giovedì 30 luglio 2015

Jurassic Park - Il Mondo Perduto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sì, ho letto anche questo romanzo. Anche questo in tempi non sospetti. Quando uscì il film, ricordo, non ci fu l'entusiasmo del primo, non fui schiacciato contro le porte d'ingresso, non ci fu una folla piena di aspettative. Il cinema si riempì, certo, ma più pacatamente. Ricordo bene quel giorno perché lo paragonai all'esperienza precedente, e mi resi conto di quanto fosse rapido il processo abitudinale della folla, e di quanto fosse difficile stupire al giorno d'oggi.
Del resto, è evidente, Il mondo perduto non aggiungeva nulla di nuovo alla vecchia pellicola, per quanto il primo film, dopo i titoli di coda, mostrasse delle impronte sbucare dall'acqua e addentrarsi sulle spiagge del Costa Rica.

Trama: Qualcuno vi ha mai parlato del sito B? L'ambiziosa idea di John Hammond prevedeva due isole: una dove sorgeva il parco tematico, e un'altra dove venivano cresciuti i dinosauri appena nati, un ambiente protetto, in attesa che essi potessero essere inseriti nel parco vero e proprio. Fallita l'impresa di aprire il parco tematico, dopo diversi anni, la InGen - la cui direzione è passata a uno dei nipoti di Hammond - tenta di recuperare parte delle perdite milionarie sfruttando il sito B come riserva di caccia. L'idea è quella di aprire un parco molto più piccolo, con qualche esemplare di erbivoro, in centro a San Diego. Il problema è che le cose non vanno mai come si spera e...

Abbiamo visto King Kong arrampicarsi sull'Empire State Building, perché allora non un Tirannosauro in centro a San Diego? Bella domanda. Mi sarei anche risparmiato la risposta se non fosse che ormai il dado è tratto. Il film è interessante nella sua prima parte. L'isola dei dinosauri è favolosa, le ambientazioni sono davvero stupefacenti. La CGI non tradisce nonostante l'età, e anche ciò che è stato fatto con tecnologie vecchio stampo. Trasformare un Safari in un... Safari all'incontrario è una bella idea. Del resto, nell'implausibilità della trama, semmai potesse veramente accadere, immagino che qualcuno ci penserebbe davvero, a fare un safari in mezzo ai dinosauri. La figura del cacciatore incallito, e dell'ecologista convinto, sono i motori contrastanti della pellicola. Peccato che entrambi scompaiano quando il film si tramuta in un blockbuster da popcorn e noccioline. Già. La prima parte mantiene alta l'adrenalina. L'incontro con i velociraptor è geniale (n.d.r. molto meglio di quanto visto in Jurassic World). I bambini sono necessari nel buon esito della storia, perché tutti i bambini sognano di vedere un dinosauro dal vero.
Come ho detto, però il film è spezzato in due. Finita la crisi sull'isola, i personaggi più importanti del plot se ne vanno, e rimangono le sagome di cartone, e i mostri in centro città.

Diciamo che l'ultima mezz'ora è evitabile. Però il film è bello. Lo consiglio.


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mercoledì 29 luglio 2015

La giusta Inquadratura (parte 3) - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Eccoci giunti all'ultima parte dell'articolo dedicato a come ottenere la giusta inquadratura. L'argomento che ancora non è stato affrontato è quello dedicato alla luce. 
La luce è l'elemento fondamentale della fotografia.
Non è un caso la parola fotografia abbia origine da due parole greche, ovvero foto (phos) e grafia (graphis). Letteralmente: fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (foto). Di conseguenza, quando ci apprestiamo a scattare una foto, dobbiamo focalizzare tutta la nostra attenzione alla luce.
Il soggetto deve essere ben illuminato. 
Ma cosa si intende esattamente per bene illuminato? L'idea è quella che abbia la giusta luce su di sé. Esso non deve essere solamente visibile, deve anche apparire piacevole alla vista. Una luce adeguata è essenziale affinché si riesca a scattare la foto, ma una giusta illuminazione può creare immagini più interessanti, colorate, e dare rilievo a ciò che vogliamo fotografare.

Prima di scattare una foto, è quindi necessario osservare attentamente il nostro soggetto, girarci attorno... è un concetto che ho già espresso e che temo ripeterò spesso. Non è detto che la luce frontale sia la migliore, spesso una illuminazione laterale dà maggiore fascino all’immagine. E' il caso della foto qui a fianco. La luce colpisce il fiore dal lato sinistro della foto, questo fa sì che il soggetto primeggi su tutto ciò che lo contorna.
E' importante che lo sfondo, gli oggetti di contorno, e addirittura quelli che stanno davanti al nostro soggetto, non vadano a distrarre l'osservatore. Questi possono essere utili per condurre lo sguardo verso ciò che vogliamo, ma non devono assolutamente far dimenticare a chi guarda la foto che il soggetto è il fiore.
Studiare la luce è importante anche per mettere in risalto i dettagli che caratterizzano il soggetto. 
A volte è preferibile una giornata coperta, nuvolosa, piuttosto che un cielo azzurro perfetto, con un sole giallo e brillante in cielo. E' risaputo infatti che la luce del sole è molto forte, che produce ombre dure capaci di rovinare il ritratto di un bel viso. La luce soft di una giornata nuvolosa è di tutt'altro avviso, è più calda e avvolgente, e gioca delicatamente con i volti. La foto qui a fianco permette di identificare i lineamenti del soggetto solo perché il suo volto è protetto da un cappello. Il chiaro-scuro che si genera sviluppa una foto interessante, con il giusto contrasto tra l'illuminazione di una giornata pressoché estiva, e i dettagli di un soggetto che ha scelto il nero per rappresentare sé stesso.
Fortunatamente le macchine fotografiche offrono diversi strumenti per poter dominare la luce. 
Abbiamo già visto come concentrare la luce dove vogliamo operando col diaframma. Scegliere una profondità di campo circoscritta ci permette di illuminare come si deve il soggetto, e sfumare ciò che gli sta davanti, e ciò che gli sta dietro. Un effetto simile lo si può ottenere anche col teleobiettivo, visto che per natura si tratta di ottiche capaci di raccogliere meno luce rispetto ai grandangolo.

