venerdì 31 maggio 2013

Giugno è alle porte e...

Glauco Silvestri
...è tempo di statistiche. 
La faccio breve. 
Da qualche tempo ho intensificato (giusto un pochino... mica son diventato uno spammer) la pubblicità dei miei ebook attraverso i social network, così... per vedere l'effetto che fa, e visto che è passato ormai un mesetto (forse abbondante), eccomi a tirare le somme. 
Voi fate finta di non annoiarvi troppo, eh? Evitate gli sbadigli e non cambiate blog prima che io arrivi in fondo a questo post!


Nel mese di Aprile, stando a quanto afferma Amazon, sono state vendute:


Nello stesso periodo sono state scaricate gratuitamente, in promozione:

In totale fanno 18 download, complessivi tra acquisti e scaricamenti gratuiti, da Amazon.

Nel mese di Maggio, invece, sono state vendute:
Nessun download in promozione (ma non ho fatto promozioni durante questo mese, in vista di quanto accadrà tra pochi giorni... stay tuned!).

In totale sono 5 download.

Che cosa ne deduco? Boh!

Nello stesso periodo ho segnalato le mie novel a puntate, ecco cosa è cambiato tra prima e dopo:
  • H-Asteroid ha avuto 43 visitatori diversi ad Aprile, e idem a Maggio
  • Mauro Bianchi ha avuto 55 visitatori diversi ad Aprile, mentre a Maggio son stati 35
  • I'm the Slayer ha avuto 20 visitatori differenti ad Aprile, e 37 a Maggio. 
Il mio sito, in generale, ha avuto 2667 visitatori diversi ad Aprile, mentre a Maggio sono calati a 2027.

Che cosa ne deduco? Boh!
Ai posteri l'ardua sentenza.






giovedì 30 maggio 2013

My Parents Portrait

Glauco Silvestri

Questo è il ritratto dei miei genitori. Il disegno è in 50x70 cm, sempre realizzato su iPad, con Sketchbook Pro. Potete osservare meglio questo disegno, e anche tutti gli altri, cliccando qui, sulla mia galleria personale.

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This is the portrait of my parents. The artwork is 50x70 cm wide, made on iPad, with Sketchbook Pro. You can look better at this artwork, and also to all my other works, by clicking here, on my personal gallery.




mercoledì 29 maggio 2013

Qualcosa di Travolgente

Glauco Silvestri
Lo ammetto. Mi piacerebbe conoscere una tipa come "Lulu". Una che ti prende per il bavero e ti tira fuori dalla tua vita monotona e prevedibile, una che ti proietta in un mondo completamente diverso. Sfortunatamente credo che di donne come lei ne esistano solo all'interno di sceneggiature azzeccate come quella di Qualcosa di Travolgente.

Lui si chiama Charles. E' stato appena promosso a vicepresidente della sua compagnia. Vive fuori New York, in una bella villetta con giardino, ha due figli e una moglie, e ha l'abitudine di chiamare per nome anche gli estranei, le cameriere, i commessi... legge il nome sul cartellino e si rivolge a loro dandogli del tu. Charles incontra Lulu fuori da un locale dove aveva pranzato. Lei lo incalza perché lui è uscito senza pagare. Colto in flagrante, Charles non sa come uscire dalla situazione imbarazzante ma lei lo stupisce rivelandogli che non lavora per quel locale, e che voleva conoscerlo. Così si offre di dargli un passaggio fino all'ufficio, però poi prende il tunnel e si allontana da Manhattan. Così inizia la storia tra Charles e Lulu. Sesso in un Motel, e rotta verso un paesino di campagna, lontano dalla vita abituale.
Solo che le menzogne si ammucchiano una sull'altra, nel frattempo scorre a fiumi alcol e una colonna sonora travolgente. Wild Things di Emily Taylor Kelso (che vedrete alla fine del film in abiti da cameriera) da il ritmo a tutta la vicenda, specie quando si trasforma in dramma e tragedia. Già... perché Charles non la racconta giusta a Lulu, e lei fa altrettanto... visto che si chiama Audrey ed è sposata con Ray (appena uscito di galera).

Bello, bello, bello, bello... e bravissimi sono Melanie Griffith, Jeff Daniels, e soprattutto Ray Liotta (credo che in questo film dia davvero il meglio di sé).




martedì 28 maggio 2013

Un Polpo alla Gola

Glauco Silvestri
Avete presente quando fate qualcosa di sbagliato, per proteggervi, ma poi venite colti dal rimorso? Quella sensazione sgradevole che vi fa sentire in ombra, che vi occlude la gola, proprio come se aveste un polpo avvinghiato alla vostra gola? E' di questo che ZeroCalcare parla ne "Un polpo alla Gola".

Come al solito il fumetto è un continuo richiamo nostalgico al tempo che fu. Per quanto disegni una giovinezza che non mi appartiene, la mia generazione è precedente alla sua - penso - in base ai cartoni animati che cita, è evidente che la lettura di questo fumetto tocca nei punti giusti. Essere bambini, e poi adolescenti, pretendeva determinati comportamenti "di gruppo" a cui non ci si poteva esimere... pena l'isolamento completo. Le prove di coraggio, il bullo enorme e muscoloso (che poi diverrà criminale nella vita adulta), la bambina fragile che è bersaglio di ogni cattiveria infantile... qui compare tutto in una amalgama quasi perfetta di amarcord e humor.
Al solito, la storia sta in piedi sui trampoli... il filo conduttore è molto rosicato, specie sul finale... ma è anch'esso funzione dell'efficacia del fumetto perché, se lo scopo è quello di richiamare il mondo visto dagli occhi di bambino, è così che le cose vanno. Il teschio, il lupo, la casa abbandonata, il bullo, la maestra che sequestra i giochi, i traumi infantili, la ragazzina bellina con la vocina, il cartone animato di moda, il modo di vestire, la mamma che "non capisce" le esigenze (e le regole a cui deve assolutamente sottostare) del figlio, son tutte cose che in un modo o nell'altro abbiamo vissuto tutti quanti.
Io, lo ammetto, ci son posti che non torno a visitare per paura che mi crolli una bella fetta di ricordi misto immaginazione nati nella mia infanzia. Ed è ciò che accade in questo volumetto, ciò che ci viene raccontato con ironia.
Il crescere ci mostra il mondo così com'è, e ce lo rivela ben più piatto di quello fantasioso che ci eravamo dipinti nella nostra infanzia.

