sabato 31 dicembre 2016

Ancora poche ore al 2017

Glauco Silvestri
Che anno ricco di cambiamenti, questo 2016! Ho cambiato casa, sono andato a convivere, è caduto il Governo Renzi, chiude il Canton di Vino, nuovi computer per il mio lavoro, licenze finalmente rinnovate, gli amici storici che si fanno di nebbia senza nessun motivo apparente, qualche nuova conoscenza che potrebbe un giorno sfociare in amicizia, e forse anche Elvis non starà più aperto il sabato.

Che anno sempre uguale a sé stesso, questo 2016! L'Italia ha dimostrato per l'ennesima volta di esser brava a brontolare, ma di non voler mai cambiare, di rimanere ancorata alle sue incertezze, ai suoi debiti, ai suoi mal costumi, alle abitudini e consuetudini che tutti conosciamo. Il lavoro è sempre quello, traballante di fronte al trillo della crisi, ma incapace di evolvere, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista organizzativo, per fortuna che dal punto di vista umano è sempre il bel posto di sempre.

Che anno sorprendente, questo 2016! Una comunità di scoiattoli si è insediata nei giardini vicino a casa e in alcune zone della città sono state avvistate delle famiglie di cinghiali, una addirittura ormai stanziale, e talmente domestica da lasciarsi fare i selfie con i passanti. Bologna è tornata ricca di cultura, mostre, spettacoli, happening, che si fa fatica a starci dietro. Il turismo è sbocciato, e finalmente in giro per la città si respira aria nuova. E' però anche l'anno delle rivolte in Piazza Verdi, delle forze dell'ordine che non riescono ad arginare il problema (n.d.r. O che forse preferiscono che sia arginato in quella piazza piuttosto che dilaghi per il resto del centro storico... Chissà!), delle proteste per il F.I.C.O., per i ribassi - non sufficienti - nelle mense studentesche, per il People Mover, per il Passante di Mezzo. E' l'anno in cui è tornato - finalmente - il Motor Show! E io ero talmente abituato a pensare che ormai fosse un pezzo di passato da appendere in bacheca che... Non ho neppure pensato di andarci. Magari l'anno prossimo ci vado!

Che anno assurdo, questo 2016! Le forze politiche ormai si danno addosso senza più preoccuparsi del paese. Masticano parole come democrazia quando poi firmano contratti con aziende vere e proprie. Difendono la costituzione per poi non presentarsi in aula al momento di votare il nuovo governo. Vogliono le elezioni subito anche con una legge elettorale incostituzionale che fino a pochi mesi prima aborrivano. Si prospettano alleanze tra membri che in passato aborrivano inciuci e alleanze, e condannavano patti come quello del Nazzareno. Si fanno sgambetti interni, esterni, trasversali e verticali. Si appoggia qualcuno per poi denigrarlo subito al primo errore, o alla prima indecisione, o alla prima deviazione dal percorso stabilito. L'anno in cui tutti vogliono più legalità, ma poi non vogliono le fatture. L'anno delle grandi opere, l'anno dell'Expo, degli sprechi, e del 'Non vogliamo le olimpiadi a Roma', dei complotti dei frigoriferi, e dei terremoti - che poi, ultimamente, ne abbiamo uno all'anno - e c'è poco da ridere su queste tragiche vicende. L'anno del 'chiudiamo i pozzi petroliferi davanti alle coste', del 'basta fracking', e poi in estate i climatizzatori vanno a palla, e d'inverno i riscaldamenti sono a temperature tropicali. L'anno in cui è uscito l'iPhone 7, in cui le auto a guida autonoma hanno fatto i primi incidenti, l'anno in cui il diesel è stato smascherato, e all'improvviso i benzina son diventati motori puliti.

Che anno meraviglioso, questo 2016! E forse è un peccato che stia finendo, ma poi è una semplice questione di calendario, che dopo la mezzanotte non è che finisce tutto, e - tutt'altro - comincia un nuovo giorno, un nuovo anno, un nuovo ciclo di eventi, e la vita non si ferma di sicuro perché in centro città viene bruciato il vecchione, perché si deve buttare via qualcosa di vecchio, o perché si fa bisboccia, si mangia troppo, e il giorno seguente non ci sarà un'anima viva in giro per la città. Sono cicli infiniti che danno sicurezza, speranza, e un briciolo di ottimismo per il futuro... O forse solo, il bisogno di un buon digestivo, un po' di riposo, e l'oroscopo di Paolo Fox.

Buona Fine, e Tanti auguri per un Nuovo Inizio.





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venerdì 30 dicembre 2016

Batman Vs Superman, Dawn of Justice - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era evidente che la DC Comics non sarebbe stata a guardare il successo cinematografico di Marvel con i suoi Avengers. Doveva inventarsi qualcosa, perché ripetere all'infinito pellicole su Batman e Superman avrebbe potuto stancare anche i più irreprensibili fan di questi due supereroi. Ed è per questo che, probabilmente, è nato Batman Contro Superman, con l'aggiunta di Wonder Woman, e di  - un intravisto per qualche istante - Acquaman.

Ok, chi ha 44 anni (suonati) come me si ricorderà dei SuperAmici... E questa mission DC Comics non è altro che il primo capitolo che spingerà tutti i Super di 'questo mondo' ad unirsi per combattere i (super) cattivi di turno.


