la lettura anche affrontando la vita del fotografo e della fotografia, usando un linguaggio forbito, e allo stesso tempo non privo di humor. Si legge velocemente, e allo stesso tempo si legge lentamente, perché si tratta di un testo su cui riflettere, non da leggere e riporre in libreria.



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giovedì 24 marzo 2016

Kung fu Panda - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Il mio Kung Fu è debole in questo periodo. Nervi a fior di pelle, tunnel da cui è difficile uscire, mulini a vento da sconfiggere, e sinceramente mi ronza in testa una compilation di canzoni non proprio edulcorate, tipo questa, questa e questa... Un po' mi sento come Asterix in questo film... 

Forse è per questo che sera mi son riguardato Kung Fu Panda, o forse è perché in questi giorni è uscito il terzo capitolo di questo cartone animato, chissà.

A ogni modo, questo cartoon lo conosco ormai a memoria, e temo che anche voi già lo conosciate già a memoria. Po è un giovane panda appassionato di Kung Fu, ma vive e aiuta il padre nel ristorante di famiglia. Sul suo villaggio incombe una terribile minaccia, il vendicativo Tai Lung si libera dalle catene e vuole tornare all'ovile per pretendere il titolo di guerriero dragone, che gli fu rifiutato in giovane età. A contrastarlo dovrà essere il miglior combattente del villaggio, per cui ecco che viene organizzato un grande evento affinché esso possa essere scelto tra i cinque pretendenti, tutti preparati dal maestro Shifu. Tigre, Mantide, Serpente, Scimmia e Gru si sfidano a duello davanti agli occhi di tutti quanti, tranne Po, che è rimasto chiuso fuori dalle mura del tempio. E' nel tentativo di vedere qualcosa che il giovane Panda ne combina una delle sue, e irrompe proprio durante la selezione del guerriero Dragone, e in modo rocambolesco, è proprio lui che viene scelto.

A parte le scene divertenti, i ravioli di carne al vapore, i combattimenti spettacolari, e i momenti di Pathos, questo film contiene un messaggio importante per quanto semplice: non esiste un ingrediente segreto. 
E' sufficiente credere che esista, affinché esso funzioni. Questa è la rivelazione che fa sì che Po cominci a credere in sé stesso, e riesca a sconfiggere il fortissimo Tai Lung. Tutto qui. Facile, ma non così facile da ottenere.

E voi? Credete in voi stessi?



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mercoledì 23 marzo 2016

Come Fotografare i Paesaggi (parte 1): Introduzione - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Quante volte, osservando una foto scattata per immortalare un paesaggio, siete rimasti delusi del risultato? Immagino spesso. Il fatto è che quando rimaniamo ammaliati da un bel paesaggio, il nostro occhio registra molte più informazioni rispetto a quelle che possono essere incamerate in una immagine bidimensionale.
Il problema principale è che i paesaggi non hanno un confine, né una cornice.
La fotografia, invece, ha dei limiti fisici, e questi limiti spezzano il paesaggio in modo drammatico, al punto da togliere all'immagine tutta la magia che vi avevamo notato a occhio nudo. 
E' impensabile credere di poter riportare interamente questa magia in una singola foto, anche se questa è una panoramica. 
Il trucco sta nell'identificare quali dettagli rendono viva quella magia, e fotografare quei dettagli.
L'obiettivo da utilizzare è... No, non è un grand'angolo. Meglio un'ottica intermedia, un 35 mm, o il 50mm che abbiamo già visto, o anche il pancake da 24mm (n.d.r. Che un po' grandangolo lo è, ma considerando il fattore di crop, diventa un'ottica normale). Si può prendere in considerazione anche uno zoom. Non è necessario andare sui teleobiettivi spinti, è sufficiente un 18-135mm per coprire ogni esigenza di questa tipologia di scatti, sempre ricordando che questi obiettivi perdono in luminosità rispetto alle focali fisse.
Ciò che più conta, comunque, è la capacità di ritagliare dal contesto i dettagli più significativi, e non l'obiettivo montato sulla fotocamera.
L'inquadratura è fondamentale. Abbiamo affrontato questo argomento diverso tempo fa ma è proprio in questo tipo di fotografie che dobbiamo applicare quanto imparato. Dobbiamo ricordare che chi guarda le foto potrebbe non aver mai visto il luogo che esse rappresentano, per cui dobbiamo improvvisarci come 'guide turistiche', e dare agli occhi dell'osservatore dei punti di riferimento.

