venerdì 31 gennaio 2014

Quanto tempo passiamo su Facebook?

Glauco Silvestri
Io sono registrato su Facebook sin dal lontano 21 novembre 2008. Da allora a oggi, con un buco di qualche mese quando mi cancellai per motivi... ehm, complicati... ho speso su quella piattaforma ben 22 giorni, 8 ore e 58 minuti.
22 giorni su poco più di cinque anni è sicuramente un comportamento sano. Se poi dovessi considerare che molti dei miei post nella bacheca sono prodotti automaticamente attraverso il mio Blog, e Twitter, allora potrebbe risultare che la mia presenza sul famoso social network è addirittura piuttosto scarsa.

Sono riuscito a ottenere questi dati grazie a un programma realizzato dalla rivista Time, raggiungibile cliccando qui, un tool utile per comprendere quanto la gente apprezzi Facebook, quanto tempo sia presente su di esso, e quale tendenza abbia la piattaforma (davvero sarà completamente fuori moda nel 2017?). Attualmente ne fanno uso quotidiano 1,1 bilioni di persone. E' però interessante capire in cosa consista questo uso, se esso sia frequente, o se si tratti di persone che si sono registrate, e poi si sono dimenticate della piattaforma.
Ebbene... se guardate tra i commenti al link che vi ho segnalato troverete persone che dal 2007 a oggi ci hanno speso più di un migliaio di giorni, e gente che invece, come me, può contare la propria presenza quasi solamente con le dita di mani e piedi. Una bella varietà di situazioni, su cui si potrebbe aprire un bel dibattito.


Voi, per esempio, quanto tempo spendete su Facebook? Cliccate qui per scoprirlo!





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giovedì 30 gennaio 2014

La Figlia del Generale

Glauco Silvestri
Tratto dall'omonimo romanzo di Demille, La Figlia del Generale è uno di quei film capace di mostrare il lato peggiore degli uomini. L'ambientazione è incentrata nel mondo chiuso dell'esercito americano. West Point ha da poco aperto le sue porte alle donne. Tra le prime cadette, ovviamente, c'è la figlia di un colonnello - eroe della patria per i suoi atti risolutivi in molte missioni all'estero. Sette anni più tardi, la ragazza ha un futuro brillante nel reparto della guerra psicologica, a Fort MacCallum... Solo che, una mattina, il suo corpo viene ritrovato completamente nudo, privo di vita, e legato a dei picchetti da tenda nel bel mezzo del centro addestramento reclute.
Suo padre, ora divenuto generale e comandante di Fort MacCallum, incarica il detective militare Paul Brenner di scoprire i colpevoli del delitto. Gli viene imposto, però, un certo riserbo. Le parole esatte sono: Ci sono tre modi per fare una cosa:quello sbagliato, quello giusto e quello militare. Il generale è prossimo al congedo, e aspira alla carriera politica, per cui non desidera scandali inutili.
Brenner accetta e comincia le indagini... ma più scava nella vita della ragazza, più la rete si infittisce, e il mistero diventa indistricabile.

Un ottimo poliziesco. L'ambientazione militare è perfetta per raccontare il conflitto tra "padre" e "figlia", tra "il sistema" e "l'uomo", tra "giusto" e "sbagliato", e non ultimo, tra "ufficiali" e "sottoposti". Se l'omicidio appare inizialmente a sfondo sessuale, ben presto si comprende che la storia va in tutt'altra direzione. La psicologia è importante, sia quella della vittima, sia quella del persecutore, sia quella dei genitori. Il detective impersonato da John Travolta ha un grande intuito, ma se non fosse per il punto di vista offertogli dalla sua spalla, una agente investigativa specializzata nei casi di stupro, forse non riuscirebbe a comprendere la profondità emotiva di questa vicenda. [spoiler] Una vicenda umana, dove una figlia si sente tradita dal proprio padre, e perciò inizia contro di lui una vera e propria guerra psicologica [fine spoiler].
Ho apprezzato davvero molto il lavoro svolto dalla regia - forse non innovativa - ma calzante, e capace di trasmettere il pathos della vicenda. Gli attori principali hanno ruoli dominanti, è uno scontro tra titani, e ognuno di essi dà il meglio di sé. Brava e bella anche Madeleine Stowe nei panni di Sarah Sunhill, comprimaria d'eccezione del perfetto John Travolta.
Si notano molti punti di contatto con un altro ottimo film, Codice D'onore, pur essendo quest'ultimo uscito ben sette anni prima. In effetti il romanzo ispiratore de La figlia del Generale è coetaneo della pellicola di Rob Reiner, e entrambi descrivono l'ambiente militare - estremamente "testosteronico" - di quel periodo storico. 

Davvero una bella pellicola.





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mercoledì 29 gennaio 2014

Musica dal Passato

Glauco Silvestri
E' qualche giorno, che nelle mie corse serali, ho ripreso ad ascoltare vecchie cassette. In cantina ho uno scatolone pieno. Vengono da un epoca ormai lontana, quando la musica era distribuita con dischi in vinile e audiocassette fragilissime. Correre con quella musica alle orecchie è una stranissima sensazione. E' come correre verso il passato, o forse, correre via dal passato (a seconda, immagino, del momento in cui si corre).
Di sicuro è un viaggio pressoché unico.
Osservo quelle cassette... dentro lo scatolone c'è la mia adolescenza, e anche qualcosina di più. Si arriva - più o meno - a metà degl'anni novanta. Ci sono alcune audiocassette con le sigle dei cartoni animati che guardavo da bambino. I primi album di Vasco, registrati dalla collezione di un collega di mio padre; Camper - di Vecchioni - che ho ascoltato mille volte nel periodo del Militare, facendo avanti e indietro in treno da Roma; Terremoto dei Litfiba, fattami da Marzia; Rocky IV, fattami dall'Ornella; la compilation che ascoltavo sempre nei militari, assieme a Mirko; tre cassette con i brani dei Dio Poss e dei Gerakj, un gruppo formato da alcuni miei amici; una cassetta con brani degl'anni '60 che ascoltavamo a Venezia, durante la gita ai tempi delle superiori; Uomini Soli, dei Pooh, che ha significato davvero molto per me; Sono Donne, della Steve Rogers Band, di cui Donato conosceva ogni brano a memoria; tantissime tantissime cassette che hanno segnato un epoca, e sono state il metronomo del mio crescere. 
Mancano solo le compilation registrate la domenica da radio Tombo (oggi scomparsa), che trasmetteva tutto il pomeriggio senza pubblicità, e che ascoltavo quando dovevo studiare, ai tempi delle medie. Cassette rovinatissime, che l'altra sera - mi piange ancora il cuore - ho deciso a malincuore di buttare.