Nel caso di una foto controsole, quando il soggetto non è distante dalla fotocamera, possiamo sfruttare il flash montato a bordo per evitare che questo risulti in ombra. Effetti analoghi, ma più in larga scala, si possono ottenere sfruttando la funzione HDR, se la fotocamera lo prevede. Nel manuale della mia EOS700D è descritta addirittura una funzione apposita.

Si possono inoltre utilizzare sorgenti esterne - meglio se indirette - come avviene nella foto qui a fianco. 
Il parroco è completamente in ombra. La luce della piccola lampada al suo fianco è proiettata sul piccolo tavolo da lavoro, e di conseguenza riflessa sul volto dell'uomo. l'effetto è interessante, e la foto trasmette un senso mistico che si accompagna bene con l'abito talare. L'inquadratura diagonale dona un certo dinamismo all'immagine, e l'insieme risulta davvero gradevole.
La luce riflessa è preferibile a quella diretta.
Conviene evitare di scattare una foto a chi è illuminato direttamente. A parte il fatto che il soggetto, se vivo, può esserne disturbato al punto da fare delle smorfie durante lo scatto, una illuminazione laterale, od ottenuta per riflessione, produce un risultato più dolce, capace di avvolgere meglio le superfici, e mantiene visibili i tratti distintivi del soggetto che si vuole riprodurre in fotografia. 

A volte bastano piccoli trucchi per ottenere quanto desiderato. Un telo bianco ai piedi del soggetto, una parete chiara posta sul fianco di ciò che vogliamo fotografare... Sta al fotografo identificare la sorgente luminosa più confacente allo scopo che desidera ottenere. 

Se poi, proprio non si ha nulla per poter dominare la luce, allora è possibile aggirare il problema sfruttandola a proprio vantaggio, come nella foto qui a fianco, dove non potendo illuminare la palafitta come desideravo, ho preferito mostrarne solo la silhouette, facendo sì che fosse il cielo a dare colore all'immagine, e non il soggetto.




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martedì 28 luglio 2015

Sai di esserti incasinato la vita quando...

Glauco Silvestri
Sai di esserti incasinato la vita quando tutto il tuo mondo finisce in merda e l’unica persona con cui puoi parlare è il tuo system agent software.

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lunedì 27 luglio 2015

Jurassic Park - #Recensione #Film

Glauco Silvestri
Lessi il libro in tempi non sospetti, una edizione Garzanti che passò quasi inosservata - all'epoca non c'era internet - se non agli appassionati del genere (n.d.r. Seguivo Crichton dai tempi di Andromeda). Poi arrivò il film come un fulmine a ciel sereno - all'epoca non c'era internet - e le vendite del libro schizzarono oltre ogni immaginazione. Per lo meno questo è il mio ricordo, magari non preciso, magari erroneo, ma è quanto registrai all'epoca. Ricordo che lessi il libro in un paio di giorni, lo divorai... Una cosa del genere mi era capitata solo con Il Signore degli Anelli, che terminai in cinque giorni circa. Ricordo anche che quando andai a vedere il film, alla prima qui a Bologna, fui letteralmente schiacciato contro le porte del cinema dalla folla che spingeva alle mie spalle. Le maschere dovettero aprire in anticipo, fu caos totale per i biglietti, ma una volta in sala, ecco che scese un religioso silenzio in attesa di...

Il film, per quanto perfetto, mi diede un millesimo di ciò che il libro seppe donarmi. Però l'emozione fu comunque davvero incredibilmente e assolutamente forte. Ho visto di recente Jurassic World e, no, non capisco proprio chi lo ha accolto come un capolavoro. No, proprio no. Non è minimamente paragonabile al primo film della saga. Scene come quella in cui Ellie si alza in piedi nella Jeep con la bocca spalancata dalla sorpresa, o l'occhio del Velociraptor che fissa l'inserviente attraverso le sbarre della gabbia, in attesa del momento propizio per papparselo... Sono immagini indelebili.
Il primo film non aveva bisogno di 'più denti', come si ripete spesso nel quarto film della saga. Il primo film non aveva bisogno di espedienti quali i due ragazzi che si perdono perché nessuno è veramente interessato alla loro incolumità. Il primo film non ha bisogno di un eroe a cavallo di una moto che corre in mezzo a velociraptor a caccia. Il primo film è puro. Il nonno ama i suoi nipoti. Il disastro è scatenato dal troppo entusiasmo di Hammond, e dall'avidità di un sistemista obeso che non ha fatto bene i suoi calcoli. Non c'è l'esercito che complotta alle spalle di chissà chi. E' tutto puro, semplice, paradossalmente credibile. Ed è meraviglioso... Nonostante Hammond ribadisca spessissimo che 'qui non si bada a spese', ma poi è lui stesso che scatena i problemi quando si scopre che non paga a sufficienza alcuni suoi dipendenti.

Gli interpreti sono davvero azzeccati. Goldblum calza perfettamente i panni dello scienziato appassionato dal caos, i due paleontologi hanno spessore. Lui odia la tecnologia e i bambini, lei invece è sportiva e vuole una famiglia. Hammond sembra Babbo Natale per la sua innocenza. La sua figura è quella del venditore di sogni, e suo malgrado diventa un venditore di incubi. I sentimenti umani, le passioni, sono al centro della pellicola, non gli effetti speciali. E' per questo che il film è inarrivabile.

Lo consiglio, assolutamente.