Ricordate il triangolo? La foto qui accanto lo sfrutta per condurre gli occhi dell'osservatore verso la laguna veneziana. La prua della gondola, nell'angolo in basso a sinistra è probabilmente il primo dettaglio che viene notato. Il contrasto tra la foschia e i colori pieni del telo azzurro attirano l'attenzione dello sguardo. 
Seguendo la barca si nota che la balaustra sulla destra converge, assieme alla nostra gondola, e a diversi pali d'ormeggio, verso un gondoliere vestito di bianco, che lentamente si sta allontanando dal nostro punto di fuoco. La gondola di quest'ultimo punta verso il campanile all'orizzonte... E il gioco è fatto, il paesaggio è costruito e interpretato correttamente anche dall'osservatore della foto.
Il colore è una chiave importante nei paesaggi. 
Il Colore delimita i contorni, e focalizza l'attenzione dell'osservatore. A volte sono proprio i colori a rendere un paesaggio unico nel suo genere, e in quei casi, è sufficiente immortalare quei dettagli, per risvegliare il ricordo del luogo. Anche chi non ha mai visto il luogo, rimarrà comunque affascinato dai dettagli, e magari vorrà approfondire l'esperienza cercando altre foto del luogo.
Le nuvole, un cielo carico d'azzurro, una costruzione ormai in disuso, una scritta che sa di atmosfera d'altri tempi, questi sono i dettagli su cui l'attenzione si focalizza. E in lontananza? I monti coperti da nubi nere che promettono solamente tempesta.

Nel caso di fotografie a paesaggi semplici, un tramonto, o una radura, è necessario ricordarsi che l'occhio della fotocamera non è come il nostro, e che ha dei limiti. Ciò costringe il fotografo a compiere delle scelte, e se proprio non vuole concentrarsi su un singolo dettaglio, allora è bene pensare a enfatizzare la cornice che la fotografia impone all'immagine.
Usate la natura per costruire una cornice al vostro scatto.
Ciò rende profondità a una immagine che altrimenti farebbe fatica a fornire una idea di tridimensionalità. Come nella foto a fianco, dove i rami creano una continuità all'immagine, che altrimenti apparirebbe piuttosto debole e poco significativa.
In questo caso lavorare sul contrasto è importante. Essendo una foto contro sole è la natura stessa che ci viene in aiuto, ma è sufficiente sovraesporre di mezzo stop per essere sicuri che ci sia un distinguo netto tra ciò che avviene all'orizzonte, ovvero il tramonto, e ciò che è in primo piano - che vogliamo appaia solo stilizzato, e non definito come se fosse il nostro soggetto.



E sempre giocando sul colore, si può delineare un luogo anche con i chiaro-scuri. Di notte, in particolare, non sono solo le luci a catturare l'attenzione e a rendere interessante un'immagine, anche le ombre servono allo scopo. E così il soggetto può anche diventare difficile da identificare. Può apparire come una semplice sagoma, per quanto si trovi in un punto illuminato.
In questi casi è definito lo sfondo, ed è persino riconoscibile. Ma il nostro soggetto, la donna in attesa sul confine dell'immagine, in primo piano, è quasi solamente una silhouette. Però è lei che attira lo sguardo e che si imprime nella memoria.

Gli elementi che si ripetono hanno un grande fascino, credetemi. Una fila di ombrelloni in riva a un lago, se ben fotografati, possono spingere l'osservatore a desiderare di essere in quel luogo a prendere il sole.


Se poi la fila di oggetti che si ripetono conduce a qualcos'altro, tipo a un pontile, o alla linea di congiunzione tra una collina alle spalle del lago, e l'acqua, l'effetto diventa dirompente.

Mettete sempre qualcosa in primo piano.
 Osservando le foto qui sopra potrete notare che c'è sempre un soggetto dominante, da cui l'immagine parte, e poi si sviluppa in profondità seguendo linee guida che convergono, o che si fondono con l'orizzonte.

Non dimenticate, inoltre, che potete usare un filtro. 
Il filtro Polarizzatore attenua l'umidità nell'aria, ed elimina la foschia. Il filtro ND riduce la luminosità, consentendo di allungare i tempi, e di ottenere un effetto mosso (che siano nuvole, o l'acqua di un ruscello, o quello che preferite) senza che l'immagine risulti sovraesposta.

