mercoledì 30 aprile 2014

Rush

Glauco Silvestri
La Formula 1 dei tempi passati è ricca di epopee, e di grandi sfide e grandi campioni. L'elenco è lungo, e nonostante oggi il più bel campionato automobilistico del mondo sia soffocato da regolamenti e tecnologie che limitano tantissimo le emozioni in pista, il cuore di molti appassionati ancora batte nella speranza di poter vedere nuovamente sfide all'altezza di quelle viste in passato.
Rush ci racconta l'anno terribile di Niki Lauda, la sua vita, e soprattutto la sua sfida all'ultimo sangue con James Hunt. Due caratteri molto diversi... i due piloti. Se il primo era calcolatore e preciso, un vero tecnico, un uomo che mai superava i limiti che si era autoimposto; l'altro era un vero passionale, uno sciupafemmine, e uno sciupa macchine. Hunt dava sempre il massimo, rischiava tutto, e non pensava alle conseguenze.
L'attrito tra i due piloti si proiettava automaticamente nelle gare a cui partecipavano, e indifferentemente dal contesto che li circondava, le telecamere erano tutte per loro.
Erano altri tempi, tempi da pionieri, dove le auto erano delle vere bombe su ruote. Non c'erano sistemi di sicurezza, regolamenti che limitavano peso, dimensioni, materiali, capienza del serbatoio, posizione del pilota, eccetera eccetera. All'epoca si badava solo ad avere prestazioni migliori, di essere più veloci, e di vincere.
Il film ci racconta questo mondo attraverso gli occhi dei due piloti, mostrandoci, più che le corse (pressoché assenti), ciò che accadeva ai box, e alle spalle di essi stessi.
Film notevole, pieno di Pathos e adrenalina. Se i dettagli della vicenda tra Lauda e Hunt sono state limate per adattarsi alla visione del regista, nel complesso la fedeltà verso quel mondo di cavalieri dalla cavalcatura d'acciaio è assicurata.

Ron Howard fa un lavoro egregio in ogni dettaglio, nella riproduzione delle vetture, delle emozioni, della vita spensierata, frivola, e incredibile del mondo delle corse di quegl'anni. Bravo anche a trovare interpreti davvero fedeli agli originali. Peccato per la decisione di mettere in ombra la figura di Ragazzoni (bravo Favino), invece importante nella storia di Lauda per giungere dove è arrivato. Notevole Daniel Bruhl nella sua interpretazione di Lauda, preciso al punto da credere che sia lui veramente a recitare quel ruolo. Bravo anche Chris Hemsworth, qui da il meglio di sé. Incredibile la somiglianza dei due interpreti con i reali eroi di quell'epopea.
Un film che merita quattro stelle... ma solo perché avrei voluto vedere un po' più di ruote e asfalto, e non scritte in sovrimpressione con i risultati delle gare. Ma va bene così, quanto sarebbe durato il film se fossero mostrati anche i momenti salienti delle gare descritte?

Lo consiglio!


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martedì 29 aprile 2014

Warm Bodies

Glauco Silvestri
Va bene, lo so, i puristi del genere non hanno visto di buon occhio questa interpretazione del mondo degli zombie, soprattutto per la piega romantica che la storia prende, ma ancor di più per l'aura YA che lo circonda.
Però io non sono un purista, e per un caso strano, ammetto che Warm Bodies mi diverte in molti modi differenti, e per questo, ogni tanto, amo rivederlo.

Trama: In un futuro prossimo l'umanità si ritrova sull'orlo dell'estinzione perché... sono comparsi gli zombie. Nessuno sa perché essi siano comparsi, e da cosa tutto abbia avuto inizio. Ciò che è certo è che gli zombie si nutrono di carne umana, e il loro morso è contagioso, e trasforma in zombie. Se però lo zombie si mangia il cervello della vittima, allora questo non "ritorna". Gli umani sopravvissuti vivono in un piccolo angolo di città circondato da un possente muro. Gli zombie stanno fuori dal muro, e si nutrono di ciò che li circonda. Esistono due tipi di zombie. Quelli che ancora hanno sembianze umane, e che per certi versi hanno ancora reminiscenze del passato, e quelli ormai diventati ossa e muscoli, veri e propri predatori da temere.
I vivi, ogni tanto, sono costretti a uscire dalla protezione del muro per andare in cerca di medicinali e di cose utili. Ciò li espone al rischio di diventare cibo per gli zombie... e in una di queste uscite, Julie incontra R. R si è appena pappato il cervello del ragazzo di Julie, e i ricordi di quest'ultimo hanno fatto scattare nello zombie qualcosa di nuovo... un battito cardiaco vero e proprio. Lo zombie prende la ragazza, la salva, la porta nel suo "rifugio". Tra i due nasce una strana relazione... è amicizia? è amore? Ciò che importa è che questa emozione sembra filtrare tra le fila degli zombie di primo pelo, si genera un effetto a catena imprevedibile... tanto che la speranza che qualcosa cambi diventa qualcosa di più tangibile dell'utopia solita che ci si aspetta.

Film con momenti truci, momenti divertenti, momenti ricchi di sentimento. John Malcovic indossa i panni del capo putativo dei superstiti, e di padre di Julie. E' probabilmente l'unica figura davvero carismatica all'interno della pellicola, con un personaggio ben costruito, e non ottenuto con lo stampino come invece avviene col resto del cast. Ovviamente non si può essere non ammaliati dalla bellezza di Teresa Palmer (Julie), e di sicuro non ci si può lamentare del costrutto generale della storia. Il film gira bene. C'è qualche buco nella trama, ma tutti gli ingranaggi funzionano... e poi c'è il libro, chissà... magari un giorno lo leggerò!