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domenica 26 luglio 2015

Anche i #gattini leggono i miei #ebook

Glauco Silvestri
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sabato 25 luglio 2015

The Last Starfighter - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
L'aver letto questo articolo, ove si annuncia una nuova serie TV di fantascienza basata sulla trama di Giochi Stellari, mi son detto: Ma io ce l'ho questo film in casa! E me lo sono riguardato, e sottolineo, volentieri.

La storia ci racconta le avventure di Alex, che vive in una cittadina di periferia, in una roulotte. Si tratta di un giovane molto gentile con i suoi vicini, sempre pronto a dare una mano, è amato e ben voluto, ma Alex sogna qualcosa di più, e non vede l'ora di andare al college, un college importante, per lasciare il paese e iniziare davvero a vivere. L'unico sfogo è il videogame del bar, The Last Starfighter, ove lui detiene il record assoluto, ma che non è riuscito ancora a completare.
Accade una sera, mentre la sua ragazza è al lago con gli amici, mentre lui non è potuto andare perché doveva aiutare a sistemare l'antenna TV di una vicina. Si mette al videogame, e inizia una partita. Pian piano si raduna tutta la comunità attorno a lui, supera livello su livello, e distrugge tutte le armate di Kodan, e la nave ammiraglia di Xsur.
Quando tutti si allontanano, dopo i festeggiamenti, arriva un'auto misteriosa. A bordo c'è un uomo che dice di aver inventato lui il gioco, e che vorrebbe conoscere il ragazzo che ha battuto il record... In pochi istanti Alex si trova nello spazio, al suo posto un simuloide farà in modo che sulla Terra nessuno si accorga della sua scomparsa, mentre la star-car si avvia verso la frontiera, e la base segreta degli Starfighter.

Trama semplice, filmetto simpatico, e comunque interessante. La CGI è ormai attempata, ma ci si può chiudere un occhio perché comunque fu realizzata con molta cura, e di conseguenza, seppur vecchia, non fa storcere troppo il naso. Le vicende di Alex sono divertenti, e allo stesso tempo incuriosiscono. E' bello immaginare che il videogame sia una sorta di addestramento, di sistema di reclutamento. Così come sono interessanti i contesti emotivi della vicenda. Dal co-pilota che ha perso la famiglia, ora divenuta schiava di Xsur, allo stesso Alex che trova difficoltoso spiegare come sia la sua vita a degli alieni.
Più che la parte fantascientifica, ciò che apprezzo del film è il messaggio esplicito che se ne ottiene. Se uno pensa che non ce la può fare, allora non ce la fa. Se uno pensa di essere una persona mediocre, allora sarà una persona mediocre. E' nella volontà individuale che si forma il carattere, e che si creano le opportunità.
Ovvio che essere i migliori ai videogame, nel mondo reale, non ci renderà eroi dello spazio... Ma magari, da adulti, potrebbe fornire un ottimo addestramento al problem-solving, e al no-panic, cosine davvero utili nella vita, non credete pure voi.

Divertente, piacevole, anche se è del 1984. Lo consiglio.


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venerdì 24 luglio 2015

La Rosa di Fuoco

Glauco Silvestri
Domenica faceva caldo a Ferrara, molto caldo, quasi come se il calore provenisse direttamente da Palazzo dei Diamanti, ove era ospitata la mostra La Rosa di Fuoco... In stanze refrigerate al punto da far venire capogiri a chiunque tentasse di entrare dal bollore estivo esterno al palazzo.

Una ricostruzione artistica della Sagrada Familia
Il 19 di questo mese era l'ultimo giorno disponibile per andarla a visitare. Barcellona era al centro della mostra, e il periodo storico preso in esame è quello di fine ottocento, e i primi del novecento. Barcellona aveva ospitato l'Expò (ehm, l'Esposizione Internazionale) del 1888. I nomi che fungono da richiamo sono Gaudì e Picasso, che per una volta non sono solo esche, ma anche presenze interessanti.
Una bozza della Sagrada Familia
Del noto architetto troviamo una sala interamente a lui dedicata, con una costruzione centrale da osservare attraverso uno specchio, che ci mostra l'idea che l'artista sviluppò per progettare la Sagrada Famìlia.
Questa costruzione è circondata fotografie, e opere pittoriche, dedicate ad altri lavori famosi di Gaudi. Non manca un breve filmato, una carrellata di immagini, ove è possibile studiare da vicino ogni edificio, ogni dettaglio, ogni costruzione originale.

Picasso è più presente. Si mostra sin dall'inizio, per poi comparire di tanto in tanto nelle varie sale del palazzo, raccontandoci i suoi periodi artistici, se non anche emotivi, e allo stesso tempo l'evolversi dell'arte spagnola in questa città che molto aveva da spartire con Parigi, per lo meno dal punto di vista artistico.
Ciò che spicca, comunque, sono i quadri dei Modernisti, uno stile che richiama il Realismo, ma che lo propone in una visione moderna, concentrata sul ceto medio, istruito, e non solo. Una forma d'arte che non teme di mostrare il brutto di una società in pieno fermento. Capace di ritrarre donne còlte, e colte mentre leggono un saggio, o si riposano su un divano dopo una lunga lettura. Una forma d'arte che però ce le mostra anche quando soffrono per via della morfina, o in attimi di vita quotidiana, mentre prendono un tè, o attendono che il proprio uomo rientri a casa dopo la giornata di lavoro.

