sabato 28 febbraio 2015

Caricatore USB d'emergenza

Glauco Silvestri
Premessa: Qualche tempo fa scovo una Kickstarter che sta pensando di realizzare un caricatore USB d'emergenza capace di funzionare con una pila a 9V. L'idea è interessante in quanto questo tipo di batteria è disponibile in quasi tutti i negozi, la si trova dai tabaccai, nei supermercati, nei negozi di orologeria, di elettronica, un po' ovunque... Mentre una presa della 220V, sempre che si abbia con sé un caricabatterie, non è sempre fruibile facilmente. 
Certo, ci sono i battery pack, forniscono molta più energia di una batteria a 9V, ma sono solitamente più ingombranti, a volte ci si dimentica di caricarli, o ci si dimentica di prenderli con sé, e magari non volete neppure spendere un 50 euro circa per comprarne uno.

Problema: Il prodotto proposto dalla Kickstarter era un prodotto con un bel design, davvero elegante, quando non veniva usato si tramutava in un pratico portachiavi, ma alla fine veniva proposto sul mercato a un prezzo non proprio concorrenziale rispetto a quello di un battery pack. E poi... Nel momento in cui lo uso, dove metto le chiavi? E soprattutto... Perché comprare un oggetto di questo tipo quando posso farmelo da solo?

Soluzione: L'elettronica alla base di questo oggetto è davvero banale, ma un pochino più complicata rispetto a quanto visto nel mio 'carica orologio'. Ho avuto bisogno di una clip per batterie da 9V, di un regolatore di tensione a 5V (n.d.r. in questo caso, per praticità, ho usato un 7805 visto che usando una batteria a 9V non dovrebbero esserci problemi di fluttuazione di corrente. Perdo un po' in efficienza, avrei dovuto optare per un LM317, ma in quel momento non l'avevo a disposizione), un paio di resistenze, e un connettore femmina USB. Il primo prototipo funzionante era contenuto in una scatola di plastica un po' ingombrante, un po' goffa, e che nell'uso si è dimostrata persino poco solida. Il secondo prototipo è stato avvolto in una guaina termo-restringent, e a parte un piccolo inconveniente (n.d.r. il calore necessario a restringere la guaina ha deformato il supporto della clip per la pila a 9V), ora tutto sembra a posto. 
L'oggetto, in sé, è davvero poco ingombrante. E' lungo 7cm e largo 1,5cm. A questo va aggiunto un cavo usb per la ricarica. La batteria andrebbe comprata al bisogno.

Funzionamento: Collegare la batteria 9V alla clip, poi connettere il device alla presa USB con il suo cavetto di ricarica. La spia di ricarica si dovrebbe accendere dopo pochi istanti.

Punti Deboli: Ovviamente la carica della batteria 9V non è in grado di portare al 100% la batteria del nostro dispositivo. Per di più la scelta del 7805 ne limita le potenzialità visto che quando la batteria va sotto i 7V il regolatore smette di erogare energia (n.d.r. la presa USB eroga 5V). La corrente a disposizione non è altissima, una alcalina standard si aggira attorno ai 500mAh, per cui è impossibile utilizzare il dispositivo per caricare smartphone e tablet che richiedono ben altre quantità di energia (n.d.r. iPhone, Galaxy S5 eccetera). Se però si ha un telefono di fascia bassa e/o media, allora funziona, così come funziona con il Kindle (n.d.r. nella foto è ritratto un Paperwhite), con uno smartwatch come il Pebble, i braccialetti fitness, i lettori mp3, le cuffie sportive bluetooth eccetera eccetera. 

E' davvero molto pratico nei casi d'emergenza, non trovate pure voi?


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venerdì 27 febbraio 2015

Gentleman

Glauco Silvestri
Il gentleman è un uomo che ricorda il compleanno di una signora e ne dimentica l'anno di nascita.



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giovedì 26 febbraio 2015

Argo

Glauco Silvestri
Quando gli archivi dei servizi segreti si aprono, dopo tanti anni di segretezza, spuntano fuori storie interessanti che è bello divulgare. In Argo si racconta una doppia storia. La brutta politica estera perpetrata dai paesi anglosassoni per assicurarsi il petrolio dell'IRAN (a cui aggiungendo la brutta politica estera perpetrata in AFGANISTAN, e quella in IRAQ, e in LIBIA, e... valutate voi quali conseguenze ancora stiamo pagando per questo tipo di comportamenti), e la divertente/eroica/bella avventura organizzata dall'agente CIA Tony Mendez per salvare 6 dipendenti dell'ambasciata americana a Teheran quando, il 4 novembre del 1979, essa fu assalita da militanti di Khomeini.

Il piano di Mendez fu davvero ardito. Era l'epoca in cui Hollywood sfornava film di fantascienza a go-go, e questi film richiedevano spesso e volentieri ambientazioni esotiche che solo gli stati asiatici potevano offrire. Mendez decide quindi di girare un film in Iran, la sceneggiatura ha il titolo Argo. Con questa scusa, lui pensa, potrà recarsi in quel paese nonostante l'odio verso i paesi occidentali. Usando passaporti canadesi - visto che i sei fuggitivi hanno trovato un rifugio proprio all'ambasciata di questo paese - crea una montatura ad hoc, documenti ad hoc, e vengono pure fatti i casting per gli attori, fatta promozione pubblicitaria su riviste e quant'altro. Le identità dei sei fuggiaschi vengono modificate ad arte per farli passare come membri dello staff. I tempi sono stretti. I militanti non sanno che il corpo diplomatico americano che hanno catturato non è al completo, ma sfogliando i documenti trovati in ambasciata potrebbero presto scoprire le identità dei sei fuggiaschi mancanti. Per cui tutto deve essere fatto velocemente.
Così parte per Teheran, e se all'inizio la copertura sembra reggere, qualcosa non funziona. Ce la faranno a tornare in patria?

Film ben fatto, dai ritmi non esaltanti, molto incentrato sulla intelligence piuttosto che sull'azione. E' un film di altri tempi. Non ci sono inseguimenti, sparatorie, armi super sofisticate, agenti carichi di charme e spie dalle cosce ben tornite. Questa è la realtà. Tutto si fa senza attrarre l'attenzione, col minimo rumore, la massima attenzione ai dettagli, tanto spirito di sacrificio, sudore, e dita incrociate.

