domenica 30 giugno 2013

She!

Glauco Silvestri





sabato 29 giugno 2013

Tocchi di Razionalità

Glauco Silvestri
Colto da un raptus omicida, ho fatto un po' di repulisti all'interno dei miei vecchi blog. Come avevo già annunciato in passato, Stretto in un Angolo e 31 Ottobre sono divenuti dei semplici mirror tematici relativi a quanto scrivo su questo blog, per cui ho deciso di eliminare tutti gli elementi fuorvianti e... di razionalizzare i loro contenuti.

In pratica, da questo momento:

  • Stretto in un Angolo diventa un blog dedicato al cinema, ai film che ho visto;
  • 31 Ottobre diventa un blog dedicato ai libri, e agli ebook, che ho letto.
Le recensioni raccolte in questi due blog appariranno, come già è accaduto in passato, prima su queste pagine, ovvero sul mio blog ufficiale.

Nell'occasione ho voluto cambiare anche un poco il look dei due blog, sperando che ciò non ne penalizzi la lettura.
Durante l'operazione di aggiornamento, su 31 Ottobre sono scomparse le immagini di alcune copertine di libri recensiti. Lentamente, ma progressivamente, provvederò a sistemare il guaio.






Full Monty

Glauco Silvestri
Continua la lunga sessione di film musicali presenti nella mia videoteca. Oggi vi parlo di Full Monty, un film che, per certi versi, in questo periodo mi tocca da vicino.

L'ambientazione è una Sheffield travolta dalla crisi. La città aveva prosperato per vent'anni grazie alle acciaierie della zona, poi... l'economia gira come il vento, le fabbriche chiudono, la disoccupazione sale a livelli insostenibili e... le famiglie vanno in crisi.
Questa è la storia di un gruppo di amici alla canna del gas (letteralmente, almeno uno, già!). Sono persone l'una diversa dall'altra, ognuna con i suoi problemi, da una moglie spendacciona (ignara che il marito è senza lavoro) ancora in possesso della carta di credito, alla ex moglie che proibisce al padre di vedere il figlio perché non è più in grado di pagare gli alimenti, fino al cicciottello che si domanda perché sua moglie stia ancora con lui, lo mantenga, e faccia di tutto per non svilire il suo essere "uomo".
Ebbene, la disperazione fa strani scherzi, e questi sfortunati incappano in una missione surreale: fare soldi con lo striptease.

Disperazione, drammaticità e ironia sono gli ingredienti di questa pellicola. Gli inglesi sono davvero maestri in questo. Sanno raccontare la loro storia strappando lacrime e sorrisi, senza mai cadere nel morboso, o nel pietosamente triste. Sanno raccontare la capacità di sopravvivere, e di reinventarsi, quando si trovano in situazioni davvero difficili da superare.
Ebbene... ricordo che quando vidi questo film la prima volta risi dall'inizio alla fine. Lo considerai una bella commedia, con una colonna sonora interessante, e poco altro. Oggi lo vedo con occhi diversi. Continuo a sorridere, ad apprezzare le battute, ma noto con più attenzione i messaggi nascosti, le storie raccontate, la frustrazione dei personaggi.
E' un film pieno di ingredienti, ben interpretato, godibilissimo. Non è un caso che abbia fatto man bassa di premi e riconoscimenti, tra cui: Nel 1999 è stato segnalato da Ciak lettori come uno dei 100 migliori film della storia; nel 1998 ha vinto il David di Donatello come miglior film straniero 1997; sempre nel 1997 è stato dichiarato miglior film alla British Academy of Film and Television Arts Awards; e ancora, sempre 1997, ha vinto l'oscar per la Miglior Colonna Sonora; Sempre nel 1997 ha vinto come miglior film all'European Film Awards. Mica male, no?




venerdì 28 giugno 2013

School of Rock

Glauco Silvestri
Ho sbagliato tutto. Mannaggia. Ogni volta che guardo School of Rock mi rendo conto di quanto tempo ho perso, e di cosa non riuscirò mai a recuperare. Quanto mi piace questa commedia. E' spassosa, Jack Black è unico nel suo genere. E poi c'è la musica, i grandi del rock, tante chitarre... Mi domando se, da piccolo, espresso più apertamente questa mia passione... mannaggia!

Qui abbiamo un rocker squattrinato. Un vero manico con la chitarra (guardatevi i dietro le quinte Jack Black non la sa suonare e fa un corso accelerato per poter realizzare il film, è spassosissimo!) ma troppo casinista perché venga preso sul serio. Vive a casa di un suo amico e di sua moglie. Lei lo vorrebbe buttare fuori. Lui no perché gli ricorda ciò che ha dovuto abbandonare per amore.
Insomma. Il rocker rischia di essere buttato di casa se non collabora con le spese d'affitto. E così si infiltra in una scuola privata per fare delle supplenze al posto del suo amico. Qui trova dei ragazzini pieni di talento... così decide di coinvolgerli in una vera e propria follia: una band rock.
E soprattutto... li iscrive in uno scontro tra bande.
Ovviamente tutto ciò avviene all'oscuro del corpo insegnanti, della scuola, dei genitori.

Non c'è scena che non sia epica. Jack Black è un anfitrione nato. Sa muoversi, esprimere una grinta innata. Sa fare il rocker, sa fare l'insegnante, sa persino conquistare gli insegnanti e i bambini. Il finale positivo è inevitabile, anche se magari ci si potrebbe aspettare qualcosa di differente. Non è un caso che questa pellicola abbia ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nel 2004, tra cui la miglior interpretazione comica mtv movie awards allo stesso Jack Black.


Un grande film!





giovedì 27 giugno 2013

From May To June

Glauco Silvestri

Con questo disegno, e forse anche con il precedente, il mio subconscio vuole lanciare un messaggio. Sfortunatamente credo non sia giunto a destinazione, e questo nonostante segnali ben più espliciti di quelli lanciati in questi due lavori. A ogni modo, From May to June vuole, strizzando l'occhio all'astrologia, simboleggiare il passaggio da Maggio a Giugno. 
Il disegno può essere osservato meglio cliccando qui, mentre cliccando qui si può raggiungere la mia galleria online.

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This artwork, and maybe this other one, I wanted to send a message. Unluckily I think it never reached the destination I supposed, and this happened despite I've sent signals much more explicit of the one hided in my artworks. Anyhow... This artwork want, winking to astrology, be symbol of the passage from May to June (as explicitly say the artwork title).
The artwork could be seen better by clicking here, and clicking here it is possible to look at all my artwork gallery.





mercoledì 26 giugno 2013

The Commitments

Glauco Silvestri
Musica da Brivido. The Commitments è questo, prima di tutto. The Commitments è anche il sogno giovanile di sfondare. The Commitments è la nascita di un gruppo musicale. The Commitments è un ensemble davvero efficace, che ti cattura e non ti molla più.

