lunedì 29 febbraio 2016

I Fantastici 4 (Quello nuovo) - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma ce n'era bisogno del reboot dei Fantastici 4? Al cinema non sono andato a vederlo, non ne avevo sentito parlare in modo lusinghiero, per cui avevo lasciato perdere. Poi... Uscito in Home Video, mi son lasciato tentare. Noleggiato, visto, sbadigliato, restituito.

La regia è di Josh Trank, che a parte Chronicle, non ha mai fatto altro che documentari... E in fondo Chronicle - che mi è piaciuto molto - è raccontato in stile documentaristico, per cui... va be'.

Mi manca Jessica Alba, sì... Kate Mara a mio parere stona, non è adatta alla parte. Ma non è questione di avvenenza, è proprio che non ce la vedo, punto. Del resto anche gli altri tre elementi, più il quarto che diventerà il villain di turno, non mi dicono proprio nulla. Sembra un film Young Adult, con lo spessore pari a un foglio di carta, dove i personaggi cambiano opinione, emotività, e carattere con uno schiocco di dita. No.

La trama è deludente. La prima parte sembra persino un bel film di fantascienza. Sapete, mi ha ricordato Linea Mortale, anche se la trama è totalmente diversa. Un gruppo di ragazzi sogna di creare il teletrasporto, ognuno per i fatti suoi, e ognuno ottiene qualche risultato, ma poi arriva una sorta di mentore, li trova tutti, li mette a lavorare insieme, e bingo, ottengono qualcosa di straordinario... Solo che non è il teletrasporto, o meglio, è molto di più, visto che porta addirittura in un universo parallelo, in pratica fanno uno Star Gate. Insomma... roba affascinante. Poi si rovina tutto. Arrivano i militari (n.d.r. Figurarsi), che vogliono mettere dei professionisti nella capsula per fare il primo viaggio umano in un mondo parallelo. E i ragazzi non ci stanno. Loro vogliono essere i primi a partire. La motivazione è geniale: Lo scienziato che ha costruito l'Apollo cosa può aver pensato quando Neil Armstrong mise piede sulla Luna? 
Classico ragionamento da Teenager stereotipato all'inverosimile cresciuto coi videogame, che crede che una singola persona possa sviluppare una tecnologia complessa. Già... Perché l'Apollo fu il frutto di centinaia di menti diverse, e a bordo ci stavano solo tre posti... Come farceli salire tutti quanti, è un bel mistero. Ma fortunatamente la macchina in questione ha giusto cinque posti, e loro sono in quattro, cinque con l'amico muscoloso del genio più geniale. Risultato? Si scolano una bottiglia di Tequila, o non so quale altro alcolico, e decidono di fare la cretinata. Salgono e partono senza dire niente a nessuno. Bum! Ovviamente va tutto liscio, vero? E la cosa buffa è che appena tornati tutti puntano il dito sull'unico che forse - e sin dall'inizio - aveva qualche remora a far tutto in camuffa. Già! Già! Molto razionale. Del resto non abbiamo a che fare con quattro - uno è rimasto sul pianeta nell'altro universo - geniali e super razionali fisici quantistici. No... Assolutamente no! E visto che ce l'hanno con Reed Richards, che in un qualche modo riesce a fuggire dal luogo in cui lo tengono rinchiuso come una cavia di laboratorio, e che fugge gridando a destra e a manca che tornerà con una cura, i suoi amichetti decidono di collaborare con l'esercito e... Combattere! Ma non erano dei fisici quantistici? Ehm...
Quando poi torna Victor (n.d.r. Dottor Destino?)... Ahi ahi... Bah! Mi fermo qui.

Difetti? Interpreti poco convincenti. Trama completamente stravolta rispetto alla 'storia' originale. Un villain poco convincente, CGI ben fatta fino a metà film, poi eccessiva. Trama di poco spessore. Dialoghi imbarazzanti. Troppo superficiale.
Pregi? I primi quaranta minuti di film creano qualche aspettativa.

Da vedere? Perché mai! Ripescatevi questo e questo.



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domenica 28 febbraio 2016

Luna Oscura (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
15 febbraio 1971
 
La prua della Missouri solcava placidamente le acque fredde dei mari del nord. L’equipaggio, per quanto concentrato nei compiti abituali necessari alla navigazione, rivelava un lieve nervosismo di fondo. Anche in plancia, gli ufficiali controllavano silenziosamente i loro strumenti. Il comandante, irlandese d’origine, non mascherava un certo disagio nei confronti dell’uomo che gli stava a fianco. Controllava l’orizzonte con il proprio binocolo, silenzioso, e verificava che la rotta seguita dalla sua nave fosse realmente quella prestabilita dagli ordini ricevuti. 
«È sicuro che verranno?», chiese il capitano di vascello abbassando il binocolo e osservando l’uomo in giacca e cravatta al suo fianco. 
«Più che sicuro!», rispose questi senza indugio. 
«Ammetto che non comprendo ancora le motivazioni di questo incontro...», disse il capitano «Tra noi e loro vige un sottile armistizio, la sola nostra presenza in questi mari potrebbe scatenare conseguenze inimmaginabili». 
L’uomo sorrise «Capitano McGregor», suggerì sibilando maliziosamente come un rettile «lei si limiti a seguire gli ordini, il resto lo lasci a noi politici». 
L’ufficiale di marina grugnì sommessamente e si allontanò dall’uomo. 
La nave, nel frattempo, aveva raggiunto il punto prestabilito per il rendez-vous. Il capitano diede ordine di fermare le macchine e di calare l’ancora. Il politico annuì soddisfatto. Uscì dalla plancia senza degnare nessuno di un saluto, scese la scaletta metallica che conduceva al ponte principale e uscì all’aperto attraverso una porta stagna. Si fermò di fronte all’immensità di quel mare di ghiaccio. Inspirò profondamente e chiuse gli occhi. L’aria era frizzante e pulita. Molto differente da quella a cui era abituato. 
Aprì gli occhi quando sentì dei passi avvicinarsi. Era il comandante della Missouri, che avendolo visto lì fermo, aveva deciso di tentare un secondo approccio. 
«Vorrei chiederle scusa per l’atteggiamento tenuto in plancia», anticipò il militare «L’intero equipaggio è piuttosto teso. Ammetterà anche lei che navigare in acque nemiche senza una scorta adeguata è... quantomeno pittoresco. Tutto ciò senza neppure considerare gli ospiti che abbiamo a bordo». 
L’uomo in giacca e cravatta annuì «Può stare tranquillo, nessun rancore. Il regime militare impone che le informazioni siano diffuse col contagocce, ma le garantisco che non accadrà nulla alla Missouri». 
Il comandante annuì silenzioso «Posso chiederle, in via ufficiosa, quale motivo abbia spinto chi sappiamo a intraprendere questa missione?». 
«È complicato da spiegare», l’uomo esitò un istante «Ma sono sicuro che presto verrà a conoscenza di quanto le spetta». 
«Sicurezza nazionale?». 
Il politico sorrise e scosse la testa contemporaneamente «No, capitano. Molto, molto più importante». 