Detto ciò, non si può comunque dire che il film abbia un suo spessore. L'aria dark non si discute. Così come la fragilità degli eroi dipinti nella pellicola è evidente. I presupposti però zoppicano parecchio. Cioé... Arrivano degli alieni cattivi che vogliono impossessarsi della Terra, e/o distruggerla, e/o comunque fare fuori il genere umano. L'unico che può lottare contro questi alieni è Superman, e nello scontro qualche danno collaterale ci può stare... Voglio dire, se le navi nemiche svolazzano sulle città, e cominciano a sparare, e ci scoppia una battaglia, qualche coccio sulla città ci cade, e alla fine qualcuno ci rimette la pelle... Accade anche nelle guerre umane, persino quelle che avvengono nei fumetti... Ma qui no. La colpa è di Superman, che doveva difendere gli umani e allo stesso tempo salvare le vittime involontarie del conflitto, e allo stesso tempo badare alla sua morosa che si mette sempre nei guai, e allo stesso tempo salvare un gattino rimasto bloccato sull'albero e... Insomma, mi avete capito. Tutti si domandano: Ma Superman è buono o no? E Batman se lo chiede più di tutti quanti gli altri, anzi... Non se lo chiede proprio: E' convinto che superman, per quanto buono, sia una minaccia, punto!
In questo surreale quadro della situazione compare un altrettanto surreale Lex Luthor che ahimè è interpretato dal bravissimo Jesse Eisenberg, ma che altrettanto ahimè aveva interpretato Mark Zuckerberg in Social Network, e a parte i capelli, ho continuato a pensare - durante la visione del film - Che diavolo ci fa Zuckerberg a Metropolis? 
A ogni modo Lex Zucker... ehm Luthor riesce a manipolare un po' tutti quanti, e porta Batman e Superman di fronte a uno scontro tra titani. Batman con una sorta di scafandro dagli occhi luminescenti che mi ha ricordato tanto la prima armatura di Iron Man. Superman con la vena tappata e il cervello off-line tanto da non capire che si trova davanti a una trappola. Quanta spocchia questo Superman, e quanta stupidità: Ma non l'ha ancora capito che tutti sanno che è allergico alla kryptonite? E soprattutto la cosa che mi son sempre chiesto: La kryptonite è uno dei minerali fondamentali del pianeta da cui proviene Superman (n.d.r. Altrimenti non si sarebbe chiamato krypton, giusto? Come postulato accetto solamente delle risposte positive). Detto ciò: com'è possibile che questo minerale sia dannoso per Superman? Se lo fosse, e se il suo pianeta non fosse stato distrutto, quel bimbo appena nato avrebbe vissuto si e no per pochi secondi, non credete pure voi? E' un po' la situazione disperata di quei pochi su questa Terra che son costretti a vivere in ambienti isolati perché allergici ad alcuni gas contenuti nella nostra atmosfera. Altro che Superman, quindi... Boh!
Ma bando alle ciance, mentre Batman e Superman se le danno di santa ragione violando ogni legge fisica - e se per Superman la fisica è qualcosa di astratto, per Batman, anche se dotato di armatura, non dovrebbe - Luthor si appresta a realizzare un piano B, ovvero un bel mostriciattolo in cui si mixa come in un minestrone roba trovata sull'astronave del generale Zod, i geni di Zod, e il sangue di Luthor... Dal mix vien fuori una di quelle creature che credo di aver visto solo in Resident Evil. Una creatura che urla, è fuori di sé, e ha una gran voglia di menare le mani.
E perdonatemi perché non riesco a fermarmi, che mi prudono le dita sulla tastiera, e mi scapperà lo spoiler... Perché Batman quasi fa fuori Superman, ma si ferma solo perché quest'ultimo chiede al pipistrello di salvare per lo meno sua madre, che guarda caso si chiama Martha, proprio come la mamma di Wayne... Ed ecco che Batman fa gli occhi a cuoricino, e decide che in fondo Superman non è cattivo perché ha una mamma, e ha una mamma che si chiama come la sua, e per di più ha una fidanzata, che nel frattempo è riuscita ad arrivare fin lì, tra le macerie, le fiamme, e chissà cos'altro, e a porsi tra il suo amore e il cattivone pipistrello. Insomma... Superman diventa il miglior amico di Batman, pacca sulla spalla, tutto perdonato, c'è da pensare però alla nemesi creata da Luthor... 
Eh... Ma non finisce mai? Pure Wonder Woman stava per prendere l'aereo e andarsene per noia, ma poi ha pensato che quei due non avrebbero cavato un ragno dal buco, e abbandona il suo posto in prima classe, con l'hostess che la chiama per farla tornare indietro... E insomma, ecco che arriva lei, mezza nuda, a lottare contro il mostro. Ed è l'unica che riesce a ferirlo, a resistere ai suoi colpi, a fare qualcosa di serio... Ah, Ah, Ah... Ma il mostro è della stessa scorza di Superman, e quindi ci vuole la Kryptonite per farlo secco (n.d.r. Taglio qualche scena insignificante messa qua e la solo per lo spettacolo e per dire: visto che CGI che abbiamo sviluppato? Quanto siamo fighi, eh?).
Ma che fine ha fatto la Kryptonite? Batman aveva una lancia con la punta di Kryptonite. Dov'è? Dov'è? E' in fondo a una sorta di lago nelle cantine di un palazzo... Boh, non importa come si sia formato, tanto ogni spiegazione sarebbe assurda comunque, perché quella lancia, sul fondo di quel lago, ce l'ha messa Lois Lane, così che nessuno possa più torcere un capello al suo amore (n.d.r. Occhi a cuore, please!), che poi è comunque nelle cantine del palazzo, quanto mai potrà essere profondo questo 'lago'? Qualche metro? Chiunque potrebbe recuperare l'oggetto, anche solo trattenendo il respiro. Difatti la giornalista si rende conto della enorme caz... Dell'enorme sbaglio, e tenta di recuperare la lancia mentre il palazzo le crolla sulla testa. Superman, impegnatissimo a tenere a bada il mostro, si accorge della sua bella in pericolo, molla tutto, e vola da lei - che dolce! Quasi ci rimettono le penne sia Wonder Woman, sia l'inutile Batman, quest'ultimo sbatacchiato a destra e sinistra come se fosse un Playmobil nelle mani di un bambino (n.d.r. E non si fa neppure un livido, eh?).
Ok, salvata l'anima gemella, Superman recupera la lancia, e la pianta nel petto del mostro, che a sua volta passa da parte a parte il petto di Superman. Muoiono entrambi. Funerale. Titoli di coda. Fine... Quasi, perché dalla bara (n.d.r. Che nessuno si premura di coprire) c'è un po' di terra che si solleva in stile antigravità... Che Superman risorga? La cosa non mi stupirebbe affatto. E non ditemi che vi siete stupiti, che non potevate immaginare, che avete creduto realmente che in quel film Superman sarebbe davvero morto. No, non ditemelo, vi prego, non ditemelo!

Che dire? Ottima fattura. Trama questionabile. Finale prevedibile. Si salva la prima ora e mezza di film, quella delle trame e sottotrame, dei complotti, della città ombrosa, delle proteste del popolo, del Luthor che tesse la sua tela... Poi quando si comincia a combattere, che noia e che barba, soliti effetti speciali da videogame. Col paradosso che lo stesso Batman, per mettere K.O. Superman, demolisce mezza città. Lo rimproverava di quanto era accaduto durante il conflitto col generale Zod, e poi fa la stessa cosa... Bah!
Poco convincente Affleck nei panni di Batman, figurarsi Alfred, la performance di Jeremy Irons è piattina forte. Efficace nel suo ruolo surreale la bella Amy Adams. bravi anche Kostner e Diane Lane. Mi è piaciuto anche Morpheus - invecchiato - alla direzione del Daily Planet. Nulla da dire sul ruolo plastico di Henry Cavill, visto che ormai Superman è diventato plastico (n.d.r. Rimpiango ancora Christopher Reeves, non basta somigliargli per diventare Superman). E per finire: Ma quanto è bella Gal Gadot?

In prospettiva dell'arrivo della Justice League, per l'anno 2017, va visto. Però... A mio parere Marvel è più brava nelle sue ricostruzioni cinematografiche. Non che i film Marvel brillino di contenuti, in fondo son tratti da dei fumetti, però c'è l'ironia... E così si ride, e gli effetti speciali diventano più piacevoli, e vedere il film diventa un intrattenimento sostenibile. Qui invece è tutto molto serioso, pesante, surreale, e alla fine ci si stanca. Io mi sarei fermato volentieri con la trilogia di Nolan



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giovedì 29 dicembre 2016

Carlo Corsi, Luce e Colore - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri
Figura con l'ombrellino (1915)
E' davvero gioiosa la mia scoperta del 'non abbandono' delle mostre gratuite degli artisti bolognesi a Palazzo d'Accursio (n.d.r. In effetti, scopro solo ora che me ne sono persa una a dicembre dell'anno scorso). 
Ero in centro per ben altri motivi quando ho notato la cartellonistica che promuoveva l'evento... 

L'autore in mostra è Carlo Corsi (1879 - 1966), un 'nizzardo bolognese' che ebbe un buon successo, ma che non ne fu mai inebriato, perché amante della sperimentazione, e neppure in tarda età, compiacente verso ciò che 'piaceva alla gente'.
Carlo Corsi era quindi un pittore che amava innovare, e sperimentare, e che soprattutto lasciava la vecchia via per la nuova senza troppi rimorsi.

Due Figure (1934)
Nato a Nizza, poi spostatosi a Bologna, quindi a Torino per studiare Belle Arti, e di seguito ritornato nella città turrita, l'artista ha visto il successo sin da giovane. Espose alla biennale di Venezia due volte (1914, 1924), a San Francisco (1915), e soprattutto fu un fautore della "Moderata Avanguardia Bolognese" guidata da Protti, e che comprese Romagnoli, Fioresi e Pizzirani (n.d.r. Di cui ho già parlato in passato). 
Dopo i primi successi, però, Corsi decise di staccarsi dalle mille luci della ribalta per proseguire i suoi studi artistici. Di lui si perdono quasi le tracce.
Fiori del Cielo (1950)
Egli sperimenta la pittura su supporti 'particolari', come anche la semplice carta di giornale, si avvicina ai Collage, sperimenta nuovi stili senza mai esporre in gallerie, se non in casi rarissimi. Torna alla ribalta solo all'età di sessant'anni, quando a un suo dipinto viene assegnato il Premio Bergamo. E' il 1941, e l'artista viene riscoperto dal mondo dell'arte, e riportato in auge per la sua grande inventiva.
Muore a Bologna, nel 1966, senza mai aver smesso di dedicare la sua vita all'arte, e grazie all'Associazione per le Arti Bolognese in questi giorni è possibile visitare una esposizione monografica dedicata proprio a lui.