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lunedì 28 aprile 2014

Speed Racer

Glauco Silvestri
Regia dei fratelli Wachowski - quelli di Matrix, per intenderci - tratto dal noto cartone animato automobilistico che in Italia era conosciuto come Superauto Mach 5, Speed Racer è un vero puro sangue delle pellicole di importazione cartoon.
Il cast è di primissimo livello, con Christina Ricci, Susan Sarandon e John Goodman in ruoli chiave della vicenda. La storia - tratta dal cartone animato, e riadattata a un lungometraggio autoconclusivo - ci racconta la storia di Speed Racer, pilota da corsa di un team a gestione famigliare, che cerca di pulire la reputazione di suo fratello, Rex Racer, morto in un incidente di corsa, e considerato dai media un pilota senza scrupoli, e poco ligio alle regole.
La corsa, la missione di Speed, ben presto si rivela superiore a quello che potrebbe immaginare un appassionato di corse automobilistiche. Non è sufficiente un'auto potente come la Mach 5 per vincere. Dietro ai riflettori, alle macchine fotografiche, alle ragazze e alle coppe, al podio e ai premi in denaro, c'è il mercato, le grosse case costruttrici, interessi commerciali, politici, e non solo... c'è corruzione, c'è spregiudicatezza, c'è... Speed lo scopre sulla propria pelle, così come prima di lui lo aveva scoperto Rex.

Storia che affronta tematiche nobili, con occhi da bambino. Se da un lato la corruzione e la spietatezza sono di casa, dall'altro l'innocenza domina. La pellicola affronta tutto ciò come faceva il cartoon, con estrema fedeltà nei dettagli... dal fatto che i piloti festeggiano la vittoria bevendo latte e non Champagne, allo scimpanze Chim-Chim che spesso e volentieri lancia la sua - ehm - cacca sul volto dei cattivi.
Il film è una carambola di colori, esplosioni, testacoda, e colpi mancini. La Mach 5 è stata ricreata in ogni dettaglio ed è bellissima. Speed - l'attore - somiglia in maniera incredibile all'eroe del cartoon, e anche gli altri interpreti sembrano essere perfetti nei ruoli a loro assegnati. Bellissima Christina Ricci, e bravissima Susan Sarandon. 

E' un peccato che il film non abbia ottenuto il successo che meritava... forse è uscito un po' troppo tardi (2008) rispetto ai tempi in cui il cartone animato fu realizzato (1967)... e questo nonostante il remake del 1997, giunto a noi con il titolo anglofono Speed Racer X. Peccato, perché assieme ad Astroboy fu uno dei prime anime giapponesi ad avere successo anche all'estero. 






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domenica 27 aprile 2014

Yellow Feelings

Glauco Silvestri
Centounesimo disegno! Un lavoro travagliato che mi ha fatto davvero soffrire, prima di giungere a compimento. Mancava sempre qualcosa, non riuscivo a esprimere ciò che lo aveva ispirato, e se non fosse stato per un momento di pausa forzato che mi è capitato tra capo e collo, forse... forse non sarei mai riuscito a portarlo a compimento.

Cosa vuole trasmettere? A me non piace svelare i meccanismi che lo hanno portato alla vita. Preferisco mostrarlo, e attendere i vostri commenti, e scoprire cosa vi ha dato guardandolo... sempre che vi abbia dato qualcosa.

Yellow Feelings è stato realizzato sempre su iPad, con Pro Create. Le sue misure sono 84 x 63 cm, e potete vederlo in "grande" cliccando qui.



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sabato 26 aprile 2014

Venere in Pelliccia

Glauco Silvestri
Regia di Roman Polanski. Venere in Pelliccia è più un'opera teatrale che un film vero e proprio. L'ambientazione è unica, un set di teatro. I personaggi sono due. Punto. Tutto qui. E' l'abilità dei due attori, la fantasia dello spettatore, e l'intuito, che compongono l'insieme del film. Si tratta di un'opera complessa, che può essere di difficile interpretazione, e ancora di più... di difficile gradimento.

Ma andiamo nel dettaglio. Thomas è un regista teatrale che sta cercando l'attrice giusta per il ruolo di Vanda nel suo adattamento teatrale del romanzo «Venere in pelliccia» di Leopold Von Sacher-Masoch. Arriva in teatro - fuori tempo massimo - Vanda. Si tratta di un'attricetta apparentemente del tutto inadatta al ruolo se non per il particolare caso di l'omonimia. La donna riesce a convincere il regista, un po' con la forza, un po' con l'intuito, e un po' con l'arte della seduzione, a fare l'audizione... e, improvvisamente, Thomas viene attratto dalla trasformazione a cui assiste. Dopo poche battute si accorge che nessun'altra può aderire al personaggio di Vanda come l'attrice che ha di fronte. Non riesce più a smettere, a interrompere il provino, e così l'opera viene recitata completamente, ritoccata, reinterpretata sul momento, in un sottile gioco a due... che diventa ambiguo, e qualcosa di differente.

Il film gioca sul sessismo. L'uomo - dominatore - che per conquistare la bella di turno si finge debole, e si lascia dominare. E' lui che comanda. Da sé stesso completamente e interamente alla donna solo per ottenere ciò che desidera, e dopo, farne ciò che vuole. Ma se da un lato Vanda è una donna forte e libertina, e dall'altro Thomas è l'uomo che la vuole sottomettere al suo giogo, alla fine l'intrico si complica grazie alla comparsa della dea della bellezza, Venere in persona, che con astuzia riesce a sovvertire i ruoli, e a trasformare realmente il dominatore in dominato.
E' una partita a scacchi giocata nel campo della seduzione, a base di corpetti in pelle, collari, perversioni, e passioni pure. Il tutto in una ambientazione scarna, e allo stesso tempo mutevole. Un minimalismo tutt'altro che banale, e tutt'altro che povero.
Un film complesso dove i due interpreti agiscono con estremo mestiere, abilità, convinzione. Un film che seduce... ma dal ritmo blando, incalzato solo in alcuni momenti, come... il battito di un cuore che si emoziona, si tranquillizza, e di nuovo si emoziona.

Non è sicuramente un film per tutti, ma ha del potenziale.