Siamo nei sobborghi Dublino, il cuore povero d'Irlanda. Jimmy si è messo in testa di organizzare una piccola band. Lui crede che la sua città abbia bisogno di Soul, e grazie a un annuncio sul giornale locale, ecco che comincia a raccogliere tra i disoccupati più o meno di talento,  quelli che saranno i The Commitments.
Sono ragazzi giovani, tutti, pieni di problemi e con caratteri problematici. Con un po' di buona volontà riescono a procurarsi gli strumenti, un luogo dove provare, un furgoncino per muoversi. Il primo concerto avviene in una piccola sala parrocchiale, con la scusa di un evento contro l'eroina. Però la grinta si vede, e in breve tempo cominciano a farsi un pubblico, a raggiungere i locali, a raccogliere guadagni e... a vedere l'ombra del successo.
E se sulla carta, visti da fuori, nulla potrebbe fermarli, dietro le quinte si propaga un veleno fatto di litigi e incomprensioni. Ciò fa crollare il castello di carte prima che esso sia completato... ma l'esperienza del gruppo inciderà per sempre nelle vite di ogni singolo elemento.

Il film è una commedia musicale, ma è anche il ritratto della povertà presente nei sobborghi irlandesi. "I ragazzi dei sobborghi di Dublino sono più neri dei neri" dice a un certo punto Jimmy. E la carica emotiva, e musicale, che trasuda per tutto il film è evidente sin dalle prime scene. Si ride, ci si diverte, vien voglia di ballare nel proprio salotto al ritmo di Mustang Sally. Caspita! E' davvero una pellicola notevole in ogni sua sfaccettatura. E' ben interpretata, ha una fotografia profonda, uno humor che non svilisce il contesto drammatico della povertà. Ha tutti gli ingredienti, li ha nel giusto dosaggio, e si tratta davvero di una bella visione, e un bell'ascolto.

Da vedere assolutamente.





martedì 25 giugno 2013

I Love Radio Rock

Glauco Silvestri
Se il tema delle radio libere, in Italia, è stato affrontato dal simpatico e allo stesso tempo drammatico Radio freccia, in Inghilterra si è voluto realizzare un film tutto rockeggiante e pieno di brio. In realtà la storia raccontata è "tosta" ma i toni del film sono da commedia musicale e, per certi versi, la drammaticità viene sfiorata solo in pochi istanti pieni di tensione.

Ancora una volta devo ringraziare Agosto per aver potuto vedere I love Radio Rock. Apparso a Bologna direttamente delle sale d'Essai e ad orari improponibili per uno che lavora. Chissà perché poi... una programmazione tanto disattenta e quasi intenzionata a far passare sottogamba un film veramente unico nel suo genere. Boh!

Ad ogni modo, eccomi qui a parlare di questo film divertente e interessante. Siamo negli anni sessanta. La BBC è l'unica radio ufficiale in Inghilterra e, durante la giornata, passa solamente 40 minuti di musica Pop e Rock attraverso le sue frequenze. Fortunatamente esistono le radio pirata. Radio che trasmettono su frequenze libere (al limite della legalità, visto che vanno ad oscurare le richieste di aiuto delle imbarcazioni in difficoltà), propongono solo Pop e Rock, ventiquattro ore al giorno e... si finanziano attraverso la pubblicità. Sono radio pirata in tutti i sensi. Molte sono installate su navi ancorate al largo della costa. I dj vivono sulle navi e trasmettono giorno e notte... il film racconta la storia di una di queste radio, forse la più importante, Radio Rock. Il governo è ovviamente desideroso di terminare tale scempio e scellerato esempio di sub-cultura ispirata alla delinquenza e al satanismo. Viene affidato ad un giovane arrembante, ahimè di nome Pirlott, il compito di tagliare le gambe a queste radio... un lavoro difficile fatto di botta e risposta, tra governo e radio pirata. Fino a che la legge non diventa esplicita e...

Il film è una commedia molto divertente. Le scene di nudo non sono moltissime ma mostrano esplicitamente lo stile di vita dei dj al lavoro per queste radio. Una sorta di troupe di personaggi bizzarri, incapaci forse di vivere nella quotidianità, che hanno fatto della musica la loro vita. Non mancano scene drammaticamente serie, come la sfida tra i due dj venuti dall'America; o il matrimonio durato solo 17 ore di uno dei bonaccioni a bordo di Radio Rock. Il momento peggiore è quello della fuga dalle motovedette inglesi... l'esplosione del motore... il naufragio.
Intenso sia musicalmente che cinematograficamente. Molte sono le scene esilaranti, impregnate di Humor inglese, molte sono le musiche che... beh, verrebbe voglia di alzarsi e ballare ma, la sala era troppo piccola per farlo (in effetti... avrà avuto 40 posti al massimo... ho visto monolocali più grandi!).

Insomma... un bel film, da recuperare e guardare a tutto volume.






lunedì 24 giugno 2013

Mauro Bianchi in: Accaniti, freschi,soprattutto morti

Glauco Silvestri
Me ne stavo dimenticando... Per il raduno Nazionale di Anobii, svolto a Bologna nel primo weekend di giugno, avevo scritto un raccontino che avrebbe dovuto partecipare a un concorso narrativo pensato ad hoc per l'occasione.
Nel bando era esplicitamente indicato che il racconto doveva omaggiare un romanzo, e così, senza alcuna velleità di vittoria (ammetto di non aver partecipato neppure al raduno, nonostante faccia parte del gruppo di Anobiisti che lo ha organizzato, e nonostante si svolgesse nella mia città...), e con tanta voglia di divertirmi, ho pensato di far tornare in azione il mio Detective dell'impossibile Mauro Bianchi

La storia è brevissima, giusto tre paginette in A4, per cui non vi starò ad anticipare nulla riguardo il racconto. Sappiate che il romanzo che ho voluto omaggiare è (ancora una volta) un lavoro di Claudio Vergnani, ovvero 'I vivi, i morti, e gli altri'.

Lo potete scaricare subito da qui, gratis, in PDF. L'elenco completo dei miei racconti brevi è, invece, raggiungibile qui

Buona Lettura, e fatemi sapere che ne pensate, eh?





domenica 23 giugno 2013

H su Los Angeles

Glauco Silvestri
Eccomi finalmente a recensire l'Urania uscito solo otto giorni dopo la mia nascita.