Zerocalcare fa centro anche in questo caso. E' ironico e sentimentale. I disegni, stilizzati ma non banali, sono il contorno ideale di questa storia. Un bel volumetto da leggere.





lunedì 27 maggio 2013

Mater Morbi

Glauco Silvestri
Ho visto nascere Dylan Dog. Sono stato un suo fedele lettore fino al numero 132. Poi ho smesso, sulla spinta di un fastidio evidente, perché dopo il numero 100 la testata aveva perso tutta la sua forza, ed era diventata l'ombra di sé stessa (toccando il fondo con titoli del tipo "il ritorno di..." per richiamare personaggi storici che avevano conquistato il cuore di noi lettori). Venduti i 32 numeri di troppo, per me Dylan Dog era durato 100 numeri esatti, e nel numero 100 avevo visto il giusto epilogo di una saga davvero memorabile.

Passano gli anni, Dylan rimane in edicola con alti e bassi, assieme al coetaneo (più o meno) Nathan Never, seguendone il medesimo destino (anche di NN fui un fedele lettore, anche in questo caso fino al numero 100 e poco oltre... per poi tornare sui miei passi e tenere gelosamente solo i primi 100 numeri). Di recente Nathan ha avuto una sorta di reaload dell'intera saga, un ringiovanimento di cui aveva assolutamente bisogno. E Dylan non è da meno... sembra infatti che Recchioni prenderà le redini di questo personaggio e lo condurrà nel nuovo millennio. Qui, sul suo blog, trovate alcune anticipazioni di cià che avverrà...

Ma se volete capire che ne sarà veramente di Dylan Dog quando sarà nelle mani di questo autore, ebbene vi devo portare indietro nel tempo, al 2009, quando uscì il Dylan Dog numero 280, con il titolo di Mater Morbi. E' qui che Roberto Recchioni incontra per la prima volta l'indagatore dell'incubo.

Oggi, in occasione di quanto sta per accadere in casa Bonelli, è comparso nelle fumetterie una versione lussuosa di Mater Morbi. Incuriosito... l'ho presa! E ho fatto dannatamente bene.

Per chi non lo sapesse, il numero 280 di Dylan Dog fu osannato dagli appassionati. Fu discusso/criticato notevolmente anche dai media. Era il periodo di Welby, si discuteva tanto di eutanasia, e Recchioni scrive una storia di Dylan che finisce per toccare proprio le malattie terminali, l'accanimento terapeutico, e temi così scottanti... in una delle storie più belle di Dylan Dog (per lo meno, nella storia recente dell'indagatore dell'incubo).

Nel formato maxi, con il colore, i chiari scuri, e il tratto magnifico di Carnevale, questo volume mostra il meglio di sé, e di Dylan Dog. La storia è inquietante, proposta con la sensibilità, e la forza, di un autore che... visto il tema... non poteva essere più che perfetto. In Asso, una storia per certi versi autobiografica, Recchioni ci racconta della sua salute più che cagionevole, e del suo assuefarsi alla malattia perché di alternative non ce ne sono. Qui l'idea viene amplificata notevolmente. I testi sono graffianti, e Dylan spara a zero quando si trova faccia a faccia con Mater Morbi, facendole capire che lei è l'unica a non essere amata da nessuno. Tra gli uomini c'è chi ama la vita, e chi ama (perversamente) la morte. Ma nessuno ama la malattia. La malattia allontana tutti, spaventa tutti, e nessuno riesce ad amare quella condizione di vita.

Mater Morbi è un vero Masterpiece dell'epopea di Dylan, mi ha ricordato i primi albi, le storie più cupe, quelle riflessive e profonde "dei miei tempi". Mi ha messo i brividi... e lo stesso Sclavi afferma (su XL) "Roberto Recchioni è più bravo di me. Questa storia fa paura davvero".

Davvero un capolavoro. Questo è il Dylan Dog che mi spingerebbe, sin da ora, a riprendere la lettura degli albi regolari.





domenica 26 maggio 2013

Dallo Schermo alle Pareti

Glauco Silvestri
Mi sento ancora un po' in soggezione nel parlare di "Arte Digitale" in riferimento ai miei disegni. Li vedo ancora come un passatempo, come a un mezzo espressivo che uso per distrarre me stesso dalla quotidianità. Ciò non toglie che il numero di opere stia crescendo esponenzialmente (a oggi sono 86 disegni, più uno in lavorazione...), e che stia nascendo in me un piccolo tarlo, una sorta di spinta interiore, che mi induce a compiere qualche passo in avanti, per vedere l'effetto che fa.

Per questo, nonostante il periodo contingente sia tutt'altro che positivo per indurmi a fare spese pazze attorno alle mie attività... diciamo secondarie... ho cominciato a far stampare alcuni dei miei lavori.

Questi lavori sono attualmente esposti alla Galleria dell'Arte POp e Contemporanea di CAsa Mia (GA-POC-CAM), altrimenti nota come "Il corridoio". Ammetto che è mia ambizione quella di tentare una esposizione pubblica, magari in un momento più stabile, diciamo a grandi linee, nel 2014.