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martedì 22 aprile 2014

Bibisco

Glauco Silvestri
Siete scrittori affermati? Siete scrittori in erba? Siete semplicemente sedotti dalla voglia di scrivere una storia? Ma soprattutto... cercate un software di scrittura che sia pensato esplicitamente per scrittori?

E' tanto che non pubblico post di questo tipo, difatti mi sono un po' distratto da quell'ambiente che un tempo amavo tanto e a cui dedicavo gran parte del mio tempo libero... non che voglia tornare ai "bei" vecchi tempi, però tra le decine di forum di discussione su linkedin che seguo, ecco che compare una nuova discussione... e di cosa parla?

Bibisco è un software free che è pensato per gli scrittori. Esiste per Linux e Windows. Permette di:
  • Organizzare capitoli e scene, gestire le revisioni, esportare il romanzo in pdf o in rtf. 
  • Creare la struttura del romanzo, definirne la premessa, le linee narrative, i luoghi e il contesto sociale e temporale in cui si svolge la storia.
  • Realizzare personaggi sono credibili, cioè capaci di far emergere, nella lettura, la complessità della loro natura umana.
Insomma... tanta robetta!
Provatelo, fatemi sapere, approfondite. Sfortunatamente non esiste per Mac, e non sono in grado di poter fare un test drive accurato.


Dal 1 al 26 aprile, ogni giorno un mio ebook gratis, qui.



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sabato 19 aprile 2014

Iron Man

Glauco Silvestri
Ok. Non è proprio un film di primo pelo, e soprattutto l'avete già visto tutti. Ok... probabilmente ne ho pure già parlato in passato. Ma qualche sera fa mi è tornata voglia di vederlo, perché, per quanto se ne dica, tra i vari film marvel prodotti fino a oggi, Iron Man è tutt'ora il migliore.

Tony Stark è sicuramente il miglior personaggio creato in questo mondo di super eroi. Egocentrico, ricco oltre ogni misura, circondato da belle donne, e al comando di un'industria miliardaria che produce... armi.
Tony Stark viene rapito mentre si trova in un qualche paese devastato dalla guerra, a vendere armi all'esercito. I rapitori vogliono da lui la tecnologia della sua ultima creatura: Jericho, un missile la cui capacità distruttiva è... devastante.
Lui, rinchiuso in una grotta, con un elettromagnete vicino al cuore che lo tiene in vita, invece di costruire Jericho, decide di realizzare una sorta di armatura.
Si salva... ma scoprire che le sue armi finiscono anche nelle mani sbagliate lo porta a rivedere l'intera politica della sua azienda. Decide, con una conferenza stampa, di chiudere il reparto militare delle Stark Industries. Questa azione... scatena diverse reazioni, soprattutto da parte del suo più fedele collaboratore, che cerca di ucciderlo per poter continuare il proprio commercio di armi con i dittatori e mercenari di tutto il mondo.
Stark, sopravvissuto, costruisce una versione rinnovata e sofisticatissima dell'armatura rudimentale che gli aveva salvato la vita e... il resto lo scoprirete guardando il film.

Robert Downey Jr. è probabilmente perfetto per il ruolo che interpreta. Anche Gwyneth Paltrow è perfetta. Bravo Jeff Bridges nel ruolo del braccio destro di Tony Stark, e così anche tutti gli altri. Difetti in questa pellicola non ce ne sono. E' tutto perfettamente equilibrato tra credibilità e fantasia, tra effetti speciali e realtà. E' raro trovare un film così ben costruito, ricco di divertimento, effetto wow, azione, fantascienza, e coerenza con il fumetto.
Davvero bello. E - anche se ormai tutti quanti già ve lo aspetterete - ve lo consiglio. Gli altri due?  (questo e questo) Per quanto siano divertenti, non raggiungono le qualità di questo primo capriolo, per certi versi, sono... Evitabili.


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giovedì 17 aprile 2014

Thunderbirds

Glauco Silvestri
Quando ero piccolo guardavo i Thunderbirds. Ne ho un ricordo piuttosto confuso, le cinque astronavi colorate, i personaggi in plastilina, una famiglia di eroi che interviene nei disastri di tutto il mondo per salvare gli innocenti... poco altro.
Ebbene, qualche anno fa è stato un film con attori veri. Un film per ragazzi, ovviamente, incentrato sui due figlioletti quasi teenager della famiglia, ma davvero ben fatto. 

La storia mette in difficoltà Tracy Island - la base dei Thunderbirds, ovvero la base operativa della International Rescue, capitanata dalla famiglia Tracy (il cui capostipite è un astronauta miliardario in pensione). La base è minacciata da un genio del crimine chiamato The Hood. Con il pretesto di una falsa missione il criminale riesce ad allontanare tutti i membri della squadra, e a impadronirsi dei mezzi dei Thunderbirds. A ostacolarlo rimangono solo i figli minori della famiglia. Alan (il figlio più giovane di Jeff Tracy), il suo amico Fermat, e Tin Tin... la figlia del giardiniere di Tracy Island, decidono che non possono lasciare l'isola in mano a un delinquente come The Hood, per cui iniziano una difesa estrema della base, nella speranza di poter liberare i Thunderbirds dalla trappola e permettere loro di tornare alla carica.

Divertente, simpatico, ben realizzato. Se i personaggi sono tagliati con la falce, essi però ricalcano i personaggi del cartone animato in ogni dettaglio. Meravigliosa Miss Pink, agente segreto dalle grazie invidiabili da tutte le ragazze. Bravi i ragazzi che, nei panni dei protagonisti, riescono a calzare bene i ruoli loro affidati. I Thunderbirds ufficiali rimangono personaggi di secondo piani - in realtà - ma nel complesso il film ottiene ciò che voleva... pur perdendo un po' di serietà, che - magari sbaglio - ricordavo nel cartone animato.

Si guarda volentieri, e fa parte di diritto del trittico che mi ha fatto tornare bambino... ovvero per l'appunto Thunderbirds, Super Mach 5 (Speed Racer), e Yattaman. Lo consiglio.


