giovedì 30 aprile 2015

Dimentica il mio Nome - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Chissà se, al momento in cui leggerete questo post, Zerocalcare avrà vinto il premio Strega? In questo istante, quello in cui sto scrivendo, lui è nei primi 12 posti. Poi la programmazione del blog mi ha offerto un buco libero solo per il 30 di Aprile, per cui voi, che leggerete solo quel giorno quanto ho da dire sul fumetto, saprete già cosa avrà decretato la giuria del noto premio letterario.

Va be', noi andiamo per la nostra strada, che Zerocalcare non ha certo bisogno dello Strega per 'essere scoperto'. Sappiamo tutti quanto valga il suo talento, e quanto bravo sia nel suo lavoro. Quindi... eccoci qui a parlare della sua ultima fatica.

Dimentica il mio Nome affronta nuovamente un problema personale dell'autore, ovvero la morte di sua nonna. La donna che lo aveva allevato quando da piccolo era andato in fissa col fatto che i genitori non gli volessero bene, e complottassero la sua prematura morte, la donna che aveva sempre un cioccolatino da offrirgli, che lo portava sempre allo zoo, e che gli aveva promesso che se ne sarebbe andata solo quando lui sarebbe divenuto un uomo. E così, incapace di comprendere, affrontare, questo terribile evento Zero si concentra sui dettagli. Assieme a Secco si occupa di recuperare l'anello di famiglia, gelosamente custodito da sua nonna, e che la famiglia vuole mettere al dito della deceduta prima di darle l'ultimo saluto. Zero si reca a casa della nonna e comincia a cercare. Secco, impegnato al cellulare, ascolta gli sfoghi dell'amico, che comincia a raccontare il suo rapporto tanto personale con la defunta.
La storia si riempe di lacune, fantasie fanciullesche, e misteri mai svelati. Per esempio: chi è Iris?
Trovato l'anello, Zero si rende conto che non può più rimanere l'eterno bambino. Ma tra il dire e il fare c'è ancora molto da risolvere, e una volte ferita andrà a ricomporre i pezzi, chiudere le lacune, spiegare l'inspiegato, e...

Ecco lo Zerocalcare che più mi piace. Qui si ride, ride davvero tanto. E allo stesso tempo si compie un viaggio davvero profondo. La storia è ricca di fantasia, di emozioni, di momenti epici, e momenti zerocalcareschi. E' il volume che ritorna all'apice dei primi (ricordate le mie recensioni ai suoi precedenti lavori?), e che fa dimenticare gli scivoloni. Perfetto in ogni dettaglio, dal disegno che amiamo sin dal suo primo lavoro, alla trama fantasiosa, ai personaggi, tuttopuntotutto. Non ho parole. E' perfetto in ogni dettaglio. Va giù come il pane. Non lo si vorrebbe mai interrompere nella lettura.

Riassumendo: Prendetelo che merita. Punto!


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mercoledì 29 aprile 2015

Proviamo a vivere ancora...

Glauco Silvestri
Proviamo a vivere ancora, – pensò. – Vediamo cosa succede.

1Q84 - Libro 3 (Murakami Haruki)
Evidenziazione Pos. 403


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martedì 28 aprile 2015

Gothika - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Trama abbastanza prevedibile, questo film, ma ben realizzata e consistente. Gothika ci proietta in un istituto psichiatrico femminile. La dottoressa Miranda Grey è la migliore nel suo campo nonostante la sua giovane età. E' logica, fredda, razionale, e sposata con il direttore dell'istituto, anch'egli un noto psicologo, di molti anni più vecchio di lui. Miranda finisce la sua giornata con una bella nuotata, poi sale in auto, piove, la strada è stata deviata, attraversa un ponte e si ritrova davanti una ragazza completamente nuda, frena, va a sbattere ma evita la giovane donna. Poi... si risveglia chiusa in una cella del manicomio criminale dove lavora. E' accusata di aver ucciso il marito in un raptus di follia. Miranda non ricorda più nulla della sera del delitto tranne la pioggia battente, la strada bloccata e una strana apparizione. Ma mentre cerca di convincere tutti di essere sana di mente, le allucinazioni si fanno sempre più frequenti... Sono spiriti? Sta veramente diventando matta? La scritta "Not Alone" la perseguita. Tutto la porta a voler investigare sulla morte del marito, per capire esattamente cosa è successo. La sua parte logica lotta con quella illogica che si è rivelata dopo il... Vuoto. Ed ecco la rivelazione comparire indizio dopo indizio...

E' un film del terrore? E' un thriller? Ci son scene che ricordano una moltitudine di film horror che riempiono le sale cinematografiche. Le strategie per far saltare dalla sedia sono ormai note se non abusate, però funzionano perché il cambio di immagine repentino, i rumori forti, le inquadrature a tratti lente, quasi in stop motion, e poi improvvisamente velocissime, non possono che confondere e far scappare un brivido. E' naturale che queste strategie cinematografiche producano delle reazioni in chi guarda il film, ma alla fine di thriller, a mio parere, si tratta. Un po' come Seven, o come Il Sesto Senso, si usa il sovrannaturale per raccontare una tragedia totalmente naturale. Un maniaco che sevizia le malate di mente, e non solo, le ragazze giovani. Un volto insospettabile che si manifesta come il peggior mostro di sempre. E poi il dubbio tra la lucidità mentale e la pazzia, che mette tutto in discussione. Il film funziona molto bene. Il cast è ricco. Halle Berry, bellissima come sempre, è convincente. Molto brava anche Penelope Cruz nel ruolo della pazza che poi pazza non è. E bravo anche Robert Downey Jr. in un ruolo pacato, che si discosta dai suoi personaggi più chiassosi e affascinanti.

Insomma, il film gira bene. La trama è prevedibile ma si dipana in modo da mantenere l'attenzione dello spettatore. Halle Berry, questo è un elemento aggiunto non trascurabile, no? Son sicuro che non vi deluderà.


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lunedì 27 aprile 2015

Vent'anni a scrivere...