*

Il ticchettio dell’orologio era diventato fastidioso. Rimanere chiuso dentro una cabina angusta gli faceva tornare a mente il periodo in cui i suoi genitori lo mettevano in castigo nella vecchia e polverosa cantina sotto casa. Non poteva muoversi liberamente. Non poteva camminare sul ponte e godere della brezza marina. Non poteva parlare con nessuno, se non con i propri collaboratori e con quel viscido essere che, in quel momento, se ne stava liberamente in plancia a discutere col capitano della nave. 
Si chiedeva come poteva essersi scatenata una storia tanto complessa. Osservava i documenti, le foto, i rapporti che aveva disposti disordinatamente sul piccolo tavolino metallico di quella cabina. 



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sabato 27 febbraio 2016

Adaline - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
L'altro giorno (n.d.r. In verità è accaduto diversi mesi fa) un mio collega, a pranzo, mi dice di aver visto Adaline, su consiglio delle sue figlie, e mi suggerisce a sua volta di vederlo. Cerco informazioni online e scopro che è recentissimo, che mi è sfuggito (n.d.r. Cosa non difficile, visto che di questi tempi il cinema non è più parte integrante delle mie domeniche, per tanti motivi...), e la curiosità si fa scalpitante. 

La storia è pressoché un dramma d'amore, anche se è raccontato in modo brillante, e la vicenda possiede lievi connotazioni di fantascienza. Siamo ai primi del novecento. Una ragazza, Adaline, appena sposata, e incinta, rimane vedova improvvisamente. Il marito muore nel cantiere durante la costruzione dell'Empire State Building. Passa poco tempo, la ragazza ha partorito da poco, e una sera viene improvvisamente a nevicare. Al ritorno dal lavoro, l'auto perde aderenza e piomba in un fiume. Lei rimane bloccata, perde conoscenza, sta affogando, è in ipotermia... Quanto un fulmine colpisce la superficie del lago e accade il miracolo. L'elettricità trasmessa dall'acqua funge da defibrillatore. Lei si risveglia, si fa coraggio, riesce a liberarsi dalle lamiere e a salvarsi, anche grazie ai soccorsi che nel frattempo sono giunti sul luogo.
Passano gli anni, la bimba cresce, Adaline non invecchia. A quarantacinque anni il suo aspetto è uguale alla figlia di venticinque. Ed è un grosso problema, perché tutti cominciano ad accorgersene, e non solo gli amici... Anche le istituzioni. L'FBI la tiene sotto sorveglianza, e quando si decidono di prelevarla per fare chiarezza, per un colpo di fortuna lei fugge, abbandona tutti - tranne la figlia, che è al corrente dello strano fenomeno - e comincia a vivere da eterna fuggitiva.
Passano oltre sessant'anni. Adaline si incontra con la figlia, che sta pensando di andare a vivere in una casa di riposo per anziani in Florida. E' l'ultimo dell'anno, e tra poco lei dovrà di nuovo fuggire per non essere rintracciata. Alla festa di fine d'anno incontra un uomo... E se ne innamora.

Il fatto più curioso della vicenda avviene quando Adaline viene riconosciuta dal padre dell'uomo di cui è innamorata. Questo era uno dei ragazzi che aveva frequentato quando - per un certo periodo - era fuggita dagli Stati Uniti. Il fatto più interessante è come una vicenda di questo genere sia stata narrata come fosse una fiaba. I ritmi non sono serrati, i tempi scorrono davvero lentamente, e nonostante si noti il passare del tempo, sembra quasi che in realtà non scorra. Certo, ci sono il giorno e la notte. Ma lei è sempre uguale. Il mondo, pur cambiando, rimane sempre lo stesso. La sensazione è quella di galleggiare in una sorta di limbo assieme alla protagonista. Poi... C'è il colpo di scena. Adaline viene riconosciuta. E allora il ritmo cambia. C'è palpitazione, e improvvisamente frenesia. Il tempo ricomincia a scorrere e gli eventi precipitano, come è giusto che sia. 
Alla fine il film conquista, si fa amare, e sorprende perché non ci sono effetti speciali eccessivi. Tutto pare quasi normale, ma non è normale.
Di una grandezza assoluta è Harrison Ford, nei panni del padre di Ellis, il ragazzo di cui Adaline si innamora. Molto affascinante è Blake Lively, ovvero Adaline.

Un film davvero diverso dagli altri. Bello! Molto più bello di Il curioso caso di Benjamin Button, che per quanto abbia molte frecce al suo arco, lo scorrere del tempo non è stato ritratto altrettanto bene (n.d.r. Ma è pur vero che in quest'ultimo film, il protagonista nasce vecchio e ringiovanisce... Un po' più complesso da realizzare, lo ammetto).




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venerdì 26 febbraio 2016

Le altre Funzioni (lesson 9) - #Corso #MediaCenter #Kodi

Glauco Silvestri
Con la scorsa puntata abbiamo ottenuto un Media Center perfettamente configurato. Devo ricordare che quanto spiegato per la sezione Video è valevole anche per Immagini e Musica, per cui ritengo che siate perfettamente in grado di poter impostare queste sezioni senza che ci sia bisogno di dover ricapitolare quanto già detto. Vale però la pena aggiungere qualche riga riguardo ad alcune funzioni secondarie, che però possono fare la differenza nell'esperienza di utilizzo di Kodi.
I Profili.
Ora che avete impostato l'intero Media Center, vi sarete di sicuro chiesti se è possibile personalizzare l'esperienza d'uso in base all'utente che si trova davanti al televisore. Magari a voi interessano i film, mentre magari a vostra moglie interessa ascoltare la musica, oppure vuole una skin più femminile. Kodi consente di salvare le impostazioni in modo tale che ognuno possa utilizzarlo al meglio. Questa funzione si chiama, per l'appunto, Profili. La trovate nel menù System.


Ovviamente, la prima volta che accederete a questo menù vi verrà proposto il solo profilo esistente. Potrete aggiungere un altro profilo con pochi click e cominciare a configurarlo come vorrete, senza creare problemi a quello già esistente.
I Preferiti
Avete presente quella stella posta in basso, sullo schermo, alla vostra sinistra? Cliccandoci sopra potrete vedere la lista dei vostri files preferiti. Ovviamente per arricchire la lista è sufficiente andare nel menù che più vi interessa, selezionare il file, richiamare il menù, e cliccare Add to Favourites.


Note a Margine: Alcuni Add-on non utilizzano i preferiti previsti da Kodi e creano una loro lista a cui si può accedere solo tramite il menù dell'Add-on stesso. E' un peccato, ma così va la vita.
Le Playlist
Come ogni Media Center che si rispetti, anche Kodi ha la possibilità di creare delle Media Playlist. In questo caso le Playlist non esistono solo in ambito musicale, ma anche per le immagini, e per i video. Kodi prevede due possibilità per creare una Playlist.
  • Playlist tradizionale: Dove bisogna inserire manualmente titolo dopo titolo;
  • Le Smart Playlist: Che vengono create automaticamente in base a regole dettate dall'utente (tipo: Film prodotti nel 2010).