Una mostra interessante che ripercorre tutta la vita artistica del pittore attraverso le opere, ove spesso è ritratta la moglie, e in un paio di occasioni l'autore stesso.
Spaziale (1955)
Alle Acque Albule (1958)
Lo stile dell'artista tende a mutare molto velocemente negl'anni. Se i ritratti ancora rispettano le forme, e tendono a mantenere un legame con il mondo che vuole ritrarre, piano piano il dettaglio scompare, sfuma, e si astrae dai soggetti ripresi. Lo si nota già nei pochi esempi che qui riporto per farvi comprendere il suo desiderio di sperimentare.

Non tutto è sulle mie corde, lo ammetto, e forse sono più vicino ai suoi lavori iniziali piuttosto che agli esperimenti di 'fine-vita', molto astratti e modernisti, e meno capaci nel trasmettere ciò che voleva rappresentare. Ciò non toglie che le opere mostrino la forte vitalità dell'autore e il suo grande amore per l'arte, che scoprì 'quasi per caso', visto che studiò ingegneria, e si avvicinò all'arte solo frequentando la Pinacoteca per un lavoro da copista. E per fortuna che Scorzoni, il suo primo maestro d'arte, lo convinse ad abbandonare l'università e a intraprendere la via dell'arte.

Tornando alla mostra: Palazzo d'Accursio raccoglie 60 opere dell'autore, ammirabili gratuitamente dall'11 Dicembre già passato, fino al 9 Febbraio prossimo venturo.

Maggiori informazioni relative all'evento sono qui.
Maggiori informazioni relativi all'autore qui e qui.

Qui di seguito, invece, un breve video realizzato nel 2010 dalla Galleria56 di Bologna in occasione di una Antologica in suo onore. Buona visione.




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mercoledì 28 dicembre 2016

L'ultimo Bacio - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Avevo ricordi ottimi de L'Ultimo Bacio. E' passato un secolo dall'ultima volta in cui l'ho visto... Però quando me lo sono guardato di nuovo, oddio... Ma come faceva a piacermi? Ok. Quando lo vidi avevo più o meno l'età dei protagonisti, e forse provavo quel senso di 'trappola' che nel film ci viene spiegata a suon di urla dall'orlo di una fontana, a suon di tradimenti, a suon di dialoghi tirati e dal ritmo sfrenato. Passati i 40, però, ho trovato il film un po' ansiogeno, troppo frettoloso, per certi versi molto teatrale, e poco convincente.

La storia la conosciamo tutti, vero? Ripassino. Carlo e Giulia stanno per avere un figlio. Tutto sembra andare benissimo ma Carlo ha il groppo in gola e si sente soffocato dalle responsabilità che a breve lo coinvolgeranno. E nel frattempo i suoi amici sono in crisi, e anche la mamma di Giulia. Nel turbine di queste crisi, Carlo incontra Francesca a un matrimonio. 29 anni lui, 18 lei. L'aria di freschezza fa perdere la testa a Carlo, che si invaghisce della ragazza, e comincia a uscirci in segreto. Sarà la morte del padre di uno dei suoi amici a mettere allo scoperto la sua tresca... E a scatenare una serie di eventi che porterà a un vero e proprio tifone all'interno di tutte le famiglie coinvolte, comprese quelle degli amici.

Una serie di sliding doors che scorrono concitate una sull'altra provocando traumi, sofferenze, dissapori, e mai un vero sorriso, se non quelli di Francesca - Martina Stella al suo debutto cinematografico - unico elemento fresco dell'intera vicenda.

Come ho detto, non è un brutto film, ma ha un ritmo serrato un po' troppo surreale, e i dialoghi sono buttati fuori di pancia, rapidi come scariche di mitragliatore, quasi si volesse risparmiare pellicola. E' un concetto forse teatrale della vicenda, un po' commedia, molto dramma. E boh... Devo dire che guardarlo mi ha messo dell'ansia addosso. E no, non mi è piaciuto.


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martedì 27 dicembre 2016

L’identità antica è invasa da un ibrido senza identità.

Glauco Silvestri
La vecchia dualità tra privilegi della ricca borghesia commerciale della città e divieti alla popolazione della periferia agricola esterna sembra persistere, ma ribaltata nello spazio: il potere del commercio ha spostato il cittadino e i suoi privilegi in periferia. Qui c’è più tempo e libertà di movimento, ci sono centri commerciali per tutte le esigenze e meno divieti per il traffico e i parcheggi. Altrove, nel centro, le formiche brulicano senza sosta, avide di promiscuità in spazi ristretti. L’identità antica è invasa da un ibrido senza identità.

La tana del camaleonte: Dietro mura di sogno (Italian Edition) (Bonicelli della Vite, Vincenzo)
Posizione 1874-1880

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lunedì 26 dicembre 2016

Mi sa che sarò molto impegnato a leggere...

Glauco Silvestri
Come tutti gli anni, il Natale è stato ricco di emozioni, di affetto, e soprattutto... Quest'anno mi ha portato tanti tanti libri da leggere, e un paio di maglioni per proteggermi dal freddo.


Quanto ai chili aggiunti... Controllerò più avanti. La bilancia è off-limits in questi giorni!


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domenica 25 dicembre 2016

Buon Natale!

Glauco Silvestri
Il mio albero
(con qualche dono in attesa di essere aperto)
Anche quest'anno ha toccato il primo dei suoi traguardi, ovvero le feste natalizie. E come ogni anno, oggi, forse persino alla mezzanotte precisa, in molti hanno aperto i loro regali. E pure io, mentre questo post compare sui vostri schermi (n.d.r. Ma davvero siete già al computer?), sarò impegnato ad aprire i miei regali, e quelli della mia compagna, e quelli dei miei genitori e dei genitori della mia compagna.
E' stato un anno lungo, molto lungo, e molto difficile (per certi versi), e molto eccitante (per certi versi), e molto stancante (per certi versi), e molto costoso (per certi versi), e molto stressante, frustrante, ma anche molto ricco, con qualche gioia, e... E deve ancora finire veramente.

Anno lungo che ha visto l'acquisto di una casa, il trasloco, i primi mesi di convivenza con tutte le difficoltà del caso perché a 44 anni si diventa un po' orsi se si è sempre vissuti da single...

Anno lungo che ha visto alti e bassi nel lavoro, che ha concesso poche pause, e che ha più e più volte messo in discussione molte scelte importanti del passato...

Anno lungo che ha però visto momenti bellissimi da ricordare...

Anno lungo che ha aperto dubbi su amicizie che credevo solide come il granito...

Anno lungo che ha aperto nuove amicizie, piccoli embrioni che chissà dove porteranno...

Un anno molto pieno, che non è neppure finito, perché siamo solo a Natale...

E adesso piantiamola di stare al computer, e godiamoci questa festa in famiglia. Buon Natale a tutti voi che mi leggete, a voi che mi commentate, a voi che non mi commentate, e a tutti coloro che sono passati di qui per caso.

Buon Natale!



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sabato 24 dicembre 2016

Una notte da Leoni 3 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Eccoci alla Vigilia di Natale. La frenesia vi attanaglia. Dovete ancora fare gli ultimi regali. Non sapete ancora come trascorrere la giornata di domani. E magari siete pure ancora al lavoro... Perché allora non trascorrere una serata ridendo, aspettando la mezzanotte per aprire i regali, e poi vedere che accadrà domani?

E per ridere in compagnia, io non posso che proporvi un filmetto da vedere tutti assieme. Parlo di Una Notte da Leoni 3, e non potevo certo evitare di parlarvene, visto che nei giorni scorsi ho parlato dei suoi due precedenti capitoli.
Qui la trama cambia... Non si sposa più nessuno, ma c'è Alan da togliere dai guai. Perché da mesi non prende più le medicine, e dopo decide di guai provocati senza il minimo rimorso, il padre muore per un infarto nel tentativo di risolvere la situazione.
E così i tre amici di Alan vengono convocati dalla famiglia per chiedere loro un aiuto. Alan va messo in clinica. Deve riprendere le cure. Deve essere messo sotto stretta sorveglianza. Sta diventando pericoloso per gli altri, e per sé stesso. Gli amici accettano, e per convincere Alan, decidono di essere loro, in auto, a portarlo in clinica. Però... Durante il viaggio vengono tamponati, condotti fuori strada, e sequestrati. Doug viene rapito da Doug Nero (n.d.r. Ricordate Una Notte da Leoni 1) per conto di Marshall, un criminale incallito che ce l'ha a morte con Chow per il fatto che quest'ultimo l'abbia derubato di 21 milioni di dollari in lingotti d'oro. 
La vita di Doug (bianco) in cambio di Chow - questo è il patto - entro tre giorni.
Nel frattempo Chow fugge dalle prigioni di Bangkok, e torna a Las Vegas... Dove tutto aveva avuto inizio.