Non si dimentica neppure la 'Settimana Tragica' che, nel 1909, placò il fermento artistico e rivoluzionario di Barcellona. Un gesto violento, a cui seguì una crisi inimmaginabile, dovuta alle sconfitte, alla perdita di colonie dall'altro lato dell'oceano, e a una ricaduta brusca su una realtà triste e carica di sofferenza. Sofferenza che viene riprodotta da tutti gli artisti di quel periodo, che paiono dimenticare improvvisamente le scene, per certi versi bucoliche e moderne, che sino a pochi anni prima focalizzavano tutta la loro attenzione.
I nomi più interessanti, a mio parere, sono Casas, Rusinol e Camarasa. Non sono gli unici ad affiancare i due altisonanti richiami della mostra, ma di sicuro quelli che propongono le opere che più si avvicinano al mio gusto. Il richiamo alla Belle Epoque parigina, al mondo bohémien, è evidente, non per questo meno efficace. Hanno fascino anche le locandine, tutte dipinte da artisti dell'epoca, molto coinvolgenti, graficamente attraenti, e interessanti.
Non mancano fotografie e cartoline della Barcellona nei giorni della 'Settimana Tragica'.

In conclusione, una mostra interessante, diversa dal solito, dove ho scoperto artisti a me completamente ignoti prima di domenica scorsa.

Qui di seguito una breve video introduttiva della mostra:







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giovedì 23 luglio 2015

Orfani 3 e 4 - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Gli ultimi due volumi della prima stagione di Orfani vanno affrontati assieme, perché la deriva di questa saga - lo ammetto - mi ha un po' spiazzato. Dodici episodi, tre per libro. Vediamo di ricapitolare, per poi proseguire con la recensione dei due ultimi libri.

Nel primo volume la Terra viene colpita duramente da una razza aliena. Il pianeta sta morendo, e gli esseri umani hanno subito un duro colpo, l'intera Europa è distrutta. Si salvano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l'Africa, l'Australia. Tra i sopravvissuti europei vengono raccolti diversi ragazzini, questi sono suddivisi in squadre da cinque persone, e per qualche oscuro motivo, vengono addestrati alla guerra. Si definiscono Orfani. Hanno perso tutto. Hanno perso la famiglia. L'esercito gli dà l'occasione per vendicarsi di quanto accaduto, ma soprattutto, dà loro una nuova famiglia. 
I nostri cinque (Jonas, Juno, Sam, Ringo, e Raul) sono ragazzi speciali, fanno gruppo sin dal primo momento, nonostante siano molto diversi l'uno dall'altro. L'addestramento è duro, i loro fisici vengono potenziati chimicamente, e psicologicamente. Nel frattempo viene identificato il pianeta nemico, e tre astronavi partono per scatenare l'inferno.
Nel secondo volume siamo nel bel mezzo della guerra... Una guerra che però si rivela troppo facile da vincere. Nascono i primi dubbi. Nascono i primi attriti tra i cinque ragazzi, i caratteri sono troppo divergenti. E nascono i primi amori, forse anch'essi causa di gelosie, e di rottura tra i maschi alfa.

Il terzo volume, Verità, è il fulmine a ciel sereno. E per la terza volta la saga viene scossa da un cambio di rotta brutale. Si scopre che l'attacco alieno è stata una finzione. Che la distruzione dell'Europa, e forse del mondo intero, visti i cataclismi climatici avvenuti in seguito, non è avvenuta per causa di alieni, bensì umane... Un esperimento andato storto, il collaudo del primo motore EPR, e per evitare la rivolta, e un destino che avrebbe condotto all'estinzione certa, si è creata una montatura incredibilmente complessa per dare speranza, e colonizzare un pianeta abitabile. Lo shock è tale che i cinque orfani si separano, alcuni seguono le intenzioni del governo, di dare speranza alle popolazioni, altri vogliono che la verità salti fuori...

Quarto volume, Vincitori e Vinti. Altro fulmine a ciel sereno. Gli orfani si ammazzano tra loro. La verità salta a galla, ma l'effetto è tutt'altro che quello sperato... Il governo mondiale diventa ancora più forte, per quanto i ribelli tentino ancora di destabilizzare tutto quanto... 

I disegni sono davvero ben realizzati. La vicenda è intrigante, anche se sviluppata un pochino troppo velocemente. I personaggi son scolpiti col machete in base al carattere che devono mostrare. Sono marionette ben costruite, ma pure sempre marionette. Giusto Ringo sembra possedere qualche sfumatura in più, anche se la dimostra solo in certe scene. Cadono i personaggi più interessanti, a mio parere. Sam e Juno meritavano maggiore spazio. Jonas è invece quello peggio costruito. Raul è pressoché una comparsa. 
Come ho detto, tutto avviene molto velocemente, del resto doveva essere una miniserie, ma poi si amplifica in tre stagioni, di cui la seconda è in corso, ed è ambientata 20 anni avanti rispetto all'oggi dei primi dodici numeri. Domanda: Ma il mondo non stava finendo? Non dovevano emigrare sul nuovo pianeta? Boh! Ai posteri l'ardua sentenza.
In entrambi i volumi c'è un piccolo colpo di scena. Una frase di Juno che poi non si traduce nella pratica poche tavole più avanti, e un tradimento inimmaginabile di Ringo nei confronti della sua Sam, ma del resto era prevedibile che come gli Highlander, degli Orfani ne rimarrà solo uno!
Devo ancora leggere la seconda 'stagione', e spero che il progetto di Recchioni si mantenga solido (visto poi che prevede una terza 'stagione'), ma in questo momento, senza informazioni, mi pare un tentativo di allungare il brodo. Del resto questo comics ha una trama che a mio parere corre troppo. Nei volumi si legge dell'enorme studio di caratterizzazione grafica dei personaggi, delle ambientazioni, del colore... Molto bene, ma ci si è persi lo spessore dei personaggi, per me cosa fondamentale, tanto che questi agiscono a bacchetta in base a ciò per cui erano predestinati, e tutto avviene in modo intuibile a priori, senza troppe sorprese. 
Insomma... Il target di questo fumetto non è sicuramente l'adulto esigente, però diverte, ed è ben realizzato, per cui lo promuovo (con riserva...).