Note a Margine: La Funzione Party Mode è studiata appositamente per la musica, ma funziona anche per i video, e permette la riproduzione casuale dei brani contenuti nelle playlist in memoria.
I Giochi
Avete capito bene, con Kodi si può anche giocare. In questo caso vi suggerisco un solo Add-on, anche se le opportunità di gioco possono essere parecchie, ma questo merita perché è legato al Retro-Computing, ai vecchi giochi da bar, ai nostalgici come me che hanno installato sul proprio computer un emulatore Mame e diverse rom da collezione.


L'Add-on in questione si chiama Rom Collection Browser. Funziona esattamente come uno Scraper. E' sufficiente configurarlo indicando il tipo di emulatore da voi installato sul computer, la posizione delle rom, e la sorgente online da cui catturerà le copertine e le informazioni sul gioco. Tutto qui. 
Sullo schermo i Giochi vi appariranno esattamente come appaiono le collezioni di Video, Immagini e Musica.

Note a Margine: L'Add-on è semplicemente una interfaccia che va ad avviare un emulatore installato sulla vostra macchina. E' quindi necessario, affinché tutto funzioni, che voi abbiate l'emulatore funzionante già sul computer. 

Nota a Margine 2: Qualche problema potrebbe sorgere se desiderate provare ad usare un GamePad. Kodi è compatibile con questo tipo di dispositivi ma molti forum discutono su numerosi problemi al riguardo. E' noto per esempio che i GamePad wireless della XBox funzionano su macchine windows, grazie a un driver da installare nel sistema operativo. Mi sa che dovrete fare un po' di esperimenti per verificare cosa è possibile sul vostro dispositivo.

Il Telecomando
Come vi ho anticipato all'inizio di questo corso, ho deciso di installare Kodi su un vecchio Mac Mini in modo da poterne sfruttare le risorse come potenziale Media Center. Il bello del Mac Mini, per lo meno quello in mio possesso, è che veniva commercializzato con un telecomando. Molto utile, ve l'assicuro, per l'utilizzo quotidiano di Kodi (n.d.r. Mouse e Tastiera servono, ma per lo più solo in fase di configurazione).
Se non ne possedete uno, e non avete intenzione di acquistarne uno online (n.d.r. Tipo questo, per fare un esempio), allora potreste optare per una App da Smartphone.
Cercate sull'App Store del vostro telefono. Ne troverete sicuramente più di una. Alcune sono gratuite e funzionano egregiamente. L'accoppiamento avviene via internet, o anche intranet (n.d.r. Se smartphone e Media Center sono connessi alla stessa rete).

C'è però da configurare Kodi per essere comandato dall'esterno. Vediamo come:


Nel menù Settings, Remote Control, attivare Permetti a programmi su altri sistemi di controllare Kodi.


Sempre in Settings, in Webserver, attivare Permetti il controllo di Kodi via HTTP.

Note: E' possibile che dobbiate indicare una porta differente da quella di default, ed eventualmente username e password. Dipende dalla vostra rete domestica. Fate delle prove.


Infine, ancora in Settings, però su Zeroconf, andiamo a verificare (n.d.r. Dovrebbe già essere attivo di default) che Annuncia questi servizi ad altri sistemi via Zeroconf sia abilitato.

A questo punto la vostra App dovrebbe essere in grado di comunicare con Kodi. Buon divertimento.


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giovedì 25 febbraio 2016

Contagious (Maggie) - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ancora devo capire perché in Italia abbiano deciso di cambiare il titolo di questo film, forse per attirare coloro che amano i disaster movie, o gli horror movie, o gli zombie movie, fatto sta che un appassionato sa benissimo cosa andare a vedere anche se il titolo potrebbe tradire... E allora forse hanno cambiato il titolo per evitare che chi non ama quel genere di pellicole eviti di cadere nella trappola... Ciò porterebbe a incassi più bassi, e non credo nel buon cuore dei distributori dei film, no... non ci credo molto. Allora è un bel mistero... Mistero che non credo risolverò, ma che comunque non va certo a danneggiare questa breve recensione, perché Contagious (Maggie) mi ha commosso, mi ha tenuto incollato allo schermo, mi è piaciuto davvero tanto.

Siamo in un futuro prossimo, o forse in un presente alternativo. Il mondo è preda di un virus che sembra aver avuto origine dalle coltivazioni. I contadini sono costretti a bruciare i loro campi, ma il virus si diffonde anche attraverso il morso dei già contagiati. Gli infetti sono destinati a diventare una sorta di zombie, corpi marcescenti insensibili al dolore e attratti dall'odore della carne viva, che sia essa umana o meno non è importante. Si conosce tutto del virus, ma non si possiede una cura, per cui il governo ha deciso di mettere in quarantena i malati così che questi non possano diffondere la malattia prima che si sia scovato un modo per guarire. Un contagiato impiega qualche tempo a mutare, dipende da persona a persona, a volte ci vogliono anche 8 settimane di incubazione. E' il caso di Maggie, una sedicenne che vive in campagna, il cui padre ha deciso di tenere in famiglia fino all'ultimo momento... Che è poi il momento in cui il contagiato comincia a essere attratto dalla carne viva, e non riesce proprio a nutrirsi con il cibo 'tradizionale'.
Maggie vive a casa con suo padre e sua madre. Il suo fratellino, e la sorellina, sono stati mandati dalla zia per sicurezza. La polizia fa loro visita tutti i giorni, giusto per controllare che la ragazza sia effettivamente messa in quarantena prima della mutazione, per evitare rischi per la popolazione. Il padre li tiene a distanza, anche con la forza, ma non può nulla per aiutare la piccola Maggie, che di giorno in giorno vede il suo corpo marcire. 
Anche il suo ragazzo è malato, e prima di lei, è costretto ad andare in quarantena...

Storia drammatica, dove la componente horror è pressoché assente (n.d.r. Immagino sia per questo che nelle sale questo film è durato poco: non piaceva a chi ama l'horror splatter, non piaceva a chi ama i film drammatici). Io... Io mi sono commosso nel guardarlo. E' una storia straziante, drammatica, con sprazzi di normalità, ricordi, gioia effimera. Contiene anche momenti di terrore puro, quel terrore emotivo che poco ha a che vedere col sangue versato. Del resto, qui, di sangue ne viene versato poco. Le scene violente ci sono, ci sono incubi che fanno saltare dalla sedia, e ci sono momenti di palpitazione... Ma è il dramma a farla da padrone. E che dramma!

Bravissimo Arnold Schwarzenegger, ancora più brava è Abigail Breslin, che già avevo visto nel brutto Signs, in qualche serie tv, in Ender's Game (n.d.r. Che a me è piaciuto), a fianco di Jodie Foster nell'interessante Alla ricerca dell'isola di Nim, nel bellissimo Benvenuti a Zombieland, che probabilmente ha dato il meglio di sé in Little Miss Sunshine (n.d.r. Che ammetto di non aver mai visto), se non nella pellicola di cui sto parlando ora.

E' un film davvero potente. Da vedere, assolutamente, e senza pregiudizi di genere. Molto, molto, bello.