Chissà! Nel frattempo questi lavori sono disponibili anche online, ho allestito un set apposito nel mio account su Flickr. Sono 18 lavori su Canvas, alcuni di grandi dimensioni, altri più piccini. Qui sotto potete vedere una breve slideshow di immagini scattate proprio ne "Il corridoio".


Ovviamente, se qualcuno dei miei lettori fosse interessato a una di queste opere, o invece desiderasse una di quelle che ancora non hanno veduto la stampa (qui), potete contattarmi per avere maggiori informazioni.

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I actually feel myself constraint on talking about my artworks as "Digital Art" because I look at those works as a product of a very personal hobby, a way to keep myself away from real world and the day by day lifetime. But I must recognize that exist 86 artwork, and I'm working on a new one. This make me think that probably I can, or could, think it's time to make a step ahead and look what will happen.

So... maybe at the moment I can't do anything like a "big event" but, I could think (and do) to print some of my artworks, so to be ready for the next step going to be.

Those artwork are actually placed in a really private gallery Galleria dell'Arte POp e Contemporanea di CAsa Mia (GA-POC-CAM), also known as "The corridor" of My House. But My ambition is to have it exposed in a public gallery in the near future, maybe in 2014.


Those of you who are reading this post could look at these "masterpieces" online, on this Flickr's set. I'm talking about 18 artworks also visible on the slideshow up here.

It's obvious that, if someone is interested on getting one of this Artwork, or maybe one of the ones not printed on canvas yet, I'm reachable by mail, for more information, by clicking here.





sabato 25 maggio 2013

Shingo Tamai

Glauco Silvestri
Giovedì pomeriggio faccio un salto alla Libreria Ambasciatori e mi blocco davanti a due libri. Due libri che mi ricordano qualcosa... e ho pensato COINCIDENZA!

Il primo volume
L'autore di questi due libri è Shingo Tamai... che non è una persona, è un’entità indefinibile che adora raccontare storie e che ha ben sei incarnazioni: Daniele Bordonaro, Cristiano Brignola, Andrea Broggi, Francesca Guidi, Juri Guidi, Nicola Della Lena Guidiccioni. Queste sei incarnazioni, stando a quanto dice il loro sito, si aggirano in quel di Bologna e...

Il secondo volume
E' emozionante parlare di questi due libri!

Il mondo di Zeta è il primo libro della serie "Dei o Demoni". Richiama i Mazinger Z. Il libro non l'ho letto, l'ho giusto sfogliato, e se non avessi già fatto spese non previste, forse lo avrei acquistato.

Il secondo volume è Carne e Acciaio. E' uscito proprio in questi giorni e non ho un link da segnalarvi (però in libreria c'è!). E' stato presentato al Napoli Comicon quest'anno. Sin dalla copertina richiama Jeeg Robot d'Acciaio. Anche questo, ovviamente, non l'ho ancora letto. Ho giusto sfogliato qualche pagina, come per "Il Mondo di Zeta". 

Non so... tra poco uscirà pure Pacific Rim... Si vede che i robottoni stanno tornando di moda! Tutto questo mi ha ricordato due miei vecchi FanBook, ovvero Inferno Hiroshi. Senza dimenticare Unidentified Flying Object... Che nostalgia!

venerdì 24 maggio 2013

Svalvolati on the Road

Glauco Silvestri
Quattro uomini di mezza età sentono che la loro vita sta volando via senza che regali loro soddisfazione. Uno è il marito mantenuto di una top model, uno è un programmatore informatico single, uno è l'ex campione della scuola ora sottomesso da una famiglia composta da moglie e due figli, e infine uno è un autospurghi che si fa mettere i piedi in testa dalla moglie. Si conoscono sin dall'infanzia, e la loro unica valvola di sfogo è quella di prendere la moto, un giorno alla settimana, per andare a farsi una birra in un locale di bikers in città. Si tratta però di pura apparenza... si sentono insoddisfatti, si sentono presi in giro. E' per questo che a un certo punto dicono basta! Decidono di intraprendere una vera avventura in moto. Lasciare la città. Vivere giorno per giorno senza essere schiavi di telefono, orologio, internet, e tutto il resto. Solo loro, le moto, e la strada.
Si chiamano Wild Hogs... e finalmente sentono la libertà nelle loro vene... per lo meno fino a quando non incontrano una vera gang di bikers, i Los Fuegos... e da quel momento sono guai, ma è da quel momento che davvero, i quattro amici, si sentono davvero vivi, e liberi.

Questo è Svalvolati on the Road. Una commedia che vuole mettere in evidenza anche valori veri come l'amicizia, come la libertà, e lo spirito d'avventura. Si ride in molte occasioni, si riflette in altre, si comprende che la vita non deve essere per forza schiava delle abitudini, e che per liberarsi da questa dipendenza è necessario fare uno sforzo che va al di là del "mollo tutto e me ne vado", perché il peso verrà con noi e riprenderà da dove si era sospeso non appena ci si ferma per più di una giornata.
E' necessaria una grande forza di volontà, e molto spirito di sacrificio, ma soprattutto coraggio.

Voi ci riuscireste a mollare tutto, a dimenticarvi di internet, del vostro blog, della vostra bacheca su facebook, di twitter, di Linkedin, di Google+, di Twoorty, di tutte le vostre abitudini quotidiane? Rinuncereste al calore di una casa, a un riparo quando piove, alla vita comoda? Sapreste davvero azzerare tutto quanto?
So che qualcuno lo ha fatto. Conosco qualcuno che ci ha provato, e qualcuno che a breve ci proverà. Ma... 
Ecco, questo film mi costringe a pensare alla mia vita. In fondo tra pochi giorni farò 41 anni e...