Glauco Silvestri
Il primo volume
dedicato alla Fantascienza
Erano i primi anni novanta. Non ricordo il giorno esatto in cui mi misi a sedere e scrissi il mio primo racconto. Ricordo che cominciai. Ricordo che cominciai a scrivere 'Il Figlio di Andromeda'. Ricordo che cominciai a scrivere racconti brevi. Tra il settembre del 1992 e il settembre del 1993 ne scrissi parecchi su una malmessa agendina nera. Ero sotto la Naja. Tornato a casa li sistemai. Nel 1994 feci pubblicare 13 copie de 'Il Figlio di Andromeda'. Andarono tutte vendute, tra amici/colleghi/parenti. Credo che per tutti ci sia stato il momento in cui solo amici/colleghi/parenti fossero gli unici lettori... A ogni modo battezzai quel momento come il mio 'esordio ufficiale' nel mondo della narrativa.

Il secondo volume
dedicato all'horror
Vent'anni dopo, quasi per caso, mi venne in mente di sistemare tutti i miei vecchi racconti, di raccoglierli in antologie tematiche, e di farci degli ebook. All'epoca neppure ci feci caso che erano passati vent'anni. Volevo solo fare ordine. Ho fatto due più due solo l'anno successivo, qualche mese fa, quando ho pubblicato il quinto e ultimo volume della collana 'Novelle Fatte a Mano'. Così decisi di chiamare quella serie di antologie, forse per omaggiare un vecchio libro di Rodari che lessi quando ancora ero un bambino.
Cinque ebook. Quante pagine in tutto? Fatemi fare due conti... 474 pagine di racconti brevi!

Il terzo volume
dedicato al Fantasy
Stavo scrivendo la prefazione del quinto libro quando mi son reso conto che erano passati vent'anni. Mi venne la pelle d'oca, lo ammetto. Mi spaventai... Sì, mi spaventai. Vent'anni erano passati, e... Avete presente quando l'istinto vi induce a tirare le somme per capire se ne è valsa la pena o meno? Ammetto onestamente che mi spaventa la risposta a quella domanda. Perché i primi tempi promettevano davvero bene... Chi avrebbe mai pensato che sarei finito nella nebulosa indie di chi scrive ebook.

Il quarto volume
dedicato ai racconti di Guerra
Nel bene e nel male, vent'anni sono passati. Vent'anni, diversi romanzi, tantissimi racconti, moltissimi contatti con case editrici, qualche collaborazione con delle riviste, poche pubblicazioni 'ufficiali', tante indie, audio-racconti, ebook, libri, progetti finiti prima ancora di nascere, qualche intervista, qualche premio minore, ho persino curato una collana per una casa editrice emergente... Collana che poi non giunse mai alla prima uscita per la chiusura prematura dell'editore. n.d.r. Certi autori hanno troppa autostima... Altri quasi nessuna autostima...). Senza contare i malintesi, le discussioni animate, i litigi, e persino qualche minaccia di querela (n.d.r. per fortuna mai giunta a dato di fatto, perché in fondo, nate da incomprensioni facili da appianare). E perché non citare alcuni miei interventi, in qualità di 'esperto' del settore, che son pure apparsi su libri ancora oggi presenti in libreria?
Fu comunque un'esperienza interessante, divertente, impegnativa, e in certi momenti frustrante. 

Il quinto e ultimo volume
dedicato alle storie
di narrativa contemporanea
Soddisfazioni, e insoddisfazioni. Forse volavo troppo alto, forse invece non ho mai osato veramente tuffarmi quando c'era da tuffarsi davvero. Ne ho passate tante, e ognuna delle mie esperienze mi ha fatto crescere, mi ha fatto arrabbiare, mi ha fatto gioire, mi ha fatto rattristare... Quante emozioni, quante sensazioni, quante notti passate senza dormire, quante passate a riflettere se mollare tutto o non mollare per niente, quante trascorse in un limbo di inutilità. Quante storie lasciate a metà... Quante storie scritte e riscritte, e riscritte ancora... Quante rimaste solo una bozza, una idea... Quante invece hanno visto la luce nonostante ancora avessero avuto bisogno di lavoro... Quante persone ho conosciuto, quante avrei voluto conoscere, quante ne ho perse per strada, quante non ne avrei volute perdere...

Potete immaginare, quel mattino del 2015, quando ho pubblicato su Amazon il quinto volume della collana, i pensieri che mi hanno travolto e... Per certi versi, scombussolato. Ho riflettuto a lungo su cosa significasse questo traguardo, sempre che esso abbia veramente un significato, ma... Ma la domanda più grossa a cui ancora non ho trovato risposta è: 

E adesso?


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domenica 26 aprile 2015

Il deserto è monoteista...

Glauco Silvestri
Si è detto che il deserto è monoteista, perché non vi accade nulla, mentre il rigoglio della foresta ospita geni, dei, santi e madonne.