E' riorganizzando quelle cassette, tornando ad ascoltarle, che mi sono reso conto di quanto tempo sia passato, di come sia passato, e di ciò che ho vissuto negl'anni in cui le ascoltavo. Sono... testimoni preziosi, ed è davvero bello poterle riascoltare, correndo, la sera. E' una sensazione che aiuta a scaricare tutte le tensioni, e fa apprezzare la vita.





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martedì 28 gennaio 2014

Pinacoteca di Bologna

Glauco Silvestri
Un angolo della sala 24 della Pinacoteca
In primo piano un'opera di Guido Reni
Ha ragione Sgarbi quando lamenta che la nostra città - e l'Italia in generale - ha difficoltà a promuovere i propri contenuti artistici (a mio parere Bologna è troppo concentrata su Giorgio Morandi dimenticando il resto), mentre spenda tantissime energie per promuovere l'evento - effettivamente più unico che raro - di avere sotto le Due Torri La Ragazza dall'Orecchino di Perla - ehm - col Turbante... ovvero il dipinto di Jan Vermeer, solitamente conservato gelosamente al Mauritshuis dell'Aia, e reso famosissimo da un recente film, tratto da un altrettanto recente romanzo

Difficile da descrivere la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Si va dal 300 al 700. La collezione ha - ovviamente - il suo nucleo principale nelle opere che provengono dalle chiese e dai conventi bolognesi soppressi in età napoleonica, privilegiando quindi la scuola pittorica bolognese ed emiliana dal suo fiorire trecentesco con Vitale da Bologna fino alla pittura settecentesca dei Gandolfi. A tutto ciò sono aggiunte testimonianze fondamentali di artisti non bolognesi, tra cui Giotto, il Perugino, Raffaello, e il Guercino. E non bisogna dimenticare i grandi capolavori di Ludovico, Agostino, Carracci, e il mio preferito: Guido Reni

Sono trenta sale, più un'area dedicata alle esposizioni termporanee. E' davvero un viaggio nel tempo e nella storia dell'arte. Un luogo che tra le altre cose è stato completamente rinnovato, e ora si presenta come una esposizione moderna e all'altezza dei maggiori musei europei. 
Davvero una splendida esposizione, che consiglio vivamente, e che merita di essere visitata spesso, e con attenzione.

Info: qui.




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lunedì 27 gennaio 2014

Doom

Glauco Silvestri
Non sarà un capolavoro, ma a me Doom diverte da morire. Sarà che mi ricorda il videogame, sarà che The Rock è uno dei pochi attori "Action" che affronto volentieri, sarà che ci sono scene che dal divertente finiscono direttamente sul truculento... io lo guardo sempre volentieri!

La trama del film non si discosta troppo da quella del videogame. Ovviamente, in questo caso, c'è un po' più di profondità nei personaggi, che - non fraintendetemi - saranno pur anche tagliati col coltello e quasi privi di sfumature, ma funzionano molto bene nel contesto. Siamo su Marte. Un gruppo archeologico ha trovato sul pianeta i resti di un insediamento alieno. Questi - umanoidi - hanno 24 cromosomi contro i 23 della razza umana. Il bello è che questo ventiquattresimo cromosoma sembra artificiale, e sembra che abbia capacità di rendere il corpo umano pressoché immune a qualunque malattia/tumore/maldidenti e quant'altro. Solo che questa razza aliena è scomparsa in maniera cruenta. I resti lo dimostrano chiaramente... ma gli scienziati ignorano la faccenda e provano a fare qualche esperimento con questo nuovo cromosoma. Cosa succede? Ebbene - da qui inizia il film vero - un gruppo di Marines viene inviato sul pianeta per bonificarlo da strane creature assassine. Finale a sorpresa... quasi.

L'ho detto! Il film è una "caccia al mostro". Le armi sono più o meno le stesse del videogame. I mostri sono altrettanto feroci, impressionanti, cattivi. Il sangue si versa a go-go. La violenza gratuita è onnipresente. In più c'è un po' di ironia che placa un po' i toni da "benvenuti all'inferno". E' divertente, da vedere - so che odiate questa espressione, ma non è sicuramente un film introspettivo, questo qui - a cervello spento. Perfetto se si cerca di svagare la mente e allontanarsi dalla quotidianità.





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domenica 26 gennaio 2014

Ignoranza

Glauco Silvestri
L’ignoranza è il punto di vista che manca agli uomini di cultura.