Guardatelo. E' divertente. E potrebbe insegnare qualcosa. 


mercoledì 22 maggio 2013

Mi faccio la Barca

Glauco Silvestri
Chissà per quale motivo sono rimasto tanto affezionato a questa commedia italiana. Certo, la Antonelli di questo film è davvero in forma, e Dorelli ha un modo di fare commedia ricco di classe; però c'è anche un De Sica già predisposto per i suoi personaggi cliché da cinepanettone. Eppure Mi faccio la Barca è un film che mi ha lasciato un segno.

La storia è presto detta. Piero Savelli è un dentista. E' divorziato da cinque anni da sua moglie Roberta, e soffre di una certa invidia per gli amici che ora la moglie frequenta, e che lo mettono in cattiva luce nei confronti dei suoi due figli. Visto che Roberta frequenta l'immenso panfilo di nome KABIR, Piero decide di "farsi la barca"... e visto che il suo portafogli non è altrettanto capiente, l'unica barca che si può permettere è un piccolo natante di nome BIBA (che è poi il soprannome da ragazza della sua ex moglie).
Piero, avendo i figli a disposizione per quindici giorni, decide di portarli in crociera in Sardegna. Sfortunatamente i suoi piani vengono messi in ombra dalla presenza della moglie, che all'inizio si dimostra scostante e critica, e dall'ingombrante ombra di Attilio e del suo KABIR, che cambia i propri piani per l'estate così da non perdere la presa sulla ex moglie del dentista.
La crociera, però, con la complicità di Claudio e Fiorella (i figli), fa riavvicinare Piero e Roberta. E diventa una avventura, buffa, ma anche emozionante, con un finale inaspettato!

Del film, che vi assicuro essere spassoso, non posso evitare di ricordare la sagacia di Claudio, il figlio più piccolo di Piero e Roberta. Interessante è anche la presenza di personaggi secondari, marinai soprattutto, che si trasformano in macchiette tipiche della commedia di quegl'anni, e sono capaci di abbassare la tensione quando la vicenda lo richiede. Tra gli ingredienti, inoltre, e come abitudine della commedia all'italiana, compaiono nudi pudici e situazioni di vedo e non vedo. Insomma... un filmettino divertente, simpatico, ben recitato, e che rimane godibile nonostante la sua età.



lunedì 20 maggio 2013

Pietro

Glauco Silvestri


Questo è il ritratto di un mio amico mentre veste i panni di un antico vampiro. Il disegno è in 50x70 cm, sempre realizzato su iPad, con Sketchbook Pro. Potete osservare meglio questo disegno, e anche tutti gli altri, cliccando qui, sulla mia galleria personale.

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This is the portrait of a painter friend of mine while he's dressing as an ancient vampire. The artwork is 50x70 cm wide, made on iPad, with Sketchbook Pro. You can look better at this artwork, and also to all my other works, by clicking here, on my personal gallery.



domenica 19 maggio 2013

Burattina

Glauco Silvestri


Ho iniziato questo lavoro pensando di ritrarre una mia amica, poi il destino ha voluto che virassi dall'idea originale per giungere a questa burattina dai capelli gialli. Il disegno è in 50x70 cm, sempre realizzato su iPad, con Sketchbook Pro. Potete osservare meglio questo disegno, e anche tutti gli altri, cliccando qui, sulla mia galleria personale.

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I started this work thinking to make a portrait of a friend of mine, but I changed my mind in the while so to come to this yellow haired puppet. The artwork is 50x70 cm, made on iPad, with Sketchbook Pro. You can look better at this artwork, and also to all my other works, by clicking here, on my personal gallery.



sabato 18 maggio 2013

Il fungo magico

Glauco Silvestri
Tom Robbins è sicuramente uno scrittore che non va per il sottile. Ne Il Fungo Magico egli ci parla dell'Amanita Muscaria, e del suo ruolo 'fondamentale' all'interno della storia dell'uomo. In Italia, questo libricino, arrivò nel 1995 in un mitico Millelire, oggi è pressoché introvabile, se non cliccando qui.

La premessa di questo 'saggio' è che il fungo allucinogeno noto a tutti per il suo aspetto appariscente ha avuto molta influenza nella nostra storia. Parte da Lewis Carroll, che lo utilizza per proiettare la sua Alice nel paese delle Meraviglie. Ma poi scava a fondo nella nostra storia, e arriva addirittura ad affermare (citando studiosi, libri, e quant'altro... tutti poi elencati anche nella bibliografia finale) che tutte le religioni esistenti abbiano avuto origine dalle proprietà di questo fungo. Tutte tranne il Buddismo, ma si sa che Budda morì mangiando un fungo, e di conseguenza ecco anche qui che la Amanita viene per lo meno citata.

Il libro è convincente. Anche se pare pervaso da un sottilissimo humor, quanto viene affermato è tutt'altro che infondato. Lo ripeto, alla fine della pubblicazione c'è una bibliografia ricca di studi fatti sul fungo e sul suo uso nella storia dell'uomo. E' difficile non cadere nello spoiler per approfondire sull'argomento, per cui vi consiglio la lettura... è a dir poco illuminante.


venerdì 17 maggio 2013

La profezia dell'Armadillo

Glauco Silvestri
Fumetto autobiografico, per certi versi, quello di Zerocalcare. Ne "La profezia dell'Armadillo" ci racconta il suo legame con una sorta di mentore immaginario con le sembianze di Armadillo. Si tratta, per certi versi, della presentazione di un personaggio, con le sue debolezze, incertezze e i suoi punti di forza. ZeroCalcare mostra i suoi contrasti interiori ed esteriori con sembianze animali. Così sua madre assume l'aspetto di una chioccia, la sua coscienza ha le sembianze di Obi Wan Kenobi  e via discorrendo. E' il medesimo personaggio che si legge sul suo blog quotidianamente (be'... non proprio quotidianamente!)... ma, vediamo di focalizzarci sulla pubblicazione, che altrimenti finisco per scrivere un polpettone incomprensibile.