Il sentiero degli dei (Wu Ming 2)
Evidenziazione Pos. 1358-59


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sabato 25 aprile 2015

La grande storia della prima guerra mondiale - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
E' curioso come mi capiti, casualmente, di pubblicare la recensione su un saggio dedicato alla prima guerra mondiale, nel giorno in cui si commemora la liberazione d'Italia dopo il secondo conflitto mondiale. Curioso ma non tanto fuori dalla realtà storica, visto che fu proprio la fine di questo terribile conflitto a creare le basi per cui dovesse scoppiare la seconda guerra mondiale, solo ventuno anni più tardi. Già! Perché al termine del 1918 l'Europa finì per vedere destabilizzate tutte le forze politiche in campo. L'Impero Austro-Ungarico era crollato. La Germania era stata battuta sia militarmente, sia economicamente, sia politicamente, al punto che i movimenti popolari porteranno al potere Hitler. In Russia si scatenò una vera e propria rivoluzione politica, portando il comunismo dei Soviet al potere, e fondando le basi per la successiva politica oltranzista che tutti conosciamo. Molti stati furono frammentati, la Polonia, la Jugoslavia, e tanti altri territori furono strappati dal controllo degli imperi centrali, e divennero indipendenti. L'Italia vinse la sua scommessa, e riuscì - finalmente - a unificare l'intero paese togliendolo dal giogo degli austriaci, ma ciò alimentò un moto nazionalista che in breve tempo avrebbe portato alla luce Mussolini. La Francia fu la grande vincitrice, così come l'Inghilterra. La prima dimostrò al mondo la propria potenza. La seconda sfruttò l'occasione per rivendicare maggiori territori coloniali. Uscirono però dagli scontri - entrambe - molto provate, al punto che le loro politiche non avrebbero retto a lungo. In breve tempo i territori coloniali delle due potenze europee avrebbero cominciato a fare pressione per liberarsi dal loro giogo, e con il sangue ci sarebbero riuscite, creando instabilità, odio, dissapori, e ulteriori lotte culturali che ancora oggi si trascinano e sono davanti agl'occhi di tutti. Gli Stati Uniti, infine, pur non ottenendo l'unica cosa che chiedeva, ovvero un documento che dichiarasse libero il mare al di fuori dei confini territoriali (cosa a cui si oppose l'Inghilterra, che in quel momento, grazie alla sua immensa e potente flotta, deteneva praticamente il controllo totale su di esso), dimostrarono di essere divenuti una nazione forte e pronta a dimostrare il suo valore.

Questo è ciò che accadde dopo il conflitto... Ma durante? Scoppiato per via di un attentato in territorio serbo, e alimentato dall'odio atavico tra austriaci e serbi, la guerra era nell'aria - in realtà - già da un decennio. La Germania aveva un forte esercito, ben strutturato e addestrato. La Francia non era nelle medesime condizioni, ma si presentava come nazione vincitrice delle precedenti scaramucce, per cui guardava un po' dall'alto in basso i vicini di casa. L'Inghilterra sperava non si scatenasse nulla, ma sapeva bene che una guerra tra i due colossi avrebbe messo in moto teatri minori che avrebbero destabilizzato le sue colonie. La Russia, invece, era completamente impreparata al conflitto, e sinceramente sperava di non essere coinvolta, anche se i rapporti di amicizia con la Serbia non le davano scampo.
Quando l'Austria fece pressioni per giudicare l'assassino serbo sul proprio territorio si scatenò una guerra diplomatica di breve durata. La Germania voleva combattere perché sapeva di essere superiore alla Francia. Quella era l'occasione. Una guerra lampo. Tutto finito. E la Francia non avrebbe più dato fastidio. I fatti tra Austria e Serbia potevano essere l'occasione ideale. Erano persino convinti che i Russi non sarebbero intervenuti, visto che non erano pronti a uno scontro diretto. Sarebbe stato perfetto... E per evitare che gli inglesi accorressero in aiuto dei francesi, la flotta tedesca fu tenuta in porto in modo da non minacciare la supremazia dei mari anglosassone.
E così ci furono le prime cannonate, la resistenza dei serbi alla preponderante forza dell'impero Austro-Ungarico, la richiesta d'aiuto verso i compagni russi e francesi, e le successive dichiarazioni di guerra di questi ultimi, fino all'entrata nel conflitto dei tedeschi, che avvenne quasi di soppiatto, invadendo il neutrale Belgio, e dichiarando guerra nel momento stesso dell'invasione dei territori francesi.
E all'inizio tutto andò come volevano i tedeschi. La Francia era arretrata, andavano al fronte con divise bianche e rosse, fucili a retrocarica, e cannoni davvero ridicoli rispetto alla macchina bellica teutonica. Fu per questo motivo che l'Inghilterra si intromise, non poteva permettere che i tedeschi si prendessero tutta l'Europa. Così... dopo una prima debacle, dopo una avanzata travolgente delle armate tedesche, ecco che tutto si ferma, e comincia una terribile, interminabile, guerra di trincea.
Le sorti della Germania erano ormai segnate. L'impero centrale non poteva più sperare in una vittoria rapida, e neppure nella vittoria finale, visto che era stretta su due fronti, e non aveva risorse paragonabili a quelle dei suoi avversari per poter sostenere uno scontro duro, e duraturo.
Moriranno oltre 9 milioni di persone al fronte, a cui vanno aggiunti altri milioni di civili coinvolti nel conflitto, più quelli che moriranno per la fame, la carestia, le malattie, il conteggio finale sarà di oltre 21 milioni di vittime. 

Una vera tragedia umana.

La prima guerra mondiale è il conflitto in cui appaiono tutte le armi moderne, a partire dai carri armati, passando per l'aviazione, fino ai terribili gas velenosi.

Il libro racconta il conflitto attraverso una analisi approfondita, guardando tutti i fronti in cui si svolgeva il massacro, rimanendo sempre al di sopra dei campanilismi, raccontando pregi e difetti di ogni schieramento, riportando lettere di soldati, di ufficiali, non risparmiando mai critiche a certe scelte tattiche, o non tattiche, fatte durante il conflitto. Ci racconta la storia di uomini col fucile, ma anche di generali travolti da un tipo di conflitto che nessuno aveva mai visto prima. Mostra la disperazione, il coraggio, la follia. In pratica, ci mostra come, da un'epoca per certi versi nobile, si sia passati al mondo moderno che tutti quanti noi conosciamo.
Davvero un bel libro.


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venerdì 24 aprile 2015

Talenti

Glauco Silvestri
Il più utile dei talenti è di non usare mai due parole quando una è sufficiente.



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giovedì 23 aprile 2015

La #Musica, oggi.

Glauco Silvestri
Il primo LP che ho comprato da solo è stato I want it All dei Queen. Un altro LP che ho fermamente voluto, e che ho preso il giorno stesso della sua uscita è stato Siamo solo Noi di Vasco.