Bello, intenso, lo consiglio!

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mercoledì 25 febbraio 2015

Completamente Solo

Glauco Silvestri
Tengo ebbe la sensazione di essere rimasto completamente solo al mondo.


1Q84 (Murakami Haruki)
Evidenziazione Pos. 13530 | Aggiunta il giovedì 12 aprile 12 14:58:48 GMT+02:00



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martedì 24 febbraio 2015

Fuori! Fuori! Fuori!

Glauco Silvestri
Novantanove centesimi, l'ho preso per questo motivo, e per le quattro stelline che aveva sul groppone. Anche la trama mi incuriosiva, sapeva di Fanteria dello Spazio, mi capite? Ecco perché in questo momento vi parlo di Fuori! Fuori! Fuori!

Scritto in prima persona, il racconto ci proietta in una situazione drammatica. La Terra è devastata da uno sfruttamento incontrollato. Inquinamento e quant'altro hanno reso pressoché inabitabile il pianeta, tant'è che la Federazione Terrestre ha iniziato un processo di colonizzazione di un gruppo di pianeti abitabili... E abitati. La guerra con gli autoctoni è terribile, quasi una guerra di trincea quando invece si era prospettata una sorta di invasione lampo. Il protagonista è malato terminale. Il medico gli suggerisce di arruolarsi, così che la sua dipartita (che sia per la malattia, che sia per il conflitto) possa regalare alla sua famiglia un vitalizio per continuare a vivere senza di lui. Il protagonista accetta, parte per la guerra, e... il resto non ve lo racconto, altrimenti che gusto c'è nel leggerlo, visto che è un racconto breve?

Tanta carne al fuoco, poche pagine per raccontare tutto. Il finale, poi, è un classico colpo di scena che non sorprende, ma per lo meno si discosta un po' dai soliti eroismi e racconti militari. Peccato che la narrazione è un pochino frettolosa, e ingenua. L'editing per me è una cosa importante,  forse sono un po' precisino, ma veder citato il nostro pianeta con la lettera minuscola mi ha infastidito (n.d.r. del resto come distinguere la Terra, ovvero il pianeta, dalla terra nel senso di suolo e/o terreno?). L'editing è un po' discutibile, specie nell'uso delle virgole, ma fatta l'abitudine a quanto si trova, poi si fa finta di niente e ci si concentra sulla storia. L'eroe, il personaggio principale, fa carriera velocemente. Da soldato semplice a caporale, poi sergente, poi capitano, fino a... vice generale! Che cos'è un vice generale? Visto che la Federazione ha base a Roma, ho pensato di approfondire la faccenda - non si sa mai che prenda un abbaglio - e sono andato a verificare i gradi e le qualifiche militari italiane. Di vice generale non si parla proprio!

In conclusione, è per me difficile sia consigliare sia sconsigliare la lettura. Si legge, si vorrebbe qualcosina di più approfondito, ma alla fine ci si arriva senza l'istinto di interrompere la lettura. Senza lode ne infamia. E' però un peccato, perché con un pochino di cura in più, ritraendo meglio i personaggi, facendo un briciolo di ricerca per non cadere nei dettagli, approfondendo meglio la vicenda, poteva diventare un bel racconto da leggere.


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lunedì 23 febbraio 2015

Ricomincio da Capo

Glauco Silvestri
Visto che siamo a Febbraio, e che il Giorno della Marmotta è appena trascorso, vale la pena dedicare qualche riga a Ricomincio da Capo, meraviglioso film con Bill Murray in cui... Come? Non conoscete questo film? Non ci credo! Va be', eccovi la trama.

Phil Connors, un metereologo televisivo, deve - ogni anno - recarsi a Punxsutawney in Pennsylvania, per il tradizionale "giorno della marmotta". Si tratta di una saga paesana in cui viene interrogata una marmotta su quanto durerà l'inverno (si dice che se la Marmotta, al suo risveglio, vede la sua ombra, allora l'inverno deve durare ancora almeno 6 settimane, altrimenti ci sarà una primavera anticipata). In questa occasione è accompagnato dalla produttrice Rita Hanson e dal fido operatore Larry. 
Phil è stanco del lavoro nella sua emittente e spera ardentemente che le sue innumerevoli richieste ad altri network vengano accettate. Nel frattempo, però, deve andare al Giorno della Marmotta. Riluttante, Phil compie il suo lavoro, e non vede l'ora di tornarsene a casa. Ma una tormenta di neve blocca la troupe televisiva a Punxsutawney. La notte trascorre agitata, e al suo risveglio accade qualcosa di strano: Phil è ancorato al 2 di Febbraio, e gli tocca rivivere l'intera giornata da capo.
I 2 febbraio passano uno dietro l'altro, sempre uguali. Phil le prova tutte. Prima tenta di fuggire dal paese, poi tenta il suicidio, poi fa innamorare le ragazze carine del luogo, poi impara a suonare il piano, comincia ad aiutare le persone, e persino a salvare la vita di chi è in pericolo... In breve tempo tutti in città finiscono per conoscerlo e apprezzarlo, ma lui rimane sempre ancorato a quel 2 febbraio, e comincia a credere di essere un dio. O, per lo meno, di essere immortale.
Alla lunga comincia a dedicare le sue attenzioni verso Rita, la sua produttrice, di cui è segretamente attratto, e finisce per innamorarsi di lei...

E' un film alla vecchia maniera, questo. Ricorda la solita favola dickensiana, ma la ripropone in modo più intelligente e allegra. E' una commedia, con sfumature drammatiche, e angoli davvero comici. L'amore è ovviamente al centro di tutto, e il cinico Phil sembra proprio non conoscerlo. E' la vita a Punxsutawney che gli cambia l'esistenza. E' la vita di paese che incomincia ad arricchire il suo spirito, e ad apprezzare la compagnia altrui. Bill Murray è perfetto in questo ruolo, e il volto pulito di Andie MacDowell funge da perfetta controparte. Ovviamente i ritmi non sono certo quelli del cinema di oggi, e forse può sembrare noiosetta nella sua ripetitività, ma alla fine io credo che funzioni ancora benissimo come storia, e che abbia ancora molto da dare. 