Il contesto è la dipartita di una amica d'infanzia. Camille era giunta a Roma da Tolosa nel periodo dell'adolescenza. A scuola conosce ZeroCalcare, Marta e altri ragazzi. Passano l'adolescenza sempre assieme, e ZeroCalcare non le rivela mai la cotta che prova per lei. A lui pare di essere sempre in anticipo sui tempi, o di non cogliere mai l'attimo giusto. Insomma, con la maggiore età e la fine della scuola Camille lascia l'Italia e i sentimenti volano via assieme a lei. La vita prosegue, ZeroCalcare diventa un fumettista (anche se sognava di fare il paleontologo), e non lascia mai il suo appartamento a Rebibbia. L'autore ci mostra la sua vita in piccoli episodi contestualizzandoli con il tentativo di riunire i vecchi amici per comunicare la morte della ragazza, e organizzare qualcosa in sua memoria.
Si tratta di un filo conduttore piuttosto debole ma capace di sostenere una serie di gag che possono portare allo sbellicarsi dalle risate, alla malinconia per i bei tempi andati. C'è uno humor che non va per il sottile, e che dipinge molte abitudini dei "giovani di ieri", quelli della mia generazione, più o meno. I personaggi sono ben caratterizzati, il tratto e i colori sono accattivanti, divertenti, e ricchi di richiami alla cultura nerd.
Si legge velocemente. Io ci ho messo un po' a carburare, a trovare la vena divertente nascosta tra le tavole, ma poi ho finito per capire il motivo di tanto successo.
Di sicuro "la storia" che racconta non è il punto di forza della Graphic Novel, e forse è persino poco corretto chiamarla Graphic Novel, in quanto in questo volume riconosco più una raccolta di strisce divertenti su un personaggio carismatico. Un po' come se mi trovassi di fronte a una collezione di strisce di Andy Capp scelte in base a un sottile filo conduttore. Ecco... giusto per far capire come ragiono, chiamerei Graphic Novel un'opera come Maus, ma La profezia dell'Armadillo la inserirei piuttosto sotto la definizione di Fumetto d'autore.
Ma queste sono finezze insignificanti...

Questo fumetto è divertente, ben caratterizzato, focalizzato sulla generazione 30/40, con un pizzico di malinconia e un goccio di anima Nerd. E' piacevole, davvero.

Note a margine:
Avendolo acquistato per Kindle, finalmente ho potuto sperimentare la visualizzazione a striscia specificamente pensata per i fumetti. Ebbene, questo sistema prima ti mostra la pagina intera, poi le singole strisce riga per riga. Alla fine crea confusione, soprattutto perché la pagina intera è perfettamente leggibile, e di conseguenza non ha bisogno della visione delle singole inquadrature. Ovviamente l'ho disattivata e mi son letto il fumetto senza problemi a pagina intera.



giovedì 16 maggio 2013

Lucia

Glauco Silvestri

Questo è il ritratto di una mia amica pittrice. Il disegno è in 50x70 cm, sempre realizzato su iPad, con Sketchbook Pro. Potete osservare meglio questo disegno, e anche tutti gli altri, cliccando qui, sulla mia galleria personale.

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This is the portrait of a painter friend of mine. The artwork is 50x70 cm, made on iPad, with Sketchbook Pro. You can look better at this artwork, and also to all my other works, by clicking here, on my personal gallery.


mercoledì 15 maggio 2013

Thirteen

Glauco Silvestri
Guardando questo film, in certi momenti, verrebbe voglia di prendere a schiaffi quella ragazzina. In altri vien da pensare di aver sprecato la propria giovinezza sui libri (almeno per me), e in altri casi si ride di fronte a gag come quella della gallina.

Thirteen racconta l'età peggiore di una giovane ragazza. Quella in cui "bang!", da bambini innocenti si diventa giovani adulti (n.d.r. un tempo che fu si diceva adolescenti...). I valori che solo una settimana prima sembravano indissolubili, ora sono insignificanti. Tutto gira attorno ad altre faccende, e la gioventù, gli ormoni, l'incoscienza, dite voi quale ingrediente scatena tutto ciò, radono a zero quanto nell'infanzia si era costruito.
Tracy è una studentessa modello, ha tredici anni, gioca con le bambole, e ha delle amiche che giocano con le bambole e i peluches. E' la classica brava ragazza che gli adulti prendono come modello, anche se in effetti lei nasconde i propri problemi, le proprie insicurezze, tra cui la convivenza della madre con un ex-cocainomane, e soprattutto un padre lontano e assenteista. Sembrano dettagli, questi, ma invece sono gli ingredienti fondamentali che scatenano la metamorfosi della ragazza. Infatti... un bel giorno lei è attratta da qualcosa di molto diverso. A scuola ci sono le solite dive, quelle emancipate, sexy, provocanti, che stanno una "spanna sopra" a tutte le altre. I maschi, anche quelli più grandi, le corteggiano apertamente... e improvvisamente anche Tracy vuole far parte di quel mondo. Per diventare la favorita di Evie, la ragazza più popolare della scuola, fa di tutto, comincia persino a rubare, a fumare, a provare alcune droghe. Diventa aggressiva, violenta, incontrollabile... soprattutto irriconoscibile.