Qualche giorno fa c'è stato il Vinyl Day. Su Radio Capital facevano un quiz dedicato al vinile, ai grandi album in vinile, e chi riusciva a rispondere alla domanda posta dal dj, si portava a casa un bel 33 giri da poter ascoltare proprio come ai vecchi tempi.

I vecchi tempi, quelli in cui un album veniva pensato e realizzato per raccontare un progetto, una storia. I tempi in cui il disco andava ascoltato tutto, e non si potevano comprare i singoli brani, al massimo si poteva prendere il 45 giri, dove di brani, comunque, ce n'erano due.

Tra lo ieri e l'oggi c'è davvero un abisso, per quanto il vinile non sia mai veramente morto, e il cd continui a sopravvivere. La musica viene assaporata, pensata, prodotta, in modo molto diverso dall'epoca in cui provengo io.  

Non sto dicendo che ieri era meglio di oggi. Dico solo che è diverso. Soprattutto, è diverso per me. Questo post vuole riflettere su come oggi affronto la musica, e su come invece un tempo lo facevo. E' il rammarico... No, la nostalgia... No, è una constatazione del fatto che i miei 40 anni hanno fatto sì che qualcosa si sia perso per strada.

Ero giovane, per certi versi ero ancora acerbo, e non sapevo bene come esprimere ciò che avevo dentro. Quelle canzoni mi davano quello che mi mancava dal mondo esterno. Sentivo di avere delle potenzialità, di volermi esprimere in un qualche modo, ma i freni inibitori, la situazione, il mio carattere... Mi sentivo frenato. Ascoltavo e riascoltavo I want it All perché io volevo tutto. Ascoltavo Siamo solo Noi perché io mi sentivo come Vasco quando andava a letto tardi e si svegliava con il mal di testa (n.d.r. anche se poi, io, una Vita Spericolata come quella del Blasco non l'ho mai vissuta veramente). Ascoltavo e riascoltavo la colonna sonora di Top Gun perché adoravo i caccia, volevo volare più veloce del suono, volevo sentirmi leggero. Osservavo il mondo scorrere davanti a me, mentre in treno tornavo in caserma durante la naja, e ascoltavo sempre lo stesso album, Camper di Vecchioni, e mettevo sù mille volte Voglio una Donna, fino a consumare la cassetta. Biko dei Simple Minds era il mio canto di rivolta. Così come le mie emozioni esplodevano con le note di Black Velvet di Alannah Myles.

Oggi... Ascolto musica, non solo quella dei miei tempi, ma anche quella di oggi. Spotify mi apre ogni giorno porte sempre interessanti e curiose. Sono attratto dalle nuove proposte, anche se in molti casi percepisco che non si tratta progetti nati autonomamente, ma che son studiati a tavolino dalle case discografiche per attirare i giovani, creare mode, infoltire le folle ai concerti. Del resto ho visto nascere le prime boy band, le prime girl bands, e comunque questo giochetto già esisteva in tempi non sospetti, penso alle Supremes, e ai Jackson Five. Oggi è esplicito, molto più diretto, l'approccio dei discografi nei prodotti musicali. Fortuna che esiste la musica Indie, e fortuna che niente può fermare le passioni giovanili. Ma io... Io non ascolto più la musica come in quegl'anni.

No, non è colpa della musica. E' colpa della vita, dei miei 40 anni, del fatto che probabilmente ho perso qualcosa per strada, e magari ci ho pure guadagnato qualcosa. Ora ascolto la musica, ne valuto l'armonia, il timbro, il testo, ma i significati emotivi non si agganciano più tanto facilmente con i miei stati d'animo. 

L'apprezzo e la ascolto volentieri, ma non mi entra più nel sangue. Questo mi manca. Mi manca perdermi nelle note, mi manca il lasciarmi trascinare dal flusso... Mi manca il riconoscermi in qualcosa che viene da fuori di me, e che non viene fuori da me.

E' cambiato tutto.  

E' come se fossi sceso dal treno, e che il treno sia partito lasciandomi sulla banchina. Chissà... E' strano, proprio ora che finalmente ho coronato il desiderio tanto agognato di strimpellare una chitarra, proprio ora che posso fare, non sento più quella scintilla, non riesco più a trovarla, neppure immergendomi completamente nel puro silenzio di un brano musicale perfetto.


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mercoledì 22 aprile 2015

Le persone che agiscono per il bene...

Glauco Silvestri
Beh, le persone che agiscono per il bene degli altri sono senz’altro meno di quelle che fanno soltanto danni.

1Q84 - Libro 3 (Murakami Haruki)
Evidenziazione Pos. 843


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martedì 21 aprile 2015

1408 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco un film che ancora oggi mi fa saltare dalla sedia. 1408 è davvero fatto bene, colpisce interiormente, e gioca sulle emozioni come pochi altri film del genere fanno, e a mio parere fa centro tutte le volte. l'horror non è un genere che amo molto, il più delle volte che guardo un film di questo tipo mi vien da sorridere, non riesco proprio a spaventarmi. L'ultima volta accadde da bambino, guardando l'esorcista di nascosto dai miei. Poi non è più successo. Fino a 1408, e al primo Saw (non i successivi), forse pure Number 23 (di cui ho già parlato in passato).

Guarda caso, questo film è tratto da un racconto di King. C'è sempre il suo zampino in questo genere di racconti, eh? O quasi sempre! Mike Enslin è uno scrittore di successo specializzato nella ricerca di fenomeni paranormali. Ha cominciato ad affrontare questo campo dopo la prematura morte della figlioletta, che tra le altre cose ha provocato anche il suo distacco dalla moglie per via del troppo dolore. Mike non crede più in nulla anche perché non ha mai avuto una prova tangibile dell'esistenza degli spiriti. Vaga da una città all'altra, passa notti in case infestate, smonta ogni teoria, ci scrive su dei libri, e fa un sacco di soldi. Però è solo, cinico, vuoto. Per certi versi ha perso tutto della sua precedente vita, e delle sue origini di scrittore di narrativa. Un giorno, però, riceve una cartolina che gli suggerisce di prendere alloggio nella stanza 1408 (il totale delle cifre dà 13) dell'Hotel Dolphin a New York. Incuriosito, investiga su questa stanza e scopre che in essa si sono verificati suicidi e morti inspiegabili. Telefona per prenotare la stanza ma non ci riesce, così si reca direttamente sul posto, e dopo lunghe insistenze, ottiene la chiave della stanza maledetta.
Se all'inizio tutto pare andare nel modo prevedibile, e comincia a prendere appunti per il nuovo libro, ecco che all'improvviso si accende la radio. La spegne. E da lì comincia un putiferio che andrà a minare la stabilità mentale dello scrittore.