La vicenda è pressoché action, e per certi versi potrebbe ricordare alcuni romanzi di Matheson (tra cui l'arcinoto Io sono Leggenda). Siamo a Los Angeles, è un giorno qualunque. All'improvviso... Bum! Una detonazione nucleare investe la città. Il bagliore acceca i cittadini stupiti. L'onda d'urto li polverizza. In pochi hanno la prontezza, e la possibilità, di correre verso il rifugio atomico più vicino. Tom Watkins è uno di questi, ex marine; e con lui anche Ted Kissel, agente FBI incaricato di prelevare campioni marini dalla costa.
Al primo scoppio susseguono altre due esplosioni. All'inizio tutti pensano che l'America sia attaccata dai Russi, ma poi... le cose cambiano. Strani ululati si alzano nella notte. Cadaveri divorati si scorgono alle luci dell'alba. Qualcuno comincia a parlare di Zombie, o di una sorta di ritorno psicologico alla vita primitiva in seguito allo stress dovuto al bombardamento. In realtà dietro a tutto ciò si nasconde qualcosa di ben più temibile. E' una invasione... sì, ma di origine molto differente da quella che si potrebbe mai immaginare.

L'idea è davvero intrigante. Gli spunti per sorprendere ci sono tutti. E' vero che la narrazione soffre dell'età di questo racconto, e forse dello stile un po' superficiale dell'autore, ma ciò non va sicuramente a impattare sulla soddisfazione finale del lettore. In alcune parti il comportamento dei personaggi è pressoché incomprensibile, così come certi dialoghi che sembrano più un esercizio di dialettica piuttosto che parole di uomini sopravvissuti a un olocausto nucleare. Problemi che ovviamente non inficiano il divertimento durante la lettura, ma che di sicuro riducono l'impatto emotivo che ne potrebbe sussistere. Dobbiamo però ricordarci che è un racconto datato 1962!

Alla fine... il romanzo è comunque piacevole, anche per il valore aggiunto dovuto al fatto che questa edizione sia uscita quando sono nato, e ancor di più perché mi è stata regalata da un amico blogger (grazie TIM).





sabato 22 giugno 2013

Hands Over

Glauco Silvestri

Appare strano che, solo pochi giorni fa mi lamentavo di non trovare più la giusta ispirazione per disegnare... Questo disegno l'ho realizzato solo poche ore più tardi l'aver scritto quel post. Al solito, è stato realizzato su iPad, con SketchBook Pro. 
Nel caso vogliate osservare meglio questo disegno, o curiosare sulla mia galleria, cliccate qui.

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It seems peculiar that, just a few days ago I claimed my not capability to find the right inspiration on drawing... This artwork has been done maybe a few hours after I wrote that post. As usual it has been made on iPad, thank's to SketchBook Pro.
If you want a better look at the artwork, or eventually watch my full artwork gallery, click here.




giovedì 20 giugno 2013

Imparare a Suonare la Chitarra

Glauco Silvestri
Premesso che, il metodo migliore è quello di trovare un maestro che possa guidare l'apprendimento passo dopo passo; e premesso che, visto i tempi che corrono, non ho la possibilità di farlo, eccomi a parlare di un libro realizzato da Phil Capote per coloro che vogliono imparare a suonare da autodidatti.

Imparare a Suonare la Chitarra è un testo estremamente semplice da consultare. Sono 33 lezioni, accompagnate da un CD audio, che conducono l'aspirante chitarrista dall'esperienza di imbracciare la chitarra per la prima volta, all'emozione di padroneggiare le tecniche principali utilizzate per suonare lo strumento.
Il libro è diviso in tre sezioni. La prima è la parte dedicata all'insegnamento. La seconda parte è invece una raccolta di accordi e scale, necessarie per fare esercizio, mentre la terza è una sorta di vademecum su tutto ciò che verrà utile al chitarrista nel corso della sua vita musicale... dal saper scegliere lo strumento giusto per le proprie esigenze, agli accessori, i plettri, il necessaire per pulire e fare manutenzione... eccetera eccetera.

Il libro è adatto sia per chi ha deciso di partire dalla chitarra classica, sia per chi invece ha preferito la chitarra elettrica. Le prime lezioni sono incentrate sulla postura, le prime pennate, la capacità di lettura di tablature e spartiti musicali. Poi si parte con tre accordi. Qualche facile riff che serve a scaldare l'ambiente, e via così fino agli Hammer On, i Pull Off, il Bending, il Vibrato, i Double Stop, il Damping, il Palm Muting... tutto ciò da imparare sia in fingerstyle, sia con la classica pennata. Non mancherà persino l'utilizzo del Capotasto Mobile.

Le lezioni sono - credo volontariamente - tirate via. Non è che Phil Capote si sbatta tanto per spiegare nel singolo dettaglio come padroneggiare ciò che viene indicato nel capitolo. C'è mezza paginetta di spiegazione, un paio di foto su come posizionare correttamente le mani sullo strumento, la tablatura, e una traccia CD da ascoltare.
Bisogna mettercisi d'impegno per uscire dai guai... E questo lo trovo stimolante perché solo se si è davvero determinati si arriva a ottenere la padronanza dello strumento. Diciamo che gli ingredienti ci sono tutti, ma lo chef non ti aiuta a preparare la torta, ti dà solo qualche dritta, poi fa un passo indietro e osserva come ti comporti.
Questo tipo di approccio, lo ammetto, può spaventare, far calare la voglia di imparare (se non si è determinati), può spingere un neofita a scegliere un altro testo. Però... anche se al primo approccio un esercizio appare incomprensibile, con un po' di attenzione si scopre che quanto imparato nelle lezioni precedenti è sufficiente per riuscire a comprendere e superare l'ostacolo.
Insomma... Questo testo costringe il chitarrista in erba a fare molto esercizio, e a imparare dai propri sbagli. Non sarà una roba del tipo "sette accordi in sette giorni", ma alla fine si arriva in fondo abbastanza soddisfatti.

Abbastanza... perché comunque questo testo ha delle lacune. 
E' troppo didattico. Il chitarrista in erba vuole "strimpellare" subito qualcosa, mentre in questo libro si trova davvero poco di "famoso". Verso la fine si impara a realizzare sia l'accompagnamento, sia la melodia di The House of The Rising Sun (interpretata, tra gli altri, nel 1963 dagli Animals)... ma è poco! Anche se ci sono diversi lick, e arrangiamenti carini, si arriva in fondo un po' delusi.
Manca totalmente di una sezione che spieghi come tenere in ordine la propria chitarra, come accordarla (in realtà c'è una paginetta, ma è più concentrata sull'intonazione dello strumento, grazie all'accordatura relativa, piuttosto che a una accordatura vera), come sostituire le corde rotte, come pulire i tasti e i capotasto, come avere cura dello strumento in generale. E' vero che su youtube si trova una quantità enorme di video in cui si spiega ogni dettaglio sulla manutenzione della chitarra, ma il libro, a parer mio, qualche pagine doveva dedicarla a questo scopo

Insomma. Si tratta di un buon testo per cominciare. Un testo che porta il chitarrista a autodeterminarsi nello studio e a sforzarsi nella comprensione delle lezioni. Un testo efficace, ma non sempre "divertente". Magari potrebbe valere la pena accompagnarlo con qualcosa che contenga esercizi tratti da brani famosi... questo renderebbe lo studio molto più elettrizzante.





mercoledì 19 giugno 2013

Melting Pot of ending June

Glauco Silvestri
Fa caldo. E' un periodo strano. Ormai vi starò annoiando nei miei post in cui, ogni volta, affermo di mettermi nuovamente e totalmente in discussione. Ammetto che non vado certo indietro nel tempo, e nel blog, a rivedere i miei precedenti discorsi, tanto cento ne penso, e nessuna ne faccio... però, son sicuro che, ogni anno, più o meno alle porte di Luglio, un pensiero di questo tipo lo faccio perché sono in scadenza sul rinnovo del dominio del mio sito. Per cui la domanda sorge spontanea: Mo' che famo?