E' un film che consiglio... E visto le nevicate dei giorni scorsi, mi sa tanto che quest'anno la marmotta abbia visto la sua ombra. Voi che dite?


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domenica 22 febbraio 2015

Dove posso nascondermi?

Glauco Silvestri
A volte mi sento come una bambina persa nella tempesta. Dove posso nascondermi?

Evidenziazione Pos. 1449-50

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sabato 21 febbraio 2015

Il Dilemma dell'Onnivoro

Glauco Silvestri
Non ho intenzione di spiegarvi il motivo per cui questo libro è finito nel mio Kindle. Il Dilemma dell'Onnivoro è un saggio dedicato all'alimentazione. 

Si parte dal presupposto che la nostra specie abbia, come dire, qualche problema in più, rispetto alle altre specie, quando deve scegliere cosa mangiare. Gli erbivori e i carnivori non hanno grossi problemi. I primi mangiano erba e/o più in generale i vegetali, i secondi devono invece mangiare carne. Poi ci siamo noi onnivori, e il tutto si complica.

Essere onnivori è un vantaggio per molti versi. Prendiamo il Koala. Questo simpatico marsupiale si nutre esclusivamente di Eucalipto. Se questa pianta dovesse estinguersi, anche il Koala sarebbe spacciato. La possibilità di variare la propria dieta in base all'ambiente in cui ci si trova è un vantaggio non trascurabile in ambito della sopravvivenza della specie. E' vantaggioso anche dal punto di vista intellettivo. Molti antropologi concordano nel fatto che il nostro essere onnivori ci abbia reso più curiosi, e più intelligenti, rispetto ad altre specie. Non è un caso che il succitato Koala abbia un cervello tanto piccolo da non occupare neppure un terzo della sua scatola cranica. In pratica, secondo quanto spiega il libro, al mondo le specie viventi si dividono in due grandi categorie, quelle che basano lo stomaco, e quelle che hanno il cervello. I bovini, ad esempio, possiedono un doppio stomaco (il rumine e lo stomaco vero e proprio) per poter digerire i vegetali al meglio, e ottenere il massimo dell'energia possibile da essi. Tutti gli erbivori hanno stomaci molto complessi proprio per questo motivo, rumine o non rumine. Noi stessi abbiamo un apparato digerente molto lungo per agevolare la digestione dei vegetali. I carnivori hanno invece un apparato digerente molto più semplice, e in compenso hanno mandibole molto sviluppate così da potersi procacciare meglio ciò di cui abbiamo bisogno.
Il nostro apparato mandibolare è una via di mezzo tra i due, abbiamo sia una dentatura utile a strappare carne, sia una dentatura capace di macinare vegetali. Però noi non siamo specializzati... E ciò ha spinto la nostra specie a... Fare tentativi! Noi non abbiamo certezze assolute che ciò che ci circonda sia cibo per le nostre bocche. Questo è il Dilemma dell'Onnivoro.
La nostra specie ha compreso che certi cibi devono essere cotti per poter essere meglio digeriti. Il nostro apparato digerente, nei millenni, si è adattato a tollerare il latte animale come bevanda. Il fatto che non avessimo un imprinting preciso su ciò che è mangiabile e cosa non lo è, ci ha spinto a socializzare, a condividere le informazioni, a creare comunità, a sviluppare strategie condivise per sfamare tutti quanti facenti parte della comunità. Tutto ciò ha fondato le cosiddette tradizioni alimentari. Nel tempo si è passati dalla Caccia e dalla Raccolta, all'allevamento e all'agricoltura, si è devoluto il compito di procurare il cibo solo ad alcuni membri delle comunità, così che altri potessero impegnarsi in altri compiti sociali. E... Via così, fino ai giorni nostri.

L'autore del libro prende in esame quattro forme di nutrimento che tutti conosciamo:
  • Il cibo industriale, il cui simbolo per eccellenza è il fast food, ma anche i prodotti da supermercato. Per fare ciò ha addirittura acquistato un manzo, e ne ha seguito la vita dal suo primo muggito fino al giorno della macellazione;
  • Il cibo biologico, quello delle grandi catene alimentari, che per certi versi non si discosta troppo dal cibo industriale, se non per alcuni principi morali che ne limitano la spregiudicatezza.
  • Il cibo a chilometri zero. Vivendo in una fattoria, lavorando a stretto contatto con i contadini, svolgendo gli stessi compiti, osservando come funziona la vita rurale più tradizionale.
  • Il cibo ottenuto come i nostri avi, ovvero cacciando la carne, e raccogliendo i prodotti della natura.
Ognuno di questi capitoli è esaminato con freddezza. Pro e contro sono evidenti, e le riflessioni seguono percorsi che giustamente guardano la moralità, la praticità, la qualità, il costo ambientale, eccetera eccetera eccetera.

Se c'è una pecca in questa pubblicazione è che si tratta di un testo fortemente orientato allo stile di vita americano. Sin dalle prime pagine l'autore spiega che il popolo americano è quello che più di tutti soffre del Dilemma dell'Onnivoro perché nasce senza avere una radicata cultura alimentare. Non è un caso che è il popolo che soffre di più al mondo di disturbi alimentari, quello che è più disorientato riguardo a ciò che fa bene e ciò che fa male, e che è più suscettibile alle mode del momento, alle diete, alle strategie dei vari guru che di anno in anno ottengono attenzione da parte dei media.
Però, pur vivendo in Italia, pur godendo di una tradizione alimentare tra le più sane al mondo, non si può nascondere la testa nella sabbia e credere che quanto è raccontato nel libro non ci tocchi in prima persona. Le grandi catene industriali sono presenti anche nel nostro paese, i fast food stanno dilagando, e il junk food è ormai pubblicizzato a suon di gran cassa su ogni tipologia di media.