Immagino, però, di non avervi convinto sul fatto che il grand'angolo sia una scelta errata per fotografare i paesaggi. Di sicuro la larghezza focale permette di fotografare un'area più ampia rispetto agli obiettivi che vi ho segnalato. 
Uno Samyang 14mm F/2.8
In certe situazioni, avere un 14mm montato sulla fotocamera permette di catturare un assieme davvero imponente e memorabile... Però la foto ottenuta sarà distorta, curva, arrotondata. 
L'effetto fish-eye è dietro l'angolo che attende.
Si tratta di un effetto piacevole se lo si utilizza di rado, ma a lungo andare stanca, rende tutte le immagini uguali tra loro, e soprattutto non permette di concentrarsi sui dettagli, di comprendere il messaggio, di vedere come il fotografo ha visto il paesaggio originale. 
Si perde l'opportunità di guidare con mano l'osservatore, di mostrargli cos'era bello da vedere, e di contro si ottiene una roba tonda che non stupisce più nessuno.

Un obiettivo Tilt Shift
Si può ovviare all'inconveniente con un obiettivo tilt-shift, ma si tratta di un'ottica molto costosa perché permette di decentrare il punto di fuoco, e di basculare sul loro asse. E' un'ottica molto sofisticata e non proprio alla portata di tutti.

Molto meglio seguire la strada della Foto Panoramica. C'è da lavorare un pochino di più, ma il risultato finale è sicuramente più efficace.

A differenza delle fotocamere compatte, e dei cellulari, è raro che le reflex offrano questa opzione tra i vari metodi di scatto automatico. E' il fotografo che deve costruire l'immagine, scattando diverse foto una di seguito all'altra, facendo attenzione che in ognuna sia presente qualcosa della precedente così che il software di montaggio possa capire dove e come agganciare le varie foto.

Per ottenere una bella panoramica è consigliabile l'uso di un cavalletto, ma se c'è abbastanza luce, e si è bravi nello stare fermi e stabili, pur ruotando lentamente da sinistra a destra (n.d.r. o viceversa) per coprire l'area che si vuole immortalare, si può riuscire a fare una bella panoramica anche a mano libera.


Ecco come fare:
  • Impostate l'obiettivo sui 35mm, o sui 50mm. Non andate sotto i 35mm per evitare che il fotogramma cominci a distorcere per l'effetto fish-eye.
  • Scegliere una posizione comoda, ben salda sul terreno, con la postura corretta in modo tale da avere il miglior equilibrio possibile.
  • Scattare le foto partendo da un lato, e ruotando il busto - solo quello - nella direzione desiderata. Ricordatevi di lasciare qualche elemento di confine, in ogni foto, comune con quella che la precede, e che la segue.
  • Una volta tornati a casa, ricomporre i fotogrammi con il programma fornito in bundle con la vostra reflex (n.d.r. Per la Canon è Photostitch). 
 Tutto qui. L'effetto ottenuto è di sicuro impatto, e il campo visivo catturato in questo modo sarà di sicuro più ampio di quello che un qualsiasi grand'angolo possa mai ottenere.

Ricapitolando: Un soggetto in primo piano, elementi ripetitivi, colori accesi, ombre, linee guida convergenti, (o dirette verso lo sfondo) per guidare lo sguardo, e... Non dimenticate di utilizzare i filtri ND e Polarizzatore.

Note Pratiche: Come in ogni altra occasione, è bene studiare anche gli scatti di altri fotografi, imparare, comprendere il loro metodo, e capire se da esso si può trarre qualche insegnamento. Un punto di partenza possono essere i miei Album su Flickr dedicati ai paesaggi (Naturali e Urbani). Sono in costante aggiornamento, e possono essere di spunto per trovare il proprio percorso.


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martedì 22 marzo 2016

L’hai scelta tu

Glauco Silvestri
Credo che oggi tu abbia cominciato a essere uomo: hai fatto una cosa che nessuno ti aveva suggerito o aveva deciso per te. L’hai scelta tu.