Scrivere, scrivere, scrivere...
Dopo il parto difficilissimo di Race War (la saga a puntate che vi allieterà nella prossima stagione), credevo che la sorgente si fosse seccata. Starà a voi, leggendo quel lavoro, capire se i miei timori sono infondati o meno, ma il dubbio c'è, e persiste. Insomma, credevo di non aver più nulla da dire. Avevo cominciato a disegnare a tutto spiano, a progettare addirittura una mostra per il 2014; insomma, stavo passando velocemente dalla penna al pennello e... bang! Una nuova e terribile storia mi ha catturato. E' qualcosa di molto differente dai miei lavori passati. Già con Race War ho abbandonato gli ambienti (e gli argomenti) di fantasia, ma qui affronto un tema drammatico, violento, molto attuale, e soprattutto... di cui non pensavo avrei mai scritto nulla. Non voglio svelare niente. Neppure il titolo, perché l'ho già cambiato tre volte, e ancora non mi soddisfa. Ma il contatore indica già quarantamila battute e son solo all'inizio.

Per quanto riguarda i lavori già in essere, H-Asteroid prosegue come da calendario. La saga terminerà tra settembre e ottobre, come al solito, con la pubblicazione del "ebook-raccoglitore" in cui sarà presente un epilogo in esclusiva non pubblicato nella collana gratuita. Race War dovrebbe invece cominciare a dicembre. In questo buco temporale dovrei pubblicare un opera di cui ho parlato tanto, ma voi non avete visto nulla... Ovvero quel romanzo che per anni ho chiamato "Polvere Eravamo". Ho lottato a lungo per dargli una forma differente da quella dei miei altri lavori, ma così non è andata, e non ho più voglia di tentare altri sentieri. Per cui lo vedrete in ebook verso la fine di questo 2013.

Disegnare, disegnare, disegnare...
Qui mi sono bloccato. Sono ormai due disegni che non riesco a realizzare come vorrei. E' come se l'ispirazione fosse volata via all'improvviso. Forse la fuga è dovuta al mio desiderio di mettermi a fare sul serio... forse invece è sorta da alcuni commenti che ho ricevuto, positivi - per l'amor di Dio - ma che parevano andare in un'altra direzione rispetto a quella che io avevo preso. Insomma, il solito eterno problema di non saper esprimere ciò che si ha dentro, o di essere interpretati in modo differente... non so.
A ogni modo, è tutto fermo. Ci provo, eh? Ma poi butto via tutto perché non mi soddisfa. Devo tornare ad abbeverarmi alla fonte.

Rock, rock, always rock...
Con la chitarra tutto prosegue come al solito.Ho terminato il secondo "libro" che seguo come programma di studio e a breve dovrei partire con il terzo, che solo a sfogliarlo mi sembra incomprensibile. Ma non ho paura. Anche quello appena finito mi pareva incomprensibile quando l'avevo iniziato... per cui, son soddisfatto. Non è ancora il momento in cui io possa metter fuori un video, o un file audio, con una mia performance. Son timido, ma soprattutto credo che i tempi non siano ancora maturi. Non volendo spendere denaro per un maestro, son costretto a muovermi con estrema cautela.
A proposito... penso che dovrò prendermi un tutore per il polso, ogni tanto sento qualche dolorino.





martedì 18 giugno 2013

Live!

Glauco Silvestri
Finalmente, qualche sera fa, ho avuto la possibilità di vedere un film che mi era mancato all'appello.
Non ricordo se Live! abbia veramente avuto successo o meno nelle sale ma, dopo averlo visto, credo che la pellicola meriti di essere menzionata in questo mio piccolo blog di provincia.

La ABN si trova in estrema difficoltà. ABC, BBC e NBC la hanno ormai sovrastata con i loro share stratosferici e i nuovi programmi televisivi legati ai reality. Per questo la direzione della tv assume Katy, la bellissima e conturbante Eva Mendes, nota e abile programmatrice televisiva.
Katy raduna tutto il suo staff e lo spreme come un limone. L'idea però esplode quasi per caso. La roulette russa. Ebbene da quel momento l'intero staff cerca di far nascere un programma che nessuno dovrebbe mai trasmettere. La morte in diretta... per soldi. Il gioco è semplice. Il monte premi è di 5 milioni di dollari. Un proiettile, sei concorrenti, cinque assegni da 5 milioni. Chi muore perde!

La particolarità di questa pellicola è la visione del mondo televisivo su più substrati. Il primo è quello dell'audience, della necessità di fare ascolti per poter vendere spazi pubblicitari. Il secondo è il lato umano di chi vi lavora. Certe scelte devono essere fatte a prescindere della morale. Bisogna essere senza cuore... per lo meno in superficie. Poi c'è il lato tecnico. Attraverso questo film si può vedere come nasce un programma televisivo... Live! è girato in modo intrigante. Difatti Katy è costantemente seguita da una troupe incaricata di realizzare una sorta di reality sulla sua vita. Per cui si ha un reality dentro al reality. Telecamere a spalla, microfoni sempre accesi, scene di ogni tipo, anche fuori contesto, proprio perché la nascita di questo programma è mostrata attraverso un altro programma-documentario "che sta ancora nascendo".
Ecco, questo è ciò che più mi ha colpito di questo film, che altrimenti non avrebbe avuto tanto grip su di me.
Eva Mendes, in questa pellicola, ha il doppio ruolo di produttore e attrice. Guest Star è David Krumholtz, che tutti conosciamo grazie a Numbers, che interpreta il regista del film-documentario su Katy.

Una pellicola interessante... con molti spunti, forse troppo lineare (è molto facile intuire chi morirà durante la roulette russa), ma con qualche colpo di scena curioso.






venerdì 14 giugno 2013

The Black Hole

Glauco Silvestri
Trovato in un mercatino, The Black Hole è la versione narrativa della sceneggiatura del film omonimo prodotto dalla Disney nel lontano 1979. Il "romanzo" è scritto da Alan Dean Foster, nome piuttosto noto nel cinema di fantascienza, e che dovreste trovare persino nei titoli di coda de 'Star Trek into the Darkness', proprio in questi giorni in programmazione nelle sale cinematografiche italiane.