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martedì 15 aprile 2014

Cinque Quadri per Ustica (e Una Ninna Nanna)

Glauco Silvestri
Il museo dedicato alla strage
Piccola pubblicazione, questa di Carlo Cuppini, in cui vengono raccolte alcune rime dedicate al terribile disastro che tutti, probabilmente conoscete.
A Bologna è presente un museo dedicato a quella strage, un museo fatto di anime e sentimenti, in cui è possibile vedere i resti del DC9 "caduto" il 10 agosto del 1980, ma soprattutto è possibile udire i pensieri, di famigliari, amici, uomini, donne... di chi ha perduto qualcuno, qualcosa, e ancora oggi si domanda cosa sia successo veramente.
Fu pubblicato in occasione del XXXI anniversario dall'accaduto. L'autore, nato a Urbino quel disgraziato 1980, ha voluto donare alcuni suoi lavori alla memoria di quell'incidente... ha voluto scuotere gli animi, ha voluto tenere acceso il dolore, la passione, il ricordo, e la voglia - necessità - di giustizia che per troppo tempo è rimasta priva di risposte.
E' un'opera che lascia il segno... e io voglio riproporre qui uno dei suoi brani (il primo)... per voi.


Accade che cade la storia / che cade qualcosa / che cade
Che cosa / la cosa / la gola
La casa / la bomba / che cade la rosa
I petali ai piedi / che cade qualcosa
La polpa / la crosta / la colpa / la roba
La mosca stecchita / che cade parola
Dopo parola / qualcosa / le ossa
Il tempo di un'ora / di un volo / che cade ad esempio
L'aereo / che cosa / l'aereo / che cosa
L'aereo / che cade succede / che cade
Se cade / non cade / lo tiene il bambino
Che crede / che cade / che inciampa / non cade
Che crede qualcosa / che crede / che in punta
Di piedi lo tiene / sospeso
Per aria / col dito



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lunedì 14 aprile 2014

Uomo del Mio Tempo

Glauco Silvestri
Questo libro attendeva già da parecchio tempo di essere letto. Uomo del Mio Tempo, di Giorgio Mattei, è stato presentato in un duetto surreale tra prosa e poesia, assieme al mio caro 31 Ottobre, ormai qualche anno fa.

L'autore presentò il suo lavoro in un modo tutto nuovo, così come questo libro può essere letto in un modo fuori dal comune. Allegato a esso c'è un CD. Il cd raccoglie 19 brani musicali che accompagnano la voce dell'autore mentre recita le sue rime. Il libro è una raccolta di poesie che vanno dal 2003 al 2007. Sono 22 componimenti, tanti quanti gli anni dell'autore quando concluse quest'opera.
Tra le righe si intuisce il segno di autori che hanno tracciato la sua formazione. Pasolini è sicuramente il più evidente, ma anche Pascoli, Ungaretti, Montale e persino il Foscolo hanno lasciato la loro aura su queste rime.
Ma la lettura è attualissima. E' una rappresentazione nera dell'oggi, vista dagl'occhi di un giovane, che  - come afferma in uno dei brani contenuti nel libro - brama i valori di un tempo che furono, valori umani in cui la parola, l'onore, e l'umanità prevaricavano ogni altro interesse... e lamenta l'attualità, dove invece sono gli interessi a prevaricare l'umanità, la parola, e l'onore.

Così, tra parole che graffiano, e versi che accarezzano, Mattei cerca di trovare amore vero, e condanna quello prezzolato che oggi si spaccia a ogni angolo della strada, su internet, nei locali, ovunque. Tra le righe si percepisce la solitudine intima dell'uomo d'oggi, che per certi versi agogna l'intimità perduta in un epoca che l'autore stesso non ha mai vissuto. Non è nostalgia, piuttosto rammarico per qualcosa di perso.
Parla di Bologna, dell'Italia, di noi tutti. E parla anche di sé stesso.
Sono carezze, e sberle. La poetica non ha metrica vera e propria. E' la lettura a dare il ritmo, e la musica a guidarla lungo il percorso.
Poesie giovanili, respiro giovane, emozione pura, come la carezza della donna amata, o l'abbraccio che non si scioglie troppo in fretta.

Una lettura interessante.

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venerdì 11 aprile 2014

Snowpiercer (Il Film)

Glauco Silvestri
Poco tempo fa vi ho parlato del fumetto omonimo che ha ispirato questa pellicola. Ero rimasto entusiasta di quel fumetto, mentre il film - che già dai trailer era evidente si discostava molto dalla storia originale - mi portava ad avere dubbi difficili da dipanare.
Ieri sera me lo sono visto, Snowpiercer. E tutto ciò che mi aspettavo, si è rivelato pressoché esatto.

Trama: Nel 2031 la Terra è completamente avvolta da una nuova Era Glaciale. Essa è stata provocata artificialmente nel tentativo di combattere il riscaldamento globale... esperimento - ovviamente - andato molto male. L'umanità è quasi completamente estinta. Gli unici sopravvissuti vivono su un treno, lo Snowpiercer. Questa macchina è pressoché perfetta. Eterna. Progettata per essere autosufficiente, e per viaggiare attorno al mondo sfruttando tutte le linee ferroviarie esistenti. Il treno fu progettato da un miliardario di nome Wilford... e in pochi avrebbero pensato che questa follia avrebbe permesso di salvare l'umanità dall'estinzione. Però, a bordo del treno, non si vive sereni. Se la prima classe vive di ogni lusso, in fondo al convoglio è presente la miseria più pura. Se in prima classe mangiano sushi, hanno uova fresche, e ballano in discoteca; in fondo al treno vivono stipati, nutriti da barrette proteiche ottenute lavorando gli insetti annidiati nelle carrozze. Se in prima classe hanno acqua corrente, in fondo al treno, per sopravvivere, devono attendere la distribuzione razionata che avviene ogni giorno.
Tutto ciò, ovviamente, non può che alimentare i dissapori tra le classi sociali formatesi all'interno del treno. E la rivolta è imminente. Non è la prima... ma questa volta, probabilmente, è la volta buona per raggiungere la testa del convoglio.