Bravissimo John Goodman nei panni di Marshall. Divertente il film, che per una volta esce dalle rotaie per evitare la monotonia, e trova un nuovo percorso surreale per divertire, senza annoiare, e sorprendere in modi ancora una volta insospettabili. E il film merita, tanto quanto gli altri due, con una piccola sorpresina sul finale, che vi costringe a guardare qualche titolo di coda... Ma non potrete che apprezzare, ve lo garantisco.

In conclusione: Per quanto i toni non siano sguaiati come nei primi due capitoli della saga, questo film è da vedere. 


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venerdì 23 dicembre 2016

Una Notte da Leoni 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Il secondo episodio de Una Notte da Leoni non fa che ripercorrere gli stessi eventi svoltisi nel primo film, lo fa con intelligenza, e humor, e forse una voglia scanzonata di far ridere senza troppi pensieri, preamboli, e quant'altro.

A sposarsi, questa volta, è Stu. Non con la spogliarellista di Las Vegas, bensì con una bella ragazza thailandese. E il matrimonio avverrà proprio in Thailandia... Anche se Stu, memore di quanto era accaduto al matrimonio di Doug, preferisce non correre rischi e optare per un brunch pre-matrimoniale in una specie di fast food. Però le cose non vanno proprio come lui vorrebbe. Difatti, quando tutti e quattro gli amici si trovano in Thailandia per celebrare le nozze, un paio di notti prima, decidono di bersi una birra in spiaggia, con il falò, e qualche marshmallow da arrostire sul fuoco assieme al fratellino di sedici anni della moglie. Sembra una serata innocente, ma poi al risveglio... Si ritrovano in una bettola di Bangkok. Manca Doug, che però è sano e salvo in albergo perché è rientrato prima degl'altri. In compenso c'è una scimmietta vestita da Bikers, Chow mezzo nudo, e il fratellino della moglie di Stu è scomparso (n.d.r. Tranne un dito, che ritrovano tra i rottami della stanza devastata).
Ed ecco che tutto ricomincia da capo... Perché tra ventiquattro ore c'è da celebrare un matrimonio, nessuno si ricorda nulla, e bisogna recuperare il ragazzino. Chow saprebbe pure tutto quanto, ma prima di raccontare cos'è accaduto, si fa una sniffata di coca e crolla al suolo stecchito.

Divertente, anzi... Surreale! Anche in questo caso c'è un'ottima colonna sonora, e una vicenda capace di ricalcare il primo film senza annoiare. Tutti bravissimi, e i colpi di scena non mancano. La fotografia è ottima... Di difetti non ce ne sono proprio. 

Se fuori fa freddo, è il film ideale (n.d.r. Lasciate perdere Una Poltrona per Due per quest'anno.).






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giovedì 22 dicembre 2016

Una Notte da Leoni - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma vi rendete conto che non avevo mai visto Una Notte da Leoni fino a l'altro giorno? Quale perdita... Non avevo mai riso tanto, guardando un film, negli ultimi anni. E' uno di quei film 'esagerati' che di solito non riescono ad acchiapparmi, ma qui l'esagerazione è ben costruita, mai volgare, e in più c'è il desiderio di scoprire cos'è veramente successo, visto che un mistero è ben celato sin dai primi momenti della pellicola.

La premessa è il classico addio al celibato. Due amici dello sposo, lo sposo, e il fratello della sposa, vanno a Las Vegas per l'ultima notte di libertà. Non appena arrivati brindano alla serata e... Si risvegliano il giorno seguente senza ricordare più nulla, con una gallina in giro per la stanza, una tigre nel bagno, e soprattutto... Che fine ha fatto lo sposo?
Avendo di fronte meno di 24 ore per scoprire cos'è successo, recuperare lo sposo, e andare al matrimonio, i tre amici si mettono subito in moto per cercare indizi. E il problema è che più cercano, più la trama si infittisce e diventa surreale.

La risata è assicurata. Immagino già che tutti voi l'abbiate visto quando uscì al cinema. Io l'ho recuperato solo in questi giorni - come già avevo premesso all'inizio di questo post - e devo dire che è perfetto per l'avvento al Natale. C'è bisogno di distrarsi, di dimenticare lo stress quotidiano, di ridere senza pensieri... Questo film è perfetto per lo scopo. E' ben fatto, ben recitato, con una colonna sonora che si adatta alla perfezione.

Da vedere!


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mercoledì 21 dicembre 2016

Basilicata Coast to Coast - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Questo film, ovvero Basilicata Coast to Coast, lo adoro. E' divertente, mostra un lato 'poco conosciuto' del nostro bel paese, è genuino, contiene buona musica, ed è ben interpretato.

La storia è semplice. Un gruppo di artisti, di amanti della musica, decide di partecipare al Festival del teatro-canzone di Scanzano Jonico. Essendo tutti a un bivio della loro vita, ognuno per motivi differenti, decidono di utilizzare questa partecipazione anche per compiere un viaggio introspettivo, per vivere l'esperienza pienamente, e di conseguenza, nasce l'idea di andare al festival a piedi. 10 giorni di cammino, durante i quali possono provare le loro canzoni, vivere esperienze nuove, comprendere meglio sé stessi, e arrivare a destinazione con l'anima purificata e pronti a riprendere la propria vita con rinnovato vigore.
Ovviamente non mancheranno gli ostacoli. E ovviamente il loro cammino sarà accompagnato dalla stampa... ok, da una giornalista di un giornale parrocchiale... ok, da una giornalista che è stata cacciata da Il Mattino di Napoli, che è figlia ribelle di un amministratore regionale, eccetera eccetera eccetera. E così il cammino vedrà un attore senza lavoro da anni, un professore di matematica ormai disilluso, un musicista che non parla da quando la donna che amava è morta, un ragazzo che non riesce ad avere una relazione da sette anni, e una giornalista svogliata e selvaggia. Quello che ne esce fuori è qualcosa di tutt'altro che ordinario.

Un bel cast, tra cui anche Max Gazzé, una bella commedia, e detta come vuol detta, una di quelle rare occasioni in cui un film italiano è davvero fatto come si deve. 

C'è poco da aggiungere: Lo consiglio.




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martedì 20 dicembre 2016

Ecco una bella parola: psicoanalisi.

Glauco Silvestri
Ecco una bella parola: psicoanalisi. Ha il plurale uguale al singolare... è un singolare che si moltiplica, una fantasia della parola, una storia che si muove da sola.

La tana del camaleonte: Dietro mura di sogno (Italian Edition) (Bonicelli della Vite, Vincenzo)
Posizione 1862-1864

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lunedì 19 dicembre 2016

Star Trek 10, La nemesi - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E con La Nemesi arriviamo alla fine dei dieci film prima del reboot degli ultimi anni. Anche in questo caso i personaggi son quelli di Next Generation, e l'Enterprise è giunta alla versione E (NCC 1701E)... E anche questa volta la nave verrà pressoché fatta a pezzi per poi essere ricostruita alla fine del film.

Quest'ultima pellicola è nuovamente incentrata sulla travagliata vita di Picard, che in un modo o nell'altro si trova sempre al centro di ogni problema della federazione. In questo caso l'Enterprise deve recarsi su Romulus per avviare dei negoziati di pace del tutto inaspettati. Ovviamente si tratta di una trappola. Il parlamento romulano è stato soverchiato da Shinzon, un feroce e misterioso militare intenzionato a riaprire il conflitto con la Terra, e a distruggere il pianeta stesso. Ma prima... Deve chiudere una questione personale con Picard, e non è un caso che sia l'Enterprise a dover svolgere il primo contatto con Romulus.
Difatti Shinzon è un clone di Picard, costruito su alcuni geni trafugati al capitano quando ancora Romulus e la Terra erano in pieno conflitto. L'idea era quella di eliminare il capitano originale e di sostituirlo col proprio clone - però fedele a Romulus - così da riuscire a inserirsi all'interno dei sistemi della Federazione senza generare sospetti. Con la tregua, tutti questi progetti furono abbandonati, e il clone fu abbandonato a sé stesso su un pianeta miniera. Ovviamente... Il clone riappare pieno di rabbia e desideroso di vendetta. Per questo, prima si sostituisce al governo romulano, poi decide di portare a termine il proprio compito. Ma per fare ciò ha bisogno di dna fresco di Picard, perché il suo corpo sta degenerando velocemente... 