Il film è uno specchio dell'adolescenza, dei problemi che un genitore si trova costretto ad affrontare quando i propri figli passano da una fase di ammirazione assoluta per loro, a una fase di (quando va bene) totale indifferenza e fastidio... Chi di voi non ha vissuto in prima persona questa fase? Nella pellicola questi fattori vengono amplificati dalle condizioni della famiglia in cui vive Tracy, e pure anche dalla famiglia di Evie. Entrambe le ragazzine fanno le esuberanti per (probabilmente) nascondere le rispettive debolezze. E visto che questa forza è solamente effimera, il castello di carte non può che crollare nel tempo... ma ciò non toglie che dietro a sé finisca per lasciare parecchie vittime.
E' un film potente, gestito da una regia magistrale. Le immagini sembrano danzare attorno alle ragazze. Durante i litigi i piani di inclinano come se gli attacchi facessero scivolare le vittime nell'angolo e viceversa. Nei momenti di spensieratezza tutto gira come in un vortice. Nei momenti emotivi l'immagine si fissa e focalizza sugli occhi, sulle emozioni. Bravissima Holly Hunter nei panni di Tracy. 
Thirteen è un film che lascia sicuramente il segno!



martedì 14 maggio 2013

La scuola dei Disoccupati.

Glauco Silvestri
Siamo in Germania, anno 2016. La disoccupazione sta dilagando e il governo non può permetterlo. Vengono istituite delle Agenzie Federali con lo scopo di creare delle scuole che potessero essere utili/funzionali alla risoluzione di questo problema. Sphericon è una di queste scuole. Karla, assieme a tanti altri disoccupati, vengono scelti come candidati per un trimestre che avrebbe dato loro le capacità per... trovare lavoro.
Per i candidati è una grande opportunità da non perdere, così questi entrano nel programma, e vengono condotti in un istituto lontano dai centri urbani, dove tutti si sarebbero potuti concentrare sullo scopo.

La scuola dei Disoccupati è... In questo periodo leggo libri tutti di questo tipo, né carne né pesce, che trattano argomenti davvero interessanti, ma che poi nella lettura non mi soddisfano. Questo libro è illuminante e anticipa (per certi versi) quella che è la situazione europea attuale. L'idea non è neppure tanto strana. Anche qui in Italia si tengono corsi per disoccupati e/o dipendenti in mobilità. L'originalità sorge nel contenuto di questi corsi, ove nel libro si concentrano non tanto all'aumentare l'istruzione dei disoccupati, piuttosto nella preparazione del curriculum perfetto... anche mentendo... come dicono gli istruttori di Sphericon, riscrivendo la propria storia per renderla più interessante e accattivante.
Il libro è scritto alla vecchia maniera. Lo Show, don't Tell non esiste. Pregio? Difetto? Il focus della vicenda è puntato sull'istituzione piuttosto che sui personaggi, anche se Karla riceve un occhio di riguardo, perché ribelle nei confronti dell'ideologia della scuola. Però Karla mi è parsa anche una scappatoia dell'autore quando, una volta descritte le procedure di studio della scuola, non ha più carne al fuoco per proseguire la narrazione dei tre mesi di corso. Difatti il libro pare diviso in due. Metà parla di Sphericon, l'altra metà parla della crisi esistenziale di Karla, che si rifiuta di riscrivere (inventandola) la propria vita.
Anche il finale non convince... è come se nel libro mancasse qualche ingrediente per renderlo davvero bello.

Ciò però non discrimina l'idea. Sphericon ha un metodo istruttivo che richiama il servizio militare, e anche certi videogiochi. Soprattutto è carina la metodologia di ricerca del lavoro che viene insegnata ai disoccupati. Questi ricevono una sorta di lavaggio del cervello. La loro psicologia muta, viene plasmata a misura di necessità... si intravede un progetto davvero interessante. Il libro vale la pena di essere letto, per questi motivi, ma un'ombra di delusione è inevitabile quando si giunge in fondo, per lo meno dal mio punto di vista, perché ci sono vuoti che non vengono riempiti.




lunedì 13 maggio 2013

Stanchezza, sogni agitati, correzione di testi e...

Glauco Silvestri
Tre giorni pesanti. Il venerdì mi è parso lungo come tutto il weekend. Forse perché ho assorbito troppe brutte notizie tutte in una volta, forse perché mi ero prospettato di fare certe cose, e invece son finito a farne altre. Non so... il fatto è che il giorno dopo, sabato, ho passato la giornata con gli occhi socchiusi, una pesantezza globale, una gran cassa addosso, nonostante il sole fuori che mi chiamava, ma senza una vera capacità di metter giù la testa che chiudere gli occhi (io non riesco a dormire il pomeriggio, a meno che non ci sia un gran premio alla tele). E così il sabato sera è diventato più lofio del solito,  e la domenica si è dimostrata poco emozionante.
Ho fatto fatica a imbracciare la chitarra, le mani, la testa, non ce la facevo proprio.
Per lo meno ho avuto buone prestazioni nella prima fase di editing di Race War, ormai mi mancano solo due racconti. Pensavo che sarei arrivato lungo, avevo in previsione di chiudere H-Asteroid a settembre e di avviare Race War solo a dicembre. Forse riesco ad anticipare di un mese, forse pure di due... anche se è la seconda fase di editing a spaventarmi maggiormente, quella che tocca la grammatica e la sintassi, e non l'editing attuale, che invece copre la storia e i suoi dettagli.
A ogni modo ho ancora parecchio lavoro, se le copertine sono pronte, è ancora piuttosto indietro l'impaginazione dei singoli racconti. Come cantava Giorgia: C'è da fare, c'è da fare, c'è tanto bisogno di fare e di rifare...
Ho disegnato. Sto lavorando al ritratto di una mia amica. Lei ancora non lo sa, per cui non ditele nulla, mi raccomando. In compenso son tornato in Tipografia per la stampa di altri miei lavori. Se penso di fare le cose fatte per bene, devo cominciare ad avere del materiale da esporre... e quindi investire qualche soldino, anche se non è proprio il momento contingente migliore per spendere. Va be', faccio finta che un giorno torneranno tutti indietro e con gli interessi. Sorrido al futuro e mi impongo di credere che il successo è dietro l'angolo (come diceva l'oroscopo...).
Alla fine, quindi, non ho oziato. Non ci riesco proprio. Al massimo vado al rallentatore, ma fermarmi del tutto mi è pressoché impossibile. Però... che stanchezza!