Evidenziazione a pagina 48 | Pos. 728-29  | Aggiunta il giovedì 6 giugno 13 15:49:53 GMT+02:00

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lunedì 21 marzo 2016

Religione, Realtà, Fantasia - #ebook #Letture

Glauco Silvestri
No, non sto per proporti testi, o un percorso di lettura basato sulla dottrina religiosa. Non ho intenzione di convincervi, coinvolgervi, in un percorso teologico atto alla vostra conversione, o alla vostra accettazione, di fondamenti religiosi o dogmi basati sul credo. Niente di tutto questo. 
Il mio excursus è piuttosto legato al rapporto uomo-religione.
Un rapporto che esiste sin dalle nostre origini, e che - perdonatemi la blasfemia - è in grado di rassicurare gli animi dalle paure verso l'ignoto, l'infinito, e soprattutto le domande irrisolvibili. L'animo umano ha sempre avuto bisogno di una guida, e nei secoli questa guida è sempre stata fornita dalle religioni, al punto che lo sviluppo delle civiltà antiche, e la loro decadenza, è sempre stato strettamente legato a esse. 
Pensiamo agli Egizi, il popolo che probabilmente suscita maggiore curiosità tra le molte civiltà ormai estinte. Erano in grado di costruire grandi tombe piramidali, su cui ancora oggi si discute parecchio, e tutto per onorare il loro Dio in Terra, il faraone, e soprattutto offrire doni alle varie divinità che regolavano il ciclo della loro vita terrena. Religioni basate sulla natura, sugli astri, su fenomeni inspiegabili, hanno dettato la formazione dell'essere umano per millenni, fino al sorgere delle prime credenze monoteiste, quelle che ancora oggi influenzano la nostra vita, e per le quali scoppiano ancora conflitti sanguinosi.

La narrativa si è sbizzarrita in questo campo. Ha offerto molto, ispirandosi al reale, raccontandoci il reale così com'è, ma anche inventando, e deviando dai percorsi canonici, fino a fondare addirittura nuovi credi, nuovi movimenti di pensiero, e di religione (n.d.r. Penso a Dianetics, e alle opere più recenti del noto scrittore sci-fi Ron Hubbard, fondatore di Scientology). 

Sono molti i romanzi basati sui complotti religiosi, su delitti a sfondo religioso, eccetera eccetera. Ricordo volentieri Il Nome della Rosa (n.d.r. Vecchia edizione, nuova edizione aggiornata), ma anche La Profezia di Celestino, o ancora L'alchimista, e - come non citarlo - Il codice Da Vinci

E così pure io mi son lasciato sedurre da questa tematica, alla mia maniera, senza troppa serietà, senza voler lasciare messaggi che facciano riflettere, o moralismi di vario tipo... Più o meno.

Il primo esperimento è avvenuto con Address, un racconto di fantascienza in cui ho provato a narrare l'intera vicenda solo con dialoghi. E' ispirato palesemente alla persecuzione degli apostoli, alla nascita del cristianesimo, ma è tutto ambientato nel cyberspazio. 
Senza abbandonare la fantascienza, ma toccando il tema di traverso, Starship Journal ci racconta della creazione dell'Universo, per lo meno del nostro universo, da parte di una specie morente che abita un altro universo. Qui ci si divide tra la fisica e la teoria del Multiverso, e lo scetticismo verso le religioni, e le teorie dei raeliani, che credono noi si sia realmente stati creati da alieni per poi essere usati come strumenti nei loro arcani scopi.

Un bel balzo si compie con la Taverna di Dioniso. In questo caso parliamo di miti e divinità greche. Divinità che fuggono dall'Olimpo e dal volere di Zeus, per andare a vivere tra i mortali e come mortali. 

La religione cristiana è invece affrontata in più titoli. Vengono sfidati i dogmi più solidi nella trilogia Demonia, con Adamo, Eva ed Elah, in cui si racconta dell'incontro, e scontro, tra il figlio di Dio e il figlio di due demoni, il cui nome è provocatoriamente Adamo ed Eva. Nomade Pastoralis invece affronta un cammino attraverso l'identità di un uomo, un mercante, un ex pastore il cui gregge è andato perduto. Gregge che vuole recuperare a ogni costo, e che non va inteso come allevamento di ovini, ma qualcosa di più profondo. Una cerca infinita, piena di ostacoli, sia fisici che interiori, il cui risultato è tutt'altro che scontato.

I miti celtici, le feste pagane, il ritorno degli spiriti, vengono trattati in due thriller sanguinosi, uno ambientato a Bologna, l'altro a Roma. Sono 31 Ottobre e Il Contributo, due testi che hanno gettato le fondamenta per un terzo volume, che però si discosta dall'argomento religione, ovvero l'ironico e fuori dalle righe Un pacco, due ragazze, e un Ginseng.