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sabato 25 gennaio 2014

La Fantascienza, al cinema, degli ultimi mesi

Glauco Silvestri
Forse arrivo lungo per parlare dei film che seguono qui sotto, ma la vita - a volte - ti impone delle virate improvvise, dei cambiamenti inesorabili, per cui la mia serata settimanale al cinema non è più possibile... per lo meno per ora. Va be', la rete aiuta in questo, per cui eccomi qui:

Tratto dal romanzo di Orson S. Card, ha una trama che richiama un po' i cliché degl'anni in cui fu scritto, ma che nonostante ciò si fa guardare volentieri. Racconta di un futuro prossimo in cui la Terra viene attaccata da un popolo alieno. Al termine di questa guerra, l'umanità sopravvissuta - e vincitrice - decide di dedicare parte delle proprie attività alla preparazione di una flotta, di un esercito, che possa difendere meglio il pianeta da attacchi esterni. Vista la propensione ai videogame, l'addestramento dei giovani cadetti parte proprio da questo tipo di giochi, per poi sfociare in un vero e proprio tirocinio su una stazione orbitante gestita dall'esercito. Ciò che si cerca nei combattenti è uno spirito competitivo sopra la media, una capacità d'analisi sopraffina, e - soprattutto - la freddezza. Ender è uno di questi cadetti, è forse il più giovane, ma è allo stesso tempo il più promettente... tanto che alla fine viene scelto per comandare le forze spaziali del pianeta. Ciò che Ender non sa, però, è che i governi terrestri stanno preparando un attacco al pianeta alieno che 80 anni prima aveva quasi sterminato la razza umana, e che a lui verrà chiesto di comandare l'attacco.
Il film merita. E' ovvio che ha qualche limite, ma di sicuro non nella trama... che viceversa negli ultimi tempi è sempre più spesso viene sacrificata per dar spazio agli effetti speciali. Qui tutto ha il suo equilibrio, e il finale è piacevolmente a sorpresa. Io stesso son rimasto sorpreso di averlo apprezzato... mi aspettavo molto meno di quanto ho trovato.

Questo lo trovate già in DVD. Jodie Foster, Matt Demon... regia di Neill Blomkamp (quello di District 9). Trama fallace. Computer grafica eccellente. Recitazione un po' piatta. Intrattiene... non c'è che dire, ed è persino godibile. Ma la storia non sta in piedi. Siamo in un futuro prossimo dove la Terra non è più in grado di sostenere la popolazione terrestre. I ricchi la abbandonano per l'abbondanza della stazione orbitante Elysium. I poveri rimangono sulla superficie a contendersi le briciole rimaste... e a lavorare per la stazione orbitante nella speranza di ottenere i crediti necessari per essere accolti lassù. Un operaio, durante il suo turno di lavoro, viene esposto a radiazioni tali da condurlo a morte certa in pochi giorni. Su Elysium c'è il modo di curare questo tipo di male, ma sulla Terra no... per cui gli danno qualche pillola per alleviare i dolori e tanti saluti. Lui - data per persa la sua vita - decide di farsi innestare un esoscheletro e tentare il tutto per tutto, di salire sulla stazione orbitante clandestinamente, curarsi, e tornare indietro. Ovviamente non sarà così facile... e altrettanto ovviamente, se quelli di Elysium fossero stati tanto furbi da concedere le cure mediche ai poveri della Terra, non avrebbero avuto tante rogne come quelle mostrate nel film.
Bah... District 9 era ben altra cosa. Fate vobis.

Terzo capitolo della saga. Dopo aver lasciato l'umanità per governare i Necromonghi (vedi The Chronicle of Riddick), Riddick viene tradito e abbandonato e lasciato a morire su un pianeta desolato. Ovviamente l'eroe riesce a domare le terribili creature che lo popolano, e ad attirare alcuni cacciatori di taglie - umani - sul pianeta, così da avere a disposizione una astronave e tornare a Furya per vendicarsi. Ecco... mi pare un mix mal fatto dei due precedenti capitoli. Diciamocela tutta, Pitch Black era perfetto. Gli altri due sembrano nascere per una caccia al botteghino. Nulla toglie che esso sia pieno di effetti speciali di prim'ordine, di azione, adrenalina, scene efficacemente spettacolari. Però non c'è storia... dico proprio... non c'è proprio storia da raccontare. Riddick sottomette mostri, terrestri, e alieni... senza troppe difficoltà, senza alcuna incertezza, ed è ciò che ci si aspetta da lui. Però... non mi basta.





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venerdì 24 gennaio 2014

Ogni Maledetta Domenica

Glauco Silvestri
Ogni Maledetta Domenica ci racconta la storia di Tony D'Amato, allenatore della squadra di football dei Miami Sharks. La stagione in corso è traumatica. Quattro sconfitte consecutive. La posizione in classifica è critica. La figlia del proprietario (deceduto da poco), Christina, bada solo ai soldi, agli incassi che calano al botteghino, al costo dei giocatori, ai capitali che vorrebbe raggranellare da sponsor eccetera eccetera, per cui fa il diavolo a quattro e minaccia di rovesciare completamente il team. A tutto ciò si aggiunge la sfortuna. Il quarterback ufficiale, Cap Rooney - 39 anni - rimane gravemente infortunato. 
Fortuna e sfortuna, perché dalla panchina compare il giovane, ambizioso e arrogante Willie Beamen. Sul campo diventa una star grazie alle sue capacità atletiche, ma negli spogliatoi fa il vuoto attorno a sé a causa del suo carattere ingestibile.
La storia diventa quindi complicata. Tony è attaccato dalla stampa per gli insuccessi sul campo; è attaccato dalla direzione perché - neppure troppo segretamente - vuole fargli le scarpe; ed è persino in difficoltà con la squadra che per via del comportamento di Beamen nei confronti dei suoi compagni. Il dramma è di difficile sbroglio... 