Leggendolo imparerete a odiare lo Zea Mais. Dubiterete della scritta 'biologico' sui prodotti da supermercato. Comincerete a farvi delle domande su quale sia il nostro ruolo nel ciclo alimentare di tutte le specie sul nostro pianeta. Scoprirete che c'è un ciclo alimentare che ha origine dal sole, e uno invece che è originato dal petrolio. Vi preoccuperete della vitamina B12... Insomma, sarete più consapevoli qualunque sia la vostra filosofia alimentare.

E' un testo che merita una lettura approfondita, utile per comprendere meglio cosa mangiamo veramente, e cosa possiamo fare per migliorare la nostra alimentazione. Lo consiglio.


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venerdì 20 febbraio 2015

Sparlare

Glauco Silvestri
La gente, si sa, ama parlare e soprattutto sparlare. Lasciatela fare: è l'unica cosa che fa e che non sa fare.



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giovedì 19 febbraio 2015

Scarlett: La Trilogia

Glauco Silvestri
E' bello tornare a parlare di Scarlett. E' passato troppo tempo da quando lessi il primo, e il secondo volume di questa trilogia. Poi... silenzio. La mondadori ha chiuso la collana Shout, e con lei, le speranze di vedere come va a finire la storia tra Scarlett e Mikael diventavano sempre più vane. Sì, lo ammetto, quando vidi uscire Striges (qui e qui) mi dissi che a Scarlett era successo qualcosa di brutto... Poi è arrivata la campagna virale sui social in cui si gridava a gran voce il desiderio di veder uscire il terzo volume della trilogia. E finalmente, dopo tanti anni di attesa, ecco il terzo... ehm, no... Ecco che compare un bel volume che raccoglie assieme tutti e tre i capitoli della saga.

Visti gli anni trascorsi tra l'uscita del primo libro a oggi, è giusto ricapitolare un attimino le vicende della bionda Scarlett. Lei ha sedici anni. La sua famiglia si trasferisce a Siena e così lei è costretta a riavviare da zero tutta la sua vita. Una nuova scuola, nuovi amici, nuovi nemici... e Mikael, tenebroso bassista di un gruppo musicale chiamato Dead Stones, che frequenta la sua scuola, e che... be', chi può resistere al fascino di Mikael? Quest'ultimo gira sempre con due suoi amici: l'imprevedibile Vincent, e la bella e sinuosa Ophelia. I tre stanno sempre per i fatti loro, è difficile che creino un legame con gli altri ragazzi della scuola, però Scarlett ha una testolina davvero dura, e così riesce a penetrare nel muro di indifferenza dei tre, e a far innamorare il bel bassista. Però... Però il bel bassista, Vincent e Ophelia non sono ragazzi normali. Sono mezzi Demoni, e hanno un compito importante in quel di Siena. Sono guardiani di una delle porte degli inferi.

E così faccio un bel salto in avanti, ai 18 anni di Scarlett, e al terzo libro della saga, l'ultimo anno di liceo. La storia d'amore tra Scarlett e Mikael è a un punto fermo. Si amano tantissimo, ma c'è una questione irrisolta. Il mezzo demone è in continua lotta con la sua metà malvagia. Ogni giorno tiene a freno le sue pulsioni più profonde per evitare che il loro liberarsi finisca per scatenare anche la negatività del demone, facendolo diventare una vera e propria creatura maligna. Scarlett, dal suo canto, è una diciottenne che ha una gran voglia di... sperimentare le gioie dell'amore. Per cui, per quanto l'unione tra i due sia davvero forte, c'è qualcosa che non va (n.d.r. e non si può dimenticare la scappatella con Vincent nel secondo libro...). La coppia, per cercare di passare un bel weekend prima dell'inizio della scuola, organizza una gita sui colli senesi assieme agli amici di sempre. Una bella scampagnata fuori porta che dovrebbe rinvigorire gli animi e solidificare le amicizie. Solo che non è proprio il momento... L'amica di sempre, Caterina, sembra in lotta col fratello, con l'amica Genziana, e persino con Scarlett. L'aria cameratesca è spesso intorpidita da scaramucce superficiali, e solo la comparsa improvvisa di una coppia di gemelli, anch'essi sui colli senesi per una escursione, sembra placare un poco gli animi. Non per molto. L'ennesima litigata tra Genziana e Caterina spinge quest'ultima a lasciare il gruppo. Scarlett la segue per cercare di placarla, ma ciò le conduce tra le rovine di un vecchio monastero. Qui accade di tutto, e le due ragazze si trovano costrette a lottare contro i loro demoni interiori. Solo l'arrivo di Vincent (Già! Non di Mikael) le conduce al sicuro, o meglio, conduce Scarlett al sicuro, perché Caterina perisce durante la fuga.
E questo è solo l'inizio...

Adoro lo stile narrativo di Barbara. Come al solito ci proietta nel bel mezzo della vicenda con un capitolo che fa drizzare le orecchie. Cosa ci fa Scarlett a letto con Vincent? E poi, rewind. Si torna mesi/settimane, non so quanto indietro, e tutto comincia come dovrebbe, con le coppie come dovrebbero essere, e la vita normale di tutti i giorni. L'abilità di Barbara Baraldi è quella di penetrare nell'anima degli adolescenti, proiettarne le paure sulla carta, e mostrarle con una tale chiarezza da far immedesimare nei personaggi anche il lettore più cresciutello. E' brava nel dipingere la vita dei giovani, le loro pulsioni, le loro paure, le loro insicurezze. L'uso di personaggi mistici, i mezzi demoni, le streghe, la forza della natura, e della magia, è lo stratagemma migliore per far affiorare tutto quanto. Se visti da fuori i personaggi sembrano caparbi, forti, coraggiosi e pieni di energie, visti da dentro hanno tutt'altro da esprimere. Ed è la magia, la capacità di andare oltre alla superficie, che proietta il lettore oltre... oltre a non solo le vicende di maghi, demoni, divinità, streghe e creature mistiche; oltre a ciò che normalmente si tiene nascosto per non apparire troppo deboli di fronte al mondo degli adulti, e anche dei coetanei.
E così eccoci a fronteggiare Lucifero, Baal, e allo stesso tempo le insicurezze interiori di una ragazzina innamorata di un uomo che la adora, e allo stesso tempo confusa per quella attrazione animale che prova per il migliore amico del suo uomo, personaggio davvero carico del carisma di bad boy. E ancora, a fronteggiare il dilemma dell'amicizia, che negl'anni dell'adolescenza si crede per sempre, ma che poi si frantuma inevitabilmente quando ci si scontra con la cruda realtà.
Un triplo percorso, che attraversa lo spazio, il tempo, e le dimensioni. Una lotta in cui la solitudine interiore dei teenager si mostra in tutta la sua opprimente cupezza. Una lotta dove solo la speranza (e non è una parola scelta a caso, frutto di un ragionamento superficiale, lo scoprirete leggendo il romanzo) può illuminare tutto quanto. E' questo che si radica tra le pagine di Scarlett - La terza Luna.