Lo scontro tra Picard e Shinzon è pieno di promesse non soddisfatte. Per quanto si parli di Nemesi, in realtà il rapporto tra i due è prodotto superficialmente, e così come lo scontro tra la nave romulana e l'Enterprise ha poco senso. La trama non è convincente, e i personaggi, quelli nuovi, sono mal delineati. Difatti anche il botteghino ha bocciato questo film, che è costato un paio di milioni in più rispetto al precedente, e ha incassato la metà. Si rimpiange la dura lotta tra Khan e Kirk, che forse qui si è tentato di imitare in modo goffo. Si salvano gli effetti speciali... Poco altro.

In pratica: L'idea è buona, la realizzazione no.


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domenica 18 dicembre 2016

Zucchero Filato Volante - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Ogni tanto, di rado, mi capita di essere contattato per leggere e recensire un libro a me sconosciuto. 
Solitamente si tratta di romanzi scritti da autori esordienti, pubblicati da piccole realtà editoriali, che cercano una via alternativa per farsi un po' di pubblicità, senza dover passare attraverso i soliti e dispendiosi, canali ufficiali. 
Zucchero Filato Volante è uno di questi libri, edito da Eretica Edizioni, e scritto da Fernando Camilleri (n.d.r. Non il Camilleri noto per Montalbano, eh? Quello si chiama Andrea).

Devo dire che la lettera di presentazione del romanzo mi aveva un po' fuorviato rispetto a ciò che poi mi son trovato a leggere. 
Il libro mi era stato presentato come, cito testuale dalla mail, un misto di fantascienza, fantasy e horror. Leggendolo, però, ho capito che ero di fronte a qualcosa di differente. Io lo vedrei meglio inquadrato nelle favole moderne, magari con una spruzzatina di macabro per aggiungere un po' di pepe alla vicenda. Ma con le definizioni non sono mai stato bravo, e del resto, gli inquadramenti di genere, in letteratura, sono sempre stati molto approssimativi a causa delle mille possibili contaminazioni che ogni racconto può avere o non avere.

Il personaggio principale di questa storia è un ragazzino di undici anni. E' orfano di padre, e ha grandi progetti per il suo futuro. Vuole diventare astronauta, ma non come tutti i bambini che sognano di viaggiare nello spazio a bordo di astronavi fantascientifiche, lui vuole essere astronauta-astronauta, e mettere il proprio piede sul suolo lunare se mai gli enti spaziali decideranno di riprendere l'esplorazione del nostro satellite. Il suo nome è Felice, ed è in effetti un ragazzino intelligente, e felice, visto che si sente amato dalla giovane madre, e che vive in un paese tranquillo dove può realizzare sé stesso senza troppi pericoli.
Tornando a casa da scuola, un giorno, Felice sente il suono di un flauto proveniente dal bosco vicino al paese. Decide di investigare, e incontra uno strano nano, che segnerà, per certi versi, la sua vita. Inconsciamente, durante la notte dei giorni successivi, il ragazzino accompagna il nano nelle abitazioni di alcuni abitanti del paese, e li condannerà a una morte atroce, divorati da uno stormo di gufi grigi. Non c'è spiegazione né memoria di quanto avviene... Per lo meno fino a quando, con la madre e una amichetta, il ragazzino fa una gita domenicale nel bosco, e in quella occasione si trova nuovamente di fronte allo strano nano...

Favola? Allegoria? Metafora? Il romanzo è un testo particolare. Lo stile narrativo è ricercato, pulito dalle crudità del nostro quotidiano con geniali giochi di parole, non diretto al lettore, e preannuncio che non permette né di entrare in sintonia, né di prendere a simpatia un personaggio, fosse anche personaggio principale, ovvero il piccolo Felice. Gli eventi sono narrati in modo enigmatico, e allo stesso tempo diretto. Ci si pongono molte domande mentre si legge questa storia, e molto di quanto accade, anche alla fine della lettura, può sembrare distaccato dalla trama principale della vicenda. Già! Perché la connessione tra le morti di cui Felice sarà testimone, e il futuro da astronauta di Felice stesso, non pare evidente in alcun modo. 
Di sicuro è una vicenda che fa riflettere su molti punti, e che lascia basiti su altri, perché certe cose - scusate se non vado nel dettaglio ma non voglio fare spoiler sulla trama - sono difficili da collegare tra loro.

E' evidente che non è fantascienza. Per quanto Felice aspiri a diventare astronauta, qui di fantascienza non c'è proprio nulla. Non è neppure un horror, anche se ci sono delle morti violente, lo stile narrativo non è tale da 'spaventare', e le atrocità diventano un fatto incontestabile della storia, senza però trasformarsi in un horror come tutti lo intendono. E' un fantasy, sì! Ma non nel senso classico del termine. Ricorda la filosofia de Il Labirinto del Fauno, ove realtà, mito, e tradizione si fondevano nelle fantasie di una bambina. Qui avviene la medesima cosa, solo che invece di assistervi attraverso uno schermo, ciò avviene attraverso le pagine di un libro.

Probabilmente, applicando il Rasoio di Occam, questo romanzo diverrebbe un semplice racconto. La quotidianità è ben descritta, ma i fatti sembrano totalmente sconnessi col legame Felice-Gufo-Nano. L'unica cosa che si evince è una sorta di distorsione temporale dove, per far incontrare il bambino e il nano, certe cose che comunque accadrebbero, devono essere forzate da gesti violenti. Però non è un legame spiegato, è un qualcosa che ho intuito io, e che magari agl'occhi di qualcun altro può portare ad altre interpretazioni... Soprattutto è una scelta che può piacere, o non piacere, e per certi versi, lasciare un po' dubbiosi anche una volta giunti alla fine del libro.

Mi è piaciuto? Forse, ci sto ancora ragionando sopra... 

Link alla pagina del libro: qui.



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sabato 17 dicembre 2016

Star Trek IX, L'insurrezione - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
All'interno della federazione c'è un pianeta con delle peculiarità curiose. Chiunque ci vive è in grado di rallentare il tempo, di non invecchiare, di trovare l'eterna giovinezza. Peculiarità che fa gola a molti, se non fosse che il pianeta è abitato dai Ba'ku, una comunità pacifica di sole 600 persone. L'idea, per poter sfruttare questa immensa ricchezza, sarebbe quella di sfrattare i Ba'ku, e impiantare dei dispositivi ad hoc negli anelli del pianeta così da catturare l'energia capace di donare l'eterna giovinezza... Ma ciò andrebbe contro alla Prima Direttiva. Tutto ciò su istigazione dei Son'a, un popolo ossessionato dalla longevità delle proprie vite, molto avanzato tecnologicamente, e neo-alleato della federazione... Più per interesse che per altro. E se agli ammiragli tutto ciò non da molto fastidio - il bene dei molti sopravanza al bene dei pochi, e la Federazione ha bisogno di alleati in un periodo in cui molte nuove specie cercano di espandersi proprio nel territorio federale - a Picard ciò non va a genio. Per cui si ribella, e con lui tutti gli ufficiali dell'Enterprise, che all'improvviso diventano degli ammutinati.

L'insurrezione è un episodio formato cinema. La trama non si discosta troppo da quella che potremmo trovare in uno dei tanti episodi della serie, ovviamente raccontato con tempi narrativi più adatti al formato cinematografico, e ovviamente più ricco di dettagli ed effetti speciali. Però è una puntatona. Si guarda volentieri, diverte, intrattiene, e funziona dal punto di vista cinematografico. Ma è ovvio che non si sa più che cosa raccontare. Qui troviamo alcuni richiami alla storia umana, alle deportazioni, ma anche a vicende molto più terra-terra come la storia del figliol prodigo (n.d.r. I Son'a sono imparentati geneticamente con in Ba'ku). 