Il film trae spunto dal fumetto, è ovvio, ma ne amplifica solo alcuni contesti, rendendoli però superficiali e - probabilmente - stereotipate. Il tocco asiatico è evidente... molto evidente. Il regista non riesce a trattenersi dall'inserire elementi mistici, e addirittura una veggente. [Spoiler] L'idea dei due leader, uno in cima, e l'altro in coda, al treno, che si occupano di regolamentare l'equilibrio dell'ecosistema formatosi all'interno del convoglio, mi piace molto [Spoiler] ma è mal sviluppato. La rivelazione finale grazie a un dialogo "spiegone" è apprezzabile nel tentativo, ma spezza parecchio la tensione che l'intero film cerca di montare nello spettatore. Il finale, poi, delude. Non tanto per ciò che accade, piuttosto perché - senza motivo - va a cancellare completamente l'ostilità estrema del clima terrestre, che solo pochi giorni prima della rivolta aveva amputato - per il freddo estremo - il braccio di un uomo in soli sette minuti. 

Va be'. Però si guarda. Intrattiene. E le star del cast svolgono egregiamente il proprio compito. Alla fine, direi, c'è un certo equilibrio tra pregi e difetti, al punto da salvare il film, e da collocarlo - come credo fosse nelle intenzioni di chi lo ha realizzato - nel puro intrattenimento.


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giovedì 10 aprile 2014

Source Code

Glauco Silvestri
Source Code è uno di quei film che mi divide sul giudizio. Mi piace la sua impostazione, per metà romance, per metà sci-fi, e con una spruzzatina di action e di thriller. Non mi piace il modo in cui viene proposto il Source Code, una teoria confusionaria che fa fatica a stare in piedi anche nel contesto fiction della pellicola. Se ne capiscono le intenzioni, ma il modo in cui ci vengono spiegate traballa.

Il film ci presenta Colter come un soldato rientrato dall'Afghanistan. Si risveglia all'interno di una capsula avveniristica. Nessuno sa che lui si trova in America. E' una missione... top secret? C'è un alone di mistero, e all'inizio neppure riconosce l'operatrice con cui lavora. Il suo compito è importante. Sondare il Source Code per cercare di sventare un attacco terroristico. Una bomba di prova ha fatto saltare un treno di pendolari in ingresso a Chicago. Lo stesso terrorista ora minaccia l'esplosione di una bomba atomica in pieno centro storico. Il Source Code permette a Colter di sondare il passato in cerca di indizi, una sorta di backup di 8 minuti disponibili a chi ha caratteristiche speciali, capaci di sintonizzarsi con queste informazioni che languono nell'etere. Colter si muove all'interno di esse con le sembianze di un insegnante di storia, vittima dell'incidente, e "compatibile" in un qualche modo con Colter stesso.
Il militare entra e esce da quei 8 minuti, come se sondasse un video registrato durante l'attentato. La particolarità è che lui può muoversi come gli pare, e interagire con chi era presente sul treno. In particolare con Christine, ragazza di 28 anni, di cui si innamora. 
Confuso da questi innumerevoli riavvolgimenti dell'evento, Colter si convince di poter fare qualcosa, di impedire l'attentato, e di salvare Christine. Questi suoi futili (?) tentativi rivelano però una imprevedibile verità... Il Source Code è ben diverso da ciò che si pensava, e soprattutto la situazione in cui si trova Colter è molto diversa da quella che gli è stata raccontata.

Film ben recitato, con effetti speciali coerenti con la storia e capaci di convincere. Storia con una struttura sufficientemente spessa per poter essere apprezzata. Come ho detto... qualche dubbio mi tormenta sulla consistenza del Source Code, per lo meno sul modo in cui viene presentato, ma son dubbi che si superano facilmente perché il film è ottimo, sia per l'intrattenimento, sia per il fascino fantascientifico.


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mercoledì 9 aprile 2014

Salto nel Buio (Innerspace)

Glauco Silvestri
Ispirato (molto liberamente) a Viaggio Allucinante (romanzo di Isaac Asimov, nonché film del 1966), Salto nel Buio è una commedia fantascientifica che continua a divertire nonostante abbia già un'età veneranda. Il cast è interessante. Si va da Dennis Quaid, Fiona Lewis, fino alla bellissima e dolce Meg Ryan.
La vicenda ci narra l'avventura di Tuck Pendleton, ex pilota collaudatore statunitense ufficialmente silurato dalle alte sfere, incaricato nella sperimentazione di un progetto top secret. Lui, grazie a una tecnologia stupefacente, deve essere miniaturizzato e iniettato all'interno di un coniglio. Tecnologia rivoluzionaria che potrebbe avere sbocchi incredibili, sia in medicina, sia in altri campi della vita reale... ma anche scopi militari. Difatti il progetto viene fatto saltare da un gruppo di trafficanti d'armi che riescono a interrompere l'esperimento, e costringere lo scienziato responsabile, a fuggire con una siringa contenente la capsula miniaturizzata contenente lo sfortunato pilota americano.
Nella fuga, la capsula viene iniettata nel corpo di un commesso di supermercato, Jack Putter. Da quel momento Tuck ha una giornata per risolvere l'enigma, e tornare a dimensioni normali... tempo dettato dall'ossigeno offerto dal sistema di sopravvivenza del suo mezzo microscopico.

Film divertente, ricco d'azione, con un briciolo di fantasia. Pellicola roccambolesca dove Dennis Quaid e Meg Ryan offrono il meglio del loro repertorio. Ma devvero fenomenale è Martin Short, attore forse poco conosciuto (oltre a Salto nel Buio, tra i film più famosi in cui ha recitato c'è Mars Attack!) perché dopo una breve carriera da attore, ha preferito concentrarsi sull'attività di comico e produttore (oggi lavora molto in show televisivi negli States e in Canada). In questo film è lui il vero protagonista, ed è davvero convincente nel disegnare la metamorfosi tra l'uomo complessato che fatica a essere un cassiere di supermercato, e l'agente segreto Jack Putter "macchina perfetta - zero errori".
Tante risate, scene a metà tra tensione e surreale, una commedia che regge benissimo il peso degl'anni, e che vale la pena vedere... ve l'assicuro!