Il libro narra le vicende dell'equipaggio di una nave da esplorazione, la Palomino, in rotta di rientro verso la Terra dopo una missione esplorativa durata ben cinque anni (n.d.r. questa cosa è ricorrente, vedi Star Trek).
Durante il rientro la nave incappa in un fenomeno senza precedenti. Un enorme buco nero compare non molto distante da lei. Non che sia la prima volta che l'equipaggio della Palomino vede questo tipo di fenomeno fisico, ma c'è qualcosa di particolare in esso, ovvero un corpo estraneo che non è sottoposto alla forza attrattiva del buco nero. L'oggetto se ne sta in perfetto equilibrio tra la forza gravitazionale di una stella vicina, e la forza attraente del buco nero.
Ancora più stupefacente è il momento in cui l'oggetto viene riconosciuto. Si tratta della Cygnus, ovvero la nave spaziale più grande costruita nella storia dell'uomo... una sorta di Titanic... scomparsa nel cosmo da oltre vent'anni senza aver ricevuto più alcun tipo di notizie.
Colti dalla curiosità, i membri dell'equipaggio della Palomino decidono di avvicinarsi per studiare la nave e il fenomeno che la trattiene in quella situazione di stallo. Ciò provoca dei danni imprevisti alla struttura della Palomino, e così - dopo aver scoperto che sulla Cygnus c'è ancora vita - la decisione di attraccare e chiedere soccorso diventa inappellabile.

Leggere questo romanzo è come assaporare un po' di fantascienza anni ottanta. Si tratta di una Space-Quest classica, dove compaiono personaggi contraddittori, robot assassini, androidi indifferenti a quanto capita loro attorno, intelligenze artificiali e... persino un giornalista d'inchiesta.
La scrittura è fluida e non denota il fatto che il romanzo sia stato scritto partendo dal plot del film disneyiano. Si legge bene, regge persino nei contenuti scientifici e divulgativi. Non ci sono errori di fisica evidenti. La lettura non viene maltrattata da momenti di ingenuità o di trucchi narrativi che però vanno a violare le leggi della natura. Tutto funziona perfettamente. I personaggi sono ben caratterizzati, così come i robot senzienti. All'interno della pubblicazione sono presenti addirittura alcune foto tratte dai set durante la registrazione del film.
Film che doveva contrastare Star Wars, ma che non ottenne il successo sperato.
Ma c'è un argomento, riguardo a questo film, che ha creato grande confusione e aperte discussioni. Il finale. Come del resto avvenne con 2001 Odissea nello Spazio. Ma il libro ci astiene da questo tipo di discussione perché nel film si aggiunge una sorta di passaggio viaggio all'inferno (per i cattivi) e in paradiso (per i buoni), mentre nel libro le questioni religiose vengono saltate a pié pari per proiettare i personaggi in una sorta di piano esistenziale superiore. Mi fermo qui per evitare spoiler troppo evidenti ma... C'è davvero tanta carne al fuoco. E come ho detto, il romanzo regge bene il tempo che passa, e si legge volentieri ancora oggi... soprattutto perché le incongruenze presenti nel film, nel libro, non sono presenti.

Davvero una bella lettura!





giovedì 13 giugno 2013

American Dreamz

Glauco Silvestri
American Dreamz è un film diverso dagli altri. Gli argomenti toccati da questa commedia irriverente sono davvero numerosi, e nonostante esso faccia davvero ridere, ha un retrogusto amaro che - a mio parere - lo rende speciale.

American Dreamz è un reality alla X-Factor. Giovani talenti vengono raccolti da tutta l'America per una sfida che porterà il vincitore a diventare una stella. Il conduttore, accattivante, sornione, ammiccante, simpatico davanti alle telecamere, è Martin Tweed, un uomo che nella vita privata ha grosse difficoltà con il prossimo, è estremamente cinico, e probabilmente soffre di traumi infantili in quanto spesso cita sua madre con astio. Tra i partecipanti c'è Omer Obeidi, facente parte di una cellula dormiente del regime iracheno, giunto in America con la scusa di incontrare i lontani cugini, ma con lo scopo ben più drammatico di farsi saltare in aria durante la trasmissione, così da uccidere il Presidente degli Stati Uniti, ospite d'eccezione della puntata finale. Sempre tra i partecipanti c'è Sally Kendoo, ragazzina arrivista senza scrupoli dentro, e dolce fidanzatina d'america fuori. Lei farebbe di tutto per diventare una star... al punto da accettare di sposarsi col suo ex, veterano della guerra in Iraq, per piacere di più al pubblico della trasmissione.
E il Presidente Americano è una delle chicche di questo film, interpretato da un maestoso Dennis Quaid. Un uomo in crisi depressiva profonda, uscito scoppiato da una campagna elettorale che l'ha proclamato presidente, ma totalmente incapace di assolvere il suo ruolo di capo di stato. Al suo fianco, l'altra chicca del film, è la figura degli zii di Omer, fuggiti dall'Iraq per salvarsi dal regime repressivo, in America diventano ricchissimi, e sicuramente la peggiore rappresentazione consumistica della tipica famiglia ricca americana.

Tutto ciò è farcito da risate e situazioni assurde. Tutto ciò dipinge in maniera sagace, e assolutamente estremizzata, la società capitalistica americana. E' un ritratto severo, anche se fa ridere, e che probabilmente varrebbe la pena analizzare nel suo livello inconscio, quello della critica, per migliorare una situazione che non può certo durare per sempre. Il titolo stesso ne è testimone, richiama il sogno americano... più o meno, come dice la canzone onnipresente nella colonna sonora della trasmissione... american dreamz, dream with the z!

Davvero bello.




mercoledì 12 giugno 2013

Buffy the Vampire Slayer

Glauco Silvestri
Torno sull'argomento vampiri rivelando una commedia che è passata completamente inosservata (in quanti l'avranno visto, questo film, al cinema?) e di seguito sovrascritta dalla famosa serie televisiva omonima interpretata da Sarah Michelle Gellar.

Eppure questo film ha un cast quasi stellare, partendo dalla protagonista (Kristy Swanson), passando per l'osservatore (Donald Sutherland), rabbrividendo per il vampiro maestro (Rutger Hauer) e il suo lacché (Paul Reubens)... senza dimenticare la spalla della cacciatrice (Luke Perry) e una del trio di ragazze superficiali (Hilary Swank).
Un cast ricchissimo, quindi, per un film che di successo ne ha avuto pochino.