Io adoro i film sportivi. Solitamente lanciano una serie di messaggi che in genere, il cinema, tende a snobbare. Lo spirito di squadra, l'agonismo puro, i grandi ideali, la capacità di dare tutto sé stessi per uno scopo... questi sono alcuni ingredienti comuni in questa tipologia di film, ma soprattutto, è l'animo umano a brillare. Esso viene rappresentato nella maniera più cruda che io abbia mai visto. Lo sport è probabilmente uno dei motori che meglio rivela il carattere delle persone. Forse ,più in generale, è l'agonismo a ritrarre questo aspetto umano. A ogni modo, in questi film, è solito apparire l'uomo per ciò che è, mettendo a nudo le sue debolezze, i suoi pregi, e le sue zone d'ombra. E poi... be', lo ammetto, nei film sportivi ci sono sempre colonne sonore da urlo!
Questa pellicola, realizzata da Oliver Stone, è secondo me il non-plus-ultra dei film sportivi. A parte il fatto che abbiamo una inedita Cameron Diaz nelle vesti di una ragazza odiosa, arrogante, piena di sé, e senza scrupoli - davvero brava, per altro - c'è un perfetto Al Pacino (anche se è raro che io l'abbia mai visto fuori luogo in un film - forse in Heat, film osceno in cui il regista è stato strangolato dalla necessità di fare patta tra i primi piani di De Niro e Al Pacino) che ti fa amare uno sport tanto lontano dalle nostre abitudini, grazie ai suoi discorsi pragmatici, al suo atteggiamento paterno, e a quegl'occhi furbi che difficilmente puoi sottovalutare. E non voglio dimenticare Jamie Foxx, che ammetto non è mai stato nell'olimpo dei miei attori preferiti, ma che qui svolge un lavoro egregio.

In poche parole: Bellissimo!






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giovedì 23 gennaio 2014

Il Pittore delle Lune

Glauco Silvestri
Vece strazze al ciaro de luna
In mostra gratuitamente, proprio in questi giorni, a Palazzo d'Accursio a Bologna, Mario de Maria, noto anche come Marius Pictor, è stata una bella scoperta per i miei occhi. L'artista bolognese, vissuto a cavallo tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento, è stato definito da D'Annunzio come il Pittore delle Lune. Definizione che non può che lasciare tutti d'accordo, visto che le immagini in penombra, al tramonto e all'alba, o in piena notte, dominano in tutta la sua produzione artistica. Rare sono le immagini baciate dal sole. Spesso, quando l'inquadratura ci mostra una giornata luminosa, la vista compare attraverso le ombre di una costruzione, di un androne, di un portico, o anche di una rimessa per imbarcazioni.
Giochi di luce, ombre, personaggi sempre visti di spalle e rivolti verso il paesaggio, che nelle tele risulta sempre essere il punto d'attrazione per gli occhi. La sua tecnica richiama molte strategie fotografiche note agli appassionati. Il percorso degl'occhi è guidato dal volere dell'artista grazie a prospettive, a piste, a veri e propri sentieri che ci conducono dove lui desidera. Notevole è il quadro che richiama le lavandaie a Terracina, poste in secondo piano, ma osservate da personaggi dipinti di spalle, in primo piano, posti in modo tale da portare la curiosità dell'osservatore dritto verso il tema dell'opera. Ma ciò che più stupisce, della sua arte, è che pur mantenendo questa chiave legata all'oscurità, la sua tecnica invece varia e sperimenta. Se alcuni suoi lavori sono dettagliati e realistici, un vero e proprio richiamo al Realismo, altri paiono meno precisi e sfumati, più vicini all'impressionismo.
La tecnica dell'artista si nutre delle notevoli possibilità che Mario de Maria ebbe in vita. Figlio di genitori abbienti, ebbe modo di viaggiare parecchio, di essere in contatto con le Accademie di belle arti, e di dedicare tutto il suo tempo a migliorare, e alimentare la sua arte. Fu in contrasto, però, spesso e volentieri con l'ambiente artistico dell'epoca. Ciò creò attorno a lui un vuoto sempre più ampio, a tal punto da costringerlo a tornare a casa propria, a vivere i suoi ultimi anni nell'amarezza più completa, e a morire quasi dimenticato... quasi, per l'appunto, perché a due anni dalla sua morte, il suo caro e forse unico amico rimasto, Conti, riuscì a organizzare una sua esposizione alla Biennale di Venezia.

Davvero una mostra molto interessante. I quadri esposti, una cinquantina, richiamano alcuni luoghi visitati dal pittore. Le terre laziali, Parigi, e Venezia fanno da padroni nelle inquadrature esposte. Opere davvero stupefacenti, perché sempre sorprendono per il cambio di stile pittorico, o per il pregio dei particolari, ma soprattutto per l'abilità nel rappresentare le luci e le ombre.

Qui sotto trovate un contributo alla mostra.



Info: qui e qui.





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mercoledì 22 gennaio 2014

Changeling

Glauco Silvestri
So che Angelina Jolie, per molti, è considerata un'attrice bellona senza però particolari pregi artistici. Changeling dimostra esattamente il contrario. Regia di Clint Eastwood, tratto da una storia vera, questo film è davvero toccante, e allo stesso tempo pieno di tensione. Racconta le vicende di Christine Collins, siamo nel 1928, madre single che lavora in un centralino. Il 10 marzo di quell'anno la donna deve tornare al lavoro per qualche ora di straordinario, per sostituire una collega malata. Saluta il figlio di 9 anni, Walter, ed esce. Al suo ritorno il figlio è scomparso. Occorrono diversi mesi affinché la polizia lo ritrovi... solo che il ragazzino, pur dichiarando di essere suo figlio, non è Walter.
"Ovviamente" la polizia non crede a Christine, comincia a pensare che voglia danneggiare la polizia - già circondata da accuse di corruzione e di scarso interesse nello svolgere il proprio compito - o che sia preda a isteria, a depressione, e quant'altro. Solo un reverendo locale, attivista nel movimento contro le attività sospette della polizia, le crede. Nel frattempo la donna viene internata in un ospedale psichiatrico subendo maltrattamenti indicibili.
Solo l'attività di un detective scrupoloso riuscirà a districare la matassa relativa al caso del piccolo Walter.