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martedì 8 aprile 2014

Striges, La Voce dell'Ombra

Glauco Silvestri
Barbara mi ha sorpreso con questo suo nuovo romanzo. Ero abituato al suo stile, al primo capitolo che faceva da introduzione alla storia, che solitamente era staccato dal vero inizio del romanzo, e che mostrava un breve flash in cui il personaggio principale si trova in una situazione particolare - a volte chiave - della vicenda raccontata.
E invece no! In Striges, La voce dell'Ombra tutto ciò non accade. Barbara è crudele con la sua Zoe. L'avevamo lasciata che abbracciata al suo Sebastian, partiva a cavallo della poderosa moto del suo ragazzo per lasciare Milano, e allontanarsi dalle pretese della Sorellanza, dalle minacce dell'Inquisizione, e da tutti i pericoli imminenti, un po' per trovare sé stessa, un po' per allontanare gli stessi pericoli che la perseguitano dalle persone a lei care, come l'amica Chloe, e il Padre.
Ma già dalla prima pagina di questo nuovo romanzo, tutto cambia.
Zoe apre gli occhi e si trova in una stanza che non riconosce. Sembra una stanza d'ospedale, ma non è un ospedale normale. E' in una sorta di isolamento. Due Amazzoni si occupano di lei, e allo stesso tempo le impediscono di uscire e scoprire dove si trova. Le informazioni sono poche. In quel luogo la magia è interdetta. In quel luogo lei c'è stata per sei lunghi mesi... in coma. Ha avuto un incidente. Punto! Non sa altro. Dov'è Sebastian? Dov'è Misha? Dov'è Sam? Cos'è successo? Lei non ricorda nulla, e chi la sta "curando" non ha intenzione di rivelarle nulla... tutt'altro, sono proprio loro a tormentarla con interrogatori tutt'altro che morbidi.
Scoprirà, grazie alla sua testardaggine e intraprendenza, scopre di essere al Santuario delle Streghe, un luogo dove le streghe vengono istruite e preparate a gestire i propri poteri, e ad affrontare il mondo  con equilibrio. La piccola Ligea è l'unica sua amica, una fata il cui potere... lo scoprirete leggendo. Sappaiate che io mi sono davvero affezionato a quella piccola fatina.
Ma il grande enigma è Adam. Chi è Adam? Perché il cuore di Zoe è tanto tormentato da Adam? Possibile che un'amore durato 400 anni possa crollare a causa di un ragazzo impertinente, ma bellissimo, di nome Adam?
Non vi rivelo nulla.

Lo sapete, a me piace Barbara Baraldi, il suo stile, il suo modo di regalare emozioni, e di legare la narrativa alla musica. Leggere è come ascoltare una sinfonia, con i suoi momenti cupi, i suoi ritmi allegri e andanti quando appaiono le prime rivelazioni, un inno alla gioia nel momento in cui ritrova il famiglio (ops! Mi è scappato un piccolo spoiler), per poi precipitare in una ritmo sincopato durante le battaglie, e poi... il gran finale! Barbara è capace di creare una gustosa amalgama tra musica, l'aria gotica, i demoni, i mutaforma, le fate, i mondi fantastici che riesce a creare senza disperdersi, o allontanarsi, dalla realtà quotidiana... non ci sono note che escono dal pentagramma. Lei... alla presentazione di Striges, ha raccontato che per sviluppare una storia come questa si crea una sorta di scaletta in cui sono segnati i momenti fondamentali, ma che poi - scrivendo - le capita di lasciar agire i suoi personaggi come se avessero una vita propria, una personalità vera, una esistenza reale. Lo si percepisce chiaramente, perché i sentimenti, anche quelli provati dai personaggi comprimari, sono tanto forti da colpire il lettore, commuoverlo, e proiettarlo direttamente dentro il libro.
Ecco... tutto ciò sarebbe già perfetto, ma l'ambientazione, il Santuario, è il Pièce de théâtre che fa la differenza. Vi sentirete soffocare tra quelle mura... ve l'assicuro.

Leggetelo! Capito? Leggetelo!


Dal 1 al 26 aprile, ogni giorno un mio ebook gratis, qui.



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lunedì 7 aprile 2014

RazzaBastarda

Glauco Silvestri
Si scrive tutto attaccato, il titolo di questo film tutto italiano, tutto crudo, che parla di una RazzaBastarda (il link porta alla soundtrack, notevole!). Film di Alessandro Gassman, con lui stesso interprete di Roman, rumeno immigrato in Italia trent'anni fa con la madre e un panino alla maionese. Cresciuto nei bassifondi romani, spacciando cocaina, devoto alla Madonna Nera, cresce suo figlio sperando che non debba mai seguire la sua strada. Lui è un uomo semplice, iracondo, ma con un cuore grande come una casa, e per certi versi, ingenuo. Fa studiare suo figlio, e gli da tutto ciò che serve perché possa fuggire da quell'ambiente fatto di delinquenti e droga. Il figlio, però, a scuola è costretto a scontrarsi quotidianamente con l'odio verso i rumeni... per cui mente sulla sua origine, e fa finta di essere italiano. Il suo castello di carte crolla quando il padre decide di conoscere la sua morosa. La voce si sparge in fretta... e lui diventa un emarginato. E' in quel momento che si lega a un delinquentello filosofo che si fa chiamare Il Talebano.
Assieme progettano di fare il colpaccio, e di aiutare il padre - a sua insaputa - in un affare di droga più grande di lui... e di loro.