In pratica, senza voler spaventare nessuno, credo fermamente che questo romanzo, oltre al divertimento della lettura di un romanzo fantasy ispirato alla magia e alla storia del nostro meraviglioso territorio, è anche uno strumento di crescita, o per lo meno, apertura alla consapevolezza. E' un libro dai mille volti, capace di scatenare emozioni, e di liberare l'animo di alcuni fardelli. Solo per questo varrebbe la pena consigliarlo, ma... Aggiungo, Barbara scrive davvero, davvero, davvero, bene.

Ah... Dimenticavo: Sul finale del libro, se già siete appassionati della scrittura di Barbara, incontrerete un personaggio che vi farà davvero saltare dal divano per l'emozione.


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mercoledì 18 febbraio 2015

La Heckler & Koch

Glauco Silvestri
Aomame lo aprì alla prima pagina. Una tazza di te e la Heckler & Koch erano lì, a portata di mano.


1Q84 (Murakami Haruki)
Evidenziazione Pos. 12077-78 | Aggiunta il venerdì 6 aprile 12 15:05:07 GMT+02:00



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martedì 17 febbraio 2015

Il Quinto Elemento

Glauco Silvestri
Che strano film, Il Quinto Elemento. Ogni volta che lo guardo finisco per averne una opinione differente. A volte lo trovo geniale, a volte un po' noiosetto, a volte divertente. In pratica devo ancora farmi una opinione precisa, e vi assicuro che un po' questa cosa mi disturba.

La pellicola racconta una vicenda singolare. Un archeologo dei giorni nostri, studiando una piramide egiziana, scopre una sorta di profezia. Il male assoluto arriva dallo spazio ogni 5000 anni, e l'unico modo per fermare la sua sete di morte e distruzione, è un'arma in grado di funzionare attraverso i quattro elementi, ovvero terra, aria, acqua, fuoco, tutti focalizzati su di un misterioso quinto elemento, che dovrebbe avere forma umana. 300 anni più tardi, ecco che compare nello spazio profondo una strana nebulosa. Si avvicina alla nostra galassia, e non promette nulla di buono. Le navi militari terrestri non possono nulla contro questo 'fenomeno' e la preoccupazione cresce a livelli allarmanti. Un frate, Padre Cornelius, si presenta al governo terrestre, e racconta della profezia. Un popolo alieno dovrebbe portare le componenti dell'arma necessaria a sconfiggere questo male assoluto, ma un gruppo di predoni ne intercetta l'astronave. Nel frattempo, Korben Dallas - tassista ed ex soldato, vive una esistenza grigia. Una donna dai capelli rossi, che parla una lingua incomprensibile, piomba letteralmente dal cielo dentro al suo taxi. Sta fuggendo dalla polizia e chiede aiuto a Korben, per raggiungere Cornelius. Lei, Leeloo, altro non è che il Quinto Elemento, l'essere supremo in grado di fermare, secondo le antiche profezie, la distruzione della Terra da parte dell'oscurità.

Mi piace la goffaggine degli alieni. Per una volta non sono esseri aggraziati e superiori a noi in tutto e per tutto (a parte il Quinto Elemento). Mi piace l'aria scanzonata con cui Besson racconta la vicenda. A volte non bisogna prendersi troppo sul serio quando si fa fantascienza. Mi piace la ricostruzione di un futuro plausibile, le metropoli ancora intasate di traffico nonostante le auto volanti, e lo smog che ha reso ormai invivibile la superficie. Mi son piaciute anche le interpretazioni di Willis e della Jovovich. Non ho apprezzato il cattivo di turno, Zorg, ricco magnate e proprietario di una mega multinazionale, che fa accordi con il male supremo per via del suo amore per il caos. Il male supremo non dovrebbe temere nulla, no? E invece si presenta timidamente, incaricando qualcun altro di eliminare il quinto elemento prima di giungere sulla Terra... Per l'amor di Dio, è una scelta assennata, il muoversi con cautela, ma di sicuro non è una mossa da 'male supremo'. 
E' evidente che questo film sia un modo di irridere le Major americane, molti cliché sono proiettati proprio in tal senso, come - per fare un esempio tra tanti - il dj Ruby Rhod. Non mancano cliché contro l'esercito americano, che prima spara e poi fa domande, nonché l'irrazionalità e l'incapacità della politica.
La sensazione è che ogni tanto ci si perde, in questa pellicola, e che solo casualmente si ritrova la strada.

Nell'insieme è comunque un film davvero ben realizzato. E' capace di intrattenere e divertire. Ci sono colpi di scena, e personaggi davvero in gamba nel interpretare i loro ruoli. Tutte le carte sono al loro posto, e tutti gli ingranaggi funzionano. Allora perché a volte lo adoro, mentre altre lo guardo con sufficienza? Non riesco ancora a rispondere.



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lunedì 16 febbraio 2015

Come ti carico l'orologio

Glauco Silvestri
Premessa: sono il felice possessore di un Citizen Eco-Drive. Si tratta di un cronografo da polso al quarzo che funziona a energia solare. E' un ottimo orologio, ha un bel design, e pur mantenendo la precisione di un dispositivo elettronico, non ha bisogno di batterie.
Il fatto è che non lo tengo sempre al polso. Lo metto solo nelle occasioni importanti, o quando esco la sera, e nei weekend. Evito di portarlo quando vado al lavoro, per di più mi piace avere i polsi liberi, così succede che il suo quadrante non viene esposto sempre alla luce. Basta mezz'ora di carica per garantire il suo funzionamento giornaliero, e anche di più, ora non ricordo nel dettaglio le caratteristiche tecniche. Diciamo che un uso tipico dell'orologio ne garantirebbe il corretto funzionamento senza mai doversi preoccupare di 'metterlo in carica'.