Quando si accende quella maledetta radio, pur sapendo che accadrà (ho visto il film parecchie volte), io salto sempre dalla sedia. E così mi capita in altre scene del film che probabilmente colpiscono i miei punti deboli. La forza di questo film è legata alle debolezze del personaggio principale. E' su ciò che orbita l'intera vicenda, e l'intero effetto domino che scatena ansie e terrore. Sarà perché scrivevo, sarà perché riesco a empatizzare bene con quel tipo di personaggio, ma 1408 è un film che davvero mi ha catturato. Bravissimo è Samuel Jackson nel ruolo del direttore del Dolphin. Ottimo anche Tony Shalhoub nel ruolo del protagonista. Il resto son comparse, che comunque fanno bene il loro mestiere. Perfetta la CGI, realistica pressoché sempre, esagerata ma... non so come dire, credibile!

Film davvero ottimo. Lo consiglio, ma forse non è da guardare in una stanza di hotel.


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lunedì 20 aprile 2015

I pregiudizi

Glauco Silvestri
I pregiudizi e tutte le brutture della vita sono utili, perché col tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in humus.



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domenica 19 aprile 2015

Una classifica dei luoghi d’incontro tra l’uomo e gli dei

Glauco Silvestri
Se si facesse una classifica dei luoghi d’incontro tra l’uomo e gli dei, la foresta e il deserto occuperebbero i primi posti. Entrambi confondono e disorientano. Uno perché è vuoto, l’altro perché è fitto. Uno perché è uniforme, l’altro perché si ripete. Il bosco nasconde l’orizzonte, il deserto lo annulla. L’uomo si sente piccolo, quando li attraversa. Il bosco è un utero di legno e di foglie. Il deserto è immenso, come la morte e l’aldilà.

Il sentiero degli dei (Wu Ming 2)
Evidenziazione Pos. 1350-54


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sabato 18 aprile 2015

Footlose - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Adoro questo film. Ha molti anni sulle spalle, ma Footlose rimane una icona del mondo giovanile che cerca i propri spazi per esprimere le proprie emozioni. Per fare ciò la pellicola ci propone la cittadina di Bomont, ove a causa della tragica morte di alcuni ragazzi, tra cui un figlio del predicatore locale, vengono istituite diverse regole atte a proibire il ballo, il rock, e alcune letture troppo... stimolanti per il mondo giovanile.
Ren arriva a Bomont in seguito all'abbandono del padre. La madre, rimasta senza lavoro, è costretta a mandare il ragazzo dagli zii, per lo meno sino a che la situazione economica della famiglia non possa tornare alla normalità. Venendo da Chicago, Ren ha difficoltà ad abituarsi alle regole restrittive della piccola cittadina, per cui comincia una sorta di guerra, dove si formano due schieramenti... Ovvero quelli che appoggiano Ren per riportare Bomont alla normalità, e quelli che invece preferirebbero addirittura stringere ancor di più le già restrittive regole imposte dopo l'incidente.
In mezzo a tutto ciò, c'è Ariel, altra figlia del predicatore, che dal momento della morte del fratello, e in seguito alle scelte fatte dalla comunità locale, dovute alle pressioni del padre, decide di avere un comportamento ribelle.
L'arrivo di Ren, ovviamente, attira l'attenzione della ragazza, che deciderà di appoggiarlo in ogni sua scelta, compresa quella di organizzare un ballo di fine anno scolastico.

Musica, amore, voglia di esprimersi, questi sono i principali ingredienti del film. Un Kevin Bacon giovanissimo, atletico, ballerino è la figura portante dell'intera pellicola. Convincenti anche gli altri personaggi, anche se paiono - per motivi di trama - tagliati col coltello, e quasi privi di sfumature. Tutto ciò mette ovviamente Ren in primo piano, in quanto è l'unico in grado di esprimere la complessità del suo carattere. E' un ragazzo per bene, che ama ballare, e non vuole avere problemi... Ma la cittadina lo vede come un vero e proprio nemico pubblico, e non mancano occasioni per metterlo in cattiva luce. Il mix è esplosivo. La colonna sonora del film, per quanto datata, è ancora efficace, per lo meno nei momenti salienti. 

La scena più emozionante, al contrario di molti che indicherebbero la sfida tra trattori, è a mio parere quella in cui Ren va a sfogarsi in un magazzino abbandonato. Lui balla, compie evoluzioni incredibili, e tutto a ritmo di un brano davvero carico di energia. Altra scena topica, è il momento in cui Ren affronta il comitato cittadino per convincerli a concedere l'organizzazione del ballo. Qui il ragazzo, con la Bibbia in mano, affronta il predicatore rivoltando contro di lui la sua stessa religione.

Ottimo film. Lo consiglio.


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venerdì 17 aprile 2015

Libertà

Glauco Silvestri
La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.