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mercoledì 24 febbraio 2016

Il Flash - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Il Flash è uno strumento che non va sottovalutato. Il suo utilizzo è tutt'altro che banale, tanto che se lo si utilizza senza un minimo di competenza, o di studio, si finisce per ottenere risultati davvero disastrosi.
Personalmente, io odio la luce emessa dai Flash.
Riconosco però che il loro utilizzo è fondamentale in alcune occasioni, in molte occasioni. Vediamo quindi di fare un po' di chiarezza su come funziona, cosa può fare, e quando conviene utilizzarlo.

Per parlare del Flash bisogna tornare ai principi fondamentali della fotografia. Ormai sappiamo bene che tutto ruota attorno alla luce, e che per ottenere una buona foto è necessario essere in grado di impostare la fotocamera in modo tale da adattarsi alla luce ambientale, così che possa essere sfruttata per i nostri scopi.
Il problema è che la luce ambientale non può essere regolata, la sua sorgente è solitamente fissa, e la sua qualità cambia di giorno in giorno, di ora in ora. 
Il Flash è una sorgente luminosa che si adatta alle nostre esigenze, ha una qualità costante e predeterminata, e può essere messa dove più ci aggrada.
Detto questo, è comprensibile che il Flash sia la soluzione a molti problemi del fotografo. Però non è da confondere con una banale lampadina che andiamo ad accendere quando ci serve. Il Flash è un dispositivo molto sofisticato, e per ciò va studiato e compreso.

Il Flash integrato nella fotocamera non è la soluzione per eccellenza. 
Ha una portata limitata; la potenza del suo fascio di luce non può essere regolata (n.d.r. In realtà, nelle macchine prosumer o superiori, come per la mia EOS700D, la luce emessa dal flash è impostata in base all'apertura scelta per lo scatto); la luce è diretta contro il soggetto, con conseguente rischio dell'effetto 'occhi rossi'; in presenza di paraluce sull'obiettivo può creare ombre indesiderate, e non visibili al momento dello scatto, nella foto.

Viene comunque utile in mobilità, specie quando si scatta una foto a un soggetto vicino alla fotocamera, e illuminato trasversalmente dal sole (n.d.r. O dalla sorgente luminosa presente in quel momento). Questo tipo di illuminazione potrebbe creare delle ombre indiscutibilmente brutte sul nostro soggetto, per cui l'uso del flash diventa ottimale per eliminarle al momento dello scatto.
Può essere usato anche per illuminare ambienti di piccole metrature, o per scattare foto al buio quando non possiamo sfruttare altre forme di sorgenti luminose. Si tratta però di una luce diretta. Gli effetti non sono sempre gradevoli. Io, lo ammetto, preferisco alzare gli ISO e tentare una foto con tempi di esposizione lunga, e niente flash.
Allo stesso modo, si può aumentare la portata del flash aumentando gli ISO della fotocamera. Nella tabella sottostante sono riportati valori indicativi di ciò che si può ottenere, cambiando la sensibilità, con il flash integrato.


Detto questo, però, il mio consiglio è quello di pensare all'acquisto di un Flash professionale. Questo tipo di apparecchi è in grado di dialogare con la fotocamera (n.d.r. Fate molta attenzione alla compatibilità con la vostra fotocamera. Una regola d'oro è che i flash della marca della vostra reflex non avranno problemi con essa, mentre quelli di produttori di terze parti devono essere valutati con molta - moltissima - attenzione). 
Solitamente regolano la loro potenza in base grazie a un sistema chiamato TTL (n.d.r. Through the Lens, ovvero Attraverso le Lenti).
Ciò permette alla fotocamera di regolare nel dettaglio la luce emessa dal flash, e di interrompere il lampo quando ha raggiunto il livello di luce necessario alla corretta esposizione del soggetto. Il vantaggio risulta evidente anche ai non professionisti. Non c'è rischio di sovraesposizione, o sottoesposizione, dell'immagine.
I flash professionali sono dotati di una parabola zoom motorizzata. 
Ciò consente al flash di adattarsi all'ampiezza della scena inquadrata, e fornire una luce ampia e ravvicinata nel caso si usi un grandangolo, o potente e lontana se si usa un teleobiettivo.
I flash professionali hanno la parabola orientabile in ogni direzione.
Questo è sicuramente il motivo principale per cui è meglio scegliere questo tipo di flash rispetto all'utilizzo del flash integrato. Potendo orientare la parabola come vogliamo, è possibile evitare che la luce diretta colpisca il soggetto. Ciò fa sì che i colori non si appiattiscano, e che la foto risultante sia più naturale. Orientare la parabola verso una parete bianca, sfruttare la luce riflessa, è di sicuro una strategia vincente per ottenere belle foto con il flash. Potremo decidere di usare una luce riflessa dalle pareti laterali, o dal soffitto, o addirittura dalla parete alle nostre spalle. Ogni scelta sarà a portata di mano. Scelta che potrà essere amplificata utilizzando accessori quali pannelli riflettenti disposti a regola d'arte attorno al nostro soggetto (n.d.r. A volte è sufficiente un pannello riflettente ai piedi del soggetto per cambiare il gioco di ombre e ottenere uno scatto molto più limpido e luminoso, nonché privo di ombre indesiderate).
Molti flash professionali possono essere comandati a distanza, wireless.
Ecco un'altra potenzialità da non sottovalutare. Se la vostra fotocamera è in grado di pilotare remotamente i flash, allora potrete davvero gestire la luce a vostro piacimento, e addirittura utilizzare anche più di un flash. Nel caso non sia dotata di un dispositivo wireless, esistono comunque dei cavetti ad-hoc (n.d.r. Sono detti TTL o P-TTL, attenzione alla compatibilità, sia con la fotocamera, sia con il flash in vostro possesso) che vanno innestati nella slitta della fotocamera, e sulla slitta del flash, così che esso possa comunque essere comandato a distanza seppur con il limite dovuto alla lunghezza del filo.

Le potenzialità sono infinite, e limitate solo dalla fantasia di chi scatta, e dal budget a vostra disposizione per poter essere in possesso di più flash, e di accessori sicuramente utili per ottenere ogni risultato immaginabile.

Accessori? Sì anche il mondo dei flash è ricco di accessori da acquistare a parte. Si va da supporti di vario tipo utili per allontanare la sorgente di luce dall'obiettivo, a tappi traslucidi per rendere il lampo più caldo rispetto alla classica luce fredda che tutti conosciamo (n.d.r. Anche colorati, per chi vuole una illuminazione particolare), piedistalli di vario tipo per tenere in posizione il flash quando lo si usa in modalità wireless, e una varietà pressoché infinita di pannelli riflettenti, sia per l'uso in interni, sia per l'uso in esterni.

E per la Macro fotografia? Esistono i flash ad anello, e addirittura anche quelli a doppia torcia. Entrambe le tipologie vengono avvitate all'obiettivo, e producono una luce tutto attorno alla lente, in modo uniforme, così che il soggetto, per quanto piccolo, sia illuminato come si deve.

L'intera gamma di Flash prodotti da Canon
Note Pratiche: Se decidete di acquistare un flash compatibile, ma non della marca della vostra fotocamera, è probabile che esso non funzioni nel caso di scatti in live-view.