Volendo quindi rimanere sui testi di intrattenimento, sulla narrativa, senza scomodare tematiche fondamentali relative all'esistenza dell'uomo, e sul perché esista, e su quale sia il suo scopo nell'universo, la religione diventa una fonte di ispirazione inesauribile. Essa va toccata con rispetto, perché è giustamente fondamenta di ogni cultura che ha portato l'uomo a essere ciò che è oggi, ma è sicuramente un punto di partenza interessante da approfondire. La narrativa e il cinema offrono davvero tanto da questo punto di vista, ed è per questo motivo che vi invito ad approfondire questo tema.

Buona Lettura.



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domenica 20 marzo 2016

Starship Journal (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Diario di Bordo. 

Nome del Vascello: Nave da ricerca “Magellano” 
Ufficiale redattore: Ing. Civile Di Maria Stefano 
Data Terrestre: Sconosciuta 
Ora solare: 15,30 

Alle ore 12,00 odierne, l’intero organico della nave è stato risvegliato dalla stasi criogenica a causa di alcune anomalie riscontrate dell’elaboratore centrale CC-1001. 
Secondo i dati registrati dai sensori ambientali, il vascello ha attraversato un potente campo elettromagnetico che, per motivi non ancora ben definiti, ha destabilizzato le celle di contenimento del propulsore. 
La perdita del campo di contenimento ha contribuito al decesso di tutte le coltivazioni bioenergetiche. I licheni hanno subito notevoli sollecitazioni e hanno cessato la loro attività nelle due ore successive all’evento cosmologico. Inutili sono stati tutti i tentativi di rivitalizzare le celle immagazzinate nei campi di contenimento ausiliari. 
L’attuale potenza motrice della nave è ridotta al minimo. La spinta massima ottenibile dal propulsore di servizio, alimentato a energia atomica, non è sufficiente al raggiungimento del pianeta Terra in un periodo di tempo accettabile. 
L’equipaggio ha il morale alto, ma le possibilità di tornare a casa sono praticamente nulle... 

End of Data. 

*

Amia era sdraiata fuori dalle mura della città. Si era scelta un grosso macigno levigato, simile per la forma a una sdraio anatomica. Osservava il cielo, silenziosa, mentre Antares, il suo cavallo, brucava qua e là piccoli ciuffi d'erba. 
Agl'occhi di Amia il cielo di Torkan non era mai stato così bello. L'azzurro candido di quando era bambina si era mischiato con i gas tossici che la città aveva scaricato indisciplinatamente nell'aria. Ora, grazie a questi gas, gli occhi della ragazza potevano vedere uno spettacolo tale che nemmeno un proiettore laser avrebbe potuto disegnare in cielo. 
L'aurora era uno spettacolo stupefacente. Milioni di colori mescolati tra loro, brillanti e accesi, spinti dalle correnti d’aria come fossero le acque di un grosso fiume. Erano corpi che si abbracciano in una sinfonia lenta, piena di agonia, come se facessero l'amore, come se fossero disperati, come se fosse l'ultima volta, per loro. 
In realtà, quello era solo l'inizio. Un nuovo inizio per il pianeta, oltraggiato per decine di secoli dalla pazzia dell'uomo, incapace di lottare contro il genio della razza umana. Ora Torkan si prendeva la sua rivincita donando alla specie umana un ambiente invivibile, e per sua gioia, condannandola all'estinzione. 
Con la mano ambrata Amia si teneva i capelli dietro la nuca. Amava sentire il soffio del vento sulla pelle, il calore dei raggi solari, e quando fuggiva dalla città per rimanere sola, si liberava da tutto ciò che poteva impedire il contatto con la natura morente. 
Lei faceva parte di Torkan. Era nata su quella terra sterile e non voleva andarsene. Non sarebbe mai salita su uno di quei razzi che venivano sparati nello spazio a ritmi regolari. Là fuori non c'era nulla. Quella gente partiva con la speranza di trovare una nuova casa, e invece, non si rendeva conto di cambiare solo il tipo di bara in cui trascorrere l'eternità. 

*

Lei voleva essere sepolta vicino a quella roccia. 



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sabato 19 marzo 2016

Pixels - #Recensione #Film

Glauco Silvestri
Qualche anno fa rimasi estasiato da un corto visto su youtube dove la terra veniva 'attaccata' da alieni con la forma dei classici videogiochi arcade degl'anni 80. Poi è arrivato Pixels, che se non ho capito male, è proprio da quel corto che prende spunto.
Ovviamente non potevo farmelo scappare... Anche se in realtà quando uscì al cinema fui piuttosto titubante, e solo ora che è disponibile in home video mi son convinto a guardarlo.