Ma vediamo la storia. Buffy è una studentessa di un liceo di L.A. Frequenta principalmente due amiche, tutte e tre sono un gruppetto di ragazze snob, cheerleader, con la puzza sotto il naso. Pike (Luke Perry) è invece un ragazzotto sfigatello, fa il meccanico e il suo sogno è quello di lasciare la città in cerca di maggiore fortuna. Qualcosa sta accadendo nella città degl'angeli. Un antico maestro si risveglia e pretende sangue fresco dal suo lacché. Questi comincia a creare vampiri su vampiri e... a catturare ragazze per nutrire il maestro. Un esercito si sta formando di nascosto in attesa del risorgere del male e nessuno può contrastare questo mesto evento.
Poi, una notte, Buffy sogna la morte di una ragazza. Uccisa da un vampiro... in un luogo non bene precisato. La mattina successiva si sente differente e, durante lo shopping giornaliero si incontra e scontra con colui che sarà il suo osservatore.

Il film non è classificabile come horror. E' una commedia e, per come è recitato, direi addirittura "teatrale". L'avrei visto bene come musical ma ahimé non è un musical. Il doppiaggio è osceno. Ovviamente l'ho visto in italiano e i dialoghi sono spesso piatti e privi di pathos. Quando poi ho rivisto in lingua originale qualche scena che mi aveva particolarmente deluso... beh, è andata un po' meglio. Ci sono scene molto divertenti, scene stupide da commedia demenziale (come la morte del lacché), scene di lotta, scene di terrore (poche! poche!). Per quanto molto carina Kristy Swanson non è in grado di reggere il ruolo di Buffy. In primis sembra più adulta di quanto non sia il personaggio che interpreta e, poi, non ha la prestanza fisica per le evoluzioni e la lotta a cui la cacciatrice viene addestrata. Si nota una plasticità eccessiva nei movimenti, nelle rotazioni, e una imprecisione evidente nel maneggiare i classici paletti. Sarà che sono condizionato dalle sette serie scritte da Joss Whedon ma... Sarah Michelle Gellar aveva sia la prestanza fisica, sia l'aspetto, che ci aspetterebbe dalla teenager ammazzavampiri per eccellenza. Poco convincente è Rutger Hauer che credo non sia riuscito ad entrare completamente nella parte. Bravo invece Sutherland (se lo si guarda in lingua originale... il doppiaggio è triste!). Luke Perry è forse il personaggio più riuscito... che in un qualche modo potrebbe anche calzare le vesti di un Angel non vampiro!

Il film, in sé, non è terribile. Manca un poco di fluidità, ed è completamente privo di effetti speciali. Come ho detto... sembra una trasposizione cinematografica di uno spettacolo teatrale e, sono convinto che su un palco sarebbe stata un'opera veramente ben fatta. Anche la colonna sonora è carina e ricalca l'hip-hop dei primi anni novanta (io direi anche di qualche anno prima). L'avrei visto bene come musical... lo sò, mi sto ripetendo, ma guardandolo mi son reso conto che mancava di sonorità.

Temporalmente potrebbe addirittura essere piazzato come un prequel della saga tanto amata da tutti quanti. Difatti nella saga Buffy arriva a Sunnydale in seguito ai disastri da lei commessi nella scuola di L.A. (a causa di un attacco di vampiri). Differiscono solo alcuni dettagli, come la fuga finale in moto con Pike e... il destino subito dalla madre.

Ci sono anche un paio di curiosità su questo film:
  • La trama fu scritta inizialmente da Joss Whedon... ma poi fu alleggerita tantissimo per poterlo tramutare in commedia. Ciò spinse lo stesso Joss a realizzare una serie TV più aderente alla sua idea originale.
  • La figura di Buffy, inizialmente, doveva essere interpretata da Alyssa Milano (una delle tre sorelle Halliwell in Streghe) e, secondo me non sarebbe stata una brutta idea!
  • La scena in cui il lacché muore è stata completamente improvvisata e, forse, è il momento più divertente di tutto il film.
  • C'è anche Ben Affleck, come comparsa, interpreta un giocatore di Basket in una delle scene iniziali.
Un ultima cosa: Sembra che si voglia realizzare un remake di questo film. Lo script non sarà preparato da Joss Whedon ma la regia sarà data in mano al regista di questo primissimo film, ovvero Fran Rubel Kuzui. Qui e qui trovate un po' di informazioni al riguardo.






martedì 11 giugno 2013

H su Los Angeles

Glauco Silvestri

Ieri, torno al lavoro dopo una settimana di ferie, e mi ritrovo un pacchettino sulla scrivania. Proviene da TIM, e dentro c'è una lietissima sorpresa. Si tratta dell'Urania uscito 11 giugno 1972 (oggi fa quarantuno anni), quello che cercavo perché il più prossimo alla data del mio compleanno. Come vedete in fotografia, il titolo è H Su Los Angeles, di Robert Moore Williams... Il numero dell'Urania è il 594, e si tratta in realtà di una ristampa dell'Urania numero 282. 

C'è poco da dire... questa bella sorpresa mi ha cambiato totalmente il lunedì mattina. Grazie Mille TIM.




lunedì 10 giugno 2013

Bianca come il Latte, Rossa come il Sangue

Glauco Silvestri
Mi incuriosiva il titolo: Bianca come il Latte, Rossa come il Sangue. No, non ho visto il film (uscito di recente). Leggendolo mi son detto più e più volte che se non fosse scritto, avrei dato al ragazzo che narra la vicenda un massimo di 13 anni. E invece ne ha 16. Oddio... non so se oggi i sedicenni sono tutti così, ma di sicuro ricordo che quando avevo sedici anni i miei pensieri scavavano più in profondità di un'esistenza basata sul calcio, le corse in motorino, e la playstation. Erano altri tempi... ma ricordo bene che protestammo per l'indiscriminato attacco americano a Panama, occupammo la scuola, facemmo cortei in via Indipendenza. Ok... facemmo anche uno sciopero perché fu proibito alle ragazze di portare la minigonna... e comunque mi pare una lotta sociale a favore della libertà d'espressione, non credete pure voi? Ma era il lontano 1989... non il 2013. Chi sono io per giudicare Leo, il personaggio principale di questa storia?

Detta così, il libro sarebbe da evitare, o per lo meno da limitare alla cerchia dei libri YA che richiamano il 3 Metri sopra il Cielo di Moccia. Ma non è così. La storia è toccante, piena di sentimenti, e di... Sentite, io ho sottolineato alcune cose, le metto qui sotto, e giudicate voi!