Film che morde, che graffia, e che non da tregua. Tutto in bianco e nero, così come è la vita di Ramon e di Cucciolo. Una vita senza vie di uscita, da una parte costretti a seguire ciò che la povertà e l'emarginazione offre loro, dall'altra costretti a sbattere contro muri insormontabili. E pure l'unica luce che brilla nella notte, l'unica speranza di salvezza, è vana, perché non sempre risponde con tempismo alle loro richieste di aiuto.
Film duro, che fa riflettere, e che non si lascia trarre in inganno da falsi sentimenti e il buonismo di cui ci circondiamo in superficie, ma che sotto sotto nasconde come una patina leggera luccicante, le paure, l'odio, la rabbia, e l'incomprensione che alberga in ognuno di noi. Certo... forse c'è qualche stereotipo di troppo nei personaggi che si presentano in questo contesto. Ma siamo poi così convinti che siano stereotipi? O forse invece siamo noi che chiudiamo gli occhi e ci convinciamo che "non è veramente così"? A voi la risposta. Io... questo film lo affianco a Io, L'altro... film che pure lui non lascia troppo spazio alle riflessioni buoniste.

Da Vedere!

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venerdì 4 aprile 2014

Blue Jasmine

Glauco Silvestri
Me l'ero perso sul grande schermo, Blue Jasmine, ed era una mancanza che... non mi faceva dormire la notte. Finalmente ieri sono riuscito a vederlo, e tutte le mie aspettative sono state premiate.

La trama del film è semplice. La bella Jasmine, di fronte al crollo di tutta la sua vita, si rifugia a casa della sorella. Lei, bella, alta, elegante, era stata sposata a un uomo di successo, ricco, intraprendente. Nella realtà quest'uomo aggirava la legge, agiva sul filo del rasoio, e la tradiva bellamente. Ma la vita nel lusso, tutti i desideri realizzati, e in generale il benessere, facevano sì che Jasmine si voltasse dall'altra parte e facesse finta di ignorare tutto quanto. Poi... la rivelazione, l'arresto del marito, il crack finanziario, il suicidio del marito in carcere, e il conto corrente in rosso... portano la donna sull'orlo di una crisi di nervi.
Tenta il salvataggio tornando dalla sorella, nella speranza di farsi valere, trovare un nuovo lavoro, cambiare aria, sedurre un uomo ricco con cui stare, e con cui ricominciare. Nella realtà, non fa altro che rimescolare nel torbido del suo passato, e spingere la sorella a mettere in discussione la sua vita modesta...

Un film Blanchett centrico ove la bionda attrice prende le veci di Woody Allen quale personaggio principale problematico e border line. Per certi versi è un ritorno al passato. Dialoghi serrati, personaggi tormentati psicologicamente, intrecci amorosi degni dei migliori romanzi rosa, e un briciolo di brio, battute secche e dalla risata inevitabile, benché amara. Cate è davvero brava, sublime, nell'interpretare la bella e problematica Jasmine. Alec Baldwin, spalla a cinque stelle, compare praticamente solo nei ricordi di Jasmine nelle veci del suo marito defunto. Bravi anche i comprimari, il dentista, la sorella, il fidanzato della sorella... e persino le comparse giocano perfettamente nell'intreccio generale.Non ci sono pecche, cadute di stile, o momenti in cui l'equilibrio generale rischi di cadere. 

E' praticamente un film perfetto. Da vedere assolutamente.

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giovedì 3 aprile 2014

Il Mondo dei Replicanti (Surrogates)

Glauco Silvestri
Ispirato al fumetto omonimo, Il Mondo dei Replicanti è un film che potrebbe aprire prospettive piuttosto cupe sul nostro futuro. Ci racconta una storia che, per certi versi vorremmo auspicabile, ma che per altri potrebbe creare delle inquietudini da non sottovalutare.
Siamo in un prossimo futuro (ovviamente). Uno scienziato riesce a scoprire il modo di interfacciare un mezzo meccanico al sistema neurale umano. Le prospettive sono incredibili. I disabili potrebbero riprendere a muoversi grazie a esoscheletri che annullano le loro limitazioni fisiche; i militari non morirebbero più in battaglia, perché potrebbero mandare al fronte dei surrogati al posto di uomini in carne e ossa... ma allo stesso tempo, i surrogati potrebbero diventare gadget per la gente normale.
E' quello che succede. Mano a mano che le città diventano sempre più pericolose, le persone comuni cominciano a uscire di casa sempre meno spesso, e a utilizzare i loro surrogati per andare al lavoro, uscire con gli amici... e perché no, anche per fare sesso occasionale nei locali notturni.
Lentamente, il mondo diventa un luogo dominato da macchine guidate via remoto. Nessuno esce più di casa, nessuno esce più dalla propria stanza. I rapporti sociali son sempre più artificiali e... il contatto fisico diventa un ricordo remoto.
Solo una piccola nicchia si oppone a questa evoluzione tragica della vita quotidiana. Si creano sacche di resistenza in ogni città, luoghi dove i surrogati non possono entrare, e dove persino le forze dell'ordine non possono agire liberamente.
L'equilibrio tra le parti, comunque, è sufficiente a mantenere la pace tra chi è assuefatto ai surrogati, e chi no... per lo meno finché, un giorno, un tizio usa una nuova arma su un paio di surrogati. Quest'arma, oltre a distruggere il robot, in un qualche modo, arriva fino al suo gestore, e uccide pure lui.
Questo scatena una caccia all'uomo, e allo stesso tempo apre nuovi scenari in un contesto di sicurezza fittizia con cui si erano avvolte tutte le metropoli del mondo.