Problema: come ho anticipato poco fa, Io non lo uso sempre. E per quanto io lo riponga in un luogo che dovrebbe garantirgli un po' di luce diurna, nei mesi invernali, specie quando c'è brutto tempo, nevica, eccetera eccetera, capita che lo trovo fermo.
La mia testa bacata ha così pensato di realizzare un gingillo che potesse caricarlo anche quando non c'è luce, senza dover - ovviamente - tenere il lampadario acceso nella stanza dove conservo l'orologio. 

Soluzione: L'oggetto è semplice, forse ancora un po' spartano, ma funziona. E' stato sufficiente un led ad alta efficenza, un deviatore, un dissipatore per non rompere il led, un pugno di resistenze, e una batteria da 9 volt. Il tutto è sorretto da una struttura in lamiera. Non è sicuramente un prodotto di alta tecnologia, e devo ancora pensare a un involucro decente. Per realizzarlo avrò impiegato un'oretta (e probabilmente, col senno di poi, forse basta anche una mezz'ora... Ma quando l'ho realizzato andavo a spanne e non avevo tutto il materiale pronto per essere assemblato). 
Le foto dovrebbero mostrarvi esattamente sia come funziona, sia com'è fatto. Non sto a fornirvi uno schema perché non l'ho neppure disegnato per quanto è semplice. 

In pratica: Si attacca la batteria 9V, si dispone il caricatore a mo' di lampione sopra l'orologio, e si accende tramite l'apposito deviatore. Tutto qui. Le lancette dell'orologio cominciano a muoversi dopo pochi secondi e in una mezz'oretta l'orologio è carico. E' evidente che questo 'dispositivo' può essere usato anche solo per dare l'abbrivio all'orologio, in previsione di uscire mettendolo al polso. Diciamo... Dieci minuti! Poi ci pensa l'esposizione alla luce degli ambienti in cui si andrà, o del sole, a fare il resto.




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domenica 15 febbraio 2015

Ma voi continuate a tirare la corda...

Glauco Silvestri
Anche nel film, lei non può essere “Elsa, la ballerina”: deve essere “Marilyn Monroe, la bomba sexy di Hollywood, che interpreta Elsa, la ballerina”. Ecco perché ha tante difficoltà con la sua parte e non ricorda le battute. Nel profondo lei non è altro che una bambina sola e innocente e, come ogni bambina, merita di essere felice. Ma voi continuate a tirare la corda... e dove sarete quando si spezzerà? Lontani, scommetto, a darvi da fare con qualcun altro.

Evidenziazione Pos. 1207-10


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sabato 14 febbraio 2015

Sospesi nel Tempo

Glauco Silvestri
Regia di Peter Jackson, produzione di Robert Zemeckis, protagonista Michael J. Fox. Un bel trittico, non credete anche voi?  

Sospesi nel Tempo è una commedia interessante, varca il confine tra l'aldiqua e l'aldilà. Ci racconta la storia di un uomo, Frank Bannister, un ex architetto di fama internazionale, che dopo la morte della moglie (in un incidente stradale), diventa cacciatore di fantasmi. In città tutti lo credono un ciarlatano, forse perché bazzica i cimiteri per trovare lavoro. Ma per certi versi, in realtà, non è un ciarlatano.
A scoprirlo sulla sua pelle è una giovane coppia che si è trasferita da poco. Sono due giovani trentenni. Una notte la casa sembra divenire preda di un gruppo di Poltergeist, il letto si solleva, oggetti inanimati cominciano a fluttuare... I due hanno il biglietto da visita di Bannister, lo trovano stranamente tra le coperte del letto, e così chiamano il cacciatore di fantasmi. Questo arriva e con strumenti improponibili confeziona gli spettri dentro un sacchettino sigillato, poi lo butta nel trita rifiuti.
E' un truffatore? Bannister, prima di lasciare la coppia, vede inciso sulla fronte del ragazzo il numero 37. E' una visione, la moglie non nota nulla, ma lui si spaventa. Sua moglie, dopo l'incidente, aveva inciso sulla fronte il numero 13, e per anni lo stesso Bannister era stato accusato di aver, in realtà, ucciso la moglie perché un suo cutter era scomparso... E l'incisione sembrava essere stata fatta proprio con quel cutter.
Il fatto è che Bannister, gli spettri, li vede davvero. Ha cominciato a vederli dal giorno in cui ha rischiato di morire nell'incidente. Solo che... ecco... non è che gli dà la caccia. Li ha ingaggiati per fare confusione delle case, così che poi lui possa intervenire, fare il suo show, e guadagnare qualche soldo per sopravvivere.
Solo che quel numero 37 inciso sulla fronte del ragazzo risveglia vecchi ricordi, e mette l'ex architetto sul chi va là. Difatti il ragazzo muore molto presto, e con lui, molti altri. 
Ci mette poco a scoprire che queste morti non sono naturali, e la caccia a uno spettro malvagio comincia...

Sulla scia di GhostBusters (una decina di anni più tardi) ecco tornare in auge i cacciatori di fantasmi. L'idea di Peter Jackson è interessante e un pochino più consistente di quella della famosa commedia degli anni 80. Qui, pur essendoci una neppur tanto sottile linea comica, abbiamo una caccia al fantasma vera e propria. Un fantasma che colleziona vittime, un violento e sanguinario. Il mondo terreno e quello degli spiriti è legato a doppio nodo e i colpi di scena non si limitano a qualche gag divertente, a momenti di vera sorpresa. C'è violenza, sangue, terrore, attimi di vero brivido. Ma ci sono anche attimi esilaranti. Fox se la cava bene nel suo ruolo ambivalente. E' evidente che funziona meglio nella componente commediale della pellicola, mentre il pathos dei momenti più drammatici è meno efficace, però nel complesso tutto gira come una ruota ben oliata. Jack Busey è perfetto nel suo ruolo (n.d.r. volto noto: Twister, Starship Troopers, Contact...), R Lee Ermey (n.d.r. Apocalypse Now, Full Metal Jacket, Mississipi Burning...) è... perfetto! Così come tutti gli altri componenti del cast. Un bel gruppo affiatato che sa strappare risate, e allo stesso tempo è capace di dare una deriva di serietà quando è necessario.