In pratica è un film che soddisfa, ma non stupisce. Una particolarità citata su Wikipedia, e che ho scoperto per caso, è che Lorella Cuccarini è presente in una scena del film (n.d.r. Per motivi promozionali si era chiesta la presenza di personaggi noti nei vari paesi in cui il film sarebbe stato distribuito), che però nella versione finale è stata tagliata.



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venerdì 16 dicembre 2016

Rambo, Year One - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Qualche settimana fa vi ho segnalato l'esistenza di una serie di ebook dedicati a Rambo, per la precisione, una fan novel che aspira a essere un prequel di ciò che poi è stato l'eroe dal volto triste, John Rambo, nei film che ne hanno raccontato la storia, e in First Blood (n.d.r. Primo Sangue), libro scritto da David Morrell. Si tratta di una collana di cinque ebook, gratuiti, di cui già il primo e il secondo sono disponibili al download (n.d.r. Qui).

Ed è del primo libro, ovvero Rambo Year One, che voglio parlare, perché l'ho letto e... be', non è per niente brutto. 

Siamo nel lontano 1967. Rambo è giovanissimo, ed è già reduce di una prima 'stagione' in guerra del Vietnam. La sua esperienza è stata traumatica, e la sua convinzione è che combattere nelle linee dell'esercito americano è poco utile, ed estremamente rischioso. Per ciò si offre volontario per entrare nelle forze speciali, e in particolare in un gruppo di recente formazione organizzato dal Colonnello Trautman. Una volta accettata la sua richiesta, Rambo viene condotto a Fort Bragg, dove assieme ad altri giovani volontari, comincia una serie di test a dir poco non convenzionali, molto duri, rischiosi, al limite della sopportazione umana. Test che, una volta superati, condurranno i fortunati a una estenuante formazione militare che permetterà loro di agire dietro le linee nemiche, sul territorio dei vietcong, e non solo di sopravvivere, ma di portare a termine missioni altrimenti impossibili.

Il romanzo è scritto con una discreta verve, è pulito, e una volta che si è entrati nelle corde della narrazione, piacevole da leggere. Alcuni concetti vengono ripetuti spesso, come fossimo noi stessi lettori a Fort Bragg per entrare nelle forze speciali. I personaggi vengono presentati 'come da manuale'. Tutto è inquadrato in una struttura narrativa ben riconoscibile da cui sin da subito si capisce chi ce la farà, e chi no, e dove l'autore vuole andare a parare. 
Ma già sappiamo tutto da ciò che i film ci hanno raccontato, per cui è ovvio che in un modo o nell'altro, si può intuire dove l'autore vuole andare a parare. E' il cammino che piace, intrattiene, diverte, e ci porta al termine dell'ebook senza fatica. E sono una piacevole lettura anche le appendici, in cui ci vengono raccontati per sommi capi alcuni dettagli della guerra in Vietnam, un po' di storia militare USA di quegl'anni, ciò che è vero e ciò che è inventato nei film di Rambo, e tante altre cose interessanti.
Per arrivare a questo risultato, l'autore dell'ebook si è 'sbattuto' parecchio. Ha intervistato dei reduci del Vietnam, ha persino contattato Morrell per avere il benestare sulla sua pubblicazione. E non vanno dimenticate le edizioni in inglese e in tedesco... 
Un lavoro 'tosto' e una dedizione ammirabile.
Tutto ciò fatto per passione, e senza scopo di lucro, visto che gli ebook sono gratuiti.

Un difetto? Ve ne ho già parlato nel post in cui vi segnalavo gli ebook (n.d.r. Qui). Il formato in cui è distribuito. Il PDF è un formato desueto per gli ebook. Si converte male, specie se ha i numeri di pagina, che nella conversione finiscono in mezzo alle righe del testo normale e danno fastidio durante la lettura.

Detto ciò, se vi piacciono i romanzi di guerra, di azione, di avventura, o più semplicemente, se siete affezionati al personaggio di John Rambo. Io ve lo consiglio.


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giovedì 15 dicembre 2016

Star Trek VIII, Primo Contatto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ormai siamo in dirittura d'arrivo con le recensioni dedicate al ciclo di Star Trek prima del reboot. L'ottavo capitolo di questa saga vede in ballo la Next Generation, e addio all'equipaggio classico della USS Enterprise 1701-A. 

In Primo Contatto veniamo proiettati - temporaneamente - nel ventiquattresimo secolo, e nello spazio c'è la NCC Enterprise 1701-D. Un cubo Borg ha superato le difese della Federazione e si dirige direttamente verso la Terra. E' evidente che, essendo i terrestri i primi fautori della 'Federazione', unica resistenza efficace all'assimilazione Borg dell'Universo, a questi ultimi basterebbe mettere k.o. il pianeta per poi avere gioco facile su tutti gli altri cento e passa pianeti che fanno parte della Federazione. La difesa del pianeta è ovviamente affidato alla flotta, che pur facendo danni al cubo Borg, non riesce comunque ad avere la meglio. L'Enterprise è tenuta a distanza dal conflitto per evitare che il suo capitano - un tempo assimilato dai Borg - rischi una ricaduta. Ciò toglie però alla difesa terrestre uno dei mezzi più avanzati della flotta, ed è per questo che, alla fine, Picard decide di non obbedire e di combattere.
Il cubo viene sconfitto, ma una piccola capsula sfugge alle difese della flotta e si proietta indietro nel tempo, esattamente il 4 aprile del 2063, un giorno prima rispetto a quando il primo volo a curvatura di Cochrane attirerà l'attenzione dei vulcaniani, che poi decideranno di scendere sul pianeta per stabilire un primo contatto con i terrestri.
La capsula viene distrutta, ma non prima che riesca a far danni alla Phoenix, ovvero la nave di Cochrane. Ciò costringe l'equipaggio della Enterprise a scendere sul pianeta per portare soccorso, e aiutare la riparazione della Phoenix, così che il volo possa svolgersi come da 'programma'. L'impegno a rispettare i tempi con quanto la storia aveva scritto prima dell'interferenza Borg fa sì che nessuno si accorga del fatto che l'Enterprise è stata contaminata. Comincia così una duplice lotta contro il tempo. Da un lato c'è l'inderogabile appuntamento con la storia, dall'altro il tentativo di salvare la nave dalla contaminazione Borg, e di conseguenza, impedire a questi ultimi di portare a termine il loro scopo e assimilare la Terra.

Come avviene in altri episodi della saga, anche in questo film non mancano momenti di comicità, frammisti a momenti drammatici. La frustrazione di Cochrane di fronte all'equipaggio della Enterprise, che coglie ogni istante utile per lodarlo e toccarlo, nonché trattarlo come fosse un divo, è particolarmente esilarante. Più drammatica è invece l'assimilazione della Enterprise, e soprattutto, il rapporto tra Data e la regina Borg, tanto che alla fine si va a non dare poi così scontato che Data riesca a rimanere dalla parte dei buoni...

E' un film che funziona abbastanza bene, anche se per uno strano motivo, guardandolo a casa, finisco sempre per addormentarmi quando Data viene tentato dalla regina Borg, quando gli impiantano pelle umana per fagli provare emozioni del tutto nuove, quando il destino dei terrestri volge veramente al peggio. Chissà! 
Ma i due difetti principi della pellicola sono altri. 
Il primo è un errore voluto per consentire al proseguo del film stesso. Mi pare infatti assurdo che la federazione non si sia fatta raccontare da Picard ogni dettaglio della sua esperienza Borg quando fu assimilato - e salvato - la prima volta. Trovo quindi assurdo che nessuno conoscesse il punto debole del cubo Borg, ovviamente tranne Picard, che deve intervenire per salvare la Terra. Informazioni di questo tipo, la Federazione, avrebbe dovuto già conoscerle... Non trovate anche voi?
Il secondo errore è invece un problema di alternanza tra le due trame, quella ambientata sulla Terra del 2063, e quella ambientata sulla Enterprise in preda ai Borg. Mentre sulla nave si sta combattendo una battaglia persa in partenza - e anche qui nessuno conosce le procedure di assimilazione Borg? Possibile che dal salvataggio di Picard questo tipo di informazioni non siano state registrate dalla Federazione così che tutti i suoi ufficiali ne fossero a conoscenza? - sulla Terra sembrano svagarsi in vacanza. Si, lavorano alacremente per ricostruire la Phoenix, e sì, sono a conoscenza che le comunicazioni con la nave sono perdute, però si comportano con Cochrane come se fossero una scolaresca in gita al museo... Boh!