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mercoledì 22 luglio 2015

La giusta Inquadratura (parte 2) - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Nella prima parte di questo articolo abbiamo affrontato il problema dell'inquadratura studiando le principali teorie, o tecniche, legate alla regola aurea e alla regola dei terzi. Per quanto queste tecniche siano fondamentali per poter realizzare una bella immagine, manca ancora qualcosa affinché essa sia anche significativa.
Una immagine priva di significato, per quanto ben fatta, non sarà mai una bella foto.
E' quindi importante, per qualche minuto, dimenticare le regole che abbiamo studiato, e concentrarci invece su ciò che vogliamo fotografare.

La prima riflessione da compiere al momento dello scatto è: A chi mi rivolgo? 

Appare strano ma questa domanda è spesso trascurata, eppure ogni foto viene fatta per 'parlare' con qualcuno. Le foto di famiglia sono principalmente foto ricordo, per cui sono rivolte a noi stessi, o ad altri membri della famiglia. Esse vanno quindi incentrate sul ricordo che si vuole trasmettere, il compleanno, un bacio, un momento importante. La foto qui a fianco è un esempio perfetto di quanto sto dicendo. E' stata scattata col cellulare. In post produzione ho semplicemente aumentato il contrasto per rendere più evidenti le ombre.

La seconda riflessione da compiere prima di scattare la foto è: Che messaggio voglio dare? 

Dalla risposta a questa domanda può cambiare completamente il taglio della fotografia che andremo a realizzare. Appare ovvio che il messaggio non deve ridursi a un banale 'guarda che bello che è!'.  La foto che vi propongo come esempio è stata scattata a Venezia. In stazione ho avuto l'occasione di ammirare l'Orient Express, e di cogliere l'attimo in cui due passeggeri, vestiti alla moda degli anni trenta, mentre chiedevano informazioni al personale di servizio del treno. 
 Per amplificare l'effetto amarcord ho voluto che la foto fosse in bianco e nero. In post produzione ho aggiunto un lieve effetto di vignettatura (si nota in alto a sinistra, sotto il mio logo), e ho aumentato leggermente il contrasto per enfatizzare il gioco di luci e ombre. Avevo pensato anche a un effetto seppia, ma alla fine ho preferito rimanere sul classico.

Osservando le due foto qui sopra giungiamo al terzo fattore: Creare una cornice naturale.

Si tratta di un trucco che regala profondità alle foto molto ampie, ai paesaggi, ma anche alle immagini che necessitano di prospettiva. Nella foto del bacio ho sfruttato il verde che cresceva ai margini del sentiero, nella foto del treno ho agito artificialmente applicando un po' di vignettatura sui bordi. Ma è nel tramonto qui a fianco che rendo meglio l'idea. Sono sufficienti i rami dell'albero che cadono sulla destra e la foto acquista una profondità che altrimenti, a causa del controsole, non sarebbero stati possibili.

Non abbiate paura di avvicinarvi al soggetto. E quando non è possibile, usate un teleobiettivo.

Quest'ultima soluzione permette di non disturbare il soggetto, ed è molto efficace nelle foto naturalistiche. Il concetto di 'avvicinarsi al soggetto' va letto come l'eliminazione di ogni sfondo che possa distrarre, e allo stesso tempo avere l'immagine del soggetto più nitida. 
Bisogna mostrare la scena quel tanto che basta per renderla chiara ed interessante.
Mai esagerare con gli ampi spazi, che finiscono per mettere in secondo piano ciò che veramente vogliamo mettere in mostra. La foto qui a fianco ne è un esempio calzante. Avrei potuto fotografare l'intera Gilera, ciò avrebbe mostrato il mezzo ma non avrebbe trasmesso il concetto di mito. Un dettaglio, il parafanghi con lo stemma posto a bandiera, la forcella, il faro anteriore, dànno carattere al soggetto, e ne trasmettono meglio il significato.

Scattare la foto ad altezza del soggetto.

Uno degli errori più comuni, quando si scatta una foto a soggetti piccoli, è quello di riprenderli dall'alto. Se di principio questo non è un vero problema, al lato pratico lo diventa perché le inquadrature diventano tutte uguali, e tutte finiscono per svilire il soggetto. 
La cosa migliore è mettersi alla medesima altezza dell'oggetto che vogliamo ritrarre.
Prima di fare la foto, il soggetto va osservato da ogni punto di vista, bisogna scegliere il suo 'lato migliore' (n.d.r. quello più fotogenico) e scattare. 
La foto che vi propongo mostra un campo fiorito. Volevo trasmetterne la vastità, e allo stesso tempo volevo concentrarmi sulle tipologie di fiori che lo componevano. Se avessi scattato la foto dall'alto avrei ottenuto una immagine colorata, ampia, ma priva di un vero soggetto. L'occhio dell'osservatore non avrebbe compreso il messaggio che volevo trasmettere con questo scatto. Portandomi all'altezza dei miei soggetti, ovvero le margherite, ho ottenuto un punto di vista alternativo, e più attraente.

Inserisci delle presenze umane nell'inquadratura.

E' un consiglio che va seguito o meno in base al contesto. Se vogliamo catturare un paesaggio ma temiamo che esso, da solo, non basti a trasmettere quando vediamo a occhio nudo, l'inserimento di una componente umana può fare la differenza. 
Vanno evitate le pose plastiche tipiche da 'foto delle vacanze'.
Fate fare qualcosa al vostro elemento umano. Qualunque cosa va bene, dal compiere un salto, allargare le braccia, fissare meravigliati un dettaglio di ciò che volete fotografare... va bene tutto, basta che abbia a che fare col contesto, e col messaggio che si desidera trasmettere.
Questa strategia rende la foto più dinamica, vivace, interessante. E' importante che la presenza aggiunta non vada però a interferire con il vero soggetto della foto. Deve essere un veicolo per portare l'attenzione su ciò che vogliamo ritrarre, e non ciò che vogliamo ritrarre.