Bello, divertente, capace di intrattenere. A mio parere non risente neppure del passare degl'anni. Per una serata diversa, lo consiglio vivamente.


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venerdì 13 febbraio 2015

Esaurimento Nervoso

Glauco Silvestri
Uno dei sintomi dell'arrivo di un esaurimento nervoso è la convinzione che il proprio lavoro sia tremendamente importante. Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro.



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giovedì 12 febbraio 2015

Novelle fatte a Mano Vol.4: Storie di Guerra

Glauco Silvestri
Sono lieto di annunciare che, finalmente, il quarto volume della mia collezione antologica di racconti è uscito. Storie di Guerra raccoglie nove racconti scritti tra il 1993 e il 2014. Vicende ambientate durante la seconda guerra mondiale, durante le guerre di separazione in Jugoslavia, così come pure durante gli scontri più recenti. Sono storie di soldati, di veterani, e di persone comuni coinvolte nei conflitti sopra descritti. Sono racconti brevi, ma anche storie più lunghe, che cercano di toccare, e stuzzicare, la fantasia del lettore. 
E sinceramente spero di esserci riuscito... Perché questo volume mostra anche il modo in cui vedo la guerra, e il modo in cui la vedevo quando ancora ero ventenne. L'occhio dell'uomo adulto confrontato con l'occhio del ragazzo. Un conflitto emotivo che si misura su come viene vista la vita, che da giovani pare lunghissima, mentre col passare degl'anni comincia a mostrare i suoi confini, e a pesare maggiormente sulle scelte di ogni momento. 
Si tratta di un volume dai molti risvolti, quindi, che mi auguro possa piacere.

Trovate l'antologia qui.
Al termine della lettura, come sempre, vi esorto a lasciare un commento, positivo o negativo che sia... è importante per uno scrittore ricevere dei feedback dai propri lettori. Potete farlo su questo post, via mail, su uno dei social network che frequento, oppure su Amazon.
Volendo, se proprio il racconto vi è piaciuto davvero tanto, e volete collaborare al mantenimento delle attività dello scrittore che l'ha creato, non posso che suggerirvi di andare alla pagina delle donazioni per lasciare un segno tangibile del vostro supporto.
 
 Buona Lettura!


Aggiornamento dell'ultimo minuto:  Stamattina mi sono accorto che i quattro volumi avevano prezzi differenti tra loro, nonostante in fase di pubblicazione avessi imposto il medesimo costo. Ciò dipende dal fatto che tale valore viene impostato in dollari, e di conseguenza il prezzo in euro viene stabilito in base al cambio nel momento in cui ho effettuato la pubblicazione dell'ebook. Per riportare tutti i prezzi allo stesso importo, proprio poco fa, ho aggiornato il valore su tutti e quattro i testi. Ciò potrebbe rendere impossibile il download per qualche minuto/ora, a seconda della velocità di aggiornamento dei database di Amazon. Mi scuso per il disagio momentaneo.


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mercoledì 11 febbraio 2015

Senza il tuo Amore

Glauco Silvestri
Senza il tuo amore, sarebbe tutto una messinscena da quattro soldi.


1Q84 (Murakami Haruki)
Evidenziazione Pos. 10738 | Aggiunta il sabato 31 marzo 12 11:54:14 GMT+02:00



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martedì 10 febbraio 2015

Il cavaliere Oscuro, il Ritorno

Glauco Silvestri
Forse non dovrei parlare di questo film, visto che mi ha emozionato tanto... Ma tanto... Al punto da farmi addormentare. Difatti, lo ammetto, Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno fa parte della mia filmografia solo per completare la trilogia di Nolan. Tuttavia cerchiamo di essere costruttivi, e diamo il via a questa recensione con la trama del film, che comunque non è la prima volta che lo vedo.

Sono passati otto anni da quando Batman scomparve nella notte, quando si caricò del fardello della morte di Dent per far sì che il suo operato, prima della follia, non andasse perduto. Otto anni in cui Wayne si rifugia nella propria abitazione, non vedendo mai nessuno, e lasciando poche tracce della sua esistenza. Otto anni in cui la città di Gotham vive un momento di tranquillità incredibile, dove la polizia si ritrova a svolgere compiti di routine, e non deve più lottare con la criminalità selvaggia di un tempo. Otto anni... Ma non può andare avanti così per sempre.
Da un lato uno scaltro "gatto" riesce a rubare la collana di perle appartenuta alla madre di Bruce. Dall'altro c'è la fuga di un terrorista senza morale di nome Bane. Quest'ultimo mette a ferro e fuoco la città di Gotham, e costringe Batman a indossare nuovamente la usa maschera. Un Batman invecchiato e arrugginito, che rischia persino di avere la peggio... 