Film sublime. Angelina, per una volta davanti agli schermi nel ruolo di una donna fragile, interpreta Christine Collins con una abilità davvero incredibile. Il cast al suo fianco è assolutamente all'altezza della situazione. Anche i ruoli da comprimari sono ben studiati e misurati sui personaggi. Il film non ha pecche. La regia di Eastwood è quella a cui siamo abituati. Forse non brilla di immaginazione nelle inquadrature, ma è perfetto sia nella fotografia, sia nella capacità narrativa. 
Adoro quell'ombra di effetto seppia, completamente in contrasto col rossetto rosso fuoco di Angelina Jolie. Davvero bravi i ragazzini che, nel contesto della vicenda, sono protagonisti involontari della storia. Davvero odioso il capo della polizia, e il suo lacchè esecutivo. Faccio davvero fatica a trovare difetti in questa pellicola. 

Ve la consiglio vivamente.






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martedì 21 gennaio 2014

Il Virgin Galactic SpaceShipTwo in volo

Glauco Silvestri
Dopo l'andata in pensione dello Space Shuttle ci sono davvero poche realtà, nell'esplorazione dello spazio (o anche solo della nostra orbita) che possano avvicinarsi alle "astronavi" a cui la fantascienza ci ha abituato.
Il progetto della Virgin è sicuramente il più rivoluzionario tra i tanti, visto che è pensato per un pubblico pagante, per il turismo, e non per scopi scientifici e/o di assistenza alle missioni governative (NASA, ESA etc etc). Difatti chiunque abbia un po' di liquidi extra nel portafogli (250000 dollari), un giorno, potrà permettersi un volo nello spazio su questo splendido spazioplano.

Qui di seguito vi voglio riportare un breve video, con una qualità davvero notevole, che mette in mostra lo SpaceShipTwo mentre esegue il suo terzo test di volo in propulsione. Si tratta di un test che spinge il vettore nell'orbita bassa (71000 piedi, ovvero 21,6 chilometri dal suolo, circa) a velocità supersonica (1,4 mach). Il primo per la navetta in questione.
Il WhiteKnightTwo, ovvero l'aereo che trasporta lo SpaceShipTwo, è progettato per raggiungere quota 50000 piedi (poco più di 15 chilometri) e sganciare lo spazioplano. Il propulsore dello SpaceShipTwo, nel video, rimane acceso per soli 20 secondi... ma è uno spettacolo davvero incredibile.

E' da brividi lungo la schiena... almeno per me. Guardatelo.







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lunedì 20 gennaio 2014

The Last Days on Mars

Glauco Silvestri
We are in an unspecified future time. A mission to Mars is about to end, 19 hours to the return on the Aurora, the spaceship that will bring the crew at home. Six months of work on a far planet, and no useful results. The Astronauts were looking for life forms, water, whatever. But none of this has been revealed to them. But something changes, right a few hours before to leave. In the laboratory, one of the scientists has found something... but he prefere to not reveal it to the others. He wants the glory just for himself. So... obtained from the Head of Mission the permission to a last EVA, he runs on his excavation site. But lucky is not on his side. It happen to happen an accident. A chasm opens right under the feet of the scientist and he is swallowed into the abyss in a few seconds.
Noticed the accident, the entire crew decided to recover the body, so as to bring it back to relatives on Earth, but ... on the bottom of the crevasse there is no body. They find footprints directed toward the base ... Is it possible that the scientist is still alive, and in the time necessary to organize the relief of the body, he has recovered himself and has decided to walk back alone to the base?

I don't want to reveal more on this The Last Days on Mars, the plot - you have it figured out by yourself - is not very different from what it has already been said about Europe Report of Apollo 18. it appear obvious that the plot is pretty similar to Europe Report, only the setting is changed ... Instead of being on a satellite of Jupiter, here we are on Mars. So I'm afraid to say that in this movie there is nothing new. If  I can do a sort of spoiler, the idea of ​​micro-organism that infects the astronauts is not bad, but was it really necessary that this contamination would transform men into zombies? (end of spoiler)
The acting is well done, the special effects and the ambience are good. The characters, however, are cut with a knife. There is the astronaut 'hero' with an existential pain that hampers his personality; a cute astronaut girl who acts as a "psychological nurse" to the hero; there is also the fearful astronaut; there is the scientist cold and impassive; the one longing for glory at any cost; the wise Captain; and last but not the least, the predestined technician ... which obviously becomes the first victim.

Well... it's almost evitable, except for the lovers of sci-fi like me, that get a short circuit any time they see a spaceship or something similar.




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domenica 19 gennaio 2014

Madonna con Bambino

Glauco Silvestri

Questo è il mio lavoro numero 100. Si tratta di un disegno realizzato su iPhone, con Sketchbook pro, dalle dimensioni di 42x24 cm. L'immagine è visibile, assieme a tutti gli altri disegni, sulla mia galleria online su Flickr, ovvero qui; oppure anche sul mio sito, alla voce disegni.




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sabato 18 gennaio 2014

Donne Perdute

Glauco Silvestri
Senza Titolo
Il personaggio di Covili mi era completamente sconosciuto. L'ho scoperto questo inverno, in una mostra a Palazzo d'Accursio, dedicata alla violenza sulle donne. Nel palazzo erano esposte 48 opere del pittore di Pavullo, Gino Covili.
La sua opera è capace di scuotere gli animi, lo ammetto. Il suo tratto è pesante, e allo stesso tempo tremante. Le linee non sono precise, sembrano trasmettere la paura, o forse l'impotenza, che i personaggi rappresentati (sempre femminili) sono costretti a sopportare. La femmina, nei disegni del pittore, è un personaggio emarginato, schiacciato dalla società e dagli stereotipi che la vogliono sempre disponibile, sensuale, corpo senza mente. Covili rappresenta il desiderio, che a sua volta è rappresentato dall'immaginario femminile, per lo meno nella nostra società. Un desiderio però corrotto e duro.
I suoi lavori rappresentano uomini di potere che bevono, giocano, mangiano, si divertono mentre sono accerchiati da donne sinuose - ma consumate - che attratte dalla ricchezza, sono diventate schiave... non solo dei soldi, bensì di coloro che li possiedono. L'uomo non ci fa certo una bella figura, in queste opere. Ma forse nella sua forma, più che l'uomo in sé, è il potere che corrompe, è il desiderio che consuma, è la società che rende schiavi, e schiave, imponendo ruoli preconfezionati. Del resto le figure femminili rappresentate nelle opere di covili sono prostitute, se non donne facili a determinati costumi.
I quadri sono stati realizzati tra il 1967 e il 1978, ma le rappresentazioni potrebbero tranquillamente rifarsi a scandali ben più recenti, e non solo - visto la cronaca di questi giorni - italiani.