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martedì 23 febbraio 2016

Per quello basta Spiderman

Glauco Silvestri
Vabbè, ma io che colpa ne ho? Mica posso salvare il mondo. Per quello basta Spiderman.

Bianca come il latte, rossa come il sangue (Alessandro D'Avenia)
Evidenziazione a pagina 7 | Pos. 95-96  | Aggiunta il martedì 4 giugno 13 15:58:27 GMT+02:00


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lunedì 22 febbraio 2016

Il Brivido che attanaglia - #ebook #Letture

Glauco Silvestri
Il thriller è un genere molto in voga negli ultimi decenni, tanto che ha contaminato ogni altra forma letteraria, e più in generale, ogni altra forma espressiva, al punto che ormai, molti prodotti della narrativa, e non solo, vengono spesso indicati come thriller quando invece, e più probabilmente, appartengono ad altri generi espressivi più focalizzati. 


Del resto il thriller non dovrebbe neppure essere ritenuto un vero e proprio genere letterario.
L'aggettivo dovrebbe essere usato per indicare un particolare approccio alla narrazione, e non un genere narrativo. 
Il thriller, per definizione, è quel tipo di narrativa capace di generare forti emozioni.
La peculiarità di questo tipo di forma espressiva è la sua ricchezza di momenti salienti, il suo ritmo serrato, la presenza di intrecci complessi, e - cosa principale - la suspance.  
Wikipedia esplica in modo molto più esteso questo concetto, per cui non mi dilungo sulle peculiarità dei Thriller, ma una cosa va messa in evidenza, qualunque tipologia di libro può essere scritta usando uno stile che richiama questo... Genere.
Possono esistere thriller di fantascienza, thriller polizieschi (n.d.r. Che poi vanno a suddividersi in ulteriori sottogeneri a seconda se siano Gialli, Noir, Legal, eccetera eccetera), thriller romantici, thriller militari (n.d.r. O d'azione)... Qualunque genere può avere una contaminazione thriller senza che ne sia violata l'integrità stilistica.

Ciò che importa è dare al pubblico ciò che vuole, ovvero provare emozioni forti. E con l'andare avanti degl'anni, la scaltrezza del pubblico è tale che bisogna offrire testi sempre più vicini al limite, tanto che i lavori più pacati di un passato neppure troppo remoto ormai paiono noiosi e lenti.
Sinceramente non so dove possa portare questa strada, che io credo sia un vicolo cieco che conduce al baratro, ma fare retromarcia è ormai impossibile. Lo si vede soprattutto nel cinema, dove ormai gli intrecci sono tali da risultare quasi incomprensibili, e spesso per giustificare certe vicende si cade in terribili buchi di trama, o in scene impossibili, o in trucchetti che lasciano l'amaro in bocca. 
Tirare troppo la corta conduce al solo risultato di spezzarla...
Ma tant'è, e il thriller rimane il motore che fa andare avanti l'intero entourage legato al mondo del libro, e non solo. E ammettiamolo... Il thriller funziona davvero bene, e per ora il suo mordente non appare né appesantito, né recalcitrante. Sono poche le persone che non rimangono affascinate da un bel thriller narrato a fil di lama. 
Sarà anche colpa dai ritmi concitati della vita di oggi...

Qual è stato il mio primo thriller? 31 Ottobre. Il romanzo ha contaminazioni legate al sovrannaturale ma rimane pur sempre una inchiesta di polizia. Tra le sue pagine c'è il giallo degli omicidi; tra le sue pagine che l'anima noir dei servizi d'arma che si sentono impotenti di fronte a un problema che pare irrisolvibile; tra le sue pagine c'è la rapidità dell'assassino, i suoi scopi macabri, e l'efferatezza dei crimini. Non è da meno Il Contributo, che pretende un contributo di sangue da parte delle vittime, e un contributo altrettanto sanguinoso da parte delle forze dell'ordine.

Una lettura glaciale e ricca di emozioni forti può essere ispirata dalle pagine di diario di un killer professionista. Professione Assassino ci racconta infatti le nefandezze da lui compiute per denaro, e anche le sue poche emozioni, e debolezze. Il suo naturale seguito, Il Cacciatore di Uomini, tira ancora di più i nervi del lettore ponendolo come testimone privilegiato di una fuga che si tramuta in caccia, la cui conclusione non può che essere sanguinosa.

Il tema della fuga si ripete in A Family Matter, una vicenda che mischia mafia e amore, questioni d'onore e faccende di passioni irrefrenabili, così come sono irrefrenabili le potenti vetture che fungono da vettore a tutta la vicenda, che è ricca di proiettili, violenza, e piedi sul pedale dell'acceleratore. 

Tutte vicende, quelle indicate poc'anzi, ambientate ai giorni nostri, e tutte con uno sfondo di violenza, di crimine, di violazione delle regole di un mondo civile. In modo differente, ma che comunque afferra il cuore con le dita e tenta di spappolarlo stringendo senza pietà, è proposto ne In Catene, dove la donna diventa schiava, dove il suo corpo è violato e violentato, dove il suo spirito è schiacciato senza speranza.

Ciò che crea le fondamenta del thriller è lo stile narrativo, e la costruzione di trame ove i protagonisti, e gli antagonisti, son messi a dura prova senza troppi attimi di respiro. 
Sono situazioni in cui anche il lettore, se la storia funziona, deve sentirsi immerso al punto da provare ansia, apprensione, paura... Emozioni sempre più difficili da suscitare, visto che ormai si è abituati a tutto, e di fronte a un genocidio si ha l'istinto di fare un selfie, piuttosto che di inorridire.
I miei romanzi, i titoli sopra citati, provano a scuotere le membra, a suscitare raccapriccio, o per lo meno una sorta di rifiuto verso destini controversi e inaspettati. Non c'è pietà per i protagonisti, così come non c'è per le comparse, e neppure per gli antagonisti. La crudezza è fondamentale, così come lo stile narrativo, e la costruzione dei personaggi. Non ci sono eroi senza macchia né paura. Non ci sono nemesi prive di scrupoli ed emozioni. Si tratta di uomini, donne, ragazzi, e ragazze, normali... Per lo meno, entro certi limiti imposti dalle vicende narrate. E con queste parole posso chiudere il breve excursus nel mondo del thriller...  

Tenetevi ben stretti alla poltrona, e buona lettura.