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giovedì 16 aprile 2015

John Rambo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
John Rambo è l'ultimo capitolo della saga. Sono passati molti anni dall'ultimo scontro in Afghanistan. Rambo, come al solito, si è rintanato in Thailandia, aiuta ancora i monaci buddisti, fa il fabbro, pesca, e va a caccia di serpenti per i mercanti locali.
Nel mondo, nel frattempo, si è scatenato un vero e proprio genocidio. La Birmania è preda delle peggiori nefandezze. Un gruppo di religiosi e medici chiede a Rambo di condurli oltre confine, così che possano dare una mano alle popolazioni locali. Anche se titubante, alla fine il buon soldato cede. Accompagna il gruppo... e ovviamente dopo qualche giorno, questi vengono fatti prigionieri e torturati quotidianamente. La salvezza di questi emissari di pace è legata a un gruppo di mercenari che chiederà a Rambo di condurli in Birmania.
Rambo, torturato dalla coscienza, e dal volto innocente della guida dei missionari (la bionda Sarah Miller), deciderà di unirsi al gruppo, e ovviamente, farà la differenza.

Questo film è più maturo, severo, tormentato. La crescita emotiva del Berretto Verde è evidente. Per quanto la trama si ripeta prendendo spunto dalle precedenti pellicole, ancora una volta il film vuole mostrarsi come una denuncia rispetto alle nefandezze che accadono nel mondo, e alla poca attenzione che i paesi occidentali dimostrano (a meno che non ci sia di mezzo il petrolio, ovviamente!). Il film è ben fatto, con effetti speciali che vanno oltre al realismo. Il sangue si spreca, e per una volta il soldato lavora in gruppo, proprio come accadeva in Vietnam, prima del congedo. Il volto segnato di John mostra la lotta interiore dell'uomo, il corpo segnato del soldato mostra la sua attitudine a uccidere. E' l'esame estremo e ultimo. Qui non ci sarà il lieto fine. Non tutti verranno salvati. La cruda realtà si mischia alla fiction. Però l'esame di coscienza del Berretto Verde conduce l'uomo verso la pace della propria anima, e lo prepara al ritorno in patria, e a casa propria.

Davvero solido, forse non porta nulla di nuovo, forse invece sorprende ancora una volta. Ciò che amo di questa serie di film d'azione è che non sono votati alla pura azione, l'ho già detto, ma che hanno uno sfondo riflessivo, e la volontà di far aprire gli occhi a noi, che ce la godiamo allegramente al cinema, o davanti all'home theatre di casa, mentre ci son luoghi dove i bambini imbracciano i fucili, e non arrivano alla maggiore età.

Bello. Da vedere.



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mercoledì 15 aprile 2015

Facili da ingannare

Glauco Silvestri
«Nessuno è piú facile da ingannare di chi si sente dalla parte del giusto»

1Q84 - Libro 3 (Murakami Haruki)
Evidenziazione Pos. 903


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martedì 14 aprile 2015

Rambo 3 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Terzo episodio della saga. Rambo 3 prosegue con il processo di umanizzazione del personaggio. L'ex Berretto Verde, dopo essersi sfogato distruggendo la base americana in Thailandia, dopo aver perso l'amore nelle foreste del Vietnam, si isola in un paesino dell'asia orientale. Qui aiuta i monaci buddisti, lotta contro i campioni locali per racimolare il denaro necessario a sopravvivere, e cerca la pace interiore. Solo che Sam Trautman, il suo colonnello, viene catturato durante una missione di spionaggio in Afghanistan. Ricevuta la notizia, John Rambo non può far finta di nulla, per cui si unisce a un gruppo di ribelli afgani per lottare contro i russi, e liberare il suo amico.

La cosa che mi piace di più della saga di Rambo è che i vari film mostrano una sottile denuncia nei confronti della politica militare americana. Il primo film parlava di un reduce di guerra, medaglia al valore, che al suo ritorno in patria veniva trattato peggio della peggior feccia. Nel secondo film denunciava il disinteresse politico verso i militari dispersi in quel disastro chiamato Vietnam. In questa pellicola andiamo in Afghanistan nel periodo in cui gli americani finanziavano segretamente la guerra contro l'invasore sovietico. Forse l'origine di tutti i nostri guai odierni con l'estremismo arabo. In questa pellicola gli americani dànno il meglio di sé, prima finanziano la guerra, poi quando le cose vanno male, se ne lavano le mani e scompaiono lasciandosi dietro una scia di morti, feriti, e prigionieri dimenticati. John Rambo è l'unico americano che non molla. Lotta assieme ai soldati ribelli, fa amicizia con un bambino e gli insegna a combattere, e a crescere senza perdere la fiducia e il sorriso.
Lui è il soldato di ferro, ma è anche il soldato con gli occhi tristi (è questo che mi è sempre piaciuto di Rambo, non i muscoli, ma il fatto che non fosse mai contento di fare ciò che faceva), ed è l'uomo che non molla mai.

Il terzo episodio gioca al raddoppio. Più elicotteri, più fucili, più soldati... e ci aggiunge pure i carri armati. Ovviamente si ferisce, si cura da solo, come ci ha abituati e non ci delude. E alla fine c'è un bello scontro - letterale - tra carro armato ed elicottero corazzato. Chi vincerà?

Bello, carico di emozioni, di esplosioni, di eroismo. Esagerato sì, ma mai al punto da rendere tutto quanto una farsa. Da vedere!

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lunedì 13 aprile 2015

Dodici - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Oh mamma... Sono rimasto perplesso da questo Dodici. Zerocalcare è morto (o forse è solo in coma). Il fumetto racconta gli ultimi attimi della sua vita, o meglio, cerca di spiegare il contorno che ruota attorno alla sua fine. Rebibbia è invasa dagli zombie. Nessuno sa perché. Zero e due suoi amici progettano di lasciare il quartiere romano, ma qualcosa va storto, ed è quel qualcosa che riempe l'intero fumetto. Non c'è un vero inizio, non si spiega perché ci siano gli zombie a Rebibbia. Non c'è una fine, ma almeno è spiegato com'è avvenuta la presunta fine di Zerocalcare. Tutto qui. 