Mi piace il tratto di questo pittore. E' brutale, non nasconde nulla dell'intimo corrotto umano. E mi piace la sua storia. Di professione faceva il bidello. Riuscì a realizzare una mostra dei suoi lavori  prima a Bologna (1964), e poi a Milano (1969)... dove finalmente attirò l'attenzione dei critici. Quello fu il momento cruciale della sua carriera d'artista; quando di abbandonare il lavoro di bidello per dedicarsi totalmente alla sua arte... Un gesto coraggioso che lo ripagò appieno.

Qui sotto trovate uno speciale dedicato all'evento.




Info: qui e qui.




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venerdì 17 gennaio 2014

Novecento

Glauco Silvestri
Prampolini, Dinamica dell'azione
A quasi un anno di distanza, parlo della mostra, svoltasi nei musei San Domenico di Forlì, dedicata aL Novecento, e titolata: 'NOVECENTO. ARTE E VITA IN ITALIA TRA LE DUE GUERRE'.
Sono molto legato a questa mostra per motivi personali, e visto che Ariano me l'ha ricordata con un suo post qualche giorno fa, eccomi qui pronto a introdurvela.

L'esposizione, davvero molto ricca, attraversava un periodo storico - per l'Italia - molto fervido dal punto di vista artistico. La mostra non presentava solo opere pittoriche, ma anche materiali, dal mobilio di quegl'anni, sculture, grafiche pubblicitarie, prodotti di oreficeria, tutti simbolo di quest'epoca che ambiva al trionfo del popolo italico, nonché della nostra cultura. Chiudere con l'ottocento fu davvero complicato, in campo artistico. Ci volle la prima guerra mondiale per dare una scossa al mondo dell'arte. E' in questo periodo che prende luce il Futurismo, e il Cubismo. Essi paiono il giusto corso per la metamorfosi artistica che portò, nell'ottocento, dal Romanticismo al Simbolismo.
L'arte di questo secolo prende vita con i nuovi moti nazionalisti, per certi versi, e di conseguenza Forlì è parsa la sede ideale per richiamare alla vista opere di quel periodo.

I nomi in esposizione sono davvero tanti. Attraverso i maggiori protagonisti (pittori) come Severini, Casorati, Carrà, De Chirico, Balla, Depero, Oppi, Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Dudreville, Dottori, Funi, Sironi, Campigli, Conti, Guidi, Ferrazzi, Prampolini, Sbisà, Soffici, Maccari, Rosai, Guttuso, e scultori come Martini, Andreotti, Biancini, Baroni, Thayaht, Messina, Manzù, e Rambelli, si mette in risalto la varietà delle esperienze tra Metafisica, Realismo Magico e le grandi mitologie del Novecento. E' un viaggio davvero interessante, che per certi versi richiama il quattrocento - i tempi di Giotto, del Realismo - quando pittura e architettura andavano a braccetto. Nel Novecento si rivede questo dualismo, questo richiamo alla tridimensionalità, al 'solido'.

Davvero una mostra imponente, e meritevole di essere visitata.

Qui sotto vi riporto un video che ve la illustra:


Info: qui e qui.




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giovedì 16 gennaio 2014

Apollo 18

Glauco Silvestri
Made as a fake documentary, Apollo 18 is based on a NASA mission that was supposed to start in 1974 but it was canceled so to end the American Moon program.
In the movie, the U.S. Department of Defense get contact with NASA and the crew of the Apollo 18 mission, to authorize the launch, but with the price of being a secret mission, with a changed purpose, so to bring on the Moon military devices capable to detect the launch of intercontinental missiles from Russia (we have to remember that in 1974 there was the Cold War between the U.S. and USSR) .
Once on the lunar surface, however, things do not get as planned. During an EVA mission, the astronauts found a Soviet vehicle landed on the Moon. The vehicle was working, but it was covered of blood... and not any hint of Russian cosmonauts all around it.
Get alarmed from what they have found, the crew get back to their LEM, and warned Houston of what it happened. While the military authorities overlook the fact, however, the two astronauts feel restless. Strange things started to happen around their spaceship. The Flag disappear after a night of sleep, and the Rover is overturned... The investigations of the astronauts reveal an alien life form, which - of course - start to attack the american crew.

The movie is really well made, well acted, and has a significant charge of adrenaline situations. It deserves to be seen much more than other commercial products that triumphed at the box office. The regret, I may tell you, is that this kind of movie will always end up to be a horror plot. I suppose, in a sort of way, that it depends on the deserved success of Alien but ... Is it really impossible to have a sci-fi movie without monsters or... aliens killers?
But don't mind my complaining... I liked so much this movie. I think that Apollo 18, like also Europa Report, is much more a better movie than the acclaimed Gravity.

You Must see it!





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mercoledì 15 gennaio 2014

Gloom Tower

Glauco Silvestri

Il mio ultimo lavoro. Sono tornato a riprodurre le Due Torri, questa volta con un'aria più tenebrosa. L'idea era quella di ottenere un lavoro più importante (nel senso delle dimensioni) rispetto al mio precedente.

Il Disegno è stato realizzato in Finger Painting su iPad grazie a ProCreate. Misura 84x63 centimetri. Qui lo potete osservare all'interno della mia galleria.