sabato 11 maggio 2013

Elliot

Glauco Silvestri
Sarah Chalke è l'attrice interprete del personaggio Elliot Reid, in Scrubs. Non so perché ma questa ragazza "mi fa sangue" (n.d.r. come si dice dalle mie parti), per cui ho pensato di farle un ritratto.
Non si tratta di un ritratto fedelissimo, diciamo che mi sono ispirato a lei, e poi sono andato per la mia strada. In questo disegno c'è un dettaglio che però vorrei segnalare, ovvero che il volto della ragazza è circoscritto da una cornice di capelli che si chiude a formare un cuore. Quanto sono romantico, eh?

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Sarah Chalke is the interpreter of Elliot Reid character, in Scrubs. I don't know why but... I admit that this girl make me sparkle in a sort of way, so I decided to make her a portrait.
It's not a precise portrait, I got ispiration about her, but I draw the girl in my way. I want to signal a detail, in the artwork, I wanted to do... The blond hair make a sort of heart shaped frame around the face. It's romantic, isn't it?

This portrait has been made on iPad, thanks to Sketchbook Pro.
My full artwork gallery is here.


venerdì 10 maggio 2013

Race War

Glauco Silvestri
Qualche giorno fa vi ho mostrato una bozza delle immagini che avrei usato per le copertine degli ebook della mia prossima serie di racconti. Credo sia giusto mostrare i disegni originali, quelli che sono andati ad arricchire la mia galleria di immagini.
Eccoli qui sotto:

This is the Bugatti Veyron Super Sport. Drawn on an iPad, thanks to Sketchbook Pro.
This is the back side of a Koenigsegg CCX, Drawn on iPad too, using Sketchbook Pro.




mercoledì 8 maggio 2013

Dogville

Glauco Silvestri
Quando la recitazione dev'essere impeccabile... Dogville è l'esempio che prendo sempre in considerazione. Se conoscete il film, probabilmente sarete d'accordo con me (spero!), perché bastano pochi istanti per capire che questo non è una pellicola come tutte le altre.
Ciò che impressiona è l'ambientazione. Essa... non esiste. L'intero paese (Dogville), è rappresentato bidimensionalmente su un pavimento, all'interno di un teatro cinematografico. Diciamo... come fosse una sorta di pianta catastale in scala 1:1.
Gli attori si muovono come se i muri esistessero, come se ci fossero le porte, le finestre, tutto quanto. Esistono persino le ombre... tanto che quella del campanile sembra un'enorme meridiana che marca il tempo al centro del paese. E persino i rumori, dai cigolii delle porte, alle tende tirate, ai rumori di fondo (vento, uccelli, traffico, passi nella neve), proprio tutto.

La vicenda è intrigante. Dogville è un piccolo paesino fuori George Town. Siamo in America, negl'anni 30. Una ragazza arriva a piedi, si chiama Grace, ed è in fuga, inseguita da un gruppo di Gangster. Tom, il figlio del dottore, decide di accoglierla a Dogville, ma per farlo ha bisogno che tutti gli altri abitanti del paese siano d'accordo. Alla fine Grace viene accettata, anche se di malavoglia... e per mostrare la propria gratitudine lei comincia a fare dei lavoretti per ognuno degli abitanti. Quando però gli inseguitori si fanno più insistenti e minacciosi, la popolazione comincia a diventare sempre più esigente, visto l'aumentare del pericolo e... e non vi aspettereste mai un finale tanto incredibile.

Dogville non è da ammirare solo per la regia, ma anche per una trama che, pur partendo da un plot semplice, va a svelare quanto l'essere umano sappia diventare meschino pur di ottenere qualcosa che desidera. L'esempio di questo paesino timorato di Dio, povero, che ha sempre vissuto, e sopravvissuto, grazie alla forte comunità villica, all'aiuto reciproco, e a un legame tra le famiglie che potrebbe essere considerato alla pari di una famiglia allargata, è perfetto. Grace è la tentazione. Una comunità così pura, all'arrivo di Grace, vacilla e scopre tutte le sue fragilità.
Nel complesso, quindi, Dogville ha molte qualità da sfoggiare per richiamare l'attenzione di chi lo guarda, e per spingerlo a un forte esame di coscienza. Un film davvero magistrale!



martedì 7 maggio 2013

Trama, il peso di una testa mozzata

Glauco Silvestri
Sono arrivato a Trama per puro caso. Sono incappato nel blog di Ratigher e mi è piaciuto il suo stile spigoloso e semplice allo stesso tempo. E visto che Trama era pubblicizzato proprio nel post in cui ero incappato, ho deciso di prenderlo.

La novel racconta le vicende di due ragazzi benestanti e annoiati. Si preparano per andare a una festa tra amici. Loro si ritengono normali, non si rendono conto del privilegio della loro condizione. E a farglielo notare sarà uno strano essere sbucato pressoché dal nulla, e dotato di tridente. Questo mostro chiede loro di portarlo alla festa. Loro rifiutano, e così si scatenano le ire della creatura, che li aggredisce e... 