Immagino che l'autore volesse dedicare un lavoro all'ambiente dove vive. Probabilmente chi abita a Rebibbia lo può capire meglio di chi non ci abita. E' comunque evidente che questa storia non convince come le altre. Certo, ci sono Secco e Katja, e in questo caso sono proprio loro i protagonisti. L'amico Cinghiale è presente in qualità di disturbatore, un po' per le battute sessiste, un po' perché mette i bastoni tra le ruote ai progetti di fuga dei ragazzi. Compare anche l'Armadillo, ma giusto in qualche striscia, niente di più. Le citazioni alla cultura pop anni ottanta, come al solito, si sprecano... e in particolare è Street Fighter a farla da padrone (il titolo nasce da lì...). Si ride? Un pochino, e svogliatamente.

Il talento di Zerocalcare non è messo in dubbio. E' forse per questo che sono molto critico nei confronti di questa pubblicazione. Dodici ci mostra (dopo Un polpo alla Gola) il desiderio di creare una storia a sé stante, e di non proporre la solita collezione di strisce ispirate alla quotidianità. Fallisce? Riesce? La verità sta nel mezzo. 
In realtà Dodici è più breve delle altre pubblicazioni, e non ha sufficiente consistenza per acchiappare al 100%. C'è un'ancora virtuale che impedisce all'autore di lasciare il proprio lido per affrontare il mare aperto. Vuole costruire una vicenda tutta nuova, ma non riesce a divincolarsi dalle radici che l'hanno portato al successo. Dodici soffre molto per questo fardello. Immagino che il giorno in cui verrà lasciato cadere a terra, Zerocalcare avrà la strada spianata verso nuovi fumetti davvero a cinque stelle. Questo no, però, tre stelle al massimo, e forse neppure quelle. Troppe lacune. Decisamente. Si sorride, forse si ridacchia, ma del divertimento puro, folle, sguaiato, qui non ce n'è traccia.



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domenica 12 aprile 2015

Ti viene in mente...

Glauco Silvestri
Quando cammini sulle Alpi ti vengono in mente Heidi e il nonno malgaro. Qui sull’Appennino pensi ai compagni di merende, a Vanni e Pacciani, e l’eco del loro italiano da bifolchi si mescola al rumore delle foglie e dei rami spezzati.

Il sentiero degli dei (Wu Ming 2)
Evidenziazione Pos. 1344-46


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sabato 11 aprile 2015

Rambo 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Eccoci al secondo capitolo della saga di Rambo. Rambo 2 è uno dei pochi sequel che non va a rovinare l'immagine che ci si era fatti del personaggio. Comincia esattamente dov'era finito il primo. Arrestato e condannato ai lavori forzati, John Rambo sconta la sua pena pacatamente spaccando pietre dalla mattina alla sera. Attività che lo tranquillizza, perché gli dà un posto dove stare, e qualcosa da fare. Ma ciò non è destinato a durare nel tempo, visto che il colonnello Trautman gli propone una riduzione di pensa purché accetti di recarsi nuovamente nel Vietnam. Scopo della missione, questa volta, è trovare le prove fotografiche che ancora esistano prigionieri americani in quei luoghi remoti. Rambo accetta. Ma a causa di un incidente durante il lancio col paracadute, finisce molto lontano dal luogo dove avrebbe dovuto toccare terra, perde l'equipaggiamento, e soprattutto, al campo base cominciano a dubitare che la missione possa avere successo. E' la fiducia di Trautman a convincere tutti a rispettare gli impegni presi con Rambo, e a permettere a quest'ultimo di potersi recare al luogo di recupero e trovare un elicottero pronto a prelevarlo.
Rambo si inoltra nella foresta, incontra la sua guida, una vecchia conoscenza dai tempi della guerra, una ragazza, figlia di un combattente amico di John, e assieme si recano al campo di prigionia. Vista la situazione dei prigionieri, Rambo decide che non può solamente prendere delle foto. Entra in azione e libera i suoi compagni d'arme, poi comincia la fuga... Ma al punto di ritrovo l'elicottero non li raccoglie. Il capo missione annulla tutto, e il pilota del velivolo decide di non atterrare. Rambo viene catturato e torturato. Scopre che i russi sono implicati nel mantenimento sotto chiave dei prigionieri americani. Quando questi gli rivelano che è stato il capo missione stesso a tradirlo, Rambo diventa una furia. Si libera, libera persino i prigionieri, e si prepara alla propria ennesima vendetta.

Azione, emozioni, gesta eroiche, e persino un bacio appassionato. Questo è Rambo 2, un film che non tradisce, che addirittura alza il livello rispetto al primo film, e rende John ancora più umano di quando già non fosse stato dipinto. Grandiosa la scena finale dove un Mil-Mi24 Hind sfida un banale Bell 204 (certo che mi pare strano che i russi usino elicotteri americani... ma già Top Gun mi aveva abituato a queste cadute di stile hollywoodiane). Meno realistico è il ritorno in Thailandia con l'elicottero in difficoltà... Si vede lontano un chilometro che il fumo esce dalla cabina e non dal vano motori. Ma son peccati veniali che nulla tolgono al contesto generale.

Bel film, un classico intramontabile.



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venerdì 10 aprile 2015

Modigliani e la Bohéme di Parigi

Glauco Silvestri
Torino. La vacanzina doveva avere come fulcro la mostra su Tamara De Lempicka (dal 19 marzo, a Palazzo Chiablese, fino al 30 agosto 2015), e invece siam finiti per andare a vedere Modigliani e la Bohéme di Parigi (al GAM, dal 19 marzo fino al 19 luglio 2015).

Colpa mia, e della mia passione per Modigliani, anche se la mostra si è presentata un po' diversamente da quanto mi aspettavo. Se, difatti, Modigliani era al centro dell'attenzione per attirare visitatori, in realtà l'esposizione era invece incentrata sul periodo della Bohéme parigina. Certo, Modigliani la visse in prima persona, ma non ne fu travolto, visto poi che rimase sempre scettico nei confronti del cubismo, e del successivo futurismo. Da questi due generi l'artista livornese trasse qualche ispirazione, giustamente, ma rimase sempre al margine delle nuove correnti.