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domenica 21 febbraio 2016

La taverna di Dioniso (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
La voce roca del leader dei Korn usciva rabbiosa dall’abitacolo della piccola Lotus Elise gialla che correva lungo Via Mazzini in direzione San Lazzaro. Era notte fonda. Il primo luglio aveva appena esordito tra le torri secolari della città con la sua afa soffocante. Un cielo nero, tempestato da piccole luci evanescenti, era testimone della fuga degli abitanti verso le vicine località marittime. 
Artemide, dall’alto di quella notte afosa, osservava curiosa il piccolo veicolo mentre sfrecciava su una Via Emilia completamente sgombra. Alla guida c’era un giovane dall’espressione strafottente. Viso pulito, elegante, occhi azzurri, capelli biondi dalla piega perfetta. La sicurezza fatta persona. Il sorriso del ragazzo dimostrava tutta la sua disinvoltura nella guida. Gesti rapidi, eleganti, manovravano cambio e volante mentre l’auto sfrecciava per le strade deserte. Una danza che coinvolgeva, oltre alla vettura impertinente, anche il corpo snello e tonico del giovane. 
Apollo era diretto alla taverna che Dioniso aveva rilevato da qualche mese lungo quell’antica via bolognese. Era furioso. Suo padre era diventato intrattabile da quando non poteva più sorseggiare il profumato nettare di suo fratello. La sua fuga sulla Terra lo aveva indispettito a tal punto da rendere impossibile la vita a tutti gli altri abitanti dell’Olimpo, specie a sua madre, che presolo in disparte, gli aveva imposto di andare a riprendere il figliol prodigo e di usare ogni mezzo a propria disposizione per ricondurlo all’ovile. 
Missione che ad Apollo era parsa più semplice di quanto poi non si fosse rivelata in realtà. Oramai erano già trascorsi più di due mesi e Dioniso non era ancora rinsavito. Lo stesso Apollo non era più rientrato sull’Olimpo, e con lui molte altre divinità avevano abbandonato le loro case per disperdersi tra le mura della piccola e accogliente Bologna. 
Frenò bruscamente quando vide l’insegna dell’osteria brillare su una piccola palazzina alla sua sinistra. Accostò rapido tagliando l’altra corsia e spense il motore ignorando bellamente il colpo di clacson di uno scooter che per poco non era volato a terra nello scansare il bolide giallo. 
Apollo scese dall’auto. Osservò il ragazzino alla guida dello scooter che non aveva rinunciato a rivolgergli un dito alzato mentre si allontanava. Sorrise, e sottovoce, gli suggerì di fare attenzione alla rotonda che stava per affrontare. Suggerimento che il giovane non poteva udire. Attese qualche istante e un nuovo colpo di clacson lo fece annuire di soddisfazione. Lo scooter si era immesso nella rotonda senza dare la precedenza. Un auto aveva frenato di colpo per tentare di evitare l’impatto ma la distanza tra i due veicoli non era sufficiente. Il suono cupo di plastiche infrante esplose pochi istanti più tardi. Il rombo di un motore costretto a soffocarsi dalla frenata, il metallo strisciante sull’asfalto, il tonfo del corpo giovane privo di sensi costretto dall’inerzia a battere violentemente contro un cassonetto, giunsero in una successione inevitabile. 
Apollo aprì le porte della taverna ed entrò come già aveva fatto qualche sera prima. Dioniso controllava una scaffalatura ricca di preziose bottiglie ambrate provenienti da tutta Italia. Apollo studiò in silenzio la figura robusta che annotava chissà cosa sul piccolo blocco note che reggeva tra le mani. Dioniso sembrava ringiovanito e rinvigorito. Fischiettava il tormentone estivo del momento e ogni tanto accennava anche qualche breve passo di danza. 
«Se sei venuto per convincermi a tornare», disse la voce baritona dell’oste «allora puoi dire tranquillamente a tuo padre di farsi un bel litro di Tavernello. Per quel che ne capisce, non si accorgerà mai della differenza». 
Sorpreso, Apollo fece qualche passo verso l’uomo, e con fare affabile, ribatté «Come hai capito...». «Non c’è bisogno di possedere poteri divinatori per capire il motivo della tua presenza qui», lo interruppe Dioniso «Piuttosto...», aggiunse «Assaggia questo». 
Porse un calice in cristallo al ragazzo e vi versò un dito di un liquido del colore dell’oro «Viene dalla Sicilia, è una cantina nuova. Sublime». 
Apollo avvicinò il bicchiere al naso, inspirò il profumo fruttato, quindi si mise a contemplare il colore «Viene dalla Sicilia?». 
Dioniso annuì sorseggiando lo stesso nettare dalla propria coppa «Ottimo. Cattura il palato e la fantasia», allungò la bottiglia ad Apollo «Che fai? Non lo assaggi?». 
Il ragazzo esitò per un istante, quindi appoggiò le labbra al bicchiere e sorseggiò il vino. «Sublime, vero?». 



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sabato 20 febbraio 2016

La faccia delle Auto

Glauco Silvestri
Qualche giorno fa mi capita di origliare (n.d.r. Lo so, è maleducato, ma questi quasi urlavano tanto che sembrava litigassero) una discussione tra amici. Parlavano della nuova Tipo, davvero economica per i volumi disponibili, ma... A sentire da quello con la voce più grossa, è:
Brutta, ma tanto brutta, che più brutta non si può!
Motivo: Il frontale con quella presa d'aria tutta strana.

Ovviamente non sono intervenuto nella discussione, che è altrettanto maleducato quanto lo è origliare, ma l'osservazione mi ha messo di traverso perché quella motivazione mi ha sorpreso.

La Tipo non piace del tutto neppure a me, anche se non la definirei brutta. La sensazione è che la vedo come una vettura 'strana'. Non sono più abituato alle tre volumi canoniche, e difatti non sono attratto da nessuna berlina tre volumi attualmente sul mercato, neppure se di lusso. 

Ma perché proprio il frontale?

Ho voluto fare mente locale, e mi sono accorto che quel tipo di muso, schiacciato con presa d'aria che va da fanale a fanale, sta tornando parecchio di moda. Fino a poco tempo fa invece piaceva la presa d'aria grossa, che comprendeva anche il paraurti, un po' come ancora fa l'Audi con le sue vetture. Ma gli altri marchi si stanno spostando da questo disegno a un qualcosa di più 'schiacciato'.
Se non erro, prima è stata la Passat, con un restiling che ormai ha qualche anno, poi Volvo, e via di seguito fino alla Tipo.

Volvo V90 - Volkswagen Passat - Fiat Tipo
Ditemi voi, sono curioso, qual'è il più brutto?


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venerdì 19 febbraio 2016

Backup (lesson 8) - #Corso #Mediacenter #Kodi

Glauco Silvestri
Una volta che il nostro Media Center è perfettamente configurato, suppongo, la prima preoccupazione è che accada qualcosa per cui tutte le nostre fatiche diventino vane, e che si debba ripetere tutto un'altra volta, senza poi avere alcuna certezza che sia l'ultima. 
Per tranquillizzarci avremmo bisogno di un 'qualcosa' che si occupi di svolgere un backup di tutte le impostazioni sin qui applicate a Kodi. 
Fortunatamente questo 'qualcosa' c'è, ed è un Add-on nascosto nella Repository di Kodi. E' quindi sufficiente installare l'Add-on, configurarlo, e lanciarlo al bisogno, sia per fare un nuovo backup, sia per recuperare la configurazione precedente.

Ma come dobbiamo fare?

Come al solito andiamo su Sistema, clicchiamo su Settings, e ci focalizziamo su Add-ons.


Clicchiamo su Get Add-ons. e andiamo a cercare la voce Kodi Add-on Repository.


Cliccando, otteniamo una lista di Add-ons. Alcuni di questi sono indicati come attivi, altri invece non hanno alcuna indicazione. Cerchiamo Backup, e clicchiamoci sopra.