Per il resto, nonostante i miei dubbi, il film funziona, per cui è promosso.



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mercoledì 14 dicembre 2016

Ci riprovo... - #Smartwatch

Glauco Silvestri
Il mio vecchio Fitbit
Lo so! La mia curiosità sfiora l'irrazionale, e per quanto tutto il mio mondo ormai graviti attorno all'ecosistema Apple, non sono mai stato un Apple Fanatico, e prima di cadere lì, ho sempre voluto provare ciò che offriva la concorrenza... Fu così per lo smartphone (2 android e 1 windows phone prima del mio primo iPhone). Fu così per il Media Center (prima realizzato con un pc, poi un mac mini usato con Kodi, poi un TV box Android, e infine la Apple TV), e la storia si ripete nel mondo degli smartwatch.

Premessa nella premessa: Io non cerco uno smartwatch, ho bisogno di un fitness tracker che funzioni bene, ma sono anche curioso al riguardo di questi aggeggi, ed è per questo che ci sono caduto.

Il mio Pebble
Ricordate? Tutto è cominciato con un fitness tracker della Fitbit. All'epoca gli Heart Rate Monitor da polso dovevano ancora arrivare, eppure faceva tutto ciò che mi serviva. Però Fitbit e Apple hanno litigato quando si odorava l'idea di un Apple Watch, e improvvisamente il mondo Fitbit si è chiuso in sé stesso e ha smesso di comunicare dati a Apple Health, che io usavo. Poi si è esaurita la batteria... 
Insomma, quando è morto di vita naturale mi son messo a cercare qualcosa di alternativo. E per un colpo di follia ho deciso di finanziare il primo Pebble su una kickstarter. 
Fu il mio primo Smartwatch.
Ahimé, per quanto funzionasse bene, era ancora un pochino acerbo, e anche la sua fattura era tutt'altro che sugli standard di quegl'anni. Sembrava un oggetto anni ottanta, per certi versi, geek, ma non poi così tanto geek. Il colloquio tra Pebble e smartphone era piuttosto limitante. L'ho usato per un certo periodo, ma poi ho capito che non poteva proprio fare al caso mio (n.d.r. Dal lato fitness fitness). 

Nota a margine: Pare che Fitbit stia per comprare Pebble.

Per questo motivo mi sono avvicinato al mondo Withings, che metteva sul mercato una serie di oggetti a cui ero interessato (n.d.r. Misuratore di Pressione, Bilancia Intelligente, Fitness Tracker, eccetera eccetera). 
Il Withings Pulse
(foto presa dal web)
Il Pulse pareva fare al caso mio. L'oggetto era piuttosto flessibile nell'utilizzo. Poteva essere appeso ai pantaloni con una clip, ottimo mentre si fa sport, o tenuto al polso con un cinturino - dozzinale, lo ammetto, ma funzionale - che poteva venire utile per monitorare il sonno. E in quel periodo dormivo davvero male... Ed ero curioso di capire se non il perché, per lo meno il percome. E per di più poteva rilevare il battito cardiaco e l'ossigenazione del sangue. Insomma... E' stato amore a prima vista. L'ho preso, e ne sono stato più che contento per più di un anno. L'unico suo difetto era la batteria, piccolina, la cui durata era un po' imprevedibile (n.d.r. Dai 3 ai 7 giorni a seconda dell'aria che tirava).

Il Withings Activité
(foto presa dal web)
Quando poi la Withings ha lanciato l'Activité... Costava un botto, ma volete mettere? Era spettacolare da tenere al polso. E prometteva una durata di batteria di 10 mesi, con una bottone CR2032 se non ricordo male. Faceva più o meno tutto ciò che faceva il Pulse, a parte il battito cardiaco, ma con stile.
Solo che la batteria faceva fatica a durare un mese. E il cinturino in pelle si è rovinato molto in fretta. E i ricambi costavano un botto. E poi... Va bè, è stata un'esperienza deludente, e il servizio clienti non mi è stato molto d'aiuto. Magari sono stato solo sfortunato, online ne dicono un gran bene, e ora ne sono uscite versioni più economiche, e persino più costose, sia col rilevamento del battito cardiaco, sia con la cassa in oro. Io l'ho messo in un cassetto, visto che la garanzia era già scaduta, e pace all'anima sua.

Nota a margine: Withings è stata comprata da Nokia pochi mesi fa.

Il Sony SWR12
(foto presa dal web)
Son tornato subito al Pulse, e finché è durata la batteria tutto è andato benissimo. E quando è morto di vita propria, ho tentennato tra prenderne un'altro uguale, o passare al Sony SWR12, che aveva il controllo del battito cardiaco dal polso. E alla fine stavo per prendere proprio questo'ultimo, per quanto tentennassi ancora un pochino per via del fatto che la sua batteria durava poco, massimo un paio di giorni. 

Ma poi è arrivato il Black Friday... E tra le offerte c'era il Garmin ForeRunner 235 a un prezzo davvero stracciatissimo!
L'ho preso senza pensarci troppo. 
Il mio Garmin ForeRunner 235
L'orologio è perfetto per le escursioni e per lo sport. E' dotato di GPS, ha la misurazione del battito cardiaco da polso, ha il barometro, e grazie a questo e al GPS riesce anche a fornire la funzione altimetro. Resiste a 5 atmosfere, quindi va bene anche nelle immersioni. Bello solido in tutto, visto che è pensato per l'outdoor. La batteria, se non stressata, dura nove giorni, altrimenti ne fa due o tre, dipende se si usa il GPS o no. L'app ufficiale si interfaccia bene con Apple Health, è molto ricca, forse addirittura troppo ricca di funzioni. 
Il mio Garmin ForeRunner 235
Il software a bordo dell'orologio - che non è touch - ricorda molto il Peeble, con i watchface intercambiabili, qualche widget, e delle vere e proprie applicazioni per gli usi più spinti. Il software non è android, è proprietario, e questo - per me - è un plus non indifferente viste le pessime esperienze avute con gli smartphone di questo tipo.
Il design non è malaccio, tutt'altro, mi piace. Certo il Withings Activité era qualcosa di veramente fine, ma questo è un vero sportwatch, deve essere robusto e pratico, non fighetto.

Lo uso già da qualche giorno e ne sono estasiato. C'è voluto un po' per capirne i meccanismi e per capire soprattutto come sfruttarlo al meglio, ma alla fine sono davvero molto soddisfatto. 
Se proprio devo trovarne una pecca, è nel sistema di ricarica. Niente sistemi a induzione. Cavetto usb alla vecchia maniera. Ma per poter essere un orologio subacqueo, il connettore a bordo dell'orologio è realizzato con dei contatti in oro, che il cavetto usb contatta attraverso un ciappetto. Pittoresco, ma funziona. E la ricarica non è veloce, ci mette tre ore buone per caricarsi (n.d.r. Da zero a cento)... Ma a me va bene così. Non cerco le prestazioni in questo campo, specie se si gioca con batterie ai polimeri di litio. Meglio una carica lenta e controllata che un oggetto che si surriscalda e rischia di prendere fuoco. 

Un plus non da poco è la possibilità di dialogare con altri dispositivi fitness, come pedometri, fasce cardio, e tutti gli strumenti necessari a chi fa sport sul serio. Ma da solo è già più che sufficiente per fa sport guardando al proprio benessere fisico, e non per agonismo. Lo si può usare anche per comandare le action Cam della Garmin (n.d.r. Le VIRB), nel caso siate incuriositi anche da questa tipologia di gingilli tecnologici. E ovviamente, per finire, è anche uno smartwatch, per cui - se volete - vi segnalerà con un suono, o con una vibrazione, o con entrambi, tutte le notifiche del telefono. Potrete leggere un anteprima dei messaggi, delle varie chat, delle email, e vedere chi vi chiama senza dover tirare fuori il telefono dalla tasca.

Insomma... Sono davvero contento dell'acquisto.