Sfortunatamente Bane non ha il carisma giusto. E' cattivo, è violento, la sua fuga è spettacolare... Ma ammettiamolo, assurda e poco credibile! La trama non sta molto in piedi, è forzata, e Anne Hathaway, per quanto carina e atletica, non ha proprio la faccia da Cat Woman. Io... ho ancora in mente Michelle Pfeiffer in quel ruolo, e deve ancora nascere un'attrice che possa scalzarla dal trono.
Per l'amor di Dio. Ottimo Micheal Caine, come al solito. Lui è una certezza. Il resto sta sopra la sufficienza, ma non brilla. Il film è ben curato. Effetti speciali, costumi, e ricostruzioni sono perfette. Anche la CGI non lascia dubbi. Però il film ha perso carisma. Non riesco neppure a consolarmi bevendo un bicchiere di Fernet Branca. Il finale è piuttosto tirato... Il lieto fine all'americana ha rovinato molti film, in questo caso però non fa altro che mantenere il livello, che però non è alto se non

Insomma... Son deluso, ma qualcosa da salvare c'è. Manca tutto, è piatto, vive solo di effetti speciali. Lo si percepisce bene, specie dopo aver visto il secondo episodio, il migliore di sempre. Però l'ensemble della trilogia funziona. E' un crescendo interessante che scava nell'animo di un ragazzino tormentato che diventa uomo. Diciamocelo... Wayne è la causa e la soluzione del problema. Questo mi piace molto. Mi piace l'umanità di Batman, che non è invincibile, ma vince perché i suoi avversari tendono a sottovalutarlo, o a sopravvalutarsi, tanto da lasciare sempre uno spiraglio all'eroe. Va bene così. Nel contesto ci sta bene anche questa terza pellicola, che pur nei suoi limiti, ci mostra le debolezze dell'uomo, debolezze che la maschera nasconde, ma non cancella. Una parabola interessante, quindi, che valorizza anche un film non perfetto, se visto assieme ai suoi due predecessori.


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lunedì 9 febbraio 2015

Evangelion Another Impact

Glauco Silvestri
Io... sono affascinato dal mondo costruito attorno a Evangelion. L'anime è un po' confuso, lo ammetto, e la guerra contro gli angeli ha dei momenti in cui la comprensione è davvero difficile da raggiungere. Però... che dire, mi piace.

Ecco, l'altra sera stavo vagando senza meta nella blogsfera e mi ritrovo di fronte a questo cortometraggio di poco più di cinque minuti. Mi son venuti i brividi lungo la schiena. Non dico altro. Guardatelo:



Altre info: qui.

Aggiornamento: Sembra che su Youtube sia caduta una qualche forma di censura. Qui trovate una versione sottotitolata in spagnolo dello stesso video. Buona visione (finché perdura).

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domenica 8 febbraio 2015

Mi sembra di non guardarla mai abbastanza...

Glauco Silvestri
Quando sono con lei, non riesco a toglierle gli occhi di dosso. Mi sembra di non guardarla mai abbastanza e forse è per questo che non riesco a vederla affatto.

Evidenziazione Pos. 145-46


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sabato 7 febbraio 2015

The Host

Glauco Silvestri
Sulla scia dell'omonimo libro della Meyer (autrice di Twilight), The Host ci proietta in un futuro prossimo dove sul nostro pianeta non ci sono più guerre, l'ambiente non è più devastato, e tutto sembra perfetto. Solo che la razza umana non è più la specie dominante.
Un invasore alieno ha preso possesso del pianeta, e dei corpi degli esseri umani. Solo piccoli gruppi di superstiti oppongono resistenza, ma ormai la lotta è pressoché vana, e la specie homo sapiens è sull'orlo dell'estinzione.
Melanie è una ragazzina in fuga col fratello. Una notte, mentre cercano riparo in una biblioteca, vengono trovati dagli alieni. Per salvare il fratello, la ragazza si fa notare e si getta in una fuga rocambolesca, che termina con un volo di qualche decina di metri da una finestra. Raccolta in fin di vita dagli alieni, Melanie si risveglia in una stanza, e scopre che il suo corpo è occupato da un'altra entità, un alieno che si fa chiamare il viandante, e che è stato immesso nel suo corpo a posta per sondare i suoi ricordi, e scoprire dove si nascondono i ribelli che lei conosce.
Il rapporto tra il viandante e Melanie diventa contraddittorio. Coabitare lo stesso corpo crea inizialmente un contrasto tra le due personalità, ma poi... Pian piano, si forma una specie di amicizia, e così il viandante asseconda Melanie, e fugge assieme a lei in cerca dell'aiuto dei ribelli.

Si tratta di una storia estremamente superficiale, molto young-adult, senza un briciolo di coerenza con quanto le premesse sembrano offrire. L'idea è buona, per quanto non originale, visto che mutua esplicitamente l'idea degli Ultracorpi ingentilendola e riempendola di amore e zucchero filato. Non mancano i momenti action, istanti di pathos, e persino scene divertenti (loro malgrado, vista l'ingenuità con cui son state scritte). Sarebbe un bel film se non ci fossero tremende cadute di stile, e una spiccata propensione per un pubblico teenager che cerca storie all'acqua di rose. A volte mi chiedo perché sia presente nella mia videoteca, a cosa ho pensato quando lo presi?

Ma facciamo ordine:
  • Pro: Ottima interpretazione di William Hurt nei panni dello zio di Melanie; la colonna sonora.
  • Contro: Le auto scintillanti dei cercatori; i comportamenti infantili degli alieni (vedi: quando Wanda scopre che i ribelli fanno esperimenti per rimuovere gli alieni dai corpi occupati, lei fugge disperata gridando che sono degli assassini... come se una razza aliena che porta all'estinzione la specie dominante del pianeta invaso sia una specie innocente, buona, e carica di bei sentimenti); il fatto che gli alieni non usino le loro tecnologie (arrivano dallo spazio profondo, hanno colonizzato ben 12 pianeti) per cercare i ribelli rimasti; il fatto che gli alieni continuino a usare i combustibili fossili allegramente come noi umani, eppure a inizio film viene esplicitamente detto che il pianeta è stato salvato da inquinamento etc etc; le liti adolescenziali tra le due personalità nel corpo di Melanie... Ma l'alieno/viandante non ha 2000 anni sulle spalle? E come fa un alieno tutto tentacoli luminescenti ad innamorarsi di un umano? E' la solita love-story con i soliti attori bellocci senza espressività e personalità; il fatto che gli alieni si definiscano salvatori del pianeta, che affermino di dire sempre la verità, che giurino di non essere violenti e di condannarne l'uso, ma che poi all'atto pratico sono violenti, mentono, sia con gli umani, sia con i propri simili (il viandante viene spesso rinchiuso, e per certi versi maltrattato, dai cercatori); in pratica il film fallisce completamente nel descrivere un popolo alieno 'superiore' agli istinti primordiali che ancora dominano noi umani.


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