  • Se qualcuno mi guarda, io esisto. Ma perché sono così?
  • Vabbé, ma io che colpa ne ho? Mica posso salvare il mondo. Per questo basta Spiderman.
  • L'amore è una specie di forza di gravità: invisibile e universale, come quella fisica.
  • Nella vita serve solo ciò per cui ti danno un voto.
  • Mi piace sognare di avere un sogno.
  • Una vita senza sogni è un giardino senza fiori, ma una vita di sogni impossibili è un giardino di fiori finti... tu che ne pensi Terminator?
  • Sì, ho delle borse sotto gli occhi che servono a portare i miei sogni.
  • Perché tu costruisci, costruisci, costruisci e poi all'improvviso qualcuno, o qualcosa, spazza via tutto. Allora a che serve?
  • L'ignoranza è la cosa più comoda che io conosca dopo il divano del soggiorno di casa mia.
  • Bruciare i sogni è il segreto per abbattere definitivamente i propri nemici, perché non trovino più la forza di rialzarsi e ricominciare.
  • Se non permetti alle persone di sognare, le rendi schiave.
  • Il sangue, come l'amore, fa perdere la testa, eppure ti dà anche la forza per superare i tuoi limiti...
  • Credo che oggi tu abbia cominciato a essere uomo: hai fatto una cosa che nessuno ti aveva suggerito o aveva deciso per te. L'hai scelta tu.
  • Quando fai una cosa buona la paghi sempre a questo mondo...
  • Però questo mi piace, perché scriverò una cosa che nessuno ha mai scritto.
  • Come fai se non hai una famiglia, una moglie, dei figli? Chi si prende cura di te quando stai male?
  • Solo chi ama il tuo odore ti ama davvero.
  • Quanto dolore ti risparmi dormendo.
  • I sogni veri si costruiscono con gli ostacoli.
  • Perché se mi concentro sul mio corpo sento dolore, e se mi concentro sui miei pensieri sento ancora più dolore. Perché il dolore ha deciso di diventare il mio migliore amico?
  • Non la sveglio, però. Ma voglio che al suo risveglio trovi la mia carezza, lì sulla sua guancia.
  • Insomma: devo rendermi più evidente, così gli altri mi vedranno di più.
  • Il PC è muto, perché quello schermo, così profondo da averci dentro il mondo intero, se lo guardi di profilo è solo uno schermo piatto.
  • Il T9 non ha la parola "Dio", il che dimostra che Dio non esiste.
  • La vita è una scatola vuota che riempiamo di cazzate per farcela piacere, ma poi basta un nulla e puf...
  • Bestemmio più volte, ripetutamente, con forza. E ora mi sento meglio. E capisco che Dio esiste, altrimenti non mi sentirei meglio. A prendertela con Babbo Natale non stai meglio. Se te la prendi con Dio, sì.
  • Perché voglio che qualcuno mi lanci un salvagente, ma poi non faccio niente per afferrarlo?
  • Da quando in qua i sogni ti fanno vedere la realtà?
  • Certo, il congiuntivo non è necessario per vivere, ma grazie a lui si vive meglio; la vita si riempie di sfumature e possibilità.
  • Come si fa a diventare padre? Bisogna leggere un sacco di libri, fare almeno un figlio, e avere una forza simile a quella di Dio.
  • Mi sono sempre chiesto perché amore e sangue avessero lo stesso colore: adesso lo so. Tutta colpa di Dio.
  • Ti devi preoccupare quando chi ti ama non ti ferisce più, perché vuol dire che ha smesso di provarci, o che tu hai smesso di tenerci...
Ne ho messe alcune in grassetto, perché credo siano quelle più... potenti.






domenica 9 giugno 2013

8 Mile

Glauco Silvestri
Che si ami o meno il Rap, è inevitabile considerare in Eminem una pietra miliare di questo genere musicale. 8 Mile ne racconta, per certi versi, la storia.

Jimmie è un ragazzo come tanti. Dopo aver lasciato la propria ragazza torna a vivere assieme alla madre disoccupata e alla sorellina. Fa a gomitate in una periferia degradata, è a stento tollerato nella comunità nera, è deriso, perché lui vuole fare rap, ma nelle sfide sul palco si blocca, e non riesce a dimostrare le proprie qualità.
Si barcamena in una vita davvero difficile. La madre, mezza alcolizzata, ha una relazione con un ragazzo che andava a scuola con lui. La sorellina passa più tempo dalla vicina (protetta da litigi furibondi, situazioni indesiderabili, etc etc) che in casa propria. Lui è squattrinato. I suoi amici sono messi peggio di lui. Il suo sogno sembra inarrivabile. Eppure non molla mai. Ha la testa sulle spalle, un obiettivo davanti agl'occhi, e a ogni ostacolo che lo abbatte, si rialza.
Lo chiamano B-Rabbit. Il nome glielo ha affibbiato sua madre quando ancora era bambino. Ma c'è anche chi lo stima... insomma, ci sono davvero tanti ingredienti sul fuoco.

Un bel film, vincitore anche di un premio per la migliore colonna sonora. Eminem si mostra in buona luce nella pellicola. E' bravo, è capace, così come l'entourage che lo accompagna nella vicenda. Le periferie di Boston appaiono davvero poco accattivanti in questo film, eppure la sensazione di amicizia, di vicinanza, di sentimenti è tangibile. Bravissima la Basinger, che come già avevo segnalato in Thirteen, ha davvero talento nel riproporre caratteri problematici, madri distanti, e incapaci di badare alla propria prole.
Molto belli anche i backstage, e gli extra del dvd. In essi si possono trovare le sfide che hanno portato un posto da rapper "comparsa" nel film alla moltitudine di giovani che si erano presentati sul set. Sfide dirette quasi fossero una zuffa verbale... sfide in cui lo stesso Eminem compare e non si ritrae (come invece avrebbe potuto), contrattaccando con la sua bravura. C'è del talento in ogni rima che si ascolta durante il film.

Bella musica, storia drammatica, interpreti davvero all'altezza della situazione. E poi c'è una giovanissima Brittany Murphy a fare la parte della giovane morosa di Eminem... ottima ciliegina sulla torta.





sabato 8 giugno 2013

Quattro Apocalissi

Glauco Silvestri
Quattro Apocalissi è una breve antologia sci-fi che raccoglie (per l'appunto) quattro racconti di Andrea Viscusi, dedicati all'apocalisse. L'ebook si ispira probabilmente alla fatidica data del 21 dicembre 2012, uno dei racconti la cita sin dalle prime righe, per affrontare la fine del mondo. Quattro racconti con tematiche differenti...

Molto interessante è Il Giorno più importante, che ci racconta la nascita di un amore tra una vigilessa e un ragazzo molto "sfortunato" nel traffico... amore che però sboccia proprio nel momento in cui l'intero universo subisce una sorta di collasso probabilistico. Così tutto si fa confuso, difficile da gestire... descrizioni davvero belle, credibili, inquietanti, tutte condite da un buon stile narrativo.

Altrettanto interessante è il terzo racconto, ovvero Il Giorno del Giudizio. In questo caso è interessante l'approccio alle religioni e il ribaltamento del concetto di "giorno del giudizio" così come noi lo conosciamo. C'è un simpatico richiamo/omaggio a un vecchio racconto di Asimov, ovvero L'ultima domanda, di cui ho parlato già spesso in passato.