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martedì 13 dicembre 2016

Ideologia e religione sono solo delle rassicurazioni di cui non c’è bisogno...

Glauco Silvestri
Ideologia e religione sono solo delle rassicurazioni di cui non c’è bisogno, se sei uno tosto.

La tana del camaleonte: Dietro mura di sogno (Italian Edition) (Bonicelli della Vite, Vincenzo)
Posizione 1006-1007

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lunedì 12 dicembre 2016

Star Trek VII, Generazioni - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Prima o poi si doveva fare il salto generazionale, e con il settimo capitolo cinematografico dedicato a Star Trek, ovvero Generazioni, il passaggio del testimone avviene in modo piuttosto furbo.

Siamo al varo della USS Enterprise 1701-B. A bordo, ospite d'onore, l'ormai in pensione Capitano Kirk, Scotty e Chekov. Il varo della nave dovrebbe prevedere un semplice giro attorno al sistema solare, ma ovviamente si tratta dell'Enterprise, e in quanto tale, c'è sempre un imprevisto, e non c'è mai nessun altro in grado di rispondere a tale imprevisto. In questo caso si tratta di una chiamata di soccorso di due navi commerciali della federazione, rimaste intrappolate in una anomalia gravitazionale molto forte. L'Enterprise risponde, ma quando giunge sul luogo, non avendo attivi ancora molti dei suoi sistemi standard, rimane pure lei intrappolata nell'anomalia. Il salvataggio riesce solo in parte, una quarantina di persone su equipaggi da oltre duecento, e nel tentativo di liberare l'Enterprise stessa dall'anomalia, Kirk muore.
Settantotto anni più tardi è la NCC Enterprise 1701-D a capitare nelle vicinanze dell'anomalia gravitazionale. Il motivo è un fisico Auriano, di nome Soran, che vuole assolutamente tornare nel mondo idilliaco e immaginario creato dall'anomalia dove ogni sofferenza scompare - noto come Nexus - e per far ciò è disposto addirittura a far esplodere una stella, e condannare a morte la popolazione di un pianeta con tecnologia pre-curvatura. Ovviamente Picard non può permettere che ciò avvenga, ma viene messo sotto scacco quando scopre che Soran si sta facendo aiutare da un gruppo di ribelli Klingon. E così, mentre lui lotta con Soran, l'Enterprise viene abbattuta dai Klingon, la stella esplode, e sia lui che Soran vengono catturati dall'anomalia, e proiettati nel Nexus.
E' qui che Picard incontra Kirk, anch'esso intrappolato nel Nexus sin dal giorno in cui tutti lo credettero morto... E assieme a lui, in un modo rocambolesco, riuscirà a risolvere la situazione e a salvare l'intero sistema solare in pericolo.

Per qualche motivo, in passato, questo film non è mai riuscito a entrare nelle mie corde. Con il passare degl'anni, però, noto che le cose sono cambiate parecchio. L'idea del Nexus non è male, specie per far incontrare i due capitani, per farli lavorare assieme, e per far sì che il passaggio del testimone avvenga nel modo più poetico possibile... Quasi, ecco, per lo meno i vecchi fan avranno apprezzato. Il dialogo finale tra Picard e Kirk non è proprio dei più efficaci, però il resto della pellicola è interessante, e si fa guardare volentieri.
Ovviamente non si smentisce mai il fatto che l'Enterprise sia una nave che venga distrutta e ricostruita in ogni film... 
E' spettacolare, lo so. Però è pure prevedibile e ripetitivo. A ogni modo il film funziona abbastanza bene, e si guarda volentieri. Bravi tutti, anche Shatner, che nel film non nasconde la propria età, ma allo stesso tempo non nasconde la sua incurabile voglia di essere al centro della storia. Del resto Kirk era così, impulsivo e intraprendente. E per quanto Picard sia un capitano con i controfiocchi, Kirk è Kirk.

Per concludere... Il film sta nella parte, regge lo scopo che gli è stato prefisso, e funziona bene. Da vedere.


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domenica 11 dicembre 2016

Occhio di Bolide - #ReportageFotografico

Glauco Silvestri
Prosegue il mio (n.d.r. Lento) lavoro di riorganizzazione delle mie foto con il folle intento di creare dei reportage che abbiano un senso compiuto. Dopo aver parlato delle Grotte del Vento, delle Piazze Italiane, delle Piazze Europee, e delle Piazze di Bologna, ora cambio completamente argomento... E viro sui fanali di potenti bolidi da strada. 
Le foto, come sempre, provengono da una selezione ben più vasta di scatti in mio possesso... Diciamo che sono i migliori, o per lo meno, quelli che per me hanno un quid in più rispetto ad altre foto dello stesso genere.

Il primo scatto è recentissimo, e proviene da Firenze, dove spesso e volentieri - nonché casualmente - mi capita di incappare in piccole rassegne automobilistiche. Nel capoluogo toscano devono amare i motori ben più che nella mia turrita città, perché una cosa del genere - a parte in occasione della Mille Miglia, e forse del raduno delle Lambo di qualche anno fa - non capitano quasi mai.

E' l'inconfondibile fanale rotondo di una Fiat 124 Sport carrozzata Abarth ad aprire le danze... Un auto dal grande fascino e che di recente il gruppo FCA ha voluto far rivivere con grande dignità.

124 Spider Abarth

Segue il gruppo ottico, con uno scorcio sul filtro dell'aria, di una vecchia Lotus Seven modificata per le corse. Un vero gioiellino. Anche questo scatto proviene da Firenze.

Lotus Seven

Come si fa a non aggiungere una affascinante Ferrari Dino all'elenco? In questo caso sulla carrozzeria, e sul parabrezza, potrete ammirare dettagli degli Uffizi.

Dino

Seguono due Ducati d'epoca.

Ducati

Ducati

La prima è stata immortalata a Ziano di Fiemme, in trentino; la seconda viene invece da Bardolino, sul Lago di Garda.

La Giulietta che segue proviene invece dalle mie terre, in una di quelle rare occasioni di cui parlavo prima, tra le altre cose, avvenuta non i città, bensì in un paese a qualche decina di chilometri dal capoluogo.

Giulietta

E anche la Fiat 8V Zagato che segue viene da Pieve di Cento. Un mostro davvero affascinante, non trovate anche voi?

It Hurts

Indimenticabile è il feroce frontale dell'Alfetta. Qui nella versione doppio faro, e di seguito nella versione coupé sport. Davvero una vettura affascinante.

Alfetta


Inarrivabile

Così come la Lancia Fulvia HF che segue non può lasciare che stupiti per la sua arroganza.

Lancia HF

Torno alle due ruote, saltando di palo in frasca, con una 'nostrana' Gilera 150, immortalata in quel di Colorno.

Gilera

E di nuovo salto di Palo in Frasca, con due Triumph TR3A che ho immortalato a pochi passi da casa, una color panna e una rosso fuoco. ME-RA-VI-GLI-O-SE!

Red Triumph

White Triumph

Son dovuto andare fino ad Amsterdam per immortalare questa Harley.

Born to Ride

Mentre questa Fiat Topolino blu elettrica era a pochi passi da Dozza Imolese, bellissima per le sue mura, per il suo castello, e soprattutto per le pareti affrescate. Una galleria d'arte a cielo aperto, davvero, davvero affascinante.

Fiat Topolino Furgonato

Quella che segue dovrebbe essere una Guzzi Ambassador... Ma potrei sbagliare, perché quando scattai la foto ebbi l'istinto di prendere nota del modello, e ora - a memoria (n.d.r. Piuttosto labile) - rischio di prendere una vera e propria cantonata.

Fanale

Torniamo alle auto, che è meglio, e lo facciamo in grande stile con i nobili occhi di una elegante Alfa 6, incontrata a Firenze la befana scorsa.

Alfa

Alfa Romeo che fu in compagnia di una altrettanto elegante Jaguar XK, e di una Citroen Tracion Avant dal fascino indiscutibile.

Classe Inglese

La Francese

Vettura, quest'ultima, che chiude il reportage dedicato ai fanali delle auto, e delle moto, che hanno fatto la storia dei motori, e che ancora oggi ispirano la fantasia dei creativi e dei designer automobilistici.




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