Un Bruce Willis in forma, in questo Surrogates. E' buffo vederlo nella sua espressione plasticosa, con parrucchino biondo, del surrogato che pilota. Molto meglio osservarlo dal vivo, invecchiato malamente, pieno di ansie per il contatto con il mondo reale, per certi versi goffo, e non più eroe invulnerabile dei film che lo hanno lanciato nell'olimpo degli attori action anni 90.
La pellicola è interessante per molti aspetti, ma offre anche spunti di riflessione che vanno molto al di là del poliziesco che viene proposto. C'è la paura della criminalità (spesso enfatizzata da network che cercano audience televisiva), c'è il desiderio di trasgressione senza il rischio di essere puniti (dalla legge, dalle malattie mortali trasmissibili sessualmente, dalla criminalità, dai furbi...), c'è l'atavica voglia di essere protetti nel guscio materno. Tutto ciò viene offerto dai surrogati, da macchine tanto perfette da far dimenticare alle persone la gioia del vero contatto umano.
Il film funziona davvero bene, la computer grafica non è ossessiva... tutt'altro, è discreta ed efficace. Fa spavento pensare di vivere in un mondo di bambole dove è l'uomo rinchiuso nella casa, un mondo alla rovescia... eppure è un futuro plausibile, che si apre con intenzioni più che onorevoli, ma che porta a prospettive spaventose.
E' il classico esempio del fatto che uno strumento non ha colpe, ma è l'uso che se ne fa a determinare quanto sia giusto o sbagliato.

Bello. Da vedere.

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mercoledì 2 aprile 2014

The Human Race

Glauco Silvestri
80 persone vengono prelevate improvvisamente dall'incrocio di una strada. Una luce bianca. E all'improvviso si trovano su una specie di percorso. Una voce detta loro le regole. Non calpestare l'erba o morirai. Corri, o morirai. Non farti superare due volte o morirai. La scuola e la prigione sono punti sicuri... Nel gruppo c'è di tutto: Due ragazzi sordi che stavano facendo Jogging; un ciclista; un mutilato dalla guerra e il suo amico, e medico della riabilitazione; una donna in carriera; una donna incinta; due bambini; degli operai che lavoravano al manto stradale; un anziano con deambulatore; una ragazza malata di tumore; un prete; un barbone... si tratta di una selezione variegata di uomini e donne, tutti frastornati, increduli, incapaci di comprendere cosa stia accadendo.
Quando viene dato il via qualcuno non parte, qualcuno calpesta l'erba. La voce comincia a contare, chi viola le regole esplode letteralmente. E la corsa ha inizio...

The Human Race mi ha ricordato un vecchio romanzo di Richard Backman (alias Stephen King), per quanto il contesto sia molto differente, non ci sia un premio in palio (se non forse l'agognata sopravvivenza... ma è solamente una speranza, nessuno l'annuncia veramente), soprattutto... non si sappia il perché, e il come, quella gente si sia trovata in quella competizione mortale. 
La storia ci mostra, come accade sempre in questo tipo di pellicola, un mutare dell'umanità. Se all'inizio c'è solidarietà e tutti procedono assieme nella speranza di aggirare le regole, lentamente il gruppo comincia a sfaldarsi, e l'istinto di sopravvivenza spinge i più... codardi? a non fermarsi per aiutare chi ha problemi. Il vecchio vede così sparire le sue speranze quando il ciclista inganna tutti e riparte con la sua folle corsa. I due bambini, caduti a terra e con una storta alla caviglia, muoiono poco più tardi. C'è poi chi decide di affrettare i tempi facendo vere e proprie imboscate. E chi invece decide di lasciarsi andare ai suoi istinti più reconditi, vista la fine imminente, e tenta di stuprare l'amica di sempre. L'uomo diventa spietato, assassino, cinico. Nel momento in cui il prete esplode quando esce dal percorso per baciare un crocifisso in una cappella, tutto decade in una lotta pura per la sopravvivenza.
Il finale... non ve lo svelo, ma sarà una sorpresa!

Film potente, ben realizzato, con interpreti sconosciuti ma capaci. Bello!

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martedì 1 aprile 2014

Deja Vu

Glauco Silvestri
Avete presente quel senso di Deja Vu che ogni tanto vi prende il cuore e ve lo stritola come se volesse strapparvelo? Magari a voi non è mai capitato, ma a me, succede... e quando succede non è bello, non è un momento struggente e melodrammatico da film, è... non so, quasi un'annunciazione.
Non vado nei dettagli, perché ho imparato a tenere per me quello che devo tenere per me. Qui volevo solo annotare la nottata di ieri, vissuta in modo strano, e che a mezzanotte passata mi ha spinto ad alzarmi dal letto, accordare la chitarra - che non prendevo più in mano da parecchio tempo, quasi un anno, per... tanti motivi - e riavvolgere il tempo a quando scrissi Solo Roccia.

Non riesco a riportare qui il testo di quella canzone. L'idea alla fonte di quel brano (divago per stemperare un po' il mood di questo post) non è mia, è di un mio amico, molto più bravo di me con la chitarra. Lui non riusciva a mettere in musica quell'idea, così ci ho provato io... ispirandomi molto liberamente (ma molto molto), per l'accompagnamento, a Doll Parts, delle Hole.

La storia parla della Luna, costretta a girare intorno alla terra, a osservarci ogni giorno, ogni notte, sempre, senza poter vivere una vita propria. Una Luna per certi versi gelosa dei nostri amori, dei nostri dolori, delle nostre gioie, del nostro modo di vivere, e della libertà in cui possiamo vivere. Anche lei, la Luna, ha un amore, una stella lontana, che brilla nel cielo e può vedere solo per poco tempo, ogni notte. Però lei, la Luna, non può raggiungere la sua stella, perché lei è... Solo Roccia, ed è incatenata a ruotare attorno alla Terra.

Così, ieri notte, senza cuffie alle orecchie, seduto sul pavimento a pochi centimetri dall'amplificatore, forse un po' sacrificato con gomiti e spigoli, e arrugginito, quasi incapace di tenere un accordo decentemente, ho cominciato a strimpellare l'accompagnamento di quel brano. Sono rimasto lì per un'oretta, finché quel senso di Deja Vu non mi ha lasciato un po' in pace.
Mi sono pure registrato con l'iPhone, per risentirmi, chissà... forse per capire quanto ho perso in questi mesi senza musica, o forse solo per esorcizzare i miei demoni. Clara Moroni scrisse un bel brano sui suoi demoni, mille anni fa, quando ancora cantava con i Black Cars. Va be', quella è un'altra storia.

Insomma, non è niente di speciale, qui potete ascoltare il mio strimpellamento notturno...



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