Nella foto qui a fianco volevo mostrare un dei tanti piccoli ponticelli ad arco che scavalcano i canali veneziani. L'angolo da me scelto era molto suggestivo, ma mancava qualcosa. Il caso (n.d.r. Anche l'elemento fortuito è un fattore determinante nella riuscita di una foto) ha voluto che nelle vicinanze del ponte ci fosse un localino, e che uno dei clienti fosse un Biker. Tenendomi defilato, ho atteso pazientemente che il motociclista si girasse per osservare il ponte, e quando si è verificato l'evento, ho scattato la foto. 
Come potete notare, l'inquadratura così costruita conduce l'osservatore a puntare inizialmente lo sguardo sulla vistosa giacca di pelle del motociclista, e poi lo induce a spostare lo sguardo verso ciò che il motociclista osserva, ovvero il mio soggetto, il ponte.



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martedì 21 luglio 2015

Non è finita finché...

Glauco Silvestri
«Non è finita finché non è finita. E non è ancora finita.»

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lunedì 20 luglio 2015

Apollo 13 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dite ciò che volete... Ma per me Apollo 13 è un film intramontabile, il perfetto connubio tra 'fantascienza' e realtà, e pure storia.

La vicenda è nota. Gli USA hanno vinto la gara per lo spazio, sono giunti sulla luna, Armstrong ha pronunciato la sua più famosa frase, ma la missione Apollo non è ancora conclusa. I media sono ormai annoiati dai voli spaziali, la gente non li guarda neppure più in televisione, e qualcuno si chiede perché continuare... Lovell rispose a questa domanda con un'altra domanda: Se dopo Colombo, gli europei non fossero più venuti in America, noi dove saremmo?
E' l'11 aprile 1970. Apollo 13 sta decollando. A bordo ci sono Lovell, Haise, e Swigert, quest'ultimo subentrato all'ultimo minuto al collega Mattingly per motivi di malattia. Il decollo procede regolarmente. Un motore dà qualche noia ma la capsula arriva in orbita senza problemi. Il LEM viene estratto dal suo guscio, tutto va a meraviglia. Poi una forte esplosione. Qualche istante più tardi la capsula comincia a fluttuare nello spazio incontrollata. Tutti gli allarmi suonano. I sistemi vanno in blocco... Gli astronauti, e alla sala comando NASA sulla Terra, sono tutti nel panico.
Nessuno capisce cosa sia successo, ma pian piano la situazione viene portata a uno stadio di sicurezza. Solo che non c'è più energia. La nave ha perso molto ossigeno, e le pile a combustibile non sono più sufficienti a mandare avanti la missione. Tornare indietro, però, è impossibile, per cui i tre astronauti, passati sul LEM per usarlo come scialuppa di salvataggio, son costretti ad andare fino alla luna, girarci attorno, e tornare sulla Terra, affrontando di volta in volta delle difficoltà impreviste, e imprevedibili

Una storia come questa potrebbe essere il risultato di un ottimo sceneggiatore, eppure è realtà. Hanks, Bacon, Harris, l'intero cast del film ha dovuto solo leggere libri di storia per raccontare questa terribile avventura. Il film è perfetto. Nessuna sbavatura. Gli effetti speciali sono credibilissimi, le ambientazioni sono precise al dettaglio. Gli attori sembrano davvero vivere quei momenti di terrore. Io... c'è poco da commentare, adoro questo film, sta sicuramente nella metà alta della mia personale top ten. 

Lo consiglio.

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domenica 19 luglio 2015

#ebook fatti con amore e dedizione

Glauco Silvestri
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venerdì 17 luglio 2015

Battaglia Nr.3: Muro di Piombo - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che Battaglia mi spiazza. Ogni numero è una storia a sé, il filo conduttore è flebile, il personaggio è interessante, ma le vicende son sempre raccontate in modo tale che ti scappano dalla punta delle dita.

Muro di Piombo si legge in pochi minuti. E' tutta azione, animazione, pochissimi dialoghi. Il disegno è ancora una volta miminalista. Pochi tratti ricostruiscono il personaggio. Le vicende si svolgono velocemente, non c'è neppure tempo di pensare, di capire. E' tutto molto lasciato all'intuizione.

Qui parliamo di Ustica. C'è un bel resoconto, in prefazione, delle misteriosi morti conseguite alle indagini della strage accaduta nel 1980. Ovviamente non è il vampiro a causare l'incidente, anche se alla fine, è la sua presenza a provocarlo. Mi contraddico? Tutt'altro. Si tratta di politica. Battaglia conosce troppo della storia italiana. E' invischiato in molti eventi che hanno segnato il nostro paese, e qualcuno vorrebbe farlo sparire. Ma come si fa a far sparire un'immortale? Magari facendolo a pezzi con un missile?
Il resto lo lascio alla vostra intuizione... O forse no! Battaglia sopravvive, si vendica, e taglia i ponti col passato.

Trama quasi inesistente, potrebbe essere scritta su un post-it. Sono i disegni, davvero dinamici, a creare il fumetto. Per quanto il dettaglio non sia di casa, il moto, la violenza, la dinamica, sono tutti rappresentati in maniera magistrale. E' davvero un bel vedere. 

Certo... Si sente la mancanza di una storia da raccontare, la sceneggiatura è quasi una scenografia. Però i temi toccati incuriosiscono, e alla fine questo fumetto si compra, e si legge, volentieri.