Si aprirà la solita interfaccia di configurazione. Clicchiamo su installa. Vedremo comparire a fianco dell'add-on la scritta Abilitato.


A questo punto il programma è già disponibile. Lo troveremo nel menù principale, tra i Programmi (n.d.r. Voce che dovrà essere resa nuovamente visibile - Ricordate come si fa?). Per configurarlo è necessario lanciarlo la prima volta.
All'avvio appare una finestra che offre tre opzioni:
  • Esegui un Backup della Configurazione;
  • Ripristina una Configurazione da Backup;
  • Impostazioni.
Clicchiamo la terza opzione. Il menù che compare ci offre diversi parametri di configurazione. Il più importante è - ovviamente - la path dove l'add-on andrà a salvare i nostri backup. Il resto delle opzioni servono a rendere più dettagliato il backup, scegliendo cosa conservare e cosa no, decidendo di automatizzare i backup o meno, e altre funzioni di questo tipo. 

Scusate se la grafica di questa immagine è differente, ma non ho trovato nulla su questo menù con la skin Confluence
Una volta confermate le impostazioni premendo Ok, l'Add-on sarà in grado di fare il suo dovere. 

Note: Nel caso non siate interessati a rendere visibile il menù Programmi, suggerisco di automatizzare i backup attraverso il menù Scheduling, così che esso avvenga automaticamente, senza il bisogno di avviare l'Add-on manualmente. Nel caso si volesse ripristinare la configurazione, in questo caso, sarebbe sufficiente andare nel menù Sistema, in Configurazione, Add-ons, e cercare Backup tra gli Add-ons Abilitati.




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giovedì 18 febbraio 2016

Minions - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ok... Ero curioso, volevo vederlo. Ne avevo sentito parlare non proprio bene, per lo meno, dagli adulti. Certo, a qualcuno era piaciuto. L'idea è carina, ovvero quella di raccontarne l'evoluzione negli eoni della storia del nostro pianeta, mostrandoli in cerca perenne di un cattivo veramente cattivo da servire.

Però... Ok... Qualche idea carina c'è. Qualche risatina la strappa. La storia è però forzata. Tutto ruota attorno al furto della corona della regina d'Inghilterra. In realtà i Minions cercano solo un boss da servire, solo che combinano talmente tanti guai da rovinare sempre tutto. Arrivano al punto che non hanno più nessuno da seguire, da adorare... E cadono in depressione. Per questo Kevin parte alla ricerca di un nuovo cattivo. Con lui vanno anche Stuart e il piccolo Bob. Arrivano a New York, dove scoprono per caso che a breve si svolgerà l'Expo dei cattivi... No, non a Rho, ehm... a Orlando. E a Orlando riescono a farsi ingaggiare dalla affascinante Scarlet Sterminator. E lei ambisce ad avere la corona d'Inghilterra, per cui incarica i Minions di compiere il furto.

Questa è la storia.

Mi è piaciuto? Insomma.


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mercoledì 17 febbraio 2016

Pulizia della Fotocamera - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
La fotocamera è un apparecchio molto sofisticato, e allo stesso tempo molto delicato. Come tutti gli apparecchi tecnologici ha bisogno della sua manutenzione; manutenzione che può essere svolta dal fotografo, se svolta con alcune accortezze.
La pulizia è un elemento fondamentale per la fotocamera.
In rete sono disponibili numerosi kit che possono aiutare in questo compito. Oggetti generalmente di uso comune, che a volte si possono reperire anche tra ciò che si ha in casa. 

Il panno in microfibra è fondamentale. Va bene anche il pannetto che solitamente viene fornito assieme a un paio di occhiali da vista.
Serve anche un pennellino dalle setole morbide. Va bene anche un pennello da pittura, basta che non sia mai stato usato, che le sue setole siano integre, e che siano davvero molto molto morbide.
Una pompetta è una componente da non trascurare. C'è chi soffia, c'è chi alita... Sistemi approssimativi che possono portare più danni che vantaggi, visto che soffiando, o alitando, buttiamo microparticelle di umidità sulle superfici, cosa che potrebbe impedire alla polvere di staccarsi quando andiamo a pulire con il panno, aumentando il rischio di graffiare le lenti.
Gli elementi da pulire sono, le lenti dell'obiettivo, il corpo della fotocamera, il mirino, lo specchio, e il sensore.
Prima regola: Non usate detergenti. 
Seconda regola: Non usate detergenti di alcun tipo, anche se neutri.

La Fotocamera

Il corpo della fotocamera è la parte più semplice da pulire. E' sufficiente utilizzare il panno in microfibra per eliminare le impurità. Nei punti ostinati potete inumidire il panno, senza però esagerare e/o bagnare la fotocamera stessa. Per quanto riguarda il display, prima di utilizzare il panno, è precauzionale soffiare sulla superficie con la pompetta, così da eliminare eventuale polvere, o detriti, che poi con lo strofinamento potrebbero andare a graffiare il cristallo.

Il mirino della fotocamera deve essere pulito con accuratezza. Per fare ciò è necessario togliere la conchiglia in gomma morbida che lo protegge, e che rende confortevole la mira attraverso il nostro occhio. 

Basta far scorrere verso l'alto, con delicatezza, la conchiglia.
A questo punto è importante soffiare con la pompetta attorno a tutta l'area, per far volare via la polvere dalla superficie dell'oculare.
Di seguito, dopo aver ripiegato accuratamente il panno in microfibra, e averlo bagnato con qualche goccia d'acqua, è sufficiente pulire l'oculare, con delicatezza e attenzione, ricordandosi anche degli angoli.

Una volta fatto ciò, è possibile re-inserire la conchiglia di protezione, ovviamente... Dopo aver pulito la gomma che la circonda. 
La pulizia del mirino andrebbe fatta spesso, e in particolar modo ogni volta che si cambia oculare, così da garantire sempre e comunque un'ottima visione a chi deve scattare la foto.
Se si cambia spesso obiettivo, come capita a me, diventa necessario dare una pulita anche alla Mirror Box. Per fare ciò dovremo stare molto attenti a non toccare mai né lo specchio, né il vetrino del sensore.
Togliete l'obiettivo. Utilizzate la pompetta per soffiare via la polvere dallo specchio. Fate attenzione che l'ugello sia sempre lontano dalla sua superficie. Evitate ogni tipo di contatto. Non lo ripeterò mai a sufficienza, usate molta cautela.

Pulire il sensore... Ce n'è davvero bisogno. Se avete una fotocamera moderna, come la mia EOS700D, non dovreste avere problemi di questo tipo, visto queste reflex sono dotate di un sistema di pulizia a ultrasuoni che si attiva all'accensione e allo spegnimento. E' anche possibile eseguire la pulizia in un qualunque momento, dal menù principale della fotocamera, selezionando l'opzione 'Pulisci Ora'.

Per ottenere una pulizia ottimale del sensore attraverso i sistemi automatici della fotocamera è conveniente posizionare la macchina in posizione orizzontale su un tavolo, o su una superficie piana.