E in tutta la pacatezza e crudità delle tavole che la novel propone si nota una sorta di punizione per contrappasso per la condizione in cui questi giovani si trovano. Creature sempre più strane e curiose, e comunque violente, le spingono verso un destino a cui non possono sottrarsi. Destino che non vi rivelo, ma che mi pare più che adatto alla loro incapacità di riconoscere le varie realtà che esistono a questo mondo. Mi piace, come ho detto, lo stile così semplice e spigoloso dell'autore. Nel blog potete vedere dettagli del suo modo di esprimersi. La lettura è veloce, piacevole, divertente, e fa pure pensare. Ci sono tutti gli ingredienti. Vola via veloce, ecco il difetto, ci si fa catturare e la si legge tutta d'un fiato. 

Bella!

Note a margine: Alcuni lavori di Ratigher sono scaricabili gratuitamente, in pdf, qui



lunedì 6 maggio 2013

Close Your Eyes

Glauco Silvestri

Un nuovo ritratto. Sempre realizzato su iPad, con Sketchbook Pro.
La mia galleria completa è raggiungibile cliccando qui.

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A new portrait. It's made on iPad, using Sketchbook Pro.
My full artwork gallery is here.


domenica 5 maggio 2013

L'impero familiare delle Tenebre

Glauco Silvestri
L'impero familiare delle Tenebre descrive un viaggio, a metà tra l'onirico, il religioso, e il materiale, alla ricerca della madre. Il personaggio principale è infatti mosso dal terrore che alla madre sia accaduto qualcosa, per cui lascia casa e si avvia verso la città, l'ospedale, il luogo dove sua mamma lavora.
E' un giorno strano. Papa R. sta morendo, e accadono situazioni peculiari che sono difficili da descrivere senza svelare qualcosa del libro che non va rivelato.

Se la trama si riduce a pochi dettagli, è lo stile narrativo a coinvolgere. Non è mai banale. La lingua è ricercata, ma anche la struttura delle frasi segue a ruota questa fluttuazione tra sogno e realtà. Interessante è il momento in cui la ricerca si spinge in una situazione priva di virgole, e così il testo segue la ricerca, anch'esso privo di virgole. E' un connubio tra il personaggio, il libro, la storia, la ricerca. E' interessante, è curioso.

Ammetto però che alla fine non posso esserne soddisfatto pienamente, perché leggere questo romanzo è scoprire di non stare leggendo un romanzo, bensì un sofisticato esercizio narrativo in cui lo stile prevale sulla storia. Niente di male, ma se uno cerca una storia, ebbene si trova di fronte a un vagare di pensieri, di preoccupazioni, di immagini, di allucinazioni, ma soprattutto, tutto sembra una scusa necessaria a mostrare la bravura nella scrittura. E' comunque un libro che incuriosisce, e tiene incollati fino in fondo. Il personaggio riuscirà a trovare la propria madre? Papa R morirà davvero? Le risposte a queste domande, potete trovarle solo scavando nel libro, e forse anche un po' in voi stessi.


sabato 4 maggio 2013

Friends

Glauco Silvestri

Il ritratto di due miei amici. In questo caso ho voluto lavorare al contrario, scavando i dettagli dallo sfondo scuro piuttosto che partire da un punto neutro. Il disegno è stato realizzato su iPad, con Sketchbook Pro.
Ovviamente, la galleria completa dei miei lavori è raggiungibile da qui.

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This is the portrait of two friends of mine. This time I wanted to work in reverse, obtaining the details cutting it from the black background instead of having the start from a neutral point. The artwork has been done on iPad, thanks to Sketchbook Pro. Obviously, my full gallery is still here, on Flickr.



venerdì 3 maggio 2013

La ventisettesima Città

Glauco Silvestri
A volte ci sbatto contro a questo tipo di libri. Sulla carta hanno un potenziale notevole, poi ti deludono, eppure non ti concedono neppure il lusso di abbandonarli a metà.

La ventisettesima Città parla di St. Louis. Una città che per un certo periodo della sua storia era stata al quarto posto come importanza per le città americane, ma che poi è caduta in un profondo immobilismo, ed è finita ventisettesima.
Simbolo della città è Martin Probst, costruttore, autore della costruzione simbolo della città, ovvero l'arco. Quella struttura potrebbe essere uno sguardo verso un futuro differente, ma... anche Probst appare appesantito dalla responsabilità del proprio ruolo.
La città ha un nuovo sceriffo in città... ok, è il nuovo capo della polizia, e viene dritto dritto dall'India, ed è pure donna. Si chiama Jammu e la sua presenza potrebbe essere anch'essa simbolo di novità, ma... be' qui il discorso è più complicato.
La vicenda gira tutta attorno a un progetto politico davvero stupefacente, ovvero la ri-unione amministrativa tra contea e città. E' Jammu a volerla. Mentre Probst è contro.
Complotti, intrighi, gesti illegali, manipolazioni... questi sono gli ingredienti di questo romanzo, che continua a far orbitare la città tra i due fuochi sopracitati, ovvero Probst e Jammu.
E vorrei persino dirvi come va a finire, perché in fondo c'è una grande ironia tra le pagine di questo romanzo, una ironia che giunge al culmine proprio alla fine, nonostante sia già anticipata dalle prime pagine introduttive. Ciò che posso dirvi è che, alla fine, questa vicenda potrebbe ricordare il Gattopardo, e pure la politica del nostro bel paese... la frase è "cambiare tutto, perché nulla cambi". Ecco, l'ho detto.

Però sappiate che leggere questo libro è difficile. Ci sono sprazzi stupendi, ci sono momenti noiosi. C'è parecchia politica, una dose massiccia di introspezione, salti d'ambientazione che paiono violenti al lettore. Periodi lunghi in cui non accade pressoché nulla. Tradimenti che poi non si realizzano, sogni, ambizioni, caratteri spezzati, passati misteriosi, pistole, sesso... ma tutto accade e fugge via, tra pagine e pagine che paiono prendere tempo. E' per questo che non conquista, ma allo stesso tempo non permette di essere abbandonato.

Peccato!




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