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giovedì 16 luglio 2015

Orfani 2: Bugie - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Ho voluto dare fiducia al prodotto di Roberto Recchioni. Il secondo volume prodotto da Bao sulla prima stagione della saga Bonelli, ovvero Orfani 2: Bugie, si presenta più interessante rispetto al primo capitolo. Come viene raccontato all'interno dei contenuti speciali, lo studio dei personaggi è stato fondamentale per questa saga. Il problema più grosso è rendere riconoscibili i personaggi principali, visto che son disegnati da diversi fumettisti, e per di più vengono ripresi sia da bambini, sia da adulti.
Per fare ciò si sono concentrati sul loro ruolo, su dati salienti, e soprattutto sulla loro indole. Già nel primo fumetto avevo notato che si trattava di characters tagliati col coltello, molto schematici e costruiti su una psicologia precisa (il soldato, il duro, il ribelle, il solitario, eccetera eccetera), e che ciò rendeva meno matura la serie perché priva di sfumature.
Qui il problema persiste, per lo meno ci viene spiegato il motivo di questa scelta, e soprattutto la trama acquisisce sufficiente spessore per concedere un po' di disattenzione su quanto detto sopra.
Già! Perché in questo volume si scopre la verità sugli alieni, si scopre la verità sugli esperimenti dei militari, si scopre la verità sulla guerra... E soprattutto, tutte le certezze crollano come un castello di carte. C'è molta carne al fuoco, alcuni personaggi vengono sacrificati, altri mostrano il loro lato oscuro. Il tradimento, più che la bugia, è la chiave di volta di tutta questa faccenda.

E finalmente viene data risposta a una domanda che mi pareva fondamentale per promuovere, o no, la saga: Perché gli alieni hanno attaccato la Terra, devastata l'intera Europa con un solo colpo, e poi hanno smesso di attaccare?

Ovviamente, nel fumetto nessuno si pone questa domanda, ma le risposte giungono quasi subito, e così l'intrigo si infittisce. Non svelo nulla, per non rovinare la sorpresa a chi fosse intenzionato a leggere la saga e non avesse mai preso la serie regolare in edizione Bonelli, ma ce ne sarebbe da dire in proposito...

In pratica: Molto meglio del primo!



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mercoledì 15 luglio 2015

La giusta Inquadratura (parte 1) - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Una premessa è obbligatoria prima di affrontare l'argomento: Non esistono regole per ottenere l'inquadratura perfetta. Quanto segue in questo articolo è in verità una serie di consigli che possono venire a vantaggio del fotografo alle prime armi, per allargare il proprio orizzonte, e vedere i soggetti in modo nuovo. In pratica è una serie di consigli utili per evitare il click compulsivo, per spingere a una maggiore scelta ponderata su come ritrarre il soggetto che si desidera.
La giusta inquadratura è quella che cattura l'attenzione dell'osservatore, e che lo spinge a contemplare ogni dettaglio dell'immagine che ha di fronte.

Si tratta di un concetto facile a dirsi, ma non altrettanto facile a farsi. Il trucco, a mio parere, è quello di evitare immagini statiche, bisogna ottenere delle fotografie che convincano l'occhio umano a seguire dei percorsi voluti (n.d.r. dal fotografo), così che si abbia maggiore soddisfazione nell'osservare il soggetto catturato nella fotografia.
Parlo arabo? Andiamo nel dettaglio e passiamo direttamente alla pratica.
La regola dei Terzi.  
Tutte le reflex, oggi, hanno la possibilità di dividere il display con una griglia. Questa griglia è composta da due rette verticali e due orizzontali. Se vi foste chiesti il motivo di tale suddivisione, e soprattutto lo scopo di questa griglia, ecco qui di seguito la risposta. 
L'istinto porta il fotografo inesperto a mettere il soggetto al centro della fotografia. Ciò crea una immagine piatta e priva di movimento. La regola dei terzi ci aiuta ad evitare questo problema. 
Disponendo il soggetto su uno degli assi immaginari che abbiamo descritto poc'anzi, la foto acquista una dinamica molto differente.
L'inquadratura acquista maggiore vivacità perché l'osservatore è costretto, per giungere al soggetto, a muovere lo sguardo dal centro dell'immagine verso il nostro soggetto. La foto che segue ne è un esempio tipico. Nell'immagine è presente una pittrice che studia il proprio soggetto. E' seduta di fronte a una chiesa, lo si comprende dalla scalinata, dal piazzale, dai piccioni che sembrano guardare la donna a loro volta. Questa immagine acquista dinamismo proprio grazie ai dettagli secondari, che in uno scatto ove la pittrice fosse al centro dell'inquadratura, non sarebbe esistito.
Il punto di messa a fuoco ideale, seguendo la regola dei terzi, è l'intersezione degli assi che compongono la griglia... Ovviamente va scelto l'incrocio che va a sovrapporsi al soggetto principale dell'immagine che vogliamo costruire.

La sezione aurea.
Andiamo a complicare il concetto visto qui sopra. Parliamo di Fibonacci. Durante il Rinascimento si diffuse la consapevolezza che il numero aureo di Fibonacci (1,618033) corrispondesse a un rapporto tra dimensioni che appare molto spesso in natura (come le proporzioni tra gli arti di molti esseri viventi). Molti artisti ne fecero uso nella composizione dei loro quadri, delle opere architettoniche, delle statue e così via... Il fatto è che le opere che seguivano questa regola apparivano particolarmente piacevoli all'occhio umano.

Seguendo la sezione aurea, la griglia dei terzi vista sopra cambia leggermente. Le due rette verticali si avvicinano tra loro, e si avvicinano al centro (n.d.r. se la prima e la terza colonna misurano 1, la seconda misura 0.618). Nella foto col gabbiano, qui a fianco, risulta evidente quanto scritto sopra. Il soggetto è decentrato, ma molto meno rispetto a quanto visto in precedenza con la regola dei terzi. Anche in questo caso il punto di messa a fuoco dovrebbe essere nell'intersezione tra gli assi che incrociano sul soggetto che vogliamo fotografare.

Il Triangolo.
Continuiamo ad applicare la sezione aurea, però con una geometria differente. Qui abbiamo la diagonale del fotogramma, che viene intersecato da una retta perpendicolare a essa, la quale termina nello spigolo opposto del fotogramma stesso. E' più complicato spiegarlo che mostrarlo nell'immagine a fianco. 
Questo tipo di tecnica limita le inquadrature possibili, ma crea molto dinamismo nell'immagine, e in particolare, dona a loro una profondità virtuale che altrimenti sarebbe difficile da ottenere.