Premesso che non è un film che farà epoca (n.d.r. Ma poi chi può dirlo veramente?), il film sta in piedi... Con qualche sforzo, ma sta in piedi, e fa sorridere.

Siamo negli anni ottanta. Una gara di videogiochi vede Sam Brenner e Eddie Plant sfidanti per il titolo di campione del mondo. Attorno a loro, Will Cooper e Ludlow Lamonsoff assistono alla sfida trepidanti. Sono ragazzini, e pensano che il loro mondo sia tutto lì, nei videogiochi. In occasione di questa gara viene preparato un archivio informatico con i videogiochi più famosi; archivio che verrà spedito nello spazio dalla NASA come parte integrante di un pacchetto più vasto che deve rappresentare la cultura umana.
Passano un paio di decenni. Will Cooper è diventato Presidente. Ludlow Lamonsoff è un complottista, Sam installa e ripara dispositivi elettronici e Eddie è in prigione per truffa informatica. Una notte, però, il loro destino viene sconvolto da un attacco alieno. Will Cooper, Presidente degli Stati Uniti, osservando i video dell'esercito, vede nello schema tattico alieno le stesse strategie di Galaga. Seppur incredulo, chiama il suo carissimo amico Sam, il quale, pur scontrandosi con le ritrosie delle alte sfere USAF, finisce per guidare la difesa del pianeta Terra contro questi strani invasori.

Avendo vissuto la mia infanzia proprio negl'anni di Galaga, Centipede, etc etc, questo film funziona perfettamente. Del resto anche Ralph Spaccatutto mi aveva elettrizzato. L'effetto remember è assicurato. Le risate sono un po' forzate, ma il film diverte. Non ci troverete riflessioni sui massimi sistemi, e neppure teorie alla 'si stava meglio quando si stava peggio'. Tutt'altro.

E' sicuramente un film che può regalare un paio d'ore di svago davvero rilassato.



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venerdì 18 marzo 2016

Mr. Nice - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Ho scoperto solo al momento di questa recensione che esiste pure un film tratto da Mr. Nice. Io l'ho acquistato più che altro perché attratto da quanto scritto in quarta di copertina. L'avevo adocchiato in libreria, ho atteso un po', e alla fine me lo sono comprato.

La trama è intrigante, è una storia vera, ed è la storia di un trafficante di droga nel momento in cui il traffico di droga ha avuto il suo boom. Howard Marks è di buona famiglia, laureato, e ha una cattedra di insegnamento in una nota università inglese. La vita nei campus ha avvicinato Howard alla marijuana e all'hashish. Prima come consumatore, poi come piccolo spacciatore, in breve la vita di Marks ha subito una svolta incredibile che l'ha portato ad essere uno dei maggiori ricercati in quattordici paesi di questo pianeta. Arrestato diverse volte, è sempre riuscito a farla franca grazie a scappatoie legali e a una serie di amicizie davvero ad ampio spettro. Basti immaginare che Marks ha collaborato con MI5, e sfruttava i canali dell'IRA per importare in Inghilterra il suo prezioso prodotto... Ma è incredibile come sia riuscito a toccare gli Stati Uniti, attraverso trasporti aerei legittimi, e a un distributore di strumenti musicali per i concerti Brit-pop che venivano esportati negli States.
43 identità differenti, due matrimoni sulle spalle, quattro figli... Solo la DEA riesce a incastrarlo, e si fa sette anni di prigione, venendo rilasciato lo stesso giorno in cui viene rilasciato Mike Tyson.

Vista così... Il libro non poteva che conquistarmi. E invece non l'ha fatto. E' piatto, narrato come fosse un elenco di fatti, senza approfondimento, senza spessore, senza... Sembra un rapporto della polizia. Ho fatto questo, ho fatto quello, ho mangiato quell'altro, ho dormito qui, ho frequentato quella donna, ho usato quell'auto... E' un elenco di fatti e notizie e basta, tant'è che ne ho abbandonato la lettura. Sono arrivato a metà libro, insistendo, spinto anche dalla curiosità sul personaggio, ma a un certo punto - davvero - non ce l'ho più fatta. Il libro non trasmette nulla. Non è la prima biografia che leggo, ma di sicuro è una delle peggiori come stile narrativo, ed è un peccato, perché i contenuti ci sono, caspita se ci sono!

Peccato.



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