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martedì 14 gennaio 2014

Il Novecento Sensuale

Glauco Silvestri
Le Calze Rosse (1924)
E' passato ormai un anno da quando sono andato a visitare questa mostra, al palazzo d'Accursio di Bologna. Ne parlo oggi perché il nome di Protti è tornato ai miei occhi in maniera del tutto casuale, e subito sono tornato con la memoria a quell'esperienza visiva, delicata e al contempo sensuale, che provai vedendo i lavori del pittore nel bel palazzo bolognese.

Alfredo Protti è un pittore bolognese vissuto a cavallo tra l'ottocento e il novecento. Ha un tocco gentile nei suoi dipinti, tutti rappresentati con delicatezza e colori languidi. E' un personaggio interessante, questo pittore. Mai stato bravo a scuola (neppure all'Accademia delle Belle Arti), si è sempre distinto per la sua dedizione alla pittura, fino a ottenere risultati davvero eccellenti, e a comparire a tutte le più importanti esposizioni, sia in Italia che all'estero. Ha sempre rifiutato diplomi e onorificenze (il diploma dell'Accademia lo regalò all'usciere della scuola stessa), tanto da accoglierle sempre con ironia o indifferenza.
Il suo talento è comunque indubbio. Visto però la tematica che più lo attirava, ebbe qualche difficoltà a farsi apprezzare per il suo genio. Uomo sregolato, che andava contro al buon costume (dell'epoca), le sue opere furono però apprezzate dal pubblico... magari anche perché aveva un atteggiamento anti-conformista, ma soprattutto perché era davvero bravo.

Qui sotto potete assistere a una breve presentazione della mostra bolognese avvenuta nel 2012.


Se vi capita, non lasciatevelo sfuggire.

Info: qui e qui.



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lunedì 13 gennaio 2014

Il Buio oltre la Siepe

Glauco Silvestri
Era tanto che non leggevo un romanzo scritto attraverso gli occhi di un bambino (o di una bambina, come in questo caso). Il Buio oltre la Siepe è una di queste storie, e per questo ha una sua delicatezza, e ingenuità, intrinseca a quell'età dove tutto è una scoperta, dove non si ha mai paura di nulla, e che trasforma in avventura anche i gesti più semplici.

La storia è cruda, per certi versi drammatica, e già l'ambientazione del romanzo potrebbe far intuire dove l'autore vuole andare a parare. Siamo, infatti, nel profondo Sud degli Stati Uniti, in un'epoca in cui il distinguo tra bianchi e 'negri' è ancora troppo evidente. Atticus Finch è un avvocato onesto. Un uomo solido che vive assieme ai suoi due figli, Jem - il più grandicello - e Scout, la femminuccia. Finch è incaricato alla difesa di un 'negro' accusato di violenza carnale nei confronti di una donna bianca. Nonostante egli riesca a dimostrare l'innocenza di questo uomo, viene comunque condannato a morte. Questa vicenda è l'episodio scatenante di una rivalità tra la famiglia della donna - che viene a loro parere offesa mortalmente dalle argomentazioni dell'avvocato - e la famiglia di Finch. Di contorno c'è Boo Radley, un uomo che abita a Maycomb e che non esce mai di casa perché ha deciso di non frequentare più la comunità. C'è Dill, il fidanzato di Scout, che però vive in un paese vicino, e vede la ragazzina solo d'estate. C'è la zia Alexandra, donna del sud, tutta d'un pezzo, venuta a Maycomb per insegnare la buona creanza alla ragazzina... che vivendo sempre assieme al fratello, sta diventando un maschiaccio.

Ciò che più cattura del romanzo, come ho già anticipato, è il linguaggio della voce narrante, ovvero quella di Scout. E' la voce di una ragazzina che non ha paura di nulla, che crea scalpore in città per il suo modo di esprimersi e di comportarsi, e che non si scompone troppo neppure di fronte alle vicende che è costretta a subire. E' un romanzo in cui l'ironia non manca; in cui la sorpresa è sempre dietro l'angolo; in cui si respira un'aria fresca e delicata.
Se la storia è di per sé semplice, il contorno è davvero piacevole. E la lettura scorre dalla prima all'ultima pagina senza che ci si accorga di quanto accade attorno a noi. Si torna giovani, per certi versi, mentre per altri si assapora l'aria di un'America d'altri tempi, non so se migliore o peggiore, ma di sicuro differente da quella che oggi conosciamo.

Dal libro, me lo sono tenuta come notazione finale, è stato tratto un film - parecchio tempo fa - con Gregory Peck e un Robert Duvall davvero molto giovane. Lo trovate qui.




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sabato 11 gennaio 2014

Salvate Tatooine!

Glauco Silvestri
Nel fanta-universo di Guerre Stellari (quiqui), Tatooine è il pianeta natale della famiglia Skywalker, pianeta dove nacquero Shmi Skywalker, probabilmente anche Anakin Skywalker, e dove crebbe Luke Skywalker assieme agli zii. Nella saga, il pianeta è visto e menzionato molte volte, al punto da essere diventato una icona della saga stessa. E' l'ambientazione di buona parte del primo (ehm... quarto) episodio... ma forse qualcuno di voi non sa che quei luoghi esistono veramente, qui, sulla Terra.

Dobbiamo spostarci in Tunisia, in mezzo al deserto del Sahara, per trovare tracce di Tatooine. Esiste una città chiamata Tataouine tra le dune. Essa è stata il fulcro attorno a cui si è basato il set originario del primo (ehm... quarto) film, e oggi è una meta assolutamente fondamentale per tutti gli appassionati di questa saga.