La foto del gondoliere mette in pratica quanto spiegato sopra. In questo caso dovete immaginare un triangolo rovesciato rispetto a quello mostrato poco fa. La retta perpendicolare, infatti, parte dallo spigolo in alto del fotogramma, così che il punto di fuoco cada proprio sul gondoliere.
La peculiarità di questo tipo di inquadrature è, come già accennato, legata al fatto che crea movimento. L'occhio è istintivamente portato a guardare dallo spigolo in basso sinistra verso lo spigolo in alto a destra. L'immagine non viene guardata nel suo insieme, bensì viene guardata gradualmente, secondo una logica che va a ripercorrere il moto della barca.

La Spirale.
Siamo ancora legati a Fibonacci e alla sua regola aurea. La spirale è probabilmente una tecnica molto difficile da applicare, specie se non si ha esperienza. Va premesso che non è necessario seguire la curva in modo preciso, è sufficiente esservi fedele quel tanto che basta per ottenere una certa armonia dell'immagine. La spirale si ottiene suddividendo l'immagine in rettangoli aurei, ovvero: prima si divide l'immagine a metà. Poi una delle due metà va divisa a metà, poi una delle metà va divisa a metà... e così via. Il punto di messa a fuoco dovrà essere l'origine della spirale
Questa tecnica viene molto utile quando nell'inquadratura sono presenti più soggetti e si vuole che l'osservatore sia catalizzato solo da quello che a noi interessa maggiormente. Il trucco sta nel disporre il più possibile i soggetti secondari lungo la spirale, e quello principale nel punto di fuoco. In questo modo l'occhio seguirà la scia di soggetti secondari fino a giungere dove vogliamo noi, e percepirà l'immagine come un qualcosa di speciale.
La fotografia qui a fianco tenta di seguire questo metodo di inquadratura. La spirare parte in basso a sinistra, dov'è presente il mio logo. Sale sfiorando la persona in primo piano, che però è fuori fuoco, poi curva seguendo il lato superiore della foto per raggiungere il gruppo di ragazze, quindi discende verso il ragazzo vestito di bianco che guarda il cielo come se stesse pregando. Il punto di fuoco, il centro della spirale, è il volto del ragazzo.

Mi rendo conto che, affrontate in astratto, tutte queste tecniche possono risultare difficili da applicare. In realtà la difficoltà nasce solamente dall'abitudine con cui siamo abituati a guardare le cose. I nostri occhi tendono a regalare poca attenzione agli oggetti che ci circondano ed è per questo che nella nostra lingua esiste una distinzione notevole tra guardare e osservare
Il fotografo deve imparare a osservare. Il resto viene da sé. 
Come scoprì Fibonacci, la regola aurea è un rapporto matematico che porta una composizione ad essere piacevole alla vista umana. Se non ci si lascia trasportare dalla foga del momento, osservando bene il soggetto, studiando bene il contesto in cui si trova, si dovrebbe riuscire ad applicare istintivamente le regole sopra indicate. Ci vuole allenamento, tanta pratica, ma i risultati dovrebbero arrivare.



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martedì 14 luglio 2015

Uscire di casa

Glauco Silvestri
«Uscire di casa è altamente sopravvalutato.»

Player One (Ernest Cline)
Evidenziazione Pos. 6295-96


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lunedì 13 luglio 2015

L'uomo di Marte - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Ormai è un po' di tempo che il trailer di The Martian imperversa in rete, ed è più di un anno che L'uomo di Marte raccoglie consensi in tutto il mondo. Ecco... Diciamolo subito, così ci togliamo il dente: Non è un capolavoro. Però è divertente, si legge volentieri, e visto chi l'ha scritto - per quanto sia al suo primo libro in assoluto - accontenta pure quelli come me che pretendono una certa (ok, elevata) coerenza scientifica.

La trama: Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Missione Ares 3. Solo che il suo momento di gloria è breve. Una tempesta costringe l'equipaggio di Ares 3 ad abbandonare il pianeta, e lui viene travolto da dei detriti mentre tenta di raggiungere la navetta (il MAV) che l'avrebbe portato al sicuro, in orbita, sulla nave spaziale Hermes. I suoi compagni, credendolo morto, fanno rotta verso la Terra. Ma Mark non è morto...

Mark Watney è una sorta di McGyver del futuro. Un biologo con esperienze di meccanica, di fisica, e di fai da te. L'intero libro è una serie di sequenze del tipo problemi-rischiodellavita-soluzione. L'astronauta deve stare più di un anno sulla superficie di Marte. Ha con sé provviste per qualche mese, e così trova il modo di coltivare patate. Ha la radio rotta, ma riesce a recuperare il Pathfinder e a parlare con la Terra. Eccetera eccetera eccetera. Fino al momento in cui si dovrà salvarlo, questo astronauta... Ma ciò non cambia la sequenza di episodi, sempre basati su problemi-rischiodellavita-soluzione. Se in questa descrizione vedete una probabile noia, devo dire che non accade. Il personaggio è brillante, la narrazione è amichevole, le spiegazioni scientifiche sono date in modo maccheronico, così che si possano comprendere anche se non si è addetti ai lavori. Nell'insieme non ci si può davvero lamentare, e alla fine della lettura si è soddisfatti. Finale un po' frettoloso, per certi versi, ma che chiude il cerchio.
Per come è scritto, credo che il film verrà davvero bene. Non dico che sia una sceneggiatura, ma poco ci manca. Le descrizioni sono sufficienti a dare spessore, ma non vanno mai troppo nel dettaglio. Tutto rimane sempre su un piano di sufficienza tale che porta il lettore a non fare domande, e neppure a desiderare un approfondimento.

Come svago, è un buon libro. Lo consiglio.




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