Ritratto di Dédie (Modigliani - 1918)
L'esposizione ci presenta la vita di Modigliani, la sua lotta continua con i polmoni, i suoi amori, e la sua morte pressoché improvvisa (n.d.r. certo, entrava e usciva dalle cliniche per problemi polmonari e/o respiratori, eppure fumava come un turco e non si faceva certo mancare le bravate stupefacenti che a Montmartre erano quotidianità). Si parla del suo iniziale scarso successo, delle sue amicizie con Picasso e altri artisti dell'epoca, delle influenze e del suo periodo vissuto da scultore dovuto all'incontro con Brancusi. Fondamentale il legame con il poeta polacco Leopold Zborowski, che tenterà di tenerlo fuori dagli stravizi per salvargli la vita, e della sua giovane compagna, la diciannovenne Jeanne Hébuterne (n.d.r. unica che verrà ritratta con le pupille, se non ricordo male, tra le sue modelle). 
Vengono mostrati diversi schizzi, alcune sculture, tre o quattro quadri. Basta così. Poi la sala ci separa dall'artista e ci conduce nel mondo del cubismo, dai suoi primordi, fino alle opere più complesse e difficili da comprendere. De Vlaminck, Derain, Picasso, Braque, e poi per allettare il mio personale palato, ecco che appaiono due opere di Chaïm Soutine (n.d.r. che ebbe il medesimo stile di vita di Modigliani). 
Ed ecco che di nuovo c'è una variazione sul tema, e si passa al 'nuovo umanesimo della scuola parigina', periodo che sfiora lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e che induce gli artisti verso il postimpressionismo e l'espressionismo. Nomi come André Utter, Kees Van Dongen, Suzanne Valadon, Maurice Utrillo compaiono a chiudere il cerchio, e la mostra ci saluta con un ultimo paio di Modigliani degli ultimi anni della sua tormentata vita.

Ritratto dello scultore Oscar Miestchaninoff  (Soutine - 1923)


Contento? Insomma. C'è davvero poco materiale relativo all'artista che funge da richiamo. La mostra è comunque complessa e interessante perché ci racconta quanto sia variata l'arte in un breve ventennio. Giustifica il termine di nuovo umanesimo, ricordandoci la rivoluzione scoccata in Italia quando si finì di dipingere solo - non odiatemi - madonne e crocefissi, o al massimo ritratti di ricchi e potenti. Idem accade in Francia, quando ai primi del novecento il ritratto acquista nuova vita alimentato da stili che vanno a rivoluzionare quanto si era visto fino a solo pochi anni prima. Fu una rivoluzione come quella combattuta da Turner e Monet nell'ambito dei paesaggi. Fu un cambio epocale alimentato probabilmente anche dall'avvento della fotografia, e delle nuove tecnologie, e di nuovi occhi capaci di vedere il mondo in modo molto differente rispetto agli artisti dei secoli precedenti.
Però speravo di vedere alcune opere di Modigliani che invece son mancate alla mostra. Pochi ritratti, tutti - o quasi tutti - con gli occhi normali. Troppi schizzi, troppi pannelli descrittivi. Lo stile semplice del pittore si può gustare anche in questa esposizione, ma mi rammarica di non aver potuto vedere alcuni dei suoi quadri che più mi piacciono. Pazienza. Di positivo è l'aver attraversato un'epoca davvero carica di brio. Il vent'ennio che anticipa la Prima Guerra Mondiale fu, per Parigi, un vero periodo ricco di emozioni e arte. La Bohéme - non a caso - ancora oggi affascina tantissimo ed è vero mito.

Da vedere? Sì. Ma con occhi diversi rispetto a quanto viene annunciato con i titoloni. Non è una mostra su Modigliani, è una mostra sul periodo artistico più fervido della Parigi del secolo scorso.

Vi lascio un video che vi illustrerà meglio l'esposizione.


Maggiori Info: qui.

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giovedì 9 aprile 2015

Rambo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Rambo! Lo sentite il brividino lungo la schiena? Sarà che questo film aprì le porte a un nuovo genere di film action, sarà che avevo l'età giusta per gustarmi a pieno la pellicola quando uscì per la prima volta, sarà che in casa ho pure un piccolo quadretto di Stallone che interpreta John Rambo... Sarà! Ma a me piace il personaggio di John Rambo.

La Trama è nota: John Rambo, reduce dal Vietnam, unico sopravvissuto del suo plotone agli orrori della guerra nella giungla, vagabonda per gli Stati Uniti alla ricerca di un lavoro e del suo smarrito equilibrio psichico. Arrestato dall'arrogante sceriffo di una tranquilla cittadina del Nord, che vede in lui un elemento di disturbo, Rambo si ribella alla brutalità di cui viene fatto oggetto, e liberatosi dai poliziotti, fugge nei boschi. Braccato dallo sceriffo, fa valere il perfetto addestramento alla guerriglia ricevuto sotto le armi, mette in scatto i 200 uomini della Guardia Nazionale (chiamati per stanarlo), e alla fine mette a ferro e fuoco l'intera cittadina che ha scatenato le sue ire.

In questo film c'è tutto. Un uomo che, finita la guerra, non si trova più a proprio agio nel mondo 'civilizzato'. Uno sceriffo pieno di pregiudizi e col testosterone troppo alto. Una serie di eventi che scatenano una escalation non desiderata da nessuno. A ripensarci, John Rambo voleva solo fermarsi in una tavola calda per mangiare qualcosa... E' il classico dei classici. Incomprensione, pregiudizi, rabbia, incapacità a frenare i propri istinti, e infine incapacità di gestire gli eventi in modo che non caschino nella tragedia. Paradossalmente, la prima guerra mondiale iniziò alla stessa maniera. Davvero una bella pellicola, pura, priva di grandi effetti speciali, con azione, drammaticità, e personaggi molto umani. Ottime le interpretazioni, ancora bellissima la colonna sonora. Forse risente un po' degl'anni che ha sulle spalle, ma essendo ambientata nel dopo guerra del Vietnam, ciò la rende ancora più 'vera'.

Un classico intramontabile. Da vedere assolutamente!


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