Volendo, è possibile pulire il sensore anche manualmente. E' una procedura delicata, ma non impossibile. Per fare ciò è necessario dire alla fotocamera di sollevare lo specchio. Nel menù principale è presente tale funzione. 
Ricordatevi di pulire manualmente il sensore solo se la fotocamera ha la batteria completamente carica. 
Se dovesse scaricarsi la batteria mentre lo specchio è alzato, questo si abbasserà automaticamente rischiando di andare a urtare gli strumenti con cui state pulendo il sensore. Ciò può danneggiare lo specchio, il sensore, o addirittura entrambi.
La fotocamera, comunque, emette un suono di allerta nel caso la batteria dovesse scaricarsi mentre lo specchio è sollevato.

La pulizia del sensore va fatta con la pompetta dell'aria già utilizzata per lo specchio. Evitate spazzole, pennelli, anche se morbidi. Non toccate il sensore per alcun motivo. Evitate di inserire la pompetta oltre l'innesto dell'obiettivo, ciò dovrebbe evitare che, nel malaugurato caso si spegnesse la fotocamera, otturatore e specchio vadano a danneggiarsi.

Nel caso dovessero rimanere delle macchie nonostante l'uso della pompetta, non intestarditevi, piuttosto contattate un centro assistenza ufficiale della vostra fotocamera.

 L'obiettivo

Pulire l'obiettivo della fotocamera è abbastanza semplice. 
  • Se si tratta di semplici impronte digitali, il panno in microfibra è sufficiente. Basta passarlo delicatamente sulla lente, in senso rotatorio, non strofinando a in modo alternato, sempre nella stessa direzione.
  • Se c'è della polvere, prima è meglio utilizzare la pompetta dell'aria. Aiutandovi eventualmente con il pennellino nel caso i granelli fossero ostinati. Agite sempre con la massima cautela. Una volta rimossa la polvere, date una pulita anche con il panno in microfibra, così come descritto qui sopra.
    Alcuni consigliano di usare dei detergenti specifici per le lenti, da applicare con il panno in microfibra, ovviamente dopo aver rimosso la polvere come già indicato. La mia opinione è di non usare liquidi se non strettamente necessario.
Bisogna ricordarsi di pulire entrambe le lenti dell'obiettivo, e non solo quella frontale.
Utilizzate il panno in microfibra, inumidito con qualche goccia d'acqua, per pulire il corpo dell'obiettivo. Esattamente come si è fatto per il corpo della fotocamera.
Non dimenticate di pulire anche i tappi. Delle impurità sui tappi potrebbero rendere vana la pulizia delle lenti.
Per pulire i tappi, usate la pompetta, ed eventualmente il pennellino per ripulire i punti più ostinati.

Per Concludere

La pulizia della fotocamera va fatta al bisogno, non ci sono regole particolari. Può essere buona abitudine quella di pulire l'attrezzatura prima di riporla dove normalmente viene conservata, dopo una sessione fotografica. 
La pulizia delle lenti è meglio che sia fatta ogni qualvolta risulta necessario, anche mentre si sta scattando fotografie, nel caso si siano toccate le lenti, o si sia venuti a contatto con polveri, vento, e quant'altro. Bisogna sempre fare attenzione a non rovinare il trattamento antiriflesso delle lenti (n.d.r. Per questo sconsiglio l'uso di detergenti), e di non graffiarle a causa di un uso maldestro dell'attrezzatura di pulizia.



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martedì 16 febbraio 2016

Ma perché sono così?

Glauco Silvestri
Se qualcuna mi guarda io esisto. Ma perché sono così?

Evidenziazione a pagina 2 | Pos. 24-25  | Aggiunta il martedì 4 giugno 13 15:48:04 GMT+02:00


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lunedì 15 febbraio 2016

Il ladro di Orchidee - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Lo so, lo so! Molti di voi non amano Nicolas Cage, non apprezzano il suo modo di recitare, la sua espressività, il suo volto. Di critiche, su di lui, online, ne leggo parecchie ogni qual volta compare su una locandina cinematografica. Eppure io non riesco a unirmi al coro. Penso a Face Off, interpretazione magistrale, e a Il ladro di Orchidee, davvero bravo, e i suoi scivoloni son subito dimenticati.

E' di quest'ultimo film che vi voglio parlare. E' un periodo che guardo film dedicati agli scrittori. L'altro giorno vi ho raccontato qualcosa di Una Pura Formalità (n.d.r. Magnifico), e oggi eccomi di nuovo a parlare di scrittori. Allacciate le cinture, perché questo è un film complicato da raccontare.

Lo sceneggiatore Charlie Kaufman è in crisi perché non riesce ad adattare per il cinema il libro di Susan Orlean "Il ladro di orchidee" (n.d.r. Link al libro). Il libro narra la storia vera di John Laroche, botanico così appassionato di orchidee rare che è disposto a rubarle. Il libro è difficile da trasformare in sceneggiatura perché... In pratica... E' un libro che parla di fiori, e c'è davvero poco di 'cinematografico' nel testo. Per questo Charlie sprofonda in un terribile blocco creativo, che viene peggiorato dall'arrivo del fratello gemello Donald, che ha intenzione di scrivere la storia di un serial killer. Dopo 13 settimane, mentre Donald ha composto il suo thriller, Charlie è arrivato ad una soluzione: il film parlerà della crisi di ispirazione di uno sceneggiatore che non sa come adattare il romanzo. Charlie parte per New York, deciso ad incontrare Susan e a parlarle ma, non avendone il coraggio, si fa sostituire da Donald a cui la scrittrice rilascia una lunga intervista raccontandogli di come la sua curiosità l'abbia spinta ad andare a incontrare di persona John Laroche. Poiché le sue dichiarazioni contengono qualcosa di stonato, i due gemelli cominciano a pedinarla e...

In questa pellicola Cage deve interpretare due caratteri molto differenti. L'introverso Charlie, chiuso all'inverosimile, al punto da non riuscire a instaurare una relazione sentimentale con la donna che ama segretamente, e l'estroverso Donald, un po' scapestrato, un po' sbruffone, incapace di temere le conseguenze delle sue azioni. La storia pare orientata al rapporto tra i fratelli, e difatti così è, ma a metà della pellicola c'è una brusca sbandata che trasforma la vicenda da dramma interiore ad avventura nelle paludi. Non ci crederete, guardando i primi tre quarti d'ora, che vi troverete invischiati in pedinamenti, inseguimenti, sparatorie, e corpi smembrati dai coccodrilli.
Insomma, un film pieno di colpi di scena e di sorprese. Brava, bravissima, anche Meryl Streep. Curioso il cameo di John Malkovich che parla di Essere John Malkovich, primo film scritto da Charlie Kaufman.

Note a margine: Questo film racconta della stesura di una sceneggiatura, che poi è la sceneggiatura stessa del film che state guardando. Non avete capito? Vi basti sapere che Charlie Kaufman esiste ed è realmente uno sceneggiatore (n.d.r. Forse uno dei più brillanti in assoluto), che veramente ha dovuto lavorare alla trasposizione cinematografica de 'Il ladro di Orchidee', etc etc... Insomma, questo film parla di sé stesso.


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