In generale, lo stile dell'autore è davvero interessante. Bravo nel trasmettere situazioni complesse, nel dipingere personaggi, e nel raccontare. Ha creatività da vendere, per lo meno in questo volumetto propone idee davvero interessanti. Senza contare il pedigree che si porta dietro, visto che nel suo curriculum c'è persino il premio come migliore autore 2011 indetto da Edizioni XII.

Fateci un pensierino, che merita!




venerdì 7 giugno 2013

True Lies

Glauco Silvestri
True Lies è il film che preferisco tra tutti quelli girati da Cameron. E' divertente, è pieno di azione, è sexy... e c'è persino un filo di drammaticità. Parlare di questa pellicola raccontandone la trama è un po' come svilirlo e metterlo allo stesso piano di altri film simili. Ma non è così. Qui... questo è speciale. Per cui vi dirò per quale motivo lo trovo unico e inimitabile. Tenetevi stretti alle poltrone che si parte.

La scena di Tango con Tia Carrere, e quella con Jamie Lee Curtis. Di film in cui si balla IMDB è pieno. Pochi però sono quelli che io considero eterni. In True Lies ci sono due performance di tutto rispetto, il quid che le porta all'Olimpo è il commento in sottofondo dell'agente che fa da spalla a Schwarzenegger. Sensualità e divertimento sono un connubio perfetto.

Tia Carrere. E' una attrice che probabilmente non ha mai conquistato il tappeto rosso nei festival cinematografici. Io però la tengo su un gradino speciale per tanti motivi. Soprattutto, ha recitato in un videogame che adoravo, The Daedalus Encounter, una sorta di Puzzle Game ad ambientazione spaziale dove i personaggi non erano disegnati, bensì recitati da attori veri. Lei era la protagonista (ovviamente).

Lo spogliarello di Jamie Lee Curtis. All'inizio lei, brava casalinga, è giustamente impacciata. Poi però si lascia andare e... wow!

La scena con il Sea Harrier. Una delle più belle scene action realizzate con un aereo da combattimento. A parte il fatto che, da appassionato di aeronautica, ho una smodata passione per questo mezzo a decollo verticale (paragonabile solo alla passione che mi scatenano i muscoli del A10 Thunderbolt). Anche in questo caso c'è spazio per l'ironia, però l'adrenalina scorre a fiumi.

Simon, l'agente segreto. Un venditore di auto usate che si spaccia per agente segreto per riuscire a portarsi a letto qualche donna. Che spettacolo, specie quando viene messo alle strette da veri agenti segreti. Impagabile.

Non vi ho ancora convinti? Guardatelo!





giovedì 6 giugno 2013

Ogni Maledetto Lunedì (su Due)

Glauco Silvestri
Ogni maledetto Lunedì (su Due) è forse il volumetto riuscito meno bene della serie. Non tanto per la qualità delle storie, piuttosto per il fatto che esso è una sorta di raccolta. Le storie sono state pubblicate sul blog di Zerocalcare, ogni lunedì (più o meno). Chi segue il blog, di conseguenza, già le ha lette. Probabilmente, come me, incapperà in alcune che ancora richiamano la risata (a me è accaduto quattro volte, vado a memoria, a pagina 52, 95, 168 e 170). Bellina la vicenda sui Chapcha, ma già la conoscevo. Il collante è fatto da una sorta di storia ambientata su un ipotetico Titanic che rappresenta il nostro paese. Il messaggio è chiaro: stare a galla con ogni espediente, giorno dopo giorno, in un paese che al timone (se va bene) c'è Schettino. Bello il messaggio. Meno la capacità di fungere da collante (cosa che, tra le altre cose, ho criticato anche nelle altre due pubblicazioni).

Da leggere? Boh. 




mercoledì 5 giugno 2013

Il Seggio Vacante

Glauco Silvestri
Pagford sembra una cittadina tipica inglese, molto tranquilla, pacata, educata... per bene. Non molto lontano c'è "la città", Yarvil, i cui quartieri periferici confinano con la bella Pagford. Questi quartieri sono degradati, circola la droga, e proprio sul confine, è presente un centro di distribuzione del Metadone. Questa presenza è come un'ombra sul benessere della piccola Pagford, e le forze politiche locali sono in continua lotta per il mantenimento, o la chiusura, di questo centro. La situazione appare comunque stabile, fino a che un sostenitore del centro viene a mancare.
Le elezioni per il nuovo consigliere scatenano il putiferio. A partecipare sono gli uomini più in vista del piccolo paese. Il vice preside della scuola locale, il proprietario di un locale storico, e... be' il terzo aspirante lavora semplicemente in una tipografia, ma decide di candidarsi perché in quel seggio ci vede ottime opportunità per arricchirsi.
Lo scontro è evidente. Il quartiere malfamato di Yarvil è il nodo cruciale della sfida, ma soprattutto, è il destino di quattro ragazzi di sedici anni a essere in gioco. Stuart (detto Ciccio), Andrew (detto Arf), Sukhvinder "Cincia" Jawanda (figlia del medico locale), e Kristal Weedon (ragazza proveniente dai quartieri malfamati, ma iscritta alle scuole di Pagford). Il rapporto di questi ragazzi con i loro genitori (tutti presi dai problemi politici e... dalla questione "droga") scatena una serie di eventi incontrollabili che portano...

Libro a dir poco meraviglioso. Esso scava sotto alla patina di "perbenismo" che il ceto medio inglese solitamente mostra al prossimo. E' una sorta di studio approfondito sulle famiglie inglesi, sul rapporto tra genitori e figli, e sul rapporto tra i ragazzi di oggi, spesso lasciati senza guida, e costretti a comprendere da soli le regole di convivenza e di vita... Nelle pagine del romanzo, che è scritto con leggerezza, con un tocco molto delicato, e comunque diretto, si percepisce il senso di ineluttabilità delle vicende. Si percepisce il disastro, si spera che non avvenga, quasi ci si dimentica che la vita non guarda in faccia a nessuno, e si immagina il lieto fine... ma poi questo lieto fine si traduce in un qualcosa di più reale, tangibile, inevitabile. La vita è severa, non permette errori, e non fa sconti. Qui accade la medesima situazione. Crollano le amicizie, gli amori, le famiglie. E allo stesso tempo c'è spazio per spiragli di speranza, avvisaglie di nuove amicizie... E' un romanzo davvero completo, toccante, mai estremo, e comunque non piacione. La Rowling dimostra di saper affrontare temi maturi, e di non essere una scrittrice per bambini. Qui, nonostante si percepisca il tocco femminile nel narrare una storia (che potrebbe essere un dramma), lei mostra delle qualità davvero apprezzabili.
E' un romanzo davvero piacevole, che scorre come la vita vera, e di conseguenza potrebbe apparire "noioso" in superficie, ma si trasforma in una lettura ammiccante se si scava nella profondità dei personaggi.
Davvero una bella prova d'autore. Il Seggio Vacante è davvero un bel libro.





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