Tataouine è detta la porta del Sahara, ed è - turisticamente parlando - il punto di partenza per chi vuole avventurarsi nei deserti della Tunisia. E' un luogo dal fascino incredibile che ci immerge in ambientazioni davvero fuori dal comune e che richiamano lo stile dei villaggi berberi. Ovvio che, chi passa per Tataouine finisce per ritrovarsi in un luogo familiare. E' sufficiente aver visto qualche volta la saga degli Skywalker per riconoscere i paesaggi nei dintorni di questo luogo. 
La rete è piena di immagini scattate in queste zone meravigliose. La cosa interessante è che questa località non è poi così antica. Fu fondata dai Francesi alla fine dell'800 per cui non offre, in realtà, molto dal punto di vista storico. Sono più interessanti i vicini Ksour (Ksar)... cioè i piccoli villaggi fortificati berberi - oggi abbandonati - che, in effetti furono utilizzati nel film.
Tataouine è di conseguenza l'ideale centro di raccolta per i turisti che vogliono immergersi nelle ambientazioni di Star Wars. Difatti... non mancano gli hotel a disposizione dei fans.

Il problema è che Tataouine, e i villaggi circostanti, stanno correndo un grosso rischio. Le dune avanzano pericolosamente verso questa città e hanno già cominciato a mangiare alcuni Ksour, sepellendoli per sempre. Sarebbe una grossa perdita sia dal punto di vista archeologico, sia dal punto di vista paesagistico. Non so se si possa fare qualcosa in proposito... però, volevo segnalarvi questa cosa.

Insomma... se volete visitare le bellezze del pianeta Tatooine, e magari incontrare uno Jedi in carne e ossa (si, va be'), è meglio che vi affrettiate a organizzare una vacanza in Tunisia.

Info: qui e qui.




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venerdì 10 gennaio 2014

Cercare un medico online...

Glauco Silvestri
Ieri sera, tornando a casa dal lavoro, ho sentito su Radio Capital una notizia curiosa. Sembra che, secondo alcuni sondaggi, molti pazienti cerchino su internet informazioni relative al loro medico, così da cercare di capire se sia in gamba o meno. Sempre dalla stessa stazione radio ho appreso anche che, ultimamente, per lo meno negli Stati Uniti, si sta generando anche un fenomeno esattamente opposto, ovvero sono i medici a cercare informazioni sui pazienti attraverso internet. In quest'ultimo caso - immagino - la motivazione nasce dal desiderio di conoscere meglio chi si ha in cura, e di conseguenza, di capire meglio le sue esigenze e la sua personalità.

La notizia mi è caduta addosso proprio in un periodo che, per motivi che preferisco rimangano personali, ho effettivamente fatto delle ricerche online su alcuni medici di famiglia, e/o specialisti. A parte alcuni link poco 'credibili' tipo le pagine ricchi di domande e risposte paragonabili all'angolo della posta del vecchio Cioè (qui... e scopro che esiste ancora, qui e qui), ammetto di aver scoperto un mondo tutto nuovo e affascinante.

Ho scoperto, giusto per fare tre esempi, l'esistenza di un portale chiamato Docvadis che, se da un lato permette ai medici di creare una propria pagina in cui mettere tutti i propri dati (telefono, orari di ricevimento, specializzazioni, incarichi, consigli utili, etc etc), dall'altro consente ai pazienti di identificare i vari specialisti presenti nella loro zona che possono occuparsi delle loro patologie, nonché identificare tutte le informazioni relative a un preciso medico, così da poterlo contattare più facilmente.
MedicoFacile, invece, oltre a offrire diverse informazioni su un determinato medico, grazie al login tramite il proprio account Facebook, permette di votare, e commentare, le capacità del dottore che si sta consultando. Tutto ciò è fattibile anche riguardo Ospedali e Farmacie. Il portale è fatto in modo che la ricerca possa essere eseguita sia conoscendo il medico, per scoprirne le qualità, sia - al contrario - cercando uno specialista per tipologia e località. Voti e commenti arricchiscono il sito in modo da consentire una scelta mirata e non finire in mani... discutibili. Il portale ha anche un blog in cui è possibile ottenere informazioni utili, e interessanti, sul mondo della medicina.
Per concludere non posso che segnalare il Portale dell'Ordine dei Medici, ove si può consultare l'anagrafica del loro Albo così da assicurarsi che il nominativo in nostro possesso sia veramente chi dice di essere.

Voi che mi dite? Avete mai cercato informazioni sul vostro medico attraverso internet?

Fonte: qui.



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giovedì 9 gennaio 2014

l'enigma Escher

Glauco Silvestri
Una delle opere di Escher che più mi affascina.
Altra mostra visitata durante queste vacanze natalizie, questa volta a Reggio Emilia, e dedicata a quel genio di Maurits Cornelis Escher. Chi non conosce questo grafico olandese con la passione per il surreale? Ebbene, nel bellissimo palazzo Magnani è - in questi giorni, e prorogata fino a fine marzo - presente una grandiosa esposizione dell'autore. 130 opere che ripercorrono la carriera artistica di Escher, dalle prime ricerche del 1922 (Ex Libris) fino a giungere all'apoteosi della sua Metamorfosi II (1940), per poi proiettarci in quelle immagini che probabilmente tutti conoscono, come Mani che Disegnano (1948) e il Nastro di Mobius (1963).

Una esposizione che viaggia, oltre che nell'evoluzione artistica, anche nella storia dell'artista. Se da un lato ciò può apparire normale, da un certo punto di vista - invece - è qualcosa di differente rispetto a quanto si potrebbe notare in altri artisti più... convenzionali. Escher era, difatti, un amante dell'arte, e un suo profondo estimatore. La mostra, oltre che esporre opere dell'autore, si prende l'onere di accompagnarci anche nella sua crescita artistica, indicando artisti che influenzarono la sua evoluzione, ed esponendo alcune di queste opere. 
E' poi piacevole osservare i bellissimi paesaggi ritratti da Escher durante il suo viaggio in Italia,  mentre percorreva il così detto Gran Tour, ove conobbe anche la donna che avrebbe poi sposato.

Insomma... la consiglio!

Info: qui e qui.




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